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Full text of "Notizie degli scavi di antichità"

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ATTI 



DELLA 



R ACCADEMIA DEI LINCEI 



ANNO GGGX 



1913 



SE1K.IE GlJJTlSrTA. 



NOTIZIE DEGLI SCAVI DI ANTICHITÀ 



VOLUME X. 





Il M A 

TIPOGRAFIA DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI 

PROPRIETÀ DEL CAV. V. SALVIUCCI 

1918 



Scr. Ù 
f. /O 



~i 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



Anno 1913 — Fascicolo 1. 



Regione VI (UMBRIA). 

I. SPOLETO — Casa romana. Nuovi scavi. 

Il giorno 2 dicembre scorso si pose mano allo sterro di una stanza terrena del 
Palazzo Municipale di Spoleto, la quale misura m. 6,65 X 6,50. Demolito il pavi- 
mento laterizio, essendo necessario provvedere al transito del pubblico, si costruiva 
subito un solido ponte in legname che gira su tre lati della stanza suddetta. Dopo 
di che venne iniziato il lavoro, lavoro che ancora dura e che ha presentato varie 
difficoltà, innanzi tutto per la straordinaria compattezza della terra, in alcune zone 
quasi vetrificata dall'azione del fuoco, nonché per la esistenza di numerosi canali di 
scarico e di murature medioevali, di nessuna importanza, ma di una solidità addi- 
rittura basaltica. Malgrado tutto ciò, sono però riuscito a condurre lo sterro, in tutta 
l'area, a m. 4 di profondità, mettendo allo scoperto la sommità del muro, forse del 
V secolo, che delimita la parte postica della casa romana. Per raggiungere il bellis- 
simo pavimento a mosaico che adorna il vano della casa romana, occorre ancora uno 
sterro di m. 2,60, poiché dal livello del pavimento laterizio demolito quando venne 
iniziato lo scavo nel vano terreno del Palazzo Comunale, al pavimento musivo della 
casa romana, corrono in totale, m. 6,60 di profondità. 

Come è naturale, essendo lo strato archeologico romano tanto profondo, non era 
da aspettarsi, in questa prima parte degli sterri, trovamenti di qualche importanza. 
Infatti, all' infuori di alcuni cocci medioevali e, a mano a mano che si scendeva, di vari 
frammenti di intonachi colorati, di fattura assai fine, e di una moneta, assai guasta, 
del basso impero, nuU'altro si è rinvenuto di notevole, benché nessuna diligenza sia 
stata omessa. Tuttavia, sulla sommità del muro che delimita la parte postica della 
Casa, dal lato di levante (muro che, come ho già detto, é forse del V secolo), abbiamo 
raccolto alcuni pezzi di marmo bianco sagomato ed un grosso frammento, pure di 



BRACCIANO - 4 - REGIONE VII. 



marmo bianco, rappresentante parte della coscia sinistra di una statua panneggiata, 

di ottimo lavoro. 

Frammenti di questo genere, se ne trovavano molti, per l'addietro, a Spoleto; 
set'no non dubbio della ricchezza statuaria della città, all'epoca romana. Purtroppo, 
parecchi ne sono andati smarriti, ma io sono riuscito a riunirne alcuni, ed altri spero 
di averne, già depositati in questo Museo Civico. E mi auguro di ricomporre, quando 
che sia, se non una statua intiera, almeno qualche notevole parte di statua marmorea, 
poiché tutti i frammenti raccolti, presentano una certa omogeneità di fattura. 

Ho intrapreso lo scavo in questo punto della casa romana, benché fossi già 
convinto che all' infuori del bellissimo e ben conservato pavimento musivo adornante 
la stanza, ben poco vi fosse da sperare sotto l'aspetto dei trovamenti, poiché mi era 
noto che la stanza stessa era stata riscavata e abitata nell'epoca barbarica. Ma mi 
è sembrato necessario cominciare di lì, per seguire lordine naturale del lavoro e perchè 
lo scopo principale di esso é quello di mettere in luce tutta la Casa romana, come ci 
è stata conservata. Che se, invece di cominciare da questa stanza, avessi iniziato 
il lavoro dal lato opposto, avrei subito trovato stanze molto più ricche, non riscavate 
dai barbari e contenenti ancora le pitture e gli stucchi che le decoravano e, forse, 
parte della suppellettile che le adornava. 

Ma, siccome io spero che non ci verrà meno l'aiuto del Governo, così potremo 
in un tempo più o meno lungo, condurre a fino l'opera iniziata, restituendo alla luce, 
per intiero, un insigne monumento romano che, durante lo sterro, potrà anche olfrirci 
liete sorprese. 

G. SORDINI. 



Regione VII ( ET R URIA). 

II. I{KA(JCIAN(J — Rinvenimenti di urne cinerarie. 

In un t('rreno di proprietà del principe Enzo Odescalchi in contrada Valle Foresta 
gli zappatori del *J° Ueggimento Lancieri di Firenze ritoccando gli orli di una erta 
collinetta per praticarvi i così dotti scivoli per le esercitazioni di discese a cavallo 
da forti pendìi, posero in luce quattro urnette cinerarie romane in marmo. Le quattro 
urnette erano collocate l'una sopra l'altra entro una buca praticata nel terreno, difesa 
da pochi pezzi di tegole. Entro le urne non erano che poche ceneri che furono disperse. 
La forma di deposizione non appare la più normale, e, se si consideri che le urnette 
sono calcinate da violento fuoco, e che all'intorno non apparivano tracce di piccolo 
colombario o d'altra co^truzioncella che avesse avuto l'ufficio di ripararle, si potrebbe 
pen.saro che esse fo.ssoro state prima collocate altrove, e che. distrutto poi per incendio 
il locale dove erano conservate, una mano pietosa le abbia sepolte nella nuda terra. 
E anche da osservare che la collina nel cui tiancu le urnette si rinvennero non scende 
al piano rol pendìo originario, ma che ossa fu alterata probabilmente dal lavoro di 
cavatori di pozzolana che vi scavarono una specie di antiteatro a ripide pareti, talché 



REGIONE VII. — 5 — BRACCIANO 

si presta oia alle ricordate esercitazioni della cavalleria. Durante tali lavori può darsi, 
che altre urnette o le tracce di un recinto che le proteggeva, siano scomparse. Delle 
quattro urne ora rinvenute una priva di coperchio è una semplice cassettina paralle- 
lepipeda in marmo liscia da tutte le parti, tranne sul lato ov'era il cartello della 
iscrizione. Fu la prima rinvenuta, e un colpo di caraviua la ridus!^e in frammenti. 
La seconda aveva tetto a doppio spiovente ed era ornata con due teste d'ariete agli 
angoli, dalle quali scendeva un festone. Sopra il festone era il cartello per l'iscri- 
zione che, dato lo stato di estrema corrosione del marmo, non si può dire neanche se 
sia stata mai incisa o no. Sotto il cartello si indovinano più che non si vedano due 
figure di uccelli (^) e agli angoli inferiori erano due aquile. Misura m. 0,27 X 0,30 
X 0,36. La terza urna piti alta e stretta ha forme e decorazioni architettoniche, in 
basso nel mezzo la simbolica porta dell'Ade, ai lati due pilastri dai quali scende 
un festone. In alto in mezzo un cartello per l' iscrizione. Lo stato di conservazione 
è pessimo. Misura m. 0,30 X 0,22 X 0,25. La quarta urna ha lateralmente due cor- 
nucopia, in mezzo ai quali il cartello con l'iscrizione. Sotto a questo due grifoni 
accosciati volti uno di fronte all'altro che tengono la zampa anteriore su una testa 
di ariete (^). 

L'iscrizione dice: 

DIS • MANIE 

P • VMBRI • SP • F 

APOLLINARIS 

VIXANXIIDLXX 

HOR Vili 

Poco lungi dal luogo dove furono rinvenute le urnette, sulla parte alta della col- 
linetta è un resto di pavimento ad opus spicaium conservato per circa m. 2 X 1,40. 

In contrada Vigna Orsini, facendosi delle lavorazioni per le viti fu rinvenuta 
una testa a grandezza naturale in marmo di Lucio Vero. Anche questa è calcinata 
da fuoco ed estremamente logora. A Vigna Orsini già altre volte si rinvennero resti 
di sculture sicché non è improbabile vi sia stata una villa romana (-). 

K. Paribeni. 

(') Vedi per il motivo così comune: Macchioro, // simbolismo nelle figurazioni sepolcrali 

romane, pa"-. 52, 

(^) Vedi per il motivo: Altmann, Rómische Grabaltàre, pag. 155, ii. 187. 

(«) Cfr. Stefani, in Notizie, 1911, pag. 129. 



ROMA 



6 — 



ROMA 



III. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Il cav. Angelo Pasqui, direttore delliiflicio per gli scavi in Koma, comunica le 
seguenti relazioni sulle scoperte di antichità avvenute durante il mese di gennaio. 



Regione V. Per fare una nuova strada di accesso dal piazzale interno di porta 
Maggiore alla nuova stazione di via Malabarba. si è aperta con tre archi la cinta 




Via di 



delle mura Aureliane (cfr. Nodsie, 1912, pag. 196), e si è sterrata l'area abbrac- 
ciata dalla curva che formano le mura in questo punto. La località, chiamata dagli 
antichi GemeUi ad spem velerum (Richter, Topographie^, pag. 316), presenta grande 
interesse perchè ivi passavano gli acquedotti che portavano l'acqua alla città. Gli 
sterri hanno fatto riconoscere il percorso di quattro acquedotti, due con lo speco 



„ ROMA 

ROMA • . 

' T' , sostenuti da archi. Di questi due ultimi quello più vicino 
sotterraneo A e B B ^ -^^ ^^^^^^^^ ,,,, p,,,, di sostegno degli 

trt.^:T^o.. scoperti si sono incontrati nel viale Principessa Mar- 
^''"t^ ^^^rtc^s^; Mu^Uo de^Giuìia. Tepula e Marcia, presso il quale, 

ma certo spostato di pochissimo il XXIV cippo: 

IVL-TEPMAR 
IMP-CAESAR 

DIVI • F 

AVGVSTVS 

EXSC 

XXIV 

PCCXl 

I, cippo cornspondeote dalla parte «ppo.ta c,a stato ,,,..,-at„ nel p.o^mo pUone 
della cJ-dia, e preeisameote nel punto indicato con la lette, a E nella 

pianta e perciò trovasi a posto. 

IVLTEPMAR 
IMP • CAESAR 

DIVIF 

AVGVSTVS 

EX • S • C 

X xml 

Moltiplicando .4, il n„.e. ^^^^^ ^Jl -^ '^ r;!' ^ 
romani la distanza da un cippo allaltio, si ha appunio 
dal termine dell'acquedotto sul Viminale. 

.el punto indicato con ^^^^^^^^^^ ^ rV^: dat^ riconoscere la 
di scala fiancheggiata da muretti, delia quaie pe 

^^"'STparallelo ai d„e ac,nedotti della Ma.ia ^^^^^J^^f^Z 
,0 spi deir... ...«.che, -•y^;;:,;;^ r di t fo di spessore di 

costituite da cinque filar, sovrapposta d, »"'»' '/P'^f ,„,., '^.U^ ^peco era di 

.. 0,48, alti ,«.0,28 e >«;^^>; >;- ':;";i 'aMlo sp'elre di .. 0.30. Questi 
lastroni di tufa lunghi m. 1,40, laighi m. u,o , f ^^^^^ 

poggiavano sulle du. pareti la cui ^^^^^^^Z ' f 'u cin piano era leg- 
speco era costituito dal terreno vergine, cappeliacc o eli t 

.Lente concavo, "a^r— Tno^rato^f in— one (tltaro 
alla copertura e in fondo l acqua avevd. 

d'acqua) di circa m. 0,20. apU'acauedotto, dal lato esterno, si è 

Qnasi ^^^^-^\^''^l-t:Z^Z:T,7lo:^ u,. 0,77, largo in 
rinvenuto, ma non al posto, un paiaiieiepipe y f 



8 — ROMA 

ROMA 

basso m. 0,56 e superiormente ra. 0,50. È scavato internamente nella parte superiore 
cosi da formare nn vuoto rettangolare di circa m. 0,35 di lato e m. 0,30 di profon- 
dità. Nel mezzo di due pareti opposte di questo vuoto, proprio al fondo, sono prati- 
cati due fori, in uno dei quali rimane ancora incastrato un tubo di piombo. 

Sull'acquedotto deWAnio vetus, nei punti indicati nella nostra pianta, con le 
lettere B e B', si sono scoperti due spiraceli, quadrati in pianta, le cui pareti 
sono in opera reticolata con gli spigoli di piccoli parallelepipedi di tufa. Sono 
alti dallo speco circa m. 5. Si è spurgato quello a sud-est (B) e si è veduto che la 
incrostazione lasciata dall'acqua che saliva in essi, rigurgitando dallo speco per la 
forza di pressione, giunge a circa quattro metri dalla copertura dell'acquedotto. Nel 
lato sud-est di questo pozzo, nel quale si rinvenne una colonna di marmo bianco 
spezzata, sbocca una fogna assai tarda di cui è conservato un piccolo tratto; il piano 
di essa è formato in parte da tegoloni smarginati, in parte da piccoli mattoni qua- 
drati, e il tetto per un tratto di tegoloni a cappuccina, e per un altro tratto da un 
lastrone di peperino. 

A sud-ovest del pozzo B si è incontrato un piccolo castello di distribuzione 
d'acqua, costituito da un pozzo conservato ora fino all'altezza di 2 metri dal fondo 
che è più basso del livello della copertura dell'acquedotto à^W Anio vetus: nella 
parete sud-ovest di esso trovasi in basso una lastra di travertino con cinque fori in 
uno dei quali è ancora conservato il condotto di piombo. E sopra questa lastra una 
finestra per il rigurgito dell'acqua. Nel fondo passa un tubo di coccio, il quale però 
deve essere stato posto forse per raccogliere il sopravanzo dell'acqua dal castello di 
distribuzione, il quale era alimentato àdAY Aiiio vetus. 

Ancora a sud-est di questo distributore di acqua è stato messa allo scoperto una 
costruzione in muratura in forma di pilastro, che ritengo sia stato un tempo un pozzo 
(perchè è in tutto simile al pozzo B) ; poi venne riempito con muratura. 

Pili presso alle mura Aureliano fu incontrato un altro piccolo tratto di acque- 
dotto, pure questo sotterraneo, il quale però correva più alto di quello A^WAnio vetus. 
l'Irà quasi interamente distrutto. Si potè riconoscere che le pareti (sposse m. 0,29) 
erano in opera reticolata rivestita di cocciopesto. Lo speco era largo m. 0,80. 

l*ri's.so l'angolo che il viale Principessa Margherita forma con la via ora aperta 
sono apparsi avanzi di mura in laterizio (G), i quali come riconoscesi anche dalla 
pianta devono aver appartenuto ad un grande e bel ninfeo. 



■Via Cstiense. In queste 7Vò^/^/e si è già fatto un conno di una costruzione 
a.s3ai interessante per la forma e l'ottima fattura nel terreno di proprietà dei fratelli 
-Briizzi di Genova, in località denominata Acquatacelo, presso la fermata Ostiense 
sulla linea ferroviaria Roma-Civitavecchia. Presso una delle absidi di quella costru- 
zione, posta quasi come soglia di una di esse, fu rinvenuta una grande lastra di 
marmo bianco, nella (|ualo è incisa la seguente iscrizione frammentaria: 



SEPTIMIVS '.^ MNASEA * V * C * PRAE /. 



ROMA 



— 9 — ROMA 



Le lettere, alte m. 0,12, sono buone del terzo secolo d. Cr. Siccome io principio vi 
è im certo spazio avanti la prima lettera, così può ritenersi che mancasse nella lapide 
il prenome del personaggio menzionato, il quale deve essere stato un 'prae\_f{ectus) 
urbis}y a noi tìnora sconosciuto. Non è improbabile che questa lapide, in forma di 
architrave, fosse affissa suU'edirtcio presso il quale fu rinvenuta per ricordare qnalche 
restauro fatto da Septimius Mnasea. Certo però la costruzione dell'edificio risale ad 
età anteriore. Fra la terra circostante costituita in gran parte di uno scarico di cocci 
e di rottami di mattoni e di tegole si sono rinvenuti due frammenti di mattoni con 
bollo [C. I. L. XV, 165 e 598). 

La via Ostiense moderna, a circa tredici chilometri e mezzo dalla porta s. Paolo, 
ha due forti salite con relative discese. Si è proceduto ora alla correzione tagliando 
le due elevazioni del terreno che la via doveva superare. In questo lavoro si è in- 
contrata a non molta profondità dal piano di campagna la strada romana antichissima. 
Le due crepidini formate da un solo filare di parallelepipedi di tufa, i quali 
in media misuravano m. 1,70 in lungliez/a, m. 0,65 in larghezza, e m. 0.60 in 
altezza; distavano fra loro m, 4,80 e serravano un alto strato di ghiaia ben pressata. 
Mentre la strada moderna formava in quel luogo due leggere curve, quella antichis- 
sima dal ponte della Rifolta andava diritta per passare sopra il bel ponte in opera 
quadrata gettato sopra un fossatello, ponte che bene conservato trovasi sulla sinistra 
della strada moderna a m. 28 dalla scarpata di questa e quasi di fronte alla casa 
cantoniera, a circa m. 365 prima di giungere al quindicesimo chilometro. Sul ponte 
stesso sono in parte conservate le crepidini come quelle che abbiamo ora descritte. 

Poco oltre il quattordicesimo chilometro si sono scoperti pure due pozzi forse 
per raccogliere dell'acqua sorgiva che in quel luogo è piuttosto abbondante. Presso 
la casa cantoniera, parallelo alla crepidine sinistra, correva un cunicolo largo m. 0,45 
e alto m. 1,00, in muratura e precisamente di impasto di calce e pietrame di tufo, 
senza letto però, anzi un saggio ha provato che esso posava sulla sabbia. Credo dovesse 
servire a tenere asciutta la via favorendo lo scolo delle acque abbondanti in quel 
punto. Lì presso, quasi al piano di campagna si è rinvenuto posto in opera in un muro 
un frammento di architrave con le lettere alte ra. 0,12 proveniente da qualche vi- 
cino sepolcro. Vi si legge soltanto : 

C • CARTILIVS ■ C ■ F POPL 



Quasi di fronte alla casa cantoniera, sulla scarpata sinistra della via moderna, 
ma alla destra della strada antichissima di cui si è parlato si è messo allo scoperto 
un abside semicircolare di m. 2,85 di diametro in opera reticolata, fiancheggiato da 
due ale, di cui solo quella verso nord venne espurgata: essa aveva la volta a botte 
di tutto sesto e misurava m. 1,50 in larghezza e m. 1,85 in lunghezza. Questa co- 
struzione deve avere appartenuto ad un sepolcro, e poscia adibito ad altri usi. 

E. Ghislanzoni. 



Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 



10 REGIONE I. 

OSTIA 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 

IV. OSTIA — Scavi nella necropoli. Pianta delle Terme. Scavi 
nella va della Fallonica, in quella delle Corporazioni, e nel piazzale 

dietro il Teatro. 

Necropoli. — Fu completata la vuotatura del pozzo che sta ad est della tomba 
del pretoriano (v. Notizie. 1912, pag. 48). 

Alla profondità di m. 3,30 dal piano della strada, la canna del pozzo, che è 
cilindrica e in opera reticolata, posa su una fondazione quadrata, costituita di tavole 
di let,nio messe le une sulle altre a coltello e fermate, sembra, con pezzi di legno 
inchiodati. Qnesta è la forma che scendeva nella sabbia man mano che si scavava 
il pozzo e che nel tratto inferiore è rimasta. 

Dal pozzo sono tornati in luce due frammenti di un'iscrizione in travertino: 

a) (m. 0,36 X 0,09) : • è) (m. 0,18 X 0,185) : 

^^RILIVS A^ 

vasi fittili interi e frammentati, una lucerna fittile (forma 28) e due frammenti di 
tegoloni coi bolli C. I. L. XV, 1407 e 1432. 

Sporadicamente nell'area delle tombe si rinvennero due vasi di terracotta (Behn, 
forma 149); una lucerna a vernice rossa (forma 4) con una zona di ovoli intorno al 
disco, due pesci tra il disco e il rostro e sotto il fondo la marca: SICIL (cfr. C. L L. 
XV, 66'.'!); un'altra (forma 22) con maschera comica presso il rostro e un piede 
sotto il fondo; un disco di lucerna a vernice rossa con cavaliere a sin., armato di 
scudo ed asta, con cappello a larghe falde e pennacchio; un frammento di grande 
lucerna con rappresentanza di paesaggio : un ponte a sette arcate, su cui passa un 
uomo ed un quadrupede, e dietro una serie di editìzì (fig. 1). 



Terme. - - Pubblico ora la pianta generale (fig. 2 cfr. fig. 3) delle grandi Terme 
ostiensi, che, estese in origine più verso oriente (v. Notizie, l!)12, pag. 206 sgg.), 
sono inobal.ilmente quelle riattivate da Adriano e Antonino Pio {C. I. L. XIV, 98) e, 
dopo un in.'.L'udio, da Lucilio Gamala (^ /. /:. XIV, 376). 

l'.T la luiiggior parte degli ambienti rimando alla pianta pubblicata nelle Notizie. 
1909, pag. 411 e alla relativa illustrazione; per il vano 3 della via dei Vigili a 
Notizie, 1!>11, pag. 47, e por la conserva d'acqua 9 sulla stessa via a Notizie. 1911, 
pag. :^2I. 

Nella palestra le lettere « e ,5 indicano le scale che scendono al grande serbatoio 
che sta sotto ('); y e (f due vasche. La sala VII, i cui muri furono poi rasi al suolo, 

( ) l'U iiiaiita di-l sottusctla si sta facendo e sarà pubblicata in seguito. 



REGIONE I. 



— 11 — 



OSTIA 



è composta di un tratto col mosaico rappresentante pngillatori e di una vasca (VUa); 
la vasca VII/' è di epoca anteriore. 

Dopo la pubblicazione della pianta su indicata è stata messa in luce tutta la 
parte costituente le vere Terme tra i corridoi M [Notizie, 1911, pag. 261), .V (ib , 
pag. 343, cfr. 284) ed 0, trasformato poi in parte in conserva d'acqua ('); essi ser- 
vivano per l'alimentazione dei forni di riscaldamento. Le sale III {Notizie, 1911, 
pag. 259), IV (ib., pag. 259 seg.), con una vasca \S a poi chiusa, V (ib., pag. 282), 
con due vasche, sono tutte fornite di ipocausto e caloriferi nelle pareti. La sala VI 
(ib., pp. 324 e 342) ha subito parecchie trasformazioni. 




FlG. 1. 



Via delta Fidlonica. — Sotto la via a nord della caserma dei Vigili, lungo il 
muro di questa corre una fìstola aquaria, che attraversa la via dei Vigili e prosegue 
verso est. È stata messa in luce per un tratto di 68 metri. Misura m. 0,20 di 
diametro. Vi si legge da un lato: 



e dall'altro 



COLONOR COLONIAE OST 

CL.VERGILIVS foglia 
EVPSYCHVS FACT 



(M Per la sala II (di cui Ila rappresenta un tratto poi separatone) v. Notizie, l^SS, \y.\^. 73« 
e 1911, pag. 47. 



OSTIA 



— 12 — 



REGIONE I. 



Via delle Conwrazioni. — Proseguono gli scavi nella via parallela a quella 
della Fontana, ad ovest di questa- per essa adotteremo il nome di via delle Cor- 
porazioni, che le ha dato il Carcopino. 




FiG. 2. 



Cora»' ho gii detto, ai notano in esso più strati battuti sovrapposti, formati di 
materiali di costruzioni. Il più alto è m. 1,45 sopra il piano della via. Essi indicano 
che questa è .stata percorsa sino ad epoca tarda (laddove la via delia Fontana e 
quella dei Vigili appaiono abbandonate prima), e si debbono mettere in rapporto 



REGIONE I. 



13 — 



OSTIA 



con <^\ì stessi strati rinvenuti al disopia del Decuiiuino. Le costruzioni sul lato occi- 
dentale, cioè a ridoibO delle scholae erano già state distrutte, quando qui ancora si 
passava, laddove nelle case ad oriente forse si è abitato ancora tardi. Più oltre, verso 
il Decumano, i massi caduti dal Teatro posano anch'essi su uno strato battuto, che 
sta però solo 35 cent, al di sopra del piano stradale, onde è evidente che la via 
presso il Teatro era interrotta dalle rovine di questo, quando ancora per la via si 




FiG. 3. 



transitava e che il congiungimento di questa col Decumano doveva avvenire attra- 
verso il Teatro stesso. 

Anche in questa via si nota che le rovine si abbassano man mano che ci si 
avvicina al Tevere, il quale rappresenta la strada presa dai materiali. 

Lo scavo si mantiene ancora negli strati superiori per andare a prendere la 
terra nell'ultimo tratto verso il Decumano. Si può soltanto dire che nel lato orientale 
nel tratto verso nord è una serie di taberne, dalle quali vennero in luce oltre i con- 
sueti oggetti di osso, un anello di piombo con lettere e stelle (diam. m. 0,73; fig. 4), 
un fiararaento di tavola di osso (m. 0,05X0,116), su cui sono rappresentati tre 
amorini : quello di mezzo è sdraiato sul letto (?) e tiene in mano un oggetto (cesto 
coppa?); accanto a lui a sin. si vede la testa e l'ala di un'altro simile; si avvi- 
cina di destra un terzo, porgendo un cesto di frutta. 



OSTIA 



— 14 — 



REGIONE I. 



Sul lato occidentale fu scoperta, dietro la schola degli slujìpatores, una vaschetta 
con tubo di canco, tubo di scarico e quello pei' il sopravanzo dell'acqua. Iramedia- 
tamente a nord di questa furono scoperte suspensurae e ancora più a nord un altro 
pavimento circa 00 cui. più alto della via, cioè all'altezza di quello che doveva stare 
sulle suspensurae. 




FiG 4. 



Tra i pilastrini di questo si rinvenne un frammento di lastra di marmo (ra. 0,22 
X 0,17 X (),o-l) con l'iscrizione: 

MA 
p RAEF • A 
PRAEFECT 
AEDILIQV 
QV 1 nq 
CVRATOR 

Tra gli scarichi della via si raccolsero mattoni con i bolli C. I. L. XV, 40, 45 
(5 fr.), <39 (2 fr.), 71, 79, 103 (2 fr.), 104, 187, 1(57, 171, 211, 810, 606 (2 fr.), 693, 
763, 958a, 1049, 1066, 1094«, 1250, 1364, 1867, 1484 (2 fr.), 1435(8 fr.) e 

a) Q EX F'R LVCIL VERI Op dot EX FIG 
CANVIBl PVDES 
palma 

OPVS DOLIARE... e) (^ ^om ITIAE P F 

. . TANNERNA . . . 



A) o 



O . . . NTI EX PS 
. . . VONAL ^ 



e) O 



. .. AE 

OS EXPR 
. . . AVS 



un tranimeiito di antefissa con la rappresentanza di Dionisio eguale a quella pub- 
blicata nella relazione precedente, due lucerne littili (forma 30), frammenti di statue 



REGIONE I. 



— 15 — 



OSTIA 



marmoree, un frammento di piccola statuetta di bronzo dorato (ra. 0,012X0,045), 
un campanello di bronzo da tavola, con manico anulato, formato di fili attortigliati 
con nodi e batoccbio in ferro (m. 0,042 X 0,087), uuarmilla ed altri oggetti di bronzo. 



Piazzale dietro il Teatro. — Qui venne in luce: Marmo. Parte inferiore di 
statuetta muliebre (m. 0,18; tìg. 5), «replica della Venere del Fréjus, attribuita 
ad Alcamene. Buon lavoro" (Mariani). — Parie inferiore di statuetta muliebre ve- 




FiG. 5. 



stita (m. 0,16). Si vede Miimutioii tirato su, sul davanti. « È forse una replica del 
tipo di Venere semivestita " (Mariani). — Polpaccio di gamba nuda, probabilmente 
destra, e maschile. 

Frammento di lastra iscritta (m. 0,69X0,23): 



AD 

PROC-AD DIOECESINALEXANDR eae proc. aug. 
AD CENSVS • ACCIPIENDOS • TRIVM • ClV ilatium 
AMBIANO RVMMVRRINORVM ATRE BA tium 
PROCAD ALIMENTAPRAEFCLASSISFLAV^ag 
PANNONICAE-TRIBMILITLEGXTl FVLMIN atae 

L'anonimo cavaliere, cui è dedicata la lapide, fu tribuaus militum della le- 
gione XII Fulminata (v. Vaglieri, in De Ruggiero, Dizionario, III, pag. 3::i6), pre- 
fetto della flotta Flavia (Augusta?) Pannonica (v. Fiebiger in Pauly-Wissowa. Ili, 
col. 2648), procurator ad alimenta (v. Hirschfeld, Verwaltimgsbeamlen, pag. 221). 
Occupò poi l'ufficio di ■procurator ad census accipiendos trium civitatium, Ambia- 
norum., Murrinorum, Atrebalium, tutte e tre contermini nella Gallia Belgica: gli 
Ambiani, con la capitale Samarobriva, Amiens {C. I. L. XIII, pag. 549), » urbs inter 



ARPINO 



16 — REGIONE I. 



alias eminens», i Moiini (qui detti Murrini; la Morirne)^ con la capitale Tarvanna, 
Thérouantie (ib. pag. 560), " extremi homiuum ", gli Atrebates (l'^r/o/s) a mezzo- 
giorno di questi, con la capitale Nemetacum, Arras (ib. pag. 558). La menzione di 
un tale ufficio è di particolai-e interesse, in quanto che, se troviamo procuratori per 
il censimento di intere provincie, non ne troviamo per singoli distretti, per cui ri- 
corrono invece degli ufficiali (v. Hirschfeld, Veri.valluagsbeamlen, pag. 57). Eviden- 
temente la nomina di un procuratore si deve al fatto della riunione dei tre distretti. 
L'ultimo ufficio indicato nella nostra lapide è quello di procurator ad dioecesin 
Alexandreae; per cui si discute se sia stato l'amministratore del patrimonio del solo 
territorio di Alessandria (Rostowzew, Staalsrechl, pag. 460; Kornemann in Pauly- 
Wissowa, V, col. 71S), o se le sue funzioni si siano estese su tutto l'Egitto (Hirschfeld, 
VericallungsheamUn, pag. 359 seg.). 

Sono venute pure in luce tre lucerne fittili, una a vernice rossa (precisamente 
eguale a quella riprodotta dal Dressel per la forma 2 con cinque fori sotto il fondo) 
e due della forma 28 con la marca C L L. XV, 6296 a, di cui una con foglie e 
grappoli d'uva sul margine. Un frammento di tegolono decorativo con tracce di color 
bianco porta una palmetta e degli ovoli. 

D. Vaglieri. 



Y. ARPINO — Rinvenimento di traili di muro d'opera poligonale. 

In uno sterro fatto nei primi mesi dell'anno passato in una bieve area di terreno 
immediatamente sottoposta al palazzo Palma (IPÌmilia lungo il moderno corso Tulliano 
ad Arpino, son venuti alla luce due tratti di muro antico ad opera poligonale. Alla 
scoperta e alla raccolta del materiale rinvenuto durante i lavori, presiedè con vigile 
cura l'ispettore onorario prof. G. Pierleoui ('). D'incarico della Sopraiutendenza di 
Napoli essendomi, verso la fine del mese di ottobre, recato sul luogo per uno ac- 
certamento e uno studio del rinvenimento, ne riferisco i principali risultati. 

Lo sterro fatto a scopo costruttivo, al line di creare un vasto ambiente sotter- 
raneo per una sala di proiezioni cinematografiche, occupò la fronte del palazzo Palma 
d'Emilia, approfondendosi fino a 5 metri al di sotto del nuovo corso Tulliano sopra- 
elevato su arcate. Secondo i rapporti inviati dal prof. Pierleoni alla Sopraiutendenza 
di Napoli, il terreno fino dai primi giorni di lavoro, si presentò di una grande ric- 
chezza di frammenti di ceramica campana a vernice nera, ma profondamente rime- 
scolato in diverse età più o meno recenti. Prima infatti della costruzione del corso 
Tulliano, questa zona, atlraver.sata dalle fogne della città, era coltivata ad orti e 
giardini come io è tuttora nel tratto di terreno più a valle tra il corso e le mura 
della cinta estorna della città; con l'eleva/ione della nuova via, che attraversa su 
arcate r insenatura che presenta qui il collo tra le due arces, il terreno già scon- 
volto dall opera agricola, venne profondamente rimescolato e rigettato nello scarico a 

(M ^^l;llcl)u iioliziii iip-liiiiiiiare doi risultati di questo sterro ha dato il Pierleoni in Arpinum, 
liollellino del Museo Civico di Arpino, l, pag. 21 (l!)12). 



REGIONE 1. 



17 



ARPINO 



monte per la sistemazione del nuovo piano stradale. Il terreno adunque dello sterro 
sulla fronte del palazzo Palma d'Emilia, non è in gran parte che il terreno di sca- 
rico quivi accumulato al tempo della sopraelevazione del corso Tulliano, e il materiale 
di minuti frammenti di ceramica in esso rinvenuti appartiene conseguentemente allo 
scarico suddetto. Dell'originaria collocazione e appartenenza di questo materiale non 
è facile dire; dato lo stato del tutto frammentario in cui ci è pervenuto e la va- 
rietà e il luogo dei rinvenimenti, l'ipotesi più legittima che si possa fare è che in 
questa zona di terreno, sulla china più bassa del colle e presso la cinta più bassa 
delle mura, si sia formato anticamente un deposito di rottami costituito in gran parte 
da ceramiche: né la natura né il luogo dei rinvenimenti possono far sorgere l'ipotesi 
che si tratti di un ammasso di stipe religiosa o d'altro particolare uso. 




1 VÌ'^fV^liff rf^ytjjyi;^^ Wy 




FlG. 1. 



FiG. 2. 



Nello sterro e nei lavori di sistemazione del nuovo ambiente sotterraneo del 
palazzo Palma, sono stati scoperti due tratti di muri d'opera poligonale a due piani 
diversi di livello {'^gg. 1-2, «-/;) ('). Aprendosi nelle fondamenta del palazzo un taglio 
per creare una porta d'accesso alla sala delle proiezioni si scopri alla profondità di 
m. 3, il piccolo tratto di muro h poggiante con informi blocchi di fondazione sul 
suolo vergine di argilla. 

Né lo spessore, né la lunghezza di questo tratto si poterono rilevare doven- 
dosi procedere a pericolosi e dispendiosi accertamenti a traverso i muri delle fon- 
dazioni del palazzo. Al tratto stesso di muro antico scoperto dovè essere addossata 
una muratura moderna di rinforzo; ma si ebbe cura di lasciare in una piccola apertura 
ovale alcuni blocchi scoperti. Da quel che appare dalla suddetta apertura e da una 
fotografia disgraziatamente non ben riuscita, comunicatami dall' ingegnere dei lavori 
prof. Carlomusto, l'aspetto della cortina esteriore non si diversifica gran che dalla 
forma della cortina del muro più a valle (rtg. 3). Abbiamo massi poliedrici accura- 
tamente scalpellati sulla faccia esterna con commettiture poco regolari e tendenti a 

(') I disegni sono stati dal disegnatore del Museo di Napoli ricavati da rilievi precisi fornitimi 
gentilmente dal prof. Carlomusto ingegnere dei lavori del palazzo Palma d'Emilia. Al prof. Carlomusto 
si deve anche l'espediente di aver lasciato visibile con un'apertura ovale una parte del tratto del 
muro h. 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. ^ 



1 Q REGIONE I. 

ARPJNO ^'^ 



raggiungere nei piani di posa l'aspetto e la struttura dell'opera quadrata {'). Dalla 
scarpellatura e commettitura dei blocchi appar certo che la cortina esterna del muro 
è precisamente quella visibile rivolta a valle. A 2 metri di maggiore profondità dal 
piano di posa di questo muro e a circa 6 metri di distanza in linea retta, il lavoro 
del piano di sterro venne a toccare un altro tratto di muro (a) corrente nella stessa 
direzione ma non parallelo al primo, del notevole spessore di m. 2,55. Un breve 
saggio ne rivelò la forma e la struttura: è composto di un paramento esterno ad 
opera poligonale (lig. 3), al quale è addossato e strettamente connesso un grosso muro 
di blocchi cementati con malta. Questa identica struttura per quanto più scompagi- 
nata e in parte distrutta, fu osservata in un saggio praticato all'altra estremità del- 
l'area sterrata. 




FiG. 3. 

Non ostante che il tipo di costruzione di un muro di opera poligonale rinforzato 
da un muro cementato con jiialta si prosenti come all'atto nuovo nella tecnica del- 
l'opera poligonale di Aipino (^), pur tuttavia la tecnica, la grossezza e l'orientazione 
dei due tratti di muro scoperti nell'area del palazzo Palma d'Emilia, non lasciano, 
a mio avviso, alcun dubbio che l'uno e l'altro appartengano al sistema di recinzione 
doll'untica città. 

Siamo preci-samente sulla linea dell'insenatura che si apriva tra Civita Vecchia 
Civita Falconiera sul versante meridionale della città. L'esistenza di un tratto di 
muro più a valle di più grossa struttura, pt'r quanto di tipo più tardo per la con- 
formazioae dei grandi blocchi parallelepipedi a piani di posa quasi generalmente 
orizzontali, nun fa e.scludere che anche i due ruderi del palazzo Palma facessero parte 
dello stesso sistema <li difesa e di sbarramento. Trattasi di una seconda e terza linea 
di chiusura dovuta in parte a ragioni di una maggiore difesa di questa parte della 
città più aperUi e meno precipite verso la valle, ed in parte ad un necessario terraz- 
latnoMto richiesto dalla natura del suolo che qui, tra le due rocche scoscese, si apriva 
lu una breve insenatura, ohe non sarebbe stata atta a contenere il foro e gli edilìzi 
pubblici della ciltii, s.Mua aver prima creato solidi sisteuìi di contrad'orti e di arginature. 

Che il terreno aiiclie da questa parte fosse nell'anth^hità assai accidentato, lo 
prova il fatto che del primo muro h si sarebbero scoperte lo fondazioni su strati 
naturali di ars'illa, mentre che, a poca di.stanza da osso, del secondo muro sottostante a 

(') Uno Htuiiio iicciirufo lielle mura di Arpino con una pianta a parte del tratto di Civita 
Ftleonicra ò «tato fatto dal l'i.ilci.ni nell'opera citata. 

(•t Ijfnoro «e una siinil. ttir.iuura manclii del tutto nelle cinte i.uliffonali delle altre città del 
Lwio. nun arcndo p..tm.. v.vlermi della m..n..grafia di (i. b. Giovenale. I monumenti preromani del 
Lano (Diuerlaz. della l'unlificni Arcad. Jiom., VII, 1000). 



REGIONE 1. — 19 — 



ISOLA DI SORA 



nou si è trovata fino a duo metri di profondità alcuna traccia di fondazione e, a 
100 metri circa da a e da h, il muro della recinzione più esterna si eleva da un 
livello inferiore di circa 10-12 metri. Né si può plausibilmente pensare che a e h 
rappresentino una cinta anteriore più ristretta della città: troppo incerte sono le nostre 
conoscenze sullo sviluppo dei vari tipi della co.'ftrudone poligonale per dedurre della 
maggiore o minore antichità di piccoli tratti di mura, e troppo manchevoli sono d'altra 
parte, nel presente caso, i dati che potrebbero dare qualche fondamento ad una siffatta 
ipotesi. Occorrerebbe anzitutto di poter fissare i punti diversi di raccordo di questi 
tre tratti di mura con i muri perimetrali delle due arce^. 

A. Maiuri. 



VI. ISOLA DI SORA — Nota epigrafica. 

Alle iscrizioni raccolte da S. Aurigemma nell'Abbazia di S. Domenico di Sora 
{Notizie, 1910, pag. 294 sgg.), aggiungo la revisione di un piccolo frammento epi- 
grafico [C. I. L. X, S76b :^ Ephem. Epigr., Vili, n. 614, pag. 15:}), murato in uno 
dei vani che si aprono sul lato settentrionale del cortile dell'Abbazia. Tanto il testo 
del Mommsen nella copia dello Helbig, quanto il testo dello Ihm nella copia poste- 
riore dello Huelsen, peccano di inesattezza. 

Il Mommsen ha : 

PVLIIA 

PIDbcOR 

lo Ihm: 

//V// 
HE DECOR 

Io ho letto con sicurezza sulla pietra: 

//// 1 V L L i A 
P L DECOR 

L'incertezza di una precisa lettura è soltanto nella 4* lettera della prima linea; 
è dubbio cioè se si abbia a leggere: -- Tullia o piuttosto [ Ver]luleia P. l. I)ecor{nta). 
Nel primo caso si avrebbe il nome di una liberta della gens Tullia ricorrente in 
un'iscrizione che può essere stata rinvenuta entro il territorio stesso della famosa villa 
di Cicerone alla confluenza del Fibreno col Liri {'); nel secondo caso la nostra iscri- 
zione sarebbe da raggruppare con le altre numerose del territorio sorano, relative a 
membri e liberti della gente Verluleia, studiate già accuratamente dall'Aurigemma 
(loc. cit.). 

A. Maiuri. 

(') Altre testimonianze epigrafiche sull'esistenza della gente Tullia nel territorio sorano-arpinate 
abbiamo nel nome di L. Tullius Gerialis del noto decreto sorano G. I. L. X, 5670, 8, e nel Cilix 
rulli l. = a I. L. X, 5678 ritenuto, parmi a ragione, dallo .Schmidt (Arpinum, pag. 35: trad. Tentori) 
per uno dei familiari di M. Tullio Cicerone. 



SANTA MARIA DI CAPDA VETERE 



— 20 



REGIONE I. 



VII. S. MARIA DI CAPUA YETEEE — Nuove iscrmonl latine. 

I) Dallaiitiquaiio Papa di S. Maria Capila Vetere pioviene la seguente isciizioDe 
acquistata receutemente pel Museo Nazionale di Napoli. Stando a notizie raccolte da 
fonti attendibili sul Inogo, l' iscrizione sarebbe stata rinvenuta durante alcuni lavori 
di ratfoizamento alle fondazioni di una casa posta in via Campania nel settore occi- 
dentale della città; la sua appartenenza perciò al gruppo delle iscrizioni capuane, 
puà ritenersi per certa. L'iscrizione su lastra misura m. 0,60X0,42. 




K facile integrare: 

{^K^ilediae I'. f. \ Ursiae . \ \_Hu]lc ordo decur{ioniim) \ [/«] honorem Rutedi \ 
\_Ni(j'f'\ri jHitris eius iiriacipds) \ coloniae noslrae \ \_fu']iius publicium) faciund{uìn)\ 
\_loy:umque sejjulturae dond[u7n) \ [^s/uQuas duas pec{uma) piiblice \ \^pon']endas 
censuil. 

L'iscrizione incisa in bellissimi caratteri epigrafici sulla Caccia accuratamente 
levigata del marmo, non può discendere al di qua della prima metà del I sec. d. C. 
e nou è senza importanza. Pi imi.'ramente, dell'esistenza di una gente Rutcdia nel ter- 
ritorio di Capu;i e della Campania non avevamo ]irima d'ora alcuna testimonianza epi- 
gratica; solo uu" isrri/.ioue suessolana fa menzione di im l\ Ruledius J. l. Pliiiargyrus 



REGIONE I. — 21 — SANTA MARIA DI CAPUA VETERE 

{C. I. L. X, o760), liberto probabilmente della stessa famiglia a cui appartiene la 
nostra Kutedia Ursia. Frequente è peraltro nell'epigrafia campana la gente Rulilìa: 
in Rutilia e Rutedia abbiamo la stossa base con due suffissi diversi così come nello 
stesso gruppo onomastico campano si aveva già la coesistenza delle due forme di 
Aiilius e Aledins. In secondo luogo del tutto nuova appare la dignità di princeps 
coloaiae cosi a Capua couie nelle altre città della Campania: solo ad Abella, ma 
in un'iscrizione evidentemente seriore, si iia un priaceps loci {C. l. L. X, 1201) {'). 
Quanto alla redazione e al contenuto della nuova iscri/.ione capuana gioverà 
osservare che abbiamo in essa un modello assai semplice dei decreti di onorificenza 
concessi dopo morte alle donne insigni per il loro grado di parentela con i cittadini 
più cospicui degli antichi municipi e colonie. Rutedia Ursia non ha alcun ufficio pub- 
blico religioso, eppure \jìì\ honorem patris eius ha l'onore di una sepoltura pubblica 
e dell'erezione di due statue: eguale onorificenza toccò alle due Gavie figlie di M. Gavio 
Puteolano per la fama e le benemerenze del padre {C. L L. X, 1784-5). 

II) Lastra marmorea scorniciata (m. 0,34 X 0,24), copiata presso l'antiquario Papa 
e proveniente, secondo le notizie dell'antiquario, dalle vicinanze immediate della 
chiesa di S. Agostino fuori della porta Romana sulla via Appia: 

'D' M' S' 
THESAEO ' CONiVGI 
INCOMPARABILI 
QVI VIXIT P M ANN 
XIV M III • D\ 
CONI\ 

Dalla stessa chiesa di S. Agostino provengono i frammenti di tarde iscrizioni 
sepolcrali raccolte dal Mommsen in C. I. L. X, 4548-52. Evidentemente abbiamo in 
questa località un gruppo di tombe di tarda età romana. 

Ili) Lastra scorniciata (m. 0,34 X 0,32), già murata in una casa colonica del 
borgo di Macerata tra Marcianise e S. Maria di Capua, ora presso l'antiquario Papa: 

TRESSIAE 3L 
ERO,TINI 
LBLAIVS 
SVAVIS 

Por le forme onomastiche noto: Trema è probabilmente una variante da Traesia 
(cfr. C. I. L. X, 344), Erotitii dativo è dal greco 'Eq&uv forma abbreviata da 'Eqw- 
teivóg, 'Eqmihvì'j (cfr. Orelli, 2870), il nome Blaius ricorre in territorio contiguo al 
nostro, come nome di liberto, ad Aquino ed a Cassino (C. /. L. X, 5221 e 5462). 

A. Maiuri. 

(') Sui principes coloniae o municipii, vl-Jì Moiinnseii-Marquardt, Vili, 1, 279, n. 2; 
cfr. De Ptuggiero, Diz., I, col. 137 {princeps coloaiae Aedanensis). 



AGNANO — 22 REGIONE I. 



A^III. AGNANO (territorio di Neapolis) (') — Nello stabiliiueuto termale 
di Agiiano è conservato un cippo, trovato, a quanto mi fu riferito, dieci anni fa sulla 
la sommità del cratere estinto, a sinistra, per chi viene da Napoli ; ma che credo 
sia rimasto (inora sconosciuto. 

Trattasi di mia delle solite are sepolcrali e presenta una elegantissima forma. 
In basso ha infatti una semplice sagomatura; superiormente termina in forma appunto 
di ara, ed è adorno nella parte anteriore di un piccolo bassorilievo, ora assai rovinato, 
in cui si vedono due glifi araldicamente atìrontati davanti a un vaso stilizzato, mo- 
tivo noto sia in altre are, sia in terrecotte {^). Nel centro dei lati destro e sinistro 
sono nn urceus e whdi patera; anteriormente, in cornice, è l'inscrizione: 

D • M • 
L DECRIO L F- SER- 
LONGINO 

PRAEFFABRVM 
5 7 LEGIIAVGETVH 

GEMIN • BIS ET XXII 
DEIOTARAN • PP LEGION • 
EIVSDEM • PRAEF • CASTR 
LEG ■ Vini HISPA 

"^ L DECRIVS LF SER 

IVLIANVS QVI ET 
N VMISI A NVS 
PRINCEPS LEG XI CL PFPATRI OPT 
TESTAMENTO ■ FIERI • IVSSIT 

Cioè: /;{..•) M{anibus) \ L{ucio) Decrio L{uci) f{Uio) Ser{gia) \ Longino \ prae- 
Recio) faòrum, \ {centurioni) leg{Ì0HÌs) Il Aug{mLaé) et VII\ Gemi,i{ae) bis et 
XXII I l)etoturun{ac), p{rimi)p{ilo) legion{is) \ eiusdem. praef{ecto) castr{orum) \ 
legitoms) Vini Ilispainae) \ L{ucius) IJecrius L{uci) f{ilius) Ser{gia) | lulianus 
^lut et \ Nummanm \ pruiceps lcg{ionis) XI Cl{audiae) p{iac) f{idcUs), patri 
opt{mo) I testamento fieri iusùt. ^ n i 

I caratteri epigrafici sono assai belli. Per la loro forma e per lo splendido ductus 
ai devono cbihsificaro alla prima metà del li secolo dell'Impero 

A c,.^ corrispondono i dati storici del breve cnrsus honorum di questo nlliciale 
romano. Appartenente a una ,.... di cui si h.nno alnn.i non„ anche in iscrizioni 

('1 A<jn.no.r, ,ern..,ri , à. Napoli. H„che ..cll'unticlntà (Beloch, Campamene ,.a,^ 17) 
»u.nof.Id. Arch,t. romxsche ToureUefs. pag. 173, tomo VI. 



REGIONE I. — 23 — 



AGNANO 



forse di Napoli ('), L. Decrius Longiaus che ragiriunse la dignità di iwaefeclu^ 
fahnim, militò nelle vane provincie dell'Impero, dalla Britannia all'Africa, come 
centurione di varie legioni; della II Augnsta, della VII Gemina e della XXII Deio- 
taraua, delia quale ultima ebbe l'onore di custodire l'aquila, come primipilus. 

Poi ebbe quel posto di fiducia di praefeclns caslrorum (e precisamente per la 
legione IX Hispana) a cui erano destinati appunto provetti ufficiali, spesso i migliori 
primipili (-): is posi loagam jìrobatamque milUiam peritissimus omnium legebatur, 
ul recte doceret alios quoti ipse cum laude fecis^et, dice Vcgezio (^). 

Pare poi che egli compisse assai bene i doveri del suo ufficio, perchè, mentre 
più terminavano là la loro carriera, egli, sia pure forse solo nominalmente, ebbe, 
come qualche altro suo collega, col grado di praefeclus fahrum l'aggregazione allo 
stato maggiore del Comandante in capo (^). Per la data basti ricordare che la le- 
gione VII Gemina fu fondata da Galba ("■); mentre poi si ammette che la IX Hispana, 
di cui L. Decrius Longiaus fu appunto praefeclus caslrorum, sparisse nell'età adrianea; 
e che nella guerra giudaica di Adriano, se non prima, nella partica di Traiano, tro- 
vasse la sua fine la legione XXII Deiotarana, di cui egli fu primipilus (^). Dunque 
il servizio militare del nostro si dovette svolgere in quel periodo, anzi più precisa- 
mente nella seconda metà di esso, come si deduce anche da alcune particolarità di 
dicitura C'), verso il principio cioè del II secolo dell'Impero. 

Abbandonato l'esercito, questo vecchio soldato dovette ritirarsi nei dintorni di 
Napoli, a godere gli onori e la lauta pensione; e là gli fu innalzata la tomba dal 
figlio L. Decì'ius lulianus, che si aggiunse l'appellativo di Numisianus il quale 
fece erigere il piccolo monumento, secondo le disposizioni testauieutarie, mentre egli 
stesso seguiva la carriera militare, e, ormai centurione, come princeps praetorii (*) 
della legione XI Claudia, si trovava in quel tempo assai probabilmente in Dacia. 

G. Q. GlGLlOLI. 

(') De Vit, Ouvres, s. v. Decrius. Róm. Miti. 1904, pai,'. 186. 

(*) Vedi p. es. Wilmans, DepraefecLo castrorum in Eph.epujr., I, pag. 80 segf,'.; Cafjiiat in 
Daremberg-Saglio, s. v. legio. Per primipili promossi praeferti castrorum vedi esempi cpi_<,'rafici, 
C./.L. Ili, 6809; IX, 2687; X, 1262 e 4868; XI, 5215 ecc. 

(^) FI. Veget., Epitoma rei milit. II, 10. 

(*) Cfr. lullian in Daremberg-Saglio, s. v. fa/>ri. Kseiupi analoglii: C /. L. X, 1262, 4868, 
5583 ecc. 

("■} C. I. L. II 2553; Tue, Hist. II 11. 

(«) Cfr. por tatto R. Cagiiat, op. cit., nella storia delle singole legioni. 

(') P. es. l'attribuzione del praefeclus castrorum a una sola determinata legione; vedi Wil- 
mans, op. cit., pag. 91; Cagnat, op. cit. 

(») Per il princeps praetorii, spesso denominato semplicemente princeps, seguo T. Mommsen, 
Nomina et gradus centurionum in Eph. epigr. IV, pag. 221^ segg., dove si trovano i relativi esempi 
epigrafici. 



MARANO DI NAPOLI 



— 24 — 



REGIONE I. 



IX. MARANO DI NAPOLI (territorio di Puteitli) (') — Nelle vicinanze di 
Marano di Napoli, nel fondo Croce Sautangelo, di proprietà dell'Opera Pia di S. M. 
delle Grazie, fu clandestinamente scavata una tomba romana, con rinvenimento di mo- 
numenti, che. e.ssendo lo scopritore cadnto in contravvenzione alla legge 20 giugno 1909, 
per le antichità e le belle arti, furono sequestrati per il Museo Nazionale di Napoli. 

Dato il carattere della scoperta, non fu possibile averne precise notizie, né la 
sua importanza era tale da consigliare indagini per un regolare scavo. Dall' inchiesta 
fatta si è potuto però assodare con sicurezza clie tutti gli oggetti furono rinvenuti 
insieme nel!' interno di una costruzione di pietra — una tomba — ora tutta nascosta 
nel terreno e nella quale lo scavatore penetrò per una breccia della volta. La costru- 
zione infatti risulta di forma circolare, del diametro di m. 8 circa, con copertura a 
volta. Nel terriccio che l'ingombrava tutta, furono trovati i monumenti sequestrati 
(cioè due statue e quattro epigrafi sepolcrali) che si hanno fondate ragioni per credere 
gli unici rinvenuti. È chiaro dunque che fu esplorato l'intorno di una tomba, che dal 
materiale si può datare all'epoca imperiale romana. 

1. Lastra di marmo, molto frammentata e mancante in parte. Essendo facilmente 
completabilo. le dimensioni originarie si possono determinare in m. 0,80 X 0,50 circa. 
All'intorno ò una cornice sporgente di m. 0,04. L'iscrizione è su cinque linee, l'ultima 
delle quali, in basso, è divisa da un largo spazio dalla quarta. Le lettere sono di 
varia altezza (m. 0,04 nella prima, m. 0,03 nelle altre linee, m. 0,02 nell'ultima), 
i punti diacritici triangolari, i T e gli 1 per lo più prominenti. 



i . 



ì i 



/VS- MALCHIOì^ 
'Ti lìb lIbdamac 

^lERTIAE CON> 

-xI^~^JberTÌ 




\RIS 

S I S • S I B I 
'A N e T A E 

erTabvsqve 



\o • P E D E s ■ ± 



Po8.siaino fu.Mlmentt. .supplire e leggere: \ 0. /ul/?-]ns Malchio[_nis Caes-]aris \ 

lAwju^\n Ub(erli) Ubi^crlus) Dama C n.h sibi | [./ T-]crtiae con\iugi 

*^'"^'"''' [<^']l iiui!< l]iherllis ìihyrtahuuiuc\lpnslenf^,jne corum'^l- e 

8otto. !.. ba.sso: [hi fronte pedes in agr^o pedes L. 



(') .V .M .arano furono ti 

'IMI 



i'iiroccliie epigrafi, cmprcse d.il .Mommson tra nnelle di Pozzuoli 
nlT:^ TI" r"'""""'^" '""^ ^'''"■"'•' ''"'"'*•-' ^^l'I»-»---. ^1— dui primo secolo del-' 



|ip. 125 e 373). 



REGIONE 1. — 25 — MARANO DI NAPOLI 



Sionio dunque davanti ad una semplice epigrafe sepolcrale di un liberto di un 
altro liberto della casa Imperiale. Coni'è noto, quando si ha soltanto Cae^ar Augiislus 
si deve intendere un Imperatore di Casa Giulia ('). I cognomi Malchio e Dama sono 
comuni. Chi non li ricorda, per esempio, nella Cena di Trimalcione di Petronio, la 
cui scena è appunto in questa regione? Per supplire il C...nsis, bisogna osservare 
che, essendo lo spazio mancante tra i due frammenti dell'epigrafe esattamente deter- 
minato dai supplementi certi della prima linea e della terza, cinque lettere colme- 
rebbero bene la lacuna {^). In basso e' è la solita indicazione dell'area che circondava 
il sepolcro, che si addentrava della via per 50 piedi. I caratteri epigrafici consigliano 
a porre l'epigrafe nella seconda metà del I secolo, data che corrisponde anche alle 
particolarità storiche. • 

2. Lastra di marmo di forma quasi quadrata (m. 0,245 X 0,220), con lettere 
alte m. 0,035. Caratteri assai belli, quasi contemporanei a quelli dell'epigrafe pre- 
cedente: 

VESENNIA 
FAVSTILLA 
VIXITANXV 

3. Lastra di marmo (m. 0,29 X 0,25). L'epigrafe è su nove linee, con caratteri 
più tardi di quelli delle lapidi precedenti, tendenti al corsivo e di altezza variante 
tra i due centimetri e uno e mezzo : 

•~D • • M • 
•L-A\VNàTIOPIN 

ni;^no-màri 
tokàrissimo- 

QVI VIXITàNN-PML- 
COCCEIÀ-FORTVNà 
TÀCONIVXFtCIT- 
CVM FILIS • 
• B • M • 

4. Altra epigrafe sepolcrale su lastra di marmo (m. 0,27 X 0,19) di caratteri 
analoghi alla precedente: 

D • M • S 

MCRITTI-EROTIS 

QViVlXlTÀNXXX 

CRITTiàOLYMPIàS 

MÀTERINFELICIS 

SIMA 

(') Vedi Dessau, I. L. S. nota all'epigrafe 977. Si ha solo qualche esempio ancora per Galba 
(Dessau, 1621). Cfr. De Vit, Onom., II, pag. 41. 

(') Sarebbe troppo ardito pensare a Caprensis, suiresempio di altre iscrizioni? (CLL. VI, 
8958; X, 6638 di due vernae) Malchione, della /«mi/ia deiriraperatore, poteva scegliersi bene per 
liberto uno schiavo nato nella villa imperiale di Capri. 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. ^ 



MARANO DI NAPOLI 



26 



REGIONE I. 



5. 6. Insieme con queste epigrafi furono trovate due statue, assai rovinate per 
l'azione della terra e dellacqua sulla pietra calcare; ma ciò non ostante pregevoli 
specialmente per l'integrità in cui ci sono pervenute. 




l'ir,. 1. 



La fotognilia cìw presentiamo (lig. 1) ci dispensa da una descrizione minuta di 
questi monumenti. Siamo in preson/a di duo ritratti, di un uomo già maturo e di una 
donna in ancor giovane età, 

<'on grandt! dignità egli si erge diritto sulla persona, poggiando sulla gamba 
destra, .sta tutti) avvolto nella sua ampia veste, con le mani libere in atto di riposo, 
al fianco la .Icstra. pog.^iata a un lembo del vestito, sul petto, l'altra. Ai piedi calza 
scarpo di stofTa a punta. La donna invece, stando ancb'ella in piedi, ha preso però 
una posa a^sai più gi-ntile. Leggermente curva nel corpo, è in atto di riposo, tenendo, 
con la destra portata al petto, uu lembo del mantello che finisce nella sinistra dopo 



REGIONE 1. 



27 — 



MARANO DI NAPOLI 



essere stato avvolto intorno a quel polso. Le parti più curate e più belle sono però 
le due teste. La fronte alta e spaziosa, calva, i linuaraenti severi del volto perfetta- 
mente raso, danno a quest'antico un'aria di uomo brutto; ma intelligente. Ella invece 
nella testa piccola e ossuta e nei grandi occhi rivela una dolce/za, direi quasi una 
mestizia profonda (tìg. 2). 

L'esame stilistico ci fa certi di essere di fronte e due opere mediocri, ma non 
volgari, del buon primo secolo dell'Impero. I confronti sono facili; per la mossa e il 
drappeggio del vestito di lei, senza uscire dal Museo, troviamo analogie con un'opera 




FiG. 2. 



as8ai nota e certo più bella: la statua di Eumacliia in una posa che poco differisce, 
benché in lei il mantello passi a coprire il capo ('). I capelli, dispo.sti semplicemente 
sulle tempie e annodati dietro, alla base del cranio, seguono la moda dell'epoca. 

Nel complesso, per l'esagerata piccolezza della testa di lei, per le pieghe incerte, 
per la poca accuratezza del lavoro possiamo concludere di avere qui due opere di 
uno stesso artista locale, che non mancava però di una vera abilità nell'arte ritrat- 
tistica e che seguiva abbastanza bene le grandi correnti artistiche del tempo. Le 
misure poi (m. 1,69 per la donna, m. 1,80 per l'uomo) ci dicono che, anche perle 
persone, si volle evidentemente esser veristi; il fatto che la parte posteriore è solo 
abbozzata e la forma dei plinti ci fanno suppore che le statue fossero fatte per essere 
collocate in nicchie. 

(■) Si notino pure la statua riprodotta a fig. 8 dello studio dello Hekier: Ròm. Weibll. Ge- 
watidst., Mii.ich. Arcliaol. Stud. 1909. e.iteiite nella Gliptoteca d. Ny-Carlsberg (527) e un'altra del 
Museo Torlonia in Roma (tav. XLVII 188), ambedue di epoca Augustea, derivate però sempre da 
un tipo ellenistico. 



28 — REGIONE I. 

POMPEI ^° 



Possiamo ora identificare i due personaggi con il Dama e la Tertia della prima 
delle nostre epigrafi? Le circostanze del rinvenimento, come dicemmo, affermano che 
statue ed epigrafe devono aver costituito tutto un insieme; il fatto dei liberti e delle 
liberte a cui accordono il diritto di sepoltura e la ricchezza stessa della tomba ci 
dimostrano l'agiatezza di questi due coniugi ; né cronologicamente la cosa è impossibile, 
perchè lo stile non si oppone. Anzitutto infatti è possibile che i due ritratti siano 
anteriori alla data in cui il Dama fece costruire la tomba a sé e ai suoi e poi non 
si deve dimenticare che, come la moda, anche l'arte doveva essere un po' conser- 
vatrice in quelle vaste campagne dell'agro puteolano. 

G. Q. GlGLIOLI. 



X. POMPEI — Continuatone dello scavo di via dell'Abbondanza. 

Le esplorazioni sono continuate come nei mesi scorsi cosi nel lato orientale dello 
scavo come nell'occidentale. 

Lato orientale dello scavo. — Con le opere compiute durante il mese si é 
cominciato a mettere in luce le fronti delle isole opposte: Xlll della reg. IX e IX 
della reg. I, ma di esse fronti sono stati attinti solo i primi quattro vani rispetti- 
vamente e solo fino all'altezza degli architravi: ciò che consiglia di differire al mese 
prossimo il rilievo topografico di questa zona di scavo, potendo ancora servire l'altro 
rilievo presentato nella tìg. 1 del rapporto di decembre scorso. Un fatto nuovo si è 
presentiito nei vani l-^ dell' ins. Xlll della reg. IX, formando essi all'esterno un'unica 
facciata, bianca, di I stile con epistilio sorretto da pilastri sopra campo a bugne. 
La facciata del successivo vano n. 4, visibile solo a sin. per ora, è anche essa no- 
tevole : presenta una decorazione a scacchiera, i cui quadrati mostransi diagonalmente 
tinti in serie alternate rosse gialle e verdi (facciate consimili hanno la cosi detta 
casa di Krcolc (reg. IV, ins. V) e la casa n. 17 (reg. IX, ins. V). 

Lato occidentale dello scavo. — La esplorazione si è intensificata nella casa 
n. 1 Heg. 1, Ins. VI (rilievo in nero della fig. 1) e lo scavo ne è ormai al suo teimine. 
L'atrio, tuscanico, dal pavimento di signinum. ha al centro un impluvio di tufo di 
Nocera. k, con puteal di marmo bianco all'angolo sud-est comunicante con la sotto- 
stante piscina. Il tetto dovette crollare qui sotto il poso del lapillo, essendosi raccolto 
iu grande quantità il materiale che lo componeva a pochi centimetri dal pavimento 
nel lapillo vergino. Oltre allo moltissimo tegole, in gran parte infrante, si sono 
raccolte lu grondaie u rettilinee e angolari del compluvio: le rettilinee sono a protome 
canina tianchecgiata da due deltìni niedii o da due mezze palmette estreme; le an- 
golari a protome leonina; le une e \v altre hanno il gocciolatoio decorato di una 
ampia foglia di acanto. Oltre all'atrio, .si sono esplorati sinora interamente il tablino i 
e lo fanci'S II, dalle par.ti .lisadorne. Del piccolu ambiente con volta a botte, ;, le cui 
singolari decorazioni apparvero già fino dallo scorso ottobre, e da allora vanno ricom- 
poHPndosi, avverto che il restauro e della preziosa volticina e della sottostante fascia 



REGIONE I. 



— 29 — 



POMPEI 



istoriata sta a buon punto, così che si potrà ben presto dar relazione del meravi- 
glioso insieme. 

Ecco, intanto, disposti nell'ordine cronolot,nco del loro rinvenimento, gli oggetti 
raccolti durante il mese e le iscrizioni scoperte. 

(2 gennaio). Reg. I, ins. VI, n. 4. Nella (ance h ad oriente del tablino, a m. 2,50 
dal pavimento, in mezzo ad abbondanti rottami di utensili di terracotta, caduti dal 
piano superiore, due globetti di pastavitrea forati e baccellati, da collana, ed un 
bottone emisferico: con essi, parecchi frammenti che ricompongono una grossa lucerna 
a vernice vitrea verdognola, nel cui disco è il rilievo di una Menade vestita di veli 
svolazzanti, incedente a d., il tirso nella sin., e la d. protesa a libare su di un'ara 




cilindrica fiammeggiante; una zanna di cignale, lunga m. 0,115. Alla stessa altezza, 
ma sulla parete occidentale del tablino i, presso la parziale impronta cava lasciata 
da un armadio di legno, si sono trovate due bottiglie di vetro a recipiente emisferico 
alte m. 0,15, ed ivi stesso avanzi dei finimenti dell'armadio medesimo, cioè: Bromo. 
Due borchie circolari a rilievi concentrici con i rispettivi anelli striati, larghe 
m. 0,042; quattro cerniere ad alette di poco rastremate, fissate alle bandelle di 
legno mercè piccoli pinoli di legno; un corrente di serratura, lungo m. 0,09. 

(4 id.). Continuandosi l'accurata esplorazione del tablino, si è raccolta una stecca 
d'osso lunga m. 0,128 dalle facce l'una convessa e l'altra liscia, un po' mancante in 
una estremità, mentre l'altra è decorata di una incisione riproducente un dito umano. 
Ivi presso, nel cavo lasciato dal legno dell'armadio, due curiosi e nuovi utensili di 
legno (si dà la ricostruzione di uno di essi nella fig. 2), alla cui conservazione ha 
conferito l'ossido di un rivestimento esterno di sottilissima lamina di bronzo (lun- 
ghezza m. 0,302). I due arnesi sono venuti fuori dalle terre l'uno all'altro longi- 
tudinalmente sovrapposto con le parti cave affrontate. 



POMPEI 



30 — REGIONE I. 

(<3 gennaio). Di nuovo nella faiice h e sempre fra altri frantumi di utensili, 
una lucerna rossiccia monolychne circolare, lunga m. 0,102 con giro di foglioline 
cuoriformi intorno all'orlo. 

Nelle terre ulte della contigua casa u. 1, in un ambiente caratterizzato da una 
scala a due bracci montante al piano superiore, un grande bronzo di Nerone molto 
danneggiato dalle concrezioni. 

lieg. IX. ins. XllI, all'altezza del vano u. 3, in terreno rimescolato, con altri 
avanzi riconosciuti come parti smembrate di una mensa di marmo, si è raccolta una 
piccola scultura in giallo antico, rappresentante i piedi congiunti di un erma che 
decorava evidentemente la parte anteriore del pilastrino di sostegno. 




(7 id.). Reg. I, ins. Vili. All'inizio del vicolo rivolto a sud, sulla parete di 
opus isodomum (tilari di mattoni alternati con piccoli dadi di tufo) si sono letti i 
seguenti piccoli programmi elettorali tracciati sul campo offerto dal taglio scoperto 
dei mattoni, in piccole lettere alte m. 0,026, rosse: il candidato è il noto C. C{al- 
ventius) S{illius) M{agnus): 

1- C • C • S ■ M II VIR 

più sotto: 

2. C • C • S • M • II VIR ASCLA ROG (>) 

più sotto ancora, con la tiaiisizione di un altro filare di dadi di tufo, era un terzo 
programma: ne avanzano deboli tracce. In dipendenza della lezione certa dei riferiti 
programmi, è molto probabile che non COSM debba leggersi nell'iscrizione n. 23 
del rapporto del novembre scorso, ma C • C • S • M . 

Sopra l'angolo dell'isola opposta (IX della reg. I), e sopra la superHcie di un 
dado di tufo di un consimile opus isodomum, fu tracciata con pietra rossa, a m. 1 
dal marciapiede, l'iscrizione seguente in lettere alte m. 0,08: 



3. 



M V N I T V S 



(13 id.). Pres.so la parete ovest del tablino /, nella casa n. 4, reg. I. ins. VI, si 
.e raccolto i,,, cuccliiiiino di argento a coppa circolare e uumico tondo, rastremato in 
punta. lungo m. oj.}. 

(14 U.Ì.). (ili antecedenti trovauionti avendo consigliato lo scavo completo del- 
l'auijnln 8ud-ovp.st del detto tablino, si son potuti raccogliere tutti gli altri avanzi 
dell armadio ,, degli oggetti in esso contenuti. Cominciando dagli avanzi del mobile. 
avvertirò che a m. 0.!)() .lui pavimento si sono raccolti in posizione orizzontale, opperò 

(') iVr 1.1 duiuM A. ri,,, che i..ccon.un.l;i qui Sittio Ma^no, cfr. hcrhìum ...i. 25 o 27 dell- 
ecors'. mi>!*e di norembrt-. 



REGIONE I. 



31 — 



POMPEI 



abbattati, due sostegui in feiTo e avorio, risultanti ciascuno di una verga di ferro 
alta m. 0.3 4 rivestita di dischi di avorio sovrapposti l'uno all'altro e variamente 
sagomati, insieme ai quali si soii rinvenute altre quattro cerniere tissate coi pinoli 
di legno come quelle trovate sotto la data del giorno 2; altre due borchiette circolari 
con anello striato; un corrente di serratura e una chiave di ferro con altri resti informi. 
Dall'altezza di m. 0,90, poi, tìno al pavimento, ecco la suppellettile raccolta, 
raggruppata per materia: Vetro. Un fiasco panciuto ad alto collo ed ansa a nastro, 
alto m. 0,15; quattro boccette a lungo collo, in parte tinte al- 
l'esterno di colore rosso versatosi forse da una di esse, alte da 
m. 0,09 a m. 0,13; frammenti di una bottiglia cilindrica con ansa 
a nastro. — Ferro. Arnese a bilanciola, battulo nel mezzo ed a 
verga agli estrerai, lungo m. 0,30. — Bronzo. Due catenelle a 
spina di pesce molto lunghe ma attorcigliate e desinenti ai capi 
in altrettanti arpioncelli che fissavansi nel legno di cassette o 
borsette periute; piccoli resti di due cassettini di legno a sezione 
ellittica l'uno e quadrata l'altro, con due correntiui, gli scudetti e 
una maniglietla a ponte; resti di un terzo cassettino di legno a 
sezione quadrata con scudetto a losanga dal lato della chiusura e 
laminette della guida del coperchio scorsoio. — Anorio. Frammenti 
di un cassettino a sezione quadrata con chiusurina di argento, e 
frammenti di una catenella d'argento a spina di pesce, di lami- 
nette e bottoncini, che ne rivestivano le superficie ^esterne. Con 
questi ultimi frammenti, commisti ad una polvere cristallina bianci, 
prodotta forse dalla disgregazione di un vaso di vetro, insieme con 
un ago crinale di bronzo (lig. 3) lungo m. 0,14 e desinente, in su, 
in mano che stringe un piccolo pomo, e con uno specillo lungo 
ra. 0,15 si sono trovati i seguenti oggetti preziosi: Oro. Un anello 
di m. 0,<i23 di diametro esterno, nel cui castone e un chiarissimo smeraldo di forma 
trapeziale, a superfìcie convessa; un altro anello di m. 0,075 di diametro esterno 
con pietra dura verde, ellitticn, nel castone, sulla quale è magnifica- 
mente scolpito a rilievo un busto virile barbato con la fronte cinta 
da un cordone (tìg. 4) molto somigliante, salvo le proporzioni, alla 
gemma Furtwilngler, A)//ike Gemmen, tav. XXXIX. 31; due orec- 
chini della solita forma, consistenti cioè in due perle (di pastiglia 
nel caso attuale) scorrenti intorno a dne bastoncelli i quali pendono 
da una spranghetta orizzontale sormontata da un disco; un cerchiello 
piccolissimo (orecchino?) schiacciato. — Ve/ro rivestito di foglia 
d'oro. Sei piccole lenti, cinque delle quali con la superficie superiore 
convessa e indorata, mentre l'ultima, ellittica e liscia, è senza rive- 
stimento: queste lenti, forse, decoravano un nastro formando un serracoUo (?). — 
Ferro. Un anello mancante nella parte inferiore, nel cui castone è fissata una cor- 
niola ellittica con l'incisione cava del cavallo vittorioso: questo incede baldo, al passo, 
a sin. con lunga palma sul dorso e corona stretta nel muso (cfr. Furtwàngler, Anli/>:e 




iic 




FiG. 4. 



POMPEI 



32 — REGIONE I. 



Gemmen (rappres. analoghe), tav. IX, 12 e 31 ; tav. XIV, 5 e meglio: tav. XXII, 60 
cfr. pure lucerna fittile pompeiana {Notizie, 1910, pag. 565). 

Reg, IX, ins. XIII, n. 4. Poco al disotto del posto dell'architiave, una piccolis- 
sima bulla di bronzo con chiusura a cerniera recante quattro fori nel fondo, mentre 
il coperchio è a cerchi concentrici. 

(15 gennaio). Ultimato lo scavo al posto dell'armadio già descritto, si sono tro- 
vate oggi un'anforetta di terracotta a piede piano e larga bocca, alcune laminette 
come di pergamena in frammenti, una tazza di vetro disfatta con pasta grigia al 
di dentro. 

(16 id.). Reg. I, ins. VI, n. 2, dietro la parete sud, all'altezza del piano supe- 
riore: una lucerna monolychne di terracotta, lunga m. 0,115, nel cui disco è un 
fiore a quattro petali a rilievo. 

(18 id.). Di nuovo nella casa n. 4 (Reg. I, ins. VI), nell'angolo sud-ovest del- 
l'atrio. Era qui eretto sulla parete un altro armadio, del quale avanzano, come ap- 
parato delle serrature, questi piccoli bronzi : scudo di serratura a losanga lungo 
MI. 0.15; altro scudo rettangolare lungo m. 0,135; una borchia con anello; quattro 
piccole cerniere a doppia aletta; un corrente lungo m. 0,10. Di osso poi sono 35 
cerniere cilindriche di grandezza varia e un buon numero di intarsii lamellari, ta- 
gliati quali a losanga, quali a fogliolina, quali a semplici listelli, avanzi della de- 
corazione del battente apritoio. Del contenuto si sono rinvenuti i seguenti oggetti : 
Piomho. Un panello alto m. 0,055, di forma piramidale, forato longitudinalmente in 
alto e recante nelle due facce in lettere rilevate la solita iscrizione impressa: 

E/V\E — HABEBIS 



Vt'lro. Un tiasco a pancia sferica alto m. 0,14 con ansa a nastro ed orlo trilobato; 
una bottiglia a sezione quadrata alta ni. 0,24, con ansa a nastro a forti nervature 
presso l'orlo; un'altra bottiglia simile alta in. 0,15; un vaso cubico ad orlo tondo, 
alto m. 0,13; una bottiglia cilindrica a cortissimo collo e ansa a nastro, alta m. 0,215; 
due bottiglie a pancia sferica e lungo collo, alte m. 0,18; frammenti di una patera 
•' di una tazza; \\\\ robusto vassoio verde-cupo grosso mni. 3, largo m. 0,235X0,135 
munito di <|uattro piccoli pieducci (uno per angolo) rastremati a punta. Sopra il 
vassoio è uno Htrato di materia granulosa cristalliforme, come di vetro disgregato. — 
l'asUwitrea. Tazza larga m. 0,14 a labbro rivolto in fuori, contenente vetro'' disgre- 
pit« di color turchino : .l„o scodelline larghe m. 0,116, poco capaci e dall'orlo leg- 
gennento svasato. — Terracolla. Un pignattino ovoidale monoansato alto m. 0,10, 
contamente li.sdio di piccolissimi pesci; un tegame cilindrico largo m. 0,19 con re- 
lativo coperchio, recante sulla superficie esterna, tracciata con pietra chiara l'iscri- 
zione (lett. alto m. 0,03): 

**■ €nA(t)PAC 



REGIONE I. — 33 — 



POMPEI 



Inoltre ua'anforetta ovoidale alta 0,23, sul cui ventre è un' iscrizione monca in 
piccole lettere nere che qui, per la singolarità della casa, si riproduce in facsimile 
(tìg. 5). 



l-N r- . 




n:^ 




FiG. 5. 



ed ancora un tegame cilindrico con coperchio, largo m. 0,27 ; un pignattino ovoidale 

alto m. 0,10; due scodelle affumicate larghe m. 0,16 e 0.23; un vassoio circolare 

con piede piramidale, largo m. 0,23; due urcei panciuti raonoansati alti m. 0,14 e 

0,09 e tìnalmento il curioso e nuovo vaso qui riprodotto nella fig. 6 nel quale mentre 

l'esterno è conformato ad oenochoe, il recipiente interno riducesi ad 

un breve cono (alt. m. 0,16). 

(19 gennaio). Nello stesso atrio, sul pilastro a d. della scala d, 

due cerniere di bronzo, piccole, un chiodo per metà connesso ad avanzi 

di legno e per metà ad avanzi di calcina, ed infine due dischi di bronzo 

di m. 0,075 di diametro fra loro congiunti mercè una cerniera inter- 

p' fi 
media, l'uno recante tre fori allineati e l'altro uno solo. Questi due 

scudetti fanno pensare ad una chiusura di quelle ovvie tuttodì nelle casse a coperchio 

orizzontale e ad una cassa di tal forma che qui fosse adagiata. 

(21 id.). Reg. IX, ins. XIII, a sin. del vano n. 3, all'altezza degli architravi, 

si è oggi rimesso in luce il programma: 

6. HELVIVMSABIN {um) 

AED • D ■ R • P • O^ 

mentre più a sinistra, e proprio al disopra dell'architrave del vano n. 2, si è sco- 
perto quest'altro, mancante a sin. : 

7. M • R E sTlTvTV M AED 

È a dolere che nemmeno questa volta, a causa della parziale caduta dell' into- 
naco, si possa conoscere il mmen di questo candidato (cfr. iscriz. n. 18 del rapporto 
di maggio 1912). 

(22 id.). Nuovamente nella casa n. 4 angolo nord-ovest dell'atrio. Resti di un 
altro armadio. Ne avanza uno scudo di serratura in bronzo, due cerniere ad alette 
rastremate, e numerosi ornamenti in lamina d'osso, serviti d'intarsio all'esterno: di 
questi molti sono semplicemente lineari e lamellari, ma altri sono figurati; vi è una 

NoTiziB Scavi 191S — Voi. X. ^ 



POMPEI 



34 — 



REGIONE I. 



tìguriiia virile uuda. mancante in alto a d.. con gladio nella d.. una figurina di Bac- 
cante alta m. U,ll, ed iin'ermetta virile molto mancante. Vi sono poi 15 cerniere 
d-o:iso cilindiichè grandi, e 10 piccole. Come oggetti serbati nel mobile, si sono 
di terraccolti: uno specillo di bronzo lungo m. 0,144 a corpo tondo, rastremato; una 
tazza di racotta larga m. 0,09, monoansata; un urceo di terracotta alto m. 0,24; 
fra altri avanzi informi di ferro; un temperino col manico a corpo tondo di osso, a 
lama fissa, lungo m. 0,08: un boccettino di vetro alto m. 0,085 e 
due bottoni emisferici di pasta vitrea, forati al centro. 

Si è completato lo scavo della parete ovest dell'atrio scoprendovi 
al centro, in corrispondenza dell" impluvio, un altro armadio testi- 
moniato da questi avanzi: 29 cerniere d'osso, cilindricbe, fra grandi 
e piccole e un gran numero di laminette e li stelli d'osso serviti 
d'intarsio: vi si notano uccelli volanti; una serie di Amorini alati 
e di Baccautine incedenti : scudetti a pelta e piccoli crateri. L'apparato 
di chiusura ci viene questa volta testimoniato da uno scudo di ser- 
1 atura rettangolare, fissato al legno (conservato in considerevoli pro- 
porzioni) mercè quattro chiodi a borchia conca, e decorato nei lati 
con serie di archi traforati, mentre gli spigoli si prolungano in la- 
minette rastremate (m. 0,18 X U,2U5). Fa riscontro al descritto scudo, 
dietro cui sono gli avanzi delle ferramenta della chiusura, una ma- 
niglia a ponte da riferire al battente apritoio: essa sorge dal mezzo 
di una lamina di bronzo di m. 0,o4 X 0.05, la quale è adorna, nei 
soli lati corti, dello stesso motivo degli archi a traforo, ed era fissata 
al legno mercè due serie di chiodi (10 per serie) disposti a cerchio 
Fio. 7. ^d a borchietta circolare. Come suppellettile qui conservata, si è 

rinvenuto: Osso. Un cucchiaino lungo m. 0,097 a recipiente circolare 
smusaato e un ago crinale lungo m. 0,13 con l'estremità foggiata a manina che stringe 
fra le dita una pigna (tig. 7). — Terra aretina. Una scodella ad orlo svasato, larga 
in. 0.1. i8 Con piccola marca illegibile impressa nel fondo. 

l'rossu la soglia dell'auibiente /', un corrente di collana in pastavitrea verde, 
conformalo a mano impudica, forato nel polso. 

lieg. 1, ins. IX, n. 1. Procedendosi a regolare la scarpata delle terre in questo 
che u 1 androne di accesso di una casa, due novità si sono ofterte, l'una di seguito 
all'altra: due dipinti .sacri sulle pareti opposte, a circa m. 2 dal piano della soglia, 
e I inipioiila della porta conservata per 7» circa dell'altezza e della quale va ora 
faceudo.si il calco. Per effetto della ricostruzione dei muri della facciata, forse 
eseguita dopo il terremoto dell'anno t)3, anche i muri dell'androne nella loro parte 
anteriore furono rifatti, per modo che ora dei dipinti avanzano le sole metà poste- 
riori. — Parcle orientale. In un campo di stucco bianco orizzontalmente disposto, 
alto m. 0.7S. largo m. 0,5»;, da sia. a d., vedonsi in prima pochi resti di una figura 
virile a d. (Ercole) dalla carnagicue fosca, coronata di foglie verdi, la mano d. pro- 
te.sa. nellatto di spin-.re davanti a sé un gias.>o maiale del quale è conservata la 
metà auteriore. .Segue Mercurio u .1., in corto camice bianco e veli svolazzanti dietro 



REGIONE I. — 35 — POMPEI 

le spalle, nude le braccia e le gambe, il petuso alato in testa, iu atto di accorrere 
frettoloso arrecando con le due mani protese due marsupia: iu terra Yomphalos intorno 
a cui si av\'olge un serpente. A completare questa triade mascolina è molto probabile 
che concorresse Bacco, la figura in tutto mancante a sin. : la rappresentanza reca in 
alto e nel lato d, conservato il solito festone di Ibcflie e fiori teso a tanti chiodi. — 
Parete occidentale. Campo conservato di m. 0,88 X 0,52, limitato in alto e a sin. 
da analogo festone. Da d. procedendo verso sin. vedonsi prima tenuissimi avanzi di 
una figura muliebre. Segue, a sin., Giunone a sin. in lungo chitone senza maniche 
bianco-verde aggrappato alla vita, corona di foglie in testa, alto scettro nella sin., 
patera nella d. protesa, armille ai femori : il pavone incede in terra accanto alla Dea. 
Segue infine Minerva vestita come Giunone, il gorgoneion sul petto, la sin. levata 
in alto a reggere il lungo scettro, la d. protesa nellatto di spargere su di un'ara 
cilindrica accesa il contenuto di una patera: la Dea, la cui testa non è conservata, 
ha armille ai femori anch'essa e, quale ulteriore attributo, un ampio scudo tondo 
appoggiato a terra. La prima Dea. di cui restano solo pochissime tracce, e che 
completava la triade muliebre, quasi sicuramente era Venere Pompeiana. 

(28 gennaio). Reg. I, ins. VI, n. 4. In corrispondenza della metà anteriore della 
parete ovest del tablino, si sono raccolti questi altri oggetti» Bronzo. Una situla 
ovoidale alta ni. 0,205, con resti del manico di ferro; una oenochoe a corpo biconico e 
orlo orizzontale, alta m. 0,15 con ansa desinente in giù in foglia di vite stilizzata; uno 
scudo di serratura circolare, largo m. 0,085 con un piccolo corrente lungo m. 0,055. — 
Vetro. Sei bottiglie a sezione quadrata, corto collo e ansa a nastro alte da m. 0,12 
a 0,17, e tre vasi cubici ad orlo tondo, alti da m. 0,12 a 0,14, uno dei quali con- 
tiene nel fondo ossicino e lische di pesci. 

(27 id.). Nell'ambiente g della stessa casa, ma all'altezza del piano superiore, 
si è trovata un'impugnatura di osso di forma trapeziale lunga m. 0,115, la quale 
completata con i denti di legno, costituenti un pezzo a parte da inserire all' impugna- 
tura, formava forse un pettine. 

(28 id.). Reg. I, ins. IX, n. 2. Per collocare le rotaie di ferro al posto del- 
l'antico architrave mancante ed assicurare cosi stabilmente le fabbriche sovrastanti, 
si è dovuto procedere qui ad un piccolo scavo riuscito molto interessante. Verso la 
estremità sin. dell'antico architrave si è rinvenuto uno scheletro umano in posizione 
verticale ma rannicchiato — un Pompeiano che troppo tardi tentò la fuga — giacente 
in tutto nel lapillo: nessun oggetto recava con sé l'infelice, per quanto finora per- 
mette lo scavo. Verso l'estremità opposta si è trovato un disco di bronzo leggermente 
convesso, largo m. 0,295, pendente da un anello, molto probabilmente un disco sonoro 
collocato alla porta iu luogo del campanello. 

M. Della Corte. 



REGIONE VII. — 37 — TREVIGNANO ROMANO 



Anno 1913 — Fascicolo 1^. 



Regione VII [ETRURIA), 

I. TREVIGNANO ROMANO — A7itichi sepolcri scoperti in « Via 
della Macchia ». 

Il giorno 2 del passato dicembre, in quel tratto incassato di via della Macchia 
situato tra le proprietà di Augusto Del Savio e di Francesca Bruni in Calcagni, nel 
comune di Trevignano Romano (fig. 1, A), fu messo fortuitamente in luce, per opera 
del muratore Anacleto Stefanelli, un antico sepolcro ad incinerazione con suppellet- 
tile del secolo Vili ('). 

La tomba, scavata nel lapillo, aveva la forma di un pozzetto cilindrico di circa 
m. 1 di diametro, ed era profonda dal primitivo piano di campagna m. 2,50, pro- 
fondità esattamente corrispondente in quel punto a quella dell'attuale piano stra- 
dale (fig. 2). 

Il cinerario coi resti del rogo era stato deposto dentro una custodia di tufo gial- 
liccio, del diametro di cm. 73, tratto probabilmente dalle cave del territorio Sutriiio 
da quelle più prossime di Monterosi. 

La custodia aveva le pareti interne a tronco di cono, il fondo piano con incavo 
centrale per la posa dell'ossuario, ed era protetta da un coperchio, pure di tufo, in 
forma di cono schiacciato, cavo al disotto e munito in giro di battente in forma di 
gocciolatoio per eliminare il pericolo d'infiltrazione delle acque (fig. 3). La super- 
ficie esterna della custodia non fu lavorata con quella perizia che mostrò l'artista di 
possedere nell'esecuzione della parte interna di essa e del coperchio ; lavoro, special- 
mente quest'ultimo, che egli condusse in modo veramente perfetto. 

(•) La scoperta fu immediatamente annunziata all'Ufficio scavi dell'Etruria suburbana dal sindaco 
di quel Comune, sig. A. Ortenzi, il quale lodevolmente dispose che la sui)pellettile funebre rinve- 
nuta nel sepolcro fosse con ogni cura trasportata e conservata nei locali del Municipio. 

Notizie Scavi 1913 - Voi. X. ^ 



TR8VIGNAN0 ROMANO 



— 38 — 



REGIONE VII. 



La metà inferiore del sepolcro era riempita con terra line, scevra da sassi, e 
frammista soltanto a lapillo, mentre nella superiore erano accatastate senza alcun 
ordine delle grandi pietre informi di basalte. 




FlG. 1. 



È molto probabile che questo seppellimento, analogamente ad alcuni altri poz- 
zetti scoperti ut'U'Agro Falisco, avesse esternamente una specie di tumulo, il quale, 



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Fu; 2. 



oltre a servire a riconoscerne il luogo, permettesse l'utilizzazione della terra resi- 
dualo e.strutta dal cavo. 

Gli abbondanti residui s. helctrici rinvenuti nell'ossuario appartengono ad un 
adulto, la cui suppellettile funebre è propria del sesso femminile. 



REGIONE VII. 



— 89 — 



TREVIGNANO ROMANO 



Il cudavei-e fu oeitaniente bniciato insieme cogli oggetti deirabbigliametito perso- 
nale ed agli strumenti da lavoro, mostrando gli i,ni e gli altri tracce evidentissime 
dovute airaziono del fuoco. Alcuni di tali oggetti, an/i, che per le loro proporzioni 
non avrebbero potuto essere imme.^si dentro l'o^Miario insieme coi resti del rogo fu- 
rono intenzionalmente ridotti in pezzi, forse subito dopo avvenuta la distruzione del 
cadavere, quando, cioè, lo stato del metallo ancora rovente rendeva più facile e spe- 
ditivo tale lavoro. 

L'ossuario, di grandi dimensioni e perfettamente simmetrico, è di arailh «rjal- 
lastra col ventre a bulk., l'orlo breve ed il labbro rovesciato in fuori: misura in 
Mitezza 2/0 mm.; nella massima sporgenza del corpo ha un diametro di mm. ^75, t-l 
all'orlo mm. 195 (tig. 8). 




FiG 3. 



Era coperto da una ciotola di spessa lamina di rame, a pareti divergenti e fondo 
• piasi piano, la quale internamente ed in prossimità dell'orlo mostra un'antica raj»- 
l>.'zzatura fatta con una piastrina rettangolare fissata alla parete della ciotola con 
>ci bolloncini ribaditi: diam. mm. 210. 

La suppellettile contenuta nell'ossuario era la seguente (tìg. 4): 

a) numerosi globetti di smalto vitreo turchino con occhietti bianchi, e pochi 

altri di vetro chiaro e d'ambra, la maggior parte spezzati, pertinenti ad una collana ; 

h) cinque tubetti e metà circa di un sesto, rigonfi nel mezzo e divergenti 

alle estremità, e sette grani lenticolaii in lamina di elettro, usati anch'essi per 

collana; 

e) gruppo di anellini di filo di bronzo, a sezione romboidale, ottenuti con la 
fusione, facenti parte probabilmente anch'essi della collana niedesim; ; 

d) due pezzi di catenella ad anelli fusi di bronzo, di uguale sezione dei pre- 
cedenti ma di un diametro alquanto maggiore; 



TREVIONANO ROMANO 



— 40 REGIONE VII. 



e) due pendagli costituiti da una serie di anelli ammagliati di filo cilindrico 

di bronzo; 

/■) due archi di fibula in bronzo, a navicella piena, adorni con fasce trasver- 
sali leggermente rilevate su cui ricorre un'incisione a spina; lungh. dell'arco piìi 
conservato mm. 41 ; 

g) quattro fibule frammentate con arco di filo quadrangolare di bronzo e breve 
staffa seraicircolai-e, rivestite originariamente con dischi d'ambra separati da lamel- 
lette di osso, di cui rimangono alcuni resti; 

h) fibuletta di bronzo ad arco ingrossato e breve statfa semicircolare, rivestita 
con sottilissimo nastrino d'oro avvolto à spira, uno dei capi del quale è fissato ad 
un forellino praticato nella statfa stessa: manca di una parte dello spillo e misura 
mm. 24 di lunghezza ('); 

i) sottile nastrino cordonato di elettro, avvolto a spira, usato probabilmente 
come rivestimonto di una fibuletta simile alla precedente ma a corpo tortile (^); 

/) cinque bottoni a dischetto, con anima di bronzo, rivestita di lamelktta 
doro, ornati con una perlina centrale circondata da tre cordoncini concentrici ; dia- 
metro mm. \'ó: 

m) frammenti di un anello di filo di bronzo del diam. di circa mm. 27 ; 

n) pendaglio fusiforme di bronzo ornato in giro con sottili solcature parallele 
disposte in zone, dalla cui estremità inferiore trilobata pendono altrettanti ciondoli 
biconici dello stesso metallo, muniti superiormente di occhiello: lungh. complessiva 
mm. 7(5; 

o) armilla fatta con una lamina accartocciata di rame a superficie perfetta- 
mente brunita, le cui estremità rastremate e sovrapposte sono ornate con solcature 
trasversali parallele: diam. esterno mm. 88; 

pi fÌ'"PP"^ numerosissimo di bottoncini emisferici di bronzo, vuoti e muniti 
posteriormente «li un piccolo occhiello. Alcuni di essi, oltre agli avanzi del filo col 
quale erano stati attaccati, conservano dei filamenti di stotfa su cui originariamente, 
a scopo ornamentalo, furono applicati; diam. mm. 5; 

7) molti frammenti ai)parteuenti ad un cinturone di bronzo, del tipo a losanga, 
spezzato intonzinnalraente per essere collocato nell'ossuario. Il frammento maggiore 
mostra uno dei liottoni laterali sbalzati, circondalo da un giro di puntini incussi e 
da un poligono stellato sottilmente inciso, presso il quale rimane parte di una delle 
caratteristiche protomi di volatile stilizzata e traccia dell'oruamentazione ricorrente 
parallelamente ai margini del cinturone, formala da una zona a puntini e da un'altra 
a trattini obliqui ; 

/•) tramiiienti di una sbarretta laminare di bronzo, ornata longitudinalmente, 
con tre leggere solcature, avente le estremità assottigliate ed arricciate. Molto pro- 
babilmente tale sbarretta doveva appartenere ad una di-lle cosi dette forcelle da telaio; 

s) fusarncda biconica. di argilla scura, screpolata per l'azione del fuoco ed 
ornata in giro d'intaccature nel [Minto di unione dei due coni: diam. mm. 32; 

(') Kibul««con usualo riv.vs(im,.„t„ fnn.im r.-stitiiitc .l,,ll,. lucroiM.li <li N;,rce odi Falerii veteres. 
(M «Tr toml.p X\ ^ XXVI .1.1 .s.'i.„l,-r..'lo .li M.-ntaraii.. (Fnìeni. veteres). 



REGIONE VII. 



— 41 — 



TREVIGNANO ROMANO 



l) piccola parte del fondo di una taz^a umbilicata, d' impasto scuro ed a pa- 
reti sottili. 




FiG, 4. 



In prossimità del sepolcro descritto, lungo le pareti incassate di via della 
Macchia, sono visibili le tracce di altri seppellimenti, per lo più a fossa, tagliati e 
distrutti per la costruzione della via stessa. A m. 2,30 circa più a nord del nostro 



TREVIGNANO ROMANO 



42 — REGIONE VII. 



pozzetto ed alla profondità di m. 1,50 dal ciglio superiore della scarpata, è inoltre 
perfettamente riconoscibile l'estremità occidentale di una tomba a fossa con cadavere 
iiiiiiiiato internantesi nel terreno di proprietà Bruni ora seminato e quindi in questo 
111 .iiicnto non esplorabile. 

Dello scheletro sono visibili le estremità inferiori delle tibie, presso le quali si 
notarono alcuni frammenti di un'olla a copertura rossastra con orlo rovesciato in fuori. 

Fronteggiante il sepolcro ad incinerazione e quello a fossa ora accennato è un 
breve tratto di terreno pianeggiante di proprietà Del Savio, che, non essendo attual- 
mente messo a coltura, bene prestavasi per l'esecuzione di un saggio il quale, previo 
consenso del proprietario, si tracciò parallelamente al confine stradale ed a breve 
distanza da esso. 

Tale saggio condusse alla scoperta di una tomba a fossa, scavala anch'essa nel 
lapillo, lunga m. 2,U0, larga ra. 0,70 e profonda dall'attuale piano di campagna m. l,Oó 
(rig. 1, B; tìg. 2). Kra orientata da est ad ovest ed il riempimento di essa era quasi 
intieramente costituito da grandi pietre basaltiche frammiste a poca terra: più pic- 
cole le inferiori, di maggior volume le superiori. 

Dello scheletro si conservarono soltanto le tibie, le cui proporzioni e' inducono 
a credere che il cadavere fosse di un adolescente. 

All'estremità orientale della fossa, presso alcuni residui insignificanti del cranio, 
si rinvenne: 

a) un'olla a ventre lenticolare e breve orlo cilindrico rovesciato superiormente 
in fuori, ingubbiata di ro.sso: alta mm. 138; diam. della bocca mm. 122. 

In corrispondenza del petto: 

b) pochi grani di pasta vitrea turchina con occhietti bianchi appartenenti ad 
una collana; 

e) coppie di libulette di bronzo a navicella piena e breve staffa, lunghe 
mu). 'óO, adorne con triangoli tratteggiati, sottilmente incisi al bulino. 
Presso il li anco destro: 

U) uncinetto di filo gemino di bronzo: lungh. mm. 24. 
Sull'addome: 

e) anello fuso di bronzo del diam. di mm. 40. 
In gruppo, pre.sso i piedi, i seguenti fittili: 
a) rozzo attingitoio d'impasto scuro a ventre ovoi(lale, inferiormente appiat- 
titi», con ansa verticale a nastro applicata nella parte superiore del corpo: altezza 
mm. 92; diam. della bocca mm. 60; 

h) due eleganti attingitoi ad ansa bifora superiormente lunata, con fondo a 
tronco di ODO e breve orlo verticale, adorni ciascuno con tre prominenze equidi- 
stanti: 1 uno d'impasto scuro, l'altro marrone, e misurano rispettivamente mm. 4'S 
e 33 di altezza e mm. 88 e 6(3 alla bocca. 

Saremmo, perciò, nel mevo di un sepolcreto costituito da tombe a pozzo ad 
in.-in.-razioiM' «• d,i fosso ad inumazione con materiale dell' Vili secolo che deve es- 
sere in rappoito con (piol grup[)o di sepolcri di età più tarda rinvenuto fortuitamente 



ROMA — 43 — 



ROMA 



vari anni or sono nei terreni dei fratelli Stefanelli, a nord-ovest ed a 400 metri 
circa dai trovamenti odierni ('). 

Entrambi i gruppi debbono indubbiamente riferirsi all'antico centro abitato posto 
in vicinanza e ad oriente di essi, sull'altura ciò*- di Carano (fig. 1,0) che il prof. 
A. Della Seta ebbe già occasione di segnalare (^). Tale piccola altura, pianeggiante 
a settentrione e leggermente in declivio verso mezzogiorno, è compresa tra il fosso 
omonimo, alimentato da ima piccola sorgente ad est e quello del Fontanile o dei 
Castagni ad ovest, ed è limitata quasi ininterrottamente da una balza rocciosa ge- 
neralmente poco elevata. 

.1 cocci che ivi affiorano, i frammenti di tegole, i pochi resti di cornici archi- 
tettoniche e la parte inferiore di una macina in pietra basaltica che già notò il 
Della Seta, si riferiscono certamente ad età romana, ma non è atfatto improbabile 
che, similmente a ciò che avvenne per altre antiche località abitate, quella civiltà 
siasi sovrapposta al primitivo centro etrusco. 

Mi è stato anche riferito che al di là del fosso di Carano, nella contrada Campo 
del tesoro (fig. 1,E) parecchi anni or sono si scoprirono alcune grandi giarre tìttili 
che i contadini ridussero in frantumi e dispersero, delusi per non avervi trovato dentro 
le ricchezze sperate. Forse da quel lato estendevasi la necropoli romana, l'esistenza 
meno della quale ci potrà essere assicurata da una serie accurata di indagini cl;e 
potrebbero essere intraprese in tutta la zona arciieologica circostante l'antico centro 
abitato di Carano con risultati indubbiamente proficui. 

E. Stefani. 



IL ROMA. 



Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 
Regione XII. Praticandosi il cavo per l'apertura di una fogna che correrà 
parallela alla cinta urbana, presso l'angolo che questa forma ad est del quartiere di 
s. Saba, a m. 4 di profondità del moderno piano stradale, si sono viste le tracce 
di un'antica strada lastricata a poligoni silicei, per la lunghezza di m. 4,20, in di- 
rezione sud est, nord ovest. Questa strada era limitata a nord da un muro, dello 
spessore di m. 0,60, in laterizio, con la risega di fondazione larga m. 0,20. 



Via Latina. In località Gregna, nel terreno di proprietà della Congregazione 
di Carità di Frascati, eseguendosi i lavori di bonifica sono state riconosciute a poca 
profondità dal piano di campagna, le tracce di un diverticolo di destra della via 
Latina che corre in direzione di Ciampino. Nelle vicinanze dell'Acqua Mariana, a circa 

(') Vedi Not. degli scavi, 1911, fase. 6^ pag. 246 e segg. 
O Idem, pag. 253. 



ROMA - 44 - ROMA 

800 m. sulla destra dell'odierna via Anagnina, presso il detto diverticolo, si è rinve- 
nuta, a circa m. 2 di profondità, un'ara marmorea di forma rettangolare oblunga 
(m. 0,78 X 0,46 X 0,25) con ai quattro lati scolpita a bassorilievo una divinità. Essa 
è molto corrosa dall'azione delle acque; tuttavia si possono riconoscere abbastanza 
bene le quattro figure. La prima è una figura maschile ritta di fronte, nuda all'eroica 
con un semplice mantello svolazzante sulle spalle. Vi si riconosce facilmente un Marte, 
quantunque gli attributi siano scomparsi. La seconda figura è muliebre seduta, vestita 
di chitone e di manto con scettro terminante a pomo: vi si può riconoscere una 
Giunone. Segue nel terzo lato una figura mascliile seminuda con il braccio sinistro 
alzato e la destra conserta al seno; in basso a destra sta il simbolo del serpente: 
è senza dubbio un Apollo. La quarta figura infine è maschile barbata, rivolta a destra 
con il piede sinistro regge l'asta di un tridente: rappresenta un Nettuno. L'esecuzione 
artistica dell'ara è mediocre e la pone tra il II ed il III secolo dell'impero. 

* 

Alt * 

Via Ostiense. Continuandosi lo sterro per la costruzione dei nuovi fabbricati 
di proprietà della Colonia Agricola Ravennate di Ostia, sulla sinistra della via Ostiense, 
e poco prima di giungere alle case della moderna borgata, sono stati visti, sempre 
alla profondità di m. 2 sotto il piano di campagna, altri avanzi di costruzioni appar- 
tenenti ad antichi sepolcri consistenti in camere di diverse forme e dimensioni, co- 
struite in parte in opera reticolata di tufi ed in parte in laterizio. 

Qut'sti resti di colombari sono la continuazione del gruppo di sepolcri già visto 
e pubblicato in (lueste Notizie, anno 1911, pag. 79 seg., fig. 9). 



Via Portuense. Durante la scoperta della cava di breccia di proprietà del 
8ig. Giuseppe Ercoli a Monte verde, si sono rinvenuti: 

1. Lastra marmorea (m. 0.39X0,20X0,04), con l'iscrizione: 

DM 

I V L I A E P fl . . 

T E R N A e 
AMICAE SAN 
C T I S S I M A E 
CVMCtyA VI 
XIT ANN LVIl 
MENSVlFEClToC 
TAVIVS VERNA 

2. Frammento di lastra marmorea (m. 0,40 X (),:i7 X 0,0.-)), che servì a chiudere 
un lo(Milu del vicino cemeterio di Ponziano, con 1" iscrizione mutila: 

tó RESTITVTAìa Cu6 v. ann dep^ 

/ N P AC E X 1 1 1 1 ;a KaSept. Eusebio Ilei 
aLBINOVCr^CC a493~ 



ROMA 



— 45 — 



ROMA 



3. Frammento di lastra marmorea 
(m. 0,28 X 0,20 X 0,04) con resto d'iscri- 
zione cristiana: 

. . . F E L I C I TA S E T . . . 
. .. CVS ASELLI B... 



4. Id. id. id. (ra. 0,59 X 0,37 X 0,05): 



Q_V I 

v ? X I T 

«/m. XVIIII ... 

OCTOB 

, ^ D 



5. Id. id. id. (m. 0,35 X 0,26 X 0,03) 



6. Id. id. id. (m. 0.1 6 X 0,1 1 X 0,03) 



D V O . . 

S FILIVS 

deposlTVS II 



VN-KAI • AIABI 
YMNIOY 



Via Salaria. In via Isonzo, nella proprietà del cav. Dante Casciani, eseguen- 
dosi lo sterro per la costruzione di un nuovo edificio ad uso di abitazione, si è rin- 
venuto fra la terra di scarico: 

1. Un cippo di travertino (m. 1,12 2. Un cippo di travertino (ra. 0,95 

X 0,34X0,12) rotto in due pezzi, con X 0,33 X 0,23) con l'iscrizione: 

l'iscrizione funebre: 



A -BALONIVS 
A LDIO 

baloniaafchiLa 
v- balonia 

A • L- N I C E 

Q_ R O S CI V S 

Q_LPHILARGVRVS 

INFR- P XII 

INAGRPXVI 



T NVFIVS T L 

ZETHVS 

TN VFI VST-L 

AMPHION 

INFR-PXIIIN-AGRPXII 



I due defunti nati schiavi e poi liberati, dovettero essere fratelli gemelli come 
lo furono nella favola di Dirce Amphion e Zetfius figli di Giove e di Antiope. 
3. Id. id. id. (m. 0,67X0,42X0,14) id.: 

SATRIENAE-PF- 

IN-FR P-XII 
INAGR-PXX 



Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 



4-fi — REGIONE 1. 

OSTIA 



Via Tiburtina. In località Sette Camini, nella cava di pozzolana di proprietà 
del principe Torlonia, a circa 300 m. sulla sinistra della via Tiburtina, nel procedere 
alla scoperta della cava stessa si è continuato a mettere in luce il diverticolo di 
sinistra dell'antica via Tiburtina in direzione sud est, nord ovest, di cui già si erano 
viste traccie nei lavori precedenti (v. Nolizie, 1912, pag. 272). Ai lati del breve 
tratto del diverticolo ora messo in luce si sono visti gli avanzi di altre tombe, oltre 
quelli già visti in precedenza. Lungo la crepidine sinistra correva un lungo mm-o di 
cinta appartenente ad uu sepolcreto, sulla destra si ergeva invece una tomba con la 
cella a volta di tutto sesto, misurante in larghezza m. 2,40 ed in profondità m. 2,10: 
i muri che la formavano erano reticolati con ricorsi di laterizi su dieci filaii. L' in- 
gresso, praticato su uno dei fianchi della tomba, era largo m. 0,80 : la soglia e l'ar- 
chitrave erano di travertino. Poco lungi dalla detta tomba si scoprì un profondo pozzo 
praticato nel vergine, ripieno di rottami di ogni genere, fra cui moltissimi poligoni 
silicei divelti dal basolato del diverticolo. In fondo al pozzo giaceva un cippo mar- 
moreo scorniciato con timpano semicircolare pulvinato (m. 0,98 X 0,69 X 0,42), con 
ai lati i simboli della patera e dell'urceolo; sul davanti reca l'iscrizione funebre: 



M A N I B V S 

DIDIAE MODESTAE 



G. Mancini. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

LATI UAL 

rn. ')STIA — Scavi nella necropoli, in via delle Corporazioni, nel 
Teatro, sotto i Quattro tempietti, sul Decumano. Scoperte varie. 

Necropoli sulla via Osiiease. — Entro l'area recinta da muri in opera reticolata 
di lava basaltiua con ricorsi di mattoni, addossata alla parete nord, si scoprì una forma 
[•er un seppellimento, ma senza alcun avanzo di ossa o di oggetti. Sotto di essa venne 
ili luco entro la sabbia un cumulo di materie bruciate, legno con ossi lavorati e vasi 
fittili, .simili a quelli delle altre tombe più antiche. Anche questa tomba come le 
precedenti nra stata devastata, al quale proposito è da osservare, che tutte dovevano 
easere contraddistinte da un segno sopra terra, che condusse a loro i depredatori con 
tanta sicurezza da non smuovere la sabbia per ricerche se non nel posto preciso 
dove si trovavano le tombe stesse. 

Tra gli ossi noto i seguenti (figg. 1, 2): Ermo itifalliche (m. 0,053); teste; 
braccia; gambe; torsi; frammento di tavoletta su cui si vede un amorino con l'asta 
lu resta contro un cinghiiile; frammenti di grandi ali; frammenti di tavolette con 
iion e ricci; frammenti di cimase; tavolette tagliate a cuneo con ovoli e foglie. 



RECHONE I. 



— 47 — 



OSTIA 



Dei tre vasi insieme rinvenuti : uno ha tracce di vernice rossa sul collo, gli altri 
due tracce di vernice rossa scura. Vi erano poi frammenti di lucerne e di altri vasi 
dello stesso tempo. 




FlG. 1. 



Presso la porta principale si raccolse un frammento di lastra marmorea 
(m. 0,095X0,145X0,035) con l'iscrizione: 

ONI 
ONIO 

Palestra delle Terme. — Si raccolsero fondi di vasi aretini 
con le marche OF VI ; FAB (?) ambedue entro pianta di piede 
e C. LL. XV, 5399/", 6800 ^'. 



Via della Fullonica. — Venne in luce una lastra marmorea 
(m. 0,175X0,465X0,025) che doveva coprire una tomba del 
fulmine. Vi si legge: 

FVLGVRDlVM 

Via delle Corporazioni. — L' isolato che sta sul lato orien- 
tale ha nella sua parte settentrionale (verso la via della Fullo- 
nica) taberne, nella meridionale (verso il Decumano) un'abita- 
FiG. 2. zione privata, vale a dire si constata qui l' inverso di quanto si 

ha nell'isolato sulla via della Fontana: le taberne dell'una e dell'altra via hanno 
alle spalle abitazioni private. 




48 REGIONE I. 

OSTIA *° 



I piani saperiori alle taberne probabilmente precipitarono quando queste erano 
state da più tempo abbandonate. 

Tra il materiale costruttivo che riempie queste taberne si raccolsero molti mattoni 
con bolli: C. I. L. XV, 1435 (30 frammenti, a. 123), 958 a (10 fr., a. 123), 1434 
(8 fr., a. 128), 40 e 1432 (7 fr. di ciascuno, a. 127), 618 (6 fr., a. 154), 1094^ 
(4 fr.', fine del' primo secolo); 79 e 104 (3 fr. di ciascuno, a. 123), 1449a (2 fr., 
seconda metà del primo secolo). 71, 103, 693, 1066, 1364 (2 fr. di ciascuno, a. 123), 
1436 (2 fr., a. 130), 171 (2 fr., a. 138), 45, 69 (2 fr.), 71, 90, 108 (a. 123, 
spess. mm. 50), 109, 249, 292, 326, 408, 693, 719, 933 e, 938, 968, 983c^, 
1068a, 1075, 1095, 1096 tf, 1262, 1302, 1447, \U9 d. 1480, 1500, 2197, Notule, 
1909, pat'. 57; 1910, pag. 185^ (fr. di altro mattone che completa la lettura), 
pag. 185 A pag. 377 e 

a) Clj EX • PR ■ AB • CAE • FYR 
PAETETAPRONCOS 

cioè: Ex pr{aedis) Ab{urni) Cae{diciani) Fyr{mus) Paet{ino) et Apron{iano) co{n)- 
s{uUbus) in due frammenti diversi che completano la lettura; 

f)) Q palma CASSI • Ali loRiDiS palma 

se, come pare, i due frammenti sono dello stesso mattone. 

Questi bolli appartengono per la grandissima maggioranza agli anni tra il 123 
e il 130; pochissimi sono anteriori. I rari posteriori debbono dar prova di qualche 
rifacimento. 

Qui si raccolse pure un piede e sottopiede di candelabro in bronzo, e due fram- 
menti di tegoloni decorativi, uno, in cattivo stato di conservazione, con parte di figura 
muliebre, che .si regge con la sin. il manto, l'altro con parte di capitello ionico 
che regge luia cornice e sopra questa il tetto con tegole e coppi. 

La casa privata che sta nella parte meridionale della via è quasi simile a quella 
che sta nella parte settentrionale di via della Fontana. Ha anch'essa una stanza con 
affreschi che si t>tanno scoprendo. Negli scarichi delle stanze, oltre frammenti d" in- 
tonaco dipinto, pezzi di pavimento a mosaico dei piani superiori e pochissimi fram- 
uienti dei sollitti, sii raccolse: 

Marmo. Testa di efebo (m. 0,27, fig. 3 e 4) con capelli cinti da sirophion, 
divisi sulla fronte ed ondulati, pendenti in masse di riccioli sulle gote e ravvolti e 
rialzati sulla nuca. « Copia di un originale greco della metà del V sec. a. C, forse 
opera di Kalamis. Uipete, con qualche variazione, specialmente nell'ovale del viso 
più allungato, ima testa di efebo che è a Monaco di Baviera ed altre simili. Vedi 
Furtwaengler, J/^/.f^g/vr., pag. 115; Sellers-Strong, Sirena Helbig. 1890, pag. 293 segg. ; 
Helbig, l'oli lìarracco, tav. 35 ecc. È da notare che questo esemplare rende meglio 
il carattere calamideo del volto, nonostante lo stato rovinoso in cui ci è pervenuto » 
(Mariani). - Ermetta (lu. u,10). — Lastre iscritte: 



RBQIONE I. 



— 49 — 



OSTIA 



1. (m. 0,065 X 0,072 X 0,025) : 
A FI 

T • 



2. (m. 0,13 X 0,11 X 0,025): 

a'BERTAB 

in front E • PED • X 

^EEST A 

^I-IVRIS/ 



Terracotta. Lucerna (forma 31) con conchiglia nel disco e palmetta nel fondo; 
altra di forma simile alla 31. — Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 1435 (10 fram- 
menti, a. 129), 958 « (7 fr., a. 123), 40 (6 fr.. a. 127), 71 (4 fr., a. 123), 606 





FiG. 3. 



FiG. 4. 



(2 fr., a. 123), 1094 (2 fr., fine del I sec), 45, 69, 79, 90 «, 104, 105 «, 109, 119 «, 
121, 552, 632, 648 ^', 'ò^ìQ, 862, 1053, 1064«, 1104, 1430, 1434, 1436 e 

con -E AQVILN 
EFIC • PLATA 
^•T-S • JV 

(cfr. C. I. L. XV, 396). 

Nell'arco della porta della camera verso noni è in opera un mattone col bollo 
C.I.L. XV, 958 a dell'anno 123. 

Nella prima taberna verso il decumano si rinvenne un coperchio di sarcofago 
marmoreo, in parte scalpellato, con rappresentanza di quattro amorini, che reggono 

festoni. 

* 

Piazzale dietro il Teatro. — Qui si raccolse un frammetito di lastra di marmo 
(m, 0.08 X 0.105 X 0,02) con l'iscrizione: 



v-lN-AGRC 



OSTIA - 50 -^ REGIONE I. 



Un frammento di fistola acquarla (m. 0.35 X 0,04) con la leggenda : 

nal ENNIVS • FELIX 

una fibula di bronzo ; un astuccio circolare di piombo (m. 0,058) ; mattoni con i bolli 
C. L L. XV, 659 a e 

(?) 
(^ EX PR CAES Ci 

TOROT 

un frammento di tegolone decorativo con tre ricci. 

Nel muro occidentale è in opera una mattone con il bollo C, I. L. XV, 1370. 

* 

Teatro. — Un piccolo saggio fu fatto all'angolo nord-est del teatro per cercarvi 
qualche avanzo del teatro più antico (augusteo ?). A due metri sotto il piano del 
portico dell'edificio si trovò un pavimento di parallelepipedi di tufo e ad ovest di 
questo un muro di opera reticolata con il nucleo formato di tufi informi e pozzolana 
nera. Questo muro, che è lungo sei metri, finisce a sud dov'era il vomitorio orientale, 
e a nord in un pilastro in piccolo tufi rettangolari con il nucleo eguale a quello del 
muro. Quesio pilastro sta precisamente in linea con la parete postica della scena e 
ci dà quindi l'angolo nord-est del teatro primitivo. 

Quel muro fu tagliato da una fogna che corre verso nord-ovest. In questa si 
raccolse una lucerna (forma 18), con un cane a d. nel disco e nel fondo la marca 
6'. /. A. XV, (5495 1^ ed un collo di vaso chiuso, ma fornito di due zone di buchi 
come un inalliatoio. 

Decumano. — Si è iniziato lo scavo destinato à isolare completamente il Teatro 
e mettere in luce la continuazione del Decumano tra questo edificio e il Foro. 

Nei primi movimenti di terra presso la così detta Piscina vennero in luce: Una 
testa marmorea, ritratto di donna anziana; porta il manto sul capo ed ha i capelli 
divisi ed ondulati; guasta nel naso, bocca e mento, rivela tuttavia un'eccellente fat- 
tura od espressione di verismo. Un frammento di testa virile barbata in marmo. 
Un anello di bronzo che presenta nel castone graffito: un leone che abbatte un caprone. 



(Juallro tempietti. — Fu completato lo studio del sottosuolo del pronao del 
tempio (Il Venere, che ha dato lo stesso risultalo di quello degli altri tempietti. 

il primo strato, in alto, di m. O.iSd. è formato di calcinacci; il secondo, di 
m. 2,1)0, è co.stituito di argilla, tufetti, pochi frammenti di tegole e di vasi campani; 
il terzo, di 1,1. 0,01;,, di sabbia del fiume; il quarto, di m. 0,65, di argilla e sabbia, 
frammenti di vasi campani e pochissimi frammenti di tegole. 



REGIONE I. _ 51 _ ALBANO 

La parte inferiore della fondazione, di m. 0,tJ5. la più antica, di pozzolana nera 
e tufi informi, posa sulla sabbia. Sopra di essa è un'altra, più larga, alta tre metri, 
di pozzolana rossa e tufi informi, che va col secondo strato suddetto. Posa su questa 
il muro ad opera reticolata, con cornice in tufo a grossi blocchi alla base e in alto: 
l'opera reticolata ricopre all'esterno anche parte della fondazione. 

Nell'ultimo strato, appartenente ai templi più antichi, si raccolse un'antefissa 
frammentata di terracotta rosso chiara con molti granelli di pozzolana rossa: vi è 
rappresentata una palmetta con ricci, che sorge da una foglia di acanto, e fiancheg- 
giata da animali alati (fig. 5). 




FiG. 5. 

Nello strato di sabbia si rinvenne una palmetta di terracotta, traforata. 
Sotto lo strato di calcinacci venne in luce un frammento di tufo con avanzi di 
due lettere: SA, ricoperte di intonaco bianco dipinto in rosso. 



Gli operai delle polizie hanno consegnato un frammento di lastra marmorea 
(m. 0,10X0,10X0,042) con l'iscrizione: 

Il i 

CVRIA 

TICl 

D. Vaglikki. 



IV. ALBANO — Scoperta di resti di antico edificio adibito ad uso 
di magazzino presso la stazione ferroviaria. 

Nei pressi della stazione ferroviaria di Albano sono stati di recente eseguiti 
gli sterri per la costruzione dell'edificio della Cantina Sociale, ed ora si sta aprendo 
una nuova via che dal piazzale della stazione condurrà alla via del Fosso. 



_ 1^2 REGIONE I. 

ALBANO 



Sotto la Cantina Sociale esisteva una serie di muri a cubetti di peperino di 
tarda epoca, la cui disposizione accennava alla forma di horrea. In alcuni dei vani 
scoperti erano sul pavimento, praticati nel vergine, molti di quei ricettacoli di cereali 
che hanno la forma di grandi doli. 

Tra la terra di scarico fu rinvenuto un frammento di fregio fittile (m. 0,20 X 
0,14 X 0.05) con ornati a palmette rovescie e girali racchiudenti due teste di Gorgone 
di tipo arcaizzante, con i capelli stilizzati e le bocche larghissime. Conserva tuttora 
le tracce dei colori : il fondo su cui è rilevato il gorgoneion è alternatamente rosso 
e turchino, le teste di Gorgone sono dipinte in rosso e rifinite in bianco, i listelli 
ed i girali sono anche in bianco. 

Nei lavori per l'apertura della nuova strada, gli sterri hanno scoperto altri avanzi 
della stessa costruzione già accennata degli horrea, anch'essi costituiti da muri a 
cubetti di peperino formanti alcuni ambienti attigui l'uno all'altro, lungo un muro 
perimetrale in direzione da nord-ovest a sud-est. 

Questo muro perimetrale correva perpendicolarmente ad un altro muro di uguale 
struttura in direzione da nord-est a sud-ovest, il quale limitava una piccola area 
lastricata a poligoni silicei. 

La scoperta di questi muri e dell'area lastricata va messa in relazione con l'altra 
scoperta avvenuta nel 1891 presso la stazione ferroviaria, durante i lavori eseguiti 
per allargare la zona che costeggia a monte il binario della ferrovia. 

Si trovò allora un muro a piccoli parallelepipedi di peperino, probabilmente simile 
a quelli trovati adesso, e furono visti due selciati di poligoni di lava basaltina 
(cfr. E. Stevenson, Notizie, 1891, pp. 252 seg.). I selciati furono erroneamente 
riconosciuti dal Toraassetti [La campagna romana, 2* ediz., II, pag. 217) per un 
diverticolo di destra della via Appia: essi appartennero agli horrea e formavano il 
la.stricato dei luoghi di scarico, quali si vedono tuttora in più punti nei magazzini 
di Ostia antica. 

In uno degli ambienti citati immetteva una conduttura di piombo di piccolo 
modulo. In un altro si rinvennero due tombe: una formata da un'anfora lunga a 
forma di tronco, segata superiormente racchiudente lo scheletro di un bambino, l'altra 
a cappuccina chiusa con tegole sesquipedali di cui alcune recano i marchi di fabbrica 
C. I. L. 408 a, 424 «, 1121. 

PVa la terra di riempimento si rinvennero due frammenti di lastra marmorea 
(m. 0,27 X (),:{() X 0,02) recanti il seguente resto d" iscrizione dedicatoria: 



leg. ;;PA"I^ • P FF • A-T • DEVOT- 
ìium INI MAIESTATl QJ/ E • 
eor VMtDEDlCANTECL^ 
«//VANOPRAEFLEGSS-t' 
.../ DVSFEBRFVLVIO AE 
WinANOll-E A£VIOAQVILINO<?05S a. 249 



REGIONE I. — 53 — 



ANZIO 



L'iscrizione è dell'auno 249 ultimo del regno dei due Filippi, padre e tiglio, i 
quali finirono la loro vita il primo fatto uccidere da Traiano Decio il P settembre 
nei pressi di Verona, il secondo strangolato a Roma dai pretoriani il IG ottobre 
(V. Schiller, Geschichle d. ròm. Kaiserzeil, I. pag. 803). L' iscrizione fu dedicata ai 
due imperatori e forse anche all'imperatrice Otacilia, a nome di tutta la [Il legio'] 
Parlhi{ca) p{ia) f{elix) f{idelis) ae({erna), o di una parte dei suoi componenti, da 
Cl{audius) \_SiQoanus, praef{ectus) leg{ionis) s{upra) s{criplae), tra il 6 ed il 12 
di febbraio del detto anno 249. 

È la prima volta che in un' iscrizione apparisce il nome di un prefetto della 
notissima II legione Partica, che tutti sanno essere stata formata da Settimio Severo 
e poi da lui accasermata naW Albanum ; fu la prima legione ad avere guarnigione 
in Italia. Un solo altio prefetto di questa legione ci è noto da fonte letteraria {vita 
Caracallae, G) ed è Recianus, praefeclus legionis secundae ParlMcae, identificato 
con l'altro ricordato da Dione (LXXVIII, 13): tòv Tqixxiavbv %6ts tov 'Al^àvov 
aTQuioTikòov aqxpvta (cfr. Henzen, Ann. Istit., 1867, pag. 83; Dessau, C. I. L. XV 
pag. 217). 

La II legione Partica ebbe dapprima il titolo di Antoniniana sotto il regno di 
Caracalla o di Eliogabalo (v. C. L L. XIV, 2257); in un'altra epigrafe trovasi invece 
il titolo di \_PhilipjJÌana^ eraso a causa della damnatio memoriae con cui furono 
puniti i due sfortunati Filippi (v. C. L L. XIV, 2258). Questo titolo dimostra che 
la legione fu beneficata dai due principi, e nuova prova di ciò reca la mutila iscri- 
zione ora venuta in luce. 

Fra la terra di scarico si rinvennero poi in gran copia frammenti vari di pavi- 
menta/.ione a mosaico a disegno geometrico di rettangoli a tessere bianche e di trian- 
goli a tessere nere, di impellicciatura marmorea e di cornici, di intonachi dipinti in 
rosso, giallo ed oltremare, di stucchi a colorazione rossa e turchina; si ricuperarono 
anche alcune monete corrose, delle quali una sola fn possibile riconoscere per un M. B. 
di Giulia Mesa (Cohen, IV, pag. 492, u. 22). 

G. Mancini. 



V. ANZIO — Ricupero di frammenti statuari marmorei dal fondo 
del mare, presso l' Arco Muto. 

Il pescatore anziate Giuseppe Morville ha testé ricuperato dal fondo del mare 
nelle vicinanze dell'Arco Muto, presso Anzio, alcuni frammenti marmorei di statue 
le quali dovevano in antico decorare la sontuosa villa di Nerone. 

Un primo ritrovamento avvenne a 500 m. circa a ponente del luogo ove fu sco- 
perta la famosa statua detta la «Fanciulla di Anzio ", alla distanza di 60 metri 
dalla spiaggia, in uno specchio d'acqua, alto 4 m. all' incirca. 

Ivi si rinvenne : 

1) Una testa marmorea più grande del naturale (m. 0,49 X 0,31) appartenuta 
ad una statua muliebre, corrosa nella parte sinistra, conservatissima invece nella parte 

Notizie Scavi 1913 - Voi. X. 8 



FRASCATI 



— 54 — REGIONE I. 



destra. La capigliatura è liscia, rattenuta da una sottile tenia: le due trecce laterali 
terminano alla nuca in un arapio groppo scendente all' ingiù. Rassomiglia, anche per 
Iri fisonomia ai ritratti di Agrippina madre (cfr. Gnecchi, / medaglioni Romani, 
t. 141. n. 3). Nulla esclude che abbia appunto appartenuto ad una statua rappre- 
sentante la madre di Nerone. 

2) Una piccola testa ritratto di marmo greco, con i capelli alla Bruto, ripro- 
ducente uno dei membri della famiglia imperiale dei Claudi (m. 0,18 X 0,18). 

3) Un torso di statua di proporzioni minori del vero (m. 0,50 X 0,29), di 
marmo lunense, di tipo prassitelico. Il braccio destro è aderente al tronco e ripiegato 
in alto, del braccio sinistro rimane la sola attaccatura. Da ambo le parti sul petto 
sta un foro per pernio. L'attacco della gamba destra dimostra che era leggermente 
portata in avanti. È molto corrosa dall'azione delle acque marine. 

Circa 400 m. più a ponente, al di là dall'Arco Muto, presso gli scogli furono 
ricuperati : 

4) Un frammento di torso marmoreo di statua maschile di buona fattura 
(m. 0,40X0,31): rimangono i due glutei e l'attacco della gamba sinistra che si 
protende leggermente in avanti. 

5) La parte superiore di un torso di statua marmorea di tipo policletco 
(m. 0.55 X 0,49) resa verdastra dall'azione delle alghe manne. L'attacco del braccio 
sinistro dimostra che era alquanto proteso in avanti. 

(3) La parte inferiore di una statua maschile, molto corrosa (m. 0,69 X 0,40). 

7) La parte superiore di un tornio di statua marmorea rovinatissiraa dall'azione 
delle acqutì marine (m. 0,35X0,41). 

8) La parte superiore di una statua muliebre in marmo, di dimensioni infe- 
riori al vero (m. O,;')] X 0,35) vestita di chitone e di manto, e con una monile intorno 
al collo. II viso e del tutto corroso: rimangono solo visibili i riccioli dei capelli 
lungo il collo. Il braccio sinistro è ripiegato sul petto: rimane il foro per il pernio 
che reggeva l'attributo. 

9) Una gamba di marmo lunense, leggermente ripiegata (m. 0,48X0,17). 
In tutto lo specchio d'acqua ove furono ricuperati i detti frammenti statuari si 

vedono nel fondo del mare, sepolti fra la sabbia, moltissimi pezzi di marmo, anche 
e:jsi frammenti di statue della ricchissima villa ueroniaua. Non riuscirebbe certo 
infruttuosa una sistematica ricerca di quei resti. 

G. Mancini. 

VI. l-'itASCATI — Scoperta di una galleria con vòlta decorata a 
stucchi in località Campitelli. 

Nel terreno di proprietà del cav. Tommaso Saulini, in località Campitelli presso 
Frascati, disso.landosi la terra per far.. 1.. scassato di una nuova vigna, si scopri 
•Hia galh.ria interrata Hn quasi all'imposta della volta, per la lunghezza di circa 
5» motr.. La larghezza della galleria è di m. 1,80; la parte rimasta scoperta è alta 
lu. 2.<u. 



REGIONE I. — 55 — 



CASTEL MADAMA, POMPEI 



La siugolarità di questa galleria, appartenuta alla villa romana già nota in quella 
località, è che la vòlta è decorata con cinque file di cassettoni a stucco (ciascuno 
misura m. 0,45 X 0,42) i quali se non sono notevoli per la finezza deiresecuzionc, 
sono però in compenso di ottima conservazione. Anche la qualità dello stucco non 
è della più fina, e contiene nella miscela una sovrabbondanza di gesso, in modo che 
ha l'aspetto bianchissimo. Ciascuno dei venti cassettoni che compongono quel tratto 
di vòlta contiene un emblema di svariato soggetto; vi si riconoscono: scudi ogivali 
e rotondi, lire, turcassi, pelte, corone di alloro, patere umbonate, pegasi, cesti con 
frutta, crateri ecc. 

Lungo l'imposta della vòlta corre un piccolo fregio ad ovoli ed astragali pure 
in stucco. I muri sono ad empleclon con paramento a reticolato. Durante i lavori 
si videro le traccie di un'altra galleria simile, parallela alla già descritta, ma mollo 
rovinata. G. Mancini. 



VII. CASTEL MADAMA ■ — Resti di antiche costruzioni in vocabolo 
f'ollerobba. 

Durante gli sterri per i lavori agricoli che si stanno eseguendo nel terreno di 
proprietà del sig. Filippo Fraschetti in vocabolo Collerobba, in territorio di Castel 
Madama, oltre a molti resti di antiche costruzioni che rivelano in quella località 
l'esistenza di una villa romana, è stata messa allo scoperto una conserva d'acqua 
appartenente a detta villa lunga m. 12 e larga m. 4,50, con murature ad emplecloii 
di calcare locale rivestite all' interno con stabilitura a stagno di coccio pesto. La vòlta 
è a forma di botte ed ha due aperture o stìatatoi. 

P'ra il terriccio che la riempiva stava una statuetta di marmo acefala di per- 
sonaggio togato di mediocre fattura: è alta m. 0,;t2. Si raccolsero anche molti fram- 
menti di intonaco dipinto, ed avanzi di un pavimento a tasselli bianchi. 

G. Mancini. 



CAMPANIA. 

Vili. POMPEI — Continuazione dello scavo della via dell'Abbondanza 
durante il mese di febbraio 1913. 

L'andamento dello scavo continua come nei mesi scorsi, e cioè : liberazione della 
via, procedendo sempre verso oriente, ed esplorazione di alcuni interessanti editici 
neir isola VI della reg. I. 

In quanto allo scavo della via, si son liberati e si stanno liberando le fronti delle 
isole opposte, XIII della reg. IX e IX della reg. I, di cui si dà, nella tig. 1, il 
rilievo topografico promesso lo scorso mese. Sul nuovo tratto, come vedesi, sporgono 
quattro vani d' ingresso delle due isole opposte, e, fra essi, degni di speciale atten- 
zione, i vani 1-3 reg. IX, isola XIII, che si presentano con architettura del 1° stilo. 
Di essi si vanno rimettendo a posto le cornici. 



POMPEI 



— 56 



REGIONE I. 



Inquanto allo scavo dell'isola VI della reg. I (rilievo topografico nel rapporto 
del mese scorso, fig. 1, pag. 29), si è portata a compimento, in questo mese, l'esplo- 
razione di tutti quegli ambienti della casa n. 4 che finora erano stati solo in parte 
disterrati, e contemporaneamente si è spinto di nuovo lo scavo verso sud negli strati 
superiori per limettere in luce il resto delle case n. 4 e n. 7 tuttora sepolto. 

Si è proceduto, inoltre, nelle restaurazioni di tutte le pareti dipinte (utilizzando 
tutti i frammenti di stucco raccolti) così nella casa n. 7 come in quella n. 4, che 
si sono cosi completate. 



l!=JJLi. 



M' 




Fig. 1. 



Molti oggetti e non poche iscrizioni si sono scoperte in questo scavo, e qui si 
descrivono secondo l'ordine cronologico del loro rinvenimento: 

(1 febbraio). Reg. IX, ins. XIII. Sul pilastro sinistro del vano d'ingresso n. 1 
si è scoperta un' iscrizione evanida, di colore nero : 



1. 



CORNIVS 

HA OSTRIMIVS 

MARIVV\ 



Un poco più giù è apparso un altro programma ('), di quelli che raccomandano 
il candidato A. Suettio Vero: 

2. ^ A • S • V 

AEÒ 

Segue infine, ancora più giù, un programma monco, di colore nero: 



s 



/iDlM 



(;{ id.). Nel sistemare le terre sul medesimo vano d'ingresso si sono raccolte 
trenta borchie di bronzo seiniovoidali, alte'm. (>,():}, le quali mascheravano altrettanti 
chiodi dei due battenti e nella parte più alta dei battenti stessi. Procedendo più giù, 
il ni. •! circa di altezza dal pavimento, si è presentata la parte anteriore dello sche- 
letro di un <-avullo (fig. 2), giacente nella cenere ma immediatamente sopra lo strato 



(') Si Ti inflizione .1.1 c..lf.re A>A pr..gr;iniiii.i s.il.. quando il colore è nero, e va inteso che 
tutti pli altri sono di color msso. 



REGIONE I. 



— 57 



POMPEI 



di lapillo. Intorno alla testa del cavallo è il freno di bronzo che lascia 
fosse bardato. 



supporre 




FiG. 2. 



Presso le zampe anteriori di esso si è raccolto un medio bronzo di Nerone 
(Cohen, n. 288). 



POMPEI — 58 — REGIONE I. 



(4 febbraio). Sul pilastro destro del medesimo vano u. 1, si sono oggi scoperti 
i programmi elettorali seguenti: 

4. C ■ I • P • il VIR C. I{iilium) P{olybium) 

PRVNICVS 
ROG 

{l'ruiiicas sta per Plirynicus; cfr. C. I. L. IV, 2953: Pruriis per Phryais). 

5. A-RVSTIVMVERVM 

D • ID • POLYBJ • COLLEGA • FAC 

Questo programma che ci fa conoscere chi ebbe a compagno C. Giulio Polibio 
nella sua candidatura al duumvirato, può forse fornirci il supplemento al proun^amnia 
n. 10 del rapporto del mese di novembre scorso. Quel programma andrebbe dunque 
integrato così: [_A. Rusiium Verum d. i. d. o. v. f. Juii [^Philippe (fratello o parente 
di Pulybio) fac — et ille {A. Rustius Verus) Polybium faciet. Segue, più giù, un 
terzo programma evanido, nel cui secondo rigo, malgrado tutta la buona volontà, non 
si è potuto leggere il cognome, ancora ignoto, del candidato (cfr. Noi. d. scovi. 1912, 
pag. l;^5): 

,i. C N • A V D I V M 

ll/llllllllll 

Q_VI N Q_ 

lieg. I. ins. VI, n. 4, ambiente e, angolo nord-ovest, sul pavimento: una patera 
di bronzo larga m. 0,22G, dal manico a strie longitudinali desinente in testa di ariete; 
ivi stesso, u ni. 1 in dentro dal vano d'ingresso, una stampa da pasticceria, ellittica, 
larga m. (».2U, rotta. 

(<j id.). Keg. I, ins. VI, n. 4, ambiente g, fra terre rimescolate, un cucchiaino 

U bronzo a coppa circolare e manico rastremato, lungo m. 0,12. Nella stessa isola e 

nel piano superiore, al disopra delle fauces del n. 2, si sono oggi rinvenuti due urcei 

munoau-sati di terracotta, alti m. 0,85 e m. 0,37, insieme con un'anfora alta m. 0,68, 

sul cui collo, in piccole lettere nere leggesi l'epigrafe; 

7. 



(7 id.). S.'guitandosi a sgombrare delle terre sconvolte, nelll'ambiente g della 
•-asa n. 4, reg. I, ins. VI. .si sono raccolti questi altri oggetti: ima statuina muliebre 
(Nenere) alta m. u.20. di marmo bianco, molto corrosa nella superticie; un calamaio 
di terracotta, di loniia .sfmoidale, alto in. 0,0.") dalle pareti tinte di atrameiito; un 
orcio monoan.sato. allo m. U.l(j5, a labbro allungato in versatolo; un piccolo bronzo 
dalle leggendo quasi ni tutto perdute, dei in viri Silius Annius Lamia (Babelon, 
JuUtu 283). 



REGIONE I. — 59 — 



POMPEI 



(10 febbraio). Completato il disteiTo del già iìidicato ambiente //, si è raccolto mi 
dado di osso di m. 0,008 di lato, sulle cui facce i sei punti sono segnati con tanti 
puntini contornati da cerchielli, e un medio bronzo di Claudio (Cohen, 84). 

Keg. IX, ins. XIII. Sulla parete a destra del vano n. 1 si sono scoperti i pro- 
grammi seguenti : 

8. (cnlore ro.ss(.) p A Q_l M 

( " l"-r") ETCAPaASIVM [/y (V/j ID OP 

Sul posto medesimo parecchi altri programmi erano stati tracciati; ma si rie^ce 
a leggerne ora soltanto due, uno dei quali monco: 

9. SEVERVM/c) 

POLYBIVS ROGAT 

10. inni III Hill iiiiiiid. /•.] 

P-O V F DIGNISSIMW\ 
A sinistra del successivo vano n. 2, sopra riKstico intonaco leggesi in colore nero: 

11. FIRMVM AED 

a 

ed immediatamente più giù: 

12. AMPLIATVM 

AED CT 

Sul posto occupato da quest'ultimo programma un altro ve ne era già: 

13. SEXTILIVM 

///////////// 

Immediatamente a destra: un programma evanido di C. Calvenzio Sittio Magno 
(color nero) : 

14. C • C • S • M 

e sotto, trasparente sotto la mano di calce, un altro avanzo : 

15. S[j/r]TlCVM 

Rag. I, ins. IX, a sinistra del vano n. 1, sono ritornati in luce due programmi, 
col primo dei quali si raccomanda il ben noto candidato L. Caecilius Cajìella: 

16. LCCIIVIR 

17. CASELLIVM 

(12 id.). Keg. IX, ins. XIII. I due ingressi nn. 1 e 3, di cui si va completando 
il disterro e il restauro, si aprivano, come pare, su due atrii distinti della stessa casa 



POMPEI 



— 60 — 



REGIONE I. 




con una bottef<a interposta, al n.'i. Aperti erano i due battenti dell'ingresso n. 1 
per il quale stava per uscire il cavallo caduto sul fianco, come si vede nella fig. 2 ; 
aperta ec'ualmente era la porta della bottega u. 2, non essendosi quivi rinvenuta in 
corrispondenza della soglia impronta alcuna del legno e nemmeno la consueta scorta 
di ferramenta, soliti a mostnirsi con le chiusure delle botteghe: chiuso era invece il 
vano n. 3, con porta a due battenti della quale si è subito eseguito il calco in gesso. 
L'impronta della parte alta dei due battenti non era conservata: a quel posto, di 
fronte alle trenta borchie semiovoidali di bronzo del vano n. 1 (vedi sopra: giorno 3) 
si sono raccolte ventotto borchie anche semiovoidali, ma di ferro, di m. 0,04 di dia- 
metro. Quasi tutte le altre ferramenta della porta si sono recuperate, cioè: una ser- 
ratura a cassetto rettangolare di m. 0,22 X 0,16, 
nella cui toppa, dall" interno del vano, era ancora 
infilata una chiave lunga m. 0,16, verosimilmente 
assicurata alla parete mediante una catenella (fìg. 4); 
una coppia di maniglie a ponte, lunghe m. 0,12, con 
i capi uncinati ancora connessi agli arpioni ; una 
coppia di staffe dipendenti ciascuna da due arpioni, 
*'^' ■ le quali, riferite ciascuna ad un battente, permette- 

vano di rinforzare dall'interno la chiusura trattenendo in sé una sbarra di legno grrossa 
m. UJoXm. 0,075, collocata in posizione orizzontale; infine, un paletto verticale 
grosso ra. 0,007, lungo m. 0,30 con l'estremità ingrossata da un lato solo e acuminata. 
A ciò si è accompagDato il rinvenimento delle numerose inscrizioni che qui ap- 
presso si trascrivono. 

Sulla parete tra i vasi n. 2 e 3, al disopra dello zoccolo, è il programma: 

18. RVSTIVM-\[ Vermn II vir id^ 

°OLYBl\[s. rogat] 

mentre sullo zoccolo sottostante sono le piccole iscrizioni graffite: 

10. MELLAX 20. MAGRIPPA X 

21. PRVNICVS (cfr inscr. n. 4) 

Fra le tre piccole iscrizioni, importante la seconda, se la menzione che fa di un 
M. Agrippa debba ritenersi allusiva al glorioso genero di Augusto. Sullo zoccolo stesso 
un altro programma, nero, raccomanda C. Cuspio Pausa: 

22. ce P/c-D 

Nel vestibolo del n. ;5, mentre sul pilastro sinistro leggonsi i programmi: 

23. C I P D ID 24. C-IP 

8ul pilastro destro al disopra dello zoccolo, leggesi l'altro: 

"•'■ POLYBIVM 

AEDVA S P P 

ET • Il VI R (la sigla O è sovrapposta alla v di // vir) 



REGIONE I. 61 



POMPEI 



Da esso appare per la prima volta che le due cariche, l'edilità e il duumvirato, 
furono da C. Giulio Polibio ambite cumulativamente in ubo stesso periodo elettorale. 
1 programmi 4, 5, 9 e 18, letti sulla facciata esterna dell'edificio, ed i programmi 23, 
24 e 25, letti sulle pareti del vestibolo, rendono molto probabile che la casa n. 1-3 
sia proprio la casa del candidato C. Giulio Polibio vocino col congiunto (fratello?) 
C. Giulio Filippo che ricorre nel programma superiormente richiamato. Sullo zoc- 
colo, al disotto del programma 25 sono due piccole iscrizioni, graffite in lettere capil- 
lari: 

26. FORTVNATE {Fortunate va{le)) 

27. CASSIO V\ (Cassio va{le)) 

(14 febbraio). Reg. I, ins. IX, n, 2. Sistemandosi le terre sul fronte di questa 
bottega, si sono oggi rinvenuti due gruppi di oggetti, il primo presso il pilastro sinistro 
consistente di tre casseruole di bronzo di m. 0,19 di diametro, a recipiente poco pro- 
fondo, col fondo esternamente decorato di cerchi concentrici e col manico piatto forato 
all'estremità; il secondo dietro il pilastro opposto, a m. 0,70 dal suolo, costituito dai 
seguenti oggetti forse chiusi in un piccolo armadio di legno. — Bronzo', un'armilla, 





FiG. 5. FiG. 6. 

a verga tonda grossa m. 0,007, larga m. 0,11, aperta. I suoi capi terminano in due 
cerchielli, l'uno fìsso e piegato ad angolo retto, l'altro articolato, mobile, da intìlare 
nel primo per stringere qualche cosa di m. 0.11 di diametro; orlo superiore di una 
tlieca cilindrica di m. 0,058 di diametro, il cui foro centrale era chiuso da un piccolo 
turacciolo dipendente da una corta catenella desinente in un cerchiello: le pareti 
erano forse di legno; una maniglia a ponte girante negli arpioncelli che dipendevano 
dal legno dell'accennato armadietto, lungh. m. 0,10; un chiodo lungo m. 0,11 e due 
fascette attraversate da chiodetti che trattengono ancora considerevoli avanzi di legno. 
(15 id.). A complemento di questo secondo gruppo di oggetti, si è oggi trovato 
ancora: un medio bronzo di Vespasiano (Cohen, ^^)\ una lucerna di terracotta mo- 
nolychne, semplice, lunga m. 0,10; una collana di 19 globetti di pastavitrea azzurri, 
forati e baccellati; un mucchio di pedine emisferiche di pastavitrea (18 nere e 16 
bianche) e tredici lame di coltelli di ferro di due forme (fìg. 5 e 6). I coltelli dell'una 
forma (7 esemplari) sono lunghi ciascuno m. 0.40, hanno un sol taglio, orizzontale 
rettilineo, e la costa dolcemente arcuata fra le estremità opposte della lama e della 
punta della impugnatura: questa in tutti gli esemplari non risulta mai ricoperta di 
avanzi di legno o di osso, quindi manichi non ve ne furono; quelli dell'altra forma 
(6 esemplari) consistono di una larga lama triangolare, già elastica, con taglio nel 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. ^ 



POMPEI - 62 - REGIONE 1. 



lato opposto all' impugnatura, altezza m. 0,23; larghezza massima, m. 0,14: in due 
esemplari scli la breve impugnatura di legno, fissata con chiodetti di bronzo, termina 
esternamente con la graziosa codetta di bronzo curva esibita dalla figura; in altri due 
l'impugnatura si ferma alle bandelle di legno; nell'ultimo d' impugnatura non v'ha 
traccia alcuna. 

A sinistra di questa bottega, sopra la muratura laterizia nuda è il programma 

28. RVFVMnviR 

sul quale senza nemmeno la transizione di una mano di calce fu tracciato l'altro: 

29. A • S • V • d" (cfr. iscr. n. 2) 

(21 febbraio). Reg. I, ins. VI, n. 7, a m. 25 dall'ingresso, nel terreno vegetale, 
un medio bronzo di Augusto col nome del triumviro Salvius Olho (Babelon, Julia, 327). 

(22 id.). In alcuni lavori di sterro a sud dell'Anfiteatro, fra terre già ivi depo- 
sitate in seguito ad antichi scavi, si è rinvenuto un campanello alto m. 0,047, ad 
apertura rettangolare, di bronzo. 

Reg. IX, ins. XIII. Scavandosi oggi a tergo dell'impronta della porta nel vano 
n. 3 (casa di C. Giulio Polibio), si sono scoperte le decorazioni parzialmente con- 
servate del vestibolo; esse sono di I stile, come nella facciata esterna, ma a bugne 
policrome, come nella casa del Fauno. Fra le terre da qui rimosse si sono rinve- 
nuti alcuni frammenti di un fregio architettonico, di stucco pur troppo di pessima 
qualità, ricco di decorazioni dipinte svanite o evanescenti, che si descriverà quando, 
col disterro completo del vestibolo, ne saranno rinvenuti gli altri frammenti ancora 
sepolti. 

Né questi sono i soli avanzi raccolti del fregio, poi che altri molti, gelosa- 
mente conservati, ma molte evanidi, furono raccolti nella via presso i vani 2 e 3 
senza che si possa per ora precisare a qual parte dell'edificio connetterli: forse pro- 
vengono dall'atrio. 

(24 id.). Reg. IX. ins. XIII, n. 2. Dietro la soglia, a m. 0,60 di altezza, nella 
metà destra del vano. — Bromo : Un giogo di bilancia {staterà) lungo m. 0,38 mu- 
nito al centro di anello e gancio rispettivo per la sospensione: l' una metà del giogo 
è graduata in 12 segmenti equidistanti mercè tanti puntini incavati nella faccia 
orizzontale. Oltre a questa graduazione duodecimale ve ne è un altra, quadrantale, i 
cui puntini sono incavati nelle facce verticali del giogo stesso. Questo reca all'anello 
terminale dell'uno dei capi (lato della merce da pesare) una verga di bronzo foggiata 
a duplice uncino, comoda per appendervi la merce, ed all'anello del capo opposto 
(lato dei pesi, graduato come si è visto per notare il peso ditìerenziale con l'aiuto 
di un piccolo aequipondium) im cerchietto donde pendeva la coppa dei pesi non rin- 
venuta. Con la descritta bilancia, un cerchietto di m. 0,04 di diametro, una bilan- 
riola. lunga m. 0,08 con i capi rialzati, ed una coppa di m. 0.06 di diametro appar- 
tenuti forse ad una lanterna. 



REGIONE I. 



— 63 — 



POMPEI 



(25 febbraio). Reg. IX, ins. XIII. Sulla parete, tra i vani nn. 3 e 4, sovra 
apposita mano di calce distesa sul rustico intonaco, si è scoperto il programma di 
colore nero: 



30. 



PANSAM Aed- o^ 



attraverso il quale vedonsi tracce sovrapposte di almeno tre altri più antichi pro- 
grammi, impossibili a decifrarsi. Segue, pure di colore nero: 



31. 



ALBVCIVMet 
CASELLIVMAED 



Sull'alto dello zoccolo rosso a sinistra del vano, n. 4, sovra campo appositamente 
dealbato, è un programma lungo m. 1,75: 



32. 



L-POPIDIVM AMPLlATVM[a^^ ovf] 



sul lato destro del quale appena si discerne l'avanzo: 
33. S E X T I L 1 V IVI 

Le piccole iscrizioni graffite che seguono furono tracciate sulla dealbatio che fa 
da letto al programma 32; sono tutte in lettere capillari, ed intaccano il solo velo 
di calce: all'estremità sinistra: 



34. 



MORTVS 

GLFRVS 

POSTERV NONAS 



(Glerus?) 



cioè: Mortus {est) Glerus poster um {=postndie) nonas. 



Più a destra: 
35. 



tMV\i{;tM\//lAr\#>tJ\' 



J 




cioè: Primigenius Fortunatae \_sal']{utem). 



^ .„„. — 64 — REGIONE 1. 

POMPEI 



Verso l'estremità destra; 

;3,3 . S E X T I L I V S 

(2<) febbraio), lieg. I, ins. VI, n. 4. Nellambiente e. ed alla sua estremità orien- 
tale, proprio come avvenne uell' altro cubicolo, e (cfr. rapporto del mese di novembre, 
«nomo 2ó), si va mettendo allo scoperto, nella cenere, l'impronta di un letto in 
le'^no, largo m. 2,31X1,82. Il fondo, di cui vedesi nettamente l'intavolato, sta sol- 
levato dal pavimento per m. 0,42; le spalliere sono alte m. 0,58 e fatte a doglie 
rustiche, orizzontali, a tergo, ed a riquadri scorniciati nella faccia anteriore visibile ; 
r una e l'altra faccia dipinte con vernice rossa. Oltre questa impronta un'altra se ne 
è mostrata, e sarà subito riprodotta col gesso, l' impronta cioè della porticina (larga 
m. 0,71) che metteva in comnnicazione l'ambiente e col contiguo sottoscala d. 

M. Della Corte. 



N. 15. — Un i>iù accurato esyme, fatto dopo la ripulitura, della testa marmorea pubblicata a 
pag. 53 seg. Iia fatto conoscere trattarsi di una testa idealizzata di divinità, forse Afrodite, copia 
di originale greco del V sec. av. Cr., e non di un ritratto di Agrippina madre. 



REGIONE VI. — 65 — SPOLETO 



Anno 1913 — Fascicolo o. 



Regione YI (UMBRIA). 

I. SPOLETO — Nuove esplorazioni ira gli avanci della casa romana. 

11 giorno primo dello scorso febbraio, è stato raggiunto e scoperto completamente 
il pavimento di musaico della casa romana, allo scavo del quale si attendeva, fino 
dal 2 dicembre ultimo (cfr. Notizie, gennaio, pag. 1). Liberato completamente dalle 
terre che, per quindici secoli circa, lo hanno nascosto, esso oggi misura m. 4,75 X 4.25, 
ed è perfettamente conservato, meno tre insignificanti rotture che non interessano 
r insieme del disegno. 

La stanza adornata da un tale pavimento, in origine, era un poco piìi grande, 
come apparisce, in maniera evidente, per la scomparsa, quasi totale, usurpata dai 
muri perimetrali delle nuove fabbriche, della ghirlanda che inquadrava il pavimento 
stesso. Ma fu ventura che le nuove fabbriche sorgessero sul finire del XVIII o sui 
primi del XIX secolo, per opera di un architetto di grande ingegno, di Pietro Ferrari 
spoletino, il quale rispettò scrupolosamente, fin dove era possibile ed oltre il possibile, 
gli avanzi antichi da lui rinvenuti in questa nostra casa romana, che egli apprezzò 
nel loro giusto valore. 

11 pavimento testé scoperto, come io già avvertii più di venti anni fa quando 
ne intravidi le prime vestigia, è interamente a scomparto geometrico, di assai bello 
effetto, tutto eseguito con tessere bianche e nere, salvo alcuni posteriori e lievi 
ritocchi con tessere rosse, delle quali dirò appresso. Da un quadrato centrale a fondo 
nero, in mezzo a cui spicca un fiore bianco, incorniciato di triangoli e di righe bianche 
su fondo nero, si dipartono, agli angoli, quattro grandi stelle, ad otto punte, di righe 
bianche e nere, legate tra loro da rettangoli scompartiti in quadrati, in mezzo ai quali 
brilla un fiore bianco. La ghirlanda che chiude il pavimento è nera, meno il lato 
nord-est (lato sinistro della casa) che è bianco. 

Su questo lato corre un muretto, dello spessore di m. 0,50, che s'innesta col 
muro di fondo della casa, evidentemente barbarico (pietre e colonne romane con filari 



Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 



10 



«fi REGIONE VI. 

SPOLETO 



di tegole), ricostiuito nel V secolo. Questo muretto è, senza dubbio, quanto resta del 
muro divisorio della casa da quel lato; e che esso sia barbarico lo dimostra, oltre la 
sua struttura e il suo spessore, l'intonaco bianco della parete interna, che si pro- 
tende anche sul muro di fondo della casa, al quale intonaco serve di unica, pove- 
rissima decorazione, una rozza riga verticale rossa, nellangolo che unisce i due muri. 

La particolarità notata del colore bianco di questo lato della ghirlanda, sul quale 
corre oggi il muretto barbarico, mi fece supporre che, in origine, la stanza fosse 
aperta su questo lato; e non tardai a convincermi che così appunto doveva essere, 
poiché, allargato quivi lo scavo, per necessità statiche, tino alla parete di fondo 
dell'attuale ingresso del Palazzo Comunale, ho trovato una specie di corridoio, largo 
u). 2,U5, rozzamente selciato, di là dal quale apparisce un lastricato di pietre, su 
cui sorge ancora una base di pietra, con colonnetta di laterizio (triangoli di cotto a 
base convessa, fabbricati espressamente), alta m. 0,70 compresa la base. 

Mi sembra evidente, quindi che la nostra casa avesse avuto un 'perislylium laterale, 
sul quale si apriva, in origine, la stanza testò riscavata. E questa singolarità di un 
peristylium laterale piuttostocliè posteriore, mentre la casa è di puro tipo italico, è 
spiegabile con il fatto che Spoleto si erge sopra una collina e che per costituire l'area 
piana della casa si dovette tagliare la roccia fino alla profondità di m. 3,20 circa, 
come venne dimostrato negli scavi da me eseguiti negli anni 1885-1886. 

Questo notevole dislivello avrebbe cagionato non lieve incomodo agli abitanti 
della casa, i quali ripararono ali" inconveniente costruendo il jìerklylmm a fianco, 
snU'istesso jdano, anziché nella parte posteriore tanto elevata. Purtroppo, non sarà, 
forse possibile proseguire lo scavo del peristylium da questo lato, bencìiè l'architetto 
Ferrari, con saggia previdenza, avesse lasciato un'apertura nelle fondazioni da lui 
costruite. E non sarà possibile a causa di due blocchi di muratura di fondazioni 
medioevali, esistenti al di là della colonna. Ma, poiché il problema topografico mi 
^emb^a assai importante, non sarà ugualmente difììcile eseguire lo stesso di là dal 
muro costruito dal Ferrari, distruggendo i blocchi medioevali di fondazione che ci 
impediscono di proseguire in linea retta, tanto più che quei blocchi non hanno ragione 
di esistere, non avendo alcim rapporto con la fabbrica moderna e, fortunatamente, 
non raggiungendo essi il piano romano, dal quale li divide uno strato di macerie. 
Ma di ciò a tempo più opportuno. 

Qualche parola, invece, debbo fino da ora aggiungere intorno al pavimento di 
mu.saico. A parte la bellezza dello scomparto e la sua perfetta conservazione, alla 
qnab' ho di già accennato, a chi lo e.samini con cura, non può sfuggire che esso, 
risale ai primi tempi dell'Impero, od anche alla fine della Repubblica, in consonanza 
perfetta con gii altri pavimenti, già scoperti, della stessa casa. Infatti, le tessere 
.sono as.xai piccole, molto ben commesse, perfettamente levigate e di due colori soli 
bianco e nero. Ma es.so ebbe a subire un largo restauro, in particolare nella parte 
centrale, dove le te.-isere .sono più grandi, non commesse perfettamente e non levi- 
gate: «dire di che, ai colori bimico e nero, si aggiungono assai parcamente, tenui 
ornati di tessere rosse; restauro questo che può assegnarsi al secondo secolo, circa 
dell era volgare. Vi si notano, poi, altri parziali restauri che datano, sicuramente. 



ROMA — 67 — 



ROMA 



dall'epoca barbarica, poiché, come ho già avvertito, questa stanza, al modo stesso di 
iilcune altre della nostra casa, già riscavate, fu restaurata e abitata dai ))arbari. 

Un'ultima osservazione riguarda il niino di fondo della casa, già, più volte, da 
me asserito di ricostruzione barbarica. E di tale ricostruzione abbiamo la prova e la 
ragione nella prosecuzione del muro stesso verso il pemttjlium. muro che in origini-, 
arrivava ad oltre sei metri di altezza, ma che aveva subito una deformazione per 
rigontiamento, come si vede nel tratto che l'arcliitetto Ferrari, con encomiabilissima 
saggezza, senza alterarne la struttura, ha rispettato, incastrandolo nella nuova fabbrica 
da lui costruita. 

.Appena classitìcato il materiale raccolto, al quale lavoro ora attendo, e sistemate 
alcune opero accessorie si metterà mano alla copertura di questa stanzii. ripristinando 
il pavimento dell'atrio del Palazzo Comunale, pavimento sostituito adesso da wn 
rozzo impalcato di legno. 

G. SORUINI. 



IL ROMA. 



Nuove scoperte nella cillà e nel suburbio. 

Regione IV. Entro la stazione ferroviaria di Roma io piazza Termini, sotto 
la pensilina nel lato delle partenze per le linee meridionali, nell'eseguire un piccolo 
scavo per là costruzione di un fognolo, a pochissima profondità, h\ rinvenuta fra la 
terra di scarico una statuina tittile. senza dnhbio ex voto rappresentante una ligura 
muliebre stante, alta m. 0,145, vestita di chitone e di manto. Erano mescolati alla 
terra molti resti di corna bovine. 



Regione V. In via Emanuele Filiberto, nello sterro eseguito dalla Società 
Edilizia Laziale per la costruzione di due villini, oltre a vari resti di antiche costru- 
zioni di nessuna importanza, si rinvenne, fra la terra, un'urnetta cineraria di marmo 
bianco, scorniciata su tre lati, rotta nel mezzo (m. 0,36X0,28X0,20), con il se- 
guente resto d' iscrizione sul davanti : 

T.V ...S > 

T V M y?£C « N N 

XI -mens d FRA 

V B enemerenti / E C > 

Furono anche recuperati: un pezzo di cornicione di marmo greco modinato 
(m. l,ò() X 1,10 X 0,45) e due autore di terracotta a corpo allungato ed anse a doppio 
listello (m. 1,00X0,18). 



ROMA 



68 — 



ROMA 



Via Flaminia. Nei lavori di fondazione pei' l'ampliamento dello stabile di 
proprietà della Società Anonima » Ghiacciaia Romana » ove è la fabbrica di ghiaccio 
in via Flaminia n. 52, fu rinvenuto, ancora al suo posto (v. pianta, lett. A) un cippo 
di travertino squadrato alla martellina aderente ad un muro di opera reticolata dello 
spessore di ra. 0,48. Il cippo misura m. 1,90 X 0.70 X 0,47, ed ha l' iscrizione sulla 
faccia rivolta verso la città. Sulla testata o piano orizzontale del cippo è incisa 



rcj /^idminìj 



:^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^s^ 



^^^^^^^^^ 



la parola POMERIVM, mentre la cifra CXXXIX è incisa sulla fiancata sinistra. 
L'iscrizione è del seguente tenore: 



CXXXIX 



WAI>13WOd 
TI CLAVDIVS 

DRVSI • F ■ CAISAR 
AVG • GER M A N 1 C V S 
PONT- MAX- TRIB FOT 

5 vnii- iMF-xvl- cos-nTT p. e. 49 

CENSOR • F- F- 
AVCTiS- POFVLl; ROMANI 
FI NIBVS - POMERIVM 
AMPLI AJIT-TERMINAiITCL. 



I. un.) (ioi cippi die segnano l'ampliamento del pomerio fatto da Claudio nel- 
l'almo l!> .lupo avere esteso i contini della Hritannia (nella lex de imperio Vespa- 
siani ioggt'si : ulique ei fiaes pomerii prof erre promovere cani ex republica cense- 
btt esso Ucrat, ila ali licuit Ti. Claudio Caesari Augns/o Germanico; cfr. Tacito, 
una. XIl 2;j; Monnu.sen, 67. A'., U\ pag. 1073; Jordan, Top., I', pp. 324, 8;-j;i ; 
Uichter. Top. d. Stadi R,y,n.\ pp. 55, 05; Gilbert, Top., Ili, pp. 8-5 9-12 ' 
Huolscn, Ilmne. XXII (18b7), pp. 615-()2(>; r. /. [,. VI, pag. 8106 seg.).' 

Di'ttn ampliatnuuto comprese l'Aventino e la pianura sottostante (Xll e XIII 
region.- augii^tea) e-l una zona di terreno nel Campo Marzio, lungo la riva sinistra 



ROMA — 69 _ ROMA 

del Tevere, dalle radici del Campidoglio fino al luogo ove poi fu costruito il ponte 
Elio. 

È noto che la lermlaalio 'pomerii di Claudio procedeva a cominciare dal Tevere 
a sud della città da sinistra verso destra, mentre quelle posteriori di Vespasiano e 
di Adriano partivano dalla sponda sinistra del Tevi-re a nord della città e procede- 
vano da destra verso sinistra (cfr. R. Lanciani. / ci'p'pi del pomerio ampliato da 
Claudio, in Bull. Com., 1896, pag. 246 segg.). Ciò si deduce dal fatto che i 
numeri ordinali segnati in ordine progressivo su ciascun cippo procedevano, per la 
terminazione di Claudio, appunto nel senso ora detto. 

-Sono finora noti i seguenti cippi terminali di Claudio, a cominciare dalla riva 
sinistra del Tevere a sud della città e procedendo verso destra: 

1) Cippo recante il numero ordinale Vili, rinvenuto il 30 novembre 1885 
sotto il monte Testaccio, a m. 81 dalle mura Anreliane {C. I. L. VI, 'àlò'ól e; Noi. 
d. Scavi, 1885, pag. 475; Bull. Com., 1885, pag. 164). 

2) Altro cippo, recante il numero ordinale XXXV, rinvenuto presso le mura 
di Roma alle radici del Celiolo nel luglio del 1730 (C. I. L. VI, 123U = 31537 ^). 

3) Frammento di cippo terminale simile, rinvenuto presso i Tre xVrchi della 
ferrovia, fuori di Porta Maggiore {Noi. d. Scavi, 1909, pag. 44 seg. ; Bull. Com., 
1909, pag. 132). 

4) Cippo, privo del numero ordinale, rinvenuto il 30 aprile 1738 nella vigna 
del march. Nari presso la via Salaria, tra i ruderi del portico {C. I. L. VI, 1231 e 
= 31537 6?). 

5) Cippo recante il numero ordinale CIIX, rinvenuto presso la via Tevere, 
sulla destra andando verso la via Po {Nat. d. Scavi, 1909, pag. 45 seg.; Bull. Com., 
1909, pag. 130 seg.). 

6) Il nostro cippo, recante il numero ordinale CXXXIX, trovato sulla destra 
della via Flaminia odierna, nel punto indicato. 

7) Un cippo delimitante la zona lungo la sponda destra del Tevere, nel Campo 
Marzio, senza il numero ordinale, rinvenuto sotto Giulio II nel 1509, nella cloaca 
presso la chiesa di s. Lucia del Gonfalone {CI. L. VI, 1231 a = 31537 (/). 

I cippi della terminazione del pomerio di Claudio non hanno indicato il numero 
dei piedi romani che correva fra un cippo e l'altro, mentre è indicato il numero 
CCCLXX in quelli della terminazione di Vespasiano. 

Devesi però supporre che i cippi di Claudio fossero più vicini fra loro, se si tiene 
conto che nello spazio fra la via Tevere e la via Flaminia ve ne erano ben 31. Si 
può calcolare che essi fossero alla distanza di meno di 100 metri l'uno dall'altro, 
e poiché dal punto in cui è stato rinvenuto il nostro cippo fino alla sponda del Tevere 
corrono 300 metri in linea retta, si può supporre che il numero dei cippi di Claudio, 
sulla sinistra del Tevere, giungesse fino al numero 142. 



Via Labicana. Al niiiuoro civico 210 della via Casilina, a circa tre chilo- 
metri da Porta Maggiore, continuandosi la scoperta della cava di pozzolana, è stato 



ROMA 



— 70 — ROMA 



messo in luce un nuovo colombarietto in continuazione di quelli già veduti ed illu- 
strati in queste Notizie 1012, pag. 16 scgg., 87 segg., 122 segg. 

Il nuovo colombario era un piccolo ipogeo scavato nel tufo di forma rettangolare 
con i lati lunghi m. 2/28 e m. 1,01. Le pareti della roccia erano ricoperte di muro 
a sacco rivestito di laterizio con forte strato di malta, nel quale erano praticate le 
nicchie in due ordini di tre per ciascun lato: ciascuna nicchia conteneva due olle 
littili. Quando le nicchie furono tutte occupate si addossò al primo un secondo muro 
per tre lati, escluso cioè quello ove era l'ingresso. Su questo secondo muro furono 
praticate altrettante nicchie per altrettante olle cinerarie. Rimanevano traccie di de- 
corazione a colori a fascie violette e turchine. 

Posteriormente sul pavimento del piccolo colombiirio furono scavate quattro tombe 
a forma per inumarvi cadaveri di fanciulli. Ciascuna tomba era chiusa superiormente 
da tegoloni bipedali, uno dei quali reca il bollo di fabbrica C. I. L. XIV, 195. 

Fra la terra che riempiva il colombario si rinvennero: 

1) Un blocco squadrato di travertino (m. 0,65 X 0,53 X 0,34), il quale doveva 
in origine essere posto al di sopra dell'ingresso al colombario, recava la seguente 
iscrizione: 

C . CLODIVS • C • L- HERACLIDA 
SIBI ET SVEIS LIBERTIS 
LIBERTABVSQVE ET LIBERToRVM 
LIBERTIS ETLIBERTABVS ET 
5 LIBERTARVM LIBERTIS 
ETLIBERTABVS 
(.si,-) MISSl QVI TESTA MENTO 

MEO NOTATI ERVNT 

Il compilatore di questa strana epigrafe si è sbizzarrito a voler dire in maniera 
prolissa, quello che nelle altre iscrizioni funebri è detto con la frase: liberti^ liher- 
lahiu'iuf posteriio/iie eorum. Rimane oscura la frase tinaie contenuta nelle ultime 
due riglie, a niem» che non si potesse dare alla parola mi^^si il senso di omissi, nel 
qiial caso si alluderebbe a delle esclusioni fatte nel testamento, e cioè {o)missi qui 
Icslame/iio meo uotali erunt (?). 

2) Un titolo di colombario in cinque pezzi in marmo bigio (m. 0,32 X 0,17 
X 0,();{), con r iscrizione: 

TPINNIVST-L SVNTroPhvs 

VESTI AR IVS j , 

AB COMPITO ALIaRO 

N.'ll ultima linea il secondo i di aliario è stato aggiunto del lapicida per ri- 
parare ali ouiisaione. Il defunto liberto esercitava il mestiere di vestiarius o mercanto 
■sirto uella lnc;ilit;i dell'antica Roma, denominata comjnlum aliarium di ignota ubi- 
cazione (cfr. Jordan, Toim;,!'., If, pag. 587; Gilbert, GescL und Topogr. der Sladt 



REGIONE I. — 71 — OSTIA 



Rom. Ili, pag. 344 nota). In altre iscrizioni è detto, con legorera variante, compilum 
allarium {C. /. L. VI, 9971) ed anche alliarium {C. f. L. VI, 4476). Ci sono noti 
alti-i due vesLiarii i quali ebbero il loro negozio nel detto compilum e cioè: L. Naevius 
Amphio (C. I. L. VI, 4476) e L. HeLoim L. l. Gratus {CI. L. VI, 9971); sap- 
piamo anche che vi aveva il suo ambulatorio il medicm ocularim: L. Ilelvius L. 
l. Gratus {Bull. Com., 1880, pag. 78). 

È da rilevare che il titolo del medicm ocularim fu rinvenuto in uno dei co- 
lombari scoperti nel 1880 al viale Principe Eugenio, fra la Porta Maggiore ed il 
cosidetto tempio di Minerva Medica: potrebbe questa circostanza, unita all'altra di 
trovare un secondo abitante del compilum aliarium sepolto fuori della Porta Mag- 
giore, far credere che esso fosse uno dei vici della quinta regione, come più prossima 
ai luoghi di ritrovamento delle due iscrizioui. 

3) Un frammento di lastra marmorea (m. 0,22 X 0.20 X 0,045) con il seguente 
resto d' iscrizione: 

SEX-TlTlnm. 

S E X • T I T I nius 

SEX • TlTINIVs 

PLOTIACL-H 



Via Salaria. Nello sterro che si sta eseguendo all'angolo delle vie Salaria 
e Velletri, nel terreno di proprietà della Società Italiana delle Fondiarie, per fare le 
fondazioni di un nuovo palazzo, sono stati scoperti, alla profondità di circa m. 2 dal 
piano di campagna, alcuni avanzi di costruzioni formate da un muro in laterizio in 
direzione parallela alla via Salaria lungo circa m. 85 e dello spessore di m. 0,76 e 
da un muro trasversale al primo di opera reticolata dello spessore di m. 0.45. Erano 
probabilmente mini di recinzione di aree sepolcrali lungo rautica via Salaria. 

G. Mancini. 



Regione I (LATIUM et CAMPANIA). 

LATIUM. 

III. OSTIA — Scavi nella nearopoU. Scoperta di creta fullonica. 
Case di via della Corporazione. Scavo del teatro e nell'area innanzi ai 
quattro tempietti. 

Tombe. — Neil' istessa stanza sepolcrale della via Ostiense circondata di muri di 
selci ad opera reticolata, dove vennero in luce gli ossi lavorati pubblicati nella re- 
lazione precedente, si è scoperta ad ovest di questa tomba un'altra delia stessa epoca, 
accanto alla parete settentrionale. 

Si è notato qui nella sabbia uno spazio quasi circolare, di m. 0,50 circa di dia- 
metro, riempito di frammenti di legno carbonizzato e pezzi di tegole ed embrici, non 
più grandi di m. 0,06 per ra. 0,06, con granelli di pozzolana nell'impasto; tutto 



OSTIA 



— 72 — 



REGIONE I. 



formava una specie di materia compatta insieme con la sabbia per effetto di non so 
quale materia ('). Verso il nord di questo circolo si rinvenne un'urna cineraria di 
terracotta, col coperchio rovesciato e con avanzi di cremazione. Intorno all'urna erano 
avanzi di cenere, carboni, chiodi e ossi lavorati: essa era certamente chiusa in cassa 
di le<^[io adorna e questa probabilmente in altra cassa più grande, il tutto entro una 
maceria di frammenti di tegole ed embrici. Questa tomba, come tutte le altre pre- 
cedentemente scoperte, era stata manomessa in epoca antica. 

Tra c^li ossi lavorati si notano frammenti di teste (tìg. 1), di manti, di mam- 
melle, di fo<'lie, un piedino, un piede forse della cassa, borchie. Cilindri ecc. Si 
rinvennero inoltre cinque grani di collana di vetro dorato, un castone di anello in 
vetro turchino su cui è incisa linamente una testa (tìg. 2), un vasettino di terracotta 






Fic. 1. 



Fio. 2. 



Fic. :]. 



figulina sottilissima con relativo coperchio (m. 0,028X0.0(53; tìg. 8) e altro simile 
<-on beccuccio (m. 0,018X0.080) e un frammLiito di collo di vaso simile agli altri 
rinvenuti in queste tombe. 

La squadra delle pulizie ha raccolto nella necropoli un vasettino a vernice nera 
a coppa semirotonda e orlo rientrante, un peso di pietra di paragone di 2 oncie (gr. 55) 
e altri oggetti di minor conto. 

eseguendosi dei restauri nelltì tombe dei Claudii si raccolsero mattoni con i 
bulli r. /. A. XV, 24.') II II e duo frammenti di lastre marmoree iscritte: 

1. (MI. 0.21 -oJ.^jX 0.02.5): 2. (m. 0,20X0.215X0,045): 



DISM AN 
MAR ÌTIM 
/VCRIOCAESA 
RIS SER 



R IS 



X 



Fullonica. ~ l.i mi uiez/o dolio della fiillonica si raccolse grande quantità di 
Miatena bianca che sciolta nell'acqua assumeva apparenza saponacea. L'on. sen. Paterno, 

'•) Altrove mi parve che tale coesione fosse effetto della calce penetratavi dal di sopra ma 
• luesta vita ci.'. va escluso. 



REGIONE I. — 73 — 



OSTIA 



direttore dell'Istituto chimico della R. Università, ha fatto esaminare questa materia 
dal prof. Bellucci, il quale non vi rinveniva alcuna materia organica, riconoscendovi 
cioè della creta [Monica. È noto che lo stesso risultato aveva dato l'esame di con- 
simile materia rinvenuta a Pompei (cfr. K. B. Holfmann, Ueher vermeintliche antike 
Sei fé nei Wiener Studien, 1882, pag. 268 segg.). 



* 



Decumano. — Da un saggio innanzi al portico repubblicano è venuto in luce 
un torso marmoreo muliebre di fattura scadente (alt. m. 0,09). 



Via delle Corporazioni. — Nell'appartamento che sta dietro alla taberna indi- 
cata con i numeri E 2-5 nella pianta pubblicata nelle Notine, 1909, pag. 411 sono 
degne di nota alcune pitture. 

Gli intonachi sono di più periodi. Del piìi antico abbiamo forse tracce nelle 
stanze dietro le taberne 2 e 5 : è in due strati, l' inferiore grossolano, di pozzolana 
e calce, il superiore di pozzolana nera e calce, ma con più abbondanza di questa 
ultima. Il secondo, che appartiene ad un periodo in cui l'appartamento ebbe una 
prima trasformazione, copre intere pareti nelle stanze addossate alle taberne E 3 e 4: 
è a cocciopesto sino all'altezza di m. 2,45, più su di pozzolana nera e calce bianca, 
notandosi però che quello a cocciopesto è stato in alto sovrapposto in parte all'altro, 
quando quésto era già dipinto, forse perchè per l'umidità inferiormente era caduto. 
Presenta riquadri a colore bianco e giallo con rami di fiori, e sotto riquadri a fondo 
giallo con fascioni rossi e quadretti con rappresentanza ad impressione, come quelle 
dell'appartamento di via della Fontana. 

Il terzo si vede nella stanza addossata alla taberna B4 sopra l'intonaco pre- 
cedente e consiste in uno strato di pozzolana nera e calce bianca. 

La parete di fondo, dove esso è conservato nella parte superiore, presenta il 
fondo bianco con festoni di fiori rossi. Nel centro entro cornice sostenuta da un'asta 
è un quadretto dove si vede un grosso bambino seduto sulla posa di Ercole che strozza 
i serpenti (fig. 4). Si notano poi rami di edera e fiori dispersi, taluni con gambi. 
Alle estremità della parete sono due fasce rosse, intrecciate a mo' di 8 e sotto a 
sin. un uccello (una pernice?) che becca un fiore; a d. forse era un altro uccello. 

La parete a d. aveva due quadretti, di cui è conservato soltanto quello verso 
il fondo (fig. 5). Vi si vede a d. una figura muliebre, con la mano destra posata 
sul ginocchio; guarda una figura virile nuda, che sta alla sua d., con l'elmo in testa, 
con lo scudo sul braccio d., con la gamba sin. inginocchiata, la destra quasi distesa, 
e con la mano sin. posata a terra sostenendo il corpo (Marte e Venere?). Sotto il 
quadretto un fenicottero becca un fiore. Più sotto si vede un esagono e altre figure 
geometriche ad imitazione del marmo. 

Nella parete a d. sono conservati i due quadretti. 

In quello verso il fondo (fig. 6) si scorgono due figure muliebri. Una, nuda, a 
sin., è seduta verso d., con la gamba sin. piegata, reggendo la mano d. due giavel- 

NoTiziE Scavi 1913 — Voi. X. H 



OSTIA 



- 74^- 



REGIONE I. 




Klfi. 4. 




REGIONE I. 



— 75 — 



OSTIA 




J 



FlG. ti. 




FiG. 7. 



OSTIA 



— 76 



REGIONE I. 



lotti e tenendo la sin. protesa verso l'altra figura. La quale, vestita di lunga veste, 
legata alla cinta con nastro svolazzante, velato il capo, incede rapidamente verso di 
lei, cui otfre con la d. distesa una mela e tenendo forse un altra mela nella sin. 
Il dott. Anti, per la presenza di una giovane nuda armata di giavellotti e per l'otferta 
delle mela, ha pensato al mito di Atalanta, però in una forma a noi sconosciuta. 

Nell'altro quadretto (fig. 7) si vede appressarsi ad una figura seduta un uomo 
armato di scudo (Marte e Rea Silvia ?). Sotto i quadretti e sotto i fiori, che qui si 
ripetono come sulle altre pareti, si vedono tre volatili. 

Il soffitto in tutte le stanze doveva essere a travicelli e tavole, non essendosene^ 
trovata alcuna traccia. 




Fig. 8. 



Gli scarichi erano tutti disordinati: solo per uualtezza di dodici cent, era uno 
strato uniforme, che rappresentava un piano rialzato. 

Nella stanza addossata alla taberna E 2 e con questa comunicante, accosto 
alla parete est, quasi a contatto del pavimento, era una lastra quadrilunga di marmo 
bianco e accanto a questa una bella testina di fanciulla (tig. 8 a,/;), che il prof. Ma- 
riani attribuisce piuttosto al V sec. avanzato che al IV. Sotto questa testa, nella 
terra e nei buchi del pavimento si raccolsero insieme con un'asticella di bronzo 
striata, e tagliata a piano inclinato in una estremità, centodieci monete di bronzo 
ripostiglio nel quale si sono riconosciute monete di Costanzo, Valente, Arcadio e 

Sempre nello strato inferiore di questa stanza si raccolse: Marmo. Testa di 
biovo Serapido mancante del modio, che era attaccato mercè perno in ferro (m. 23) 
I arti delle prime falangi delle dita di due mani (destra e sinistra) che stringono 



REGIONE I. — 77 — . OSTIA 

ciascuna im uovo. Frammento di braccio. Parte superiore di candelabro rastremato 
(m. 0,27). Frammento di statua panneggiata in atto di camminare (m. 0,08). Urna 
cineraria baccellata (m. 0,27X0,30) con targa iscritta (m. 0,195X0,17): 

D • M 
M-IVNI- 
FALL ADI- 
HOMI NISOpTi (sic) 
MI-QVI VlXlT- 
ANXXX-VDX- 
ATALANTECBM-F 

incisa in parte su altra iscrizione abrasa. Lastra iscritta (m. 0,30X0,41 X 0,035): 

D M 

AEGRILIAECHay 
ITE COIVGI DVLCissi 
MAECARTILIVSE?^ 
SCEMON BENEMERE 
NTl FECIT 

Broazo. Meiisoletta a forma di trapezoforo con estremità uncinata per innestarla nel 
muro (m. 0,07 X 0,07). — Terracotta. Lucerne: una a vernice rossastra (forma 24) 
con zona di ovoli sul margine, busto di Giove su aquila e su fulmine nel disco e 
sotto il fondo la marca C. I. L. XV, 6495(5' con phallus: una (forma 30) con quattro 
zone di prominenze sul margine; due simili alle precedenti, ma con ansa non forata, 
di cui una con tre zone di prominenze sul margine; una (forma 31) con conchiglia 
nel disco; una (forma 31) con lepre nel disco e zona di asticelle sul margine; una 
(forma 31) con zona di semicircoli alternati da asticelle sul margine e con disco 
quadrato che doveva avere una rappresentanza e un fiore sotto il fondo; una infine 
(forma 31) con zone di asticelle sul margine. 

Un ripostiglio di 896 monete di bronzo in cattivo stato di conservazione si scoprì 
presso un'anfora frammentata a circa 30 cent, dal pavimento del vestibolo dell'ap- 
partamento. Vi si sono riconosciute monete da Diocleziano a Teodosio: ma importanza 
hanno le numerose monete di Giovanni (a. 423-5) non solo perchè rare, ma special- 
mente perchè ci permettono di datare il ripostiglio con più precisione. 

Nel corridoio di questo appartamento, che corre lungo il lato occidentale, si 
raccolse un frammento di statnina virile (m. 0,07) e due frammenti di lastre iscritte: 

1. (m. 0,22 X 0,21 X 0,02): 2. (m. 0,08 X 0,095 X 0,03) : 

M 
FELICIANVS OR> 

ODITE • POM 

'ATIOIvE 
OIsTe 



7R REGIONE 1. 

OSTIA 



Dagli scarichi superiori delle case e dalla via inaanzi a questa venne in luce: 
Marmo. Frammento di urna cineraria con donna seduta a sin. e un albero innanzi 

ad essa; sopra si legge: 

SYMPHERVSA 

iscrizione incisa dopo, tagliando la parte superiore della rappresentanza (m. 0,16 X 
0,l(ì). Frammento di braccio. Frammento di fondo di sarcofago (m. 0,085X0,16 
X 0,129) su cui si vede una gamba di animalo a piede fesso, tracce di un altro piede 
e i piedi di un altro animale. Frammenti di lastre iscritte: 

1. In più frammenti: 

RCT IVS 

1 • ET 

1 R C 1 A N E 

1 • 

A R C ECH CONIVGI 

ET • LIBERUS • LIBERTATVS ^JOS TERISQVE 
E O R V m 

E • C H E O P 

2;nagrpedxx 

2. (m. 0.19X0,155X0,15): 

/ 

Oi 
SED 
INTE 
PM 

Velro. Frammento di fondo di vaso (m. 0,165 X 0,07 X 0,025) con tracce di pittura: 
una zona di punti, una di circoli, una liscia, e nel centro tracce di linee. Mattoni 
con i bulli C.l.L. XV, 40 (2 fr.), 45, 806,989 (2 fr.), 958 a, 1484, 1435 (4 fr.), 
Notizie. 1900 pag. 95 «, pag Ilici, e 

a EX P ARR FA5 CAEP RV . . . 
PAETIN ET APRON C . . . 

Ferro. Asta di bilancia. Coltollo a manico: il manico è composto di due lamine di 
ferro con un atiuUo all'estremità (m. 0,085); la lama è a foglia d'olivo (m. 0,045). 

Sopra il passaggio coperto che dà adito alla casa dei dipinti di via della Fontana 
si rinvenne parte di una matrice di palombino (m. 0,15 X 0,10) per tessere quadrate 
di piombo (in. (»,<)l;; X 0,012); ogni tessera aveva cinque globuli; la matrice contiene 
tutti i canaletti. 

Nelle taberne dietro la casa dei dipinti di via della Fontana e sulla via delle 
Corporazioni nel tratto ad essa corrispondente si raccolse: Marmo. Parte di statua 



REGIONE I. 



— 79 — 



OSTIA 



(ni. 0,20) : « sembra vestita di chitone e sopra di una diplax, il lembo superiore del 
quale forma sul ventre un triangolo, terminante in basso con un piombino; la figura 
è in atto di muovere il passo avanzando la gamba d.. il cui ginocchio è piegato, 
posizione d'instabilità; copia di una statua greca del V sec. a. C, rappresentava 
probabilmente un'Artemis o uuAthena » (Mariani). Statuetta di Rsculapio (m. 0.89). 
Coperchio circolare, ornato di grosse foglie (diametro m. 0,43). Lastre iscritte: 
1. (m. 0,097 X 0,14 X 0,025) : 2. (m. 0,59 X 0,27 X 0.043) : 



VIX-ANVI 

DIE- XXII -H per- 

MISSV-C-CAM 



3. (m. 0,115X0,125X0,04) 

IV rv 
VOTO ■ h 



D 
L-SESTI VS-Ai 
SIBIETSESTIA 
IDEMCONIVG 
LIBERTISLIBER 
QVAE-; 
ETSESTIAE- \ 
INFRONTE 

4. (m. 0,115X0,054X0,01) 

JRV 
\LI- 

N I 



Terracotta. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 40, 45 (2 es.), 69 (2 es.), 71, 
79 (2 es.), 104, 109, 137 (2 es.), 171 (7 es.; a. 138), 249, 606, 693, 704«, 796, 
829, 847 (bipedale). 1066, 1068 « (5 es., a. 145-155), 1094 /i (2 es.), 1364, 1367, 
1432, 1434 (11 es.; a. 128), 1435 (8 es.; a. 129), 1436 <? (2 es.), Notizie. 1909, 
pag. 57, 2; 1913, pag. 48 (2 es.). Collo di vaso su cui è graffito: kN . Un'anfora 
(e. forma 28); altre anforette. Lucerne: una della forma 20; una (forma 30) con tre 
zone di promi nenze sul margine; una (e. forma 80) con quattro zone; una (forma 31) 
con cavallo corrente nel disco e palme sul margine; parte di altra simile con palme 
sul margine; una (e. forma 31) con due file di asticelle sul margine. — Bronzo. 
Metà, di vaso circa della forma 2, tav. 19 di Holder, Ròm. Tongefàsse. Piccolo vola- 
tile, che era innestato in un oggetto. Anello da finimento di cavallo, cui è attaccato 
un pendaglio semicircolare finiente a bottone. — Ferro. Cerchione di piccola ruota. — 
Piombo. Cornice forse di specchietto di vetro (')• — Osso. Braccio di bambola mo- 
vibile (m. 0,052). 

Teatro. — All'angolo nord-est è venuto in luce un altro tratto del pavimento 
dell'area a grosse lastre di travertino e altri due dei cippi di travertino, che regge- 
vano la cancellata, distanti l'uno dall'altro m. 2,30. 



(') Due cornici di tali specchi dell'Antiquario ostiense conservano ancora piccoli avanzi del 
vetro. Cfr. Nowotny, Glaeserne Konvexspiegele in Oesterr. Jahresh. XIII, BeibL, 161 segg.; Michon, 
Miroirs antiques de verre doublé de plomb, ia Bull, archéol, 1909. 231 segg.; Nouvelles observa- 
tions sur les miroirs antiques de verre, ib., 1911, 196 seg. 



QS^j^ — 80 — REGIONE 1. 



Sono stati rialzati due pezzi della trabeazione del teatro, uno del piano infe- 
riore, altro del secondo. 

Nel retrobotte<^a della quarta taberna cominciando dall'angolo nord-e«t si è notata 
un'apertura nel muro del primo teatro, ancora rivestita d' intonaco bianco, poi in parte 
chiusa per i lavori di ampliamento del teatro. In questo retrobottega si raccolse: 
Marmo. Braccio di statua (m. 0,155). — Bronzo. Anello di finimento da cavallo. 
Bottone formato da due dischi riuniti da un perno. — Terracotta. Due lucerne (forma 20) 
Un vaso a vernice vitrea verdognola (m. 0,23 X 0,19). Un'ansa di anfora con la marca: 
DIOCLE. Un anello (diam. esterno m. 0,07). 

Nella seconda taberna cominciando dalla scala a sin. del corridoio d'ingresse 
si raccolsero i seguenti oggetti di marmo : Frammento di gamba con resti dei calzari 
fermati da cinghie ed assicurati mercè due ansette a mo' di fibbia (m. 0,087); un 
altro frammento di gamba; un frammento di lastra iscritta (m. 0,38 X 0,135X0,026): 

FIN 

ILVM 

ARISSI 

La terza taberna ha la porta meno larga delle altre con la consueta soglia in 
travertino. Il pavimento è a tegoloni, su cui doveva essere l'opera spicata. A destra 
principia la scala per l'ammezzato. Nell'angolo a sinistra in fondo è la latrina. In 
fondo la solita porta conduce nel retrobottega. 

Si riconobbero in genere due strati di scarichi: l'inferiore, alto un metro e più, 
è formato a sua volta di più strati di terra con tracce di fuoco, rappresentandoci più 
rialzamenti; il superiore è formato di pezzi di volta, muri caduti, opera spicata dei 
pavimenti superiori, frammenti di cornici e di ornati, simili a quelli cbe ho esposti 
nella prima taberna all'angolo nord-est. Tra questo materiale si raccolsero due basi 
di colonna (m. 0,52X0,16) con le sottobasi (m. 0,61 X 0,07) e frammenti di lastre 
iscritte: 

1. (m. 0,18X0,235X0,04): 

]t0iU\ F • M AX tribun. 
'pote^T-yM\\\'\N\.p...cos. 

iTIT • p • p 

co KPVS • VETER anorum : 

Degli imperatori in cui la XVIII Irihmicia potestas coincide col quarto con- 
solato, Traiano, Antonino Pio e Caracalla, forse converrà pensare al secondo confron- 
tando la lapide da me pubblicata in Notizie, 1911, pag. 261, dedicata dal corpus 
j'istorum. L esistenza in Ostia di un corpus veteranorum Augusti era già testimo- 
niata dall'iscrizione CI. A. XIV, 409. 



REGIONE I. 



— 81 — 



OSTIA 



2. (m. 0,09X0,116X0,046): 

PROC- C 

aed ÌLI -PLEBI 




4. 5 
X 0,215): 

4. VLVS 
MARM 



3. (ni. 0,245X0,35X0,035): 

lAE SEVERE 
DVLCISSI 

(m. 0,195X0,37X0,055; m. 0,225 



5. 



RV 

SVh 



Dal decumano presso il Teatro provengono un 
frammento di capitello in terracotta, un frammento 
di tegolone decorativo fìttile con ricci e uno di una 
lastra marmorea con iscrizione in parte abrasa: 

FAVSTIAN 
A N N I S 
lODV 

Nisxixi mi • 

• VGl CA' 

Quattro tempietti. — Nel corridoio ad ovest 
del tempio di Venere si raccolsero un tegolone col 
bollo C. I. L. XV, 1407, due lucerne (forma 2). 
l'una con cinque zone di prominenze sul margine, 
otto di fianco a questo e tre protuberanze a mo' 
di piedini sotto il fondo, l'altra con sette zone simili 
sul margine e sei di fianco. 



Area innanzi ai quattro tempietti. — Sul suolo 
coricato regolarmente all' ingiù sopra un letto di sassi 
e frammenti d'intonaco si rinvenne verso est innanzi ad un edificio, che si sta sca- 
vando e sembra un ninfeo, un grande bassorilievo alto m. 1,75 rappresentante, con 
molta efficacia, un uomo anziano sbarbato, con un porro sul mento, con capegli ricci 
e corti, con la tunica talare e con la toga che gli copre il capo; è in atto di 
versare con la -1. l'incenso su un'aretta sostenuta da un piedistallo o basamento a 
forma di cippo; tiene nella sin. l'acerra (fig. 9). 

Nell'istessa area si raccolsero mattoni coni bolli C. I. L. XV, 164 e 1074 e 
due frammenti di lastre marmoree iscritte: 

1. (m. 0,31X0,21X0,032): 2- (m. 0,19X0,165X0.04): 

A • F • A "E 

CVSE P-AV 

Presso il capannone degli operai innanzi il tempio di Vulcano venne in luce una 
testina marmorea femminile (m. 0,06). D. Vaglieri. 



Fig. y. 



Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 



12 



POMPEI - 82 - REGIONE 1. 



CAMPANIA. 

IV. POMPEI — Continuazione dello scavo di Via dell' Abhondanm 
durante il mese di marzo 1913. 

Obbiettivo precipuo dei lavori compiuti durante il mese è stato im ampliamento 
ulteriore delle zone in corso di esplorazione tanto sulla via, nel tratto compreso fra 
le isole opposte Xlll della reg. IX e TX della reg. I, quanto nell'isola VI della 
reg. I. nella parte più meridionale degli edifìci nn. 4-7 che ancora rimane sotterra. 
Essendosi i lavori limitati alle terre alte, niun nuovo rilievo topografico può presen- 
tarsi in questo rapporto, ma possono ancora bastare quelli forniti ultimamente. Passo 
perciò a descrivere i pochi oggetti raccolti ed a riprodurre le iscrizioni scoperte du- 
rante il mese. 

(4 marzo). Reg. IX, ins. XIIT, n. 1. Si è rimosso lo scheletro dell'equino (di 
cui già feci cenno il giorno 3 del mese scorso) non essendo stato possibile di ricavarne 
col gesso un' impronta anche parziale. Il freno di bronzo, ancora aderente al teschio, 
consiste di due verghe, dolcemente curve, munite ognuna di un occhio tondo nel terzo 
superiore per l'inserzione delle briglie, ed è completato da due archetti di ferro strin- 
genti l'uno le tempia e l'altro il muso, lungli. m. 0,25; largh. massima m. 0,10. 
Rimosso lo scheletro, si è incontrata per breve tratto conservata, a m. 0,60 dalla 
soglia, l'impronta della porta. Questa però era chiusa e non già aperta come dap- 
prima si era creduto. 

Nel terreno vegetale, a<l un metro di profondità dal piano della campagna, ed 
in corrispondenza del vano n. 5, si sono poi raccolte due strigili di bronzo perfetta- 
mente conservate, lunghe m 0,19 e m. 0,21 a manico piatto longitudinalmente forato. 
Sul manico della piìi piccola (lato interno) è due volte impressa la marca di fabbrica: 

1. PATTAI 

sul manico dell'altra è impressa una volta sola l'altra: 

2. PRllMVS 

{') id.). Procedendosi ad una più completa ripulitura delle pareti nella bottega 
n. 4 reg. IX, ins. XII, sulla muratura nuda del pilastro sinistro, a m. 1,70 dal suolo, 
si è scoperta la seguente iscrizione grallita (lettere alte m. 0,03): 

3. M • C O M V S 

(H id.). Reg. I, ins. IX, n. 3. Presso la soglia, si è raccolto un medio bronzo 
di Tibt;rio con relligie del padre {Divus yU/f/us/us Pater) Cohen, Oct. Aug., n. 248. 

A destra del successivo vano n. 4, sull'intonaco rustico, si è scoperto un pro- 
gramma elettorale mezzo svanito: 

4- SITTIVMMAGNVM 

Fi VIR c/ ^ 



REGIONE I. 83 — 



POMl'KI 



(7 marzo). Reg. I, ins. VI, n. 7. Presso il pilastro che si erge sul lato occidentale 
del giardino, si è trovata una situla di bronzo a corpo campanulare ed orlo cilindrico, 
alta m. 0,26, munita di ansa ad arco, di ferro: la secchia era ivi deposta sul pluteo 
che circonda il piccolo viridario. 

Reg. IX, ins. XII, n. I. La rinnovata ripuliiiira delle pareti ha fatto scoprire 
anche in questa bottega — parete occidentale — una piccola iscrizione graffita, rela- 
tiva all'acquisto (?) di una tunica: 



5. 






cioè Prid{ie) Nonis Jidis, tunica HS XV. 

(8 id.). Reg. I, ins. VI, n. 7. Presso la sitnla rinvenuta ieri, si sono oggi rac- 
colti, deposti sul terreno del piccolo giardino, i seguenti utensili in ferro; una corta 
ma robusta zappa a martello lunga m. 0,28; una scure lunga m. 0,28, nel cui foro 
resta ancora per la lunghezza di m. 0,14 conservatoli legno del manico; e una caz- 
zuola da muratore tutta d" un pezzo con la impugnatura cilindrica, lunga m. 0,33. 

(11 id ). Seguitano i trovamenti nel giardino ora indicato, snl cui lato sud co- 
mincian* a delinearsi delle costruzioni in piano superiore per il momento poco chiare. 
Da queste precisamente è venuto giù un tegame emisferico di terracotta rustica, 
largo m. 0,17, col relativo coperchio costituito da una scodella della stessa forma 
calzante sull'orlo. 

(12 id.). Reg. I. ins. VI, n. 4. Si è oggi compiuto il disterro totale del subsca- 
lare t/, eseguendo anche il getto in gesso della porticina nel vano di comunicazione 
fra il subscalare e l'ambiente e. Si è ricavata cosi una pregevolo impronta, intatta, 
che ci conserva della porta ad un battente la meta inferiore con i cavi degli stipiti. 
A tergo dell'impronta si sono rinvenute due anfore di terracotta in frammenti, in 
una delle quali permanevano, stampate nella cenere, chiare impronte di noci avellane 
custoditevi: di queste ultime si è recuperato col gesso un interessante calco. 

(15 id.). Reg. I, ins. IX, u. 4. Sull'alto della parete a sinistra, sopra l'intonaco 
rustico, è ritornato in luce un programma evanido: 

6. trebivm-valenTem 

(26 id.). Reg. IX, ins. XIII. All'altezza dell'architrave del vano n. 5, una pin- 
zetta lunga m. 0,09 a bracci rastremati e con le estremità convergenti. 

Reg. I, ins. VI, n. 7. Presso l'angolo sud-est del giardino, all'altezza del piano 
superiore, uno scudetto di bronzo a losanga connesso con un rob\isto cerchiello, desi- 
nente in coda, da inserire e fissare sopra un'asta di legno, lungh. m. 0,075. 



POMPEI 



— 84 — REGIONE I. 



(27 marzo). Keg. I, ins. VI, n. 7. A pie' della scala ascendente al piano superiore, 
presso la grande apertura dell'ambiente /i, una testina di terracotta lunga m. 0,042 
appartenuta ad una statuetta muliebre. 

(28 marzo). Nella stessa casa, ma di nuovo nel giardino, appoggiata sul basso 
pluteo meridionale, una casseruola di bronzo di in. 0,17 di diametro, dal manico 
piatto desinente in largo foro contornato da due teste di oca opposte. 11 recipiente, 
sfondato nell'antichità, fu restaurato con piombo internamente e con laminette inchio- 
date esternamente. 

(29 id.). Ivi stesso, nell'ambulacro orientale, unoenochoe di bronzo, alta m. 0,19 
ad orlo tondo. L'ansa, che termina in giù in una graziosa testina muliebre dai ca- 
pelli scriminati nel mezzo e ricadenti ai lati, è in su foggiata a duplice testa di 
oca con una fogliolina nel mezzo. 

Stimo opportuno fare alcune aggiunte e modifiche alle iscrizioni pubblicate nel 
fase. 3° dell'anno scorso, a pag. 104, iscrizioni che leggousi sui pilastri fiancheg- 
gianti il vano n. 7. reg. I, ins. VII. 

Sul pilastro destro, e sull'alto del suo zoccolo rosso, in una prima iscrizione 
gradita, imperfettamente riprodotta, sarà forse da leggersi: Na{t)us est Corne[f]ius 
Sabiiius, in base al qui unito facsimile: 

7. 



7\' /XJ V ((()Pv ;\H|\K/U XB'VJV 



l'iu giù, verso destra, dove si lesse Cin-dei, si legge: CIN^DVS 
Segue anch'essa imperfettamente riprodotta, un'epigrafe grafilita nella quale sembra 
sicuro doversi leggere: Vos foHmati v{alete) secondo l'unito apografo: 




I" qnesto stesso pilastro sono poi due altre epigrafi grathtc. La prima di esse, 
ai sommo dello zoccolo, a sinistra, per quanto cancellata dagli antichi stessi, per- 



REGIONE I. 



— 85 



POMPEI 



mette tuttavia che vi si legga il uoine del noto candidato al duumvirato }J. Epidias 
Sabinus : 
9. 




La seconda sullo stesso zoccolo, ma nella paite che volge dentio l' ingresso, ci 
dà un semplice nome : 

10. CLODIAIl 

Sul pilastro a sinistra, le « tracce di grandi lettere quasi svanite » sono queste: 

11. DEDlC^llione] 

! I I ì I ! I I I I I I I I I I I I I I I I I 



e costituiscono un tenue avanzo di un altro edictum munerum edendorum, cfr. C. I. L. IV, 
n. 1177, e 1178 specialmente, per la identità della caum muneris che è anche qui 
la dedicazione non si sa di qual pubblico edificio. 

Al sommo dello zoccolo leggesi graffito in lettere alte m. 0,02 il nome: 



12. 



CAVSTVLVS 



e nella parte di esso che volge dentro l'ingresso, al disopra di un disegnino ripro- 
ducente la prora di una nave, è ritornata la già ovvia iscrizione graffita: 



13. 



CVM QVIDA(m senex) 



inizio indubbio di qualche raccontino popolarissimo. Cfr. C. L L. IV, 5017 e gli altri 

numeri ivi richiamati. 

M. Della Corte. 



TUSSIO 



— 86 — RRGIONE IV. 



Regione IV (SAMNIUM ET SABINA). 

VESTIMI. 

V. TUSSIO (frazione del Comune di Prata di Ausidonia). — Tomba, 
con epigrafe latina, scoperta in località detta « Piedi del paese » . 

Nel villaggio di Tiissio. facente parte dell'agro dell'antica Peltuinum Veslìnum, 
sulla fine di febbraio del corrente anno, facendosi uno scavo in un orticino della 
signora Luisa Santarelli in De Rubeis, sito nella località chiamata Piedi del paese, 
è stata rinvenuta una tomba chiusa da grossa pietra calcarea, lunga m. 1,20, larga 
m. 0,80, spessa m. 0,20. 

Scoperchiata la detta tomba, si è visto che quella pietra, scheggiata in sommità, 
recava al disotto ima iscrizione latina. 

Tale sepolcro si componeva di due ripiani; in quello superiore stavano distesi 
gli scheletri di tre individui, imo dei quali giaceva in un senso, due in senso opposto, 
e cioè con i piedi presso al viso del primo. Nel ripiano inferiore eranvi gli scheletri 
di cinqne individui. 

Dicesi che non vi si sia rinvenuta suppellettile funebre, il che farebbe ritenere 
che la tomba appartiene a tempo tardo, e che per chiuderla si servirono di un cippo 
antico. 

L'epigrafe, entro cornice, in bei caratteri, reca: 

d ÌA s 

EPHEBO • L CAESIENI 
FIRMI • SER ■ VIXIT • NN • xxv 
ACCEPTVS ■ PATER • ET 
LVPERCA • MATER VIVI 
FILIO • BENEMERENTI • ET 
PRIMIGENIVS • FRATRl • OPTI 

POSVERVSr 

SI • NON • FATORVM • PR/tPOS 

TER A • IVRA • FVlSSErvT ■ HOC 

TITVLO ■ MATER- DEBVIT 

ANTE LEGl 

STT- L 

Questa i.scri/.ioiie attualmente conservasi in Tussio dalla proprietaria sicr.^ San- 
tarelli- De Kiibeis. 

N. Persichetti. 



SARFMNIA — 87 — C.AGMARl 



SARDINIA. 

VI. CAGLIARI — Niiooa iscrizione cartaginesj rinvenuta nel giar- 
dino Biracchi, in località SS. Annunciata. 

Nello scorso mvembre 1912, duraute alcuni lavori di ripulitura nel giardino di 
proprietà del signor Eusebio Dirocchi, in prossimità della chieda dell'Annunziata io 
Cagliari, fu rinvenuto un piccolo blocco di marmo recaute scolpita in caratteri nitidi 
e ben regolari, una iscrizione caitaginese in 11 linee. L'iscrizione, rinvenuta in 
mezzo a materiale di gettito, non pare provenga dallo stesso luogo in cui venne 
trovata, né potrebbe perciò dare luce sulla esisten/a o meno di un edificio o di un 
sepolcro nella località dell Annunziata o in luogo attiguo. È però da o=!servare che 
a non molta distanza da questo punto è il colle di Tuvisceddn, ai fianchi del quale 
è scavata la necropoli punica di S. x'^.veudrace e che la città punica, coi suoi edifici 
religiosi, poteva svolgersi nel tratto tra il colle del Castello e quello della Pace e 
di Tuvisceddu ed appunto questo frammento di lapide, che dal contesto dell' iscri- 
zione sembra riferirsi piuttosto ad un tempio che ad una tomba, sarebbe un indizio 
che la località dell'edificio religioso dove essa fu collocata non dovesse essere molto 
lontana dal luogo in cui fu trovata. 

Il blocco di marmo dell'iscrizione, probabilmente greco, dello spessore di cm. 7 
e della misura di cm. 11, per 14, è spezzato secondo una linea irregolare dal lato 
destro, cos'i che manca tutto il principio e non possiamo determinare per quale 
estensione, di tutte le 11 linee; sono invece sicuri i limiti superiore ed inferiore del- 
l' iscrizione segnati superiormente dal taglio del blocco e dal resto di un orlo libero 
da scrittura; al lato inferiore da una traccia di una semplice gola o cornice di mm. 11 
di larghezza, della quale rimane traccia anche nel lato sinistro della iscrizione e 
ne indica il termine preciso, che però è interrótto da scheggiature che interessano 
la fine delle tre prime linee : la superficie del marmo è qua e là erosa, in modo 
che le lettere sono scomparse in varii punti. Ciò si osserva specialmente nel centro 
e lungo l'orlo di frattura della lastra marmorea. I caratteri però sono incisi profon- 
damente e nitidamente, regolari ed uniformi, ed il ductus generale dell'iscrizione, 
come anche la nobiltà del materiale prescelto è quale si conviene ad una iscrizione 
dedicatoria alla divinità. 

Lo scopritore del frammento epigrafico, avvocato Eusebio Dirocchi, si affrettò a 
farlo conoscere alla direzione del Museo archeologico, che ne comunicò l'apografo ed 
il calco al prof. Ignazio Guidi, il quale, riserbandosi di studiare con più agio l'iscri- 
zione, ne propose intanto la lettura e la traduzione seguenti: 



CAGLIARI — 88 — SARDINIA 



) rhD p as* p r-i[x] ///////// 

ji'j^ -fi"! aj-nx ///////// 

1 h-j^nn) ari fjin "ipaa /// 

rh'i!tz sroi ^':is:'?[;?3] /// 

in>' p Dsrn jiT p éns /// 

1 CTS p jn-t: p mpSt:nfn] /// 

n 'te p cns p mptbai /// 

'ira p pai s*:ì2j; p/// 

ni:>"i mpSann p mpSa-iU] /// 

a:^= (') :ni p,^ p brami' p ften) /// 

p: p:i rx xn ma a >"t:'-i[x] /// 



... /im /?/?■«« 'M /IL SLT? ^/ 

. . Adernam et eliam (?) Saran 

. . . Bomnqar (?) /^[/^/^s] R S M et Adonibaal 

. . . Dau~\Lmelek et Tana M A ' L H 

filim (?) raton Sufetus ftlUis Abd 

\_noymetqart /iL Maltan (Mutiun) fd. Aris et 

[_...mel'\iart fiLim Aris fd. Kanesi (?) et ■ . 

... /ìlius Amam et Magon filius Boda 

... {GeVmelqart fiiius Bodmelqart et Ab[d'] 

[If<im,>?]u? fiUus Aderba' al fd. Magon et? prineeps sacerdotum 

'" ''^^'■"' '^"'"^ '^f<^9it{?) fdium eius (sutim) ex Sidone fvirum Sidonis) sacerdotem 



SARDINIA — 89 — IQLESIAS 



Mancando la prima parte dell' inscrizione, col nome della divinità a cui è fatto 
il voto, non possiamo conoscere quale essa sia; non è però ardito supporre che si 
trattasse di Es'miin Merre, a cui è dedicata l' inscrizione dedicatoria sulla base tri- 
lingue di Pauli Gerrei, ora al Museo di Torino (') e che nel testo latino è dato corno 
Aescolapio Merre e nel greco 'Aaxlrjnioì MtjQQÌi. 

Quasi tutti i nomi datici in questa nuova inscrizione ricorrono in altre inscri- 
zioni puniche della Sardegna e sono del resto molto comuni nella onomastica carta- 
ginese e delle città fenicie e puniche in genere. Per il nome Mattati, come per altri 
nomi il chiarissimo collega prof. Merlin, Direttore del Museo di Tunisi, mi segnala 
la recente scoperta dell'inscrizione di Siagli (Notes et Documents, IV, pagg. 22-23) 
dove appunto ricorre Saraa e Mattati. Quanto al nome di ^m, esso è apparso già 
in altre inscrizioni sardo-puniche e recentemente in quella dipinta sui due vasi dati 
dall' ipogeo della tomba punica n. 91 di S. Avendrace, e dati nei Monumenti del- 
l'Accademia dei Lincei, XXI, pag. 163, tìg. 80 ed è un nome che si mantenne 
molto a lungo nell'ambiente punico, come mostra un inscrizione latina del distretto 
di Gabes, che mi fu ricordata dal Merlin, e dove è menzionato un Siiftes Aris 
{Compi, re-id. de f Acad. des Inscript., 1904, pag. 156). 

L' inscrizione, clie per i caratteri ha una notevole affinità con quella di Pauli 
Gerrei, va forse riferita al primo quarto del secondo secolo av. Cr. 

A. Taramelli. 



VII. IGLESIAS — Inseritone greca di età imperiale romana rin- 
venuta in regione di Griigua, 

Per cortese dono del signor dott. Paolo Boldetti, di Iglesias e per l'interessa- 
mento del signor Ignazio Santilippo, R. Ispettore dei Monumenti del Circondario, fu 
donata al R. Museo di Cagliari una inscrizione greca rinvenuta da poco tempo in 
regione di Grngna, presso Iglesias. 

La regione di Grugua, piccolo centro minerario, è situata a nord-est d' Iglesias 
in una conca chiusa tra i monti di porta La Riva, porta Farris, porta Crovetta. a 
a 300 metri sul mare, nella valletta detta Gutlarti Cardaxiu, che dai monti a nord 
di Iglesias si getta in Mare a Cala Domestica. Grugua si trova però in testa alla 
valletta, ai piedi dello spartiacque che la divide, con unaltezza di m. 600 sul mare, 
dalla Valle di Rio Antas. Nella località di Grugua si riscontrano numerosi resti di 
editici di età romana, i quali prendono il nome di Rovine di Gessa, mentre nel pros- 
simo vallone di Rio Antas, a circa 3 chilometri più ad est ed a monte del punto 

(') Corpus Inscriplionum Semiticarum, toni. 1, :>• '^■^^^ 

Notizie Scavi 1913 - Voi. X. 1^ 



IGLESIAS - 90 - SARDINIA 



donde si stacca la via che salendo lo spartiacque trae a Griigiia, si hanno i resti 
del tempio romano di Antas, recanti l' inscrizione di Marco Aurelio Commodo (G. L L., 

X, 539). 

L'inscrizione di Gru<yna, recentemente acquisita, è la seguente: 



THNArAGH N AAAIAN Al O 

NYClOCUJAET€eGlK€NMH 

T€PAKAIKYPiANKAICYNBloN 

ZHCACANCYNAITU)€THM 

A2IACOYCHC ToMNHMeiON 

KATECKEYACEN EYYYXEl KY 

PlAOYAElCAeANATOCTAYTA 



L'inscrizione, incisa in caratteri molto ineguali su una lastra di calcare bianco 
abbastanza compatto di ra. 0,22X0,25 è così letta: 

TìjV àyccdriv 'An\_fi~\iav Jiorvffiog ó)óe Ttdsixev piìjTéQu xal xvoiuv xai dvfi- 
(iior ^ì\aaauv avv avrò) hi] f^i' . ji^iag uvCt^c zó fxvr^iiHov xavsfyxevaGsv évìpvx^i 
xvQi'fC oì'òtìg àì/araiog' xavia. 

Il chiarissimo prof. Halbherr, dell'Università di Roma, che esaminò 1' apografo 
dell'inscrizione, spiega V à^iag oimrjg come un genitivo assoluto «essendo (essa) 
degna»; sarebbe sottinteso quindi il soggetto; solo è espresso l'aggettivo ed il 
participio. 

« Dionisio collo(?ò qui la buona Ammia, madre, signora e coniuge, che convisse 
CMM lui qiiiuanl'anni; essendo essa degna (Dionisio) preparò il monumento alla buona 
signora. Nessuno è immortale. Cosi è». 

L inscrizione ha carattere abbastanza tardo: mancano però elementi sicuri per 
ritenerla c-istiana, per quanto contenga la frase relativa alla sorte comune dei mortali. 
Porse si tratta di una donna di nazione greci, moglie di liberto, addetto alla lavo- 
razione delle miniere, o di qualche dipendente della amministrazione delle miniere 
stesse. Dalla località di Grugiia provengono due altre inscrizioni note, entrambi se- 
polcrali, quella di Famoni'is Occiarus che militò per 20 anni, e quella di Urbana, 
dedicala ^dai genitori Primillm o Gemellina, già note allo Spano e date poi nel Corpm 
(X, 75:^7, 7ÓS8). La località di Grugua è del resto poco lontana dal sito ove sor- 
gono le rovine del tempio di Antas, di cui parlò ampiamente il La Marmerà ( Voyage, 
voi. II. pa.^r. 47y. ^vtlas, tav. XXXV, n. 4) e deve essere collocata nell'ambito della 
cob.iiiu di MclaV.a, di cui è menzione negli Itinerarii della Sardegna, e che per la 
coincidenza delle distanze date da quelli non può essere collocata molto lontano da 
Grugua. 



SARDINIA — 91 — IGLESIAS 



Dalle informazióni datemi dal chiaro ispettore cav. Ignazio Sanfilippo, die visitò 
la località iu seguito airavveniito ritrovamento, risulta ciie furono rinvenute negli 
stessi lavori agricoli tratti di robuste costruzioni con resti di rivestimenti in battuto 
di coccio pesto e calce, che darebbero argomento a pensare che si tratti dei resti di 
serbatoi per conserva di acque, piuttosto che di briglie o di dighe per difesa delle 
acque che scendono verso il piano dal monte dominante la valletta di Grugua. 
A custodie di acqua necessaria ai lavori minerarii ed alla vita del numeroso per- 
sonale di schiavi e di funzionarli adibito nelle miniere ci consente di pensare la 
notevole copia di resti di antiche lavorazioni di miniere, che furono segnalati nella 
località di Grugua in tempi diversi. Da informazioni pervenute al cav. Spano 
{S(Jop. ardi, nell'anno 1868, pag. 25) risulta che l' ing. Perrin, oltre ad alcune 
sepolture antiche costituite da urne cinerarie coperte da tegoloni, scoperse nella loca- 
lità di Grugua una grande quantità di scorie, attribuite dallo Spano alla usina del- 
l'antica Metalla. 

Anche ling. Duveau, come ricorda lo Spano {Scop. arch. dell'ann. 1873, pag. 9), 
aveva rinvenuto frammenti di ossidiana e freccie e coltellini di questo materiale, 
insieme a cocci di stoviglie antichissime, di tipo simile a quelle delle caverne neo- 
litiche iglesienti. Ma in vicinanza a queste traccie e sempre presso alla miniera di 
Grugua, aveva rinvenuto molte scorie e traccie di fonderia e due palle di ferro oli- 
gistico, forse usate quali grossi martelli. A breve distanza da Grugua a Plaau Dentis, 
altre traccie di lavori antichi, resti di scorie, e di utensili in pietra, che lo Spano 
cita come incudini e martelli per la lavorazione del minerale, indicherebbero che la 
conca di Grugua era un centro di lavorazione dei metalli in età romana, se non 
anche in età più remota. A giudizio dello Spano, le piccole lucerne di terracotta 
provenienti dalla località di Grugua. e di Piami Denlis, si possono attribuire all'età 
degli Antonini; ma alquanto più tarda mi sembra debba ritenersi la inscrizione greca 
recentemente venuta in luce. Da questa modesta scoperta viene cosi confermata la 
presenza di un centro abitato durante l'età imperiale romana nella località di Grugua, 
ma non abbiamo alcun argomento per ritenere che questo dovesse corrispondere alla 
antica Metalla degli Itiuerarii a noi pervenuti. 

La città di Metalla, il centro minerario che prendeva in età romana il nome 
dalle miniere ivi esercite, ci è indicata come sita a trenta miglia da Sulcis ed a 
trenta miglia da Neapolis, sulla strada che conginngeva Sulcis ad Othoca. Ora 
siccome le due località di Sulcis e di Neapolis si possono esattamente determinare, 
e siccome non è assolutamente possibile che la strada romana potesse aver percorso 
il litorale, perchè ivi le montagne vengono quasi ovunque a picco sul mare, cosi il 
Lamarmora ( Vnyage, II, pag. 458) ritiene che la strada percorresse, dopo la conca 
di Iglesias, la valle del Rio Antas, e per Piumini maggiore raggiungesse poi 
S. Maria di Nabui, dov'era Neapolis. Egli pone Metalla appunto a 30 miglia dalle 
due attigue stazioni di Sdcis e di NeapolU, in prossimità di Antas, come ritiene 
anche il Mommsen {Corpus, X, pag. 785). 11 Lamarmora accenna a rovine esistenti 
a poca distanza del tempio, forse a quelle che ancora si notano in mezzo alla valle, 
ad una certa distanza dal luogo del tempio in regione S. Maria, dove la valle è 



IGLESIAS - 92 - SARDINIA 



abbastanza ampia e poteva dar luogo all'abitato di Metalla, che forse non dovette 
essere molto più che una stazione stradale, per quanto formasse anche il centro delle 
amministrazioni e della sorveglianza delle numerose miniere del distretto. Lo Spano, 
neir Appendice dell'Itinerario della Sardegna, (1869, pag. 44), pure ritenendo che 
Metalla si trovasse nella foresta di Antas, non crede che fosse proprio in quel punto 
dov' è il tempio di Antas, ma fosse ad una certa distanza, e forse per qualche tempo, 
attratto dalle notizie, da me sopra ricordate, di scoperte di rovine, di inscrizioni e 
di scorie di miniere, ebbe l'idea che Metalla dovesse trovarsi a Griigua, che però 
è in località troppo ristretta e fuori da una via retta e necessaria per unire i due 
centri di Othoca e di Siilcis e quindi non adatta ad un centro minerario, stradale 
ed amministrativo. 

Ad ogni modo la indicazione di Metalla, al plurale, denota un centro di molte 
miniere, le quali alla loro volta, come avevano i loro cantieri, le prigioni, gli uffici, 
così avevano le rispettive necropoli. Uno di questi centri minerarii, attiguo, dipen- 
dente, ma pur distinto da Metalla, era appunto a Griigiia, in prossimità di ricchi 
giacimenti piombiferi, che costituivano la principale ricchezza mineraria sfruttata in 
età romana in questo distretto. E poiché ho accennato alla questione ancora contro- 
versa della ubicazione di Metalla, mi corre il dovere di ricordare che piccole ma 
continue scoperte di sepolture di età romana si hanno in moltissimi punti dove anche 
oggi si hanno lavorazioni di miniere di piombo ed è così confermato quanto venne 
già supposto dal Vesme, dal Gouin e dallo Spano, in base a scoperte di tombe e di 
traccie di lavorazioni antiche; che cioè in tutti o quasi tutti i punti ove oggidì si eser- 
cita la estrazione dei minerali piombiferi vi erano miniere romane, le quali meritereb- 
bero una sistematica e riassuntiva ricerca, che non sarebbe senza frutti per lo studio 
dei metodi estrattivi usati in età romana. Quanto al personale adibito a tali lavo- 
razioni, dalla modesta scoperta di questa inscrizione non potremo trarre altra luce, se 
non elle si ha qui il ricordo della famiglia di qualche schiavo o liberto, di origine 
greca, o addetto alle amministrazioni o alle ricerche, o qui relegato per condanna ai 
lavori delle miniere, i quali non solo riflettevano la ricerca e lo sfruttamento dei 
filoni e dei giacimenti minerarii, ma altresì le fusioni dei metalli, come è dimostrato 
dulia presunza doi pani di piombo con le inscrizioni dell'imperatore Adriano e con- 
fermanti la proprietà imperiale sulle miniere ('). 

A. Taramelli. 

(') l'er il jiiiiiu (li piombo della (Jolombara di Flutnini, Spano, Cattedrale di. Gitana e notizie 
arch. del IH7H, pag. 21. Corpus, X, 8073, 1: per quello di Carciiiadas, presso Flumini, Spano, 
Bull. arch. sardo, 1852. j.ap. 132. Corpus, n. 8073, n. 2. 



SARDINIA 



03 - 



DOLIANOVA 



Vili. DOLIANOVA — Statuetta in bronzo di arte sarda rappresen- 
tante una figura di guerriero erioforo. 

Il Museo di Cagliai-i si è recentemente arricchito di una nuova statuetta in 
bronzo di arte sarda (Hg. 1 a, b), acquistata da certo Vincenzo Zedda-Viale e prove- 
niente da Dolianova. Nessuna indicazione relativa al luogo di rinvenimento ed alle 
circostanze della scoperta potei raccogliere dal venditore, ricordo solo che il Comune 
di Dolianova recentemente formato dalla fusione dei due paesi di Sicci S. Pantaleo 





FlG. 1. 



e di S. Biagio, coi loro territorii molto estesi e molto ricchi sui colli e sui monti ciie 
chiudono a nord-est il piano di Cagliari, conta numerosi editici preistorici, nuraghi 
e sepolture, non completamente scomparsi neppur dopo il millenario succedersi della 
cultura del suolo in età punica ed in età romana sino ai nostri giorni, in cui il terri- 
torio dei due comuni è fra i più fruttiferi ed i piìi intensamente coltivati della pro- 
vincia di Cagliari. 

La statuetta, di cui qui offro due riproduzioni fotografiche, rappresentante un 
guerriero erioforo; è frammentata, manca del capo e dol piede destro, è anche leggermente 
schiacciata da una pressione che contorse alquanto il braccio destro e la testa del- 
l'animale portato sulle spalle dal guerriero. La statuetta, eseguita, come tutte le sta- 
tuette sarde, a cera perduta, è molto esile, quasi una placclietta. nelle gambe esili 
ha una modellazione appena accennata, informe è il piede sinistro, appena accennato 
da una curva del bronzo, mancante il destro. La figurina rappresenta un guerriero, 



DOMANOVA 



94 — SARDINIA 



nel solito atteggiamento rigido delle statuette sarde di offerente, alzante la mano 
destra aperta e con la palma rivolta in fuori e le dita nettamente accennate; con la 
sinistra invece afferra nel pugno le quattro zampe del montone portato ed offerto alla 
divinità; l'animale è reso con discreta verità, è maschio, la testa sormontata da corna 
ripiegate, con l'occhio sporgente; una serie di strie regolari in tutto il corpo espri- 
mono il vello lanoso e appunto mi fanno ritenere che si tratti di un maschio della 
pecora e non di un capro, come parrebbe dalla esilità della figurina. Ho detto che 
la figurina è di guerriero, percliè per molti particolari dell'abito si accosta a quelle 
dei consueti guerrieri o figurine di sardi con abiti ed arnesi guerreschi. Come dissi, 
il capo è troncato al collo, ma per analogia con le altre figurine di eriofori d'arte 
sarda che noi possediamo, possiamo ritenere fosse stato nudo, né dobbiamo credere 
che fosse eccessivamente piccolo, come lascierebbe supporre il poco spazio lasciato 
ora dalla testa e dal collo del montone, perchè questo, come dicemmo, è ripiegato 
da uno schiacciamento subito dal piccolo bronzo e che determinò lo stacco del capo. 
Il guerriero veste la doppia tunica succinta, stretta attorno al busto come una guaina, 
una vera e propria fasciatura, un farsetto in pelle, che si avvolgeva attorno al corpo 
sino al di sopra delle ginocchia, ed ho detto duplice, perchè al di sotto del farsetto 
giaco, che sembra essere stato fatto di pelle molto rigida e tesa, appare il lembo 
inferiore di un altro indumento, pure assai stretto attorno al corpo e che dalle strisele 
oblique dell' incisione, appare essere stato nel modello rappresentato un tessuto o una 
grossa maglia. Questa doppia fasciatura che difendeva il busto si osserva in molte 
statuette di guerriero sardo, come in quelle del Museo di Cagliari, date dal Lamar- 
mora, tav. XXVII, 102, 108 e quelle date dal Santuario di Abini, pure del Museo di 
Cagliari, illustrate dal prof. Pais e dal prof. Pinza ('): talora sotto al farsetto este- 
riore abbiamo due altre sottovesti successivamente sporgenti (2), ed in tutti i casi è 
evidente anche nella riproduzione primitiva che si tratta di un grosso vestimento 
attillato, e che lasciava per lo più libere le braccia. 

Sulla spalla sinistra, gettato in modo che caschi traversalmente dietro alle 
spalle e sul petto, sino a raggiungere in modo simmetrico i limiti del farsetto, è la 
consueta coperta, un lungo rettangolo di stoffa rigida, piegata in modo che l'orlo 
segnato da piccola frangia ve; ga a coincidere con il mezzo del telo. Questo è il saio 
che anche oggi forma tutta la copertura notturna del pastore sardo, vigilante col suo 
arment(. alla chiara stella, esposto ad ogni intemperie, e il saio, su sagù, compagno 
indivisibile che anclie l'antico guerriero pastore porta seco, ben piegato ed aggiustato 
alle spalle, nella posa solenne di un atto di preghiera e di offerta che egli vuole 
|)erpetuata nel suo bronzo votivo. Lo troviamo effigiato in numerosi bronzi sardi, sia 
•lei Museo di Cagliari che di altre collezioni in Italia e fuori d' Italia; ci basti solo 
nconhire die la bella figurina esistente nel Museo Kirkeriano di Roma ed un'altra 
della collezione Traverso, rappresentata dalle belle tavole dell'opera del Pinza {:'). Sotto 

i ) l'.ii-s La Sardi'.^iaa prima del dominio rumano, tav. \\ 8; Bull. Arch. Sardo, 2" serie, 
tav. III. 8; l'iiizii, .ì/onumcnU. primitivi della Sardegna, iaw. X, C, 7; XI, XIII, 4, 8. 
(•) VwL.i, ..p. cif , tav. XII, 4. 7. 
{') l'ii.za. 0].. cit., lav. XII, 8, 9. 



SARDINIA — 95 — DOLI ANOVA 



al saio appare il pugnaletto con elsa a croce, chiuso nella sua guaina e sostenuto dal 
balteo che passa dalla spalla destra e si allarga sul petto, anche al di là di quanto 
è necessario al sostegno del pugnale stesso. Anche in altri bronzi, e specialmente 
nelle statuette di arcieri, vediamo questo largo balteo di sostegno del pugnale che si 
allarga sotto alla fodera del pugnale stesso, mentre in altri casi al balteo si sovrap- 
pone una vera placca pettorale, che nell'originale doveva essere o in cuoio o anche 
in lamine di metallo e che difende il petto allo sterno ('). Le gambe sono nude, nudo 
forse era il capo. Lo stile è quello delle figurine sarde, se stile può dirsi questo ca- 
rattere di minuziosa curva di taluni dettagli distintivi della persona e delle sue 
armi, accoppiato con il rigido schematismo e la stilizzazione già compiuta nelle varie 
parti del corpo, carattere che si manifesta unito ad una rigidità ieratica che non 
manca di una penetrante ed ingenua solennità primitiva. 

11 motivo del erioforo non è isolato nelle rappresentazioni protosardo; sono già 
note per le riproduzioni fatte dal Lamarmora la statuetta criofora del Museo di Ca- 
gliari, di incerta località, e quelle pure incerte del Museo di Torino (^). Per quanto 
le due statuette siano mutile, si nota in entrambe la stessa posizione del braccio 
destro che afferra le gambe dell'ani male, e quella del braccio sinistro alzato in atteg- 
giamento di preghiera; lo stesso abito succinto, le stesse gambe esili e nude. Altra 
statuetta di erioforo fu data dal prof. Fais (^) come proveniente da Siligo o da Ossi 
e allora posseduta da certo prof. Bottinali di Sassari. Essa ricorda questa di Dolia- 
nova, perchè trattiene nella sinistra le quattro zampe dell'animale offerto, alzando la 
destra in segno di preghiera. Così pure tra le figurine sarde e non fenicie, come vi- 
dero bene il Lamarmora ed il Pais ('') è la statuetta del Museo del Louvre, edita dal 
Longperier, nel Musée Napoléon, e poi riprodotta dal Perrot nella sua Storia del- 
l'Arte, e da essi ritenuta fenicia, per quanto accostata alle cose sarde. Anche questa 
del Louvre ha l'abito succinto, il pugnaletto e gli stessi caratteri stilistici delle 
statuette di Cagliari e di quelle di Torino, simile la posa ed il trattamento del capo 
a quella di Siligo, edita dal prof. Pais. L'avvicinamento latto dal Perrot di una 
statuetta in calcare proveniente dalla Siria (■) alle statuette del erioforo sardo non 
offre argomento sudìciente per indurre a credere che il motivo del erioforo sia 
derivato all'arte sarda dalla imitazione di modelli fenici diffusi per opera dei car- 
taginesi. Anzitutto poiché in tutte le statuette d'offerenti noi vediamo una grande 
indipendenza dei motivi dell'arte fenicia o punica, e piuttosto una produzione locale 
fortemente individualizzata, come dicemmo innanzi, da un singolare naturalismo mi- 
nuzioso in certi dettagli e stilizzato invece per altri caratteri e speciale delle pro- 
duzioni sarde primitive. In secondo luogo è consentaneo al carattere del popolo, che 
ci appare eminentemente pastorale e guerriero, come ebbe ad osservare il Pais. di 

0) Cfr. le figurine di Abini, date da Pinza, tav. XIV, 4, 2. 
f) Lamarmora, Antiquités Aten., XXX, 148, pag. 327. 
(') Pais, La Sardegna, ecc., pag. 123, tav. V, 6. 

(*) Perrot-Chipiez, Hist. de l'art, III, pag. 433. fig. 308; Lamarmora, Antiquités, pag. 32«; 
Pais, BulL Arch. Sardo, 2» serie, pag, 101, nota 44. 
(') Perrot, ivi, pag. 307. 



NURAGU8 - ^<5 - SARDINIA 



fare alla diviDità oltre alle offerte di latte o di acqua nella taz'/.a o nella patera, 
anche l'offerta uel montone o dell'agnello, offerta che rispondeva alla maggiore ric- 
chez/.a della «rente sarda ed al maggiore bisogno che essa aveva d'invocare la pio- 
pizia divinità. Non mi pare che abbiamo bisogno d'invocare la influenza di incerti 
modelli dell'arte punica, né quelli dell'arte greca ed italiota, nella quale non sono 
vari i motivi delle ligure di offerenti ed oranti eriofori o di divinità erioforo. 

Nò io oserei ritenere che tale rappresentazione sia qualche cosa di piìi che il ricordo 
di una modesta offerta di un pastore gueiricro ed assurga all'altezza di una concezione 
cosmica, come proporrebbe il Milani nella sua ardita ermeneutica dei bronzi sardi, 
che nella figura del pastore adorante vedrebbe il segno siderico di Orione e nelle 
cinque dita aperte della mano in preghiera i raggi dell'essenza dattilica emananti 
l'azione divina. Per quanto affascinante l'immaginazione del chiaro collega ed inge- 
gnosi i raffronti che egli con tanta erudizione ha accostati, io sono assai esitante a 
ritenere che questi poveri pastori avessero già saputo popolare il cielo della vasta 
serie dei segni zoiliacaìi, leggere nel moto delle stelle, conoscere i precetti ed i con- 
cetti della disciplina cosmica orientale, la correlazione tra quei fenomeni grandiosi 
della vita stellare, e quelli del pensiero e del mistero e volgerli nella rappresenta- 
zione figurata, dando così a questa oltre al valore materiale della figura, un senso 
nascosto ed un valore figurato tanto più alto e significativo del primo. Del resto già 
nel concetto racchiuso da questa statuetta di offerente traspare tanta compostezza 
solenne austera e tanta ingenuità devota, da costituire di per se stessa una prege- 
vole attestazione di antichissima vita sarda e da annoverarla tra le piccole e sempre 
più rare fortune della casuale scoperta del suolo sardo. 

A. TARA.MELLI. 



IX. NURAGUS — Statuetta in bronco di età preromana, rappre- 
sentante una sacerdotessa, rinvenuta in regione di Coni o Santa Millanu. 

Per gentile interessamento del signor Pietro Cadeddu, di Nuragus, la Direzione 
del Museo fu informata di un'interessante scoperta avvenuta in regione Coni, o Santu 
Millaiiu, ad una mezz'ora dal paese di Nuragus, ai piedi della Giara di Gesturi, a 
poca distanza dal bel nuraghe detto appunto di Santu Millanu. già precedentemente 
.studiato e dall'edificio circolare da cui provenne il noto rispostiglio di bronzi di For- 
raxi Nioi, scavato da trent'anni dal sig. F. Nisardi sotto gli auspici del R. Commis- 
sario F. Vivanet ('). 

Certo Giuseppe Trudu Cocco, eseguendo lavori agricoli uel suo predio, rinvenne un 
pozzo antico, dal quale estrasse in mezzo al limo ed al materiale di franamento, una 

() 'I iir.iiiK'lli-Nissanli. L'altipiano della Giora di Gesturi ed i suoi monumenti peristorici. 
Man. Ani. .Uc. Lincei, voi. XVIII (1907), paij. 71. fiorcr. 21. 25. Per il iip..sti,<rlio di ForrajìiNiùi noto 
iuul,.- c.l ii„m,. ai riposti;,'lio di Valenza, cfr. Not. Scavi, 1882. serie 3", voi. X, pp. 425 e seg.; Pinza, 
Monumenti primitivi della Sardegna {Mon. Ant. dei Lincei, voi. XI (1901), pp. 155 e seg.). 



SARDINIA 



— 97 - 



NURAQUS 



statuetta femminile in bronzo (tìg. 2 a, b), di età preromana, insieme ad alcune perline 
(li pastiglia vitrea di fabbiica/.ione cartaginese. Prima però che egli potesse giun- 
gere al fondo del pozzo, questo andò subito riempiendosi di acque di filtrazione, sicché 
dovette sospendere il lavoro; la statuetta fu acquisita al Museo di Cagliari. 

Dalla descrizione fatta dal sig. Pietro Cadeddu e confermata dal sig. Nissardi 
che praticò una rapida visita alla località dopo che il pozzo andò quasi completa- 
mente sommerso dall'acqua e dal poco che ne rimase visibile, si potè desumere la 
forma circolare di esso, con un largo vano d'ingresso; tanto questo che le pareti 





FiG. 2. 



del pozzo sono costrutti in blocchi di lava regolarmente squadrati e lavorati come 
nel pozzo di S. Cristina, di Paulilatino e di S. Vittoria, di Serri; in modo che si 
può sin d'ora ritenere che anclie nel pozzo di regione Coni si abbia un altro pozzo 
fonte votiva del tipo di quelli sopra ricordati. 

Mentre attendo l'opportunità di una esplorazione che ancora non potei compiere, 
credo opportuno di presentare l'interessante statuetta preromana, che grazie al cor- 
tese interessamento del sig. Pietro Cadeddu e dell'ispettore Nissardi potè essere acqui- 
sita alle raccolte del R. Museo di Cagliari. 

La statuetta femminile, alta 180 mm., per la dignità della posa e dell'atteg- 
giamento, come per tutti i particolari dell'abbigliamento, io credo rappresenti meglio 
clie una donna comune adorante, una vera e propria sacerdotessa, nell'atto della pre- 
ghiera e del sacrificio. La statuetta comprende anche la base su cui si impostano i 
piedi ed ha quattro sporgenze ai lati per l'incastro nelle basi; è molto schiacciata ed 
anche il manto è tirato con una esilità di lamina, per quanto sia esso pure fuso 
di un pezzo con la intera statuetta, mentre la testa invece ed il collo sono espressi 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. l"^ 



NURAGUS — 98 — SARDINIA 



con molto maggior natuialisoio, per quanto con una rozza esagerazione. L'esilità delia 
tìgiira, che è un carattere di progresso tecnico e di già avanzata stilizzazione, mi par- 
rebbe im criterio per riferire queste ed altre statuette consimili ad un periodo tardo 
dell'arte sarda primitiva, per quanto sempre informato strettamente alle tradizioni ed 
ai motivi dell'arte locale. 

La figurina, intiera e solo mancante dei due avambracci, è diritta in piedi a 
capo eretto, in atteggiamento di rigidezza severa e ieratica. Le due mani erano del 
pari alzate, una la sinistra era forse elevata, aperta in atto di preghiera, cosi almeno 
è suggerito dalla direzione dell'avambraccio, la destra invece era forse protesa in- 
nanzi, recando una patera od una coppa, con l'offerta votiva che vedremo in altre 
statuette votive, sia femminili sia di uomini e di guerrieri offerenti. Per quanto 
sia più frequente tra le statuette sarde l'atto della destra alzata ed aperta in segno 
di preghiera, non mancano anche esempì di statuette che alzano la mano sinistra; ri- 
cordo tra l'altre il bell'arciere di Abiui ('). Il capo, rotondo e grosso, con i lunghi 
capelli divisi nel mezzo dalla scriminatura, scendenti a due lati sulle orecchie e dietro 
alla nuca, vanno a nascondersi sotto l'abito; il volto di un leggiero ovale, con il 
caratteristico tratto delle ciglie unite e folte sull'arco delle ciglia, il naso a forte 
risalto ed il mento breve e fuggente, lungo sproporzionatamente e forte il collo, 
come in quasi tutte le statuette sarde, spiranti, nonostante i limitati mezzi del pri- 
mitivo artefice, una snellezza, non disgiunta da robustezza, fiera ed altezzosa. 

L abito di questa figurina è soprattutto degno di attenzione. Una tunica stretta, 
come una guaina, parte dal collo, avvolgendo tutto il busto da cui risaltano le spor- 
genze dei seni, collocati molto in alto, e scende piatta e stretta, senza dare alcun 
risalto alle forme del corpo appiattito, sino sotto ai polpacci; sotto a questa tunica 
esterna, la figurina lascia scorgere due altre tuniche o sottane che scendono gradual- 
mente più in basso, con la loro falda inferiore, sino a che la tunica inferiore tocca i 
piedi, nudi e larghi. Questa triplice tunica la troviamo identica, come è identico 
anche il tipo ed il motivo della statuetta, di sacerdotessa orante del Museo di Torino, 
ricordata dal Lamarmora e dal Pinza {'^). In altre statuette invece non si hanno che 
due tuniche, una più corta e l'altra più lunga, con la balza sino ai piedi, come la 
interessante statuetta di donna seduta con il bambino in grembo, rinvenuta a Serri, 
presso il pozzo Sacro di S. Vittoria (^), una di origine non determinata, forse dal- 
1 ()gliastra(^), un altra, pure senza indicazione precisa del rinvenimento, forse essa 
pure doli Ogliastra, di piccole proporzioni, ma che io credo parimenti femminile e 
che ha la balza della tunica inferiore a fitte pieghettature, rese da segni a bulino (•'). 

(') l'inza, J/on. prim. della Sardegna, tav. XIII, 9. 

(") Laiiiarninra, Alias, t:iv. XXIX, ii. 132; Pinza, op. cit., tav. XII, 10. 

Cj Tarameilj, Notizie Scavi, 1909, pa-. 40 ; Petazzoni, Rendiconti Accad. Lincei, 1910, 
l'af,'. 70. \\^. s. 

(*) Inv. Museo di Capliari, n. 61; Lamarmora, ivi, n. 129. 

(*) Inv. Museo di Cagliari, n. 62; Lamarmora, ivi, n. 130. Non è data da lui come fommi- 

nik>. ma la foggia dello due tuniche lunghe 8Ìn<, al piede e una leggera sporgenza al petto, mi 
sembrano esprimere chiaramente una donna. 



SARDINIA — 99 



NDRAGDS 



Anche una figurina data dal nuraghe Puntana Padenti di Lanusei, edita dal Lamar- 
mora e recentemente dal Pinza (0 che ha \m piccolo berretto a cono e che secondo 
il mio avviso è pure femminile, lia la tunica sottostante a fittissime pieghettature. 
Altre figurine invece, mostrano un altro motivo nell'abito alquanto diverso; la inte- 
ressante figurina di Abini, che recentemente dalla collezione Goiiin passò al Museo, 
ha invece una tunica sola che appare divisa sul dinnanzi e giunge sino alle coscie, 
da queste in giù sino ai piedi è un'alta balza a frangie finamente pieghettate, che 
sembra congiunta alla stessa tunica (^), mentre nella canefora di Villasor si ha una 
tunica rigida, a campana, che scende dalla gola alla vita e si allarga gradatamente 
verso il basso. 

Sopra la tunica la figurina femminile porta un'ampio mantello, come una specie 
di piviale, che dalle spalle e dalle braccia scende sino ai polpacci, allargato dal 
gesto delle braccia, ma rigido e senza pieghe, riproducente un manto di grossa stotfa 
di lana, simile a quello indossato da alcune figure nelle quali si vogliono riconoscere 
dei capi tribù o dei principi. In altre statuette femminili invece la mantelletta è 
corta, come in quella di S. Vittoria di Serri, anche perchè, come abbiamo nella ri- 
cordata statuetta di Abini, della collezione Gouin, ed in quelle provenienti dalla 
Ogliastra date dal Lamarmora, essa è tratta sul capo ed i lembi superiori, avvol- 
gendo il viso scendono sul dinanzi del petto. La mantelletta presenta alle spalle un 
risvolto del lembo superiore, dal quale scendono verso il basso alcune brevi frangie, 
collocate a distanza 1' una dall'altra, mentre invece nell'altra statuetta già ricordata 
di Abini, della collezione Gouin, abbiamo una fitta pieghettatura di frangie in tutto 
l'orlo di questo risvolto che cade a metà della schiena e mostra come la cappa di 
questi personaggi femminili, diversamente da quella degli uomini, era adorna da eie 
menti decorativi, per quanto semplici e primitivi. Nel centro del risvolto è una spor- 
genza di forma semicilindrica, che non saprei come spiegare altrimenti se non come 
una grossa borchia decorativa; osservo solo che essa deve rappresentare qualche ele- 
mento ornamentale o rituale in uso nell'abbigliamento della cappa femminile, giacché 
lo ritroviamo anche nel centro di quella indossata dalla donna seduta sullo sgabello, 
trovata presso al tempio di S. Vittoria di Serri. Un elemento che abbiamo solo da 
questa statuetta e che non troviamo in altre, né femminili né maschili, è quello di 
una specie di stola breve ed a frangie che scende dalle due braccia presso al gomito 
e che potrebbe anche essere ritenuta invece una parte del manto, una specie di pas- 
samano frangiato, destinato a mantenere a posto il mantello (^). 

Come nelle statuette maschili, in questa e nelle consimili statuette femminili 
noi dobbiamo vedere una foggia di abbigliamento locale, svoltasi nell'isola e consa- 
crata dall'uso, per quanto siano evidenti alcune analogie con le foggio femminili di 
altre regioni del Mediterraneo. Ricordiamo la foggia della lunga tunica a tre falde 
che indossa il sacerdote o la sacerdotessa della stela di Teima, al Louvre, che compie 
il sacrificio dinnanzi all'altare, con le corna di consacrazione e la testa di un bove 



(') Inv. Museo Lamarmora, n. 180; Pinza, tav. XII, 2. 
(=')5Inv. Museo, n. 34772. 
(=■) Atlas, fig. 129. 



NCRAGDS 



100 — SARDINIA 



votivo (0, ricordiamo anche numerosi confronti con l'abito femminile delle figure 
rappresentate in monumenti micenei e cretesi. Anche senza dare soverchia impor- 
tanza a queste analogie, che possono forse attribuirsi a casuali coincidenze, richiamo 
la tunica a guaina a doppia falda, indossata dalla « dea con i leoni » incisa nella 
corniola di un anello miceneo della collezione WoUaston Franks, nel British Museum (^); 
a quella più ampia, ma a triplice falda della figurina orante, incisa nell'anello aureo 
con scena di sacrificio rinvenuto a Micene (^); un abito analogo è riprodotto in una 
divinità guerriera accompagnata da leone, su una cretula di Cnosso (■•), ed una va- 
riante più ampia e più ricca di esso noi possiamo scorgere nel ben noto abito delle 
donne cnossiache e cretesi in genere a molte balze che scendono gradatamente dalle 
coscie a piedi, e di cui abbiamo riprodotto il tipo molto largamente ed in statuette, 
come la ben nota divinità dei serpenti (^), od in incisioni sopra anelli od in affreschi {^). 
Queste affinità possono avere il loro valore per ammettere rapporti commerciali o affi- 
nità più meno strette di razza in una vasta area mediterranea tra le genti di Sar- 
degna e di Creta e del mondo miceneo, ma non dobbiamo tuttavia esagerarne il 
valore e la portata, trattandosi di elementi molto semplici e che possono presen- 
tarsi in ambienti molto diversi. Ad ogni modo, anche co!i e modesta espressione di 
tipi e di concezioni locali, e forse appunto per questo, la nostra statuetta che accresce 
il piccolo numero di quelle sinora conosciute di provenienza sarda, ha la sua impor- 
tanza e forse non sarà lungi dal vero il supporre che essa non rappresenti una donna 
comune orante, ma per l'austerità della posa, per la solennità dell'abito e del manto, 
per la decorazione del quale l'artefice prodigò le risorse dell'arte sua, ci presenti 
piuttosto la sacerdotessa, l' indovina della tribù, nell'atteggiamento rituale e ieratico 
della preghiera e che essa costituisca un'offerta a ricordo di una cerimonia sacra 
compiuta al santuario da cui la statuetta deriva, e compiuta dal popolo e dalla tribù 
raccolta, con l'intermediario della sacerdotessa, rivestita, per favore divino, di tale 
facoltà e di tale forza sovrumana. Questa statuetta e le altre statuette femminili 
che ho ricordato sopra per comparazione potrebbero dunque essere sacerdotesse o maghe, 
ammaliatrici e forse la serie di questi monumenti può trovare una qualche luce 
di confronto nella notizia che troviamo in Solino, che anche in Sardegna v'erano 
donne ammaliatrici, con due pupille per ciascun occhio, che appunto per questo 
avevan tanta efficacia di fascino. La notizia di Solino, che amplia quella di Apollo- 
nide e di Plinio era una favola, ma può avere un fondo di verità attestando la pre- 
senza di donne invasate di furore divino e sacerdotesse, di cui i bronzi ci riproducono 

(') V.Mli IVTrot-Chipicz, [list, de VArt, IV, .'^92, fig. 206; Evans, Mycenean Iree and pillar 
rultus, |)ap. 39, fip. 20. 

(*) F<:viiii8, oj). cit., pag. 67, fig. 45. 

C) Evans, op. cit., pag. 79, fig. 53. 

(*) Evans, The Palace of Cnossos-.Exaiv. 1903, pag. 59, fig. 37. 

(p Evuns, ivi, Kccavacions of Cnossos, 1901, n. 29, fig. 9; E.vcav. 1903. pag. 77, 56 «, 57. 

(") nic<.rdo l'impressione di sigillo sopra creta di Cnosso, raffigurante la divinità femminile 
tra I l,.oni; Evans, Excavatwns, 1901, pag. 20, fig. 9; il sigillo con lo tre donne innanzi airaltaro. 
di Micene; Evans, Mycenaean tree and pillar cultus, pag. 91, fig. 63. Cfr. tav. V. 



SARDINIA 101 — PAULILATINO 

l'imagine ('). È perciò auguiabile che presto venga il momento di attendere alla 
esplorazione metodica e regolare di questo presunto pozzo sacro di Nuragus, donde 
ci possono essere foni ili alcuni elementi per accrescere le ti la della ancora scarsa 
trama delle nostre cognizioni sulla religione e sul culto degli antichi Sardi. 

A. Taramelli. 



X. PAULILATINO — Navicella votiva in bronzo rinvenuta in re- 
gione di Santa Cristina. 

Per cortese interessamento del Rev. Salvatore Angelo Dessi, la direzione del 
Museo di Cagliari è venuta recentemente in possesso di una nuova barchetta o navi- 
cella votiva in bronzo (tìg. 8), rinvenuta da certo Ciriaco Putzolu, in regione di 
S. Cristina, in prossimità di Paulilatino. 

La località di S. Cristina è fra le più interessanti di tutto il territorio di Pauli- 
latino, pure così ricco di monumenti preistorici, giacché in essa si trova non solo il 
pozzo di S. Cristina, già illustrato dallo Spano e che è certamente un pozzo sacro, 
del tipo medesimo di quello di S. Vittoria di Serri, ma si presentano alcuni nuraghi 
ed una serie di tombe dei giganti, una delle quali ha la struttura e l'aspetto di una 
delle anta^ del Portogallo e si distingue perciò dal consueto tipo delle « tombe dei 
giganti " di Sardegna. Non mi fu possibile conoscere le condizioni di ritrovamento 
della presente navicella votiva, debbo solo ricordare che da Paulilatino, in una sepol- 
tura di Gigante in località Nuraghe Oschim\ presso al maestoso nuraghe, fu sco- 
perta nel 1866 un'altra navicella votiva, insieme a molti pezzi di bronzo, che lo 
Spano, presso cui è conservata tale notizia, chiamò aes rude (^). 

La navicella di S. Cristina, entrata recentemente a far parte della serie abba- 
stanza numerosa delle barchette del Museo di Cagliari, ha le dimensioni notevoli di 
cm. 23 di lunghezza ed è tra le più grandi; è discretamente conservata, presentando 
solo una frattura presso la prora ed il distacco del ponticello con l' appicagnolo di 
sostegno, che è spezzato, ma conservato nella sua quasi totalità. 

(') La notizia è raccolta dal Pettazzoiii, La relif/ione primitiva in Sardegna, pag. 57; Plinio, 
N' H., VII, 16, 18, dà la notizia di qwestc fdìninae quidon omnis ubique visu nocere quae duplice^ 
pupillas habeant; e Solino, I, 101: Apollonines perhibel in Scythia faeminas nasci quae Bylhiae 
vocantur, has in oculis pupillas geminas habere et perimere visu si forte quem iratae aspexerini: 
hae sunt et in Sardinia. La notizia venne dal l'etazzoni messa in rapporto con le statuette a quattro 
occhi; e ricorda egli pure il fascino ammaliatore delle donne sarde, occhi, egli dice, dallo sguardo 
cupo ed ardente, fascino ammaliatore pieno di forza arcana, che parve e fu temibile, come è temi- 
bile il mistero all'anima ed alla mente dei primitivi. 

(^^ Spano, Scoperte archeologiche fatte nelVanno 1806, pag. oL Per il pozzo di S. Cristina 
ved. Bull. Ardi. Sardo, III, pag. 65 e tavola. Per l'importanza del territorio di Paulilatino dal 
punto di vista dei monumenti preistorici vedi Spano, Meworia sopra i nuraghi, III edizione 1867, 
pag. 15, Taramelli. Il nuraghe Lugherras di Paulilatino. (Moimmenti Antichi dell'Accademia dei 
Lincei, XX, pag. 153 seg.). 



PADLILATINO 



— 102 



SARDINIA 



La navicella ha forma allungata, il fondo piatto, la prua è carenata e da un 
breve ponte o cassero si alza la protome, che, come nella pluralità degli esempi a 
noi pervenuti, ha la forma di testa taurina; lungo l'orlo, su ciascun lato della sponda, 
stanno allineate figurine di uccelli, due innanzi e due dietro del sostegno ponticello, 
fosse una terza coppia di uccelli doveva seguire, ciascuno su una costa, verso la poppa, 
ma nou ne rimane che una leggiera traccia di quella sul fianco sinistro. La natura 
di questi uccelli, trattati in modo molto sommario, è incerta, ma evidentemente la 
artefice voleva fare delle colombe, che troviamo espresse con maggiore verità in altri 




FiG. 3. 



monumenti preistorici sardi; noterò che le due colombelle o anatrelle di prora sono 
rivolte verso innanzi, mentre le altre si rivolgono a poppa. 

La testa dell'animale che adorna le protome è certamente un toro: lo dicono 
chiaramente le ampie corna lunate, una delle quali è spinta in basso da una pres- 
sione subito dal brouzetto; anche le orecchie sporgenti sono espresse chiaramente, 
sommaria è invece la trattazione di tutto il resto del capo, che ha una curvatura 
verso l'alto non rispondente al modello bovino, ed appena segnati in fori delle narici. 
Attorno al capo ha un robusto cerchietto, pure di bronzo, che passa tra le due corna, 
mobile, ma evidentemente messo in antico, dallo stesso che offerse l'oggetto votivo. 
Il ponticello ha l'appicagaolo semplice, non sormontato da uccello, come invece si 
trova io varii esemplari, come quelli di Valenza e di Mandas, esistenti nel Museo 
di Cagliari e nei frammenti dati dallo strato votivo del recinto di Serri e nella bar- 
chetta (li Padria, già proprietà Manca, a Sassari ('). 



(') l'er le navicelle votive sardo è utile scin|ire cimsnltare l't studio del prof. D. Crespi. Le 
navirdU notiiw m bronzo otri R. .ì/uaeo (li CtKjliari, Bull Archnol. Sardo II serie, Anno I, fasci- 
coli III, I\, p.'ifT. 11 l'.^y^ I e II e l'ais, Le navicflle votwe in bronzo della Sardegna, ivi pag. 21 
e la Sardei/na prima ,lrl dominio Romano, Atli dei Lincei, VII (1881), pair. 124, cfr. la Civiltd 
dei Nurnijht, in Archivio storico Sardo, 1910, pap:. 103; vedesi Spinazzola, / bronzi Sardi, Atti 
dell'Accademia di Napoli, 1903. 



SARDINIA 103 PAULILATINO 

Ben tredici delle navicelle votive, intiere o frammentarie, raccolte dal prof. Crespi 
hanno la prova adorna da testa di toro, ma io genere presentano maggiore verità e 
natm-alismo dell'espressione, lo schematismo o la stilizzazione della protome taurina 
della recente navicella di S. Cristina ha confronto con gli esemplari del nuraghe 
Ciiggiareddii della Narra, nel Museo di Cagliari e con quella di Siniscola, ivi con- 
servate, di cui non rimane che la sola protome ('). 

Anche le protomi taurine delle barchette, rinvenute nel deposito votivo del recinto 
di santa Vittoria di Serri, da me recentemente descritte (^), hanno lo stesso sche- 
matismo stilizzato, che potrebbe essere indizio di una data più recente, in confronto 
a quelle dove la rappresentazione è più naturalistica e fedele al modello. 

Quanto al significato di questa, come di altre navicelle votive sarde, è evidente 
che il ritenerle come una semplice lucerna, di forma diversa dalle consuete, e lo 
spiegare come semplici motivi decorativi o bizzarrie dell'artefice la decorazione della 
protome taurina, come l'aggiunta delle figurine di uccello disposte lungo l'orlo, in un 
determinato modo, è troppo facile e troppo affrettato modo di interpretazione, né 
devesi dimenticare che le navicelle votive sono provenienti per la maggior parte o 
da tombe o da depositi votivi e vanno perciò poste in connessione ad una serie di 
concezioni religiose e simboliche, rivelate anche dalla costanza degli stessi elementi 
rappresentati. Se il Crespi vedeva nelle barchette sarde il ricordo ed il voto degli 
antichi naviganti che vennero ad abitare la Sardegna, anche il chiar. prof. Pais. 
pur tanto riservato e prudente riguardo all'ermenentica dei bronzi sardi, non è alieno 
dall'ammettere che tali oggetti abbiano carattere simbolico e rappresentino la navi- 
gazione sotterranea del defunto. Ma però egli è più disposto a mantenere la sua idea, 
già espressa in più occasioni e di nuovo avanzata nel recente suo scritto della civillà 
dei nuraghi^ che esse possano collegarsi con fatti abbastanza recenti nella vita delle 
genti sarde ed essere ricordi od ex voti di soldati sardi che combatterono come mer- 
cenarii di Cartagine nelle guerre di Libia e di Sicilia (^). Per mia parte insisto solo 
sul fatto che tali monumenti hanno tutti uno scopo simbolico poiché provengono tutti 
da località consacrata dal culto dei morti, come quelli trovati nelle tombe dei giganti 
da santuarii, dei quali se non è chiaro il carattere della divinità, pure per il tipo 
e la forma di tempio a pozzo, non possiamo escludere il carattere o la fondamentale 
concezione catactonia, infernale o sepolcrale. La più gran parte delle protomi delle 
navicelle votive ha la figura del toro, ed una testa di toro di proporzioni uguali al 
vero, scolpita in calcare, con caratteri stilistici molto affini a quelli delle sculture 
in bronzo sarde, fu rinvenuta nelle rovine dell'atrio del tempio a pozzo di Serri. 
Questi elementi di fatto, uniti alle molte immagini dei tori date dalla serie dei 
bronzi sardi di carattere votivo sarebbero a provare che la Sardegna avesse cono- 
sciuto un Dio Tauro, come Creta, la Grecia e l'Asia Minore, ed il carattere sepol- 
crale di tale concezione sarebbe anche palese dalla presenza di simboli di teste tau- 

(») Crespi, lavoro citato, n. 4, pag. 17, tav. I, 4, pag. 32, tav. II, 21. 
{■") Notizie degli Scavi, 1911, pag. 306, fig. 14. 

(") Pais {Archivio storico Sardo, VI, 1910, pag. 114), confr. Bull. Arch. Sardo, Serie II, 
fase. IIMV, p. 29. 



PAULILATINO — 1^4 — SARDINIA 



rine, espresse con molta evidenza nelle pareti delle tombe eneolitiche di Anghelu 
Riiiii e di Sediui, ed in età più recente dalla serie di protomi taurine rappresentate 
con tanta costanza sulle navicelle votive da ritenere che esse fossero rivestite di un 
carattere o di un valore sacrale ('). 

Secondo la spiegazione data dal chiarissimo professore L. A. Milani, dei monu- 
menti protosardi, da lui messi in connessicne ideologica con quelli etruschi ed orien- 
tali, il significato dello navicelle votive sarde dovrebbe essere assai più alto e pro- 
fondo che non quello di un semplice ricordo di navigazioni dei mercenari! sardi (^). 

La navicella di Paulilatino dovrebbe accostarsi non solo a questa di Valenza, 
con le colombelle sull'orlo, ma a quella di Meana, del Museo di Sassari, che ha 
sull'orlo, nella parte che rimane ancora, un toro, un cinghiale, due altri quadrupedi 
meno distinti, forse due bovini ed una lucertola od un ramarro (^), offrt.'ndo cosi una 
stretta parentela con la alfollata barca della tomba del Duce, di Vetulonia, che pure 
ha tra i varii animali allineati sulla sponda, tori, cinghiali e ramarri o lucertole. 
Sarebbero anche della medesima serie la navicella dell' Ogliastra, già pubblicata dal 
Lamarmora (^), nella quale è una figurina di scimmia (macaco) accovacciata e rivolta 
verso la poppa, e la barchetta di Meana, del Museo di Cagliari, col pilastrino cen- 
trale coronato da corna taurine sormontate da figurina di uccello e quattro pilastrini 
sporgenti ai quattro angoli della murata a trafori, come una transenna (^) ; oltre a 
questa di Meana, nnaltra già posseduta dal sig. Manca di Sassari, ed una di Valenza 
del Museo di Cagliari hanno al posto dell'appicagnolo un pilastrino a capitello, come 
quello della barchetta di Mandas, sormontato da una figurina di uccello. 

La navicella votiva sarda, come le etru.sche e sopratutte quella famosa tra ogni 
altra della tomba del Duce di Vetulonia, è la nave sacra, come la Paralos di Atene 
come la nave che ha dato origine al concetto del primitivo tempio greco {vaòg=ravc) 
ed al concetto stesso della chiesa cristiana, simboleggiata dalla nave di S. Pietro. 
La navicella ha determinata la sua natura sacra in genere per la presenza della 
protome taurina, che è per il Milani la significazione del Toro Siderico, costella- 

(') Per le sculture in rilievo r.ippresent uili le teste bovine ad An^lièlu Uuju: ved. Monum. 
Antichi delVAcc. da Lincei, XIX (1909), pa?. 455, figg. 36, 37. Per quelle scolpite sulle pareti 
«l-lle tombe scavate nella caratteristica rupe dell'Orso, presso la via di Castel Sardo e Sedini, segna- 
latemi dal cbiarissim'i sig. Benetti e da me visitate rcccnteiTìente, ho dato un cenno in uno studio 
rÌ!iS8untivo presentati) al Congresso Internazionale di Arcliecdogia e che sarà edito in quegli Atti. 

(•) 1/ illustrazione della navicella di Vetulonia è data dal Milani, nel J/wseo topocirafico del- 
l' htruria, pag. 30 e riitetutataniente in Sludii Maleriali,(ìo\c: oppone i proprii criteri! ideologici 
a quelli espressi dal l'ais, nei Rendiconti dei Lincei, 1889, pagg. 431 sgg. Più recentemente con- 
f.rm.^ le sue vedute, de.-crivendo la navicella di Meana, nello studio sul Tewpio nurogico di Serri 
e In civiltà fia/nlonese in Sardegna, Rend. dei Lincei, 1909, pag. 586. Dei miti siirdi il Milani 
'li.ss.ri oltre che in que.^to scritto anche in Sardorum sacra et sacrorum signa nello Hilprecht 
Anniversary Volume, pag. 30, e per ciò che riguarda le rappresentazioni delle Pleiadi da lui rav- 
visate nelle c.d..nibelle o gallinelle, vedesi La fibula Corsini ed il ternplum coeleste degli Etruschi 
Rcnd. dei Lincei, 1912, pag. 315, 329 nota. 

(•) Spano. Sc.p. 1875, pag. 38. Crespi, op. cit , tav. II, 18. 

(') Ivi, n. 8. 

(*) Milani, Sardurum sacra, fìg. 84. 



SARDINIA — 105 — ALA DEI SARDI 

zione conosciuta dai più antichi tempi e di cui la notizia ed il culto sarebbe passato 
anche alla Sardes^na nuragica. E lasciando degli altri simboli riferiti alle altre na- 
vicelle, per restringere a questo delle colombelle o anatrelle allineate nella barca di 
Paulilatino, come in quelle di Valenza ('), noi dovremmo vedere in essa significate le 
Pleiadi Gallinelle che stanno nel cielo accanto alla costellazione del Toro, simbolo 
del cielo piovoso e tempestoso, giacché sorgendo esse alla Mezzanotte nel nostro cielo 
al 2 luglio, e scomparendo il 9 marzo, hanno il loro culmine a novembre e che nel 
concetto degli antichi Sardi come degli Etruschi, esprimerebbero la sopravvivenza 
dell'anima umana e la rinascita cosmica. Nella navicella di S. Cristina, come in 
quella di Valenza, come anche nella fibula Corsini della necropoli Saturnia della 
Marsiliana, noi avremo la data del tempo in cui venne fatta la consacrazione reli- 
giosa dall'oggetto votivo ed un auguiio religioso nel mondo dell'eternità (^), augurio 
riferentisi alla sopravvivenza dell'anima umana ed alla rinascita elisiaca, corrispon- 
dente alla rinascita cosmica. Ma in questo arduo campo dell'ermenentica religiosa 
reputo prudente di accennare soltanto ad una spiegazione, in questo ordine di idee 
suggerita dal chiaro collega. Mi limito perciò a questo cenno, pago di presentare qui 
un nuovo monumento che, arricchendo la serie di quelli noti, porti qualche contri- 
buto di fatti e di elementi ad un complesso di fatti monumentali che non si possono 
spiegare soltanto con principii incoscienti dell'arte decorativa, ma che indubbiamente 
attendono luce dal progresso delle conoscenze nostre intorno a quanto si agitava nella 
coscienza morale e religiosa della gente sarda, intorno al loro patrimonio di idee 
dell'oltretomba, alla conoscenza dei fenomeni celesti ed alle loro idee sulla connes- 
sione di essi con i concetti del mondo morale. 

A. Taramelli. 



XI. ALA DEI SARDI — Statuette di guerrieri ed altri bronzi di 
età preromana scoperti in regione Pedrighinosu. 

Per gentile intromissione del dott. cav. Ledda (^) il Museo di Cagliari potè venire 
in possesso di alcuni bronzi e statuette preromane, scoperte tempo addietro in regione 
di Pedrighinosu, presso Ala dei Sardi, sul grande altipiano che prende appunto il 
nome dalla borgata. Non ho potuto ottenere elementi chiari sul giacimento, essendo 
stati detti bronzi rinvenuti durante i lavori campestri, ma la località presenta 
traccie di antichi abitati ed i bronzi sono certo la prova di esistenza di anticlie tombe, 
se non pure di un giacimento di carattere votivo, il che non è possibile accertare 
senza una indagine sul posto, di cui sinora non mi è stata offerta l'occasione. 

C) Crespi, op. cit., tav. 1, 12, II, 18. 

(') Milani, La fibula Corsini, ecc., pag. 329, dell'eslratto, pag. 17. 

(') A quanto mi riferisce il sig. Ledda, giudice istruttore nel Tribunale di Cagliari, le sco- 
perte di bronzi protosardi sono abbastanza frequenti in quel territorio: nulla però di preciso potè 
raccogliere il sig. Nissardi quando fu sul posto. 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 15 



ALk DEI SARDI " l^'G - SARDINIA 



Ad oo'ni modo i bronzi rinvenuti sono interessanti in sé e meritano un cenno, 
appartenendo tutti ad età preromana, hanno una buona patina, sventuratamente, come 
avviene per tanti bronzi sardi provenienti da rinvenimento sporadico, oltre ad essere 
spezzati e frammentarii, hanno tutti quanti il solito colpo di lima per saggio di me- 
tallo, indizio della naturale cupidigia dell'ignorante scopritore. 

1) Pugnaletto a lama triangolare, molto robusta, con risalto mediano sulle due 
faccie, lunt^o 155 mm. e largo 38; ai due lati della costola ha sulle due faccie, 
incise a bulino, sei incisioni molto regolari dalla punta all' impugnatura, dove si con- 
servano le traccie di due fori per il passaggio dei chiodetti del manico. 

2) Altro pugnale simile al precedente, lungo 142 mm. e largo 40, ha conservata 
la punta e la testa, con tre fori per i chiodi, uno dei quali ancora conservato: la 
lama, robusta ed a risalto mediano, aveva in origine le incisioni a bulino, che ora 
SODO scomparse per effetto delle molte erosioni subite dalla lama stessa. 

3) Pugnaletto di mm. 12 di lunghezza, è tratto da una delle lunghe spade sarde 
preromane in bronzo e conserva la robusta costola mediana tondeggiante, la quale 
venne appiattita verso il codolo ; nessuna traccia di foro per i chiodetti. Tanto dal 
ripostiglio di Abini, come dalle rovine del tempio di Serri provennero molti di questi 
pugnali, per la fabbricazione dei quali vennero utilizzati frammenti di lunghe spade: 
alcuni (li questi pugnali di Abiui e di Serri portavano ancora le traccie del piombo 
dell' impiombatura con cui essi venivano assicurati alle tavole di offerta, indizio che 
questa aveva valore qualunque fosse la forma e lo stato dell'oggetto offerto. 

4) Lama di pugnale, di 111 mm. di lunghezza, appiattita e spezzata verso la 
punta: ha sulle due faccie due solchi a bulino e tre fori per i chiodi. 

5-0) Due altri pugnaleiti frammentati a lama triangolare, uno dei quali assai 
sottile, con tre fori per l'impugnatura di mm. 100; l'altro più grande, ma spezzato 
in tre parti, entrambi assai guasti alla superficie. Forme note dai due accennati ri- 
postigli. 

Più interessanti sono le statuette in bronzo, anch'esse per tipo e per fattura di 
tipo multo consueto fra la serie delle statuette sarde e presentano un'aria di famiglia 
con quelle del ripostiglio di Abini, con quelle di Serri e di altri punti della Sardegna. 

La prima è una statuetta di guerriero orante (tig. 4 a, b), alta complessivamente 
mm. ]()0, ben conservata e di buona patina, è solo spezzata una delle corna decoranti 
Tidmo: rappresenta un guerriero armato di pugnale e di spada, difeso dall'elmo cor- 
nuto, giubbetto tunica, schinieri o ginocchiere, scudo gettato sul dorso e trattenuto 
da una cinghia alla spada posata sulla spalla sinistra; la mano destra, protesa con 
le paluiu verso l'esterno, è sollevata in atto di preghiera nella posa tipica delle sta- 
tuette di oranti sarde; tutta la figurina eretta ed alquanto sollevata indietro, è in 
quel rigido atteggiamento di preghiera rispettoso ed austero, che caratterizza queste 
tigurine oranti, e conferisce loro un'aria di gravità e di solennità incomparabile. 

La tigurina, per quanto .stilizzata, non è priva di un certo naturalismo nella 
riproduzione dello particolarità etniche caratteristiche; anzi nella spigliatezza del 
corpo agile ed eretto fieramente sulle gambe, nel collo rigido ed alto, come nel capo 
allungato, con le orecchie alte, con i grandi occhi adombrati dalle folte sopracciglia, 



SARDINIA 



107 — 



ALA DEI SARDI 



il naso a forte risalto ed il mento fuggente hanno il loro riscontro vivente nel tipo 
degli agili e forti pastori degli altipiani del centro dell'isola, che conservano ancora 
inalterato il carattere somatico della stirpe, rimasta pura, massime nelle montagne, 
da grandi mistioni di sangue straniero. Gli occhi, dal globo sporgente, sono espressi 
con molta esagerazione, la quale fu ritenuta dal dott. Petazzoni, nel suo studio sui bronzi 
figurati sardi, come un modo di esprimere la maggiore acutezza visiva acquistata 
dall'offerente devoto, dopo che egli aveva superato trionfalmente la prova del giudizio 





FiG. 4. 



ordalico dell'acqua sacra, la quale avrebbe privato della vista il colpevole di furto, 
mentre per contrario rendeva l'accusato innocente non solo con facoltà visive acuite, 
ma riabilitato moralmente e sollevato a piena od integra moralità riconosciuta dal 
popolo tutto ('). 

Nella nostra statuetta, oltre agli occhi a globo sporgente, abbiamo gli orecchi 
collocati molto in alto, il che si osserva in numerose statuette; i capelli hanno la 



(') L'et,'regio aig. Petazzoni, ricorda il passo di Solino, IV, 6, confermato dai versi di Prisciaiio, 
Perieg., 466 seg., nel quale si afferma che quelle fonti qiu oculis medentur et coarguendis valent 
furibus: num quisquis sacramentum raptum negai, lumina aquis attrectat: ubi p^riurium non est 
cernit clarius, si perfìdia abnuit, detegitur facinus caecitate, et captus oculis admissum fatetur. 
E pensa che nella ingenua arte primitiva sarda questa maggiore acutezza visiva è resa in due modi, 
sia dando alle figurine votive dedicate dai trionfatori dolla prova, quattro occhi invece di due, come 
avviene nelle note figurine di Abini, sia esprimendo esa-cratamente l'occhio con esagerazione inten- 
zionale. La religione primitiva in Sardegna, pag. 59 e segg. 



„ , loft SARDINIA 

ALA DEI SARDI ^^^ 



scriminatura nel centro del capo segnata da tòcchi di bulino, quale ravvisiamo in 
molte statuette di guerrieri olferenti, quali ad esempio il grande bronzo, ora del 
Museo Kirkeriano, edito egregiamente dal Pinza ('), i due arcieri di Abini {^) o 
altra statuetta di ignota provenienza data dal Lamarmora {') la quale foggia di pet- 
tinatura sembra riprodurre quella più comune della gente d'armi sarda, la quale 
aveva altresì quella più rara e meno atta a chi doveva combattere a corpo a corpo, 
dei capelli raccolti a treccie, cadeuti sui due lati del capo, di cui ci danno testimo- 
nianza tra l'altre una statuetta di guerriero offerente, ed una bella statuetta di divi- 
nità a quattro occhi ed a quattro braccia, già della collezione Gouin, provenienti 
entrambe dal ripostiglio votivo di Abini (^). 

L'elmo berretto, riproduce il copricapo consueto dei militi sardi, con la ca- 
lotta schiacciata: le corna sporgenti e rivolte in alto hanno notevoli dimensioni, non 
raggiungono quelle veramente esuberanti del guerriero offerente di Senorbi (^), ma 
sono però fra quelle più lunglie e che, a mio ijredere, risalgono al più antico tipo. 
Fra le due corna è una sporgenza abbastanza rilevata, che non è la semplice cresta 
che troviamo in parecchie statuette, come nel guerriero di Mogoro (^), nei due arcieri 
di Abini (^), nel guerriero di Uta (*), ma una vera e propria figurina, per quanto 
embrionale e stilizzata, di colombella, che ha il suo confronto, per quanto meno 
chiaro in una delle figurine di divinità di Abini (^); questo segno sull'elmo del guer- 
riero è poco frequente, mentre lo abbiamo spesso tra le corna delle protomi taurine 
delle navicelle votive sarde e dovrebbe interpretarsi, secondo il concetto espresso dal 
Milani, come un segno della protezione divina della divinità celeste. 

La statuetta ha il solito giubetto attillato, che stringe il busto sino alle coscie, 
che vediamo in quasi tutte le statuette di guerrieri, che riproduce probabilmente un 
giustacuore o una corazza di pelle, stretta al busto, quale anche oggi vediamo in 
uso in gran parte della Sardegna, e massime sui monti di Aritzo e della montagna 
del (Jennargcntii, dove però è come una casacca aperta sul dinnanzi, mentre nel 
costume antico era serrata come una guaina ("*). 

Alle ginocchia la statuetta ha dei piccoli schinieri, o meglio ginocchiere, di poco 
risalto e di mediocri dimensioni, mentre invece in altre figurine troviamo degli schi- 

(') Monumenti primitivi della Sardegna, tav. XI, 2. 

0) Ivi, tav. XIII, 1, 9. 

(') Atlus, tav. XXVII. n. 112, 

(*) Pinza, ..j). cit., tav. XIII, 6, 10. 

(') Ivi, tur. XIII, 12; Pais, La Sardegna, tav. V, 9. 

(•) Inventario del Museo, n. 23562. 

(') Pinza, op. cit., tav. XIII, 1, 9. 

(•J Ivi, tiiv. XI. 3 

(•) Ivi, tav. XIII. 7. 

('»i Questa Corazza di pelle è ben espressa nelle più belle statuette di Uta PinEa. op. cit., 
tav. X. 1.3,8; in quelle di Abini, XIII. 4, 9; in quella del Museo Kirkeriano, tav. XI; ma solita- 
mente n.dla più accurate statuette noi abbiamo evidente che sotto alla tanica o corazza vi era 
un'altra vesta, tilvolta due, che spor-ono di poco sotto al lembo inferiore della corazza, lasciando 
scorgere anclie i fiocchetti estremi delia fascia che stringeva alla vita l'attillato costume. 



SARDINIA 100 — ALA DEI SARDI 

nieri assai più grandi, a placca rigida agli stin-Jii e trattenuti con due legacci ai 
polpacci ; questa difesa della gamba è specialmente chiara nell'arciero signifero di 
Abiui ('), nei due arcieri della stessa provenienza (^), o nel ricordato guerriero di 
Senorbi (■'); in altri casi invece, si possono osservare due legature larghe che fasciano 
la gamba sopra e sotto al ginocchio, trattenendo un lembo di tessu*,o o di pelle che 
difendeva la rotula; ne sono esempio una statuetta d'ignota provenienza, da lungo 
tempo esistente in Museo (inv. n. 56) ed una statuetta proveniente da Snelli, di 
notevoli dimensioni, pure conservata nel Museo di Cagliari. 

Al petto, sospeso ad una correggia che scendo dalla spalla destra, è il pugnale 
con elsa larga e la guardia da un lato rivolta in alto, che ravvisiamo in moltissime 
statuette; la guaina è molto larga ed a cordoni in rilievo, imitanti forse la guaina 
in pelle, rivestita da cordoni in metallo. La mano sinistra impugna un oggetto ap- 
poggiato alle spalle, che meglio che una spada a larga costola, possiamo ritenere 
che esprima un fascio di due o tre spade, legate insieme da legacci che sono evidenti 
anche sotto la patina che ricopre il bronzo. In uno dei bronzi di Abini raffiguranti 
due guerrieri in gruppo {*), uno reca la spada con costola larga; ma in altro bronzetto 
di Abini che ci dà un guerriero con berretto coronato (^), come in un bronzetto donato 
dallo Spano al Museo ("), appare chiaro un fasi-io di spade insieme riunite da ban- 
delle. A queste spade è appeso, come vediamo in altri bronzi sardi, lo scudo, rotondo, 
che posa sulla schiena, trattenuto da un legaccio che si avvolge al fascio di spade; 
esso ha dimensioni medie, come si vede nei bronzetti ricordati di Senorbi, di Abini C), 
in modo da riprodurre un esemplare che, imbracciato, difendeva il torso del milite; 
in altre statuette, come in una di Baunei data dal Lamarmora ("), lo scudo è molto 
grande; mentre in altre di Abini, provenienti dall'acquisto Timon, ed in quella 
Spano (9) lo scudo è piccolissimo schematizzato. Tutti quanti però, piccoli e grandi, 
sono ad umbone sporgente al centro, come è sporgente nella nostra statuetta di Ala 
dei Sardi, ed hanno la superfìcie lavorata a bulino a spicchi triangolari che partono 
dal centro come raggi e sono riempiti di linee oblique che imitano forse od una 
copertura a lamine bronzee lavorate a martello, oppure un'intreccio di vimini e di 
ligustri che costituiva lo scudo stesso. L'esilità di esso, in tutti gli esemplari, lascia 
però credere che si avesse la riproduzione di un originale in lamina di pelle rivestita 
con lamina di bronzo, giacché abbiamo oramai raccolto elementi copiosi che mostrano 
come la tecnica metallica dei sardi conosceva la laminatura del metallo e l'appli- 
cava per la fabbricazione di vasi e di altri oggetti per uso guerresco e domestico. 



C) Inv. n. 20819; Pinza, op. cit., tav. XIV, 4. 

{") Inv. II. 20822-23; op. cit., tav. XIII, 1, 7. 

(«) l'ais, op. cit., Ili, 7; Pinza, tav. XIII, 1. 

(M Pinza, op. cit., tav. XIII, 7. 

(*) Ivi, tav. XIII, 7. 

(«) Inv. n. 10858. 

(') Pinza, op. cit, tav. XI, 6; XII, 4; XIII, 7. 

(«) Atlas, tav. XXVII, n. 97. Inv. n. 67. 

(») Inv. n. 10852. 



ALA DEI SARDI 



110 — SARDINIA 



Tanto le biaccia che i piedi appaiono essere stati nudi, come nella maggior 
parte delle fio-nrine di guerrieri e di oranti; i due piedi poi sono riuniti nella basetta 
bicornuta che, al pari di altri esempii, la statuetta aveva per essere dall'offerente 
confitta e saldata con piombo alle tavole d'offerta dei santuarii. 

Per tipo della tigiu-a, per atteggiamento, per armi, la statuetta di Ala dei Sardi 
ha quindi una vasta parentela di tipi similari nelle figure sarde. 

Interessante per quanto sventuratamente frammentaria, è la seconda statuetta 
data a fig. 5 a, b. Kappresenta un arciere, ma le manca la testa, l'avambraccio destro, 
il braccio sinistro, la parte inferiore della gamba destra e quasi tutta la gamba 
sini.stra; il busto è però ben conservato ed ha una buona patina; anch'esso come la 
precedente e come in genere le statuette sarde, è molto schiacciata ed ha un'esilità 
da placchetta, con il collo esageratamente lungo che ritroviamo in quasi tutte le 
figurine congenere. Essa rappresentava un'arciere, lo prova la parte dell'arco che 
ancora rimane appoggiata alla spalla sinistra, e la faretra alle spalle. L'abito che 
indossa questo arciero è la consueta tunica o corazza, che avvolge il busto. Alle 
gambe, o meglio alle coscie. da quanto si può scorgere dal resto della gamba destra, 
ha un corto calzone, che non arriva al ginocchio, e che richiama i corti calzoni degli 
attuali montanari Fonncsi e di altri villaggi attorno al Gennargentu. I calzoni non 
sono molto frequenti nella acconciatura del guerriero, quale appare dalle statuette; 
ma pure possiamo ricordare qualche esempio, come in una figurina di orante ora 
conservata nel Museo Kirkeriano ('), ed in un'altra della raccolta Traverso (^), nelle 
quali un contorno rigido alle cinghie dei piedi può significare meglio il termine di 
due calzoni, che quello dei gambali. 

La nostra statuetta porta assai evidente il caratteristico arredo dell'arciere, disposto 
in modo da permettere la corsa, l'assalto e l'uso dell'arco senza dare incomodo al 
combattente e assicurandogli anche la difesa. La difesa del petto e la faretra sono 
congiunte ingegnosamente insieme in modo da equilibrarsi tra loro e da rimanere a 
posto. Tale sistema fu già notato ed illustrato dal prof Pais e l'attuale bronzetto 
di Ala dei Sardi dà una nuova conferma ('*). Da una specie di ampio grembiale che 
nell'originale era probabilmente di pelle, e che copre la parte superiore del petto, 
girando attorno alla base del collo e che ritroviamo quasi perfettamente simile in un 
hronzotto di Abiui, già della collezione Gouin, ora del Museo (■") pende una piastra 
rettangolare, con i lati leggermente curvi verso l'interno; questa piastra che troviamo 
in molte statuette di arcieri qualche volta di dimensioni molto grandi, come nell'arciere 
di (Jta ( •), talvolta ridotta a proporzioni tanto piccole da non essere ormai più che un 
••rnamentu od un amuleto, come nel bronzetto di ignota origine dato dal Lamar- 
uiorii ("); era destinato più che a proteggere dallo scatto della corda, a vera e 

(') Ivi, »ÌK M. 

(■) Pinza, op. cit , tiiv. XII, fijr. 9. 

(') rais, Hall, tirch. sardo, serie II, pafj. Ili, tav. IV, firr. Z, 4. 

(*) l'inza. oj). cit., tav. XIII, fi^r. 9. 

Ci Ivi, t.iv. X, 1. 

(•) Allay, tav. XXVII, 102. 



SARDINIA 



— Ili — 



ALA DEI SARDI 



propria difesa della parte centrale del busto, che rimaneva indifesa dallo scudo, 
ed è una prova che anche durante il combattimento la faretra doveva rimanere alle 
spalle e non già come suppone il Pais essere girata sul dinnanzi del petto, giacché 
l'estrazione delle lunghe freccie era assai più agevole e pronta se la fiiretra era lasciata 
dov'era, alle spalle, così ben assicurata e sollevata per modo che la mano destra poteva 
raggiungere la cocca del dardo od estrarlo diiUa guaina. Dalla parte superiore del 
grembiale si staccano i due spallacci, che girando sulle spalle passano ad incontrarsi 
alla schiena, allacciandosi al sostegno della faretra; questa è molto lunga, occupando 





FiG. 5, 



quasi tutto il dorso, ha alla bocca una ghiera, donde sporgono le cocche delle freccie 
ed al centro una larga fascia a risalti, la quale si protende al lato sinistro in una 
sporgenza cilindrica, che troviamo nell'arciere di Uta, in quello di Abini (^), in altro 
bronzo d'ignota provenienza del Museo (^), e ciie dal Crespi e dal Pais è stato ri- 
tenuto come il bicchiere che il guerriero portava sempre seco nelle sue scorribande 
guerresche (^). Al lato destro della faretra è poi appesa la spada, al di fuori però 
della grossa guaina che allacciava anche il bicchiere, per modo che essa potesse 
essere prontamente spiccata ed impugnata; la piccolezza del bronzo non consente di 
comprendere in qual modo fosse questo attacco; ad ogni modo tanto nell'arciero di 
Uta che in quello di Abini (^), noi vediamo questo stesso sistema di appendere la 
spada al fianco della faretra. Un'altro balteo o correggia, passante sulla spalla destra 



(') Pais, op. cit., tav. IV, 4, 5. 

n Inv. n. 73. 

(") Il Pais. loc. cit., pag. Ili, nota 63, nota molto opportunamente il passo di Nicolò Dama- 
sceno, forse desunto da Ellanico, nel quale si ricorda clie i Sardo-libi, non avevano altra suppel- 
lettile che la spada ed il bicchiere. Mueller, Fragm. Ilist. Graecorum, n. 137. i:aQéoXi§oss otSèv 
xéxtevtKi axévyos eia» xvXixog xcci fj.«x«ÌQ«?- 

(*) Pinza, op. cit., tav, XI, 1. 



^112 SARDINIA 

ALA DEI SARDI ^^^ 



sostiene il pugoaletto, del quale però non è visibile che la punta della guaina, al 
di sotto della'laraina del pettorale quadrato, come vediamo anche per altri arcieri 
e specialmente nel singolare arciere signifero di Abini ('). 

Ho voluto accennare con una esatta descrizione a questi nuovi bronzi che vennero 
recentemente ad arricchire il Museo di Cagliari, e che probabilmente possono riferirsi 
ad un giacimento di ripostiglio di bronzi votivi, per mostrare ancora una volta non 
solo la^minuziosa arte del fonditore sardo, ma anche il carattere tipico e costante 
delle varie classi e categorie di guerrieri riprodotti dall'artista. Era una casta, meglio 
die un popolo, che costituiva i combattenti delle varie tribù di tutta l'isola, e la 
identità dei tipi nelle statuette trovate ad Uta, presso il golfo di Cagliari, e del- 
l'altipiano di Ala, nel nord dell'isola, dimostrano questa uniformità di tipo nell'at- 
teggiamento, nell'abito, nell'armatura dei guerrieri pertinenti alla medesima gente. 
Per una forma di adattamento comune a tutta la gente essa si era foggiati i suoi co- 
stumi e le sue armi, non ricevuti, io penso, da imposizione straniera, né quali assise 
di soldati mercenarii al soldo di Cartagine, ma accettate da una selezione naturale, 
mantenute vive dalla tradizione, consacrate anche dal concetto religioso, secondo il 
quale anche la divinità appariva vestita nello stesso modo, anche i padri e gli avi 
rivestivano le stesse foggie, caratteristiche e sacre. Sono armi e foggio e difese di 
un popolo progredito ed evoluto in certo qual modo, che con mezzi semplici, cercava 
di ottenere quanto di meglio, di più agevole e di corrispondente ai propri bisogni 
poteva produrre. Anche oggi, del resto, con la più celere mossa data dagli scambi, 
dalle comunicazioni, da tutto il complesso organismo di una civiltà che si avanza 
rapidamente e non si impone per forza violenta di vincitore, ma si stende invece 
come un impulso amichevole, anche oggi, non per legge o per imposizione di domi- 
natori, ma per attaccamento tradizionale, intieri villaggi hanno ancora in Sardegna 
e per gli uomini e per le donne i loro costumi, i loro abbigliamenti, ciascuna parte 
dei quali è il risultato di una evoluzione peculiare e per certi elementi può risalire 
a motivi antichissimi, e questi costumi, e questi abbigliamenti, che oggi fanno quasi 
sorridere, furono tramandati e conservati tali per lungo ordine di generazioni ed hanno 
una ragione ed una spiegazione nell'uso e nel clima e nei prodotti locali e nello 
stato degli utensili e degli arredi e costituiscono uno dei caratteri più intimi di un 
pnpolo, che perciò con senso di rimpianto noi vediamo oggi lentamente sparire. Cos'i 
dovette essere anche per i Sardi antichi, che ebbero care tali loro acconciature anche 
in tempo tardo, quando già agli scali delle città puniche si vendevano le foggie più 
appariscenti delie industrie oltremarine, e vi si mantennero fedeli, quasi ad un sim- 
bolo della propria indipendenza, come si mantennero fedeli alle loro usanze, alle loro 
tradizioni, alle loro divinità protettrici. 

A. Taramelli. 

(') Ivi, t:iv. XIV. 4. 



REGIONE VI. — 118 — BASCHI 



Anno lOlT) — Fascicolo A. 

RegiOxNE vi (UMBRIA). 

I. BASCHI — Sepolcreto barbarico, scoperto in contrada >i Macee ^^ . 

Mi recai il 19 marzo a Baschi nella contrada M^acee dove, secondo un telegramma 
della R. Soprintendenza dei Monumenti di Perugia, in occasione dei lavori per la 
strada da Baschi a Montecchio, erano stati rinvenuti alcuni sepolcri coperti da tegoloni 
col bollo di Teodorico ed un'urna semplice di terracotta. 

Il luogo del trovamento è a sud-est di Baschi, oltrepassato appena il fosso Le Macee, 
nel terreno di proprietà del Conte Giuseppe Vanuicelli di Castiglione in Teverina e 
precisamente nel punto indicato colla lettera A nell'abbozzo di pianta che qui allego 
a miglior chiarimento. 

Più prossimo al fosso, alla profondità di circa due metri, era un gruppo di tombe 
coperte con tegoloni ed embrici formanti una specie di tetto a doppio spiovente e 
disposte sopra una linea di una dozzina di metri di lunghezza, attraversante in senso 
obliquo la nuova via provinciale. Tali tombe, l'una quasi a contatto dell'altra, pare 
contenessero esclusivamente degli scheletri di bambini, che per l'umidità e per l'av- 
venuto loro contatto coU'aria, andarono completamente perduti. 

Le tegole usate per la copertura sono di terracotta giallastra, piane, coi due 
margini rialzati e lunghe generalmente m. 0,57, larghe m. 0,36 e m. 0,43. Quattro 
di esse hanno un bollo rettangolare impresso nella faccia superiore, non sempre, 
però in maniera perfetta e completa. 

Sopra una tegola ricorre la sigla: 

^RECDl/ITHEOD 
* RICOBOMOROfV 

Su due altre tegole è il bollo : 

»^RECDNTHEODE-f^ 
RICO FELIX ROMA 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 16 



BASCHI - 114 - REGIONE VI 



Sulla quarta è il bollo seguente: 

^RECDI/IATHA 
pLARICOBOMRO 

Appena pochi metri più a sud di questa fila di tombe, lunofo il margine orien- 
tale della strada o in direzione nord-sud, fu messo in luce un sarcofago di terracotta 
a pianta leggermente trapezoidale, stondato in uno dei lati brevi, lungo m. 1.80 
circa, largo m. 0,48 e m. 0,39, profondo dai 30 ai 33 cm.. e munito sopra di un 
orlo piano, sporgente, sul quale erano collocati dei tegoloni disposti orizzontalmente 
che fungevano da coperchio. In uno di questi è impresso imperfettamente un bollo 
circolare, abbastanza comune, con iscrizione disposta su due righe concentriche ed 
un cavallo corrente nel mezzo a rilievo bassissimo (cfr. G. I. L. XV. 526) : 

OPV3 • DOL • IVLI • THEODOTI • EQ^R • FI G- 
SAL • EX • P • FL • TITIANI • C • V 

Il sarcofago conteneva gli avanzi di uno scheletro di adulto male conservati, ai 
cui piedi era stata deposta una rozza lucerna fittile monolicne, rossastra, munita 
lateralmente di duo sporgenze e portante sotto il fondo la scritta: 

AVIA\i 

Il sistema di tumulazione, la diversa orientazione, il bollo di fabbrica e la 
lucerna fittile denotano essere quest'ultimo un sepolcro più antico, probabilmente di 
età imperiale. 

Fra i molti frammenti di tegole, che trovai accumulati presso il luogo della 
scoperta, notai anche alcuni pezzi di anfore vinarie le quali ritengo abbiano servito 
ancii'osse per seppuUimento come nei sepolcri di Sfax (Tunisia); di Castel Sardo, di 
Cagliari, di Decimo e di Olbia (Sardegna); di Classe (Ravenna) ecc. ecc., seppelli- 
munto generalmente ritenuto coevo alle tumulazioni fatte con tegole ed embrici di- 
sposti iu modo da imitare il tetto della capanna. 

Ad una cinquantina di metri a valle del gruppo dei sepolcri, attraverso la vecchia 
via mulattiera che corre parallelamente al Tevere, affiorano due lati di un edificio 
a jtianta rettangolare fatto con pietre grezze, dello spessore di circa 5G cm., orien- 
tato (la nord-ovest a sud-est, e, poco più a sud di questo, un breve tratto di un 
muro ugualmente costruito, elevato forse un metro dal suolo. Di che natura fossero 
tali editici o quali rapporti essi avessero col sepolcreto non è facile allo stato delle 
cose poter stabilire. Pare invoce accertata l'esistenza di un antico abitato, certa- 
mente riforibilo ai seppellimenti in parola, a nord del fosso Le Macee nei terreni 
di proprietà Maiòli. ove spesso si rinvennero monete di bronzo, avanzi di costruzioni 
e residui architettonici (v, pianta, lett. B). 



REGIONE I. 



— 115 — 



BASCHI 



Data r importanza della scoperta di un sepolcreto ostrogoto, in cui viene ricor- 
dato il nome degli imperatori Teodorico e Atalarico, ritengo sarebbe conveniente 
intraprendere quivi subito una esplorazione sistematica su larga scala, sia per accer- 





te 



3 Xm. 



tare meglio la forma e l'aggruppamento dei sepolcri, sia per il ricupero della sup- 
pellettile che tanta importanza avrebbe per la storia di quelle popolazioni di razza 
germanica che invasero la nostra penisola. 

E. Stefani. 



ROMA - 116 - ROMA 



II. ROMA. 

Nuove scoperte di antichità in città e nel suburbio. 

Ket'ione II. Nell'eseguire lo sterro per l' impianto del nuovo giardino pubblico 
in piazza S. Giovanni in Laterano, a circa m. 0,60 di profondità dal piano attuale, 
ed a m. 50 di distanza dalla facciata della Basilica, sono apparsi alcuni resti di 
costruzioni nella direzione da nord a sud, in opera laterizia, i cui muri, dello spes- 
sore di ra. 0,48, formavano piccoli ambienti larghi m. 1,80 e lunghi m. 2,40, con il 
pavimento formato da mattoni bipedali. 

Quasi di fronte al Triclinio Leoniano, eseguendosi i lavori per il medesimo scopo, 
si misero in luce alcuni avanzi di platea a grossi parallelepipedi di tufo dello spes- 
sore di m. 0,55. 

In via dei Querceti, eseguendosi lo sterro per la costruzione di uno stabili- 
mento per segheria di legnami, alla profondità di m. 0,80 sotto il piano stradale 
moderno, si scoprì un tratto di antica via a poligoni di selce, larga m. 4,50, in dire- 
zione da nord-est a sud-ovest. Era fiancheggiata da muri laterizi dello spessore di 

m. 0,60. 

* 

Regione V. Negli sterri per la costruzione di nuove case popolari della Coo- 
perativa Luzzatti, al viale Principessa Margherita ove questo forma angolo con la 
via Pietro Micca, è stata scoperta, alla profondità di m. 1,00 sotto il piano stradale, 
una soglia di travertino lunga m. 3,50, larga m. 0,78, alta m. 0,37. Essa aveva la 
direzione da nord-ovest a sud-est, e dal lato nord-ovest conservava la spalletta in 
muratura laterizia, larga m. 0,60. 

A m. 1,30 sotto il piano della detta soglia fu scoperto un piccolo avanzo di 
pavimento a mosaico con tasselli bianchi formanti il fondo sul quale erano disposti 
irregolarmente dei tasselli neri. 

In via Emanuele Filiberto, nello sterro per la costruzione di un nuovo fabbri- 
cato di proprietà della Società edilizia Laziale, sono stati scoperti allo stesso livello 
del piano stradale, alcuni muri in opera reticolata ed in laterizio che formavano 
ambienti, uno dei quali misurava m. 5,80 di larghezza. I muri reticolati avevano lo 
spessore di m. (),<)(), quelli laterizi di m. 0,40 e m. 0,90. Questi muri sono in relazione 
con altri già scoperti in questo stesso luogo (v. NoHsie. 1912 pag. 430). Fra il ter- 
riccio si rinvenne un resto di macina in peperino sopra la quale sono incise le let- 
tore H N, alte m. 0,20. 

In via Ruggero Bonghi, all'angolo con via Leonardo da Vinci, sterrandosi per 
costruire un nuovo fabbricato di proprietà del sig. Umberto Bonanni, si misero allo 
scoperto alcuni avanzi di antichi edifici in opera laterizia che avevano sotterranei 
con vdlte a tutto sesto, larghi in. 4,10. Si rinvenne ancora al posto una semibase di 
colonna in travertino, larga m. 0,85, alta m. 0,35, il cui piano trovavasi a m. 1,00 



ROMA — 117 — ROMA 

sopra il piano stradale moderno. Si scoprì anche uu avanzo di edificio in opera re- 
ticolata di tufo, orientato da nord a sud e costituito da muri dello spessore di m. U,90; 
questa costruzione si rinvenne al piano dell'odierna strada, e sul confine della via 
Leonardo da Vinci. 

Inoltre all'altezza di m. 2,50 sopra l'attuale piano stradale si scoprì un piccolo 
tratto di antica via a poligoni di selce, larga m. 4,20 ed avente la direzione da nord- 
ovest a sud-est, in pessimo stato di conservazione. 



Regione XIV. In via del Porto di Ripa Grande, eseguendosi lo sterro perla 
costruzione della nuova fogna che corre parallelamente al fabbricato dell'Ospizio di 
S. Michele, da cui dista m. 6,00, sono stati scoperti alla profondità di m. 2,50 sotto 
il piano stradale avanzi di costruzioni in opera laterizia fra i quali si notò una specie 
di pilastro largo m. 1,20. Vicino a questo erano altri muri laterizi nella direzione 
da nord-ovest a sud-est, distanti fra loro m. 3,25 comprendenti un pavimento a mosaico 
a tasselli bianchi di grossolana fattura il cui piano era a m. 0,50 sotto il piano stradale. 

Adiacenti a queste costruzioni si rinvennero dei grossi dolii fittili allineati (se 
ne videro cinque) che però furono troncati nella parte superiore quando fu costruita 
l'attuale via del porto di Ripa Grande. 

Uno di essi è stato recuperato intiero, ma ad una profondità maggiore dei pre- 
cedenti, cioè di m. 4,00, e misura m. 1,10 di altezza e m. 1,00 di diametro. 

Fra la terra si recuperò un cippo marmoreo scorniciato (m. 0,80 X 0,40 X 0,49). 
Sul lato sinistro è scolpita una testa di ariete, sul destro un gallo con ramoscello 
nel becco; sul davanti è incisa la seguente iscrizione dedicatoria: 

MERCVRIO 
AVG 

SACRVM 

La presente scoperta dimostra l'esistenza in quel luogo di magazzini od liorrea: 
ad essi si connette il cippo dedicato a Mercurio il dio del commercio. 



Al viale del Re, presso la nuova stazione di Trastevere, durante gli sterri ese- 
guiti dalla Cooperativa Avvenire, allo scopo di erigere in quel luogo alcuni nuovi 
edifici ad uso di abitazione, è stato messo allo scoperto un tratto di sepolcreto, sca- 
vato in gran parte nella roccia, comprendente una serie di ambienti nelle cui pareti 
erano ricavati i loculi per deporvi i cadaveri, a più ordini. Gli ambienti sono tra- 
mezzati da muri in opera reticolata ed in laterizio. 

Fra la terra di scarico si rinvennero in grande quantità resti di sarcofagi e 
rottami di ogni genere, fra i quali meritano di essere menzionati: 

1) Un sarcofago di marmo lunense, mancante malauguratamente di quasi tutta 
la fronte. Misura m. 2,10 di larghezza, m. 0,(35 di profondità, m. 0,50 di altezza 
e m. 0,10 di spessore. Quel poco che resta della fronte scolpita mostra che vi era 



ROMA - 118 - ROMA 

rappresentato il mito di Marsia nella maniera seguita nella rappresentanza dei sar- 
cofagi Torlonia, Boria e del Ny Carlsberg di Copenhagen (cfr. Robert. Die antiken 
Sarkophag-Reliefs. pp. 257 segg., tavv. LXVII, LXVllI ; lieinach, Répertoire des 
reliefs, pa^^. 338, n. 4). Precede, da sinistra verso destra la scena del trovamento del 
flauto con le due figure di Minerva e di Marsia nel consueto atteggiamento; segue 
il motivo della gara fra Apollo e Marsia, di cui non rimangono che la parte inferiore 
della Magna Mater assisa sul trono con a fianco il leone e le gambe dei due con- 
tendenti : da ultimo, a destra, è espressa la scena dello scorticamento di Marsia 
Iettato all'albero con le braccia alzate a cui si accinge lo schiavo scita che inginoc- 
chiato sta arrotando il coltello sulla cote. 

Nel lato sinistro, che è il solo rimasto, è rappresentata Minerva vestita di 
chitone succinto, con in capo l'elmo corinzio ed in ambe le mani un flauto. 
È espressa nello stesso atteggiamento della figura analoga sul lato destro del sarcofago 
Doria (cfr. Robert, op. cit., tav. LXVII, fig. 207 a). L'esecuzione è ottima, e quindi 
è tanto più da rimpiangere la mancanza della maggior parte della figurazione di 
questo sarcofago. 

2) Avanzo di sarcofago di marmo lunense, largo m. 0,87, alto m. 0,80 pro- 
fondo m. 0,50 e spesso m. 0,10. Rimangono le due testate; quella di sinistra ha 
rap[>resentati due personaggi barbati seduti dietro una mensa decorata con sei ri- 
quadri, ciascuno dei quali contiene una patera umbonata. Uno dei due personaggi 
tiene nelle mani una borsa. Un terzo personaggio, giovane imberbe, si avvicina alla 
mensa e sembra deporvi una borsa. Trattasi probabilmente di un'allusione al mestiere 
del defunto che doveva essere un nummularius o negoziante. Sul lato destro è rap- 
presentata una figura maschile vestita di tunica manicata con una borsetta al fianco 
sorretta da tracolla; nello sfondo è un albero, e sul davanti pascola un caprone. 
Della figurazione della fronte non rimane che il principio di sinistra, ove è scolpito 
\\\\ pastore vestito di tunica esomide, con la borsa a tracolla, che è in atteggiamento 
di inungert' un bovino od un ovino, che manca. La detta figura è rappresentata entro 
una grotta sulla quale cammina un bue; al disotto della figura, in piccolo, è ripro- 
dotto un pastorello che munge una capra. L'esecuzione è mediocre. 

3) Coperchio di sarcofago in marmo parie (m. 1,85 X 1,10 X 0,60) a forma 
di letto su cui giacciono due figure, vestite di tunica e di toga, le cui teste, che erano 
riportate, mancano. 

4) Frammento di coperchio di sarcofago con acroterio a forma di mascherone 
(ni. 0,32 X 0,20 X 0,04). 

5) Frammento di lastra marmorea scorniciata (m. 0,62 X 0,28 X 0,07) con il 
seguente resto di epigrafe: 

CV 

VERO 

VS fece 

RVNT sihi et liherth 

LIBERTA Inisque 

MVSAE 



ROMA — 119 — ROMA 

Si rinvennero inoltre molti frammenti marmorei appartenuti a sarcofagi, una 
lastra di marmo con resti di fregi (m. 0,85 x 0.75 X0,11); quattro blocchi di tra- 
vertino che servirono da stipiti e soglie di varie misure; un fondo di sarcofago mar- 
moreo con scarsi resti di figure (m. 0,85X0,75X0,11), un sarcofago in terracotta 
liscio (m. 1,85 X 0,48 X 0,40) ed una cassa funeraria, anch'essa liscia, con metà del 
coperchio a doppio spiovente. 



Al viale del Re, costruendosi un fabbricato di proprietà del sig. Ceribelli, nel- 
l'area -della già Società Orto-Agricola, in un cavo parallelo al viale del Re e distante 
da questo m. 13, alla profondità di m. 5,50 sotto il piano stradale, si scoprirono 
alcuni tratti di muri in opera reticolata in direzione da est ad ovest e distanti fra 
loro m. 4,00. I muri avevano lo spessore di m. 0,45 e dì m. 0,(30, ed erano fondati 
sopra sostruzioni in pietrame a sacco. 



Via Appi a. In un orto esistente nell'area del Porte Appio, eseguendosi dei 
lavori agricoli, sono stati rinvenuti un frammento di coperchio di sarcofago in marmo 
(ra. 0,50 X 0,26) con mascherone d'angolo e delfini nel campo, ed un'urna cineraria 
di peperino rotta a metà. 



Via Labicana. In via Casilina al n, e. 2.S9, continuandosi i lavori di sco- 
perta della cava di pozzolana di proprietà Emiliani, nel luogo dove precedentemente 
si rinvennero dei colombarii, ne è stato trovato im altro adiacente a quello già 
illustrato in queste Notizie, 1912, pa§. 228. 

Il sepolcro è largo m. 3,56 e lungo m. 4,17; nella parete sud-ovest è appog- 
giata la scala d'accesso larga m. 0,58, i cui gradini misurano m. 0,29 di pedata 
per m. 0,29 di alzata. Lungo la parte inferiore delle pareti e sul pavimento ricorre 
un gradino in muratura che misura m. 0,29 sia di larghezza che di altezza. Nelle 
pareti sono i loculi con olle accoppiate ; gli ordini dei loculi raggiungono il numero 
di cinque nelle pareti lunghe con sei loculi ogni ordine. Sotto ciascun loculo è di- 
pinta una tabella inquadrata da una sottile fascia nera, che misura m. 0,34 di lun- 
ghezza e m. 0,09 di altezza. Le tabelle sono di vario colore, cioè alcune bianche, 
altre rosse, nere e gialle; nessuna però aveva traccia di iscrizione. 



Via Salaria. In via Pinciana, eseguendosi i lavori di adattamento e di am- 
pliamento della già palazzina Pallavicini, ora di proprietà del sig. ing. Busiri, in 
uno dei cavi per fondazione, si scoprì a m. 2,50 di profondità dal piano stradale 
un pozzo a sezione circolare del diametro di ra. i.OO, scavato nel tufo e profondo 
circa 8 metri. A quella profondità immetteva in un cunicolo alto circa m. 2,00 e 
largo m. 0,80, in direzione est. 



j)STI^ — 120 — REGHONE 1. 



In questo stesso cavo si rinvenne fra la terra un cippo di travertino (m. 0,57 
X 0,23X0,10) con iscrizione funebre le cui lettere conservano le traccie di rubri- 
cazione, del seguente tenore: 

P VIBI 

FELICIS 

COLLEGIO (sic) 

CENToNARIoRV 

VIX ANN 

XXXXV 

Il defunto appartenne al collegium eentonarioru{m), di quegli umili commer- 
cianti di coperte, conteste di vari pezzi di vecchie stoffe {ceatones) ; potevano queste 
anche essere adoperate utilmente nella estinzione degli incendi, ed a questo scopo 
nelle città d'Italia e nelle provincie i centonarii erano costituiti a collegio. A Roma 
formavano uno dei tanti collegi di artigiani, a scopo di mutuo soccorso e funeraticio 
(cfr. G. Gatti, in Dizionario epigrafico di anticìiità romane, di E. De Ruggiero, 
IL 1. pp. 180 segg.). 

' G. Mancini. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA), 

LATIUM. 

III. OSTIA — Scavi e ricerche nel Decumano^ in via delle Cor- 
porazioni, nel portico dietro il Teatro, nel Teatro, ad ovest di questo, nel 
piazzale innanzi ai Quattro tempietti, nella via ad ovest del Piccolo Mercato. 

Decumaao. — Da un saggio innanzi alla colonna di tufo venne in luce la parte 
superiore di un'erma con protome che sembra di Ercole barbato o, per le orecchie 
gonfie, di un pugillatore (m. 0,25X0,15X0,8; fig. 1). 

Quasi a contatto della breccia si raccolsero i seguenti oggetti in terracotta: 
parte superiore di figurina rappresentante uno schiavo (?) con sacco od otre sulle 
spaile (ni. 0,08; fig. 2); fondo di vaso aretino con la marca: CAA/ e sotto il fondo 
gradito: V]; un fondo di lucerna con la marca graffi ta : AT (cfr. C. L L. XV, 6313); 
tre vasi senza vernice (m. 0,092X0,088X0,082, forma Behn 140); una lucerna 
(circa forma 2, ina senza le oiecchiuzze ai lati) con due pesci verso il rostro, mar- 
gine inclinato in dentro e ornato di due zone di prominenze. 

* 

Via delle Corporasioni. — È sterrato del tutto l' isolato tra questa via e quella 
della Fontana (lig. 3) ('); esso consta di tre parti, che possono corrispondere a tre 

( ) 'Jlì Minbif'nti H, p (osteria <]] Fortunato), y, ')', e. clic si ricoUes^ano col portico del decii- 
iiiiuiM, or.iiio stati st-iviiti ^'i;\ proC'dtiitomento. Por la fronte «k-irisolato in via della Fontana, v. fìg. 4. 



REGIONE 1. 



— 121 — 



OSTIA 



case distinte una dalle taberne ^ e / sino al sottopassaggio />, la seconda dalle ta- 
berne 7 q 7' sino agli ambienti 14 e 14\ la terza dagli ambienti 16 sino alle vie 
della Fullonica. 

1-6. Questo gruppo di ambienti sulla via della Fontana è composto di cinque 
taberne, con grandi porte (tìg. 4), soglia in travertino con i soliti canaletti, pareti 
con intonaco a cocciopesto e scala per salire all'ammezzato. La prima comunica con 
la taberna retrostante; ma nessuna delle due ha comunicazione col resto. 





FlG. 1. 



FiG. 2. 



La terza o la quarta invece sono del tutto isolate; la quinta aveva un ingresso 
speciale nel vestibolo a. 

La seconda mediante una porta comunicava con tutto l'appartamento che aveva 
la fronte sulla via delle Corporazioni. 

A questo appartamento si accedeva dal sottopassaggio 6 il quale aveva due in- 
gressi (ra. 2,40 X 3,00) con soglia in travertino, uno su via della Fontana, l'altro su 
quella delle Corporazioni. Ha le consuete eornici aggettate per sorreggere il suo sof- 
fitto e il pavimento dell'ammezzato. Nella parte t;uperiore della parete sud, presso 
l'angolo sud-est, si vede una porta murata. 

In questo sottopassaggio è l'ingresso al vestibolo a (m. 7,40 X 1,36), la cui porta 
(m. 1,98 X 1,36) ha la soglia in travertino e nel muro i buchi per il palo. Questo 
vestibolo, che ha il pavimento in mosaico bianco con fasce nere e la vòlta sotto 
un pianerottolo e sotto la seconda branca della prossima scala <?, aveva ad est una 
porta, poi chiusa, che conduceva, come si è detto innanzi, nella taberna 5 ed una 
ad ovest che dà nel sottoscala b (m. 1,98X0,87. con il pavimento a tegoloni). Esso 
immetteva nella stanza 4, che è adorna degli aifteschi descritti nella relazione pre- 
cedente (pag. 73 e sg.) ; ha il pavimento a niosaico bianco-nero a disegno geometrico, 
e due finestre. 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 17 



OSTIA 



— 122 — 



REGIONE I. 




Per lina porta nella parete 
nord si accedeva alla scala e e 
per un'altra nella stanza 5, la 
quale ha un grande arco di scarico 
nella parete est, il pavimento a 
mosaico bianco -nero formato di 
piccole tesselle a disegno geome- 
trico, tracce di intonaco ed una 
finestra. 

A sud di questa è l'altra 
stanza 3 (m. 8,70 X 4,93) con una 
finestra e tracce di pavimento a 
mosaico bianco -nero a disegno 
geometrico, e avanzi di intonaco. 

Segue inHne la stanza 2 su 
indicata (m. 6,75 X 4,80) con 
porta (m. 2,60X2,10), un'altra 
porta nella parete est, tre finestre, 
tracce d' intonaco e pavimento a 
mosaico bianco -nero a disegno 
geometrico. 

Una prima modificazione subì 
l'appartamento mercè la costru- 
zione di un muro che formò un 
corridoio e, e di muri che ridussero 
la stanza 4 anche ad ovest (m.3,35 
X 3,70, e la stanza 5 (m. 3,70 
X 4,48) formando innanzi ad esse 
un corridoio d. Ambedue i cor- 
ridoi hanno tracce di una scialba- 
tura bianca con fasce rosse. 

Più tardi ancora, — forse 
anzi in epoca molto tarda — si 
fece un'altra modificazione: si 
chiuse il vestibolo a e la scala 
prossima; si aprì una porta sotto 
la finestra della stanza 3 e un'al- 
tra sotto la terza finestra della 
stanza 2. 

7-14. Al sottopassaggio 6' se- 
guono due taberne 7 q 7' addos- 
sate l'una all'altra, intercomuni- 
canti con ingresso l'una sulla via 



REGIONE I. 



— 123 — 



OSTIA 




delle Corporazioni, l'altra su quella della Fon- 
tana, dove più tardi la porta è stata chiusa 
aprendosi tve tìnestre a feritoia. A sin. di chi 
entra nella taberna 7 è una vaschetta. Nella 
parte superiore della parete nord, presso l'an- 
golo nord-est era una porta, poi chiusa, del- 
l'ammezzato, al quale si accedeva o per la 
scala 9 o per quella 9'. 

Nel prossimo tratto dell' isolato si nota 
una distribuzione opposta alla precedente ; qui 
le taberne danno su via delle Corporazioni, 
l'appartamento su via della Fontana. 

Troviamo due scale, l'una 8 in via delle 
Corporazioni: l'altra nell'altra via; ambedue 
mettevano nello stesso pianerottolo, donde una 
porta (m. 2,55) conduce al corridoio superiore 
al sottopassaggio 8, nel quale sembra siano 
state più porte. 

Più tardi la scala di via della Fontana 
fu chiusa alla fine della branca mercè un muro. 
Nel sottopassaggio 8' dà il corridoio a 
il quale conduce nell'appartamento 10', 11', 12' 
di cui precedentemente si è detto. Un'altra 
porta conduce nel sottoscala, dove si rinvenne 
un vero deposito di tesselle di pasta vitrea a 
più colori per mosaico. 

La prossima scala 9 ha venti gradini in 
travertino (m. 0,22 X 0,30 X 1,50), ma si 
ignora se continuava, come continuava quella 
di via della Fontana, conservandosi tre gra- 
dini della seconda branca, alla quale, quando 
la prima tu chiusa, si accedette dal corridoio 
suddetto sopra il sottopassaggio. 

La taberna 10 (m. 6,75 X 4,30). con- 
serva oltre il muro alto m. 3,90 sino alla cor- 
nice aggettata, anche m. 1,30 della parete del- 
l'ammezzato. La porta misura m. 3,30 X 2,28. 
La porta nella parete nord fu aperta più tardi. 
AUangolo sud-est vi sono tracce di una vasca 
e presso l'angolo nord-est è la latrina. Ai piedi 
della parot'j di fondo si vedono dei poligoni 
di selce e un pezzo di marmo, messi a col- 
tello, formando una specie di muricciolo ad- 
dossato alla parete (mangiatoia?). 



OSTIA 



— 124 — REGIONE 1. 



La taberna 11 (m. 6.75 X 4,40) conserva m. 0,60 di parete dell'ammezzato. 
Ha tracce d'intonaco rosso in giù, più fine in alto. La porta misura m. 3,55 di 
larghezza. All'angolo sud-est sono i primi gradini della scala che conduceva all'am- 
mezzato. A quello nord-est la latrina, che stava sotto la seconda branca della scala 
(in legno) e di cui resta un muretto, l'incastro per le tavole e un foro, che comu- 
nica con un fognolo. All'angolo nord-ovest, addossata alla parete nord, è una vasca 
semicircolare, coperta di volta semisferica, con davanzale rivestito di marmo. Innanzi 
a questa vasca, inferiormente è un'altra vaschetta, la quale riceveva l'acqua di quella, 
che poi finiva nel fognolo suddetto. Accanto alla vaschetta è una base di pilastro con 
cornice su tre lati (m. 0,31 x 0,54X0,48). Ad est della vasca, parallelo ad essa, 
è un muretto in opera laterizia. 

La taberna 12 (m. 6,72 X 4,40) ha la porta di m. 3,30, ridotta poi a m. 1,70 
mercè l'aggiunzione di due mazzette. All'angolo sud-est con cinque gradini (m. 0,29 
X 0,27 X 0,90) si accede al pianerottolo (m. 0,90 X 0,95), donde partiva la scala di 
legno, che saliva all'ammezzato. Nell'angolo doveva essere la latrina, vedendosi il 
principio della fogna. Una porta nella parete est, che conduceva nell'appartamento 
retrostante, fu poi chiusa e soltanto allora si fecero probabilmente la scala suddetta 
e la latrina. Una porta fu invece aperta dopo nella parete nord. Vi sono avanzi del 
solito intonaco a cocciopesto nella parte inferiore. 

La taberna 13 (m. 6,73 X 4,40) oltre alla porta, poi chiusa, ha su via delle 
Coi-porazioni altre quattro porte, tutte aperte più tardi : una nella parete sud, che la 
congiungeva con la taberna 12; una nella parete est, che la congiungeva con quella 
sezione {13\ 14') dell'appartamento di via della Fontana, che venne più tardi separato 
dal resto {10\ 11', 12'); e due nella parete nord, come soglia di una delle quali è 
adoperata la lastra marmorea iscritta (m. 0,62 X 1,20X0,04): 

y«LERIVS DONATVS 
. /^c I T S E V I B O S I B I E T 
C0;2 1 VGI -AV R E L I A E • 1 A N V 
ARI AE ET VALERIA- lANV {sic). 

ARIAE-FILIAE SVE GLECO {sic) 

H 1 V S QV I V I X I T AN X X V I I I M V 1 1 

Nell'angolo nord-ovest è una vasca (m. 2,42 X 1,46X0,85) con tre gradini, il 
tutto coperto d'intonaco con cordoncini; nell'angolo nord-est la latrina; nell'angolo 
sud-est traccia della scala. 

La taberna // (m. 6,70 > 6,00) ha la porta sulla via delle Corporazioni di 
in. 2.70. poi ridotta a m. 1,22. nella parete sud le due porte suddette, nella parete 
est una porta, non originaria, poi richiusa, in quella nord una, con soglia in traver- 
tino, clic dà nel sottopassaggio 13, di ra. 2,70, poi ridotta a m. 1.22 e in fine ri- 
chiusa. Nell'angolo nordest è la latrina. Ha due pavimenti: il primo, originario, in 
opera 8i)icata. il superiore in cocciopesto. 

Sogue il sottopa-saggio 13 (o via coperta) con m. 1,70 di parete sopra la cornice 
aggettata. Ha nella parete noni due porte e tra queste due una terza aperta più 



REGIONE 1. — 125 — OSTIA 

tardi, in quella sud una anteriore e un'altra aperta egualmente più tardi. Mentre 
prima non erano porte né su via della Fontana, né in quella delle Corporazioni, ma 
esso era del tutto aperto com'è reso evidente dai paracarri; poi fu chiuso da ambedue 
le parti. Certamente ad est fu chiuso, aprendosi una finestra (m. 1,05 X 0,75) ed 
una porta; e poiché questa avrebbe l'altezza sproporzionata di m. 8,90, la imma,i,n- 
neremmo più bassa, con una finestra al disopra. La chiusura del lato ovest è quasi 
distrutta, ma esistendo una soglia di porta in corrispondenza con quella del lato est, 
dobbiamo pensare ad una chiusura analoga. 

In epoca tarda tutto il lato est fu occupato da una calcara (m. 8,00 X 1,20) 
con la bocca verso via delle Corporazioni; ceneri provenienti da questa collana si 
rinvennero ammucchiate nel sottoscala 16'^. 

16-20. Questo tratto, che è grandioso, sarà descritto anzitutto come si presentava 
dapprincipio. 

L'ingresso principale (m. 1,55X2,70) con soglia di travertino, architrave a 
piattabanda, bopra il quale é una finestra (m. 0,90 X 0,70) con architrave poco cen- 
tinato, era in via della Fontana. Esso portava in un corridoio {16') di m. 1.80 X 
7,70 X 0,40, con volta a botte; una porta di questo (m. 1,80 X 2,70), con architrave 
poco centinato, conduceva nel sottopassaggio 15, un'altra (m. 1,46 X 2,80) con eguale 
architrave, in un sottoscala (m. 1,80X5,10); la porta di fondo, ad ovest (m. 1,33 
X 2,60), dava in una stanza, 16 (m. 6,50 X 4,80). 

Questa ha una finestra (m. 1,85) su via delle Corporazioni, una porta che con- 
duce nel corridoio suddetto, e due (m. 1,50 X 2,20), che mettevano nella stanza 
seguente, 17. 

Questa stanza 17 (m. 6,60 X 4,05) ha una porta (m. 1,50 X 2,20) su via delle 
Corporazioni, un'altra (m. 1,80 X 2,60) che mette nella stanza 18, una terza (m. 1,50 
X 2,20), aperta più tardi, nella parete est che conduce nel corridoio 17^. Da questa 
stessa stanza parte la scala 17^ (m. 1,20X0,22X0,29) con venti gradini in 
mattoni. 

Il corridoio 17^ (m. 2,40 X 6,60) ha una finestra (m. 1,15 X 1,65) su via della 
Fontana, una porta (m. 1,50X2,20) che conduce nel sottoscala iT^ ed un'altra 
(m. 1,50 X 2,20) che conduce nel corridoio 18^. 

Il sottoscala 17^ ha una finestra in via delia Fontana (m. 1.40X0,90). 

Gli ambienti 18, 19 e 20 (m. 33,20 X 5.13) costituivano in origine una sola 
grandissima stanza, un grande magazzino, una grande taberna, con cinque porte 
(m. 2,67) su via delle Corporazioni, e pilastri addossati alle pareti est ed ovest, 
distante l'uno dall'altro m. 4.80, destinati a fare fla rompitratta per le travi sopra- 
stanti. Nella parete est vi erano sei porte. 

Una {m. 2,00 X 2,70) conduce nel corridoio IS' (m. 2,87 X 6,60) che ha una 
finestra (m. 1,15 X 0,90) su via della Fontana e ima porta che conduce nel corri- 
doio 17'. 

La seconda (m. 2,10 X 2,70) conduce nel'i.t laberna 18' (m. 7,07X4,80), con 
porta su via della Fontana (m. 2,651), e una che dà nella stanza 18'^ 



OSTIA - 126 - REGIONE 1. 



La terza (m. 2,10 X 2,70) mette nella stanza 18^ (m. 5,00 X 7,10), che ha una 
tìuestia (in. 1,50) su via della Fontana, una porta che conduce nella taberna 18^ o 
uiialtra (m. 1,85), che dà nella taberna 19K 

La quarta (m. 1,95 X 2,70) mette nella stanza 19^ (m. 7,20 X 5,00); questa ha 
una finestra (ra. 1,50) su via della Fontana, una porta che conduce nella stanza 18\ 
ed UQ'altra che conduce nella stanza 19'. 

La quinta (m. 2,05 X 2,70) conduce nella stanza 19^ \ questa ha una finestra 
su via della Fontana, una porta che conduce nella stanza 19^ e una (m. 1,70) che 
conduce nella stanza 20K 

La sesta (m. 2,60) dà nella stanza 20^^^ (m. 7,10 X 6,30), la quale aveva una 
finestra su via della Fontaua, una porta forse su via della Fullonica e un'altra che 
conduce nella stanza 19^. 

Come si vede, tutto questo pianterreno formava un solo complesso. Ma non basta, 
che, come si è visto, la scala 17^ partiva dall' interno e congiungeva quindi quel 
pianterreno con l'ammezzato. 

Passando a parlare delle varie trasformazioni, comincerò col notare che grossi 
pilastri furono aggiunti ad ogni angolo della stanza verso via della Fontana e che 
su questi pilastri furono gettati archi e vòlte, sostituendosi con questo sistema il 
precedente soffitto a travi, per rinforzare il pavimento delle stanze superiori. 

Per r istessa ragione anche nella stanza 18 furono collocati nel centro dei grossi 
pilastri in corrispondenza con quelli addossati alle pareti. 

Inoltre la grande taberna fu divisa in tre stanze [18, 19 e 20) intercomunicanti 
mercè porte, e si chiuse la porta della parete ovest della stanza e la finestra 
della llj. 

In tempo ancora più tardo fu abbassato il pavimento di tutte le stanze 16, 17, 

18. 19. 20, 17\ 19^ e rifatto con poligoni di lava basaltina. Furono fatte anche delle 
vasche nelle stanze 18\ 19. e nel corridoio 17, e fu collocato un dolio nella stanza 

19. Non mi sembrerebbe strano, che tutto fosse trasformato in grande scuderia (per 
i Vigili?). 

Una grande vasca (m. 3,56 X 2,80 X 0,55) fu fatta anche nella stanza 18\ 
Le stanze 2(V e 20^ furono ridotte a forno (v. Noiùie, 1912, pag. 389). 
Altre modificazioni furono le seguenti: chiusura della porta del corridoio i6'' su 
via della Fontaua, di quella tra le stanze 18 e 19, tra le stanze 19' e iP^ l'aper- 
tura di un'altra tra queste due stesse, di una nella parete sud del corridoio 16^ 
(per la fornace?), la costruzione di un pilastro (fornello) nella stanza i^*. Fu anche 
trasformata in porta la finestra del corridoio 18\ distruggendo la vasca che vi era 
stata fatta ('). 

La scala di via della Fontana {16^} con 18 gradini di travertino (m. 1,70 X 
0.30 ,', 0.20) conduco ad un pianerottolo. A sin. di questo è una porta che conduce 
ad un corridoio (m. 1.80X7,7')) soprastante a quello segnato col n. 16\ Questo ha 
due porte, corrispondenti alle inferiori: una nella parete sud, verso l'angolo sud-est, 

C) Nelle ytiuize T/' o ii/« si trovano due macine di olio. 



REGIONE I. 



— 127 — 



OSTIA 



la quale conduceva nella camera sopra il sottopassaggio 15 e che poi fu chiusa; 
un'altra invece nella parete nord, verso l'angolo nord-est, metteva ad una seconda 
branca (v. tig. 4 a d.), la quale conduceva al piano sopra l'ammezzato. Sicché in 
questa casa sono documentati almeno tre piani: il piano terreno, l'ammezzato, il 
primo piano (vedi fig. 5); la grossezza dei muri poi che non accenna a diminuire, 
ci autorizza a credere che i piani erano di più ancora. 

Quasi tutto il lato est della casa era riempito di materiale di scarico, prove- 
niente in parte dai piani superiori, fra cui pezzi di mosaico bianco-nero a disegno 




Fig. 5. 



geometrico: la mancanza di intonaco a camera a canna ci permette di inferire che 
i soffitti erano a travi. 

Gli ambienti verso via delle Corporazioni erano riempiti di materiale di scarto: 
il materiale buono era stato tutto asportato. La differenza del materiale rinvenuto 
ci dimostra che non la via della Fontana, ma quella delle Corporazioni fu battuta 
dai depredatori. 



In questi ambienti si raccolse : 

Marmo. Frammento di quadrupede con dodiri mammelle (m. 0,031' 
superiore di cippo (m. 0,265X0,16X0,18): 



Parte 



VS 
LE 



OSTIA 



— 128 ~ 



REGIONE I. 



Frammenti di lastre iscritte: 
1. (m. 0,143X0,11X0,025) 

M 
iPIVS 
TVRN 
Q_AN' 



2. (m. 0,145X0,18X0,04) 



BEL 
CVIVGi 



Terracotta. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 45, 71 (3 es.), 79 (2 es.), 103, 
105 d/, 107, 109 (2 es.), 171, 209, 361, 377, 396, 399, 617, mhc, 648 at, 658 «, 
659, 702, 704, 803, 811 «, 846, 954, 958a (3 es), 1006, 1029 a, 1057 (3 es.; sesq.), 
1068« (2 es.), \i)Uhi. 1112, 1262, 1367 (sesq.), 1407, 1430 (4 es.), 1434, 1435 
(28 es.), 1436 (10 es.), 1449a, 1535, 2189, Xolisie, 1905, pag. 95. — Antefissa 
con palmetta e ricci. — Frammento del tegolone decorativo C. I. L. XV, 2542 pub- 
blicato in Descriftion of the collection of ancient terrac. in the Drit. Mus., 
tav. XVIIl, 32; altro con cornice, parte di ricci, in mezzo a questi una colonna e 
sopra la cornice ovoli; altro con ovoli, cornice e ricci. — Fondi di vasi aretini con 
le marche C. I. L. XV, 5297/ e 5407^. — Lucerna (forma 31) con cratere nel disco 
e due palme sul margine. Altra a forma di pigna con ansetta anulata e sotto tre 
piedini costituiti da tre scaglie di pigna. — Ansa di anfora con la marca: COL SIW (?) ; 
altra: CAS: 

Bronzo. Parte inferiore di candelabro con asta cilindrica ornata di nodi e piede 
formato di tre zampe alternate da foglie (m. 0,38). — Vaso semirotondo, con fondo 
piano, pareti verticali e orlo ripiegato in dentro, molto corroso (diam. m. 0,35 ; alt. 
m. 0,195). — Basetta aggettata su tre lati, con foro nella parte superiore (m. 0,115 
X 0,056). 

La via ste.ssa delle Corporazioni, dal Decumano sino alla via della Fullonica, 
mism-a m. 137 di lunghezza e m. 7,10 di larghezza. È lastricata con poligoni di 
lava basaltina: è un po' a schiena d'asino ed ha dal sottopassaggio 15 verso nord 
una pendenza di m. 0,02 7o per scendere verso il fiume, pendenza che non so se era 
originaria. Il lato est è sterrato, perchè era coperto da marciapiedi ('), il quale non 
seguiva nella pendenza la via, ma procedeva piano: per questa ragione le porte del 
tratto, dove essa è in pendenza, sono a notevole altezxa dal piano stradale. Forse un 
piano di travertino che si vede all'angolo di via della Fullonica è l'avanzo di questo 
marciapiedi. In fondo sul lato est è il principio di una scala con tracce di tre gra- 
dini sulla strada ed altri tagliati in grossezza di muro. Sono ancora da notare dei 
selci in lava basaltina, adoperati come paracarri lungo il lato occidentale. 

Sul lato ovest della via, tra questa e le scholae, l'edificio è stato, come si è 
dotto altra volta, abraso per tutta la parte che in certa epoca sporgeva al di sopra 
della via delle Corporazioni rialzata. 

Gli ambienti ili questo edifteio (fig. 3) sono divisi in tre gruppi. 



( ) 1 solci che si voJouo iniiar.zi a qualche porta sono probabilmente di epoca tarda. 



REGIONE I. 129 OSTIA 

Al primo appartengono le stanze ab, in origine una sola (ra. 14,40X4,50) con 
porte nella parete sud (m. 1,50) e in quella noni. Il pavimento era a mosaico bianco- 
nero e disegno geometrico. 

Quattro gradini menavano ad un pianerottolo, donde una branca addossata alla 
parete ovest metteva ad un secondo pianerottolo nell'angolo sud-ovest, donde poi una 
terza branca lungo la parete sud conduceva all'ammezzato. Sotto la seconda branca 
della scala sta una vasca con nicchia. 

Più tardi è stata aperta una porta nell'angolo sud-ovest sul lato est del portico 
dietro il teatro, accanto alla schoLa degli stuppatores e fu chiusa quella verso sud. 
A questa fu addossata prima una vasca, poi forse un focolare con archetto sotto e 
preceduto da tre gradini. Al piano del focolare un foro comunica con la strada ad 
est. Porse verso nord-ovest di esso era una latrina. 

Alla parete est fu addossato un canaletto con pendenza da nord a sud. Esso 
andava a scaricarsi nella vasca presso la porta sud; da questa poi partiva una fognetta 
che passava sotto questa parete. La parete est era rivestita di embrici, che lascia- 
vano un' intercapedine. 

A nord della scala su citata si ricavò una stanzetta (m. 3,50 X 2,50) con muri 
pessimi, fatti di calcinacci, e con porta nella parete est. 

La metà settentrionale di questa camera (h) ebbe il pavimento rialzato, a mo- 
saico bianco con fascia nera, sostenuto da pilastrini (m. 0,40 X 0,22); vi si saliva con 
tre gradini. Le pareti hanno l' intercapedine formata da embrici, ma senza comuni- 
cazione col vespaio. 

Nella parete nord di questa stanza /;, fu aperta una porta per accedere alla 
stanza e (v. oltre), che fu rialzata con terrapieno, coperto con pavimento a mosaico 
e lastre di marmo ; del mosaico p rinvenne un riquadro a disegno geometrico ed un 
altro in cui si vedono quattro crateri riuniti in croce con le bocche verso il centro, 
un tratto di mosaico bianco presso la parete nord e altri tratti di restauro. 

Il secondo gruppo (e, d) ha la porta (m. 3,15), con soglia in travertino, sotto 
il portico delle scholae, trovasi un pò" a sud di quella contrassegnata dal modio e la 
rasiera. Esso è costituito da una stanza lunga (ai. 23,45 X 4,40) ed ha il piano a 
m. 0,80 sotto la via delle Corporazioni, sulla quale forse davano delle tìnestre, che 
più non si vedono perchè dovevano stare nella parte che, siccome si è detto più sopra, 
è stata asportata. Il pavimento era a lastre di marmo ; esso posava su uno strato di 
argilla e uno di sabbia. 

Più tardi mercè un tramezzo fu divisa nelle due stanze e, d. 

Il terzo gruppo, separato dal secondo mediante un' intercapedine di m, 0,60, 
ha r ingresso sotto il portico delle scholae, a nord della statio Sabratensium, la 
quale forse ha un'area inferiore a quella delle altre scholae per la necessità di 
quel passaggio {'). La porta (m. 3,15) immette nella camera g (m. 4,35 X 1,05), 
che ha pavimento in opera spicata, e* due porto una nella parete nord, l'altra nella 
parete sud. Nella parete est è uno strappo nei muro sino a m. 0,80 dal pavimento, 

(') È da notare che la porta non è raccordata coi portico. 

NoTiziB SoÀTi 1913 — Voi. I. 18 



OSTIA 



— loO 



REGIONE I. 



essendosi abbassata probabilmente la finestra, che dava sulla via delle Corporazioni: qui 
innanzi fu collocato un blocco parallelepipedo di tufo, che doveva servire di gradino. 
La porta della parete sud (m. 2,77) conduce nella stanza /' (m. 7,80 X 4,35), 
la quale ha pavimento ad opera spicata, intonaco bianco alle pareti, ed una porta 
(m. 8,35) nella parete sud, che immette nella stanza e. Questa (m. 7,80 X 4,40) ba 
anche pareti con intonaco bianco e pavimento ad opera spicata.' 





FiG. 6. 



Fio. 7. 



La porta nella parete nord della stanza g (m. 8,00) conduce in due vani /?, /, 
del tutto eguali a quelli del lato sud. Solameute in quello i fu aperta una porta su 
via della PuUouica e una su quella delle Corporazioni, riducendolo a taberua. Ad- 
dossati alla parete ovest sono due pilastri in opera laterizia. 

Notevole è una scoperta fatta nella stanza d, dove si rinvennero, tra frammenti di 
iscrizioui e di marino in genere delle statue e delle teste marmoree allineate sul suolo 
provenienti probabilmente dal prossimo piazzale, destinate forse alla prossima calcara: 

1. Statua con incavo per l'incastro della testa (ra. 1,95). Rappresenta un uomo 
ju piedi, colla gamba destra piegata, in toga ben drappeggiata, con sandali ai 
piedi. A. destra a terra una capsa chiusa. È ora collocata nel giardino dietro il teatro. 

2. Statua e. s. (m. 1,(50). Rappresenta un uomo avvolto naWhimalion, col braccio 
destro sul petto, il sinistro disteso e con sandali ai piedi. È pure collocata nel 
giardino. 

8. Parte inferiore di statua loricata con calzari (m. 1,13). È stata poi intac- 
cata con la subia. 

4. Parte di braccio forse della stessa statua. 

5. Testa con collo tagliato per l'inserzione in una statua (m. 0,39, lig. 6). 
* Vi ritratti dì uii uomo adulto sbiubato del primo secolo dell'impero. Scultura espres- 
siva, ma non buona. Da notare gli occhi ineguali. 



REGIONE I. 



131 



OSTIA 



6. Statuetta e. s. (m. 0,95). Rappresenta un puer bullatus, in toga, con sandali 
ai piedi. Le parti mancanti erano riportate: ne rimangono i perni in ferro. È ora 
collocata nel giardino (tìg. 7). 

7. Testa (m. 0,205, fig. 8) destinata ad essere incastrata. Ritratto di bambino 
con capelli rasi. Scultura mediocre, ma espressiva e con impronta di naturalismo: 
si vede che l'originale era un bambino macilento e bruttino, con un po' d'idrocefalo. 




Fig. 8. 



8. Frammento di cippo iscritto (m. 0,46X0,41 X 0,52) • 

OPT .... 

GERM. . . . 

VIATO .... 

Se VI R ... . 

PA .. . . 



9. Un frammento di lastra iscritta (m. 0,095 X0,14): 



G 


. . . . RI 


. .r OMAE 


. . /■ A B R 


. . pr A E F 



Tra gli scarichi di questi ambienti sul lato occidentale della via si raccolse: 
Marmo. Testa virile (m. 0,35), ritratto sembra dell' imperatore Traiano. Buona 
scultura (fig. 9). — Testa di piccola erma: Sileno barbato o Priapo ornato di pam- 
pini e corimbi (m. 0,18). Scultura buona; modellatura fine, espressiva. — Mano 
sin. di statua (m. 0,17). — Metà posteriore ai un quadrupede (m. 0,125). — 



OSTIA 



— 132 — 



REGIONE 1. 



Parte superiore di un pilastro con tre facce grezze e due scudi ovoidali, attraversati 
da un'asta, sulla quarta (m. 0,205 X 0,145 X 0,11). — Frammenti di lastre iscritte: 
1. (m. 0,16X0,205X0,025): 2. (m. 0,13X0,12X0,03): 

... ìRN 
...'CD 

. ..^•XI• 
. ..PER- 



R . . 
. . D ■ D • PVBL 
. . . VS • OF 



e altri con poche lettere grandi. 




Fio. 9. 



Terracotta. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 69 (2 es.), 79, 939, 958 «, 1049 A, 
1057, 1435 (9 es), 1436. — Parte di antetissa: testa e parte di collo di cane con 
pelo lungo ricciuto e orecchie tese (m 0,10 X 0,095). — Antetissa mancante della 
parte suporioro: Vittoria di faccia, sorreggente la veste svolazzante, poggia i piedi 
su di una foglia di acauto. — Lucerne: due della forma 3; una della forma 27 con 
disco bacccllato e la marca CI. L. XV, 6292 a; due della forma 29, una con la 
marca 6'./. L. XV, 6296 «, l'altra cou palma sotto il fondo. — Anse di anfora: una 
con la marca CL-M (cfr. C.I.L. XV, 2977-78), un'altra con LA graffito a crudo, 
una torza con N egualmente graffito a crudo. 

PaLomhino. — Parte di matrice per due serie di tessere cou i canaletti (m. 0,09 
X 0,043): a sinistra le tessere (m. 0,009), triangolari, recano la leggenda: <i>A; a 



REGIONE I. 



— 133 — 



OSTIA 



d. le altre (ra. 0,007 X 0,006), rettangolaii, mostrano una tìgura in piedi con asta 
nella sin. e la d. distesa (fig. 10). 

Bronzo. Coppa (m. 0,095 X 0,125). — Frammento di panneggio di statua. — 
Tassello di statua. — Quattordici pezzi di tubi cilindrici, che si innestano, molto 
corrosi (diam. m. 0,14). — Pendaglio di finimento di cavallo ecc. 

Ferro. Due arpioni di finestra. — Anello aperto, 
con le estremità ripiegate ad angolo ottuso ma con- 
giungentisi. Era forse innestato nel muro (m. 0,15 
X0,06 0,01). — Lungo chiodo, forse da barca (m. 

0,025) ecc. 

• 

Portico dietro il Teatro (fig. 11). — Sul lato 
occidentale sono venuti in luce i mosaici di altre due 
scholae (fig. 12). Uno rappresenta su quattro linee di 
tesselle nere un'anfora (m. 1,28) tra due palmizii 
(m. 1,66) e sotto tre pesci. Sull'anfora vi sono le let- 
tere M • C ; poiché i palmizii si portano all'Africa, 
ricordando che su anse di anfore si ricorda la Maure- 
tania Caesariensis, non mi sembra impossibile che 
quelle due lettere ci ricordino questa provincia. 

L'altro a nord del precedente ci presenta due navi a vele spiegate una di fronte 
all'altra. Altri segni sono forse avanzi di restauri. 




Fig. 10. 



Teatro. Questo grandioso edificio è ora sterrato anche nel lato occidentale ed è 
così del tutto isolato. 

Nel retrobottega della seconda taberna dall'angolo nord-est si raccolse: 

Marmo. Torso di statuetta muliebre (m. 0,064). — Pezzo di gamba nuda, co- 
perta in parte da un lembo del manto. — Frammento di plinto di statua che con- 
tiene un pezzo del sostegno (vaso con drappo ?). 

Palombino. Matrice per nove tessere rotonde (m. 0,009) senza incisione: ha i 
relativi canaletti e un foro in un angolo (m. 0,124 X 0,145). 

Stucco. Testa in altorilievo di profilo verso sin. (m. 0,13, fig. 13). <* Rappre- 
senta un uomo adulto sbarbato, con capelli mossi, occhio molto aperto con espressione 
dolorosa e spaventata. È abbozzata con spirito, molta espressione, forme un po' ca- 
ricate » (Mariani). 

Bronzo. Testina di cane (m. 0,03). 

Terracotta. Vaso a coppa semirotonda, a basso piede, frammentato nel fondo, 
con orlo sporgente e battente per reggere il coperchio (m. 0,225 X 0,07). 

Nella quarta taberna a sin. dall'ingresso si vedono degli intonachi affrescati con 
linee rosse su fondo giallo e, in basso, dell'intonaco a cocciopesto a colore rosso. 
In questa taberna non vi è nel fondo la consueta porta che dà nel retrobottega: è 
invece nella parete ovest una porta che conduce nel prossimo sottoscala, dal quale 



OSTIA 



134 — 



REGIONE I. 



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OSTlA COIflNlA ROA\Af-V\ 



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Fl6. 11. 




l'IG. 12. 



REGIONE I. 



185 



OSTIA 



si accedeva al retrobottega. Presso la parete di fondo del sottoscala è una latrina, 
la quale si scaricava nella fogna, che passa lungo la parete di fondo di tutte queste 
taberue. Appoggiati alla parete est della taberna sono i primi gradini e il piane- 
rottolo che saliva all'ammezzato. Il pavimento è a tegoloni, forse per l'opera spicata. 

In questa taberna, quasi a contatto del 
pavimento, si raccolse: 

Marmo. Statua muliebre acefala, con 
lungo chitone e manto. Nella sin. porta 
delle spighe. Il braccio d. è avvolto nel 
manto sino al gomito. Ha i piedi calzati di 
sandali (m. 1,54, tig. 14). Le spighe la 
caratterizzano probabilmente siccome sa- 
cerdotessa di Cerere (cfr. la statua supposta 
di Sabina, NotÌ2Ìe,\9i)9, pag. 179). Parte 



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FiG. 13 



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superiore di altra statua simile (m. 0,79). — Parte anteriore di piede su plinto, 
calzato, coperto di pieghe del manto (m. 0,095 XO.IO). — Piede sin. su plinto, con 
le corregge che fermano il sandalo (m. 0,16 X 0,22). — Frammento di statuetta 
virile nuda (m. 0,20): è conservata parte del ventre con pube, tutta la coscia destra 
col ginocchio e metà della coscia sin. Pianta sulla gamba d. ed avanza la sin. alleg- 
gerita del peso. Dietro la coscia è l'attacco per il tronco di sostegno. « Rappresenta 
forse un Dionysos molto giovine. Il motivo è prassitelico " (Mariani). — Frammento 
di braccio coperto di manto (m. 0,11 X 0,06). — Frammento di pilastrino (m. 0,105 
X 0,115 X 0,06): in un lato lungo è un ramo coti luglie e tìori ed un uccello; in 
un altro un ramo con foglie di olivo; in uno cono un rn.mo con foglie; l'altro è vuoto. 
Parte superiore di un cippo (m. 0,11 X 0,155) con l' i.scrizione sulla cornice: VSCVSJ, 
— Frammenti di lastre iscritte: 



OSTIA 



— 136 — 



REGIONE I. 



1. (m. 0,1(3X0,17X0,025): 



2. (ili. 0,80X0,24X0,025) 

D 
MVNDICI . . 

'elegitima . . 
fecervnTs. . 
libertabvsq . 
cessvm sibi a 
'ecreToniaf 



.pon TWìAax... 
ose 

: -6. (m. 0,89X0,21 X 0,028): 
M • F 

vs 

e /'^c I T S I E 1 

VIBO-SVks- libeKTl'S- 
con L I B E R TA B V s post E R I S 

Q_y E • E O rum 

/N FRP . . . in arj PXXV 



e altri tVamincuti, di cui alcuno con poclie grandi lettere. 
Terracolta. Mattoni col bollo C. I. L. XV, 2197 e 



CZI graffito a crudo L ■ POLI phallus 

Tro lucerne (forma 31): a) signum Chrhli nel disco; zone di margherite sul mar- 
gine; h) rosoncino nel disco; pai metta sul margine; àncora nel fondo; e) disco qua- 
«Irato; palma sul margine. 

Intorno al teatro sul lato ovest si raccolse: 

Marmo. Frammento di fregio in rilievo con varii animali. Vi si scorgono un 
cervo, di cui è rimasta la testa, assalito da un cane ed uno struzzo (m. 0,18 X 0,245 
X 0.026, tig. 15). — Parte anteriore di bellissima testa muliebre dei primi tempi 
doli" impero (m 0,233; tig. 16). Donna giovane dal viso ampio con forti zigomi; 
acconciatura divisa nel mezzo, a quattro ordini di riccioli sulla fronte. " Dei tempi 
circa di Nerone» (Mariani). — Erma bifronte (m. 0,36X0,18), con rappresentanza 
di iJacco barbato da una parte e di Arianna dall'altra (tìg. \la,b). — Statuetta 
di donna seduta, coperta di manto (m. 0,20). — Testa muliebre volata, con la faccia 
corrosa (m. 0,30). — Parte di pilastrino ornato sul davanti di una targa quadrata 
e Mii liti di ricci o fulmini (m. 0,17X0,085X0,055). — Frammenti di lastre 
iscritte : 



!• (HI. 0,075X0,14X0,045) 



. . . 1 1- 1 S . . 
. ..l DE SIC. 



2. (in. 0,12 X 0,16 X 0,045) : 

... IL. .... 

. . VAES . . . 
. . PXX . , . 



3. (m. 0,13X0,11 X 0,032); 

e L AVDIVS . 

. . . .NONASDEC- . 
. . 1 ■ CLAVDIO 



4. (m. 0,115 X 0.125X0,025): 



THE 
lAC^ 



REGIONE I. 



— lo7 



OSTIA 



Terracotla. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 167, 388, 1298. — Frammento 
di tegolone decorativo con riccio e rosone, intagliati dopo cotti. — Antetìssa, mancante 





FiG. 15. 



FiG. 16. 



della parte inferiore: maschera di Bes con chioma prolissa, baffi arricciati e bocca 
aperta, la testa ornata del caratteristico alto diadema di penne, qui rappresentato a 





Fi6. 17. 



mo' di palmetta (m. 0,13 X 0,105, fig. 18). — Due fondi di vasi aretini con le 
marche CI. L. XV, .549(3^ e "^I-Aà. — Tre lucerne della forma 27: a) con due 
grappoli d'uva e foglie nel disco e nel fondo inarca non riuscita con un disco sopra 
e uno sotto; h) corona nel disco e tracce della hi arca nel fondo; e) a vernice rossa : 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 19 



OSTIA 



— 138 — 



REGIONE 1. 



Coperchio di aufora con 



zona di corrimi dietro sul margine e maroa: ^VSTI {?). 
la scritta C. L L. XV, 4904. 

Bronzo. Forchettone a due denti. — Pettine a lungo manico e lunghi denti 
ed altri frammenti inignificanti. 

Oro. Orecchino quasi ovoidale ornato di tre costolature verticali e con gancio 
dietro (gr. 2). 

Corniola con rappresentanza di una sacerdotessa con spighe nella d. abbassata 
e una patera con frutta nella sin. alzata (m. 0,135X0,31)- — Grano di collana. 

In un pezzo di volta era messa in opera 
parte di testa marmorea, ridotta con tagli 
a materiale di costruzione (m, 0,145). 

Le rovine immediatamente ad ovest del 
teatro, prima dell'area innanzi ai quattro 
tempietti, appartengono a costruzioni di 
varie epoche e di tipi diversi, sovrapposte 
l'una all'altra. All'ultimo periodo appartiene 
un pavimento a piccoli pezzi di marmo, 
eguale a quello rinvenuto nel lato orientale. 
Una fogna, che ha il fondo quasi alla al- 
tezza della platea di travertino dell'area 
del teatro, attraversa tutte queste rovine: 
parte da nord — dirimpetto alla casa di 
Apuleio — , poi piega leggermente ad ovest 
per andare a scaricarsi nella fogna del De- 
cumano. Nella copertura di essa si nota- 
rono i bolli di mattone G. I. L. XV, 933 (metà del primo sec), 1364 (a. 123), 107G 
(4 fr., a. 123-134), 1071 (a. 148). Nella stessa fogna si raccolsero: un vaso (Holder, 
Formen, XIV, 9) con baccelli orizzontali torniti sulla pancia (m. 0,185) e un altro 
a pancia ovoidale molto allungata in giù, con orlo aperto, e ansa anulata sulla pancia 
(m. 0,055). 

Presso una vasca che faceva parte di costruzioni più antiche furono raccolti molti 
frammenti di intonaco con affreschi a fondo nero e giallo, ornati di fiori, uccelli e 
fasce. Ili da osservare il fatto che questi intonachi conservavano nella parte po- 
steriore dell'argilla con impronta di canne; poiché le canne stavano nell'argilla e 
non nella calco come nei soffitti potremo supporre che quegli intonaci abbiano rive- 
stito pareti craticie. 

Nella vasca stessa, nell'angolo sud-ovest, fu rinvenuto ancora a posto il tubo di 
carico in piombo (m. 0,25X0,035), cui era attaccato il rubinetto (m. 0,132 X 
0,214) con chiave quadrata e un foro nel quale doveva essere infisso un perno. Il 
rubinetto ha nelle due parti innestate due canue a cono per l' innesto nei tubi laterali. 
Un similo rubiuntto (ni. 0,155 X 0,097) con un tubo (m. 0,C1 X 0,035) fu raccolto 
nella stessa vasca. 




FiG. 18. 



REGIONE I. 



139 — 



OSTIA 



Tra gli scarichi di queste rovine fu raccolto: 

Marmo. Testa (m 0,15, fig. 19) « di dea, forse Artemis, tipo del IV sec, che 
conserva nell'acconciatura e negli occhi qualche reminiscenza dell'arte attica del V sec. 
Esecuzione scadente » (Mariani). — Testa muliebre in alto rilievo (m. 0,125, tig. 20). 
-Ritratto romano di donna adulta grassoccia e sfatta. Principio dell'impero "(Mariani). — 
Mano destra che tiene una patera (m. 0,175). — Braccio sin. — Frammento di basso- 





FiG. 19. 



FiG. 20. 



rilievo con gamba coperta di corto chitone. 

. . n ARBON . . 
J- MILITARI . . 

N AL ITA 

.S 



Due frammenti della stessa iscrizione : 

b) 



AI. . . 
VRBw . 
ROVIN 



Terracotta. Un mattone col bollo C. 1. L. XV, 1430. — Base di antetìssa con 
resti di colore verde e bianco, con testa di Medusa fiancheggiata dalle ali che for- 
mano volute all'estremo. — Antefissa. — Palmetta che sorge da un nascimento acan- 
tiforme sul quale, simmetrici, poggiano con le gambe posteriori due animali che 
discendono dai lati. — Antefissa con canale, con avanzo di colore bianco, rosso e 
verde, con maschera; sotto una greca, sopra una palmetta. — Una lucerna (forma 27) 
con due pesci presso il rostro o sotto il fondo uin^ stella. — Vaso antropomorfo di 
ingenua arte popolare (m. 0,155, fig. 21). Rappresenta un uomo barbato con bambino 
fasciato in braccio.. «Forse personaggio comico » (Mariani). 



Decumano. — Innanzi al teatro, verso ovest, lungo la via, è venuta in luce una 
vasca semicircolare, simmetrica a quella rinvenuta verso est (fig. 3, lett. B) presso 
l'oratorio medievale. Ha nel centro due basi rettangolari per sostegno di statue o 



OSTIA 



140 



REGIONE I. 



simili. Molte tesselle di pasta vitrea ci fanno vedere che era così decorata interna- 
mente. Anche qui si rinvenne una prora di nave, simile a quella dell'altra fontana, 
pubblicata nelle Notine. 1910, pag. 170. 

Lungo il Decumano, proseguendo verso ovest, 
si scoprono a d. dei muri con basi di colonne (simili 
a quelli verso est, cfr. fig. 3), botteghe con muri 
in opera reticolata, altre posteriori con muri late- 
rizii. 



Casa di Apuleio. — In un saggio fatto nel 
vano ad est della scala si rinvenne un frammento 
di lastra marmorea (m. 0,195 X 0,2o X 0,04) con 
iscrizioni a brutte lettere: 




D / / 

iSte viator iter a 
Sepvlcro et lece qj^ 

TVLIT ATRA DES eT IN 
MENSIBVS llll • D • V M , 
VALE MARiTnVS D , 
MARTIN . . . . 



{sic) 



(SII-) 



[sic) 



Fig. 2L 



Piazsale iananzi ai quattro Tempietti. — Qui si raccolse un frammento di lastra 
di marmo (m. 0,06 X 0,12X0,.')5) con l'iscrizione: IavrI ; un peso di basalto (gr. 985) 




Fig. 22. 



con 1 indicazione: III; ed i seguenti oggetti di bronzo: un bottone formato di due 
dischi fcnnati da un asse; un (uintale; sei anelli di verga. 

Nel ninfeo si rinvenne: un sigillo circolare di piombo (lig. 22) con l'iscrizione: 

■l5IOaOM5l3HIJVIM 



REGIONE I. — 141 — 



POMPEI 



ed i seguenti oggetti di bronzo: tre cerchietti di lamina (diam. inni, 60) che recin- 
gevano un arnese cilindrico; un piede forse di nn candelabro di ferro (diani. mm. 53); 
un anellino con castone, sul quale si vede un uccello innanzi ad un serpente ritto. 



Via ad est del piccolo Mercato. — In fondu a questa via verso sud, sul lato 
occidentale, è stata messa in luce una scala che portava al mezzanino della taberna 
e del retrobottega che stanno all'angolo sud-ovest della via e al mezzanino sopra 
l'ingresso del piccolo Mercato. È composta di due branche di otto gradini a mattoni, 
ognuna di m. 1,46X0,29X0,22 con pianerottolo di m. 1,46 X 1,47. 

D. Vaglieri. 



CAMPANIA. 



IV. POMPEI — Continuazione dello scavo in via dell' Abbonda7im. 

In entrambe le zone di scavo, monumenti di cospicua importanza sono tornati 
in luce con i lavori di questo mese; ma fra essi tengono il primo luogo quelli 
dell' ins. VI della reg. I, che saranno descritti quando potranno annunziarsene i ri- 
sultati in modo compiuto e quando di tutta la fullonica n. 7, riapparsa per essi, si 
potrà dare la pianta definitiva. Per ora possiamo annunziare che il complesso di 
vasche, di ambulacri, di podi che le vasche circondano e di terrazze recuperate con 
tutto il sistema di discarico delle acque, non che lo stato di conservazione, dal quale 
appare chiarissimo che gli ambienti della fullonica venivano compiuti proprio al 
momento della catastrofe, fanno di questa nuova officina un rinvenimento di primo 
ordine. Alcuni oggetti di muratore rinvenuti sul posto ne aumentano l' interesse. 

Ma, mentre tali lavori di scavo e di ricostituzione si vanno compiendo, son pro- 
grediti quelli nell'altra zona di scavo — lato orientale — dei quali parimente non 
è consentito per ora dare un compiuto rilievo planimetrico né dar notizie definitive. 
Vogliamo dire soltanto che, conducendosi i lavori nelle parti alte del fronte dell' isola 
che si affaccia sulla via da nord (reg. IX, ins. XIII), meno il terzo inferiore dei tre 
ultimi vani, è già tutto visibile e consiste delle facciate di due case, l'una (nn. 1, 
2 e 8) a decorazione architettonica di primo stil l'altra (nn. 4, o e 6) a scacchiera 
policroma sopra alto zoccolo rosso. Del fronte dell'isola opposta (reg. I, ins. IX), 
non altro di nuovo vedesi per ora che una bella cornice a dentelli sormontata da 
ampio cornicione bianco, al disopra dell'architrave del vano n. 5, ed immediata- 
mente al disopra della cornice descritta, i consueti fori rettangolari, allineati ed 
equidistanti delle travi poste a sostegno del piano superiore: con tali lavori si è 
toccato il limite orientale delle due isole opposte, dopo del quale già vedonsi le im- 
boccature dei vicoli voltrenti a nord ed a sud. 



POMPEI — 142 - REGIONE I. 



Ecco intanto gli oggetti rinvenuti nell'una e nell'altra zona dello scavo: 
(1 aprile). Nella fallonica n. 7 - Kcg. ins. I, VI, sul podio, all'angolo nord-ovest 
delle vasche, una casseruola di bronzo, larga m. 0,155, dal manico rotto e dal fondo 

staccato. 

(2 id.). Keg. IX, ins. XIII, n. 6, presso l'architrave: una lucerna di terracotta, 
monolychne, rossiccia, lunga m. 0,11, nel cui disco è il rilievo di un montone ince- 
dente a d. 

(4 id.). Presso l'estremità orientale dello stesso architrave, altre dodici lucerne 
di terracotta, delle quali due bilychni ad ansetta verticale sorgente dal disco, lunghe 
m. 0,135 e m. 0,145, e otto monolychni lunghe da m. 0,09 a m. 0,11: quattro fra 
queste ultime recano nel disco le seguenti rappresentanze a rilievo: 1* maschera 
muliebre, tragica; 2* maschera silenica ampiamente barbata; 8* montone incedente 
a d. ; 4^ amorino alato, natante nelle onde, e con vessillo stretto nella sin. Un pi- 
gnattino monoansato, a parete sottilissimi!, alto m. 0,085. Con i descritti oggetti si 
è rinvenuta un'altra lamina di bronzo simile a quelle riprodotte a pag. 248. a. 1912, 
e di uso indeterminato. Nell'odierno esemplare mancano i cilindretti di piombo, ma 
vi sono i fori d'intìssione dei loro assi; il rosone a rilievi concentrici non è nel fondo, 
ma nel lato opposto del fondo ; parete di piombo esternamente rivestita di lamina 
di bronzo anche qui sopra uno solo dei lati corti. Quello che è notevole nel nuovo 
esemplare è che fra le due lamine accostate che costituiscono il fondo permangono 
avanzi come di cascame di tessuto. 

Reg. IX, ins. XII, n. 3 presso la soglia, si è raccolto un asse repubblicano dalle 
impronte molto consumate. 

(lo id.). Pres.so l'Antiteatro, in terreno di riporto: un quadrante di Claudio dalle 
leggende appena in parte leggibili; e l'arco di una tìbuletta di bronzo, rotto in due. 
- lieg. IX, ins. XIII, n. (ì. Presso l'architrave: una moneta greca, di bronzo, im- 
possibile ad identitìcarsi perchè fortemente danneggiata nei tipi. 

(14 id.). Ancora nello scavo della fulloìiica: un auelletto di bronzo che sor- 
gendo da uno scudo a losanga termina in lunga coda da inserire nel legno, lungli. 
m. 0,075. 

(hi id.). Si è oggi esplorata la parte bassa della cucina della fui Ionica, rac- 
cogliendovi i seguenti oggetti: 

Sospesi alla parete sud, in alto: una padella di bronzo di m. 0,28 di diametro 
a lungo manico ed orlo rostrato; un treppiedi di ferro e una graticola (questi due 
ultimi utensili rimangono tuttora aderenti al muro); sospesa alla parte ovest, una 
caldaia di bronzo a cono tronco alta m. 0,17, con accanto un raffio ansato di ferro 
a settt? uncini, usato forse per attizzare il fuoco; sopra il podio, tuttora sul treppiede 
di li'iro, un altra caldaia di bronzo circolare, lenticolare, larga m. 0,82, munita di 
l'operchio mobile e di maniglia a ponte fissata sull'orlo; ed accanto ad essa, un urceo 
di bronzo monuansato a pancia rigonfia, stretto collo ed orlo rostrato (vaso da olio ?) 
alto MI 0,1.'). 

1 1 1 id.). Continuatosi lo scavo della cucina, altra suppellettile ne è venuta fuori. 
All'angolo sud-est, in terra, mi medio bronzo di Galba (Cohen, n. 150); sulla parete 



REGIONE 1. — 143 — POMPEI 

ovest, immediatamente appresso al podio, due altre caldaie di bronzo di forma conica 
alte m. 0,14 e m. 0,23, e molte stoviglie di terracotta per la più parte in fram- 
menti: fra queste si sono recuperati interi quattro piatti rustici concavi, forati nel 
mezzo, un'anforetta a piede piano, ed un urceo e poi molti ossicini di ovini, qual- 
cheduno di pollo e un osso di seppia. Questa parete della cucina termina in un 
gruppo di quattro anfore tronche, una delle quali contiene cenere : presso queste 
anfore, ancora due urcei, una oenochoe, due pignatte rustiche è una pelvi senza marche 
sull'orlo. Un più numeroso gruppo di anfore tronche era lungo la parete est, cioè nel 
subscalare, ivi allineato in due tile: parecchie di queste ultime anfore contenevano 
calce. In alto, poco al disotto del pianerottolo, epperò caduti dal piano superiore, 
vedonsi due altri vasi di terracotta, cioè un'anfora a corpo sferico e un abbeveratoio 
da colombi fatto di un cilindro vuoto, desinente in giù in tre aperture nelle quali 
affiorava l'acqua. 

(18 aprile). Reg. IX, ins. XIll, n. 6. Sullo zoccolo rosso, a d. del vano d'in- 
gresso, sopra altrettante lievi mani di calce leggonsi i seguenti programmi elettorali, 
tutti evanescenti : 

1. Q^POSTVMIVM MODESTW\ 

QVINQ_ 

Sulla stessa superficie v'era un progratnraa più antico: 

2. AV^TTIVM-FIRM/^W 

Segue, immediatamente al disotto, un' iscrizione tracciata con una stecca di legno 
nel bianco delle dealbationes, in gran parte distrutta : 

3. ATé'R FAC 

Ancora più sotto : 

4. L ■ CAECILIVM II V! [^/. ovf~\ 

e Hnalmente uno dei soliti trascurati programmi di (J. Calvenzio Sittio Magno, questa 
volta tracciato con pietra bianca (gesso?): 

5. C C S M 
Sul lato d. dello stesso zoccolo poi si logge: 

6. L-CEIVMSECVNDVM 

IVVENEM • OPTIMVM 
D-IDOVF- SEXCTi VS '^lacit] 

Il nome del rogator sembra essere Seaifus^ Cle^us, parente forse di Ceio 
Secondo. 

(22 id.). Reg. IX, ins. XIII, n. 6 (cfr. gìo- :;o 4). Sempre all'altezza dell'archi- 
trave, ma un po' più in dentro, altre sette lucerne di terracotta monolychni, lunghe 
in media m. 0,11. Di esse due recano nel disco, a rilievo, un montone gradiente a 



l'OMl'EI 



— 144 — 



RKtìlONK 1. 



d. due un leone conente a sin., e una un Erote alato nelle onde con vessillo nella 
sin. Un medio bronzo di Nerone (C. 288); otto correnti da collana in pasta vitrea 
azzurra, forati e baccellati; due piccoli bottoni di pasta vitrea e una scodella di 
terracotta rossa, larga m. 0,15. 

(23 aprile). Reg. IX. ins. XIII, n. 5. Sui pilastri esterni del vano d' ingresso 
sono tornati in luce oggi, al disopra dello zoccolo, due pregevoli dipinti. 




FlG. 1 



Il primo, a d., iu campo bianco largo m. 0,52, alto m. 0,46 (tìg. 1), esibisce 
il noto gruppo di Enea, Anchise ed Ascanio che scampano al supremo fato di Troia 
[Aen. Il, vv. 721-724). Enea incede frettoloso a sin., nude le braccia, le gambe e 
la testa; i piedi in alte calzature allacciate, il torace protetto da una solida corazza 
gialla fimbriata di bianco, sovrapposta ad un corto camice rosso cupo, volge il capo 
indietro. Ancliise, tutto chiu.su in lunghe vesti rosso-cupe, con manto dello stesso 
colore, sovrapposto, e che gli copre pure la testa, è seduto sulla spalla sin. del figlio, 
il quah; col braccio sin. ne stringe le gambe, intonto a portare in salvo la preziosa 
cassa che stringe al seno con ambe le mani. Alla mano d. di Enea si attacca Ascanio, 



REGIONE r. 



— 145 — 



POMPEI 



aneh'egli vestito di corto camice e manto svolazzante di colore rossastro, nude le 
braccia e le gambe, il berretto frigio, verde, in testa, il jìedum nella destra. Per i 
monumenti pompeiani esibenti il medesimo gruppo, cfr. la lucerna: Kekulè, Die 
aiilike Terracottea, Bd. 548, Taf. 37, ed il dipinto (parodia): Helbig, Wandg. 1380. 




Ki«. 2. 



Fa riscontro, sul pilastro opposto, in campo bianco alto m. 0,60, largo m. 0,52, 
mossa in senso opposto, cioè a d.. la figura di un guerriero romano (fig. 2). Egli 
veste così come Enea, ed ha inoltre, a tracolla, un balteo verde da cui pende lungo 
il suo fianco sin. il gladio (se ne vede la sola impugnatura): ha poi un manto rosso- 
cupo svolazzante dietro le spalle; e mentre volge il capo indietro, avanza maestoso 
verso d. stringendo con la d. una lunga lancia e con la sin. un trofeo di armi issato 
sovra un bastone appoggiato alla spalla sin. 

NoTizii Scavi 1913 — Voi. X. 20 



POMPEI 



— 146 — REGIONE I. 



(25 aprile). Sullo zoccolo rosso a d. del vano n. 5 (reg. IX, ins. XIII), si sono 
lette le seguenti iscrizioni: 

7. AMPLIATVM • AED 

ROG 

Immediatamente a d. del 2° rigo di questo programma se ne legge un altro, 
raccomandante il noto candidato A. Suettius Verus: 

8. A • S ■ V • AFD 

Più giù. graffita con una stecca di legno sulla mano di calce, in lettere alte 
m. 0.10, si legge l'epigrafe: 

9. MAXIMVS 

e l'avanzo di un'altra iscrizione graffita: 

10. VITALIS 

Finalmente, più giù ancora, i soli contorni del programma nero: 

11. POSTVMIVM iModestum] 

Seguono le numerose iscrizioni scoperte sul pilastro sin. dello stesso vano, pa- 
rimente nella metà superiore dello zoccolo. 

Attraverso la leggera deaUmiio, che fa da letto al progr. 14, già ve ne eia uno 
più antico ed in lettere nere: 

12. AVETTIVMFIRMVV\ 

/////////////////// 

Nelle stesse coudizioni, più giù, per lievi tracce si scorge: 

13. ~ CN HE[_l7)ium Sabinuni] 

11 progr. sovrapposto al 12 non è dipinto ma graffito con stecca di legno in modo 
da asportare solamente lo strato della mano di calce: le lettere sono però tracciate 
con molta abilità come quelle dei migliori programmi dipinti : 

14. C-CVSriW\-PANSAMET 

L- POPIDlVV\ L. F SECVNDW\ fc> Cf 

1? AblVS VLVLJ TREMVLVS CV¥\ SVLA ROG 

Sul posto occupato dal progr. 13 vi si stese l'altro, però dipinto: 

15. F V S C-V M • /e- D O-^ 

A complemento del testo del progr. 14. all'estremità d. del primo rigo leggesi, 
graffitto con sottile punta e da altra mano: 

16. V • A • S • P ■ P 



REGIONE 1. — 147 — POMPEI 

parimente, a d. del secondo rigo: 

17. SPASI H (v) 

A sin. del terzo rigo: 

18. FVLLONES 
e, con la transizione di: 

19. ROMA 

un'altra volta: 

20. FVLLONES 

Fra i righi 2° e o", in prima: 

21. ROMA 
e poi subito: 

22. SCRIPSIT CALAMVS CVM ATRAMENTARIO LENO • L- EPHEBVS • HAC 

A d. del 8° rigo (con cancellatura sul primo rigo): 

23. FVLLONES 
RICINO PEGTE ROG (?) 

Imnaediatamente sotto il 3° rigo, nel mezzo: 

24. FVLLONES ENO Cm^ PVLL ROGA (??) 

mentre a sin. si cominciò solo a scrivere: 

25. F V L (lones) 

a cui fa sèguito: 

26. FVLLONES PEGTE ROG 

Incrocia con quest'ultima iscrizione una nuova replica monca del noto distico: 

27. QVISQVIS • AMAT VALEAT PGRGAT 

(cfr. C. I. L. IV, 3199, 4091 e 6782), e volle essere forse un esametro l'iscrizione 
che segue: 

28. FVLLONES VLVLAM E[^o] CANO NON ARMA VIRVMQ_ 

nella quale si contrappone, come pare, un inno (?) alla civetta {ulula) l'uccello saero 
a Minerva, protettrice dei fulloni, al canto dell'Eneide. Al centro dello zoccolo, sul 



POMPEI ~ 148 — REGIONE I. 



piwr. 15, è oraffito, pare, un bustino di donna a cui succede un graffito fra un in- 
trigo di segni estranei: 

29. © 

M O RTV S 

c e A mv s 

N O N AS 
PO^TE^V 

cioè: e Mortus {est) \_G]eru\_r\us mnas i)o\j\té^r\u[m) \ clV. iticriz. ii. 3o dello 
scorso febbraio. 

Più sotto, tìnalmente, si legge in grosse lettere: 

30. EARST (?) 

Nel vano seguente ii. 6, sempre all'altezza dell architrave, ma circa un metro 
in dentro, si sono, verso sera, raccolti questi oggetti: Bronzo. Una oinocboe alta 
m. 0,118 ad orlo circolare ed ansa desinente in giù in mascheretta infantile; una 
casseruola a recipiente poco profondo, diam. m. 0,13, con ansa desinente in foro 
triforato. — Piombo. Un peso a tronco di cono a basi ellittiche; lungo ra. 0,14, 
munito di ansa di ferro; altro simile peso, lungo m. 0,09 con ansa di piombo; altro 
peso rettangolare a spigoli arrotondati ed ansa di piombo, lungo m. 0,075. 

(30 aprile). Reg. IX, ins. XIII, n. 5. Approfondito lo scavo di questo ingresso fino 
alla soglia si sono trovati i seguenti avanzi della porta bivalve, chiusa: Ferro. Due 
pessuli verticali, infilati negli appositi fori della soglia; le due grappe che ricevevano 
la sbarra orizzontale di legno; le due maniglie; la chiave con avanzi della serratura. 
— Bronzo. I cardini al loro posto; e, al margine inferiore dei battenti, due lunghe 
lamine, larghe m. 0,07, fissate al legno (di cui restano cospicui avanzi) mercè chiodi 
di bronzo. Queste lamine rinforzavano, fasciandolo, ciascun battente. Immediatamente 
dietro il battente sinistro, si è trovato ritto un candelabro di ferro alto m. 1,22 e 
presso di esso, in terra una lucerna di terracotta mancante del disco, lunga m. 0.11, 
niouolychne. 

Dalle terre dell'isola opposta, proviene un frammento di tegola, sul quale, quando 
1 argilla ora ancora fresca, fu da un operaio della figulina graffito il numero forse delle 
tegole da lui fabbricate: 

31. CKX (palma^ 

M. Della Corte. 



REGIONE IV. — 149 — AVEZZANO 



Kegione IV {SAMNIUM ET SABINA). 

AEQUI. 

V. AVEZZANO — Acquedotto romano nei piani Patentini. 

Era già nota la esistenza di uu acquedotto romano, che dalla sponda sinistra 
del Liri, presso Castellafiume, attraversando in traforo il monte Arimzo (') sbocca 
nei piani Palentini in vicinanza di Corcumello. 

Questo acquedotto (annotato a pag. 383 dell'Elenco 1902 degli edifizì monu- 
mentali del Regno) ha la sezione di m. 0,70 per 2,10; è formato a capanna nei 
tratti intagliati nella roccia ed a pareti e volta di diversa sagoma, ma sempre ten- 
dente alla forma ovoidale secondo le riprese, in emplecto i a scaglie di pietra cal- 
carea nei tratti costrutti in muratura. 

Nell'agosto del 1912, per ricerche eseguite dal Comune di Avezzano nel versante 
orientale del monte Salviano, interposto tra i campi Palentini e la pianura Fucense, 
si scoprì, e fu esplorato per circa cento metri uelle viscere del monte, un traforo 
avente la soglia a circa 18 metri di altezza sulla sottoposta pianura fucense, e le 
medesime proporzioni e gli stessi caratteri costruttivi dell'acquedotto attraverso il 
monte Arunzo. Lo sbocco del detto traforo verso il piano del Fucino trovasi dirim- 
petto alla località denominata: * Le anime sante", ove nel 1804 fu rinvenuto il 
cippo sepolcrale posto a M. Giusto, curatori aquaedmlus (Promis, Le anliehità di 
Alba Fucense ecc., pag. 249; C. I. L. V, 3922). 

Poiché i dati altimetrici vi convenivano, si pensò che i due trafori potessero 
essere i due tratti estremi del medesimo acquedotto, e si imprese la ricerca del tratto 
medio che doveva attraversare i piani Palentini. Per cui, congiungendo con una linea 
ideale (tenuto conto delle altimetrie) gli sbocchi dall'Arunzo sul Palentino e dal 
Salviano sulla pianura fucense, si trovò che una costruzione romana sopra terra, presso 
il torrente Rafia delle Grottelle, nel punto ove il piano Palentino è più depresso, 
già nota, ma la cui natura e lo scopo si ignoravano, giaceva appunto su quella linea 
in molta prossimità di essa. Tale costruzione consiste in un muro di emplecton 
lungo circa duecento metri, largo circa quattro, elevato sopra tei-ra circa uno e mezzo, 
rivestito sulle due fronti di blocchi poligonali (prevalentemente pentagoni) a facce 
ben levigate, di notevole grandezza (poiché, nei più, la diagonale maggiore è di 
oltre un metro) a spigoli nettamente tagliati e perfettamente combacianti. 

Eseguito im saggio nella grossezza di questa costruzione, si trovò al di sotto 
di essa, ed a livello dello sbocco dell'acquedotto dall'Arunzo, uno speco delle stesse 
proporzioni di questo, costrutto ad emplectoii con scaglie di pietra calcarea a volta 
a tutto sesto e con le pareti della grossezza di ciica m. 1,10. 

(') Questu nome non è recente, poiché trovasi pur nella carta topografica del Rizzi-Zaiinoni. 
In quella dell'Istituto geografico militare italiano scorrettamente è detto «Arezzo». 



AVEZZANO 



150 — REGIONE IV. 



Due altri saggi fatti sulla predetta linea, l'imo verso l'Arunzo, l'altro verso il 
Salviano; rivelarono alla stessa profondità il prosieguo dello speco, perfettamente 
simile nelle proporzioni e nella costruzione a quello su descritto. 

Altri saggi praticati nella pendice del Salviano, dopo quello qui dinanzi accen- 
nato, mostrarono che la sezione dello speco venivasi restringendo, e che quello si 
poneva in salita mediante vari scaglioni a piano inclinato, rispettivamente sovrap- 
posti, lunghi ciascuno circa dieci metri ed alti 40 cm., tinche, mediante cinque gra- 
dini, consistenti in altrettanti blocchi parallelepipedi, ciascuno con gli spigoli di circa 
quaranta cm., riusciva a fior di terra. 

A destra di tale sfioratolo, distante circa venti metri, si scoprì un muro ad 
emplecton rivestito di blocchi poligonali simili ai suddescritti, e poggiante su un 
pavimento di lastre poligonali in pietra calcarea. 

Non può, allo stato delle cose, spiegarsi questo risalire dello speco sulla costa 
del Salviano. Ma, considerando che il punto ove quello incontra la pendice del monte, 
congiunto con lo sbocco sulla pianura fucense, darebbe una linea obliqua attraverso il 
Salviano, e che lungo la suaccennata linea ascendente non si veggono tracce di de- 
viazione dello speco, sarebbe da credere che l'acquedotto deviasse verso destra nella 
pianura fra la costruzione suddescritta presso la Rafia ed il primo saggio dopo questa, 
verso il Salviano; e si immettesse in questo monte da un punto in linea diretta con 
quello dello sbocco sul piano del Fucino. 

Nella pianura al di sotto di detto sbocco si notano altri avanzi di conduttura 
con proporzioni e caratteri costruttivi simili ai già indicati; essi accennano a diver- 
gere a destra dello sbocco, dirigendosi verso l'antica città di Angizia. oggi S. Maria 
di Luco; ma tali avanzi non sono stati ancora sufficientemente riconosciuti ed 
esplorati. 

Parrebbe quindi di trovarsi in presenza di un acquedotto dell'età imperiale 
romana, che traversando il monte Aruuzo, i piani Patentini ed il monte Salviano 
portasse ad Angizia le acque potabili di una sorgente nei monti della valle del 
Liri (forse quella stessa di Riosonno, che ora serve alla città di Avezzano); e pro- 
babilmente anche una parte delle acque del Liri a scopo di irrigazione nei piani 
Paleutiui, al quale effetto consta che il traforo sotto l'Arunzo fu restaurato dai 
principi Colonna nel secolo XVII. 

Il percorso dell'intero acquedotto dall'imbocco nell'Arunzo sul Liri fino alle 
falde del Salviano sarebbe di circa otto chilometri; attraverso il Salviano circa un 
chilometro e mezzo; dallo sbocco del Salviano alle mura di Angizia circa chilometri 
tre e mezzo; e cosi in totale circa tredici chilometri. 

F. LOLLI. 



KEGIONK II. 



151 — 



DISO 



Regione II (APULIA). 

CALABRIA. 

VI. DI SO — Iscrizione messapica. 

In im fondo nel comune di Diso, piccolo paese distante circa 4 chilometri da 
Vaste, in provincia di Lecce (tìg. 1), e precisamente presso la biforcazione delle vie 
Diso-Yignecastrisi e Diso-Vaste, alcuni contadini, nel piantare una vigna, rimisero 



AnjU» /jooooo 



SfCesar-/, 




tS/iond't/fo 



«Luoóo dove fu trovata la iscrizione. 

FlG. l. 



alla luce una pietra di forma regolare, riquadrata, che mostrava sopra una delle 
facce un' iscrizione in caratteri che parevano greci (tig. 2). 

Avuta notizia di tale ritrovamento mi recai sul luogo ed osservai la pietra. La 
iscrizione era messapica, e la sua importanza mi apparve subito manifesta, poiché 
la rarità ed il grande interesse di simili iscrizioni qui erano resi ancor maggiori 
dall'essere questa in ottimo stato di conservazione essendo stata scritta con caratteri 
chiarissimi ed essendo evidentemente completa. 

Il blocco di pietra leccese su cui fu incisa, ha base quadrata di m. 0,39 di lato, 
ed altezza di m. 0,24. Nella faccia superiore mostra un incavo rettangolare di 
m. 0,29 per m. 0,21, profondo 4 centimetri, che doveva servire a tenervi incastrato 
un busto od altro. Da un lato lo spigolo orizzontale inferiore ha una cornicetta, che 
mosti-erebbe come quella pietra dovea essere non già isolata, ma compresa in una costru- 



REGGIO DI CALABRIA 



— 152 — 



REGIONE III. 



zione ove quella cornicetta ricorreva. Dal proprietario del fondo sig. Filippo Guglielmi 
la pietra mi fu donata, ed io a mia volta ne ho fatto dono al Museo di «Taranto. 
L'iscrizione è la seguente: 




FiG.2 



G. B. DI Castiglione. 



Regione III (LUCANIA ET lì R [ITTI l). 

BRUT TU. 

VII. REGGIO DI CALABRIA — a) Scoperta di titoli romani negli 
scavi per le fondamni della nuova prefettura. 

Procedendosi, nel decembre scorso, allo sterro per le fondazioni della nuova 
prefettura, fra piazza Vittorio Emanuele, via Terme e via s. Francesco di Sales, in 
im punto da queste rispettivamente distante m. 28, m. 22,50, m, 13, e profondo 
u). 5, tornarono alla luce vari frammenti epigrafici di marmo, che, dalle tracce di 
calce coprenti la superficie, apparivano adoperati altra volta come materiali di fab- 
brica. Essi, ricomposti, diedero i due titoli che qui riproduco. 

IMP>CAESAR1>DI 

V1>TRAIANI>PAR 

TH1CI>F>DIVI>NER 

VAE>NEPOTl>TRA 

1 ANO >HADRlANO> 

AVG>PONTMAX>TRiB 



POT>IIII> COS>III>P>P> 

D> D> 

PVBLICE 



REGIONE III. — lòo — REGGIO DI CALABRIA 

Le dimensioni sono ra. 0,885 X 0,83 X 0.58. La cornice è alta m. 0,14: di essa 
mancano due pezzi in alto e in basso, e un altro ver^o il mezzo, a destra. L'altezza 
delle lettere va da m. 0,062 a m. 0,025. 1 caratteri sono, come indica l' iscrizione 
stessa, del II secolo ('), i punti diacritici triangolari. 

L' iscrizione è dell'anno 120, ed è fra le rare che recano il titolo di pater patriae 
prima di essere stato ufficialmente accettato da Adriano (^). Kssa è anche la terza 
fra quelle scoperte nella Regione III d'Italia, che si riferiscono a tale imperatore ("). 

T>SEXT>T>F>VETVR> 
LACERANO» CP> 
P ATRONO. OBNVL 
TAMERITA>PARa 

TIVM>EIVS> 

REG>IVL> 
D> D> 

Le dimensioni sono m. 0,785X0,75X0,07; la cornice è alta m. 0,105; i ca- 
ratteri e i punti diacritici sono uguali a quelli del titolo precedente. Soltanto la let- 
tera iniziale (m. 0,6) sorpassa iti altezza tutte le seguenti (m. 0,055) (^); essa stessa 
e le altre T hanno i cornetti della sbarra orizzontale il primo all' ingiù, il secondo 
all' insù, obliquamente verso sinistra; ed infine, le ultime tre lettere del terzo verso 
e le ultime due del quarto formano un nexus poco frequente nei titoli di questa 
età (^). N. PuTORTÌ. 

b) Ripostiglio monetale rinvenuto in contrada s. Caterina. 

Nel marzo scorso, giocando alcuni ragazzi dentro un acquedotto irriguo della 
contrada s. Caterina, vi rinvennero a fior di terra, un ripostiglio di monete di bronzo 
reggine. Esse da principio andarono disperse, ma poi, grazie all' interessamento delle 

(') Hiibner, Ecempla scripturae epigraphicae, pag. LXXXI, ix. 

(") Cfr. per questo Cagiiat, Gours d'épigr. lat.^, pag. 189; De Ruggero, Dision. epigr., Ili, 
pag. 167 sg. 

(«) De Ruggero, op. cit., Ili, pag. 623. Quale sia il motivo della dedica di quest'epigrafe, allo 
stato presente delle nostre cognizioni non è possibile conoscere. Essa non può esser posta in rela- 
zione col viaggio fatto intorno al 119-120 da Adriano nell'Italia meridionale, anche se a questo, in 
genere, voglia estendersi la notizia data dalla Vita Hadr., 9, e, come suppongono il Diirr, Die Eeisen 
des Kais. Hadr.. pag. 24 ed il Gregorovius, Der Kais. Hadr., pag. .58 (cfr. per questo anche Weber, 
Untersuchungen zur Gesch. d. Kais. Hadr., pag. 103), mancando per Reggio ogni elemento di pro- 
babilità, ed essendo il viaggio sicuro per la sola Campania. Sarà stato, forse, per uno di quei benefìci 
accennati dalla Vita stessa 21, 5 seg. (v. ancbe De Ruggero, op. cit., Ili, pag. 606 seg.), che Adriano 
conferì a città oppresse da calamità pubbliche, come fame, pestilenza, terremoti (questi ultimi molto 
probabili per Regium, che nell'antichità ne fu anche spesso molestata), oppure dispensate dal paga- 
mento di tributi, altrimenti agevolate. Ricordo qui che dello stesso Adriano fu rinvenuto a Scinà 
(Tauriana?), presso Gioia Tauro, prov. di Reggio-Calabria, un busto marmoreo, che oggi conser- 
vasi nel Museo del capoluogo {Notizie, 1891, pag. 137: Orsi, Tre lustri di scoperte arch. nei 
Brutta, pag. 13 seg). 

{*) Per la prominenza del T cfr. ITiibiier. op. cit.. p.i-'- lAVI, 19; Cagnat. op. cit., pag. 22. 

('') Hiibner, op. cit., pag. LXVIII. 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 21 



REGGIO DI CALABRIA 



154 — REGIONE Ili. 



guardie dì città, furono per la maggior parte (n. 179) recuperate e depositate presso 
il Museo locale. Appartengono tutte agli ultinai tempi della coniazione di Regium, 
a quel periodo, cioè, in cui la città di fatto era passata alla dipendenza di Roma. 
Recano nel dr. la testa di Artemia di profilo verso destra, con arco e faretra, o con 
questa soltanto, che s'innalza dall'omero; e nel rovescio la leggenda PHTINnN o 
Pf-riNXlN (con l'ri qualche volta più piccola dello altre lettere, come nelle marche 
di fabbriche laterizie reggine della medesima epoca), e la lira, con o senza cornu- 
copia nel campo. Oppure portano, nel rov. stesso, la figura di Apollo, nudo, in piedi, 
di tre quarti verso sinistra, con lungo bastone o asta nella mano sinistra alzata, ramo 
di lauro nella destra protesa, corvo, a lui rivolto, sul polso corrispondente; e nel 
campo tripode o cornucopia ('). 

Di ben conservate se ne contano circa ottanta. 

N. PUTORTÌ. 



c) Scoperta di tombe ellenistiche ed ellenistico-romane in contrada 
Piani di Modena. 

Scoperte fortuite di tombe più volte avvenute in un'estesa ed amena contrada 
su le alture a sud di Reggio, detta Piani di Modena (*), avevano fatto, da un pezzo, 
sentire il bisogno di intraprendere degli scavi sistematici in quel sito. A ciò io volli 
accingermi conducendo, nel gennaio scorso, una prima e breve campagna, col permesso 
della localo Soprintendenza archeologica. E, preso come punto di partenza il tratto 
riservato a Piazza d'armi, dove erano avvenute fin allora le maggiori scoperte, ed 
aperte, ai due lati della via che vi corre in mezzo, delle trincee per una linea lunga 
m. 150 e larga m. 4, rinvenni soltanto nella parte nord le seguenti tombe (^): 

Tomba 1. Ustrinum nella nuda terra, coperto da un tegolone e contenente ossa 
cremate di bambino, miste a tre vasetti a fuso, grezzi, e ad una lucerna, anche grezza, 
ridotta in minutissimi frammenti. Prof, dal piano di campagna m. 1, lungh. m. 0,50, 
largh. m. 0,50. 

Tomba li. Possa in nudo terreno, munita da doppio coperchio: il superiore 
formato da tre mezzi cilindri fittili (lungh. m. 2), l'inferiore da sei tegoloni «a cap- 
puccina» (lungh. m. 1,80). Prof, dal piano di campagna al coperchio m. 1,20, da 
questo allo scheletro m. 1, orient. NE-SO, cranio a NE. 

f*) Head, Iliatoria numorum", i>ug. Ili; Garrucci, Le monete dell'Italia antica, jiiis:. ^^^^^ 
fav. (JXV, un. 5-7; La Rizza, lìhegium Chalcideme, pag. 109, ficjìj. 70-77. Diversamente da costoro, 
ritengo che la fìf,'ura del giovane stante su le monete del secondo tipo non sia né Asklepios, uè il 
di'mos, nò Morakles; giacché il corvo, il lauro ed il tripode sono attributi di Apollo. Il quale nella 
nnmisniaticii reggina si trova spesso accoppiato con Artemis, sia per mezzo della sua stessa figura, 
sia per mezzo del simbolo della lira. Negli esemplari almeno che ho presenti, e che sono larga- 
monte rai)i»resentati nelle sopra citate opere italiane, non vedo nella mano del giovane alcun bastone 
fon serpente, cme dice l'Head, ni- alcuna clava, come riferisce il La Rizza. 

C) Notizie, 1888, pag. 752 seg. ; 1889, pag. 91 seg.; 1907, pag. 704 segg. ; ]9]'2, pag. 151 seg. 

(") Della località v. uno schizzo in Notizie, 19^)7, pag. 706, tig. 1. 



REGIONE UT. — 155 — REGGIO DI CALABRIA 



Tomba III. Fossa simile alla precedente, con coperchio di tre mezzi cilindri 
tittili. Prof, dal piano di campagna al coperchio m. 1, da qui allo scheletro m, 0,80, 
liingh. m. 1,90. largh. m. 0,60 (0, orient. NE-SO, cranio a NE. All'altezza del 
cranio, su la parte sinistra, un piccolo alabastron fittile, con base a tre piedi (^). 

Tomba IV. Ustrinum simile al n. 1. Prof, dal piano di campagna m. 1. 

Tomba V. Simile al num. precedente. 

Tomba VI. Fossa nella nuda terra coperta da tre mezzi cilindri fittili. Prof, 
dal piano di campagna al coperchio m. 1, da qui allo scheletro m. 0,70, lungh. 
m. 1,80, largh. m. 0,80, orient. NB-SO, cranio a NE. 

.Tomba VII. Cella rivestita da mattoni (m. 0,50 X 0,34 X 0,10), con colossale 
coperchio di trentasei tegoloni. Questi erano disposti a piovente in sei file, le quali 
rientravano l'uua su l'altra per cm. 5 fino a congiungersi in alto. Partivano dalle 
spallette e poggiavano su le testate mediante un mattone piantato nel centro (^). 
Prof, dal piano di campagna m. 1, lungh. m. 2,8, largh. m. 0,84, altezza m. 1, 
orient. N-S, cranio a S. All'altezza dei piedi due vasetti a fuso e un chiodo di ferro. 

Tomba VII! Fossa in nuda terra munita da doppio coperchio: quattro mezzi 
cilindri fittili sopra, e sei tegoloni ^ a cappuccina » sotto. Prof, dal piano di cam- 
pagna al coperchio m. 1,20, da questo allo scheletro m. 0,80, lungh. m. 2, orient. 
NE-SO; cranio a NS. 

Tomba IX. Piccola fossa sul nudo terreno coperta da due tegoloni « a cappuc- 
cina « . Prof, dal piano di campagna al coperchio m. 0,25, da qui allo scheletro 
m. 0,60, lungh. m. 0,80, orient. N-S, cranio a S. All'altezza di questo due vasetti a fuso. 

Tomba X. Fossa in nuda terra con coperchio di dodici tegoloni « a cappuccina » , 
verticali. Prof, dal piano di campagna al coperchio m. 1,50, lungh. m. 2, alt. m. 1, 
orient. N-S, cranio a S. All'altezza delle mani, una striglie di ferro frammentata 
Nella terra sovrapposta, prima di arrivare al coperchio, due minuscoli frammenti di 
vasi, uno greco con due fascette nere a vernice lucida, l'altro italiota con testa di 
donna di profilo verso destra, coperta da cuffia decorata con puntini, dalla quale esce 
un lungo ciuffo ; tenia bianca, radiata, su la fronte, orecchino rappresentato da un 
punto bianco. 

Tomba XI . Fossa in nuda terra coperta come la precedente. Prof, dal piano di 
campagna al coperchio m. 1, da qui allo scheletro m. 1, lungh. m. 2, orient. B-0, 
cranio ad E. All'altezza della mano destra un frammento di striglie, all'altezza del 
cranio un chiodo di ferro. 

Tomba XII. Fossa in nuda terra coperta da sei tegoloni « a cappuccina". Prof, 
dal piano di campagna al coperchio m. 2, da qui allo scheletro m. 1, orient. NO-SE, 

(') Le dimensioni della fossa si danno complete quando è stato possibile rilevarle tutte. 

f ) Alabastra di questa forma tarda, anche di altezze maggiori, trovansi nel Museo di Reggio- 
Calabria, provenienti da tombe coeve {Notizie, 1884, serie3% voi. XIII, pag. 630 e seg.). Per altri simili 
rinvenuti a Capua, confronto Minervini, Bull. arch. na'p. naoTa serie, I, anno II, tav. XII, n. 6 seg. 

(=*) Questo era posto orizzontalmente, sicché i tegoloni risultavano leggermente inclinati, 
l'or nn coi»erclii(i .simile, incontralo nel niedesimn .sepolfi'' lo, vedi Notizie, 1907, pag. 709 seg., 
fig. 7. 



REGGIO DI CALABRIA 



— 156 — REGIONE III. 



cranio a NE. All'altezza del cranio un vasetto a fuso, all'altezza dei piedi un altro 
vasetto simile, a quella delle mani due tazzine grezze locali, una a destra, l'altra a 
sinistra. Da questo lato anche un chiodo di ferro. Nella terra sovrastante, prima di 
arrivare al coperchio alcuni minuscoli cocci di vasi greci in vernice nera. 



Poco tempo dopo la chiusura degli scavi predetti, altre tombe tornarono alla 
luce sui medesimi Piani di Modena, nel predio Laliate, mentre si dissodava il terreno 
per piantarvi le viti. Esse erano a breve distanza da altre rinvenute l'anno scorso, 
e di cui ebbi io stesso a riferire in queste Notizie, 1912, pag. 151 seg. 

Tomba I. Vasca tìttile coperta da tre tegoloni orizzontali. Prof, dal piano di 
campagna ra. 0,15, lungh. m. 1,36, largh. m. 0,50-0,38, alt. m. 0,45, orient. E-0, 
cranio ad E. All'altezza dei piedi quindici vasetti a fuso. 

Tomba IL Fossa simile alle precedenti, coperta da grossi mattoni « a cappuc- 
cina T. (m. 0,58 X 0,33 X 0,08). Prof, dal piano di campagna al coperchio m. 0,40, 
da qui allo scheletro m. 1, lungh. m. 2, largh. m. 0,50, orient. N-S, cranio a S 
All'altezza del cranio quattro vasetti a fuso e uno specchietto di bronzo (diametro 
m. 0,053) ; all'altezza dei piedi un vasetto a fuso ed una scodellina locale, a calotta {'). 

Tomba III. Fossa simile alla precedente con coperchio di quattro tegoloni « a 
cappuccina » . Prof, dal piano di campagna al coperchio m. 0,40, da qui allo sche- 
letro m. 0,55, orient. NE-SO, cranio a NE. All'altezza del cranio una tazzina e due 
vasetti a fuso, all'altezza dei piedi due vasetti anche a fuso, più alti, e un chiodo 
di ferro. 

Tomba IV. Cella rivestita dai soliti grossi mattoni, coperta da dodici mattoni 
molto più grossi, disposti « a cappuccina », e — cosa nuova nelle tombe reggine finora 
scoperte — fornita d' ingresso. Questo è costituito da due pilastri laterizi (grossi 
mattoni quadri), che poggiano su due tegoloni piantati dirimpetto, verticalmente, e su 
la nuda terra. Essi sostengono in alto il principio della volta, cascata a terra e di 
cui restano a posto soltanto i due primi mattoni, formati a cuneo. Il vano era chiuso 
da frammenti di tegoloni messi l'uno su l'altro e sostenuti internamente da un ciot- 
tolone. Lungh. m. 2,10, largh. m. 0,90, alt. m. 1, orient. NE-SO, ingresso a SE, 
cranio a NE. All'altezza della mano destra un vasetto a fuso, e due simili alla sini- 
stra; all'altezza dei piedi una scodellina frammentata; quattro cliiodi di ferro, lungo 
la parete destra. Sparsi per tutta la lunghezza del coperchio sei dei noti capitelli 
corinzi fittili (*), ridotti in frammenti, e lavorati, come si è visto dalla ricomposizione, 
in tre sole facce. 

Tomba V. Cella rivestita dei soliti mattoni, compreso il letto, e con volta a botte 
precisa, di mattoni a cuneo (m. 0,33 X 0,315 X 0,115 (spess. più largo)— m. 0.075 
(spess. più stretto). Ingresso chiuso da un muro di mattoni (m. 0,335 X 0,33 X 0,095), 
che raggiungeva l'altezza della vòlta {^). Lungh. m. 2,10, largh. m. 0,90, altezza 

(M Simili 11 questa .sono tutte le scodelline se<?uenti. 
C) V. Nolìzu, 1907, paa;. 709, fijr. 6; 1909, pap. 818, fig. G. 

{") Tombe simili in Ue^^id. contrada Borrace, furono rinvenute quattro anni addietro e pubbli- 
cute in queste Noi. (1909, pat;'. ol4 segg.), con fotografie e disegni, ai quali rimando (ib. fig. 2, seg.). 



REGIONE HI. — 157 — REGGIO DI CALABRIA 

m. 1,04, alt. della vòlta m. 0,60, alt. totale m. 1,64, orient. NE-SO, cranio a NE. 
All'altezza delle gambe, sopra le tibie, un kernos di fabbrica locale con coperchio, 
dipinto in nero, con colori rosso e bianco sovrapposti, in una tazzina del quale erano 
delle pastiglie bianche, rotonde terminanti in alto a punta ; e di più una scodellina 
dipinta in nero, due vasetti a fuso, anche locali, e uno specchietto di bronzo (m. 0,053). 
Lungo le due pareti otto chiodi di ferro, quattro da un lato e quattro dall'altro. Sui 
mattoni tolti all'entrata, era impresso un bollo circolare privo di lettere, all' infuori 
di un caso, in cui il bollo era rettangolare con le sole iniziali NIK (Nixiag, o Ni- 
xcovog, NtxoaTQccTov, NixccvoQog : tutte marche note di Reggio, le prime tre di 
officine laterizie, l'altra riscontrata soltanto in anse di anfora — Kaibel, nn. 2400, 
10, 11, 12; 2393, 375). 

Tomba VI. Rivestita da tegoloni verticali e con triplico coperchio di medesimi 
tegoloni orizzontali. Prof, dal piano di campagna m. 0,50, lungh. m. 2, largh. m. 0,90, 
alt. m. 1, orient. NE-SO, cranio a NE. All'altezza delle mani un vasetto a fuso e 
un piccolo alabastron fìttile con base a tre piedi ; all'altezza del cranio altri due 
alabastra simili al precedente. 

Tomba VIL Simile alla precedente. Prof, dal piano di campagna m. 0,50, lungh. 
m. 2, largh. m. 0,70, alt. m. 1, orient. E-0, cranio ad E. All'altezza dei piedi tre 
tazzine in vernice nera dì fabbrica locale, frammentate. Sul coperchio quattro capi- 
tellini fìttili corinzi, lavorati da tutte le parti e ridotti in frammenti. 

Tomba Vili. Rivestita di mattoni, con coperchio di trenta tegoloni (ra. 0,85 
X 0,33 X 0,053), disposti a coltello su le spallette e poggianti su doppia fila di mat- 
toni situati su di una testata. Prof, dal piano di campagna m. 0,50, lungh. m. 2, 
largh. m. 0,60, alt. m. 0,60, orient. NE-SO. cranio a NE. All'altezza della mano 
destra una striglie appesa ad un anello frammentato, mancante di uno dei capi e 
terminante nell'altro a testa di serpente (^) di più, una scodellina. 

Tomba IX. Simile alla precedente; il coperchio però formato da trentuno tego- 
loni. Prof, dal piano di campagna m. 0,65, lungh. m. 1,85. largh. m. 0,60, altezza 
m. 0,60, orient. e cranio come la precedente. All'altezza della mano destra una sco- 
dellina. 

Tomba X. Simile alla precedente, con coperchio però formato di ventinove tego- 
loni, di cui sei portano la marca MEMNoNoS, nota specialmente per le tegole se- 
polcrali reggine (Kaibel, n. 2400, 9; Notizie, 1909. pag. 314 seg.). Prof, dal piano 
di campagna m. 0,65, lungh. m. 1,55, largh. m. 0.68, alt. m. 0,65, orient. e cranio 
come nelle tombe precedenti. All'altezza dei piedi dieci vasetti a fuso, e altrettanti 
alla sinistra. All'altezza dell'omero sinistro un di,.ohetto d'oro a foglia sottilissima, 
sul quale dentro una corona di puntini, vedasi impresso uno stambecco a galoppo 
verso sinistra (dìam. m. 0,11) (^). 

e) Per anelli simili, ma di proporzioni maggiori, rinvenuti nel medesimo sepolcreto, cfr. Notizie, 
1912, pag. 152. 

{^) Un dischetto simile rinvenuto nel medesimo sepolcreto ed appartenente al Museo Civico 
di Reggio è quello che vedesi in Notizie, 1907, pag. 711, fìg. 9, in basso. In esso diccsi fosse 
accennata, parimenti ad iniprcssiono, la figura di Artuinii con arco. e cane (ibid.. pp. 710 e 712), 



REGGIO DI CALABRIA 



— 158 — REGIONE III. 



Tomba XI. Devastata clandestinamente dagli agricoltori, per la solita bramosia 
di ritrovarvi il tesoro. Era rivestita dei noti mattoni e coperta da tegoloni messi di 
tat^lio come fu assicurato dai devastatori stessi. Tra il materiale rimosso furono rin- 
venuti dei frammenti di vasetti a fuso, di un piattello vitreo smerigliato, e di uno 
specchietto simile ai precedenti. Lungh. m. 1.55, largii, m. 0,68, alt. m, 0,65, orient. 
e cranio come nelle tombe precedenti, giusta assicurazioni date dai medesimi agri- 
coltori. 

Queste ultime quattro tombe erano disposte a croce. 



In attesa di ulteriori ricerche sistematiche sui Piani di Modena, che diano una 
più completa conoscenza della natura archeologica di quella località, uotiauio per ora 
che i sepolcri testé rimessi alla luce ammontano al numero di ventitré: dodici in 
Piazza d'armi, undici nel predio Labate. Di essi tre soltanto, di bambini, sono a 
cremazione; i rimanenti ad inumazione ('). Tre solamente a camera (due col letto 
di terra compressa, uno col letto a mattoni : il V del terreno Labate) ; il resto, tutte 
fosse nel nudo terreno. Il loro orientcì mento varia da N-S a NE-SO, e quello del 
cranio da NE a S. Del materiale in essi ritrovato — poverissimo e, nelle tombe a 
camera, in stridente contrasto con la sontuosità della fabbrica (^) — risulta che i 



die a me però, forse perchè racceniio è del tutto svanito, non riesce scorgere su l'originale. In 
questo invece mi pare di notare delle linee che vanno in senso diverso, e che costituissero in origine 
IMI motivo ornamentale. Per tali bracteae ved. Daremberg e Saglio, Dictionnaire des antiquilés, I, 
|p;ig. 478; Babelon, Traile des monn. grec. et rom., col. 632 seg. Cfr. anche Athen. Mitteil , XXVI, 
liiOl, pag. o56. Per la rappresentazione dello stambecco nel presente dischetto, ved. il calcedonio, 
a 14 lati, del sec. IV, pubblicato dal von Duhn, in Symbolae litterariae in honor. I. De Petra, 
pag. 38 e seg., tav. II, n. 13, dove vedesi un animale similissimo al nostro, che corre verso destra. 
Cfr. ibid , pag. 41 e seg., le giuste osservazioni su l'arte animalistica di quei tempi, influenzata dagli 
studi zoologici iniziati da Aristotile. 

(') Questo fatto messo in rapporto con i rarissimi casi di cremazione finora verificatisi nelle 
fumbc reggine (uno nella contrada s. Caterina, Notizie, 1883, serie 3*^, voi. XI, pag. 174, un altro 
in piazza Mercato, Notizie, 1883, serie 8*, voi. XI, pag. 17.5, un terzo nella contrada Eavagnese, 
Notizie, 1907, pag. 713 e seg.; Rivista storica calabrese, 1905, pag. 66 e segg., pag. 132; ed un 
iiuarto in sito ignoto. Notizie, 1884, serie 3*, voi. XIII, pag. 684), dice come, in tarda età, a Reggio 
fosse in molto maggiore prevalenza il rito dell'inumazione su l'altro della cremazione. 

(*) In tutte le tombe fin adesso scoperte sui Piani di Modena, di oggetti relativamente note- 
voli nient'altr') che i due dischetti d'oro sopra accennati, una medaglietta d'oro a foglia sottilissima, 
due paia di orecchini a testa di ariete, anche d'oro, e due vasettini di argento, che non trovo nel 
•Museo di Reggio, furuno rinvenuti {Notizie, 1889, pag. 91; 1907, pag. 709 segg., fig. 9). Il resto 
e la solita sui)pellettile di poca importanza {Notizie, 1888, pag. 752 seg.; 1889, pag. 91; 1907, 
!• ig. 704 segg.; 1912, pag. 151 seg.l. Si conserva memoria, come ho già detto in Notizie, 1912, 
pag. 151, nota 1, di un sepolcro assai ricco rinvenuto a principio della spianata, a destra di chi 
s ile p'.T la via consortile; nia, da informazioni attendibili, oggi assunte sul luogo, mi risulta che 
fsso, di rilevante, conteneva una corona di lauro, anche a foglie d'oro sottilissime. Piii poveri ancora 
a|>pai'>iio gli altri sepolcreti reggini finora tornati alla luce {Notizie, 1883, serie 3», voi. XI, pag. 173 
s'-g-/.. pnc. 540 sf.<r. ; 1884, scric .3». voi. XIII, pag. 239 seg , pag. 629 seg., pag. 633 seg. ; 1886, pag. 138, 
pag. -Il .seg.; 18S8, pag. 753; IIKÌO, pag. 314 e segg.), se se ne eccettui uno nella contrada Ra- 



RKGIONE III. — 15!> — REGGIO DI CALA15K1A 

sepolcri all'età ellenistica ed ellenistico-romana — più a questa anziché a quella — 
appartengono, come tutti gli altri anteriormente scoperti nella medesima e in altre 
contrade di Reggio {'). I frammenti, però rinvenuti, nella terra soprastante alle tombe 



vagnese, dove fra molti fittili e frammenti di stridile e forse di un freno, furono rinvenuti una 
corona d'oro simile alla precedente, un vasetto, o pendaglio, ed un anello anche d'oro: quest'ultimo, 
acquistato oggi pel futuro Museo nazionale di Reggio, vuoto internamente, con granata esibente 
Athena-Nikt-, d'età piuttosto tarda, come dirò in apposita Nota {Rivista storica calabrese, 1904, 
pag. 66 segg., pag. 132; Notizie, 1907, pag. 713 seg.). I quali oggetti sono troppo povera cosa 
in confronto alla grandiosità della cella ipogeica, costruita dei soliti robusti mattoni, lunga m. 3, 
larga' m. 1,50, alta m. 2. 

E ciò conferma pienamente le osservazioni fatte dal prof. Orsi in merito alle necropoli di 
questa parte estrema della Magna Grecia (Notizie, 1911, Supplemento, pag. 26), 

(M Per convincersene, basterà leggere le relazioni pubblicate in queste stesse Notizie, ed esa- 
minare anche il materiale da essi provenuto e raccolto nel Museo civico. Si vedrà che anche le 
tombe IV ed Vili di cui è parola nelle Notizie, 1907, pag. 706 segg. e 709 segg., sono coeve. 
Giacché la prima era una tomba a fossa (che non fu esplorata perchè non compresa) simile alle 
ultime quattro del predio Labate, e ad un'altra rinvenuta in contrada Vito, che rimase anche ine- 
splorata, perchè non si prestò attenzione sul terreno che sottostava al coperchio, e che nella fossa 
erasi posteriormente intìltrato {Notizie, 1883, serie 3'% voi. XI, pag. 540). Inoltre il coperchio ha 
forma uguale a quello di altre tombe tarde, dove mattoni e tegoloni hanno anche la medesima 
forma e recano marche di fabbrica della medesima epoca {Notizie, 1883, serie o^ voi. XI. pag. 178; 
1884, serie 3^ voi. XIII, pag. 6.30; 1886, pp. 138,241; 1888, pag. 752; 1912, pag. 151 seg.). Né la 
moneta che dicesi trovata sui tegoloni della detta tomba IV può assegnare a questa un'età più 
antica, essendo essa ivi potuta trovarsi per caso, cadendo nel rimuovere la terra soprastante, o pe- 
netrando altrimenti; allo stesso modo che i frammenti sporadici di vasi rinvenuti su le nostre tombe 
X e XII di Piazza d'armi. L'altra tomba poi, l'VIII, descritta nelle Notizie, 1907, pag. 709 segg., 
con coperchio detto a gradini " a morsa » ugualmente poderoso, è perfettamente simile alla nostra 
Vn di Piazza d'armi, ad un'altra rinvenuta nel sepolcreto della Terrazza, con dentro una moneta 
di Siracusa della seconda metà del sec. IV {Notizie, 1884, serie 3*, voi. XIII, pag. 633; 1897. 
pag. 360; quivi si dice che era un pezzo di tre litre, mentre se era, come è detto nella prima 
relazione, col mezzo Pegaso sul rovescio, e corrispondeva ad Head, Hist. num.'^, pag. 179, aveva 
il valore di l'/s litra); e, per la forma del coperchio, non differisco per nulla da una tomba a 
fossa da me recentemente scoperta negli scavi della contrada Borrace, il cui sepolcreto fu già 
assegnato dal prof. Orsi più al III che non al IV sec. av. Or. {Notizie, 1909, pag. 314). Ne il di- 
schetto e la medaglietta ad impressione, e l'alabastron, rinvenuti insieme con oggetti comuni ad 
altre tombe tarde, possono far ritenere questo sepolcro di età più antica. Giacche, senza ripe- 
tere quanto ho già detto sul dischetto, noto soltanto che la medaglietta esibisce un Gorgoneion 
di tre quarti, con guance larghe, mento accentuato, capelli fluttuanti intorno e aventi accennate in 
alto due ali, con tristezza risiedente negli occhi e nelle labbra, che sono semiaperte: caratteri tutti 
questi di quel così detto « patetico dolce " che mostra il (ìorgoneion dell'età ellenistica ed anche 
posteriore (Daremberg e Saglio, Dictionnaire des antiquUés grec. et romain., II, pag. 1628 seg.). 
E l'alabastron a non diversa età è da ascriversi. Esso è di i>asta vitrea azzurra, con bocca larga, collo 
lungo, ventre cilindrico a leggere costolature, che più risaltano in alto, e tondeggiante in basso, con 
minuscole anse piatte orizzontalmente attaccate su l'alto del ventre. Ha tutta la superficie iridescente 
su la quale, intorno al ventre corrono di seguito, dall'alto in basso e viceversa dei lunghi rami di- 
pinti originariamente in giallo, come attestano le tracce rimaste, e intorno al collo gira una linea a 
spirale dipinta in giallo quasi tutto caduto, che va a congiungersi ad uno dei rami. Ed è simile, 
per la materia e sopra tutto per l'ornamentazione, od altro rinvenuto in una delle più antiche tombe 
romane di Ancona {Notizie, 1902, pag. 462 seg., fig. 31 : la forma è identica a De Eidder, Collecl. 



REGGIO i)l CALABRIA — 1<3U — REGIONE HI. 



X e XII di Piazza d'armi indicano che la località fu adoperata, in tempi di poco 
precedenti, a sepolcri, e che questi furono poi vuotati per dar luogo ad altre depo- 
sizioni, distrutti dai lavori agricoli degli ultimi secoli ('). Il fatto più notevole è 
che i capitellini fittili delle tombe IV e VII Labate furono trovati in frammenti e 
sparsi per l'intero coperchio: il che prova che essi a bella posta furono rotti per 
qualche cerimonia funebre a noi fin adesso ignota (^). Notevoli anche i ritrovamenti 
dei chiodi, in numero di uno o due, con funzione simbolica (^) e diversa da quella 
defili altri in maggior quantità e serviti per la cassa del morto ; e di più i ritrovamenti 
deo-li alabastra con base a tre piedi, incontrati, come ho detto, altre volte nei se- 
polcreti reggini e già ritrovati anche in Campania (v. sopra, pag. 33, nota 20), donde 
essi, la loro forma, dovettero essere importati. Infine, dato il numero delle sco- 
perte recenti, e tenuto conto delle passate sui Piani di Modena, resta fin oggi sta- 
. bilito che quel sepolcreto è il maggiore fra tutti gli altri coevi esistenti attorno alla 
città. 

N. PUTORTÌ. 

De Clercq - Les Urres cult, et les verres -, tav. Vm, n. 245. Per tali vetri, la cui tecnica fu pro- 
lungata con variazioni e migliorie fino all'epoca ellenistica e romana, ved. Orsi, G'e/a, col. 514 seg.; 
Anathem. di una città siculo-greca, col. 34 seg. — ivi anche bibliografia precedente - ; e De Ridder, 
op. cit., pag. 117 segg ). — Esso alabastron, poi, erroneamente in Notizie, 1907, pag. 712, è di- 
chiarato uguale ad altro scoperto anche in Reggio ed appartenente invece a quella classe di piccoli 
vasi congeneri a fondo piatto, di terra grigia o gialla, osservati dal von Duhn in Calabria e da lui 
attribuiti a fabbriche indigene {Notizie, 1897, pag. 360). 

Soltanto nel sepolcreto di s. Caterina, che da circa trentanni attende di essere sistematica- 
mente esplorato, sembra che, insieme con le tombe accennate e con altre addirittura romane {Notizie, 
loc. cit.), siano state rinvenute anche tombe molto più antiche. E questo lo desumo da alcuni 
vasetti corinzi da lì provenienti e trovati nel Museo. 

Infine, per ciò che riguarda l'influenza romai>a che assai per tempo notasi in Reggio, ricordo 
che essa avvenne fin dal primo quarto del secolo HI (271 av. Cr.) mediante il presidio campano, 
dopo la cui cacciata, la città, pur conservando il suo carattere greco, passò di fatto alla dipendenza 
di'lla Repubblica (Polibio. I, 7, 6 segg.; Diodoro, XXII, 2 segg.; Strabene, VI, 1, 6; Livio, XII, 
27 segg.; XXVI, 39, 5; XXXV, 16, 3; XXXVI, 42, 2; XLII, 48, 7; Mommsen, CI. L. X, pag. 3 seg.; 
Storia romana (trad. Sandrini), pp. 393, 398, 400, 412; Head, ff istoria num.^, pag. Ili ecc.). 

(*) \ questo fatto potrebbe accennare la monetina rinvenuta fuori della tomba IV negli scavi 
])recedenti di Piazza d'armi, e di frammenti ceramici ritrovati su le tombe X e XII, di cui sopra è 
parola. Può darsi però che cotesti frammenti appartenessero a vasi contenenti delle cremazioni di- 
strutte, adoperati nelle lustrazioni e commemorazioni dei defunti avvenute dinanzi alle tombe, e 
poi ritualmente spezzati. Vedi anche per questo Orsi, Notizie, Supplemento 1911, pag. 26. 

(*) Diversamente non si potrebbe spiegare la funzione di cotesti capitellini nel caso presento. 
Noto che i medesimi furono rinvenuti anche fuori di tombe in scoperte passate (non si sa se interi 
I) franinieiitati; quelli che esistono nel Museo di Reggio, in numero abbastanza cospicuo, sono quasi 
lutti frammentati), come leggesi in Notizie, 1883, serie 3\ voi. XI, pag. 540 seg.; 1907, pag. 707. 
Ed aggiungo che frammenti di essi furono pure raccolti nel suolo del sepolcreto Labate, durante 
gli scavi recenti, allo stesso modo di quanto oggi avviene pei vasi in altre necropoli (ricordo, fra i 
tanti casi, il più recente e il [.iù vicino della necropoli Lucifero in Locri, Notizie, Ìoc. cit.). Funzione 
simbolica anche dovevano avere cotesti capitellini nell'interno delle due tombe descritte in Notizie, 
1884, serie 3" voi. XIII, pag. 630; 1888, pag. 752, nella prima delle quali essi erano ai quattro angoli 
della cclhi su niiittimi furati nel centro per riceverli, e nell'altra non cen'era che uno, presso il cranio. 

(•') Dareniberg e Saglio, Dictionnaire des untiquités, I, pag. 1241. 



REGIONE VI. — 161 — MASSA MARTANA 



Anno 191o — Fascicolo 5. 



Regione VI (UMBRIA), 

I. MASSA MARTANA — Scoperta di un sepolcreto arcaico. 

Nei lavori di piantagione di una vigna in località Camponico, presso il santuario 
ii S. M. della Pace, appena fuori dell'abitato di Massa Mariana, verso tramontana, 
proprietà dei fratelli Costoloni, furono scoperte alcune tombe anticbe,l e suppellettili 
delle quali, ritenute di nessun valore, furono disperse pel campo dagli scopritori che 
si limitarono a conservare alcuni oggetti di bron/o e qualche fìttile, che potei esa- 
minare, quando mi recai sul luogo alla fine dello scorso mese di marzo. 

I proprietari dissero di potermi indicare con sicurezza come si raggruppavano 
i vari oggetti cbe avrebbero fatto parte di quattro tombe. 

Dall'esame sul luogo potei accertare trattarsi di tombe poste a distanze piuttosto 
notevoli tra loro, essendo assai piccolo il numero di quelle ritrovate in un campo 
lungo una sessantina di metri e largo circa quaranta e tutto profondamente scavato 
da tre grandi trincee per la vigna. Le tombe si scoprirono a piccole profondità, 
di un metro circa. Feci dei saggi di scavo sul posto esaminando anzitutto le tombe 
già esplorate, e potei rinvenire i nn. ."», 4 e 5 della I tomba, come poi vedremo, e 
frammenti di vasi in tutte; inoltre ritrovai una tomba nuova (n. V.). Dato però il 
momento, essendo tutto il terreno all'intorno coltivato, non fu possibile di fare 
un'esplorazione piìi estesa, che sarebbe consigliabile in seguito, non per il valore 
degli oggetti finora trovati, ma dal punto di vista scientifico. 

Ecco l'elenco degli oggetti rinvenuti secondo le notizie raccolte. 

Tomba I. Lebete di rame, di lamina assai sottile, del diametro di m. 0,19, 
assai frammentato. — Boccaletto di rame, mancante del fondo, alto m. 0,15. — 
Tre verghette di piombo, lunghe m, 0,85 o tenute riunite a un'estremità, dove 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 22 



MASSA MARTANA — 162 — REGIONE VI. 



terminano in un anello, per mezzo di un grosso filo di piombo, piegato ad s. — 
Due coltelli di piombo, delle forme di quelli usati tuttora dei calzolai per tagliare 
il cuoio, lungo l'uno m. 0,27, l'altro m. 0,24. I frammenti numerosi dei vasi (5?) 
rinvenuti in pezzi e dispersi, sono di un impasto grossolano di colore nerastro. 

Tomba II. Lebete di rame, come quello della tomba precedente, ma del dia- 
metro di m. 0,20. — Frammento di boccaletto di rame. — Più frammenti di vasi 
d' impasto indeterminabile. 

Tomba III. Lebete di rame, assai frammentario, il cui orlo è adorno di tante 
borchiette ottenute con colpi sulla lamina; diam. m. 0,25. — Pisside su alto piede, 
di terra giallastra, alta m. 0,08. — Anfora d' impasto scuro, su alto piede, adorna 
di strie verticali sulla pancia, in parte frammentaria. Era alta m. 0,25. — Fram- 
menti di coppette di rame. — Altri frammenti di vasi d' impasto bruno e nero. 

Queste tre tombe erano a fossa, in piena terra, e senza traccia alcuna di casse. 
Erano orientate da nord a sud. Pur essendo impossibile prenderne misure esatte, 
mostravano di essere state di m. 2 per 1 circa. 

Tomba IV. Mi si è assicurato essersi trovata una cassetta di 1 m. circa di 
lato, di forma quadrata, di una pietra calcare che può considerarsi un marmo impuro 
(di cui vidi frammenti), alla profondità di 1 m. circa. Conteneva: Un ago crinale 
semplice, di osso tornito. — Asse repubblicano con Giano bifronte da un lato e la 
prua di nave con l'iscrizione ROMA dall'altro (III sec. av. Cr.). 

Tomba V. La tomba da me scavata, bencbè in parte assai rovinata dai lavori 
agricoli, aveva una direzione da nord a sud e consisteva in una fossa, nella quale, 
in iila, erano disposti vasi, trovati in uno stato di conservazione miseranda, messi 
per ordine di grandezza, a partire dal lato meridionale. Solo pochissime tracce dello 
scheletro; nessuna di cassa. Conteneva: Grande olla d'impasto chiaro. — OUetta id. — 
OUetta d'impasto nero, alta m. 0,11, frammentaria all'orlo. — Coppa su alto piede 
a due anse d impasto scuro, alta m. 0,14 e del diam. superiore di m. 0,19, in cui 
era posta una tazza d'impasto grigio del diam. di m. 0,12. — Frammento di spiedo 
di ferro. 

Come si vede, abbiamo tombe di due periodi: le I, II, III e V, per i vasi d'im- 
pasto, la loro forma e i bronzi, mi pare si debbano datare al VII-VI sec. av. Cr.; 
di tre secoli più recente è invece la tomba n. IV. 

La scoperta è interessante, perchè ci testifica come la località ove sorge Massa 
Mariana, naturalmente fortificata, su un poggio, dovesse essere abitata sin dai tempi 
più antichi. In epoca romana, per là passava la via Flaminia di cui restano avanzi 
poco distanti dal paese e, quindi, dal sepolcreto; il centro abitato più importante fu 
però l'icus Martis che, per le notizie degli antichi itinerari, e specialmente quelli 
di Vicarello e per i notevoli ritrovamenti là fatti, è localizzato più a mezzogiorno, 
2 km. 'A da Massa, dove ora è la chiesa di S. M. in Pantano. Evidentemente i 
Uomaiii, conquistata la regione, come già a Falerii, come, non lungi da Massa, a 
Carsiilae. come in tanti altri luoghi, vollero che gli abitanti, abbandonate le prime 
posizioni, SI riducessero a vivere ;il piano. Però, anche nelle immediate vicinanze del 
sepolcreto doveva sorgere in epoca romana un edifizio: tra esso e la chiesa di S. M. 



REGIONE VII. 163 — LEPRIGNANO 



della Pace, dove è la sommità del piccolo colle. Mi fu assiemato che nei lavori 
agricoli si scoprono sempre muri in varie direzioni; io stesso potei vedere tra le 
piante gran quantità di frammenti di mattoni e tegole, del tipo caratteristico del 
periodo imperiale. Inoltre mi furono mostrati un piede di statuiua, assai ben lavorato, 
e UQ piccolo tirso di bronzo, ancora di buona età imperiale. 

G. Q. GlGLIOLl. 



Regione VII (ETRURIA). 

TI. LEPRIGNANO — Sarcofago con iscrizione latina. 

Negli ultimi lavori agricoli in contrada Pastinaci, un paio di chilometri da 
Leprignano, verso tramontana, fu rinvenuto, in un campo di proprietà Giannotti, un 
sarcofago di travertino locale, lungo m. 2,40 e largo m. 1,22, alto m. 0,65, in pes- 
simo stato di conservazione. Restano infatti di esso solo il fondo con il posto segnato 
per due cadaveri e la massima parte del lato anteriore, di cui manca solo un fram- 
mento superiormente, a sinistra. Invece il lato posteriore e quelli laterali sono andati 
quasi interamente perduti, restandone solo piccoli frammenti sparsi all'intorno. 

La facciata è a forma di finta transenna di marmo, ciascun lato essendo diviso 
in quattro riquadri, di m. 0,20 X 0,30 ciascuno, suddivisi alla lor volta da due sbarre 
incrociate per traverso. Nel centro è una tabella, portante un'iscrizione (m. 0,68 X 0,60) 
assai rozzamente incisa in quella pietra appena sbozzata e che, per i caratteri epi- 
grafici, con i quali concordano gli stilistici di tutto il sarcofago, deve datarsi al 
Basso Impero: 

D • M 

...ELSINILK 

CETAETMATE 
RNACONIVX-SAN... 
SSIMA DOMVM Ha 
N C A E T E R N A L E M A 
MANTesSE VIVI FECE 
RVNT 

Cioè: D{is) M{aìiibus) .. .\_c9~\elsiM. l{iberli) \_Nic]ela et Mat\_eyna coniux 
san[cti^ssima domuni liane aeternalem amantes se vivi fecerunt. 

Il sarcofago mostra chiaramente di essere stato rimosso dal luogo primitivo e 
là risepolto quasi a fior di terra, dopo essere stato per lungo tempo esposto alle in- 
temperie e quando già mancava di gran parte dei lati, come può supporsi dal fatto, 
che riuscirono infruttuose tutte le ricerche eseguite per rintracciare il frammento del 
lato anteriore. Ciò spiega pure bene che l'iscrizione, sia pure imperfettamente, sia 



— 164 — REGIONE VII. 

VEIO ^"* 



stata copiata dal P. Scarmagli, cassinese (Leprignano apparteneva ai benedettini di 
s. Paolo fuori le mura di Roma), che la comunicò al Muratori (sch. 1338,7), da 
cui passò pure nel C. /• L. XI, 3969 : 

D • M • 

ECCELSINI L 

NICETAETMATE 

RNA CONIVX SANCTl 

SSIMADOMVMHA 

{sic) NCHAETERNALEM 

AMANTISSIME 

FECERVNT 

Come si vede, le ultime righe furono assai male trascritte, mentre la nuova 
lettura, nonostante la cattiva conservazione della pietra, è certa, come potè consta- 
tare anche E. Bormann che ne studiò un calco cartaceo. Il P. Scarmagli vide evi- 
dentemente completa l'epigrafe e potè leggere ECCELSINI, nome di cui avremmo 
questo solo esempio ('); ma che probabilmente non è che FL-CELSINI, come acu- 
tamente congetturò T. Mommsen. 

G. Q. GlGLIOLI. 



III. VEIO — Brevi cenni intorno all'andamento degli scavi che si 
fanno a Veio nelle necropoli e nell'arce. 

Con la presente sommaria notizia, che non può essere considerata nemmeno come 
rapporto preliminare, stante la brevità di tempo concesso, il sottoscritto non può 
esporre altro, se non gl'intendimenti coi quali la Direzione del Miìsoo nazionale di 
Villa Giulia iniziò le esplorazioni nel territorio veientano ed i primi risultati ottenuti 
dal tempo del loro incominciamento (primi giorni di marzo dell'anno corrente), tino 
agli ultimi giorni di maggio (*). 

Dopo alcune ricognizioni, eseguite nell'area della città antica e della sua vastis- 
sima necropoli, i lavori di scavo furono condotti parallelamente sulla grande terrazza 
a sud della vetusta città, che por costante tradizione si denomina Piazza d'Armi, e in 
un punto dolla necropoli detto Grotte Gramiccia, il quale sta a nord-ovest di Veio, 
a brevissima distanza da una delle sue porte, dove convergevano alcune vie princi- 
pali, di cui restano per lungo tratto tracce evidenti. 

(M De Vit, Oiioni., pati:. 688. 

( ) Qiiestii notizia tu dall'autore redatta, quando <rli scavi di Veio erano ancora in corso. 
Uua relazione dei trovauieiUi fatti nella necropoli, cou pianta ed illustrazioui, sarà presto pubblicata. 



REGIONE VII. — 165 — VEIO 



Il territorio veientano, come in genere tutta la campagna romana, presenta un 
aspetto uniforme, essendo costituito di piccole alture e vallate, in fondo alle quali 
scorrono di frequente piccoli o grandi fossati. I due maggiori clie circondano l'antico 
altopiano, dove ebbe sede la grande emula di Roma, sono chiamati l'uno semplice- 
mente « il fosso « che passa sotto al ponte dell'Isola, l'altro « il Cremerà " che gira 
a nord ed est della città, congiungendo le loro acque al « fosso dei due fossi " nella 
vallata a sud di Piazza d'Armi. 

Sur uno di quei numerosi poggi, di là dalla via di Formello, in vocabolo 
Grotte Gramiccia, cominciò il fortunato scoprimento di pozzetti e fosse riferibili al 
periodo della più antica civiltà di Veio. Nella parte più elevata del citato poggio, ed 
in una zona di pochi metri quadrati di superfìcie, fu scoperto un gruppo considere- 
vole di pozzetti ad una profondità media di cm. 10 dal piano della campagna, l'uno 
accanto all'altro ; e in vari casi un pozzetto più tardo ne aveva tagliato un altro ante- 
riore. Questi sepolcri di iucinerati non hanno tutti la medesima struttura. Alcuni 
consistono in una buca quasi circolare, di profondità varia, ta<iliata nel masso tufaceo 
e restriugentesi in basso; altri sono ovali con una risega verso la metà o quasi, dove 
si restringono per formare il cavo che racchiude il cinerario biconico. Altri pozzetti, 
alquanto larghi, contengono una custodia di tufo locale con coperchio, nella quale tro- 
vasi il cinerario con la ciotola rovesciata. La bocca del pozzetto è sempre coperta 
da un certo numero di pietre tufacee fluitate, che venivano raccolte dal vicino fosso : e 
queste, in taluni pozzetti si limitano a coprire la ciotola del cinerario, in altri scendono 
d'ognintorno fino alla metà del pozzetto, in altri arrivano sin quasi al fondo. Quando 
il pozzetto racchiude la custodia, le pietre sono raccolte intorno al coperchio di questa. 
Non si è potuto accertare fino a quale altezza sulla bocca del pozzetto arrivassero in 
origine i tumuletti di pietre, stante che il ciglio di es.si resta soli pochi centimetri 
sotto al piano di campagna, e molti affiorano lo strato di erbetta alla superficie del 
terreno. Onde è accaduto che nei lavori agricoli l'aratro o la zappa distruggesse la 
parte superiore dei cumuli di pietre. Devesi anzi osservare che molti pozzetti, assai 
superficiali in antico, trovansi distrutti nella parte superiore o anche fino alla metà 
e fino al fondo, rimanendo di questi ultimi solo qualche avanzo del cinerario o la 
lastra di pietra, dov'osso poggiava. 

Calcolando l'altezza media delle custodie, che in questo gruppo di sepolcri si 
sono rinvenute, può argomentarsi che, dai tempi in cui vennero incavati i pozzetti, 
fino ai giorni nostri, la superfìcie del terreno siasi andata denudando gradatamente, 
perdendo almeno cm. 80 di terra vegetale. 

La struttura di questi sepolcri a pozzo è quasi costantemente la stessa. In fondo 
ad essi veniva posta una pietra piatta di tufo, su cui poggia il fondo dell'ossuario 
biconico, contenente gli avanzi della incinerazione; una ciotola conica, rovesciata, 
copre la bocca del vaso. Il corredo consiste di una o più fibule, di qualche rasoio e 
di qualche grano di pasta vitrea o di ambra, che quasi sempre stanno fra mezzo 
alle ceneri. 

Gli ossuari biconici hanno due tipi fondamentali: gli uni si allargano conside- 
revolmente alla metà del corpo: gli altri sono di forma slanciata con base stretta. 



yglO — 166 — REGIONE VII. 



Gli ornati ad impressiooi. a strie o a graffiti comprendono tutti gli elementi decora- 
tivi defili ossuari tipici conosciuti. La fibula è quasi sempre quella ad arco ingros- 
sato e striato, con largo scutietto appiattito o laminato e graffito. Il rasoio è finora 
ben raro ed ha la forma falcata ed allungata, Ve pure qualche fibula ad arco ser- 
peggiante. 

Con l'allargarsi dello scavo verso nord e verso ovest di questo gruppo di pozzetti 
primitivi, si sono scoperti altri pozzetti, che per la loro struttura e pel loro conte- 
nuto sono alquanto diversi dai precedenti. Oltre ad essere di diametro maggiore, 
hanno più frequentemente la custodia di tufo, ed alcuni sono addirittura tagliati a 
rettano^olo con una cavità cilindrica sul fondo, entro la quale è riposta la custodia o 
il dolio coperto da grossa lastra rozzamente tagliata. In questa categoria di pozzetti 
si è rinvenuto un cinerario di bronzo a forma conica di situla. con ciotola a calotta 
rovesciata, e un dolio contenente parecchi vasi di bronzo laminato; si son raccolti di- 
versi cinerarii con coperchio ad elmo pileato. taluni con decorazione a laminette di 
piombo stagno che sia. ed anche un'urna fittile a forma di capanna laziale. A questa 
varietà di po'/zetti e di cinerari corrisponde una certa varietà di suppellettile, es- 
sendo più frequenti i vasi d'impasto accessori e presentando la fibula (che in un 
solo caso è rivestita di sfoglia d'oro) i tipi ad aico torto o laminato o molto ingrossato. 

In mezzo ai pozzetti di tal fatta cominciano le fosse, la cui suppellettile in alcune 
non è diversa da quella che si rinviene nei pozzetti testé menzionati. Andando più 
verso nord ed ovest, cominciano a cessare i pozzetti di questa specie più ricca, e si 
mantengono .solamente fosse, qualcuna delle quali è munita di un loculo laterale, con- 
tenente suppellettile funebre. 

Tra le fosse ve ne ha di più ricche e di più povere; le prime sono poco fre- 
quenti. La fibula ha raggiunto la forma a sanguisuga con staffa corta; il metallo 
prevalente è il bronzo, ma v'è pure l'oro ed il ferro. Si raccolsero finora un'ascia di 
bronzo, un fuso, un bel cinturone graffito, qualche pendaglio, qualche tripode, qualche 
collana di pasta vitrea mista a grani di elettro e di ambra. 

Nelle tombe a fossa è scomparso il cinerario biconico con le sue decorazioni, e 
i vasi più comuni sono le oUette d'impasto ovoidali con piccola ansa a nastro, le 
tazze ombelicate con alta ansa bifora, le coppe su alta base, vasi d'impasto più fino 
e qualche skyphos di creta figulina e di sagoma greca. 

Allo stato delle scoperte sarebbe giudizio avventato il ricavare conclusioni 
d'indole generale. Pare quasi certo che lo strato dei pozzetti primitivi sia uno solo, 
e che le varie profondità, a cui essi arrivano col fondo, sieno solamente casuali o 
richieste dalla grossezza ed altezza del contenuto di essi. I pozzetti che tagliano altri 
pozzetti non sono indizio di differenza di età, ma di anteriorità di questi rispetto a 
quelli, circoscritta entro i limiti della stessa età. Lo scavo finora si è svolto in modo 
da rendere evidente il passaggio graduale dal nucleo di più antichi pozzetti ad una 
zona di pozzetti più tardi che confinano con lo più antiche fosse, le quali, nello svi- 
luppo periferico del sepolcreto verso nord ed ovest, finiscono per avere la prevalenza as- 
soluta sui pozzetti. Bisognerà ancora aspettare i risultati dello scavo, quando verrà 
allargato verso sud. 



REGIONE VII. — 167 — VEIO 



Allorché la esplorazione di tutte le tombe del pf>crgio sarà compiuta, potranno gli 
archeologi discutere fondatamente se il passaggio graduale dai pozzetti alle fosse, dato 
che abbia a constatarsi in tutte le direzioni sia dovuto ad evoluzione delleiemento etnico 
primitivo, e se quindi sia da escludersi la sovrapposizione di un elemento etnico 
sopravvenuto. Ad agevolare questa indagine, che ha la più grande importanza per 
lo studio del problema etrusco, la Direzione del Museo di Villa Giulia si propone 
di estendere gli scavi ad altri punti della necropoli veientana circostanti alla città. 
Quali che siano per essere i risultati di questo scavo sistematico, è innegabile, che 
gli studiosi avranno il vantaggio di fondare le loro teorie sopra un complesso di fatti 
accertati non in un punto limitato, ma in varie parti di questa necropoli, che è cosi 
promettente fin dall' inizio delle esplorazioni. 

I disegni e le fotografie occorrenti ad illustrare la relazione preliminare non sono 
ancor pronti, e nemmeno è possibile di mostrare oggi la pianta di quella parte del se- 
polcreto finora esplorato. Per soddisfare sollecitamente a questo legittimo desiderio dei 
dotti, la Direzione del Museo di Villa Giulia non trascura tutti i mezzi occorrenti. 
Lo stato frammentario in cui la suppellettile funebre si raccoglie, a causa della na- 
tura del terreno, presenta non poche difticoltà per la illustrazione; ed è mestieri che 
alcuni bronzi e molli vasi sieno restaurati e ripuliti, prima di eseguirsene le ri- 
produzioni grafiche o fotografiche. 



Lo scavo della città antica fu iniziato nella parte più meridionale di essa sulla 
grande terrazza di Piazza d'Armi. Questa che, secondo il parere di taluni archeologi, 
sarebbe stata 1' acropidi di Veio, è ridotta ad una pianura incolta e con pochissime 
tracce di ruderi. Ma lo scavo stratigrafico, lungo e faticoso, ha dimostrato che quella 
parte della città, naturalmente fortificata, fu sede di abitatori etruschi almeno fin 
dal secolo VII av. Cr. Non è escluso che l'ulteriore esame degli strati, ed una più 
larga ricerca stratigrafica, possano spingere molto più in su la data di tale stanzia- 
mento, poiché negli strati più bassi é accaduto di raccogliere spesso frammenti di 
vasi d'impasto con strie ed impressioni che rimontano alla più antica civiltà del ferro. 

Lo stato di distruzione, in cui si trovano gli avanzi della civiltà etrusca in 
Piazza d'Armi, dimostra l'abbandono secolare di quella e delle zone circostanti, dopo 
la presa della città ai principi del secolo IV. 11 rinvenimento di frammenti di belle 
tegole dipinte e di una terracotta votiva fa nascere fondate speranze che in pro- 
sieguo debba ivi scoprirsi, benché in istato di demolizione, qualche tempio etrusco. 
E la scoperta di muretti a secco con numerosi avanzi di ceramica etrusca dei secoli VII 
e VI invita ad allargare i cavi eseguiti, per conoscere qual fosse la pianta delle abi- 
tazioni, a cui quei muretti appartengono. 

L'interesse maggiore di questa prima campagna di scavi in Piazza d'Armi fu 
richiamato da una costruzione ellittica apparsa alla profondità di meno di un metro 
sotto al piano di campagna, in un punto che coincido con la parte centrale di quella 
altura. La cavità circoscritta dal menzionato muro fu ottenuta mediante il taglio 
degli strati naturali di terra del sottosuolo, per una profondità di più di due metri. 



VETO 



168 — REGIONE VII. 



Le pareti del grande cavo ellittico furono rivestite di un'opera in muratura a secco 
a grandi massi tufacei, rozzamente tagliati e senz'aldina perizia costruttiva, sovrap- 
posti in guisa da costituire dei filari non sempre corrispondenti tra loro ne sempre 
poggiati su piani orizzontali. Ad uno degli estremi dell'asse maggiore, verso sud, un 
certo numero di gradini conduce in fondo alla grande cavità ellittica, che misura 
m. 18X14 circa. Questa fu trovata ricolma di grosse pietre simili a quelle che stanno 
in opera nel muro ellittico, e che dovevano un tempo formare le pareti piìi alte di 
questo, demolite allorché in epoca romana gli antichi editìzi di Piazza d'Armi ven- 
nero abbattuti, e con le loro rovine tutto fu livellato per rendere quella zona utile 
all'agricoltura. La struttura veramente primitiva dei muri, il taglio irregolare delle 
pietre, la forma ellittica della pianta, l'altezza delle pareti ottenuta in parte col 
taglio degli strati naturali inferiori, inducono a credere che quell'edifizio sia di una 
remotissima antichità, anteriore al grande tìorire della civiltà etrusca. 

Se è lecito di avanzare una ipotesi, ora che lo scavo non è stato compiuto, propen- 
derei a credere che l'edifizio a pianta ellittica ripeta la pianta della capanna pri- 
mitiva laziale, imitata per un edilizio pubblico, il quale potrebb'essere una curia 
primitiva. Esso doveva avere una copertura di legno sorretta da pali. Ovidio ricorda 
l'età remotissima, in cui quella, che fu poi la Curia Hostilia, era semplicemente una 
capanna di legno e vimini ("). Le rovine in Piazza d'Armi sarebbero la parte bassa di 
un edifizio pubblico a pianta di capanna in muratura a secco. Gli scavi ulteriori po- 
tranno forse chiarirne il significato. Quanto a me, escludo che si tratti di un grande 
deposito d'acqua, data la permeabilità del terreno, che fu incavato, la mancanza 
di cemento, l'altezza del muro ellittico, il quale elevavasi molto al di sopra del piano 
antico di campagna, l'assoluta mancanza di canali di scolo per le acque piovane da 
immettersi nella cisterna. 

La esplorazione sistematica della grande città etrusca è appena incominciata; 
ed i risultati, che essa promette di dare, ben corrispondono alla fiducia ed all'aspet- 
tazione del mondo scientifico. Non bisogna dissimularsi la diflicoltà del compito di 
scavare, con risultato relativamente buono, in una città che, come Veio, rimase in 
buona parte abbandonata per diversi secoli doi)o la presa di Camillo, ed esposta alle 
ingiurie del tempo ed alla spogliazione degli uomini; che fu rasa al suolo dai Ro- 
mani per scopo agricolo; che fu devastata dai barbari; e che in tempi prossimi a 
noi, per una durata di circa 40 anni, fu, senza criteri scientifici, rifrugata in quelle 
parti, dove i ruderi romani erano evidenti. 

Per nostra ventura la spoliazione dei moderni fu solo superficiale; ed è molto 
prol)abile che nei punti stessi, dove ai tempi dei papi si frugò avidamente per la 
ricerca di statue, bassorilievi, ecc., il piccone possa oggi restituire alla luce monu- 
menti che, anche spogli e disadorni, diano materia alla indagine scientifica. Gli sca- 
vatori del passato andavano alla ricerca dei tesori, e trascuravano quindi i riposti 

('). OviO., Art. nmiit. IH, 117: 

Curii/ roncilio nunc est di(/nissrma tanto : 
De stipula Taiio regna tenente fuit . 



ROMA 



169 — ROMA 



avanzi della civiltà etnisca di Vaio, che è addirittura ignorata. Con la ricerca stra- 
tigrafica verranno rimesse in luce le sedi dei primitivi abitatori, die con tanta pietà 
racchiusero le ceneri dei defunti negli ossuari biconici o composero gli avanzi mor- 
tali nelle fosse più antiche. Si vedrà se al di sopra di quelle povere abitazioni sor- 
sero, in età più tarda, le case degli etruschi, i loro editìzì pubblici e sacri; e si 
potrà così agevolare la ricerca etnografica, studiando se tra le antiche foggie di abi- 
tazione e di suppellettile e quelle più tarde esista rapporto di continuità o brusca 
sovrapposizione o fusione di elementi etnici. Ogni altra considerazione intorno ai van- 
taggi che gli scavi di Veio potranno arrecare allo studio del problema etrusco, con- 
siderato sotto tutti i suoi aspetti, sarebbe superflua. La Direzione del Museo di 
Villa Giulia presterà, com' è suo dovere, tutta 1" opera sua per l' accertamento dei 
fatti, sui quali dovranno fondarsi a suo tempo le discussioni scientifiche ; ma occorre 
che essa sia sostenuta dalla fiducia degli uomini di scienza e dall'interessamento del 
Governo, che finora non è mancato. 

E. GÀBRICI. 



IV. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione V. In via di Castro Pretorio, presso l'angolo di sinistra, rispetto 
all' ingresso della caserma del Macao, formato con la via s. Martino, facendosi le 
fondazioni di una nuova casa nel terreno di proprietà del sig. Pompeo Rosa, si è 
scoperto, a m. 31 dalla via di s. Martino ed a m. 20 dal viale del Castro Pretorio, 
un piccolo tratto di strada antica, lastricata irregolarmente con poligoni silicei. La 
ristrettezza del tratto scoperto (m. 2,50 X 2,00) non potè far riconoscere la direzione 
della strada. La poca profondità dal piano stradale odierno, a cui fu riconosciuta 
(m. 2,40), e la irregolarità della costruzione fanno credere che si tratti di una via 
medioevale lastricata con i poligoni di una via romana più antica ; e poiché quel 
punto trovasi nell' interno del recinto del campo fortificato dei pretoriani, questa era 
appunto una delle vie secondarie intersecantisi ad angoli retti in tutta l'estensione 
dei Castra Praetoria. 

Nella prosecuzione dei lavori di sterro che si eseguiscono dalla Cooperativa 
Luzzatti nel terreno di sua proprietà sito al viale Principessa Margherita, angolo via 
Pietro Micca (ved. Notizie, 1913, p. 116), si è rinvenuta una tomba in laterizio a cor- 
tina, con risega all' interno, misurante m. 2,48 di lunghezza per m. 1,58 di larghezza. 
All'altezza di m. 0,20 dal fondo si impostava sulle pareti laterali la volta in mu- 
ratura a blocchi informi di tufo, sulla quale rimangono le impronte del tavolato in 
lunghezza che servì per rassodarla. Nel lato nord si apriva un piccolo ingresso largo 
m. 0,52, che servì per introdurre la salma. Lo scheletro giaceva su tre tegoloni 
bipedali posati sulla terra e disposti in fila nel senso della lunghezza. 

Notizie Scavi 1913 - Voi. X. 23 



ROMA — 170 — ROMA 

Regione VI. Nella vasta area compresa tra le vie Palermo, Agostino Depretis 
e Balbo, là ove si estendeva l'ampio giardino annesso agli Istituti Chimico e Fisico, 
si sta eseguendo un enorme sterro per ridurre il terreno al livello delle moderne vie 
circostanti, e preparare il getto delle fondamenta del nuovo palazzo del Ministero 

dell' Interno. 

È una porzione del vetusto colle Viminale che si spiana, travolgendo nella 
distruzione lo strato moderno, quello archeologico e buona parte della formazione 
(reolot^ica del colle costituita da cappellaccio, pozzolana e tufo, dimodoché neppure 
una traccia rimarrà delle notevoli scoperte di antichità che ivi si vanno facendo ogni 
giorno. E sarà peccato, perchè raramente in Roma si è potuto eseguire un così ampio 
sbancamento da permettere il disotterrarsi di un intiero angolo dell'antica Roma, e 
raramente si ha la fortuna di ritrovare in buono stato di conservazione una così no- 
tevole serie di edifici antichi. 

Il risultato complessivo di questa scoperta, che la Direzione degli Scavi di Roma 
seo-iie giorno per giorno, sarà comunicato a suo tempo, quando, al terminare degli sterri, 
si potrà avere la pianta completa dei muri tornati in luce ; per ora sarà utile il darne 
un breve cenno, anche per ridurre al giusto suo valore la scoperta. 

È un complesso di edifìci fiancheggianti un'antica strada, lastricata con i soliti 
poligoni di lava basaltina, la cui direzione va pressoché da nord-est a sud-ovest, con- 
tinuando cioè la direzione dell'attuale via Viminale dopo il suo sbocco nella via 
Agostino Depretis, e che si potrebbe identificare con il vicus Collis Viminalis. 

Questi edifìci hanno in gran parte il carattere di case private di modesta appa- 
renza, delle quali si possono seguire le vicende edilizie per l'interrompersi, il ripren- 
persi e l' intersecarsi di muri di varia struttura ; tutte le epoche vi sono rappresentate : 
dai muri ad opera quadrata di cappellaccio a secco, alle murature tarde del V e 
del VI secolo. 

Dalla parte di via Balbo gli avanzi discoperti sono di maggiore importanza e, 
data la grandiosità delle moli e la perfetta struttura delle murature, di cui le più 
antiche possono risalire al primo secolo dell' impero, si ha l' impressione che ivi si 
tratti di edificio pubblico di carattere termale. Può forse riconnettersi con i resti del 
cosiddetto palazzo di Decio sul Viminale, rinvenuti nel giugno del 1888 durante gli 
sterri per il prolungamento della via Balbo (cfr. R. Lanciani, in Bullettino comun., 
1891, pp. 311 segg., tavv. XII-XIII). 

Anche dalla parte di via Palermo, e precisamente al termine della via Venezia, 
è stato scoperto un notevole resto di edificio privato, di una certa sontuosità. Rima- 
neva un grazioso ninfeo circolare con nicchie ricoperte da impellicciature marmoree, 
e con il pavimento a disegno geometrico, composto di marmi di vario colore. Esso 
conteneva una statua acefala, di marmo parlo, di Venere accovacciata in atto di ri- 
cevere la doccia, di buona fattura, che doveva decorare una delle nicchie. 

Ivi presso trovavasi una grande sala a triplice abside, sorretta da colonne stuc- 
cate, che conservava le traccie di una ricca decorazione, benché tarda. È importante 
di notare che la terra che riempiva questa sala, conteneva avanzi di transenne ed altre 
testimonianze di culto cristiano, tra cui due frammenti di lastre marmoree di im- 
pellicciatura con figure a nero di carattere sacro. 



ROMA 



— 171 — ROMA 



Mi sembra anche di un certo interesse il notare che le fondazioni di alcuni degli 
editici scoperti contenevano, come se avessero voluto rispettarle, alcune tombe della 
consueta forma detta a cappuccina, il che potrebbe far credere che in quel punto 
preesisteva all'abitato un sepolcreto. 

xiltre tombe — tardissime queste — si rinvennero a livello degli edifici stessi, e 
vanno riconnesse con il culto cristiano. 

La terra di riempimento ci ha restituito una considerevole quantità di avanzi 
di ogni genere, quali frammenti di sculture, resti architettonici, stucchi parietali 
anche dipinti a tìgure, decorazioni marmoree e tittili, dolii, anfore, tìstule acquarle 
anche iscritte, tegole e mattoni con uno stragrande numero di marche di fabbrica di varia 
datazione, frammenti di epigrafi, monete ed utensili vari. Di essi sarà dato alla line 
dello sterro l'elenco completo. Per ora mi limito a riferire le seguenti iscrizioni: 

1. Cippo di travertino (m. 0,70X0,38X0,15) che indicava una via -privata, 
con la scritta: 

PRIVIS 

2. Lastra marmorea (m. 0,55X0,27), con la seguente iscrizione cristiana: 

+ HICIACETSATVRNINAkCVMgJ 
FILIIS QVI FILII G5 VALENTINVS g$ 
VIXIT ANN«Vg$MkII(^ET EVSEBIVS 
VIXIT ANN G5 Vini ^ DEPOSITVS 
DIE KAL IVNIARVM ^ POST 
CONS OPILIONIS + a. 525 

Seguendo le argomentazioni del De Rossi [Inscripliones christianae urbis Romae 
I, pag. 458), il 2^od consulatum Opilioms comprende il solo mese di gennaio del- 
l'anno 525, poiché ritardò in Roma la promulgazione del nuovo console di quell'anno 
per l'occidente, Probo juniore. 

3. Frammento di lastra marmorea (m. 0,23 X 0,16 X 0,03), con la fine dell'iscri- 
zione funeraria .... {coni)ugì ben(e) \ merenti \ o. a. xvi. 



Regione XI'^. Al vicolo della Pelliccia n. 7, nella proprietà del sig. ing. Morasi, 
è stato eseguito uno sterro di circa metri 8 di profondità per togliere un terrapieno, 
sorretto da un muragliene, sul quale era un giardinetto pensile annesso al primo 
piano della vicina casa. Lo scopo dello sterro è stato di giungere all'attuale piano 
stradale per poi procedere alla gettata delle fondazioni di un nuovo edificio ad uso 
di abitazione. Al disopra del giardinetto pensile già si vedeva che i muri che l'at- 
torniavano erano medioevali, del genere detto ■* opera saracina ». 

Lo sterro ha rivelato che essi poggiavano su muri più antichi, quantunque anche 
essi tardissimi, in laterizio. A questo livello s' incontrarono volte cadute, contenenti 
vasi fittili rovesciati per alleggerirle. Sotto di esse s'incontrò un pavimento di cui 



ROMA 



— 172 — ROMA 



rimaneva la sola massicciata. Alcuni dei muri, formanti angolo come fossero pareti 
di stanze adiacenti, recavano ancora traccie di intonaco dipinto a decorazione vege- 
tale e cortinaggi rossi. 

Ciò che rende alquanto notevole la scoperta è il fatto che questi muri laterizi 
posavano alla loro volta su un muraglione composto di grandi blocchi di tufo, disposti 
irregolarmente e rattoppati con muratura, anch'essi formanti angolo retto col vertice 
sul vicolo della Pelliccia, sotto la casa già esistente. Evidentemente questo muro è 
stato formato in tempi tardi con materiale antico preesistente in quel punto o in 
luoo-o vicino. Quindi nelle vicinanze doveva esservi una costruzione di età repub- 
blicana dei primissimi tempi dell'impero. Non è improbabile che si tratti dello 
stesso edificio a blocchi di tufo che si è di recente asserito esistere sotto la vicina 
basilica di S. Maria in Trastevere, non ancora esplorato. 

Fra la terra di scarico che formava il riempimento si rinvennero alcuni avanzi 
architettonici, quali capitelli compositi a foglie d'acqua, basi, cornici, stipiti e soglie 
di marmo, avanzi di gradini, e frammenti, resi quasi informi, di statue. Si ricupera- 
rono alcuni resti d'iscrizioni pagane e cristiane, tutte di genere sepolcrale. 

1. Id.id. in cinque pezzi (m. 0,28 2. Id. id. (m. 0,19 X 1,23): 

X0,32): 

D M 

...TINAE-SEVERa^e^ C- PAV 

... ITISSIMO-FEC erunt PIE 

NABATHILLVSETPA... CPAVL 

K'^GEL\SVkKE\<^'Yessibisui AGATH 

sQ:_LIBERTIS • U^^-Kl kbusque pò SlBl • SVI sque fec. 
sierisq'^E ■ EO rum 

8. Frammento di lastra marmorea in due pezzi che servì di chiusura di loculo 
catacombale (m. 0,60X0,29): 

ANTONIA FAV S T I N A QVA e 

4. Id. id. id. in quattro pezzi (m. 0,64X0,86): 

palma 

CARISIVS BERINVS D ep . . . 
...IVNIAS. .. 



Garisius è i^entilizio grecanico; Berinus invece di Veriaus. 

5. Id. id. id. in due pezzi (m. 0,41 6. Id. id. id. (m. 0,84 x o,29) 

X 0,45) : 



...A-XIIIIKIVLIA... ... ANN XXCii DP XQ 



ROMA 



— 173 — 



ROMA 



7. Id. id. id. (m. 0,27X0,29): 



8. Id. id. id. (m. 0,40X0,19): 



,XI • KAI^END. 



KAI^MA.RTD 



Via Labicana. Continua ancora la scoperta della cava di pozzolana di pro- 
prietà del sig. Giuseppe Emiliani, in via Casilina n. 219, là ove si rinvennero nu- 
merosi colombari già pubblicati in queste Notizie, 1912, pp. 16, 18, 122; 1913, 
pag. 69 seg. È stato ora incontrato un altro colombarietto molto rovinato, non ancora 
del tutto liberato dalla terra, presso al quale aprivasi un pozzo, ricavato nel vergine, 
con le pedarole, ripieno di terra scaricatavi, estratta fino alla profondità di m. 3 
dal piano di campagna, si è visto contenere i seguenti avanzi epigrafici: 

1. Targhetta marmorea di colom- 2. Id. id. (m. 0,19X0,13): 

bario (m. 0,22 X 0,09) : 



M AVRELI 
ARPOCREA (sic) 

Arpocrea per Arpocrae genitivo 
di Arpocras. 



.6?ORNELIVS 
e ROS • L 



3. Id. id. (m. 0,14X0,17): 

. . . ORGIA • C L 

VRBANA 
. . .DESVO FECIT 

5. Titoletto di colombario (ra. 0,28 
X0,14): 

. . . VFIOPVERo 

VIXIT ANN -vi 

DIES • VH 

7. Titoletto da colombario in due 
frammenti (m. 0,22X0,11): 

LEDA 
CLEONICI • L 



4. Lastra marmorea in due fram- 
menti (m. 0,27 X 0,15): 

T • SEPTIMIVS • CLEONICI • F • MART 
VlXIT- ANN • mENS ■ VII • DIES • VI 

6. Targhetta marmorea a finte anse 
(m. 0.23X0.13): 

H AVE 
ALEXA PISTOR ■ 

ANVIX XX (iuO 

8. Targhetta scorniciata (m. 0,18 
X0,11): 

PRIMILLA 
ORNATRIX 



9. Titoletto di colombario (m. 0,23X0,12): 



VITELLVS 

CLEONICI -F 

IDEM L- VA- XXIV 



Gr. Mancini. 



OSTIA 



— 174 — 



REGIONE I. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 



V. OSTIA — Scaui sul Decumano, nel Teatro, nell'area dei Quattro 
Tempietti, ad ovest della Piscina. Via tecta. 

Decumano. Innanzi alle colonne di tufo del portico di fronte al Teatro nell'ultimo 
strato a contatto della sabbia si raccolsero sei vasi di terracotta (forma Behn, 148), con 
tracce di colore rosso sul collo e striature sulla pancia, ed uno fusiforme (Behn, 151). 



•^w 




FlG. 1. 

Nel penultimo strato si rinvenne un fondo di lucerna con la marca graffita prima 
della cottura: 

M 
POBLICI 

Nel tratto della via innanzi all'area dei quattro tempietti (fig. 1) vengono in 
luce a nord varie rovine di costruzioni diverse e di diverse epoche, che non è ancora 
possibile ne di descrivere, né di identificare. 

Nella copertura della fogna che le taglia si è riconosciuto un mattone sesquipe- 
dale con la marca C.f.L. XV. 2165 (circa della metà del secondo secolo). Nella 
fogna stessa poi si raccolsero quattro lucerne della forma Dressel 27, di cui una con 



REGIONE I. — 175 — OSTIA 



la nota marca ostiense di Annio Ser(apione?); cfr. C. I. L. XV, 6296 a, e un'altra con 
orlo stondato intorno al disco, e la marca: 

IVcVNDI 

Tra le rovine e sulla via si raccolse: 

Marmo. Metà di testina con capelli divisi in mezzo e riuniti sull'occipite donde 
partono tre trecce fermate quasi sulla fronte (m. 0.14; fig. 2). Frammenti di archi- 
trave (m. 2,40 X 0.53 X 043), con rami e foglie e rosoncini. Nella parte superiore è 
la cornice ; sotto di questa l' iscrizione : 

ORmVSAC-TRIVMFAT-SEMPERAVGVSTVALENT!NIANOTHEODOSIOARCHaf/?o 

TE AC- BEATITVDINE • CLEMEN ? /mj5oR VM • 

TVLEIVSHERCVLIVSV-CANNONAe jor«EFECTVs a^DIFlC 




Fig. 2. 

Il principio dell' iscrizione, che spetta agli anni tra il 383 (nomina di Arcadie 
ad Augusto) e il 392 (morte di Valentiniano II) stava su un altro blocco; alla line 
spetta un altro (m. 0,521), che probabilmente seguiva subito a destra: 

nini o F s E a-. 

viT 

11 prefetto dell'annona ...tuleius Herculius, non è noto per altra fonte ('). 
Prima di questa iscrizione, ne era su questa arcliitrave un'altra a lettere di me- 
tallo: ne restano i fori per incastrarvi i chiodi. 

(*) Per tutte le opere pubbliche dei tempi tardi si vede intervenire sempre in Ostia il prefetto 
dell'annona, che allora deve avere esercitato qui la massima autorità, se come ha supposto il De Eossi 
Ann. d. Inst., 1885, pag. 231), esso aveva allora addirittura la residenza ordinaria in Ostia e Porto. 
Crederei che con ciò si possa mettere in rapporto il fatto che nel medioevo il vescovo di Ostia 
estendeva la sua autorità sino a Marmorata : certamente gli horrea dipendevano dal praeftictus 
annonae. 



OSTIA — 176 — REGIONE I. 

Una colonna di granito, forse appartenente al primo piano del grande portico 
innanzi alle Terme (altezza ra. 5,30; diam. alla base m. 0,70) fu rinvenuta distesa 
regolarmente sulla via, dove forse era pronta per essere trasportata altrove. Vi è graf- 
fito in senso verticale : R • L • C L X L X (sic). 

Un frammento di architrave (m. 0,34 X 0,58 X 1,60), con cornice scalpellata 
reca l' iscrizione : 

DiVOPIO.- 

COLLEG- FA h?'um ... 

CVRAM-AGENTIBVS-C'PLOTIO-CA 



Un altro frammento di architrave a fregio forma la parte aggettata di una trabea- 
zione (m. 1,02 X 0,85 X 0,75). Nel lato sinistro una patera con una testa di Medusa 




FiG. 3. 

e un prefericolo; all'angolo un bucranio; di fronte (tig. 3) un aspergillo con manico 
formato da una zampa di animale; all'altro angolo un altro bucranio; nel lato destro 
avanzi dell'ascia e del simpulo. Si rinvennero|inoltre un frammento di timpano ; co- 
lonne SII una delle quali .è graffito un orologio solare col foro per lo gnomone ; basi; 
capitelli, ecc. ; un gradino tagliato a cuneo, dove ad una estremità è graffito enti-o 
targa ansata (m. 0,17 X 0,4): ROMA; frammenti di due orologi solari; un frammento 
di bassorilievo con parte di un amorino a destra; frammenti di lastre iscritte: 

1. (m. 0,205X0,14X0,03): 2. (m. 0,07X0,12X0,024): 

te.^APLWM.SVa pec . . • L 1 0_A P H. . . 

... QCL, .... 



REGIONE I. 



— 177 — 



OSTIA 



3. (m. 0,15 X 0,14 X 0,038) 



... M... 

...TAE.. 

... NT.. , 



5. (m. 0,125X0,155X0,03): 

... EPAPHROD^Y 
. . . ORTVN . . . 
. . . IV . . . 



4. (m. 0,25X0,25X0,045): 

d M 

. . . L- L- DVL . . . 

6. (m. 0,07 X 0,29 X 0,16), trasfor- 
mata ìu cornice: 

. . . ABIVS • LONGVS • PA . . . 



- Terracotta. Antefissa con maschera comica. Parte superiore di palmetta con 
tracce di colore rosso. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 61, 79, 103, 324, 525-^. 




PlG. 4. 

612, 627, 694 (2 es.), 709, 831, 934, 1094-/i, 1108, 1191, 1278, 1327, 1468, 
2160, 2184, 2193 e 

a) □ il-ARRVNTI (cfr. C. L L. XV, 839); 

b) O CCA-VISI-I (cfr. ^./.Z:. XV, 911); 

e) O 



PHILETI 
C 



(diam. della marca m. 0,052); 



d) 



Ieri-catonis e) 

'llLSTRAB 



CD 



VOL a lettere incavate. 



Lucerne: C.I.L. XV, 6350-a (89); una della forma 28; un'altra della forma 30 
con quattro zone di prominenze sul margine ; un frammento con busto di Luna. Un 
abbeveratoio da uccelli (m. 0,02 X 0,05) con foro in una sporgenza laterale. Quasi 
tutta la metà sinistra di una forma (per dolci ?), simile alle altre rinvenute in Ostia. 
Ha la scena del passaggio della nave di Ulisse in mezzo alle Sirene (fig. 4). Sopra 

Notizie Soavi 1913 - Voi. X. 24 



OSTIA 



— 178 — 



REGIONE 1. 



uno scoglio è ritta ima Sirena con gambe d' uccello e una specie di perizoma pen- 
nuto, con coda ed ali da uccello e busto muliebre fino alla cintola. Suona una 
cetra, rivolgendosi colla pcirte superiore del corpo verso il centro, dove passa la nave 

di Ulisse, di cui si vede la poppa con Yaplifsler 
e col timone. Un marinaio, seduto presso questo, 
regge la vela. Si vede una piccola parte di 
Ulisse legato all'albero maestro e, accovacciato 
nella nave, e un altro marinaio, rivolto a si- 
nistra. In alto vola un'altra Sirena. È di la- 
voro ingenuo, ma espressivo; è interessante il 
tipo delle Sirene. 

Bronco. Anello con testa di Giove Am- 
mone nel castone. Bandella da porta. Altri 
oggetti. — Ferro. Martellina a due tagli 
(m. 0,21). - Piombo. Tessera con figura poco 





■ FiG. 5, 



FiG.[,6. 



riconoscibile sul diritto e con corona nel rovescio. Frammento di [ornato a mo'; di 
griglia (m. 0,08 X 0,18). — Osso. Manico di coltello pieghevole, a forma quasi di 
cuspide di lancia, e ghiera di bronzo con perno passante per la lama, di cui resta 
una traccia (m. 0,082). 

In un ambiente in fondo alla strada che sta ad est della così detta Piscina 
venne in luce, coricata forse regolarmente a terra (m. 1,60; fig. 5), una bellissima 
statua femminile. ^ È un motivo prassitelico, adoperato per statue iconiche, secondo 
alcuni tra i quali lo Helbig {FùJirer^ n. 367), risale ad un originale clie probabil- 
mente era il ritratto di Priiie. Delle due statuo Ercolanesi che sono nel museo di 
Dresda, fra loro simili, questa di Ostia riproduce la Piccola; soltanto si vede che, 



REGIONE I. 



179 — 



OSTIA 



come la grande, essa aveva il capo velato, a ditferenza di altre repliche che Thanno 
scoperto, p. e. quello di Aegion e di Delos nel Museo di Atene. La donna rappre- 
sentata è dei tempi di Marco Aurelio e può essere una sacerdotessa, perchè pare 
che il tipo statuario sia servito a raffigurare Cerere o Proserpina » (Mariani). 
La testa di questa statua era stata rinvenuta precedentemente. Qui si trovarono 
pure una testa di Bacco giovane, di stile prassitelico, con la faccia assai scheggiata 
(tig. 6); e un ritratto di una donna anziana 
dell'epoca dei Flavii, di ottima scultura 
(tìg. 7). 

- Nel tratto del decumano dalla linea 
dulia così detta Piscina sino alla via delle 
Pistiine (') le rovine che si presentano a 





FiG. 7. 



FiG. 8. 



destra, hanno un carattere diverso dalle altre finora venute in luce ad Ostia. In genere, 
almeno per quanto finora si è potuto osservare, si tratta di costruzioni fatte con tu- 
fetti rettangolari e mattoni, di poco spessore, di fattura trascurata. Sembra trattarsi 
di un quartiere tardo, anche perchè i pavimenti sono più alti della strada. Non vi 
sono le grandi taberne. 

Entro queste rovine e sulla strada si raccolse: 

Marmo. Statua virile acefala (m. 1,34; tìg. 8). « Interessante la disposizione 
della toga, che forma balteo stretto sul petto senza umbone. Colla destra abbassata 



{}) Il nome è stato già dato dal Lauciani (/ commentarii di Frontino, pag. 409). 



OSTIA 



— 180 



REGIONE I. 



regge il sintis. Ai piedi, a destra, cista di volumi. La testa era riportata. Buona scul- 
tura del primo secolo " (Mariani). Altra statua virile acefala (m. 1,23). ^ Di scul- 
tura più decadente. La disposizione della toga sul petto è quella ordinaria; e il 
siitus ampio, oltre lo stile, la dice di epoca molto più avanzata " (Mariani). Torso 
di statua muliebre (m. 0,21). « È forse di Venere nuda in atto di togliersi il 
sandalo: la gamba sinistra era alzata. Forme giovanili, scultura discreta » (Mariani). 
Busto muliebre acefalo con veste a pieghe, fermata con nodi quasi sopra alle spalle, 
e manto che, scendendo graziosamente da queste, lascia vedere il petto (m. 0,36). 
Altri frammenti di statue. Frammenti di più lastre della stessa iscrizione, con lettere 
alte m. 0,155 e cornice inferiormente: 

a) imp cAEs b) nerv A • T R A I A nus 

e) pont. m AX • T rib. pot. d) s P • F E cit 

Parte inferiore di cippo (m. 0,88 X 0,77 X 0,77) con l'iscrizione al posto di un'altra 
abrasa: 

C 

PERI 

CVRIA 

TESTA mento . . . 

MARMOREA^ 

SIMO COLLOC 

Altro frammento d'iscrizione al tergo di una cornice: 



. . IRI 

. .areT 

. .TIAM 

. .vTde 

. . MVS • 
. . VRA- 
. .TIVM 
. .CIS- 
. . LOCO 
. .COLI- 



Frammenti di lastre marmoree 
L (ra. 0,11 X0,11 X 0,031): 

... FA.. . 

. .. ABIOF. . . 

.. . LISSI . . . 



2. (m. 0,15 X0,15 X 0,025) 



.... AG i A E 
quKE BIXIT 
. . .SIBVS-V- 
rOMVLVS 
... ITINE- 



REGIONE I. 



181 — OSTIA 



3. (m. 0,18X0,22X0,04): 4. (m. 0,10X0,128X0,025): 



ANNOS • li • FECIT- 

...SVIIl-D-XV M- 

e altri, di cui molti, con poche grandi lettere, di carattere naonumentale e altri di 
carattere funerario. 

Terracotta. Mattoni con i bolli C. L L. XV 1447 e 

CD DReI a lettere grandi (m. 124) scolpite. 

Via delle corporasioni. — Negli ambienti occidentali si raccolse una testa mu- 
liebre coi capelli divisi nel mezzo e ravviati in su e riuniti sulla nuca; sul davanti 
una nocca. 

Teatro. — Un saggio fu fatto ad ovest della scena, sul lato est della casa di 
Apuleio, dove fu rinvenuto il muro del lato occidentale del teatro augusteo, che si 
ricercava. Ma questo muro non ha faccia a vista verso ovest, onde risulta che esso 
fu appoggiato ad altro preesistente, cioè a quello che si deve presumere aver recinto 
l'area dei quattro tempietti. In questo saggio fu scoperta una fognetta, nella quale 
si scaricava una latrina esistente all'angolo nord-est dell'ambiente che sta ad est 
della scala di quella casa. 

La prima taberna del teatro, cominciando dall'angolo nord-ovest, misura m. 4,25 
X 5,90 ; la porta è larga tre metri ed ha la soglia in travertino col relativo cana- 
letto. In alto della parete, all'angolo sud-ovest, è un pezzo della cornice aggettata, 
che reggeva il pavimento dell'ammezzato. 

La prossima taberna è in gran parte occupata da un grande blocco apparte- 
nente al terzo meniano. Anch'essa ha la stessa soglia e la stessa cornice aggettata. 
Vi è la porta che conduceva nel retrobottega, il quale era anche illuminato da una 
finestra a feritoia, che sta accanto alla porta. 

La terza (m. 4,20 X 5,14), con la stessa soglia e la stessa cornice, ha pure la 
porta che conduceva nel retrobottega. 

Segue una delle grandi scale, larga m. 4,27, con gradini in travertino (m. 0,25 
X 0,29), di cui quattro sono conservati. Questa scala conduceva ad un pianerottolo, 
che si trova all'altezza del soffitto della taberna; da questo, tre gradini a sinistra con- 
ducono ad un secondo pianerottolo, da cui partiva la seconda branca, che stava sopra 
la taberna precedente e finiva sopra il portico. 

Anche in questo tratto, come nel resto del portico, il muro che sosteneva i pi- 
lastri, e questi stessi, furono distrutti volutamente quando il teatro era ancora in piedi, 
sicché è sorta l'idea che in un certo tempo la parte superiore del portico sia stata 
sostenuta con armature in legno. Sopra uno di questi pilastri distrutti giace coricato 
un cippo marmoreo (m. 1,37 X 0,77 X 0,87), da cui è stata abrasa l'iscrizione, come 
ne sono state abrase la patera e il prefericolo. 



OSTIA 



— 182 — REGIONE I. 



Facendosi dei restauri alle pareti delle taberne suindicate, furono scoperti in 
opera alquanti mattoni con bolli. Uno adoperato già rotto, in mezzo ad altro mate- 
riale proveniente da altre fabbricbe, reca il bollo: 

a ...M.FVL.SER.F 

che sarà da attribuirsi al primo secolo (cfr. C. L L. XV, 978 e 1858). Uno con la 
marca C. L L. XV, 541 ■« sta nell'arco di scarico della parete a sinistra della quarta 
taberna, cominciando dall'angolo nord-ovest; e un altro, con la marca C. I. L XV, 167, 
sta nell'arco di scarico della parete destra della quinta taberna. Sono ambedue della 
età di Oommodo, e sono prova che l'ampliamento del teatro ebbe principio almeno sul 
tinire del secondo secolo: il compimento dell'opera, o forse la sola dedicazione in- 
dicata appunto nella grande iscrizione è da attribuirsi a Settimio Severo. 

Anche all'angolo nord-est della grande platea, che reggeva il portico, su sei dei 
tegoloni bipedali del pavimento si legge il bollo C I. L. XV, 211, che si attribuisce 
a Faustina Minore. 

Ad ovest del Teatro. — Tra gli scarichi di queste rovine si raccolsero due fram- 
menti di tegoloni decorativi in terracotta: in uno, sul plinto è scolpito my'Jiyrnalion 
a tìori di loto (?) sotto, una cornice formata da un tondino e un listello; nella gola 
una palmetta, e a fianco di questa una figurina di Nike volante o di amorino. Nel- 
l'altro, appartenente alla stessa decorazione, abbiamo la parte superiore di fiori di 
loto con l'imposta di una palmetta a volute. Vennero pure in luce un'ansa di anfora 
con la marca FICV~E e mattoni con i bolli C.I.L.XM, 19-a, 109, 1(37, 344, 
617, 685/^, 659, 698, 694, 1485, 2197, 2200 e 

a, II) due mattoni dell' istessa fabbrica: 

«) C^ CLAGO b) ...GOBVO... a lettere incavate 

(cfr. C.I.L. XV, 929 j: 

e) czi D R E a lettere incavate ; 

i -, ■ 

d) □ L- N- c[ a lettere incavate (cfr. C. L L. XV, 1814); 

e) O ...NEI -DE... /•) (^ SEX- SE... 

/\h-L... 

g) O •..S!J>JSVCC II) (^ ...S IONI A 

(cfr. 6'. /. L. XV, 546) ; 

i) entro piccolo circolo : ...PIThEOP... 

c 

ed uno con frammento di bollo rettangolare, nel quale sono forse rappresentati due 
animali marini a sinistra. 



REGIONE I. — 18o — OSTIA 



Area dei Quattro tempietti. — Il ninfeo ha i luuri ad opera reticolata; ad una 
certa altezza corre una striscia di sei filari di mattoni. Gli angoli sono a piccoli tutì 
rettangolari (m. 0,07X0,26X0,14). Esso misura m. 5,15 X 5,35 ; la porta, prece- 
duta da un vestibolo (m. 3,30 X 2,10), è larga iii, 2,10. 

Nell'interno vi sono tre nicchie: una nella parete di fondo (m. 1,80 X 1,45), e 
una in ciascuna delle pareti laterali (m. 1,70 X 1,07). Quella di fondo è fiancheg- 
giata da due mensole marmoree, con grossa foglia a ricci, collocate a m. 1,07 dal 
pavimento. Una parte delle nicchie fu rialzata e riempita sino a una certa altezza 
in tre epoche diverse; l'ultimo muro, che ha quasi la forma di un pilastro, sporge 
m. 0,52. In quello della nicchia di fondo si vede un canale per acqua. 

Lo zoccolo delle pareti era rivestito di lastre di fior di persico. La parte supe- 
riore di quelle e le nicchie erano rivestite di stucco bianco con cornici, ovoli, foglie, 
figure a bassorilievo e mezzo rilievo. La volta, aneli e essa decorata a stucco, sembra 
che sia stata a cupola, forse con un cassettone nel centro. 

Il pavimento originario fu poi rialzato e fatto con lastre di marmo; egualmente 
fu rialzata la soglia, ed altri lavori furono compiuti. 

A sud di questo ninfeo, alla distanza di m. 0,65, fu scoperto un edificio qua- 
drato (m. 4,88 X 4.95) con muri in opera reticolata e stipiti e soglie in travertino. 
Nel centro è un rocchio di colonna di travertino (m. 0,70 X 0,70), posato sulla sabbia; 
e addossato a quello, egualmente sulla sabbia, un dado pure di travertino (m. 0,32 
X 0.80 X 0,81). Notevole è però la scoperta di quattro piccoli cippi terminali di tra- 
vertino (m. 0,77X0,24), uno a ciascun angolo interno, incassati nel muro: 

lOMS 

cioè: I(ovi) o{ptimo) m(aximo) s{acrum). Essi, avanzo della limitazione iniziale del- 
l'area, ci fauno assegnare questo tempietto a Giove ottimo massimo, senza però per- 
metterci di stabilire, se sia questo il tempio di Giove colpito dal fulmine nel 199 
av. Or. (Liv. 32, 1, 10). Il suo piano originario lo riporta all'età repubblicana: esso 
però è stato più tardi rialzato, in modo che anche i quattro cippi furono coperti. 

Ad ovest della così detta Piscina. — Uno scavo in questo lato ha dimostrato che 
le parti occidentali di questo edificio davano su una piazza o su un cortile, sul 
quale, dal lato meridionale, davano anche due grandi ambienti addossati alla Piscina. 
Questi hanno il vespaio fatto non con pilastrini, ma con piccoli muri longitudinali. 
Qui si raccolse: 

Marmo. Un frammento di lastra marmorea (m. 0,19 x u,145 X 0,025): 

d M 
. ..iSFECITi. . . 
...TALI ET E... 
... ET BVCI... 
V M • 



OSTIA 



184 — REGIONE I. 



Terracotta. Tre esemplari dell' antefissa coq Vittoria su capricorno, la quale 
porta un trofeo. Due tegoloui decorativi con parte di riccio e nascimento di palmette. 
Uno con palmette su listello ed altri. Mattoni con i bolli: 

a) □ ...^.EP^ C550N b) □ ...ER^MNI 

... FIG- MRCIN 

(cfr. sopra pag. 177). 

Via delle Pistrine. — Lo sterro, fatto qui per aprire un passaggio alla « De- 
cauville ", non può avere ora altro scopo, se non quello di portare via la terra accu- 
mulata negli scavi del 1870 in tre grandi mammelloni. 

Si raccolsero però varii oggetti di ferro, che evidentemente allora furono rifiu- 
tati, cioè bandelle e maniglie di porte e altri, e insieme alcuni mattoni con bolli, 
che tutti presentano tracce di fuoco, forse perchè provenienti dalla prossima cal- 
cara, cioè: C. I. L. XV. 268, 694 (5 es.), 831, 1348, 1538 e 

a) O ...ANDRI h) □ LVISELLI 

••• M {C. I. L. X, 8049, 109). 

lanafizi al lemjdo di Vulcano. — Qui si raccolse : Marmo. Scaglia con parte 
(ii ptittino a mezzo rilievo (m. 0,13). Frammenti di lastre di marmo iscritte: 
1. (111. 0.40X0,20 X0,11): 



... AV GV sto 
pontifici m A X I M O • T rih. pot ... 
... 1 1 • ? k tri patria e 
AVI 

2. (m. 0,18 X 0,24 X 0,05): 3. (m. 0,11 X 0,175) 

.. . MINO 



. STITV., 
. LEGVN 



NA 

RIMVS 



Via teda. — Questa via, lunga m. 83 e larga soli m. 3,50, ha nel lato occi- 
dentale il Piccolo Mercato e sull'orientale le taberne orientali della via del Tevere 
(dal tempio di Vulcano al fiume). Alla distanza di m. 5,15 l'uno dall'altro, sorgono 
dei pilastri, che nel lato est sono stati poi addossati alla costruzione, in quello ovest 
sono in parte originarli. Non saprei stabilire se, come è stato supposto, tutta la via 
sia stata coperta e illuminata con lucernai, ed i pilastri abbiano sostenuto piani su- 
periori, se semplicemente abbiano sostenuto degli archi, o se, come a me sembra 
più probabile, abbiano sostenuto dei ballatoi. 

B. Vaglieri. 



REGIONE 1. — 185 — CUMA 



CAMPANIA 

VI. CUMA — Bollo (lì strigile ; iscrizione latina. 

1. Tra gli acquisti fatti recentemente dalla Direzione del Museo Nazionale di 
Napoli per la raccolta epigrafica del Museo, è un manico di striglie di bronzo con 
bollo greco, proveniente da antichi scavi clandestini nella necropoli cumana ('). Il 
manico, lungo m. 0,08, è del consueto tipo delle strigili cumane raccolte negli scavi 
Stevens: è formato cioè, nella parte esterna, d'una lamina piatta che si ripiega, assot- 
tigliandosi di larghezza e di spessore, nella parte interna, per fissarsi sul dorso del 
cucchiaio, a foggia di un lungo anello ovoidale chiuso. Con il manico si è conservato 
il principio dell'attaccatura della parte concava, e forse anche un frammento della 
estremità del cucchiaio, I forti reagenti chimici ai quali la strigile fu, con insano 
trattamento, sottoposta dallo scopritore, hanno distrutto completamente la patina ed 
intaccato il metallo. Sul dorso esterno del manico, in un'impronta ovoidale legger- 
mente incavata, si legge distintamente l' iscrizione in caratteri sinistrogradi : 

Lo stampo dell'impressione è abbastanza nitido e meglio apparirebbe, se la patina 
non fosse stata così malamente distrutta. 

Il nuovo bollo della strigile cumana non è senza interesse per la conoscenza 
delle fabbriche e il commercio delle strigili in Italia, poiché essa è la quarta strigile 
ormai che appare con la stessa iscrizione ^Myévrjq. Eguale iscrizione, ma in caratteri 
destrogradi, è su d'una strigile del British Museum proveniente da Rodi (Walters, 
Calai, of Brons., n, 321) e su due prenestine, l'una della collezione Blacas a Parigi 
(mal letto in Annali dell' Istit., 1862, pag, 19; 1863, pag. 22, n, 8; cfr. Walters, loc. 
cit,) e l'altra dell'antica raccolta Barberini {Annali dell' Istit., 1863, pag, 23 n. 9) 
con l'w rimpicciolito come nella strigile cumana (/. Or., XIV, 2408, 10). Dall'iden- 
tità del nome e dalla diversità dei luoghi di rinvenimento, è facile di ricavare che le 
strigili con il nome ^mys'rrjg sono contrassegnate da una vera e propria marca di fab- 
brica, e che esse erano oggetti importati da una regione del mondo greco in Italia. 
E poiché e alla strigile cumana e alle altre con l'iscrizione ^coyt'vrjg non può attri- 
buirsi, per i caratteri epigrafici, una data anteriore al III secolo av. Cr, {^), se ne 
deduce che il commercio tra l'Italia e la Grecia non era, per alcune classi di oggetti, 
cessato nella matura età classica neanche in quei centri in cui era stato piìi attivo 
e più largo d'influenze nei secoli anteriori. 

(*) Acquisto Maglione: il nome dell'offerente costituisce già di per se una prova sufficiente 
della provenienza cumana dell'oggetto. 

f) La grafìa IcoyEueg (sic) sulla strigile della collezione Blacas e sull'altra di Preneste non 
si deve certamente, come fu supposto {Annali deWhtit., 1863, pag. 23), a grafìa arcaica, ma sol- 
tanto a uno dei soliti più frequenti errori delle iscrizioni impresse a stampo, seppure quelle due 
strigili sono state ben lette. La strigile della raccolta Barberini, trovasi ora, come mi avverte il 
dott. Giglioli, nel Museo di Villa Giulia a Roma, 

Notizie Scavi 1913 - Voi. X. 25 



COMA 



- 186 



REGIONE I. 



Occorre intanto notare che la striglie con il nome ^coys'vìjg è la seconda delle 
strigili inscritte rinvenute nella necropoli cumana. Nell'esposizione Morgan del 1909 
a Sonth-Kensington fu esibita una striglie cumana con l'iscrizione f/vQyun' (ved. Bul- 
let. épigr., 1909, pag. 344 nella Reoue d. élud. grecq., 1909). 

2. Presso la masseria di Eugenio Di Mercato, a nord-est delle rovine dell'Anfi- 
teatro cumauo, fu segnalata dal custode del Museo Nicola Testa, un' iscrizione fram- 
mentaria incisa sulla faccia anteriore di un grosso cippo sepolcrale profondamente 
interrato nel terreno. 11 cippo, tronco nella parte superiore, con base sagomata e 
scorniciatura dello specchio epigrafico, misura m. 0,91 di altezza per m. 0,93 di lar- 
ghezza, e m. 0,72 di spessore al piano della base. 

Ecco il testo da me collazionato: 



. ^5? (?) y\ T I C Vb" 
pìy^^KEY ■ COH-f 
Lig {Ast?ytW<^Ni-?K- QVAESTCVR- 
PEC • PVB • CVMIS 

F 1 L I A E 



Il supplemento del nome della coorte ausiliaria, di cui il personaggio ricordato 
nell'iscrizione con il cognome Asi?']aticus avrebbe tenuto il comando in qualità di 
prefetto, sembra non debba essere stato altro che Lig']urum o Ast]urum; a sinistra 
infatti della 3** linea frammentaria non possono esser cadute più di tre lettere. Dato 
il supplemento Lig^irum, la scelta tra le due coorti prime dei Liguri — di cui l'una 
aveva stanza nelle Alpes Maritimne^ e l'altra, a quel che sembra, nelle provincie 
orientali — non può essere nel nostro caso dubbia. Si tratterebbe della prima delle 
due, risultando l'altra comandata da un trihiuius e non da un \)raefeclm ('). Le due 
coorti dello stesso nome erano adunque ben distinte tra loro, avendo ciascuna di esse 
comandi ed effettivi diversi. Ammettendo l'altro non meno probabile supplemento 
AsQurum, la scelta fra le due cohorles primae Asturiim non potrebbe essere altret- 
tanto decisiva: il materiale epigrafico dell'una e dell'altra coorte si è rinvenuto, sino 
ad ora, esclusivamente in Germania, Britannia e nel Norico, sedi di quelle coorti (*). 

Di grande interesse è la menzione delle cariche pubbliche coperte a Cuma dal 
personaggio onorato nell'iscrizione: accanto ad una nuova conferma dell'esistenza dei 
praeiores (cfr. C. L L. X, 3685, 3698), abbiamo la testimonianza delle magistrature 
municipali del quaeslor e del cur{ator) pec{uiiiae) publ{icae) Cumis, esercitate dalla 
stessa persona, come, unico altro esempio, a Venosa {C. L L. IX, 441). Anche Cuma 
va adunque annoverata tra i pochi municipi e colonie nelle quali appare a un dato 
tempo il doppio ufficio di quaestor e curator pec. pubi. : se questi non fosse che un 

(") Cfr. Cichorius, in Paiily-Wissowa, a. v. Gohors, IV, 1, col. 307 sg. 
C) Cfr. Cichorius, loc. cit, col. 245 sg. 



REGIONE I. — 187 — NEA POLIS 

semplice sostituto straordinario e temporaneo del quaestor, od avesse invece nell'am- 
ministrazione dell'erario municipale funzioni stabilmente diverse da quelle del quae- 
stor, è cosa ancor incerta e discussa, né tale da potersi risolvere con lo scarsissimo 
materiale epigrafico cumano ('). 

A. Maiuri. 



YII. NAPOLI — Rinvenimento di una statua della Fortuna. 

Durante i lavori di fognatura che venivano eseguiti, lo scorso febbraio, nel cor- 
tile della casa di Vico Pallonetto a s. Chiara segnata con il n. 15, tornò alla luce, 
a due metri appena dal piano del cortile, una statua acefala, con le braccia, i piedi 
e il plinto fratturati (alt. m. 1,65). Di fattura assai mediocre, ma di discreta com- 
posizione d'insieme, la statua raffigura, secondo il noto schema della grande e 
piccola statuaria dell'età imperiale, la dea Fortuna. Al simbolo della cornucopia, 
sorretta dal braccio sinistro, corrispondeva dal lato destro il rudis, della cui esistenza 
fanno assai chiara testimonianza e l'inclinazione del braccio destro che scendeva 
lungo il fianco ad appoggiarvisi come su di un sostegno, e l'esistenza della sporgenza 
che si osserva all'altezza della coscia, e le tracce di un'altra simile sporgenza ora 
fratturata a mezzo il ginocchio all'estremo orlo dello himation. Ambedue gli sporti 
servivano naturalmente di appoggio al timone, come, ad esempio, nell'altra statua 
della Fortuna, rinvenuta sul colle Quirinale a Roma (5w//.«rcA,^om.,1, 1872, pag. 201). 
La testa, non innestata ad incavo nel busto, ma ricavata dal marmo istesso della 
statua, non doveva essere, come in molte altre statue della Fortuna, dello stesso stile e 
della stessa epoca, ammantata, ma forse soltanto decorata d'una semplice stephane. 

La scoperta di questa statua della Fortuna nell'area della città antica, ci ri- 
chiama naturalmente alle testimonianze epigrafiche che abbiamo sul culto di questa 
divinità a Napoli : alla base con iscrizione bilingue di M. Mario Epitteto scoperta 
presso s. A niello a Caponapoli, e alla dedica di P. Vestono Zeloto di un signv.m 
pantheum in un tempio o sacello della dea, iscrizione rinvenuta, secondo una testi- 
monianza del Falco, a Posilipo (^). Se la statua recentemente scoperta fosse essa stessa 
oggetto di culto od avesse piuttosto servito di decorazione ad edifici pubblici o privati 
dell'età imperiale, non è possibile dire. Quel che occorre tener presente è che il luogo 
del rinvenimento trovasi poco discosto dai ruderi del noto tempietto circolare nascosto 
dalle costruzioni del palazzo Casacalenda all'angolo del Largo s. Domenico con la via 
di Mezzocannone. Il tempietto è stato attribuito al dio Eumelo ed alla fratria degli 
Eumelidi (^). Ma non è escluso che esso contenesse altre statue di divinità dedicate 
da privati o membri della fratria, e clie, tra queste, potesse esserci anche un simulacro 
della Fortuna. 

A. Maidri. 

(') Sui curatores pecuniae publicae municipali, ved. De Fuggiero, Dizion. epif/r., a. v. II, 
pag. 1338 sg. ; e Korneniann in Pauly-Wissowa, IV, 2, col. 1138 sg. 

(') I.Gr., XIV, 120; cfr. Capasso, Napoli c/reco-romana, pag. 92 e pag. 196 noia 270. 
{"} Capasso, op. cit., pag. 94 segg. [De Petra]. 



POMPEI 



188 — 



REGIONE I. 



Vili. POMPEI — Continuazione dello scavo stilla via dell' Abbondanza 
durante il mese di maggio 1913. 



I Zona — Scavo della Via. 

Col lavoro compiuto durante il mese si è raggiunto, e restituito alla luce, il 
selciato della via nel tratto compreso tra i vani d'ingresso 4-6, reg. IX, ins. XIII, 
e 4-6 dell'isola opposta, IX della reg. I (tig. 1). 




Keg. I, ins. IX. 



indi 



FlG. 1. 



Con le due isole contermini che già si sono toccate, dopo i vicoli vòlti a nord 
e a sud, secondo la deliberazione pre^a dal sig. direttore, prof. Spinazzola, i monu- 
menti che vanno a scoprirsi sulla via cominciano ad annoverarsi nelle due nuove 
regioni, II a sud e III a nord della via. 

Sopra il vano che prende il n. 1 della reg. II, ins. I, si son trovate in primo luogo 
— e se ne è presa col gesso l'impronta — le parti sporgenti di due grosse travi di legno 
contigue, sorreggenti una volta la tettoia: le due impronte, tìsse al posto del legno an- 
iico, sporgono in fuori per m. 0,85 e sono grosse ra. 0,10 X 0,49. In secondo luogo, e 
previa sostituzione di guide di ferro al posto dell'antico architrave, si è provveduto 
all'assicurazione della parte alla della facciata, nella quale si è rinvenuta una nicchietta 
profonda m. 0,81, larga iii. 0,,55, alta m. 0,72, aperta nella parete fra l'architrave e la 
tettoia. La nicchietta, sormontata da un frontoncino alto m. 0,50, a fondo nero, è 
rusticamente decorata di due listelli, nero l'uno e giallo l'altro, che ne seguono i con- 
torni (nessun oggetto si è trovato nella nicchia). Con questi monumenti, sulla parete 
esterna, sempre sullo stesso vano n. 1, reg. Il, ins. I, si è scoperta all'interno, in 



REGIONE I. — 189 — POMPEI 



piano superiore, una serie di quattro vasche da acqua a pareti e fondi rivestiti d' in- 
tonaco levigato di coccio pesto, larghe, quale più, quale meno, in. 1,25X1,80, al- 
lineate lungo la parete della facciata e, per ora, di destinazione sconosciuta. 



IT Zona — Reg. I, iiis. VI. 

I monumenti clie vanno qui ora ritornando in luce sono situati a sud della ful- 
loaica n. 7 di cui si son date alcune notizie nel rai>porto del mese scorso. Il primo 
ambiente incontrato è un breve viridario le cui pareti nord ed est offrono grandi rap- 
presentazioni, di cacce fra belve 1' una, di paesaggi l'altra. Siccome la parete ovest 
è ancora sotterra, una descrizione dei nuovi monumenti di questa zona di scavo potrà 
farsi nei mesi prossimi, quando saranno anche scavati i vari ambienti che si allineano 
sul lato meridionale dell'indicato viridario, e che per ora sono liberati nella sola loro 
parte alta. 

Intanto, i trovamenti fatti e le iscrizioni scoperte durante il mese, sono i 
seguenti : 

(5 maggio). Nel bel mezzo dell'ambiente rustico, posto sul lato orientale del 
viridario alle spalle della fullonica n. 7 (reg. I, ins. VI), si è raccolta una grossa 
stufa di bronzo, cilindrica, alta m. 0,29 e larga altrettanto: essa poggia su tre pie- 
ducci conformati a pomi, è decorata di sole strie rettilinee incise presso gli orli su- 
periore ed inferiore, ed è finalmente munita di due anse impostate all'esterno della 
parete in due punti diametralmente opposti. Con la descritta stufa si sono anche 
trovati parecchi avanzi del legno di un mobile, al quale appartennero due esili ma- 
niglie a ponte e quattro borchiette, di bronzo, circolari, il cui foro centrale è riem- 
pito di piombo; e i piccoli resti di bronzo che appartenevano ad un cassettino di legno. 

(7 id.). Reg. I, ins. IX. Nelle terre alte, all'angolo nord-est dell'isola, un medio 
bronzo di Galba (Cohen, n, 159). 

Reg. I, ins. VI. Nel piccolo ambiente comunicante con quello che conteneva la 
stufa descritta, una pinzetta di bronzo a punte convergenti, lunga m. 0,10. 

(10 id.). Reg. II, ins. I. Allo svolto del vicolo che va verso sud, e nel primo 
tratto più vicino alla via, si è oggi scoperto un dipinto sacro disteso sopra l'alto 
zoccolo del vicolo stesso al disopra di un'ara in muratura, della quale si è per ora 
attinto il solo piano superiore. Il dipinto, che sta a sostituire una consimile rappre- 
sentanza più antica, della quale resta la sola metà superiore evanescente, esibisce 
trascuratamente eseguita, e con l' impiego di pochi colori, una coppia di Lari opposti 
nell'ovvio atteggiamento di stringere con 1' una mano la situla e con l'altra il corno 
potorio, mentre il vino si versa da questo nella secchia: un'ara imbandita nel mezzo; 
un festone di foglie e fiori appeso in alto. Non differente era lo schema dell'antece- 
dente dipinto, come dagli avanzi superstiti. Sul piano superiore dell'altare in fabbrica, 
cosi come negli altri altari compitali già incontrati su questa via, avanza una quan- 
tità considerevole di cenere e di carboni ad attestare gli ultimi sacrifici fattivi; ma, 
quel che è nuovo questa volta, anche delle ossicino residuo di un mezzo pollo. 



POMPEI 



— 100 — REGIONE I. 

A sin. della descritta rappresentanza sacra, leggesi tracciata con pietra rossa ed 
in grosse lettere l' iscrizione: 

1. LARIISSANCTOS 

ROGO T[e] VT 

ed il programma, molto evanescente: 

2. CEIVM/c) 



(15 maggio). Reg. I. ins. VI. Presso la bocca della cisteina. nel viridario già indi- 
cato, si è oggi trovato un ago crinale di bronzo, lungo m. 0,09, la cui estremità 
superiore termina in groviglio prodotto col torcere su sé stessa la punta della ver- 
ghetta. 

Reg. I, ins. IX, n. 5. Si è qui, nel terzo medio del vano d' ingresso, scoperta 
nel terreno l' impronta lasciata dalla porta bivalve della casa, chiusa e, per di più, 
assicurata dall'interno mercè il rinforzo della barra orizzontale inserita per i capi 
nelle apposite grappe di ferro articolate che permangono ai loro posti originari. Del- 
l' interes;sante impronta si è subito ricavato col gesso il calco. Fra l'impronta e la 
soglia, una fibbia di bronzo ad arco, mancante dell'ardiglione: due chiodi, pure di 
bronzo; e infine un piccolo scheletrino di animale indeterminato. 

(16 id,). Reg. I, ins. IX, n. 6. Anche questa larga apertura, che costituiva il vano 
d' ingresso di una bottega, era chiusa al momento della catastrofe come prova l'im- 
pronta superstite, stampatasi sulle terre, della parte inferiore del battente apritelo 
all'estremità destra della soglia. A tergo di questa impronta, troppo breve per ca- 
varne un calco di considerevole pregio, permangono tre anfore ritte in piedi. 

Sopra lo stipite a sin. del vano n. 4, reg. I, ins. IX, disposte in quattro righi 
sovrapposti, leggonsi delle lettere costituenti un programma a favore del candidato 
P. Cerrinio (?): cfr. C. I. L. IV, 3745: 

3. r • c — D V B — oy I N — CL 

Sopra il pilastro fra i vani nu. 4 e 5, in alto, sul rustico intonaco (colore nero): 

4. M E P [i d i ti m] 

SABlNVMii V 

D R PCT 

Segue più giù, pure nero. Taltro programma: 

5. C • G A V I V M • R V F V M • D C'' 

e finalmente un altro progr. nero, che traspare sotto il precedente: 

6. SIRICVM QViNQ_ 



REGIONE I. — 191 — POMPEI 

sul quale fu posteriormente disteso quesfultirao, rosso: 

7. CASELLIVMAED 

Sul pilastro tra i vani nn. 5 e 6 dell' istessa isola in breve spazio (di m. 0,00^) 
sono questi due programmi rossi: 

8. POLYBIVM 

(manca la metà destra per caduta dell'intonaco); e 

9. L • A • C • /e) 

T I e, I L L I N V S 
C E L E R AFR 

cioè: L. A{lbueium) C{elsum) Aed{ilem) TigiUinus Celer Afr{ieanus?) (rogai). 

A sin. del successivo vano n. 6 un solo programma fu tracciato: non ne resta però 
di che l'estremità destra: 

10. WMM/MMMM>.Ì^ aedop i-d 

(18 maggio). Reg. II, ins. I, n. 1. Presso l'architrave si è rinvenuto una ciotolina 
di terracotta a tronco di cono slargato all'orlo, di m. 0,07 di diametro. 

Reg. IX, ins. XIII, n. 4. Nel sistemare le terre sull' ingresso di questa bottega, 
mentre si è palesata per pochi avanzi l'impronta della porta chiusa, si è raccolto un 
gruppo di utensili di ferro da connettere con l' industria che esercitavasi nella bottega 
stessa. Essi sono: un martello, sette scalpelli di grandezza varia, quattro cuspidi per 
bastoni, quattro punteruoli por traforare il ferro, due spine per la forgiatura di chiodi 
ad occhio, un largo coltello a ventaglio per raschiare il legno o tagliare cuoio; ed 
inoltre, in un pacchetto di altri arnesi stretti insieme dall'ossido di ferro, un com- 
passo di bronzo. Del successivo vano n. 5 e dei trovamenti fattivi si parlò il mese 
scorso. Nel vano della bottega n. G, e piìi propriamente sulla soglia, non si è rac- 
colto altro che, qualche insignificante chiodo appartenuto alle tavole di chiusura 
del vano che anche qui, al momento della catastrofe, era chiuso. Solo in corrispon- 
denza del battente apritelo, alla estremità sin. del vano, è l' impronta, di pochi cen- 
timetri di altezza, di uno spigolo di legno leggermente aperto in dentro. 

(27 id.). Reg. IX, ins. XIII, n. 4. A sin. del vano, sullo zoccolo rosso si sono 
scoperte tre piccole iscrizioni graffite in lettere capillari: 

11. SVCCIISSVS 
più a destra: 

12. CAOAAA ?? 

più giù, a m. 1 dal piano del marciapiede, un alfabeto dalle lettere prime ed ultime 
alternate, come di solito: 

13. AXBVCTDISIIIL 



POMPEI 



— " 192 — REGIONE I. 



(28 maggio). Reg. H, ias. I, n. 1. A destra del vano, sull'alto zoccolo uero 
della facciata permangono tracce di diversi programmi sovrapposti: non è possibile 
che solo la parziale lettura del più superficiale: 

14, LICINI V[m] 

A complemento delle notizie concernenti il cospicuo lermopolio n. 2, reg. IX, 
ins. XI. pubblicato nel fascicolo 3° dell'anno 1912, aggiungo le iscrizioni che seguono, 
da me ora lette sopra altrettante anfore ivi stesso rinvenute (la 1* e la 2* sono 
tracciate con pennello in colore nero, la 8* è tracciata col carbone) : 

15. MINOYKlUUN 16. M I N O Y K I UJ N 17. N€OK,y 



Delle due iscrizioni lette sulla quarta anfora, la prima delle quali ci tramanda 
le iniziali di un nome in lettere latine, e la seconda una parola greca di difficile 
interpretazione : 

18. C€-V 

BA 

Sulla 5* anfora, in colore rosso, si legge: H T ed in colore nero solo l'inizio 
di un' iscrizione : C A 

Sull'iiltima leggonsi tre iscrizioni distinte: 

19 a) MM ^*) SiB ^) ecce 

ecce 

Atitinihercvlan; 

M. Della Corte. 



ALPES COTTIAK — '"193 — VIRLE-PIEMONTE 



Anno 1913 — Fascicolo 6. 



ALPES COTTIAE. 

I. VIRLE-PIEMONTE — Scoperta dì una tomba romana nel comune 

di y irle- Piemonte, 

In seguito a regolare denunzia del rinvenimento di una tomba antica nel terri- 
torio del comune di Virle-Piemonte (circondario di Pinerolo), per ordine del signor 
Soprintendente mi recai sul luogo. 

La tomba era stata scoperta da pochi giorni in un campo situato presso la 
cascina Miglia, ai confini del comune di Virle con quello di Osasio e di proprietà 
del signor Cesare Ricca-Barberis di Osasio. 

Quando vi giunsi, la tomba era già stata distrutta, e pochi avanzi erano stati 
raccolti nella casa comunale di Osasio ed in casa dello scopritore stesso. La fossa 
era già stata ricoperta. 

Trattasi di una tomba di età romana ad inumazione, trovata a circa 1 metro 
di profondità dal piano di campagna, di forma rettangolare, diretta da oriente ad 
occidente, con un doppio fondo di embrici e di tavelloni, coi quattro lati, a quanto 
mi fu riferito, pure formati con tavelloni sovrapposti senza cemento, e coperta da 
una grande lastra di pietra scistosa, che io potei vedere, ben lavorata e tondeggiante 
nella parte superiore, lunga m. 2,30, larga m. 0,60, e che evidentemente corrispon- 
deva alle dimensioni della tomba stessa. 

Molti dei tavelloni furono spezzati e dispersi ; alcuni, raccolti interi, vidi essere 
di ottima fabbricazione, spessi m. 0,07 variamente lunghi e larghi (m. 0,57/0,41 
e m. 0,41/0,29). 

Tutti hanno un incavo per essere sollevati con facilità con solchi per le singole 
dita della mano. 

Come marca di fabbrica alcuni hanno due leggeri solchi a forma di mezzo 
elisse, accostati e concentrici ed occupanti larga superficie; altri una leggera impronta 
a forma di ramoscello. 

Notizm Scati 1913 — Voi. X. 26 



PRATO SESIA - 194 — REGIONE XI. 



Accanto al fianco sinistro dello scheletro, a media altezza, era un vasetto di ter- 
racotta rossa, di cui solo il fondo si salvò dalla distruzione operata dai contadini; 
e presso ai piedi era un recipiente di vetro a forma, a quanto mi fu detto, di bot- 
ti^^lia di cui però non era stato conservato nemmeno un frammento. Al fianco destro, 
presso le gambe, trovavansi riuniti vari altri oggetti di bronzo: un anellino saldato 
ai due capi, del diametro di m. 0,015; due frammenti di un punteruolo; una chiave 
lunga m. 0.055 ed alcune laminette spezzate, frammenti probabilmente di una 

serratura. 

Fui inoltre informato sul luogo che, ad una quindicina di metri distante da 
questa tomba, al confine del campo stesso con quello del signor Lodovico Valinotti, 
qualche anno fa ne sarebbe stata ritrovata una simile. 

Sarebbe quindi opportuno, dopo che abbia avuto luogo il raccolto del grano, 
ora appena seminato, di fare dei saggi per verificare se vi esistano altre tombe. 

P. Barocelli. 



Regione XI (TRANSPADANA). 

II. PRATO SESIA — Tomba di età romana. 

Per incarico di questa Soprintendenza mi recai a Prato Sesia. Si trattava di 
due tombe romane, già disfatte quando io giunsi sul luogo, ed i cui materiali erano 
stati raccolti accuratamente nella casa comunale di Prato. 

Trovavansi esse a pochissima profondità, in terreno alluvionale, lontane circa 
10 metri dal fianco sud-est della cappella abbandonata di S. Grato a circa un chi- 
lometro a monte della stazione ferroviaria di Prato, non lungi da una casa can- 
toniera. 

Una di queste tombe, la meglio conservata e la più ricca di materiale, fu messa 
in luce in seguito allatfondàmento di un carro eccessivamente carico. 

Era di forma rettangolare, quasi quadrata, di grandi tavelloni alti m. 0,45, 
larghi m. 0,30 e spessi 7 cm., due per ogni lato. Uno strato di embrici, che io vidi 
tutti frammentati formava il fondo e la copertura. 

Erano in essa contenuti parecchi vasi di terracotta: 1°) un'olla cineraria alta 
m. 0,30, con pochi avanzi di ossa; 2°) altra olla, alta m. 0,25, coperta da una scodella 
di terracotta dagli orli dentellati e contenente cinque balsamari di vetro e tre monete 
di bronzo. Una di queste, conservata nella casa comunale di Prato, riconobbi essere 
di Augusto; per le altre due, che erano venute abusivamente in possesso altrui, 
disposi affinchè fossero date in esame al R. Museo di Torino. Notevole, in ambedue 
le olle, una fascia di lince ondulate e parallele, corrente tutt' intorno alla parte su- 
periore più ampia del ventre; 8") una lucernetta fittile, monolicne; 4**) un vaso a 
forma di olpe, di terracotta, dal collo stretto, alto m. 0,27. 



REGIONE X. — 195 — VERONA 

La seconda tomba, distante circa 3 metri dalla prima, scoperta pure casualmente 
in seguito a trasporti di terra, constava di una cassa di tavelloni identici a quelli 
della prima t«Mnba, uno per lato, e racchiudeva: un'olla cineraria già rotta, con avanzi 
di ossa: una bottiglietta di vetro azzurro-scuro e piccoli frammenti di una coppa 
di terra cenerognola a pareti sottilissime, decorata a stampo. 

Mi fu assicurato che spesso in quel luogo ritroviinsi frammenti dispersi di vasi 
di terracotta, di mattoni e di vetri ; e pare che a circa 500 metri a valle da quella 
località, parecchi anni fa, durante i lavori per la ferrovia, siano venute alla luce 
altre tombe simili. 

P. Barocelli. 



Regione X (VENETI A), 

IH. VERONA — Cippo funerario romano. 

Gli otto frammenti di marmo bianco veronese, che si rinvennero negli scavi dei 
lavori eseguiti durante questi ultimi mesi presso la ex-chiesa dei santi Quirico e 
Giulitta, vennero puliti ed avvicinati fra loro per cercare di ricomporli insieme. 

Essi facevano parte di un cippo funerario romano in forma di edicola, come 
si vede nella figura che qui se ne aggiunge. 

I frammenti erano stati usati nelle antiche murature in fondazione della chiesa 
e dei fabbricati adiacenti. 

Lo spessore della lastra marmorea, dalla quale venne tratto il cippo, è di m. 0,21. 
Sulla fascia rovescia di questa lastra si presenta tutto all' intorno un lambello largo 
circa m. 0,20, rilevato sul piano interno di cm. 2, che probabilmente serviva da 
piano di contatto per altre lastre marmoree. 

In tale ipotesi, l'edicola avrebbe avuto la forma di uu loculo parallelepipedo 
rettangolo, internamente largo m. 0,70 e lungo circa m. 2,10. 

L'edicola ha la forma di una porta chiusa, contornata di cornice a sagoma di 
architrave, limitata ai due lati da pilastrini scanalati, con capitello corinzio a foglia 
di vite di edera. 

La parte inferiore della porta è adorna di un cancello scolpito a piccole maglie 
rettangolari; in alto recava forse una scritta, della quale pare rimangono tracce 
presso il fianco a destra di chi guarda. 

Nel fregio tra i capitelli è contenuta la scritta: 

CR-VFlNlO 

La forma delle lettere C ed O e della I, che supera le altre, manifesta i caratteri 
della prima metà del secolo I. 

Al disopra del fregio, tra due figurine di angolo nella posizione di genietti 
funebri, gi vedono gli avanzi di due busti a rilievo, posti di faccia, molto accostati 
fra loro, che con la destra raccolgono il manto scendente in larghe pieghe. 



VERONA 



— 196 — 



REGIONE X. 



Fu anche rinvenuta una parte dell'attico di finimento, costituito, come al solito, 
da un timpano triangolare, racchiudente volute di foglie e di fiori e adorno, nei 
vani superiori, dai due delfini. 




La scultura, che deve attribuirsi al migliore periodo romano, apparisce però, da 
quello che ci rimane, alquanto rozza. 

A. DA Lisca. 



REGIONE Vili. 



197 



BOLOGNA 



Regione YIII (CISPADANA). 

IV. BOLOGNxi — Ruderi di grandioso edifino di età romana sco- 
perti nell'area del seminario e antefisse etrusco-campane. 

Per effetto dei lavori di scavo eseguiti recentemente a Bologna, in via Indipen- 
denza, nel sottosuolo del palazzo del seminario ora ridotto a Grand Hotel, avvennero 
alcune scoperte che portarono un nuovo contributo alla conoscenza topogratìca della 
città, quale era nell'epoca romana. 

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PALAZZO FAVA 



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VIA INOlPtNDENZA 

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Il piano romano fu trovato a m. 2,50 dal piano stradale attuale, ed esso si 
manifestò anzitutto per un tratto di lista in arenaria che correva sotto il portico 
del seminario, e che sui varii lastroni ond' era composto recava incavato un cana- 
letto per lo scolo dell'acqua piovana da sud a nord (ved. tìg. 1, A-B). 

11 tratto conservato aveva una lunghezza di m. 37,50 e mostrava sull'estremità 
meridionale un'aggiunta di risarcimento in cotto della lunghezza di m. 0,50. 

Il lastrone più a settentrione recava nel canaletto le tracce di una risvolta 
verso ovest, e in corrispondenza a ciò fu notato che anche in questa direzione si 
conservavano alcuni lastroni pertinenti a un braccio simile di canaletto (B-C); il 
quale mostrava una pendenza verso est e veramente verso quello stesso punto verso 
il quale pendeva il canaletto sud-nord. E si potè constatare che nel punto di con- 
vergenza dei due canaletti era stato praticato un pozzetto quadrato (m. 0,30 X 0,30), 
per lo sfogo delle acque. 

Sul fianco occidentale del canaletto sud-nord non si trovò conservato in posto 
verun pezzo di pavimentazione o rudere di costruzione; qualche traccia di ruderi 
(per quel poco che poterono lasciar riconoscere i rimaneggiamenti avvenuti in pas- 
sato, le sovrincombenti moderne fondazioni, nonché la ristrettezza del campo lasciato 



BOLOGNA 



— 198 — REGIONE Vili. 



all'osservazione per la necessità dei lavori) fu osservata in qualche punto, lungo la 
lista dei lastroni sul fianco orientale. 

Il canaletto ovest-est, scoperto per brevissimo tratto e con tracce di forti ma- 
nomissioni, è conservato intatto per m. 5,25 su m. 9 di estensione, con due inter- 
ruzioni. 

Per m. 5,50 in direzione verso nord, a partire dal lastrone d' angolo, non si 
trovò veruna traccia antica. 

Al di là di questo intervallo fu scoperta una grande massicciata di calce- 
struzzo {D), che tagliava normalmente il sottosuolo del porticato moderno ed aveva 
lo spessore di m. 7, e di là da essa si trovò una strada ben commessa a selcioui 
di trachite. in direzione est-ovest {E-F). 

La strada si presentava, nella carreggiata, della larghezza di m. 3,75 e mostrava 
sul lato di settentrione un gradino formato a listello, residuo della crepidine; ma 
doveva originariamente essere piii larga di carreggiata e avere le crepidini sui due 
lati. Questo dico per aver osservato che la massicciata — della quale, per la limi- 
tatezza del tratto sottoposto all'osservazione, non si potè determinare la destinazione — 
copriva in parte, come si potè riconoscere quando fu demolita, alcuni dei selcioni 
della strada, e per il confronto col pl'olungamento della strada stessa che fu osservato 
nel 1861 dal Gozzadini sotto il palazzo Fava, già Ghiselardi, ove essa misurava 
nella parte carreggiabile non m. 3,75 ma 4,75, e mostrava un marciapiede su ambo 
i lati (1). 

Anche il canaletto, da me indicato sopra, coi suoi due bracci che si incontrano 
ortogonalmente, trova riscontro in una « gran doccia ben connessa » formata di lastroni 
di e marmo " (leggi : arenaria) che l' abate G. B. Melloni (^) ricorda essere stata 
scoperta nel 1773 nel contiguo palazzo Fava (via Manzoni, n. 2) (^). Anzi detta 
lista con canaletto era, giusta la descrizione del Melloni, fiancheggiata da altre 
" lastre di marmo ", così che il Melloni stesso non esitò a giudicarla una strada. 
Né a tal giudizio si oppose il Gozzadini. 

Ma a giudicarla come testimonio di una strada si oppone la considerazione della 
troppo breve distanza che nel prolungamento scoperto ora sotto il seminario vediamo 
iitercorrere dall'asse della lista con canaletto ali" asse di una vera strada, quella 

(') Vedi (rozzadirii, Studi archeologici-topografici sulla città di Bologna, in Atti e Memorie 
della li. Deputazione, di storia patria per le provincie di Romagna, anno VII, pAg. 35. 

C) Atti e Memorie degli uomitii illustri in santità, otc, ci. Il, voi. II, pas:. 26. 

(') Tre sono i palazzi Fava in via Manzoni: l'uno al ii. 2, un altro, già Ghiselardi, al n. 4, 
il terzo al n. 0. Il Gozzadini anzi attribuisce al Melloni alcune parole, secondo le quali nel 1781 
sarebbe stata trovato anche nelFarea del palazzo Fava- Ghiselardi il proseguimento « dello stesso 
marmoreo acquidoccio n. R fa a pie di |)agina una nota bibliografica richiamando un passo che 
non contien'i ed anzi non poteva contenere l'indicazione di tale scojìerta, perchè, come appare dal 
testo dei Melloni, il ìuol,'o ricliiamato nella nota del Gozzadini fu scritto nel 1774, e cioè alcuni 
anni prima della scoperta del 1781. Ad onta di accurate ricerche, nelle quali fui aiutato dal dottor 
Lino Sighinoin, hihliotrcario Uiigiunto della Comunale di Bologna, noto studioso di cose storiche 
della citta e imleli'sso compulsatore delle antiche cronache, non mi fu )iossibile di trovare il passo 
dal quale il Gozzadini trasse la notizia della scoperta del 1781. 



REGIONE Vili. — 199 — BOLOGN'A 



pavimentata secondo il consueto modo a selcioni di trachite messa in luce subito al 
di là della massicciata di calcestruzzo. 

Dimodoché io sarei di avviso che detto canaletto, fiancheggiato da lastroni facesse 
parte di un lastricato onde sarebbe stata pavimentata un' area scoperta nell' interno 
di un grandioso edifizio. 

Che sotto al cortile del contiguo palazzo Fava avesse dovuto nell'antichità sten- 
dersi parte di un grandioso edifizio, era già stato intraveduto dal Melloni, il quale, 
riferendo, nel passo citato, degli scavi del 1778 nel cortile di detto palazzo, notò 
che in quello stesso scavo, accanto alla « strada » (leggi : il listone con doccia fian- 
cheggiata da lastroni) «^ si sono incontrate mine di magnifico edifizio ". 

E tale congettura del Melloni venne ora confermata per l' accertamento di no- 
tevoli ruderi esistenti nella parte interna del palazzo del seminario, la maggior parte 
dei quali venne messa in luce per effetto dei recenti lavori nell'area del gran cortile, 
mentre un grandioso muro nella parte postica del palazzo veniva riconosciuto per 
le visite ai sotterranei che si facevano nell'occasione dei lavori stessi (G-H). 

Furono così riconosciuti due muri (costrutti di mattoni interi nella parte supe- 
riore e di mattoni frammentari misti a ciottoli nella parte inferiore), larghi m. 1, 
con direzione sud-nord, paralleli, distanti l' uno dall'altro m. 10, i quali, perseguiti 
con lo scavo per tutta l'area del palazzo, mostravano di continuare al di là dei limiti 
del palazzo stesso e presentavano quello ad ovest {G-H) m. 31 e quello ad est {I-L) 
m. 35 di lunghezza; oltracciò, appoggiati a questo secondo muro sulla faccia orien- 
tale, quattro mezzi-pilastri (m. 1 X 0,90), cui corrispondevano quattro pilastri (m. 1 
X 1,10), situati sopra una terza linea parallela, più ad est, a m. 4 di distanza dai 
mezzi-pilastri del muro orientale. 

Come documento del listone con canaletto furono trasportati al Museo cinque 
lastroni, e cioè quello d'angolo ed altri quattro pezzi (lunghi e larghi rispettivamente 
il 1° m. 1,65 e m. 1,25, il 2» m. 2 e 1,20, il 3° m. 1,20 e 1,20. il 4° m. 1,40 
e 1,20, il 5° m. 0,95 e 0,75); i quali furono collocati nel 2° cortile del Museo 
in un ordine che corrisponde alla loro antica giacitura e destinazione. 



Nello stesso scavo si rinvennero altresì, gettati a mucchio come materiale di 
scarico in un angolo del gran cortile, varii frammenti di parecchie antefisse in ter- 
racotta dipinta, esibenti una figura femminile alata (') tra due fiere di sesso femmi- 
nile che si aggrappano al di lei corpo, e cioè la figura della cosiddetta Artemis 
persica. 

Sebbene della figura della dea si abbiano pezzi appartenenti a sette esemplari 
e delle figure belluine otto frammenti (quattro della fiera a destra e quattro del- 
l'altra), nessun esemplare può essere ricostruito interamente e nessuna testa è con- 
servata. 

(M Delle ali si conservano scarse traccio, clic- soltanto sopra un frammento ho potuto notare 
due linee parallele leg<rerniente arcuate (gli ordini d.'!!'- penne) situate fra la spalla sinistra della 
dea e il collo deiranimale di destra. 



BOLOGNA 



200 — 



REGIONE Vili. 



Riproduco qui, nella fìg. 2, l'esemplare meno frammentario dell'antefissa, avver- 
tendo che nell'esemplare meglio conservato della figura della dea il torso è alto 
cm. 35 ; e aggiungo le figg. 3 e 4 perchè si possano meglio riconoscere i particolari 
dei quali dovrò più sotto occuparmi. 

1 colori, nella figura della dea, come si desume dall'esame dei varii pezzi nei 
quali la pittura è disformemente conservata, erano il rosso pel chitone ed il suo 




FiG. 2. 



/colpos, il celeste per 1' apoptyr/ma. il giallo per la cintura. Delle figure belluine tutti 
gli esemplari hanno perduto interamente la coloritura, salvo una delle fiere di destra 
che, dipinta in giallo e in rosso rispettivamente nelle parti superiore e inferiore del 
corpo, mostra chiazze brune sul dorso, così da potersi caratterizzare per una pantera. 
La presenza di questa pantera fa sovvenire della rappresentazione, sulla cassa 
di Cipselo, dell'Artemis alata che tì) f.ièv Ss^ià xaré^ti naQÓahv^ t?) óè étéq^ rwv 
xnnSìv XòovTcc (Pausania, 5, 19, 5); ma, poiché le fiero di sinistra hanno la stessa 
modellatura di quelle di destra e in esse è scomparsa ogni traccia di pittura, non 



REGIONE Vili. 



— 201 — 



BOLOGNA 



sarebbe giustificato il supporre che nella fiera di sinistra fosse raffigurata una fiera 
diversa da quella di destra, tanto più essendo notorio come l'Artemia si trovi aggrup- 
pata anche con due animali della stessa specie. 

Il tipo della divinità muliebre che afferra due fiere simmetriche è frequentis- 
simo nelle terrecotte decorative e, pur trovandosi qualche esempio di applicazione 
per decorazione di fregio ('), si trova usitatissiino quale decorazione per antefisse, 
come a Paleri, Alatri, Norba, Preneste («) e in località varie della Campania {^). 





FiG. 3. 



Fio. 4. 



Questo tipo così frequente nelle regioni dell' Italia centrale bagnate dal Tirreno, 
e cioè in quelle regioni ove l'arte del popolo etrusco operò dentro i confini politici 
i suoi sviluppi e fece sentire, oltre confine, le sue influenze, appare ora per la prima 
volta da una città dell' Etruria circumpadana. 

Sebbene questo tipo sia, come ho ricordato, usitatissimo, le antefisse bolognesi 
danno luogo a qualche osservazione. 



(') Come a Nerai: ved. Boll. Ist. arch. germ., 1886, pag. 173. 

(•) Not. se, 1888, pag. 426, flg. 16; 1901, pag. 540 fig. 20; 1903, pag. 229 ; 1907, pag. 300, 
fig. 19 e pag. 688, fig, 10. 

(3) Come a Cales (ved. Arch. Z., 1854, taf. LXII, n. 2), al Vicus Palatini (ved. Boll. arch. 
nap., N. S., VII, pag. 187, tav. XIV) e alle Curti (ved. Boll. ht. arch. germ., 1873, pag. 150). 
Ved. altri esempì di tali anteflsse di trovaraento locale in Minervini, Terrecotte del Museo cam- 
pano, II, tavv. Ili, IV e IX, n. 2. 

Noma ScATi .1913 — VoU X. 27 



RIOLO 



— 202 — REGIONE Vili. 



Rispetto al contenuto della rappresentanza è da notare che l'artista ha dato 
alle fiere il sesso femminile; il che giudico sia stato fatto per caratterizzare in 
modo speciale la natura altrice della dea. 

Rispetto alla forma e allo stile è poi da notare che, nel panneggio, Vapoptygma 
della dea mostra una forma e un trattamento frequente nell'età ellenistica e che le 
pieghe in genere presentano un carattere stanco e freddo, e questo mentre le parti 
anatomiche delle fiere sono trattate con un carattere improntato a vigoroso arcaismo. 

A tale carattere di arcaismo nelle fiere corrisponde il fatto che le pantere sono 
rappresentate con corpi relativamente grandi, anziché in piccole dimensioni come por- 
terebbe l'evoluzione del tipo. 

Il contrasto indicato sopra contribuisce ad accrescere l' importanza di tali ante- 
fisse, le quali hanno altresì l' interesse di essere i primi prodotti di plastica etrusco- 
campana restituiti in luce dal suolo felsineo. 

A. Negrioli. 



V. RIOLO — Scoperte di costruzioni romane. 

Avendo certi lavori agricoli nel fondo Casa Ripe del signor Giuseppe Dal Monte, 
a Riolo, fatto apparire, per una notevole estensione, avanzi di fabbriche di età romana, 
la Soprintendenza ai Musei ed agli scavi in Bologna vi fece intraprendere alcuni scavi 
per riconoscere il carattere di dette costruzioni. 

Alla relazione che qui se ne pubblica, si accompagna, per una piìi facile intel- 
ligenza delle cose, una pianta dei ruderi, eseguita con la nota cura dal sig. Fran- 
cesco Proni, restauratore del Museo di Bologna. 

Il fondo, scavato per una superficie di più che 300 metri quadrati, mise in luce 
tre pavimenti ad o-pus spicatum, pertinenti ad ambienti contigui, i quali si appog- 
giano col lato settentrionale ad un lungo canaletto con pendenza verso est, messo 
in luce per la lunghezza di m. 28 e costituito di una serie di embrici sovrapposti 
ad un doppio ordine di mattoni i quali costeggiano il canaletto stesso, il primo per 
m. 6,50, il secondo per m. 5,25, il terzo per m. 6. 

Nei due primi pavimenti, come anche in un altro situato in disparte e ormai 
privo del suo rivestimento, fu notata la particolarità che lungo i margini erano 
conservati tratti di un cordone in mattone pesto, dell'altezza di cm. 20, cordone 
che, a mio giudizio, doveva girare tutto intorno a ciascun pavimento. 

Il terzo pavimento conservava pur esso un limite sul lato settentrionale ; senonchè 
quello, anziché in forma di cordone, era piatto come un rivestimento di parete (con- 
servato per l'altezza di cm. 5, e dello spessore di cm. 4) e, anziché di mattone 
pesto, era di stucco; e in detto pavimento, prossima al lato nord, in una parte ove 
manca il rivestimento ad opus spicatum fu scoperta una vaschetta di marmo bianco 
del diametro di cm. 75 e profonda cm. 15, che stava incastrata nel letto di coccio- 
pesto e col suo orlo rispondeva al piano del letto stesso. 



REGIONE Vili. 



— 203 — 



RIOLO 



Un impianto siniile, meno complesso ma meglio conservato, fu osservato dal 
dott. Gàbrici a Liiogosano, in provincia di Avellino (ved. Notizie, 1901, pp. 133 e segg.) 
e in esso giustamente egli riconobbe un torcularium. E similmente nn torcularium 
sarà da riconoscere nel fabbricato ora scoperto a Casa Ripe. 

Non voglio tralasciar di notare un altro particolare riguardo ai tre pavimenti 
principali e cioè che essi non si trovano allo stesso livello; infatti il secondo 






-^, ( 




^'.,^..4- n,.' 



■r" 



è 25 centimetri più basso del primo e il terzo 20 più basso del secondo. Non 
penso che tale ditferenza di livello fosse accidentale o, a meglio dire, determinata 
dalla pendenza naturale del terreno ; ma reputo che fosse voluta e dovesse facilitare 
le operazioni dell'industria che in detti ambienti si esercitava. 

L'anticipata sospensione dello scavo, dovuta alla cattiva stagione, impedì di ten- 
tare qualche indagine intorno alla storia e allo sviluppo dell' edifìzio, così che fu 
potuto rilevare solo qualche particolare di limitata importanza. 

Gli oggetti rinvenuti furono pochissimi; ma ciò non deve far maraviglia, poiché 
la scarsità deofli osrofetti rinvenuti ben si accorda con la profonda devastazione alla 
quale furono soggetti i muri delle costruzioni. 

Ma in ogni modo non mancarono testimonianze della lunga vita del fabbricato 
in questione; si rinvennero infatti, oltre un asse unciale assai corroso, un medio 



^gTlA — 204 — REGIONE I. 



bronzo di Agrippa {Cohen, I, pag. 109, n. 3), un medio bronzo di Commodo {Cohen, 
III, pag. 167, n. 728) e un piccolo bronzo di Costantino {Cohen, VI, pag. 159, 
n. 474). 

Oltre a dette monete ed a due oggettini insignificanti di bronzo, ricordo qui che 
il Museo di Bologna raccolse dai ruderi a Casa Ripe un fondo di doglio in terra- 
cotta con rafforzi in piombo e due tratti di pavimento, l'uno di m. 1,10 X 0,95 per 
conservare memoria del cordone di mattone pesto, l'altro di m. 0,95 X 0,95 per con- 
servare la vaschetta di marmo dell'ambiente di cui si è detto. 

Se a migliore stagione verrà ripreso lo scavo, è da sperare che si possano rac- 
cogliere altri elementi per una più ampia conoscenza della pianta e dello sviluppo 
del fabbricato. 

A. Negrioli. 



Regione I (LATIUM et CAMPANIA) 

LATIUM. 

VI. OSTIA — Scavo del decumano. Scoperte varie. 

Teatro (fig. 1). — Vuotandosi il retrobottega della prima taberna dall'angolo 
nord-est, fu rimessa in luce una scaglia di marmo, sulla quale si vede il braccio sinistro 
e parte del petto di una figura alata (m. 0,14 X 0,28 X 0,18), e un'altra scaglia 
(in. 0,26), su cui è rozzamente abbozzata una figura virile barbata (fig. 2). 

Dagli scarichi intorno al teatro provengono dei frammenti di vasi aretini, sul 
fondo di uno dei quali, ornato, si legge entro targa ansata il bollo della Rasiiiia: 
LRP (cfr. C. 7. Z. XV, 5496); su un altro: aPROTl (cfr. C, I. L. XV, 5470); 
su un terzo la marca C. L L. XV, 7440. 



Area dei quattro tempietti. — Facendosi in questa l'accurato studio stratigrafico, 
quasi nel centro venne in luce una vasca circolare con intonaco a coccio pesto e tubo 
di carico in piombo nel lato sud. 

Negli ambienti a sud di quest'area si raccolsero due vasi (Behn 148) con tracce 
di vernice sul collo, tre lucerne (forma 22) con quattro aste presso il rostro e 'phallus 
sotto il fondo, e un fondo di vaso aretino, su cui è il graffito che qui si riproduce 
(fig. 3). 

* 

Via della Plstrina. —• Sui pilastri ad occidente si notano avanzi di avvisi in 
caratteri rossi su una scialbatura bianca, come nella via dei misuratori. Su uno di 



RB9I0NE 1. 



— 205 — 



OSTIA 



'essi poi è un'insegna in terracotta (fig. 4), sulla quale sono rappresentati una sega (?), 
un archipenzolo, due compassi, un regolo ecc. Qui si raccolse: un ermetta acefala 
di marmo rosso, con collana di foglie e bacche d'edera, e l'estremità delle trecce 
(m. 0,073); un frammento di lastra di marmo iscritta (m. 0,145X0,12X0,023): 



.. ACELL 
..ECOP. 



e un frammento di fregio in terracotta con un amorino volante verso sin., e, a destra, 
parte di una palmetta (tìg. 5). 




Decumano. — Nel pavimento di un ambiente innanzi all'area dei quattro tem- 
pietti (tìg. 6) si trova in opera un frammento di tegolone col bollo C. I. L. XV, 2197. 

Un tubo di piombo (m. 0,17 X 0,065) passa .sotto i muri che si trovano innanzi 
alla stessa area verso sud, traversandoli in direzione da sud-sud-ovest a nord- nord-est, 
passando sopra una soglia di travertino, dirigendosi verso la vasca sopra indicata del 
centro dell'area. Vi si leggono, ripetute più volte, le marche: 

a) A FABI DIOGENIS 

h) M QVINTILIVS ORTPHVS FEC {ne) 



OSTIA 



— 206 



RKOIONE I. 



Un altro tubo (m. 0,045). in direzione quasi da sud a nord, passa sopra al pre- 
cedente, entrando nei muri ai due lati. Uu terzo, di diametro maggiore, fu scoperto 

circa un metro più alto, dov'è la soglia di tra- 
vertino su indicata, presso un tubo di scarico 
di una latrina. 

In questo tratto si scoprirono pure un 




FiG. 2. 




FiG. 3. 

rocchio di colonna di tufo e parte di una base 
di pilastro. 

Approfondandosi lo scavo immediatamente 
a sud della così detta Piscina, venne in luce 
un muro in opera reticolata in direzione da 
sud a nord, tagliato dalle fondazioni di quella, 
altra prova che quella costruzione non appar- 
tiene ad epoca repubblicana. Esso, verso sud, 
fu tagliato poi dalla fondazione di un muro a cortina laterizia; e un altro muro simile. 





KlG. 1. 



FiG. 5. 



con due colonnine laterizie, si trova in prosecuzione di quello in opera reticolata. 
Dinanzi a questo furono scoperti due capitelli di tufo con parte di colonna, blocchi 
di tufo, frammenti di un cippo di travertino, e, misti a sabbia argillosa, frammenti 



REGIONE I. 



— 207 — 



OSTIA 



di vasi campani e di lucerne a vernice marrone, ed un grosso frammento di lucerna 
a vernice nera con ansa a forma di foglia e uu festone con foglie sul margine. 

Al di sopra di quella sabbia si raccolsero quattro vasi della forma Behn 148, 
e uno circa della forma 149, tutti con tracce di colore sul collo; uno a pancia quasi 
cilindrica, un po' rastremata in alto, con labbro aperto : e una lucerna della forma 12. 




FlG. ti. 



Pili in alto ancora, su larga distesa, era un vero scarico di frammenti di anfore, 
tra cui anse con le marche C. I. L. XV, 2793, 2817 «, 3538 6? e 



a) B S C Q_ 
kEPMI 



b) IVLIAE 
ASII 



c) LOT 

d) 1 T H 



uno con le lettere graffite : SIJCX ... e infine altre con lettere dipinte (figg. 7, 8). E 
insieme a queste si raccolse : un frammento di vaso a vernice vitrea verde, con parte 
di figura a d. ; una lucerna (forma 20) con gladiatore bracato, armato di scudo e la 
marca G. I. L. XV, 6893; una della forma 20 e altre cinque della forma 31 {signum 
Christi e palma sul margine : leone a d. e asticelle sul margine ; quadrupede a d., 
zona di aste sul margine e àncora nel fondo; animale e zone di aste sul margine); 
un frammento di altra con simplegma erotico nel disco e zona di ovoletti sul margine; un 
fondo con la marca CI. L. XV, 7469 a. Da notarsi un frammento di vaso in terra- 
cotta, ornato di rilievi, rappresentante una scena di culto campestre (fig. 9) : nel mezzo 



OSTIA 



— 208 



REGIONE I. 



im tripode ardente; ad., sopra una roccia, una statuetta di Priapo, e più a d. una 
testa di figura; a sin, un albero (lauro) con una figura muliebre che tenta prenderne 





FiG. 7. FiG. 7 bis. 

un ramo : nel fondo girali che sembrano indicare le piante del boschetto. Si raccol- 



Kitì 8. FiG. 8 bis. 

sero inoltre un frammento di manto e un tassello di statua di bronzo e i consueti 
oggetti di osso e bronzo. 





KiG. 9. 



Fio. 9 bis. 



Al di sotto del pavimento di uno di questi ambienti vennero in luce una lucerna 
a vernice marrone scura (forma 9) con figura con elmo crestato, spada nella sin. e 
scudo nella d.. e un'antefissa (m. 0,1(3 X 0,175) con coppo (m. 0,295), sulla quale è 
rappresentata una palmetta nascente da una testa di Giove Aminone (tìg. 9 bis). 



REOIONB I. 



— 209 — 



OSTIA 



Lungo il decumano a sud della suddetta Piscina è venuta in luce una vasca 
semicircolare (m. 7,70 X 3,10) con pilastri aggettati ai fianchi e una base nel centro. 
Tutto in giro è lo zoccolo di marmo con cornice e, sopra questo, tracce dell' intonaco 
a coccio pesto. Alle spalle di essa sono altre divisioni con intonaco a tenuta d'acqua, 
alle quali si scendeva per una scaletta di tre gradini (m. 0,117 X 0,30 X 0,27), for- 
mando il tutto un complesso con la vasca. 

Proseguendo, continuano a venire in luce le brutte costruzioni di epoca tarda, 
alcune anche senza fondazione. Esse sono ad un livello piìi alto della strada, sicché 





FiG. 10 a. 



Fio. 10 3. 



vi si accedeva da un marciapiedi, o, come mi pare, tutta la via era stata rialzata, 
ma forse senza nuova selciatura. 

Da queste rovine e da questo tratto del decumano sino a via della Pistrina 
vennero in luce i seguenti oggetti : 

Marmo. Testa (m. 0,36; fig. 10^;,^) eoa collo tagliato per l' inserzione in busto 
statua. Ritratto di un romano adulto con capelli ricci e barba giovanile. Gli occhi, 
molto grandi, hanno le pupille e le iridi scolpite. Buona scultura, piena di vita. 
È dell'ultimo quarto del III sec. d. Or. La testa è eseguita in modo da portare forse 
un diadema metallico. — Testa (m. 0,25; fig. 11), ritratto di romano adulto barbato. 
— Busto togato, con metà della testa (fig. 12), mancante anche di parte del cranio 
in alto, circa dei tempi del precedente oun poco più antico — Testa muliebre (m. 0,241; 

Notizie Scàti 1913 — Voi. X. 28 



OSTIA 



210 — 



REGIONE I. 



fig. 13 a, b\ ritratto di dama piuttosto matura. « Bella scultura del tempo di Lucilla 
Faustina minore" (Mariani). — Statua muliebre (m. 1,73; fig. 14) cestita di stola 
e palla. Aveva la testa coperta, e un lembo del manto le scende sul davanti a d., 
avanti al braccio che è piegato sul petto. Con la mano tiene stretta l'altra parte del 
manto che scende dalla testa. La palla è poi anche fissata alla cintola a sin. Pianta 
sulla gamba sin. « Il lavoro sembra tardo. Il motivo è di una statua iconica dei 





Fig. 11. 



Fig. 12. 



tempi ellenistici. Somiglia un po' alla così detta Pudicitia, il cui originale si attri- 
buisce a Filisco di Rodi « (Mariani). — Torso (m. 0,37 ; fig. 14^'«) di efebo nudo, 
di forme piene e assai giovanili. È in atto di muovere un passo con la gamba sin. 
Il torace è un po' piegato verso d. « Tipo del IV sec. a. Or. (Bacco fanciullo ?) » 
(Mariani). — Frammento di statua di Bacco o satiro con nebride. Rimane solo il 
torace (m. 0,125). — Torsetto di statuetta muliebre acefala (m. 0,60). — Torsetto 
di Venere pudica, che sorregge con la sin. il manto davanti al pube; il manto si 
allarga dietro (m. 0,115). — Torso (m. 0,185; fig. 15) di figura virile ignuda, robusta. 
Sul petto è incisa l'iscrizione: 

... ATILTFPGLYCO 
tì^eO-lNVIC MITIR• 
D D 



REGIONE l. 



— 211 — 



OSTIA 



cioè : . . . Atil{ius) T{iti) f{ilius) P{alaUna) Glyco [deoi] invic{to) Mithr{ae) d{onum) 
d{edit). — Tórso di Venere, che con la d. si copre la mammella sin. (m. 0,05). — 
Frammento di busto di Minerva con egida e gorgoneion sul petto, manto sulla spalla 
sin., con tracce di doratura (m. 0,155; flg. 16). — Altri frammenti di statue. — 
Testa di sileno barbato, coronato di pampini e vitte. — Ermetta di giallo, con ca- 
pelli divisi, coronata di foglie e bacclie d'edera (m. 0,097). — Frammento di tronco 
d'albero con bucranio vittato (m. 0,12 X 0,095). — Edicola o stele votiva in rilievo 
(m. 0,35 X 0,27 X 0,04; fig. 17). — Bustino di erma (m. 0,19; fig. 18). Venere nuda, 




Fio. 18 a. 



Fig. 13 4. 



di faccia. « Ha l'acconciatura ellenistica a nodo. La mano sin. appoggiata sulla coscia 
presso al pube, reminiscenza del gesto della « pudica » . La mano d. è abbassata, con la 
palma rivolta verso terra in un gesto che pare di sorpresa. È la Venere nascente » , 
(Mariani). - Frammento di bassorilievo (m. 0,24 X 0,225). Si vede a terra, inginoc- 
chiato e seduto sulla gamba d., un prigioniero bracato, di faccia. È vestito di tunica 
manicata e di mantello annodato sul petto. Appoggia il piede sin. ad un sasso. Manca 
la testa. Lavoro rozzo. — Frammento di architrave (m. 0,44 X 0,85 X 0,26), con 
r iscrizione : 



III II II UH IINVICTISSIMORVM 



. . . praefectus 



ANNONAE AETERNAE VRBIS 



dedi CAViTQVE >• 



OSTIA 



— 212 



REGIONE I. 





FlG. 14. 



FiG.'U bis. 





Fio. 15. 



FiG. 16. 



REGIONE I. 



— 213 — 



OSTIA 




FiG. 17. 




FiG. ]8. 



Altro simile (m. 0,55 x 0,66 X 0,27): 

////// ORVM AVG . . . 
//////////// 

Rocchi di colonne di bigio, di africano, di marmo bianco. — Basi. — Pilastri. — 
Capitelli. — Mensole. — Frammenti di lastre iscritte. 



OSTIA 



— 214 — 



REGIONE 1. 



1. {m. 0,51 X 0,47X0,05): 

IMP CAESDIV^' . . . 

M- AVREL 

PONTI 



2. (m. 0,125 X 0,225 X 0,03) 



NEP • 

PRO-N. . 
L AV 



ó. (m. 0,042 X 0,18 X 0,0o5): 



4. (m. 0,195X0,22 X 0,021) 



. . //////// 

..c/EMENT 

. ufi/io il ^.EcsPR AEfectus . 



R IB I 

.. . lERVl 
D ■ P 



5. (ni. 0,51 X0,47 X 0,05): 



(i. (m. 0,34 X0,15 X 0,085) 



/•^ L I X • A V G 
EH ILAR AE- 
TORi • FILIO- 



e eter1s-poster1sQ;Eor 

INAGR- P • XXV 



RMI 

Acro. . . 

. . QJOJl • • . 
MATERN . . 
uXOKÌBus. 
. . . POS 



7. (m. 0,11X0,095X0,028), opi- 
stogiafa : 



a) 



FABR. 



b) 



FA... 



8. (m. 0,17 X0,20 X 0,034) 



AELIA • L 



9. (m. 0,225 X 0,235 X 0,018) 



lo. (m. 0,15X0,15X0,023) 



. . . ANIAEAELIANE 

/"ILIEDVLCISSIME 

yVEVIXIT ANNISXX 

mENSIBVS- VDIEBVS 

XXVI . .. 



M 
fl^EXANDRI . . . 
XITANNO. . . 



11. (m. 0,12 X 0,165 X 0,024); 



D 
C • ATILl , 
QVIVIX, 
MVID , 



12. (in. 0,17X0,17X0,024) 



CN AT.. 



REGIONE 1. 



— 215 



OSTIA 



13. (m. 0,16X0,215X0,033) 



claVDlO Sì.. 
ORP 



14. (ra. 0,07X0,105X0,028) 



.... ^VLIA 
TIVS. 



15. (m. 0,59X0,52X0,025) 



D M 

MIVLIVSAVXA. 

FECIT -SlBl. 



IG. (m. 0,48X0,71 X 0,30) 

MIVLIVS* 

ET 
I V L I A c^ S E V E R A 

F ecer NT 
S\Bi 



All'istossa lastra appartiene forse il frammento: 

ìN-FR -P X 

17. Due frammenti dell'istessa lastra (m. 0,18X0,26X0,026; 0,14X0,20 
X 0,026): 



a) 



PAVL-IN 
..SlBI 



18. (m. 0,17X0,124X0,034) 



. . .PRIMA, 
SSIA . , 



20. (m. 0,08X0,09X0,025): 



...MCVRA... 

... AI ANI • . .. 



b) . . .VLEALESIO 

. ../;ENEMERENTz. . . 

10. (m. 0,21 X 0.10X0,035) 

'b'.N 

21. (m. 0,26X0.20X0.045] 
. . . GNVS 



22. (m. 0,145X0,17X0,024) 



... A 

MHCXAo/r ... 



Moltissimi altri frammenti di iscrizioni sepolcrali, e altri con belle, e grandi 
lettera- Un frammento di mensa ponderarla (m. 0,30 X 1,08 X 0,75) con quattro 
inlvT(m. 0,45X0,17; 0,55X0,13; 0,19X0,075; 0,43X0,19). - Un peso d. 
gr. 3310. 



OSTIA 



— 216 — 



REGIONB 1. 



Travertino. Peso di gr. 595. 

Palombino. Matrice (m. 0,09 X 0,08) per tessere con sette incavi (diara. m. 0,013) 
e relativi canaletti e buco ad ogni angolo : è rappresentata la Fortuna con timone e 

cornucopia. 

Terracotta. Frammento di statuetta kourotrophos. Donna vestita, in atto di 
allattare un bambino (m. 0,071 ; fig. 19). — Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 103, 
285, 328, 454, 659. 058, 961a, 1094^ e, 1121, 1365, 1367, 2171; Notizie, 1912, 
pag. 170 e 

CD (?/aGOBVOL ... a lettere incavate 

Frammenti di antefisse: testa di Medusa tra foglie, con palmetta sopra la testa; 
parte superiore di palmetta ricoperta di scialbatura bianca. — Frammento di tegolone 





Fig. 19. 



Fig. 20. 



decorativo: «Sopra un cordone con sopra i resti di un coronamento o merlatura. 
Sopra, fregio in bassorilievo. Si vede la mano sin. protesa di una figura che pare 
voglia afferrare od abbia lasciato volare un grande uccello, di cui si vede la punta 
delle ali. Potrebbe essere una scena di Eroti che fanno lottare i galli » (Mariani). — 
Id. (fig. 20): Sopra un archetto nasce una palmetta; ai lati dell'archetto sono fiori 
di loto. Motivo egizio — Fondi di vasi aretini con le marche C.l.L. XV, 5275 Z*; 
CZJVETTI (cfr. G. I. L. XV, 5739); 5739); CORJSEIl in pianta di piede (cfr. C. I. L, 
XV, 5116). — Fondo di anfora con la marca: CD MAVRI. — Colli di anfore 
con le marche: 



a) ACV 
LOTF 



*) AN... e) Q^F-V?(cfr. ^././:. XV, 2873) 

d) Tini 



Lucerne: una della forma 20, con prominenza nel disco intorno al foro, quasi 
mezza luna sopra un pendaglio circolare; tre della forma 22; una circa della forma 22, 
con la marca C. I. L. XV, 6520//; una della forma 27 [toro in corsa a sin., con due 
persone a cavallo e una terza che, reggendosi alle corna, sta sulla testa dell'animale 



REGIONE I. 



— 217 — 



OSTIA 



con la testa in giù e le gambe in alto (fig. 21)], con la marca SOTYCHE, dove solo 
le ultime tre lettere sono certe; otto della forma 30, di cui una ha nel disco una 
conchiglia, sul margine una zona di globetti, nel fondo una palmetta ; una circa della 

forma 30; cinque della forma 31 [signum Christi nel 
disco, e sul margine una zona di piccole prominenze; 
signum Christi nel disco, palmetta sul margine e nel 
fondo le lettere: LAN graffite a crudo: amorino di 
fronte su un pesce; protome muliebre con collana e, 
sul margine, una serie di serpentelli) ; parte di altra 
con la marca C. I. L. XV, 6416 ; forse ansa di lucerne 
e forma di maschera comica. 

Bronzo. Cucchiaio con manico tronco, su cui è ri- 
portato uno più lungo (fig. 22). — Altro cucchiaio con 
manico inginocchiato presso la paletta. — Tubetto 
cilindrico chiuso ad una estremità e fornito, dall'altra, 
di battente per il coperchio (m. 0,09 X 0,013). — 
Recipiente cilindrico con coperchio forato (m. 0,076 X 0,041). — Anelli, pendagli, 
borchie ecc. 

Piombo. Tessera Rostowzew, tav, 8, n. 65 (diara. m. 0,023; cfr. Rostowzew, 2421). 
Os%o. Fuso. — Braccio di bambola movibile. — Borchie ecc. 




Fig. 21. 



Fio. 22. 



Lavagna. Verticillo e fusaiuola (diam. m. 0,026). — Oggetti varii. Pezzi di 
smalto, di vetro ecc. 

Nella fogna del decumano si rinvennero tre pezzi quasi quadrati di travertino, 
con un angolo stondato e listelli laterali (m. 0,48 X 0,57 X 0,70); nel piano di posa 
di ciascuno di essi è una sostanza biancastra, forse gesso. 

Si è cominciato anche lo sterro del decumano presso il tempio di Vulcano ; e qui 
venne in luce, per lo più in mezzo alla terra accumulata dagli scavatori di quel- 
l'edificio: 

Marmo. Frammenti di statue — Bassorilievo con foglie e grappoli d'uva, legati 
da nastro. — • Frammenti di lastre iscritte: 

1. Due frammenti di un' iscrizione con ricordo di ludi : 

a) S... b) SI 

TARS... NICOPO... 

AI ^ II-PYTHI.. 

III-N 

r 

NoTizu! Soavi 1918 - Voi. X. 29 



OSTIA 



218 — 



REGIONE 1. 



2. (in. 0,155 X 0,12 X 0,022), opistografa: 
a) corrosissima: 



M • AVR . 
L-BOM. 
C • IVL . . 

CDI.. 

AVRI.. 



^) 



M • AI . .. 
M- SPE.. 

e- CANVI. 
M- ATTI. 

..."IVS-I 



3. (m. 0,110X0,111X0,015); 



MINO.. 



4. (m. 0,17X0,135 X 0,018) 

LIA 

<^VLCI 

... /g/?ERVNT 
. . bene M E R E N 
VSQf) 



Altri frammenti di iscrizioni, di cui una con lettere alte 31 centimetri. 

Terracotta. Busto muliebre (m. 0,19X0,20; ftg. 23) Magna Mater o Giunone 
velata. Dietro le spalle nasceva la palmetta dell'antetìssa. Sotto il petto, foglie di 
acanto formano il nascimento. — Mattoni con i bolli C. L L. XV, 24, 25, 71 (3 es.), 
103, 266, 377, 383 (2 es.), 545 {a o b), 635 a, 802, 876 a (sesquipedale), 954 
(2 es.), 1094e, 1097 A, 1103, 1422, 2157 (2 es.); Notizie, 1909, pag. 238; Marini, 
402; e 



a) 05 ex p. arr. fad. pet. PROCV 
apr. et pae. COS 



^(C. /. Z:. XV, 90fl) 



b) 05 ... /VCILLAE VERI FIG... 
;)ONTIANO E^ 



e) 



05 M LVR, 
AFRo^i 



d) 



□ SVIS.., 



e) O (piccolo) A S / I 
M 



frammenti di tegoloiii decorativi. — Dna lucerna (forma 28), rotta nell'ansa e così 
levigata nella rottura da dimostrare che si è adoperata a lungo già rotta. 



Piccolo mercato. Nella camera a nord della scala, la quale si trova all'angolo 
sud-est dell'edificio, camera ora interamente sterrata, si raccolse un Rammento di 
tegolone col bollo G.I.L. XV. 719, e un frammento d'intonaco a fondo azzurro 
(fig. 24): a sin. si vede parte di una figura virile in piedi, che ha in mano un oggetto 
a forma di corno, appoggiato al braccio, e sorgente sulla spalla ; a terra sono seduti 



REGIONE 1. 



— 219 — 



OSTIA 



due grifi. « Questi mi fanno pensare che la figura sia un Apollo lincine, e che quel 
corno sia un pezzo della lira o cetra». (Mariani). 




FiG. 23. 



Scoperte varie. Negli orti di fronte al castello l'operaio Komolo Fabiani rac- 




FiG. 24. 



colse un torsello virile nudo (m. 0,09), mancante dalla cintola in giù; le braccia 
erano un po' indietreggiate. 



POMPEI 



— 220 — REGIONE I. 



La squadra delle pulizie raccolse in vari punti della città: un frammento di 
lastra iscritta (m. 0,15X0,09X0,022): 

N I... 

MVNA... 

...I IS- VT... 
... ARVLLI... 
RENTI... 

un frammento di un'altra lastra (m. 0,18X0,10) con un delfino graffito; fondi di 
vasi aretini con le marche G.I.L. XV, 4926 a e 

O N T E R O S (in circolo) 

entro corona, cioè: Aiiteros, e due lucerne della forma SI, una col sigimm Christi, 
l'altra con rosone e con un'ancora sotto il fondo. 

D. Vaglieri. 



CAMPANIA. 

VII. POMPEI — Continuatone delio scavo sulla via dell'Abbondanza, 

I* Zona — Scavo della via. 

Durante questo mese, si è dovuto spingere avanti il disterro dello strato vegetale 
per un altro considerevole tratto verso oriente : epperò pochi sono i monumenti tornati 
in luce; una ulteriore giunta alla pianta topografica, per questa zona dello scavo, va 
perciò rimandata al mese prossimo. Alle notizie date lo scorso mese, vanno ora ag- 
giunte le seguenti: 

Ueg. II, ins. I. Tra i vani 1 e 2, in alto, si è scoperta una finestra larga m. 0,80, 
alta m. 1,20, protetta da inferriata che resta tuttora al suo posto in discreto stato 
di conservazione; oltre la descritta finestra, procedendo sempre verso oriente, e quindi 
imposta sui vani 2 e 3 come pare, si è rinvenuta, di poco abbattuta dalla sua ori- 
ginaria posizione, una grande tettoia, lunga per ora (non se ne è ancora scoperta 
l'estremità orientale) m. 6, e sporgente per poco più di m. 2. A tergo del muro di 
facciata del vano 1 si sono definitivamente assicurati al posto loro gli avanzi delle 
vasche accennate il mese scorso, rimettendo a posto interamente i frammenti di una 
di esse col relativo fondo. 

Reg. Ili, ins. I. Da questo lato furono condotte, in epoca imprecisata, delle re- 
golari esplorazioni chiaramente attestate dalla mistione delle terre nella parte bassa 
e dalla soverchia altezza dello strato vegetale nella parte alta del terreno: in tali 
esplorazioni furono demolite e disperse le facciate degli edifici dagli architravi in su, 
per modo che ora nulla ne avanza sopra i vani 1, 2 e 4, e poco sul vano 3. Molto 
rustiche sono le pareti esterne dei vani 1 e 2 nella parte che per ora emerge dalle terre. 



REGIONE I. — 221 — POMPEI 



II» Zona. 

Reg. I, ins. VI. Casa posta a sud della fuUouica n. 7. 

Anche per questa zona di scavo il rilievo planimetrico sarà dato il mese venturo, 
non permettendo lo stato attuale delle scoperte che lo si dia ora. Con i lavori qui 
condotti durante il mese, si è in primo luogo scoperta anche la parete occidentale 
del viridario con una grande rappresentanza paesistica: sulle sponde del Nilo, contrade 
ed editìcii popolati di pigmei in vari atteggiamenti, con la presenza di animali proprii 
della regione, cioè degli ibis, un ippopotamo e un coccodrillo; un ponte gettato sulle 
acque, un vascello solcante le acque stesse, carico di pigmei. Si è poi, in secondo 
luogo, approfondito lo scavo nel tablino, rustico, e negli ambienti che lo fiancheg- 
giano, i quali, come già fin da ora apparisce, recano quasi tutti decorazioni cospicue, 
ma molto danneggiate, di III stile. L'atrio è stato per ora appena toccato nella sua 
estremità settentrionale: mostrasi anch'esco decorato con pitture del III stile. Quello 
che si è interamente esplorato è un piccolo ambiente all'angolo sud-ovest del giardino : 
così in questo come in tutti gli altri ambienti vanno ora recuperandosi con paziente 
lavoro i frammenti di stucco delle pareti, rotti e dispersi da antichi esploratori che 
in parecchi punti forarono anche le pareti per accelerare le loro ricerche. 



Trovamenti, iscrizioni. 

(10 giugno). Reg. I, ins. VI. Casa a sud della fullonica n. 7; presso la parete 
occidentale del giardino : un guscio e poche ossicino dello scheletro di una testuggine, 
trovata nel lapillo a 10 cm. di altezza dal livello del giardino. 

(12 id.). Reg. II. ins. I, n. 1. Dall'angolo nord-ovest di questa bottega sono 
venuti fuori i seguenti oggetti: Terracotta. Tre coperchi rustici da anforette coniche 
ed una tazza pseudoaretina a tronco di cono ed orlo verticale, larga m. 0,104, con- 
tenente materia pastosa gialla della cont^istenza del sapone duro di piazza. — Orga- 
nici. Due corni di capriuolo, l'uno dei quali un po' mancante, e l'altro, rotto in tre 
pezzi, lungo m. 0,29. 

(13 id.). Reg. Ili, ins. I, n. 1. Fra le terre rimescolate, quasi all'altezza del- 
l'architrave, si è rinvenuta una monetina greca, o campana, molto danneggiata e di 
impossibile identificazione; e con essa, avanzo di remote ricerche, il solo collo di un 
grande fiasco di vetro ad orlo svasato con ansa a nastro, nel cui scudo terminale, 
inferiore, è a rilievo una protome di Erote cinta di bei riccioli. 

(24 id). Reg. Il, ins. I, n. 1. Nel lapillo, davanti a questa bottega, si è rac- 
colto un acroterio di terracotta, già decorante un embrice della sovrastante tettoia 
scomparsa: è costituito da un mascherone virile, tragico, barbato, alto m. 0,18, largo 
m. 0,22. 

(26 id.). Reg. I, ins. VI, casa a sud della fullonica n. 7. Nello stesso piccolo 
ambiente ad est del giardino, dal quale proviene la stufa cilindrica di bronzo rac- 



POMPEI 



— 222 — REGIONE I. 



colta il 5 maggio ult. se, si sono trovati oggi altri avanzi di un mobile di legno la 
cui presenza fu già notata : cioè due piccole maniglie a ponte, di bronzo, di m. 0,05 
di corda, ai cui arpioncelli som ancora attaccati considerevoli avanzi di legno. Nel- 
l'ambientino che segue a nord, sul pavimento: quattro pesi di piombo a tronco di 
cono a basi ellittiche, lunghi m. 0,08-0,09-0,115 e 0,15. e recanti incise sulla su- 
perficie superiore, rispettivamente, le segnature librali: II, III. V e X. 

Sull'alto dello zoccolo nero a sin. dell' ingresso del tablino dal lato del giardino, 
si sono scoperte alcune iscrizioni graffite: 

Sopra le teste di due gladiatori, che or ora han posto termine ad un combatti- 
mento (quello a d. è il soccombente, come rilevasi dalla caduta dello scudo nel di- 
segnino), sono, come al solito, i nomi dei combattenti seguiti dal numero delle già 
riportate vittorie: 

1. OCEANVS • L XIII V ARANCITVS • Ll^IIIl 

Accanto alla figura di AranciLus leggesi. in minutissime lettere, 

2. P I S T I A R I O lBestf\ario ? 

Segue, a d., una seconda coppia di gladiatori nello stesso atteggiamento (soc- 
combente è qui quello di sin,), sulle cui teste leggesi: 

3. SEVERVS • L XIII • ALBANVS • SC • L • XIX V 

Dei nostri quattro gladiatori, tutti liberti, e, il quarto, liberto forse di uno Sc(auro), 
due erano già noti per analoghe iscrizioni graffite: il primo, Oceanus, perditore verso 
Asleropaem {C. I. L. IV, 1422); il terzo, Severus. vincitore contro Petronius Octavus 
(ibid., 4870). 

Un poco più giù sono altri disegnini incompleti di figure di gladiatori, ed un 
nome ripetuto in lettere greche e romane: 

4. '^ BACCOC BASSVS 

Un pompeiano di tal cogiiomea è P. Appuleius Bassus, un produttore di vini, a quel 
clie pare, leggendosene il nome sempre sopra anfore: C. /. L. IV, 5537, 5594 e 6131. 
(27 giugno). Reg. I. ins. VI, casa già indicata. Nel tablino, dall'altézza di m. 3 a 
quella di m. 1 dal pavimento, presso la parete occidentale si è trovata un grande 
quantità di anfore, forsu cadute da un ammezzato o piano superiore. Sono tutte a 
piede piano e di media grandezza le ventuno che si sono raccolte integre, mentre 
ovoidale ed a piede acuminato è un'altra sul cui collo è un'epigrafe tracciata col 
pennello e di colore nero: 

5. AYP 

MI NVK 

(v. 1: Xv{i)o{iA)g) ; v. 2: Mtr[())vx{i(ov), cfr. Rapporto del maggio scorso, iscrizioni 
nn. 16 e 17, pag. 192). 



REGIONE 1. — 223 — POMPEI 

Reg. Ili, ins. I. Sulla parete esterna rusticamente intonacata fra i vani d'in- 
gresso 1 e 2, si è scoperto il programma elettorale: 

6. HELVIVM -SABINVM 

AED OV F 

Un poco più giù ve ne è un altro, anch'esso di color rosso: 

7. LICINIVMAEDCf 

D- R P 

il- quale nasconde molti avanzi di altri programmi di lettura impossibile. 

(28 giugno). Reg. I, ins. VI, casa a sud della fuUonica n. 7, ambiente all'angolo 
sud-ovest del giardino. Nel breve recesso a d. del vano d'ingresso si è oggi raccolta 
un'elegantissima authepsa di bronzo deposta in terra al centro di un apposito vassoio 
circolare, di piombo, che non si è potuto distaccare dal suolo, aderendovi fortemente 
per l'ossido. Il vaso, conformato ad oenochoe semiovoidale dal collo cilindrico, è alto 
m. 0,24 e largo m. 0,19; ed è esternamente tutto argentato ed ornato di otto stria- 
ture orizzontali sovrapposte, e poggia col fondo sopra tre piccoli dadi di piombo 
(uno manca). Il carbone acceso, contenuto in un cilindro cavo di m. 0,08 di diam. 
che si erge verticalmente dal fondo all'orlo del vaso, era in giù trattenuto da una 
serie di tre cilindretti vuoti di bronzo, i quali, formando graticola, permettevano tra 
i loro interstizi l'aspirazione dell'aria necessaria alla combustione e la caduta della 
cenere nel sottostante vassoio. Per mescere l' acqua calda più agevolmente, mentre 
con la mano destra s' inclinava 1' authepsa per 1' ansa, con la sinistra se ne sosteneva 
dall' alto una maniglia a ponte, la quale, mercè due catenelle e spina di pesce s' inse- 
risce negli occhielli di due fori saldati sull'orlo e dipendenti dal becco di due teste 
di oca costituenti i due bracci dell'ansa. Al punto d'incontro dei suoi due bracci 
l'ansa è conformata a mascherone virile, calvo, sulla cui fronte è la cerniera su- 
perstite di un disco destinato, ove lo si volesse, a chiudere l'orlo del vaso. Intorno 
al tronco cilindrico, cavo, dell'ansa, è un fascio di foglie strette in mezzo ad un 
nastro, due delle quali, allungandosi in giù, formano due opposte volute al più alto 
punto dello scudo inferiore saldato sulla spalla del vaso. Lo scudo ha al centro 
una protome muliebre, desinente in giù in palmetta rovesciata, contornata di foltis- 
sima chioma (Medusa?), di sotto alla quale escono in opposta direzione due protomi 
di delfino, di profilo. Il versatolo, dal foro molto stretto, è impostato presso l'orlo 
nel punto diametralmente opposto all'ansa, ed è conformato a protome canina. 

Nell'angolo opposto, sempre presso il medesimo vano d' ingresso, si sono trovati 
gli avanzi di bronzo di una cassa di legno: cioè uno scudetto rettangolare, a cui è 
connesso un anello striato di m. 0,035 di diam.; una basetta conformata a piede 
umano calzato in sandalo, lungo m. 0,06 ; avanzi di legno tanto nel cavo della basetta 
quanto a tergo dello scudetto. 

(30 id.). Portato a compimento lo scavo dell'ambiente or ora indicato, vi si sono 
raccolti questi altri oggetti : nell'angolo sud-ovest, oltre ad una serratura di ferro a 



POMPEI — 224 — REGIONE I. 

catenaccio scorsoio, lunga m. 0,21, avanzi di una cassa di legno, consistenti in due 
anelletti dipendenti da due arpioncelli ed un arpioncello nel quale gioca un frammento 
soltanto della bandella con incastro da inserire nella serratura all'atto della chiusura; 
una targa di lamina d'osso di m. 0,06 X 0,05 con ansetta circolare nel mezzo di uno 
dei lati corti; due soli frammenti di un magnifico calice di cristallo a campana, di 
almeno m. 0,12 di diam., dal piede cilindrico sorgente da base largamente conica, 
altezza massima ra. 0,13; e finalmente ancora altri avanzi della cassa o armadio 
di legno, cioè due piccole cerniere; una lamina da cui dipende un cerchietto, e una 
grappa dalle estremità piegate ad angolo retto, lunga m. 0,11. Con questi avanzi era 
anche la parete anteriore di un piccolo cassettino-portamonete, di legno, ancora con- 
nessa col piccolo apparato di chiusura a scatto. Lungo la parete settentrionale, sul 
pavimento, due utensili di ferro; una piccola scure lunga m. 0,14, e un piccolo pic- 
cone lungo m. 0,28 con l'una punta a scalpello e l'altra a martello. 

Nella fauce ad occidente del tablino, si sono trovate una borchia tonda, di bronzo, 
semplice, larga m. 0,05 con un corrente di serratura lungo m. 0,06 ; una moneta, 
un medio bronzo di Tiberio molto rovinato dall'ossido e con le leggende quasi in 
tutto scomparse, e una zappa di ferro lunga m. 0,22. 

Reg. II, ins. I. u. 1. Davanti a questa bottega, in mezzo al lapillo, poco oltre 
il margine del marciapiede si sono raccolti oggi due altri acroterii a maschera virile 
tragica, eguali a quello superiormente descritto il giorno 24. 

Reg. III, ins. I, n. 2. A destra del vano d'ingresso, sopra l'ultimo di tre strati 
d'intonaco rustico sovrapposti, si è rimesso in luce il programma monco ed evanido: 

8. CNHEU^mm] SABIN 

AED-PACVVIVS CV[jt}?]DVS ROG 

Il gentilizio pompeiano è normalmente Paquius; tuttavia, già altra volta com- 
parve come qui con la grafia Pacuvius : cfr. G. I. L. X, 930. Per la frequente ri- 
correnza della grafia cu, per qu nella epigrafia pompeiana, cfr. C. I. L. IV, indices, 
pag. 778, col. l^ 

M. Della Corte. 



REGIONE VII. — 225 — FIRENZE 



Anno 1913 — Fascicolo 7. 



Regione VII (ET R URI A). 

I. FIRENZE — Scoperta di una tomba barbarica presso S. Maria 
di Cover ciano. 

Facendosi alcuni lavori per una fognatura lungo la parete esterna della casa del 
sagrestano, segnata col n. 60, ed annessa al lato nord della chiesa di S. Maria di 
Coverciano, presso il confine tra il comune di Fiesole e quello di Firenze, apparvero 
tracce di una antica sepoltura con ossa umane in frantumi. 

Allargato lo scavo, si vide trattarsi di una delle solite tombe barbariche dei 
secoli VI-VII d. Or., contenente i resti disfatti dall'umidità di uno scheletro di 
adulto con i piedi ad oriente, e deposto sulla nuda terra. La tomba era tutta av- 
vallata; ma si potè constatare che era coperta con tre o quattro lastroni di pietra 
serena ed altri sassi minori, per chiudere le commessure. 

La sua giacitura era sotto la strada che dà accesso alla casa del contadino, 
all'altezza dell'angolo orientale dell'uscio della casa del sagrestano, e distante un 
metro da essa. 

Le dimensioni della tomba erano le seguenti: lunghezza m. 1,85; larghezza 
m. 0,60 in media; profondità sotto il piano stradale m. 1,10. 

Anche fra la terra di riporto, che occupava tale spessore di m. 1,10 sulla tomba, 
furono raccolti detriti di ossa e qualche frammento fittile romano di età tarda, 

E. Galli. 



NonziB Scavi 1913 — YoL X. 30 



ROMA 



226 — ROMA 



II. ROMA. 
Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione III. Nello sterro per la costruzione di un fabbricato di proprietà 
del signor Basilio Bernardini, sul lato nord della via Leonardo da Vinci e distante 
metri 37 dalla via Carlo Botta, sono stati scoperti al livello stradale cinque paral- 
lelepipedi di travertino, irregolarmente squadrati, che in media misuravano m. 0,75 
per ciascun lato. I blocchi di travertino distavano l'uno dall'altro m. 3,05, ed erano 
allineati nella direzione da nord-est a nord-ovest. Alla distanza di m. 6,35 dai tra- 
vertini correva parallelamente un muro in laterizio dello spessore di m. 0,90, che 
dal lato opposto ai parallelepipedi, e cioè a nord, formava, con un altro muro dello 
spessore di m. 0,75 una camera con pavimento a mosaico di grossi tasselli bianchi 
e neri. Il piano di questo pavimento era a m. 1,50 sopra il livello stradale. 

Costruendosi una fogna presso la chiesa di s. Clemente, di fronte all' ingresso 
delle terme di Tito, è slato scoperto, alla profondità di m. 5,20 sotto l'attuale piano 
stradale, il pavimento di una camera larga m. 4,70. Esso è a mosaico di buona 
fattura, a tasselli bianchi e neri, disposti a disegno geometrico a losanghe bianche 
entro rombi neri, da ogni lato circondate da piccole losanghe nere inscritte in 
quadratini bianchi- 



Regione IX. In via de' Burro, eseguendosi un taglio lungo il muro peri- 
metrale del fabbricato di proprietà della Camera di Commercio di Roma, è stato 
riconosciuto, alla profondità di m. 1,40 sotto l'odierno piano stradale ed alla distanza 
di m. 1,40 dal fronte del detto muro perimetrale, un tratto della costruzione del 
muro di ala sinistra della gradinata di accesso al Poseidonion, già riconosciuta nel 
1880 in occasione dei lavori per la nuova sede della Borsa di Roma (ved. Notizie, 
1880, pag. 228). Il muro è ad empìecton con pietrame di peperino. Se ne vide 
soltanto la facciata esterna per un tratto di m. 1,50. 



Via Labicana. Nei lavori di sterro per la costruzione di una fogna sulla 
sinistra della linea ferroviaria Roma-Napoli, fra il 3° ed il 4° chilometro, è stato 
riconosciuto un lungo tratto della via Labicana, alla profondità costante di m. 2,20 
sotto il piano dell'odierna vìa Casilina. Essa corre quasi parallelamente alla linea 
ferroviaria, e, per la direzione, corrisponde esattamente al tratto già scoperto nel 1908, 
allorché si costruì il cavalcavia con cui la via Casilina traversa i binari della fer- 
rovia (ved. Notizie, 1908, pag. 129). Questa volta il tratto di via antica scoperto 
si prolunga per circa 28 metri. Se ne vide soltanto la parte destra, limitata dalla 
crepidine, per una larghezza media di tre metri, formata da poligoni di selce disposti 
a coltello. 



REGIONE I. — 227 — OSTIA 

Via Ostiense. Continuandosi lo sterro per la costruzione del nuovo Mercato 
centrale, sulla sinistra della via Ostiense, di fronte alla officina del gas, alla pro- 
fondità di m. 2,70 sotto il piano di campagna, sono venuti in luce alcuni brevi tratti 
di muratura in opera reticolata di tufo, dello spessore di m. 0,60, che avevano la 
direzione da sud-est a nord-ovest. 

Fra la terra di scarico si rinvenne la seguente iscrizione su lastra marmorea 
frammentata (m. 0,40 X 0,26 X 0,12) : 

D m 

F L A V I A> 

ANN- VI 

T-FLAVIVS-EPIC^^^<^S? 
F E C • F I L I A E suae 

EX • PERMISSV 

HILARl 

G. Mancini. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 

III. OSTIA — Scavi nel teatro, nelVarea dei quattro tempietti, sul 
decumano, nel foro e nell'area di Vulcano. Scoperte varie. 

Fullonica. — Fregio in terracotta (esemplare un po' più completo di quello 
pubblicato in v. Rohden| u. Winnefeld, Architekt. róm. Tonreliefs, pag. 138). In 




FlG. 1. 

alto è decorato da un sima di volute legate da cordoni a festoni. La scena rappre- 
sentata nel quadro esibisce un tempietto circolare con tetto testudinato conico; alla 
base delle colonne sembrano essere delle statuine. A sin., sopra un pilastro, è la statua 
di una divinità muliebre vestita di peplo, rivolta verso il tempio, protendente la 
mano destra. Tutto questo è il fondo di una scena che si svolgeva in primo piano 
(scena di circo?); di essa non rimangono che due teste mutilate (fig. 1). 



OSTIA 



— 228 — 



REGIONE 1. 



Teatro. — Nel retrobottega della terza taberna, contando dall'angolo nord-ovest, 

in uno strato di bruciato alto circa m. 0,50, si rinvenne una grande testa marmorea 

(m. 0,35 ; fig. 2, e 3), ritratto di un romano del I sec. d. Cr., di squisita scultura. 

Si raccolse inoltre un frammento di lastra marmorea (m. 0,10 X 0,145 X 0,023) con 

r iscrizione : 

...DVLCISSI 

...M AT FEC 

1 V N 

quattro lucerne fittili (due della forma 27, di cui una con zona di ovoli male impressi 




Fig 2. 



sul margine, e poco leggibile, una della forma 30 con quattro zone di punti sul 
margine ed una della forma 30, ma con ansa forata con due linee di punti sul mar- 
gine); la parte superiore di un'anfora con le lettere CR dipinte in rosso sotto il collo; 
una cuspide di lancia di ferro. 



Area dei quattro tempietti. — Verso il lato ovest si è scoperta una vasca 
rettangolare (m. 3,55 X 2,50 X 1,22) con tubo di scarico nella parete ovest. In essa 
furono raccolti molti frammenti di intonaco bianco, nero e rosso, appartenenti a pareti, 



REGIONE I. 



— 229 — 



OSTIA 



colonne, cornici ecc., simili a quelli rinvenuti sotto il pavimento del corridoio cen- 
trale dei tempietti. 

Circa nel centro dell'area si scoprirono dei blocchi parallelepipedi di tufo su due 
linee convergenti in un solo filare, posato sulla sabbia. 

Presso il ninfeo venne in luce parte di un bassorilievo in più frammenti, rap- 
presentante un sacrificio (m. 0,51 X 0,40: fìg. 4). « La figura centrale del sacrificante 
con la testa velata, è sbarbata: si conserva sino alla cintola, col braccio d. avanzato 
in atto di deporre l' incenso sull'altare. Vicino a lui, alla sua d., sta il camillus e 




Fi0. 3. 



dietro, due accoliti barbati. Il primo a sin., volgente la testa a sin., somiglia un poco 
ad Adriano giovane; l'altro a d., visto di profilo, con la barba corta, ha ancora i capelli 
acconciati come Traiano. Si vede un pezzo di un'altra figura all'estremo sin. del fram- 
mento. Le pupille non sono scolpite nella prima testa barbata. Non ostante il lavoro 
un po' rozzo e meccanico, riterrei il frammento dei primi tempi di Adriano » . 
(Mariani). 



Decumano. — Nel tratto fra il teatro e la così detta piscina si raccolse un 
frammento di lastra marmorea (m. 0,18 X 0,185 X 0,03) con l' iscrizione: ...OCTAV... 
e tre pesi di travertino, dei quali, uno di gr. o95, uno di 325, il terzo di 296. 



OSTIA 



— 230 — 



REaiONE I. 



Nel tratto presso il tempio di Vulcano si notano diversi strati : il superiore è di 
terra smossa per la ricerca di materiali ('),' gli inferiori indicano diversi rialzamenti. 
Sul lato nord viene in luce una grande costruzione con muri su zoccoli di travertino 
con tracce di pavimenti rialzati. Questa costruzione presenta la porta più ampia che 
si sia finora incontrata, ha cioè m. 6,35 di larghezza. Fu però più tardi ristretta a 
tre metri. Dietro di essa, in continuazione degli stipiti, dopo aperture che davano 
accesso agli ambienti laterali, sono pilastri a cortina laterizia, con quattro sporgenze, 




FiG. 4. 

evidentemente per reggere la vòlta a crociera. Innanzi ad essa, due muri normali/ 
alla strada (m. 1,55 X 0,58 X 0,55), distanti l'uno dall'altro tre metri, occupano 
gran parte del marciapiede. 

Alcune aperture sul decumano sono state chiuse, come altrove, con muro fatto di 
pezzi di marmo e frammenti di tegole e altro materiale. Da una di queste chiusure 
si estrasse un frammento di statua, probabilmente di Nettuno (m. 0,51; fig. 5): gamba 
sin. virile, cui è presso un delfino che si avvolge con la coda ad un remo appoggiato 
al tronco di sostegno. Si estrasse pure un altro frammento di gamba (m. 0,23), forse 
della stessa statua. 

Tra gli scarichi su questo tratto si raccolse quanto segue: 
Marmo. Torso di statua muliebre in un costume speciale (m. 0,47 ; fig. 6). Porta 
un manto allacciato con un fermaglio rotondo sulla spalla destra. Questa borchia è ornata 



(*) Tra questa si è raccolta una moneta anconitana di argento, di Paolo IV (1555-1559). 



REGIONE I. 



— 231 — 



OSTIA 



in rilievo di una protome di Ercole, ed il manto nasconde le braccia, il sin. con la 
mano chiusa sul petto, il d. abbassato. « Mi ha l'aria di un costume rituale ; e le 
piegoline a zig-zag hanno dell'arcaicizzante » (Mariani). — Parte superiore di testina 
muliebre di rozza fattura (m. 0,05; forse una copia molto tarda di una scultura 
greca. — Frammento di testa muliebre con la sola capigliatura che è acconciata 
come quella della Giulia di Tito (m. 0,085). — Parte superiore di testa muliebre 
(m. 0,135), ritratto di donna romana del II sec. d. Cr. Ha i capelli discriminati e 




FiG. 5. 



leggermente ondulati, finamente scolpiti. — Parte inferiore di testa con capelli anno- 
dati sulla nuca (m. 0,105). — Ermetta coronata (m. 0,105). — Busto acefalo con 
tunica e manto, di cui un lembo è sulla spalla sin. (m. 0,36). — Parte di testa di toro 
(m. 0,24 X 0,17). — Frammento (m. 0,65 X 0.21), che pare un trofeo di scudi e pel- 
liccia ricoperto da vittae annodate come quelle che ricoprono Vomphalos di Apollo. 
— Frammento di bassorilievo con la parte superiore di una testa a capelli ricci 
(m. 0,75X0,075). — Frammento di rilievo, forse di sarcofago (m. 0,18 X 0,135; 
fig, 7). — Torso di uomo nudo, con clamide o manto a tracolla, mosso verso d., con 
spada impugnata. — Frammento di bassorilievo con cornice a rami e foglie e nel quadro 
un pezzo di nastro svolazzante (m. 0,20 X 0,35). — Frammento di urna cineraria 
(m. 0,30 X 0,285) a forma di cippo con colonne tortili, festoni di alloro e porta 



OSTIA 



— 232 — 



REGIONE 1. 



SUI 



lati aironi che beccano lucertole. È un frammento di buon lavoro. Cfr. special- 




Fio. 6. 




Fio. 7. 



mente Altraaan, Grahaltaere, pag. 155, n. 185 a e flg. 125. Fine del primo secolo 
dell'Impero — Due frammenti di colonnina o di tronco di albero, intorno ai quali 



REGIONE I. 



— 233 — 



OSTIA 



gira un serpe. — Altri frammenti di statue e bassorilievi. — Cippo frammentato, 
con iscrizione abrasa e prefericolo (m. 1,02X0,57 X 0,45). — Lastre iscritte: 

1. (m. 0,14 X 0,13 X 0,035) : 2. (m. 0,24 X 0,26 X 0,035) : 

. . . HADRI AN . . . 
. . .poNTlFMax . . . 
.. .O • " 

All'istessa lastra appartiene un altro 
frammentino con un pezzo di O . 



cAESAr . . . 
A N . . . 



3. (m. 0,145X0,048X0,03): 



. . . 1 • H A drian . . 
.. .NEPO 



4. (m. 0,26 X 0,195 X 0,03 ; 0,26 X 0,09); 



a) Mi.. 

...DIVII 

... ^/ I V I . 
...divi .. 



^) 



.. .di Wl 

...divi 
...divi. 

. ..d\V i 



5. (m. 0,28 X 0,21 X 0,06) 



. ..di\ \ 
. . . di\' I 



6. (m. 0,32 X 0,21 X 0,025) di Mas- 
simiano Massenzio: 



7. (m. 0,35X0,17X0,045): 



lOR 






v.^ 

se 


• AVRVA. . . 






RIAN 


. . . / N V I C / 


//// inr. 


rinr. 


^?/rtì!NDAR-TRI/; mH 


NIVSR 






. . QmAESTVRB- 


MOVE 






LEGATO- 

EETASI 

N 


1,57X0,21X0,03): 


9. 




AE 

.... RE 


.. rjROVINCS ... 






...IVC 



Notizie Scavi 1913 - YoL X. 



cioè : v{ir) c{larissimus) ? 



31 



OSTIA 


— 234 — 


REGIONE I. 


10. (m. 0,185X0,20X0,08): 




11. (m. 0,22X0,24X0,035): 


... OST ... 




RIO 

. . . T-PATR . . . 


12. (m. 0,15X0,235X0,09): 




13. (m. 0,082X0,11X0,036): 


...EPI... 

. . . rVRIA . . . 




DILI ... 

C V . . . 



14. (ni. 0,32 X 0,32 X 0,02) : 

CALPVRNIVSIO 

VINVS-IVLIOCH 

A-RELAMFE-FRA 

TRI -CARISSIMO FÉ 

CIT- SACERDOTI- 

MATRIDEVMCOLO 

NIAE-OSTIENSIVM 

Q_yi INDVXIT-ARBO-RESX 

VIIIIVIXIT-ANNIS-XLVIII 

MENSIBVS • Il 



La frase induxii arbores XVIII I, relativa ad un sacerdote della Mater deum 
della colonia di Ostia, si riferisce all'annua cerimonia indicata nei Fasti di Filocalo 
con la forma: Arbor intrat. Sul culto della Mater Magna ad Ostia ved. Paschetto, 
Ostia, pag. 160. 

15. (m. 0,32X0,31X0,06): 

RMEi 

V - HS ■ X 

iL'SEPTlMlo 

Severo- PERTINACE ti 

Ululili 

////// 

IVS • FÉ" 

IV 

È abraso il nome di Glodio Albino, collega di Severo nel consolato del 194 d. Cr. 

16. Tre frammenti di una iscrizione, che non attaccano : su uno di essi si legge 
la parola: LVDI. 

17. (m. 0,085 X 0,085 X 0,02): 18. (m. 0,18 X 0,16 X 0,026): 

ERO . . 

D m ••.. P XXV 



. EGRILIO . 



TVM HE 
. NON 



REGIONE I. 



— 235 — 



OSTIA 



19. (m. 0,246X0,145X0,025): 



... ACF 
. . . A P TA 

. siBl' ET • 
. . . METRO 
ILIO 



20. (m. 0,125 X 0,18X0,023): 



■/)o m ?EÌ A 1 
FECIT 



D 



m 



21. (m. 0,31 X 0,245 X 0,041) 

D m 

POMFV 

TISQ^V 

BVS 



22. (m. 0,153X0,185X0,037): 



23. (m. 0,15X0,16X0,04): 



• D 

RVF 



m 



d M 

NIAE- 

TYCHE 

co NIVGI- 
é^W^MERENTI 



24. (m. 0,203X0,175X0,021; 

ALOEPO . . . 

dui GISSIMO QVI . . . 

. «NNISXI^III 

..Villi 

.. lAALOEPlAN ... 

. ORfECIT 



25. (m. 0,11 X 0,20X0,025): 

NI 

. . . E R • F I L I 

. . . MAE ■ FEC 

Nella seconda linea, LI è corretto 
da LC 



26. (m. 0,075X0,105X0,025): 

. . . NDVS 
. . . CVS 
.. . XAN 

28. (m. 0,105X0,85X0,03): 

. . . MEDIVM . . . 

TEMAC 

VITV 



27. (m. 0,20X0,18X0,03): 

... CV 
. . . ORVM 
. . . NDVS 
... VM 

29. (m. 0,18X0,11X0,022): 

.... 1 ^ .V 

A E S VA 

QVAEVIX . . . 

HIC ■ DOrmit 



OSTIA 



— 236 — 



REGIONE I. 



30. (m. 0,23X0,44X0,035): 

riACl ■ NOMOCTO-eANeiN 
MOIPON ■ ATPenTOC AN AFKH 
TIKTOMGNOIC • OTGNHCAN 
eni • KAiiCTHPCIN • ATPAKTnN 



31. (m. 0,09X0,12): 



.. .AAGPHKA .. 
. . XGCOIKON€ . . 
AAHAOIC . . 



Altri piccoli frammenti iscritti. — Pezzi di cornici, di colonne, di basi, e di ca- 
pitelli. — Parte superiore di candelabro (?) con rami e foglie (m. 0,205 X 0,125). 

Terracotta. — Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 19, 22^;, 24. 39, 71 (2 es.), 
103 (2 es.), 104, 169 ^ 171, 313, 376 a, 377 (3 es.), 396, 483, 495, 520, 585 
(3 es.), 616, 659 (?,é^, 661, 693, 702 (2 es.), 724, 731, 802, 811 (2 es.), 831, 
837, 858, 934, 946, 954, 1037 (3 es.), 1094 e, 1282, 1298, 1347, 1366, 1367, 1422, 
1435 (3 es.), 1438, 1449, 14656, 1512a, 2157 (2 es.), 2165, 2194, 2203 (2 es.), 
2204, 2269, Nolùie, 1909, pag. 129 é?; 1910, pag. 290 e 



a) O •••AVG N FIG L C. 

. . . Elii /Cini 

e) O Q_AS1NI MARCELLI 

CA//0// 



e) □ . .. MA>VIAL- .. . 

g) di ... ORTA ... a kttcrc! incavate 



b) a ///AR VET-ANICm// 

d) (^ EX P CORNE'///ICIOI\7/ 

//;CORNELI///ALAM [Th?^alam 

? 

uomo u donna con elmo crehtatn 
/■) O (diam. m. 0,(i.ì8) SVLPICI- :^OS 



h) o 



LOFIG 

N 



i) o 



SCIAN 
.. .A. .. 



Frammento di cornice con gola, ovoli e dentelli. — Frammento di rivestimento, 
ov' è rappresentato un colonnato corinzio con festoni tra una colonna e l'altra, dai 
quali pendono maschere (cfr. v. Rohden e Winnefeld, tig. 280). — Frammento di 
cornice con guscio ornato di palmette sorgenti in mezzo agli spazi circolari da doppie 
volute di caulicoli legate. — Frammento di rivestimento, in cui sono rappresentate 
in rilievo alcune piante. — Voluta ornata di fogliami di acanto, ed al suo nascimento 
accompagnata, paro, da ciocche di peli, forse barba. — Frammento di rivestimento 
con palmetta formata da ricci, e tracce di colore rosso. — Altro con maschera che 
nasce da una foglia e, sopra, palmetta. — Altri simili, varii. — Ansa di anfora 
con la marca 

ITN 

FOC ? 



REGIONE I. — 237 — OSTIA 

Fondo di anfora con la lettera M graffita a crudo presso il piede. — Lucerne: una 
della forma 22 ; tre della forma 30 con quattro linee di punti sul margine ; una della 
forma 31 con conchiglia nel disco. 



Foro. — Ho già osservato come il Poro di Ostia dovesse supporsi di fronte al 
tempio di Vulcano. Appena arrivato lo scavo del decumano a questo punto, ad occi- 
dente della via è venuto in luce un cippo di marmo (m. 1,70 X 0.61 X 0,59), ornato 
di patera e prefericolo, con la seguente iscrizione di epoca tarda, che menziona il 
luogo : 

TRANSLATAM EX-SOR 
DENTIBVSLOCIS- 
AD ORNATVMFORI 
ET- AD • FACIEM • PVBLICAM 
CVRANTE-P AH TIO 
CLEMENTINO-V-C- 
PRAEF-ANN- 

È un'altra prova delle cure dei prefetti dell'annona della seconda metà del IV 
secolo per il rinnovamento edilizio della città: troppo spesso, però, essi ci hanno distrutto 
documenti di storia più antica, come fece questo P. Attio Clementine il quale tolse 
l'iscrizione precedente. 

Accanto al cippo si è rinvenuta una costruzione circolare (m. 1,50 X 2,90), che 
sembra una vasca, in opera laterizia, all'esterno ornata di marmo, di cui resta parte 
dello zoccolo con cornice. Ha pavimento a mosaico bianco e cordoncino ai piedi delle 
pareti. Ha sei nicchie rettangolari (m. 0,90 X 0,49) : quasi al piano di una di esse 
è un archetto con foro; una porta poi è stata aperta in quella che guarda il tempio 
Il piano è a un livello più basso della via. Non si è potuto completare lo scavo, 
perchè esso sta proprio al confine della tenuta Aldobrandino 



Area del tempio di Vulcano. — Sul lato orientale sono venuti in luce altri 
tratti del pavimento di lastre marmoree e, dietro, ingressi di taberne. Qui si rinvenne 
pure, in cattivissimo stato, una calcara, che non fu mai adoperata e nella quale 
stava un grande ammasso di pezzi di marmo, rotti a colpi di mazza. 

Tra gli scarichi di questo lato si raccolse: 

Marmo. Parte superiore di testa giovanile in bassorilievo, con capelli mossi e 
lunghetti, lo sguardo rivolto in alto (m. 0,16; fig. 8). «Di tipo ideale, col naso 
conservato, scultura ellenistica, mostra una certa somiglianza con il Ganimede di 
Leochares ed altre opere della fine del IV sec. « (Mariani). — Maschera satiresca, 
la bocca spalancata, dipinta in rosso nell'interno (m. 0,08; fig. 9). — Frammento 
di rilievo (m. 0,085; fig. 10): parte superiore di testa coperta di berretta lanosa (?) 
indicata con fori di trapano. « La faccia sembra quella di un Ercole, e sarebbe perciò 



OSTIA 



— 238 — 



REGIONE I. 



coperta della pelle leonina » (Mariani). — Frammento di lastra iscritta (m. 0,19 X 
0,21X0,05): 

1 ,, 

NIC 

...SDD-... 





FiG. 8. 



Fio. 9. 




Fio. 10. 



Terracotta. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 19, 89, 97 6?, 274, 328, 440, 496, 
693, 835, 1154a. 1298. — Frammento di tegolone decorativo con l'ala d. di una' 
stìnge sotto una zona di ovoli ; e altri simili. 

E inoltre un frammento di una lancia di ferro. 

Nel lato occidentale si rinvennero due frammenti di grandi rilievi architettonici 
m^ 0,58 X 0,52 X 0.58; m. 1,20 X 0,68 X 0,22). . Si vede in alto la cornice costi- 
tuita da un listello ed una gola. Nel mezzo è parte di un grande scudo circolare, 
li cui bordo e ornato da un festone di alloro, il corpo convesso tutto baccellato e 



REGIONE I. 



— 239 — 



OSTIA 



nel centro avanzo di ali, forse di una maschera gorgonica, che stava nel mezzo. 
Sull'altro frammento, presso l'orlo dello scudo, si vede un'ala abbassata di uccello, 
forse aquila, che decorava un' insegna. Buon lavoro fine, che ricorda la fattura dei 
trofei del Posidomumyi (Mariani), fig. 11. 



Piccolo mercato. — Il penultimo ambiente del lato sud, ora tagliato da un muro 
mal fatto, piantato in alto sullo scarico ed egualmente nell'ultimo, a due metri dal 




Fig. U. 



suolo, era un forno di pessima costruzione. Evidentemente, questi stanzoni, coperti 
di volta, servirono di rifugio sino ad epoca recente. 

Nella parete di fondo del penultimo si vedono, in basso, parecchi filari di blocchi 
parallelepipedi di tufo, in continuazione di quelli del prossimo ambiente ad est. 
Anche qui furono scoperti alcuni muri addossati e normali a quei tufi, e, tra essi, un 
pavimento ad opera spicata. Sotto questo pavimento si notano, sui blocchi, tracce 
d' intonaco dipinto. L'acqua, che quest'anno si mantiene alta più del consueto in questa 
stagione, impedisce, per ora, di approfondire lo scaYO. 



240 REGIONE I. 

CEPRANO '^^^ 

Scoperte varie. — Negli scarichi di Piume Morto si rinvenne un frammento 
di lastra marmorea (m. 0,175X0,105X0,031) con l'iscrizione: 

VCRI 

... S A VGVSTI 
... EIVSPHILETIA 
... S HEDI AN 
... S FELICI 
...VS EPAPHIODI 
... S ViCTO 
.. . EIVS VETTIAI 

MANLIAN . . . 

APRILI 

I A N V 

In vari punti si raccolsero mattoni con i bolli C. L L. XV, 79, 268, 693, 983 «, 

1097 A, 1465. 

D. Vaglieri. 



IV. CEPRANO — Bolli greci del territorio di « Fregellae » ('). 

Al ricco materiale antiquario che viene alla luce da rinvenimenti fortuiti da 
quasi tutte le regioni d'Italia, le due città vicine di « Fregellae « e di « Fabra- 
teria Nova » che pur rappresentano, l'una successivamente all'altra, uno dei più 
importanti centri politici e commerciali dell'antica regione, non hanno portato quasi 
nessun contributo (^). Di questa apparente povertà, in mancanza di esplorazioni e 
di scavi scientifici, non avremmo troppo a dolerci, se la facilità, che ha offerto e 
offre tuttora il suolo archeologico delle due città contigue, non avesse permesso 
e non permettesse sempre continue e aperte manomissioni da parte dei coloni e dei 
proprietari dei terreni compresi nell'agro fregellano-fabraterno. Il materiale conser- 
vato si riduce, così, a ben poco; quasi tutto è dovuto alle cure di un dotto del 
luogo, signor Pasquale Cairo, che raccolse in un suo giardino a S. Giovanni Incarico 
(Caserta), il meglio del materiale archeologico ed epigrafico rinvenuto nel suolo della 
sottostante città di «^ Pabrateria Nova". Riservandomi di pubblicare tra poco uno 
studio speciale su questa piccola collezione privata, quasi completamente ignorata (^), 

(') Sull'ubicazione di questa città non posso far altro che riportarmi alle notizie del Mommaen 
in C. L L , X, ])p. 54R ^ng.; alla determinazione del sito e dell'agro di Fregellae provvede ora 
egregiamente la monografia di G. Colasanti, Fregellae, storia e geografia, Veroli, 1908, in « Studi 
di geografia antica di G. Beloch «. 

(•) Poche nntizie di scoperte nel territorio fabraterno si hanno in « Atti della Commissione 
conservatrice di Terra di Lavoro». 

(•) Sopra un nittovolu capitello dorico conservato nel giardino Cairo v. R. Delbrueck in Ròm. 
Mittheil., 1903, XVIII p. 158 sg. 



Hegione i. — 241 



CEPRANO 



offro qui appresso il frutto di alcune brevi esplorazioni epigrafiche fatte, fin dall'estate 
del 1909, nel territorio delle due città. 

Sul pendìo orientale dell'altipiano dove sorgeva l'antica Fregellae, nella casa 
colonica di proprietà dei sigg. Cairo, raccolsi dai contadini del luogo tre anse di 
anfore, probabilmente rodie, con bolli; due di esse, più recenti, conservano l'attacco 
del manico alle pareti del vaso (un. 2, 3), mentre la prima più antica (n. 1), appare 
fratturata nel punto stesso dell'attacco. Lo stato della loro diversa conservazione 
frammentaria si spiega forse con la diversa forma d'aggetto del manico sulla pancia 
del vaso. Oltre alla forma dellattacco, il colore, l'impasto e il peso rivelano nei 
tre bolli una diversa tecnica di manifattura entro un periodo di tempo che, in base 
ai caratteri epigrafici, può calcolarsi, senza incertezze, a più di un secolo. Il più antico 
ha tutti i caratteri di un bollo di Rodi del tipo più perfetto: colore giallo-roseo, 
impasto fine, porosità grande e superficie levigata ('); gli altri due hanno la super- 
ficie scabra e rivelano un impasto e una lavorazione assai meno accurata. Il rilievo 
dei caratteri è, in tutti e tre, assai tenue. 

1) E^^OANo 'E^nì 'A']^avo- 

mTor = [(To'] Tov 

zrw£NG\or ^[fny^iov 

Lo stesso eponimo, ma con indicazione diversa di mesi, si ha in /. G. XII, 3, 
n. 1070 e in Kaibel, 7. G. S. /., n. 4<)-4(3; eponimo e mese uguali ritroviamo in 
Dumont, fascript. Céram., pag. 79, n. 21 {^). L'eleganza dei caratteri dagli apici 
leggermente ingrossati, il diverso corpo delle lettere ■^ e o, e, oltre a ciò. la 
forma del a con la barra superiormente sporgente, quella del i9- con barra, a quanto 
sembni, orizzontale al centro, fanno attribuire questo bollo a non prima del li se- 
colo av. Cr. 

2) Bollo circolare: 

1 bolli che recano questo nome sono in buona parte circolari (cfr. I. G. XII, 3, 
n. 1307; /. G. S. /., n. 260, e Dumont, op. cit., pp. 95 seg.); nel nostro sembra 
scomparsa, a causa dell'estrema corrosione, qualsiasi traccia dell'emblema al centro. 

3) ErrjKAAAl '^m. KaXXi- 

KPATEYZ = xodisvc 

K Allò Ne JOY Kagvsiov 

E tra i bolli più largamente esemplificati: /. G., XII, 3, n. 1152, 1-11; /. G. S.I., 
nn. 311-317; Dumont, op. cit., pp. 97 seg., nn. 157-158. Eponimo e mese uguali 
offre il bollo /. G. S. /., n. 314. 

(') Dumont, Inscript. céram., pp. 8 seg. 

(*) Nome di un mercator rodio H&ayóàoro? abbiamo anche in /. G. XII, 3, n. 1222. 

Notizie Scavi 1918 — Voi. X. 82 



S, GIOVANNI INCARICO 



— 242 — REGIONE I. 



L'aver raccolto questi tre bolli a brevissima distanza di tempo l'uno dall'altro, 
da uno stesso luogo e dalle stesse mani, parmi un fatto, nella stessa povertà di 
documenti da cui ci viene attestato, di qualche interesse per la storia commerciale 
dell'antica città. L'esistenza di bolli di anfore vinarie tra il materiale di scavo, è 
giustamente ritenuta come una delle più significative testimonianze dei rapporti 
commerciali tra le varie parti del mondo antico. 

Ili Italia, all'iufuori della Sicilia e della Magna Grecia ('), i rinvenimenti non 
sono stati troppo frequenti, o non se ne ha, ed è male, una conoscenza sicura. Per 
Fregellae e la vicina Campania, seguire le traccio del commercio con il Mare Egeo 
significa rendersi più esatta ragione del largo influsso artistico greco che permane 
nella ceramica locale, nelle statuette votive, nei frammenti architettonici di terra- 
cotta e in tutto il vario e molteplice uso artistico e industriale che troviamo appli- 
cato alla ceramica nelle città campane. 

A. Maturi. 



V. S. GIOVANNI INCARICO — hcrizioni inedite del territorio del- 
l'antica Fahrateria Nova. 

1) A pochi passi dal margine sinistro della strada che mena da Isoletta a 
S. Giovanni Incarico, nella proprietà del sig. Giuseppe Palombo, fu scoperta nel 1908 
la seguente stele di travertino in perfetto stato di conservazione (alt. m. 1,00; 
largh. media m. 0,36; spessore m. 0,22). 

D M S 
CSVLPICIO 

FIRMO 
AVG • FABR ■ 



y////////.v//M 



MARITO FTV (.stc) 
MO 

Il nome richiama il C. Sulpicius Firmanus dell'altra iscrizione fabraterna, 
C. I. /.., X, 1, 5604; nello spazio interlineare maggiore tra la 4* e la 5* linea, 
vi sono tracce evidenti di rasura: è stato forse abraso il nome della dedicante. La 
lettura della 4* linea è: Aug{ustali) Fabr{atenae), magistratura già esemplificata 
m C. !. L., X, 1, 5592 : C. Fahriterno Primitivo Augustali. 

2) Cippo sepolcrale murato nella casa rurale di Pietrangelo Straccolasso. presso 
il piccolo eremo di S. Cataldo: superficie scabra ed incavata, con larga frattura 

(') Buona mèsse diedero ,£^li scavi di 'J'araiito al Viola: Not. d. scavi, 1885, pag. 258 = 
/. (/. /. ò., pp. 50.*? seg^.; altra ne i)otè raccogliere receiitcìiionte l'Orsi da Siracusa, Not. d. scavi, 
liìOf». pag. 342. 



REGIONE l. ' — 243 — S. GIOVANNI INCARICO 



mediana; il solco delle lettere è assai consunto (alt. m. 1,25; largh. dello specchio 
epigrafico m. 0,60) : 

D M 

HERlae PHOEBE 

LIB B M 
HEKìa HERINa 
PA^rONA 
FEdT 

Quest'iscrizione e la seguente si trovano da niolto tempo adibite a materiale 
da costruzione, e solo la lontananza e la poca accessibilità del luogo le ha fatte 
sfuggire ai primi raccoglitori. Il nome Berta ricorre nell'onomastica locale anche 
nell'iscrizione pubblicata in Alti di Terra di Lavoro, 1894, pag. 295. 

3) Ibid. Frammento murato obliquamente nel muro della scala esterna della 
casa (alt. m. 0,45; largh. 0,80): 

... ABVLl.... 

... MVlPHIOSIb? et 
. . .ERONI EKO^iano 
libEKTl^ 

Nella 1* linea non sembra che si debba integrare Bull{anius) come dal titolo 
formiano del C. /. Z:., X, 1, 6140; Amphio, nello stesso territorio fabraterno, ricorre 
come nome di liberto in Aiti di Terra di Lavoro, 1893, pag. 242. Oltre al nome 
ÀVos, non può supporsi caduto altro che un nome solo di liberto. 

4) Blocco rettangolare imperfettamente levigato anche dalla parte inscritta, 
venuto alla luce da pochi anni per la caduta d'una frana sulla ripa del fiume Gari- 
gliano in contrada detta Limata dello Spedale (alt. m. 0,50; largh. 0,90; spessore 0,40; 
— dimensioni medie delle lettere: alt. m. 0,11; largh. (dell'O) m. 0,07): 

MVIBIVS 
LIBO 

A giudicare dalla grandezza dei caratteri e dalla tecnica monumentale dell'in- 
cisione, si è indotti a pensare che questo blocco facesse parte d'una grande costru- 
zione, e che la nostra iscrizione possa avere carattere pubblico e non privato. La 
gens Vilna ricorre già nell'onomastica locale (C. L Z., X, 1. 5692), e un'altra sola 
volta ritroviamo il cognome Libo sicuramente associato con questa gente (C /. Z., P, 
pag. 72 = X, 6639) (1). 

(') Sai G. Vihius Libo(?) « coiisul suffectus », secondo i fasti Anziati, dell'a. 16 d. Cr., Tedi 
i giusti dubbi del Dessau, Prosop., pag. 422, n. 386, e pag. 424, n. 396. Non so, invece, se con 
ragione lo Huebner, in Eph. Epigr., 8, 502-503, suppliscii il nome della gens Scribonia nella lacuna 
innanzi al cognome Libo. 



MINTDRNO - 244 - REGIONE I. 



5) Stele rinvenuta recentemente nelle terre di proprietà dei sigg. Tanzi di 
S. Giovanni Incarico, e collocata ora in paese nel giardino dei proprietari (•): 

D M 
SVLPICIAE 

VICTORINAE 
FILIAE DVLC 

VIXIT AN XX 
CANEDIVS 
VICTORINVS 
PATER FECIT 

Una Caeeilia Victorina riappare nell'iscrizione locale C. I. L.. X, 5585; note- 
vole il nome del padre Caiiedms che ricorre in tal forma una sola volta in C. I. Z., 
VI, 25610 (*) ; per gli altri casi, in cui abbiamo in territorio osco il suffisso -edius in- 
vece del corrispondente -idius, vedi in Conway, The italics dialects. I, pp. 159 segg. 

L'iscrizione C.LL. X, 5632 non è che l'iscrizione G.l.L. X, 5685 letta alla 
rovescia da chi ne inviò al Mommsen il calco o il disegno. Il frammento è difatti 
murato capovolto nella casa colonica di P. Dolci, e l'errore si spiega e si scusa in 
parte per la scarsa traccia che delle lettere è rimasta sulla pietra striata e assai 
consumata. 

A. Maiuri. 



VI. MINTURNO — Rinvenimenti vari. 

Nella masseria Tipaldi, posta ad oriente e non lungi dai ruderi del teatro del- 
l'antica Miuturno, furono rinvenuti, durante i lavori campestri, i seguenti oggetti: 

1. Grosso frammento di marmo bianco di frattura cristallina, dell'altezza 
massima di m. 0,47, con una figura in rilievo di Nike volante (fig. 1). La super- 
ficie curva del marmo, il tipo della figura della Nike con ai lati il motivo decora- 
tivo floreale della spirale e le grosse sporgenze dell'orlo superiore, fanno chiaramente 
scorgere che il frammento in questione non altro è se non un grosso scheggione 
appartenente alla corazza istoriata d'una grande statua imperiale. Le tre sporgenze 
al di sopra della figura, rappresentano precisamente le pieghe della clamide che 
scendeva sul davanti a pieghe profonde semicircolari. Della ricca composizione figu- 
rata a rilievo che doveva ricoprire tutta la corazza in due o tre e forse anche più 
piani (li li^Mirc. non ci rosta, con il nostro frammento, che la figura laterale sinistra 
dol piano superiore. È una Vittoria volante con le ali protese e il lungo chitone 
riboccato mosso da pieghe profonde: reca, secondo il consueto schema della Vittoria 
romana di tipo seriore, nella mano sinistra una palma e nella destra sollevata una 

(') Le misure della stela debbo alla cortesia del sacerdote d. Gaetano Tanzi. 

( ) ( tr. Schulze, ifar Qcu-)i. d. latein. Personennamen, pag, 142, e additain., jtag. 436. 



REGIONE I. 



— 245 — 



MINTDRNO 



corona. A destra della Vittoria, sull'orlo sinistro fratturato del frammento, si vedono 
le tracce della parte superiore del corpo di un'altra figura rivolta verso la prima. 
Il frammento apparteneva adunque ad uua statua imperiale di grandi dimensioni, con 
la corazza riccamente istoriata. Com' è noto, Minturno ha già dato altre due statue 
imperiali con loriche istoriate, degli imperatori Caligola e Traiano; l'una e l'altra 
sono conservate nel Museo Nazionale di Napoli {Guida Ruesch, nn. 967, 1025). 




FlG. 1. 



2. Statuetta di marmo bianco di facilissima frattura, alta m. 0,23 (fìg. 2). 
Raffigura il comune tipo della personificazione allegorica dell'Abbondanza o della 
Fortuna. La divinità seduta sopra un semplice seggio senza appoggi laterali e senza 
dorsale, regge con la mano sinistra il consueto emblema della cornucopia ricolma di 
fiori e di frutta, mentre la destra, spezzata all'avambraccio, doveva tener proteso 
l'altro non meno comune emblema della patera somministratrice. La statuina, di 
grossolana fattura di arte provinciale romana, si richiama a modelli ellenistici del 
tipo a cui abbiamo accennato, a traverso la tradizione artistica delle terrecotte pla- 
stiche della Campania. È però assai probabile che con questo comune tipo figura- 
tivo si volesse rappresentare nel nostro caso una speciale divinità agreste che è 
oggetto singolare di culto in molte città del Lazio e della Campania, vale a dire la 
Bona Dea, venerata anche sotto il nome specifico di Bona Dea Cereria. La statuetta 



MINTDRNO 



— 246 — 



REGIONE I. 



minturnese rassomiglia invero ad una statuetta della Bona Dea rinvenuta ad Albano, 
con iscrizione dedicatoria incisa ai piedi del seggio {Bull. arch. com., VII, 1879, 
tav. XXIII: cfr. Roscher. Lexicon, I, pag. 794); di più, dell'esistenza di un culto a 

Minturno a questa divinità, abbiamo chiara 
testimonianza nell'iscrizione C. I. Z., X, 
5998. Verosimilmente adunque la nuova 
statuetta votiva e l'iscrizione già nota sono 
indizio della presenza di un santuario alla 
Bona Dea nella città o nell'agro di Min- 
turno. 

3. Nella stessa masseria Tipaldi, 
a m. U,830 dal piano di campagna, il colono 
s' è imbattuto, nell'aratura del campo, in 
un pozzo romano formato di tegole tubu- 
lari del diametro di m. 0,50 circa, munite 
di pedarole. I tegoloni di copertura ave- 
vano conservato la cavità del pozzo quasi 
del tutto immune dalle infiltrazioni del 
terreno, cosicché, con un sommario lavoro 
di ripulimento, il colono stesso ha potuto 
raggiungere il livello dell'acqua a 6 metri 
circa di profondità. 

4. Nella contrada Virilasci, presso 
l'anfiteatro si rinvenne il seguente fram- 
mento epigrafico scorniciato (m. 0,60 X 

0,40), gentilmente segnalatomi dall'ispettore del luogo avv. R. Faraone: 

C • COR. .. 

e. CORNEL. . . 

C CORNE. . , 

ARRlTl... 

C . C'VARIOR. . . 

ERONIS. . . 




FiG. 2. 



L'iscrizione sembra relativa a liberti della gens Cornelia, come l'altra di Min- 
turno 0. f. />., X. 6028. Il nome della 4* linea è Arritius, variante di Arrutius 
da Arruniius, nomi schiettamente locali nel territorio degli Aurunci('). 

5. Procedendo dalle rovine di Minturno al villaggio di Scauri lungo la via 
provinciale ohe deve seguire in quel tratto il percorso dell' Appia antica, a poca di- 
stanza dall'abitato di Scauri e sul margine destro della strada, il colono Pasquale 

I ) Nflla cuneziuiu' delle bozze ho riconosciuto che questo frammento fa parte della raccolta 
di iscrizioni inedite di Aliiitiirno pubblicata da R. Laurent-Vibert e A. Pitrani..] in Méìancjes de 
lìom,', 1907, XXVII p. 495 sgg. (v. p. 500 n. 9): la pietra fu da me vista in località divJrsa da 
luella indicata dai primi editori e la provenienza datamene è quella che ho di sopra accennato 



REGIONE 1. 



— 247 — tEANÓ 



Venta, nel cavare le fondazioni d' ima casa colonica, s' è imbattuto in un breve tratto 
di muro antico ad un solo filare di blocchi squadrati di travertino. Il muro parallelo al 
margine della strada, giaceva a m. 1,50 di profondità dal piano di campagna; dal lato 
interno del podere, e ad una profondità maggiore, lo zappatore ha incontrato alcune 
tombe a tegoloni con tracce di scheletri senza suppellettile di qualche rilievo. Ad un 
livello superiore del muro e delle tombe si rinvenne, arrovesciato sul terreno, un tronco 
di statua del comune tipo delle statue di magistrati municipali, mutilo della testa 
e dei piedi (alt. m. 0,83). Trattasi evidentemente dell'area, chiusa di recinto, di un 
sepolcro famigliare a lato della via Appia. 

A. Maiuri. 



CAMPANIA. 

VII. TP] ANO — Rinvenimenti vari. 

Nella zona a sud-est di Teano, sulle alture che sorgono a sinistra del fiumicello 
Saone, i lavori campestri e le ricerche furtive mettono tuttora alla luce avanzi della 
suppellettile della vasta necropoli romana e preromana teanese. In una rapida escur- 
sione ebbi occasione di notare nel fondo di Nicola Mottola, già noto per il rinve- 
nimento di un importante e bel mosaico cristiano ('), i seguenti oggetti: 

1. Rozza statua femminile, drizzata sul muro dell'aia, ricavata da pietra 
locale (alt. m. 1,83). La superficie, tutta fortemente corrosa, scabra, piena di fen- 
diture, dà alla statua l'aspetto di un'opera sommariamente abbozzata. È evidente- 
mente una statua funeraria che doveva far parte di un monumento sepolcrale di 
età imperiale. La profonda corrosione della pietra, favorita, come a me pare, dall'in- 
compiutezza stessa del lavoro dell'artefice, dà alla figura l'aspetto di una senilità 
rugosa e grave; ma di questo e d'altro non è possibile giudicare, data la più com- 
pleta assenza di dettagli distrutti o non mai eseguiti dall'artista. Trattasi, ad ogni 
modo, d'una rozza opera di arte locale. 

2. Frammento di terracotta grezza, leggermente ricurvo e appartenente vero- 
similmente ad un vaso con decorazione a rilievo (misura cm. 0,07 X 0,07). Come 
appare dall'unita riproduzione, sul frammento è ricavato a rilievo un pilastrino a 
guisa di una piccola base votiva, e al di sopra par di scorgere le pieghe estreme di 
un vestito; sulla base è grafiBta l'iscrizione: Vilnus \ lngen\uus. Li\be{n)s vo\tum 
so\[_lvit...']- 



(') Not. degli scavi, 1907, pag. 697 (V. Spinazzola). 



TEANO 



— 248 



REGIONE ì. 



Dal carattere dedicatorio dell' iscrizioncella, e dalla forma dell'oggetto su cui è 
graffita, si ricava che sulla basetta a rilievo era effigiato, pure a rilievo, l'agalma 
della divinità a cui il dedicante avrà inteso consacrare il vaso. Questo sarà stato 
decorato di altra rappresentanza più o meno allusiva alle ragioni del votum susceptum, 
e rientra cosi nella classe delle tarde ceramiche a rilievo dell'età romana, non troppo 
ancora riccamente esemplificate nella Campania. Il nome Vibius è assai frequente 
nelle iscrizioni vascolarie campane (^), 




3. Presso il Mottola, insieme con il frammento suddescritto, potei ricuperare 
il corredo sepolcrale di una tomba del tipo con copertura a tetto, corredo consistente 
in una hydria. un cratere di forma tarda a vernice nera senza ornati, un piatto 
a labbro ripiegato e tre piattelli con decorazione impressa e ornati floreali dipinti, 
due oinochoe trilobate, tre lekythoi con decorazione a reticolato, e un piccolo busto 
di terracotta di una divinità femminile. Il tipo di queste ceramiche è identico a 
quello, già noto, delle necropoli del fondo Gradavola e del fondo Nobili (*). Un fram- 
mentino d'iscrizione osca verrà pubblicato in seguito con un piccolo gruppo di iscri- 
zioni osche entrate recentemente a far parte delle collezioni del Museo Nazionale di 
Napoli. 

A. Maidri 



(") Vedi ijli fndices del C. I. L., X, 2. 

I*) V.'(H Monumenti ant. dei Lincei, XX. 1910. pa<rfr. ') sog. 



REGIONE I. 



— 249 — 



POMPEI 



Vili. POMPEI — Coniinuasione dello scavo di via delV Abbondatila. 

P Zona — Scavo della 'via. 

Col rilievo topogratico (fig. 1) vien presentato lo stato attuale delle scoperte 
recentemente fatte sulla via tra i fronti opposti delle isole I della Reg. Ili, a nord, 
e I della Reg. II, a sud. 



Re(T: IX 
Ino:XIII 

E- 




FlG 1. 



- — I rrve Ir» 



Circa i tre vani della Reg. ITI. ins. I, oltre alle notizie già fornite, bisogna 
aggiungere che dal proseguimento dello scavo si sono avute chiare testimonianze che 
una grande tettoia si stendeva sull'alto dei vani 2-5. 

L'unico vano dell'isola opposta, reg. IT, ins. I, n. 1, è un termopolio sul quale 
già si abbattè la zappa di antichi esploratori, come pare attestato specialmente dalla 

NoTiziK Scavi 1913 — Voi. X. 33 



POMPEI — 250 — kEGIONE I. 



mancanza del rivestimento marmoreo della superficie superiore del podio (a) e dei 
gradini della scaletta, destinata all'esposizione di vivande e vasellame. Avanza intatta 
la sola superficie anteriore del banco, la quale sopra un alto zoccolo di marmo bianco 
ha due filari orizzontali di quadrati di marmi policromi. L'ambiente ad est del ter- 
mopolio, e con esso comunicante (b), è un cubicolo con decorazioni piuttosto trascu- 
rate di IV stile, del cui soffitto a botte soltanto pochi frammenti si son potuti re- 
cuperare. Nel lato orientale è il rincasso per il letto e, nel pavimento di cocciopesto, 
una scacchiera centrale a reticella di rombi, fatta con tessere minute di marmo 
bianco. Al centro dei maggiori riquadri delle pareti, tre medaglioni di m. 0,28 
di diam. esibiscono l'uno (parete sud) il busto di Diana, di fronte, diademata, con 
arco nella sin. levata in alto e turcasso dietro la spalla destra, e gli altri due 
(parete nord) i busti di Bacco di fronte, coronato di foglie di vite e con esile tirso 
sulla spalla destra, e di Apollo, in terza a d., nudo, con la cetra stretta fra le mani. 
Negli spazi minori (parete est) convergono, volando verso il centro, due Eroti nudi, 
reggenti l'uno una lunga face e un vassoio, e l'altro come un ombrello. 



II» Zona — Reg. I, ins. VI. 

Col rilievo topografico (fig. 2) vien mostrata la parte finora tornata in luce 
della casa posta a sud della fullonica n. 7, e il cui ingresso si apre sul vicolo 
meridionale dell'isola. Rustici sono gli ambienti 1, 2 e 6, mentre gli altri e l'atrio, 
vi.sibile per ora soltanto nella più alta parte del muro settentrionale, esibiscono 
interessanti decorazioni di III stile, per la massima parte in cattivo stato di con- 
servazione e, in vari punti, abbattute e rotte da antichi esploratori che frugarono 
ogni angolo dell'edificio. Nelle pareti meridionale e orientale dell'ambiente 4, ad 
esempio, sono due ampi fori con i quali si facilitarono le ricerche negli ambienti a 
tergo. Quello che si svolge ad oriente dell'ambiente 4, e che per ora si è appena 
attinto, è un complesso di fabbriche molto interessante. In piano superiore si stende 
verso oriente un ampio terrazzo, nel cui primo tratto sono un triclinio estivo e alcuni 
pogginoli. In piano inferiore, ed al disotto del terrazzo, si svolge poi un ampio cripto- 
portico a metà ingombro di terre e la cui lunghezza non si è potuta ancora deter- 
minare. Gran parte degli stucchi decoranti la volta della cripta è abbattuta e dovrà 
essere con lungo lavoro raccolta per la ricomposizione. 



'rrovanienti, iscrizioni. 

(2 luglio). Si è oggi rinvenuto un corpo umano nel bel mezzo della via, in alto, 
davanti al vano n. 4 dell' is. I, reg. HI; ma (caso nuovo a quel che io sappia) allo 
stato di totale carbonizzazione, ciò che obbliga a dar conto preci.so di tutte le cir- 
costanze che hanno accompagnato il trovamento. A m. 1,90 di profondità dal piano 



REGIONE I. 



— 251 — 



POMPEI 



di campagna attualmente coltivato, giaceva supino lo scheletro con le gambe alquanto 
divaricate, il braccio sin. sull'addome, il destro allungato sul suolo, nella massa 



Kecjione 1 
Ins VI 





/»■« 



tri 



FiG. 2. 



compatta ed intatta della cenere, e precisamente in quello strato (che di rado oltre- 
passa l'altezza di m. 0,05) di pesante ferrugine vulcanica che divide in due falde 
sovrapposte tutta la cenere abbattutasi sulla contrada. Lo scheletro era tutto a posto, 



,„„, — 252 — REGIONE 1. 

POMPEI ^^"^ 



ma le ossa, specie quelle del tronco, apparivano annerite ed in molti punti o spezzate 
contorte, precisamente come per la violenta combustione del rogo appaiono le ossa 
nelle urne crematorie; con esse, ed intorno ad esse, tessuti muscolari e indumenti, 
combusti e fusi, formavano una massa di carbone schiumoso; la carbonizzazione 
e delle ossa e dei tessuti appariva sempre meno completa alle estremità degli arti, 
cioè nei punti più lontani dal tronco ; nella cenere intatta, in tutti i sensi, si 
erano dal corpo in combustione irradiati dei gas formanti un'aureola scura, alta m. 0,15; 
e nessuna impronta cava aveva lasciata il corpo. La combustione dovette essere, 
dunque, contemporanea alla caduta della cenere, la quale così non potè consolidarsi 
intorno alle forme e darcene l' impronta. Col corpo umano si sono rinvenuti i se- 
guenti oggetti : presso l'addome, un paio di zoleae in sughero, parimente carbo- 
nizzate ed una chiave di ferro (per procedere più speditamente, il fuggitivo, scal- 
zatosi, aveva forse sospesi quegli oggetti alla cintura); e, ad un dito della mano 
destra, un anello d'oro di mm. 20 di diani., fatto di una verga piena a corpo 
tondo, piegata su sé stessa, e desinente, nelle due estremità affrontate, in due teste 
di serpenti. L'una delle due teste ha ancora a posto gli occhi, riportati, fatti di due 
infinitesime perline di color turchino chiaro. 

Reg. I, ins. VI, casa a sud della fullonica n. 7. Nelle fauces ad oriente del 
tablino (6 nella pianta, tìg. 2), una serratura di ferro di m. 0,09 X 0,08 ed una 
borchia di bronzo a losanga con anello striato largo m. 0,065; ed ivi stesso, nel 
tablino, quattro dischi di bronzo larghi m. 0,055, serviti forse di decorazione ad un 
mobile di legno. 

Reg. II, ins. I, n. 1. All'altezza del soffitto, nell'ambiente ad oriente di questo 
termopolio, si sono raccolte tre borchie di bronzo, rigonfie, larghe da m. 0,035 a 
m. 0,045, e una boccetta di vetro alta m. 0,06, scheggiata all'orlo. 

(8 luglio). Reg. Ili, ins. I, n. 1. Presso la soglia, in materiale sconvolto da an- 
tiche esplorazioni, una fibula di bronzo ad arco semicircolare e con pallina in cima 
alla staffa, lunga m. 0,054, mancante dello spillo. 

(4 id.). Reg. I, ins. VI, casa a sud della fullonica n. 7. Nel tablino 6 (fig. 2), 
sotto la larga finestra che si apre a sud, si è raccolta una piccola e robusta patera 
di bronzo, larga m. 0,17, col fondo a rilievi concentrici e l'ansa desinente in foro 
binato sormontato da una pallina. 

Reg. II, ins. I, n. 1. Al disopra dello zoccolo, a sin. del detto vano d'ingresso, 
sopra l' intonaco rustico sono ritornati in luce i seguenti programmi elettorali (^) : 

1- HELVIVMSABINVW (colore nero) 

AED D R P 
V-ASPPO V F 

2- LPOPIDIVM-SECVNDVW (colore nero) 

AED CP 

() Si tieii conto «lei colon' del proiijramtna, soltanto quando esso è nero, intendendo, in caso 
contrario, eh»; il colore è rosse. 



REGIONE 1. 253 — POMPEI 

I due trascritti programmi ne coprono un terzo più antico, conservato solo nella 
sua metà destra: 

3. ^^^^««ET-TREBIVM VA L E N T E M 



y/////m 



y/////////, 



U'IGrilCVlN CVNCTI • ROG 



Sotto quest'ultimo si scorgono gli avanzi ancora di un altro programma: 

4. [ Vihium~\ S E V E RV M 

Ed all'estremità della stessa parete si legge un nome tracciato da mano meno 
esperta : 

5. A - T li R II BIV 

M 

La coppia di candidati raccomandati nel progr. 3 è quella ben nota di [C. Gavio 
Rufo] e Trebio Valente {C. 1. L. IV, indices, pag. 770, col. 1»); a supplire poi il 
praenomen di Trebio, servono i titoli C. I. L. IV. 437, 748, 3521, e con essi la 
vicina iscrizione n. 5: A{ulum) Terebium. 

(5 luglio). Reg. II, ins. I, n. 1. Sopra il podio (fig. la) si è rinvenuto un perno 
di ferro a larga testa emisferica, lungo m. 0,095 e con la coda ribattuta sopra una 
scrofola a losanga. Ivi stesso, nel fondo di un'anfora, un sedimento di materia color 
marrone che, dall'odore che produce al confricaraento, sembra essere stato miele. 

(8 id.). Reg. II, ins. I, n. 1. Nell'ambiente comunicante col termopolio e posto 
ad oriente di esso (fig. 1 b), all'altezza di m. 2,70 dal pavimento, si sono raccolte 
tre borchie di bronzo rigonfie, larghe l'una m. 0,035 e le altre m. 0,045, insieme 
con un anello striato, largo m. 0,065. Sullo zoccolo nero a d. del vano d'ingresso, 
si sono lette tre piccole iscrizioni graffite, riproducenti tre nomi: 

6. M S L 7. Ini -SIIXIILIYS 

8. M • A L«N I {M. Allba]m Al[Jn'\ni ?) 

Reg. III, ins. I, n. 1. Sopra il collo di un anfora trovata presso la soglia, si è 
letta l'epigrafe che qui riproduco in fac-simile: 

9. 




POMPEI — 254 — REGIONE I. 



Reg. I, ins. VI, casa a sud della fullonica n. 7. Sulla stessa parete sulla quale 
si lessero le iscrizioni 1-3 del mese scorso, è ora ritornato in luce, un poco più giù, 
grafiSto, il nome: 

10, oy I N T V S 

Reg. IX, ins. XIII, n. 5. Al disotto delle numerose iscrizioni graffite nn. 15-30 
del mese di aprile, un'altra ora se ne legge, secondo l'unito apografo: 



11. 




Ti i v/v 



forse: {Lu)cr[?']etium. 

(14 luglio). Reg. II. ins. I, n. 1. Approfonditosi lo scavo nel cubicolo ad oriente 
nel termopolio (fig. 1 />), si sono raccolte, fino all'altezza di un metro dal suolo, altre 
dodici borchie di bronzo simili a quelle trovate il giorno 8 e già descritte. 

(15 id.). Ivi stesso, a pie' della finestra che si apre nel termopolio, una borchia 
tonda con anello striato, larga m. 0,052, ed una coppia di vasi di bronzo ottima- 
mente conservati. L'uno è un bacino circolare {pelvis) alto m. 0,15, largo m. 0,38, 
munito di due anse a peate terminanti ciascuna in due teste di serpi; laltro è un 
vaso a cesta, ellittico (diam. mass. m. 0,31), le cui anse a corda nascono ciascuna 
dal corpo di ima lepre accovacciata, scolpita sopra apposito scudetto saldato sull'orlo 
del vaso nel senso del diametro minore. Finalmente, una zappa di ferro, lunga 
m. 0,14. 

A tergo del podio del termopolio si è poi trovato un collo d'anfora con l'iscri- 
zione nera: 

12- M Ò^A • \PTeMIUJNOC 

[M Aininliim). Am{eius), Amiomus)?'] cfr. CI. L. IV, iadices: Nomina mr. et 
mal. l'omjj. 

(23 id.). Reg. I, ins. VI, casa a sud della fullonica n. 7, ambiente 4 (vedi 
pianta, fig. 2). Fra le terre rimescolate da antiche esplorazioni, un medio bronzo 
di Vespasiano (Cohen, n. 12) ed un'asta di fuso, rotta, lunga m. 0,25, di osso. 

Reg. HI. ins. I, n. 2. Sul pilastro a d. del vano d'ingresso, sopra un antico 
intonaco rustico (posteriormente coperto con altro intonaco rustico), è tornato alla 
luce un programma raccomandante C. Lollio Fusco: 

{^\ id.). Reg. Ili, ìqs. I, n. :>. Dietro la scarsa impronta della porta chiusa, ma 
abbattuta in dentro, e propriamente a tergo del battente destro, si è rinvenuto un 



REGIONE I. 



— 255 — 



POMPEI 



grosso campanello di bronzo, cilindrico, alto m. 0,16, largo m. 0,09, con batacchio 
di ferro. 

Reg. II, ins. I. Sulla parete fra i vani 1 e 2, sull'alto dello zoccolo, è apparso 
il programma seguente, raccomandante C. Cuspio Pansa (colore nero): 



14 



C C P 

A E D • O F 



mentre al disotto del programma distinto col n. 8 si è letta la piccola iscrizione 
grattila : 

15 




{Aeliam) 



(25 luglio). Reg. I, ins. VI, casa a suddella fullonica n. 7. Nell'ambiente 4 
(cfr. tlg. 2) si è raccolto un vaso da lavaggi, di forma ellittica, ad orlo svasato col 
fondo protetto da quattro pieducci e con coperchio ricoprente del tutto l'orlo: diam. 
mass. m. 0,37; altezza m. 0.17. Di tre ansette raccolte contemporaneamente, due 
erano saldate sotto l'orlo del vaso, e una sul coperchio. 

Dalle terre alte ad oriente della casa ora indicata, proviene una fìbbia semi- 
circolare con ardiglione lanceolato, larga m. 0,05 ; e dal terrazzo sovrastante al cripto- 
portico, un'anfora sul cui collo sono tracciate in nero le lettere: 



16 



b. 



(28 id.). Completata l'esplorazione dell'ambiente 4 (vedi giorno 25), nell'angolo 
sud-ovest, sul pavimento, si è rinvenuta una stampa da pasticceria, di forma ellittica, 
semplice, di m. 0,23 di diam. mass., e, nel bel mezzo del vano d'ingresso, una con- 



POMPEI - ^'^^ - ^^^^^^^ »' 





chiglia d'argento in frammenti, liscia, larga m. 0,085 e lunga m. 0,14, con foro 
circolare al posto della cerniera. Ivi stesso, due cerniere cilindriche di osso, tornite, 

lunghe ra. 0,095. 

(29 luglio). Reg. IH, ÌQS. L n. 4. Dalle terre alte è venuta giù una fibula di 
bronzo ben conservata, ad arco semicircolare striato, e staffa desinente in pallina: 

lunghezza m. 0,058. 

Reg. IX, ins. XIII, n. 5. Accanto all'iscrizione superiormente trascritta al n. 11, 
sono queste alte tracce di un'altra iscrizione graffita: 

17. 



V 



V. 1: Primigenia: il resto è inintelligibile. 

(31 id.). In seguito al ripulimento delle pareti dipinte della casa a sud della 
fiillonica n. 7, reg. I, ins. VI (cfr. fig. 2), sono ritornati in luce tre quadretti che, 
per il loro stato di conservazione scadentissimo, è prudente il descrivere fin da ora. 

Ambiente 4). L'unico quadro superstite, a centro della parete est (m. 0,36 
X 0,36), esibisce Apollo nudo, seduto a d., e sonante la cetra: un manto paonazzo, 
unico indumento del dio, è steso sulla roccia sulla quale, dietro Apollo, siede, anche 
essa di profilo a d., una figura muliebre in ascoltazione. Ritta in piedi sul lato d. 
del quadro è un'altra figura muliebre in lunghe vesti gialle, la quale, poggiando il 
braccio d. sopra un pilastrino, stringe, con la sin. abbassata, una cetra. Tale rappre- 
sentanza è presso che svanita. 

Ambiente 5). Nel riquadro centrale della parete ovest, è dipinto Bacco dalle 
forme giovanili, in piedi, vestito solo di un manto rosso foderato celeste che si av- 
volge intorno al bacino e si sostiene per un lembo all'antibraccio sin. Il dio volge 
dolcemente lo sguardo a sin., mentre con la sin. regge un alto tirso e con la d. stringe 
un grosso grappolo d'uva; a quest'ultimo volge i suoi sguardi cupidi la pantera, quasi 
d«l tutto svanita, che saltella dietro le gambe del dio (alt. m. 1.18; larghezza 
m. 0,62). Nel riquadro della parete opposta vedesi una Menade in lungo chitone 
paonazzo e manto celeste sovrapposto, sostenuto per un lembo all'avambraccio sin.: 
incede solenne a sin., volgendo il viso a d. e stringendo con ambe le mani un arnese 
che si stenta a riconoscere quale un tirso (alt. m. 1.18; largh. m. 0,58). 

M. Della Corte. 



SICILIA — 257 — SIRACUSA 



SICILIA. 

IX. SIRACUSA — Di alcuni ipogei recentemente scoperti a Siracusa. 

A) Ipogei in contrada Grotticelli. 

Uno dei più singolari gruppi monumentali di Siracusa è dato da quel complesso 
di escavazioni rupestri di carattere funebre, che si osservano nella contrada Grotti- 
celli, in vicinanza della così detta tomba di Archimede. Quivi, in brevissima area, 
addossati ed accavalcati gli uni sugli altri, vi hanno sepolcri di tipo svariato, che 
dal secolo IV av. Cr. vanno, in successione non interrotta, fino all' Vili d. Cr. Sono 
sepolcri a fossa del IV e III secolo; camere funebri, talvolta con prospetti archi- 
tettonici, dei tempi ellenistici fino ai primi imperiali, fosse campanate con loculi 
laterali, che talvolta si sviluppano in veri arcosolii polisomi, prendendo in qualche 
caso forma e carattere di vere piccole catacombe (V-VII sec. d. Cr.). Disgraziata- 
mente, per la maggior parte, codesti sepolcri ci sono pervenuti saccheggiati nel conte- 
nuto, manomessi e rovinati nella parte ornamentale (architetture ricavate dalla roccia, 
stucchi, pitture), la quale, se meglio conservata, ci avrebbe permesso di studiare lo 
svolgimento dell'architettura funebre ellenistico-romana in Siracusa. E fortuna che 
a quando a quando intervengano inattese scoperte, le quali ci mettono in grado di 
colmare lacune e di integrare il quadro formato colle precedenti (^). Così è che una 
fortuita segnalazione dello scorso inverno ci mise sulle tracce di alcune camere elle- 
nistico-romane, che, per quanto manomesse, ci fornirono una quantità di elementi re- 
lativi agli usi funebri di questo periodo della decadenza siracusana, che è uno dei 
meno conosciuti. 

Nel gennaio del corrente anno, alcuni picconieri, avendo fatto brillare una mina sul 
contine della proprietà della nob. signora Lucia Greco ved. Russo, misero a luce la 
bocca di un ipogeo. Intervenuta la nostra amministrazione, si provvide tosto agli scavi, 
ripetute volte interrotti, e poi continuati fino al luglio; dopo la prima fase di essi, 
si sentì la necessità di comperare dalla anzidetta signora una striscia di suolo ove 
appariva una serie di camerette contigue, prima invisibili. Ricordo a titolo di onore 
il nome della signora Greco-Russo, la quale non solo incoraggiò ed agevolò gli scavi, 
ma tutto il ricavato, per la parte che le spettava, donò al Museo, ed anche nelle 
trattative di vendita addimostrò la massima arrendevolezza. 

La regione Grotte e Grotticelli è conterminata a mezzogiorno dalla profonda e 
pittoresca latomia di S. Venera, le cui pareti sono tappezzate di centinaia di qua- 
dretti; a levante le rocce degradano lentamente verso il vallone di S. Giovanni, 
divisione fra Acradina e Temenites. Prima che qui si sviluppasse la necropoli elle- 

(') Cavallari-Holm, Topogr. arch. Sirac, pag. 359, tar. XIV. Le prime esplorazioni sistema- 
tiche in quel gruppo vennero da me illustrate in Notizie, 1896, pp. 334 sgg. ; altre poi ne segui- 
rono, rimaste inedite, meno un breve cenno in Notizie, 1904, pp. 298 sgg. Per la parte cristiana 
consultare anche: Fiihrer-Schultze, Die altchristl. Grahstaette Siciliens (Berlin, 1907), pp.34 sgg. 

NoTizM Scavi 1913 — Voi. X. 34 



SIRACUSA 



— 258 — 



SICILIA 



nistico-romana-eristiaDa, il suolo fu largamente sfruttato come cava di pietra, di che 
vi sono ad oc^ni passo sicuri indizi. Così dalla rotabile di Catania alla anzidetta 
latomia cioè da Nord a Sud, corre una cortina rocciosa a gradoni, la cui parte più 
alta è occupata dalla cosiddetta tomba di Archimede e da altre anonime consimili ; 



#'3r -'II, 




FlG. 1. 



è a mezzogiorno di questo gruppo che vennero a luce le nuove camere aperte in una 
parete guardante a levante e cogli ingressi totalmente mascherati da masse di terra 
depostavi dalle piovane attraverso un 16 secoli. Dall'esame della pianta generale, non 
che dalle due fotografie prospettiche, chiaro si vede come la parete in cui si in- 
stallarono gli ipogei fosse in origine la parete terminale di una latomia, non più 
sfruttata dal IV secolo in giù, e lentamente interratasi; veggonsi in fatto parecchi 
nicchiotti che nulla hanno a che fare coi sepolcri, mentre sono caratteristici delle esca- 
vazioui latomiche. 



SICILIA 



— 261 — 



SIRACUSA 



La Camera I è uq vero colombario, di forma quadrata colle pareti coperte di 
rozzo intonaco, impastato con tritami di carbone [sic) e con due ordini di loculi. 
Se ne veggano le sezioni a tìg. 2 e 3. Nella parete di sfondo vi è in basso un gra- 
dino, e superiormente due loculi, di cui uno ampio a tre compartimenti. 11 vano era 
colmo di terra di filtrazione; e la porta, in origine munita di valve lignee, apparve 
sbarrata da una rozza maceria, costruita quando luso della camera cessò interamente. 
I loculi, di forma quadrata, sono quasi tutti muniti di una vaschetta per le ceneri. 















5Ì2. A-B 
FiG. 2. 



5ez. C-d 
FiG. 3. 



/ 



con risalto marginale per appoggiarvi la lastrina di protezione, che nei più dei casi 
dovette essere scritta. Passo ora in rassegna il contenuto di ognuno di essi: 

1°) negativo; 

2°) a doppia pila: tracce di ossa cremate ed un informe frammento di bronzo; 

3») una certa quantità di ossa cremate, due frammenti di chiodi in ferro ed 

un coperchio fittile; 

4°) grande, con 3 pile, contenente ognuna avanzi della cremazione: sopra la 
linea delle pile, ossa di due scheletri incombusti, collocativi molto più tardi; 
5°) con due pile, entro cui sola terra ; 

6°) senza pila : niente ossa, ma solo un coperchietto fittile, probabile residuo 
di una olla cineraria; 

7°) con pila, contenente sola terra; 

8°) con pila, entro cui ossa non cremate {ossilegium) insieme con una anfo- 
retta e due boccaletti grezzi (tìg. 4 b, e, d) con un piattino ; 
9^) piccolo, senza pila e vuoto; 
10°) simile, con tracce d'ossa non combuste; 
IP) come il 10, vuoto; 

12°) idem con una grossa lucerna globulare (tipo fig. 4, a.) ; 
13") frammenti di carbone (')• 

(») Davanti alla bellezza artistica delle ceramiche greche, lo studio di quelle romane della 
Sicilia e del Mezzogiorno è stato fin qui completamente negletto, anzi non possediamo nessun serio 



SIRACUSA 



— 262 — 



SICILIA 



Nell'ano-olo destro della camera era adagiata una grande anfora lunga cm. 57, 
di arte locale, contenente pura terra (fig. 7, h) ; accanto ad essa, un bacino ad anse 
ritorte (diam. cm. 31; fig- 5) ed un'anforetta grezza. Nel centro del pavimento una 
lucerna con figura lincine sullo scudo ed altri insignificanti frammenti fittili; noto 




Fig. 4. 



solo un cono di impasto cementizio, simile ad un omfalo, tutto dipinto in rosso, di 
cui mi sfugge il significato e la destinazione. 

Nella parete esterna vòlta a mezzogiorno, fra la prima e la seconda camera 
funebre, e precisamente al piede di essa, si trovò abbattuta una sottile lastra in 
arenaria, di cm. 39 X 38, scritta a buone lettere di quadratura geometrica. Senza 



critori.j |»(,T i^iinliciiru cosi delle ollicine come della cronologia delle fabbriche di Sicilia. Col pre- 
soiite iivuro si porta mi primo e modestissimo contributo in questo campo, al tutto inesplorato, 
della cerimoi^ratìi antica. Ed è siiigdare la precisa coincidenza di talune forme di Siracusa con 
altre diffiisu litio nella valle del Reno, nella stazione di Haltern, che sta tra il finire dell'era av. Cr. 
ed i i)rimissimi lustri di quella dopo Cr. Cfr. l'eccellente lavoro di Sieg. Loeschcke, Keramische 
Funde in ffallern (.Miiuster, 1009); per i riscontri vegi^^ansi le tavv. X, 15; XII, 50-53; XXII, 
il-ll, 23, ed altro che rendono forme esatte occorse negli ipogei dei Grotticelli. 



SICILIA 



263 — 



SIRACUSA 



dubbio, essa appartiene ad un loculo di una delle camere, dal quale venne rimossa 
nella fase dei saccheggi. Essa dice: 

€ P OTAPI 00 N 
XPH CT€KAI A 

MGAAnrexAipe 

eZHCENeTHKA 
AYAOCXPHCTGKAI 
AM€MnTeXAIP€ 
eZHCGN€TH2es 

La lezione, chiarissima, non abbisogna di commento; solo per l'età di Lydos sono 
in dubbio, se sia stata di 6 o di 66 anni. Le forme grafiche sembrano alludere ai 
primissimi tempi imperiali, se non anche alla fine della repubblica ('). 




La // Camera, di cui si presenta una sezione a fig. 6, è di forma irregolare 
con intonaco alle pareti ; lungo quella di sfondo corre una banchina o gradino curvo ; 
e nell'angolo NO si apre un profondo recesso, destinato a ricevere uno o più cada- 




FiG. 5 bis. 



veri incombusti. I sei loculi aperti nelle pareti non avevano qui la pila o vaschetta 
riconosciuta nella camera precedente: i primi quattro non diedero verun contenuto; 
nel 5° v'erano tracce di adulto non cremate {sic ; ossilegium) ; nel 6° avanzi di cre- 

(') Del calicetto in creta chiara fig. 5 bis a si trovano alcuni esemplari rotti tanto nella I quanto 
nella II camera. Invece il boccaletto fig. 5 bis b, viene dalla II camera ed è dipinto in rosso vivo. 
Queste due forme hanno riscontro nelle citate ceramiche renane. 



SIRACUSA 



— 264 — 



SICILIA 



inazione insieme con una grossa lucerna lentoide (tipo tìg. 4 a). Nel grande recesso 
di NO stava appunto disteso uno sclieletro col cranio a ponente; alla mano destra 




esso teneva una lucerna circolare con tracce di incamiciatura rossa e sul fondo la 
marca CLOLDIA [sic], di cui non mi occorrono esempì nel Corpus X. Sparsi poi 
per tutto il suolo si trovarono i seguenti altri oggetti: 




FiG. 7. 
Tre frammenti epigrafici marmorei: 

E ' M- . . . . . . M C T A . . 



cm. 91X8 

. ^- PN. . 
..TV 



Duo graiKli anfore fittili, alte cm. 44 e 60. di cui una a fig. 7 a. contenenti ossa 
cremate. Altra priva di anse, lunga cm. 42, con abbondante cremazione (tìg. 8 b); 



SICILIA 



— 265 — 



SIRACUSA 



eseguitone il lavaggio, si vide che essa portava tracciata sulle spalle a carbone lie- 
vissimo, la seguente epigrafe: 

XPHCIA€0Y 
X A I P E 

Altre due anfore, anzi piuttosto olle, a breve labbro obliquo, alte cm. 29 e 33, 
come fig. 8 a, erano pure ricolme di ossa cremate; una di esse aveva sulle spalle 
la seguente iscrizione a graffito in lettere semicorsive: 

N € I K A N 
ò P O I 

. Due lucerne, una delle quali in creta molto rossa, di forma circolare, con due 
pelte affiancate al beccuccio e con simplegma osceno nello scudetto. Una oenochoe 




Fig. 8. 

grezza, a bocca trilobata (alta cm. 24 Va), ed un'altra consimile a bocca circolare. 
Il materiale vascolare, frammentato per calpestamento, era abbastanza copioso: due 
lucerne, tre boccaletti, una saliera campanata, rottami di coperchietti di olle cine- 
rarie, un frammento di fiaschetto vitreo, un pezzetto di lamina plumbea rettango- 
lare (mm. 118X28) assolutamente anepigrafo, un pezzo di cornice architettonica in 
calcare, rottami informi di ferro; e, dispersi un pò ovunque, carboni ed ossa cremate. 
Tutto ciò è prova evidente del radicale saccheggio subito dall' ipogeo, e della caccia 
data alle lastre marmoree, per ricavarne ottimo stucco. L'ipogeo racchiudeva com- 
busti ed incombusti, e la forma del recesso NO rammenta escavazioni analoghe ri- 
conosciute in un altro ipogeo siracusano, l' ipogeo Gallitto {Notisie, 1892, pag. 355). 
Ipogeo crisiiam. — Nella parte superiore delle roccia, ove si aprirono le stanze 
funebri romane, venne posteriormente scavata anche una piccola camera ipogeica 
cristiana, il cui accesso avveniva per una apertura rettangolare aperta nel centro 
della volta molto bassa. Essa non è segnata nella pianta, ma coincide coli' angolo 
formato dalla parete rocciosa, e trovasi un pò a NO della Camera seconda. Il fondo 
NoTiziB Scavi 1913 — Voi. X. 85 



SIRACDSA - 266 - SICILIA 

ne era per intero occupato da sei grandi sarcofagi, e nella parete di levante si apriva 
anche un piccolo loculo. Come forma, nulla abbiamo quindi di nuovo. E quanto a 
contenuto si ebbero i risultati seguenti: 

1°) ossa rimaneggiate di due adulti: capezzale ad Ovest; 

2°) cinque scheletri rimaneggiati: capezzale a Nord; 

'6") idem con avanzi di 2 scheletri ; 

4°) idem, idem. 

5°) idem con avanzi di S scheletri; 

6") idem con 2 scheletri ; 

7°) loculo contenente tracce di ossa infantili. 

Nessun oggetto si rinvenne nelle tombe. 

Con la ripresa degli scavi, da fine aprile a fine maggio si è continuato a sgom- 
berare dalle ingenti masse di terra che la mascheravano la parete verticale di roccia, 
che ora volge a mezzogiorno. Che in epoca anteriore alla romana essa formasse il 
limite chiusa di una latomia, di cui poi trassero partito le famiglie che quivi 
installarono le loro camere funebri, lo si desume dal suo andamento irregolare, così 
in alzata come in planimetria, e dalle nicchie con tracce di rosso e di stucco che 
qua e là si osservano, anteriori di parecchio tempo ed estranee alle camere sepolcrali. 
A breve distanza dall' ingresso della III camera, ed a m. 1,50 di profondità, si se- 
gualo un'anfora con coperchio conico, rotta, e quindi colle ossa cremate, che rac- 
chiudeva, sparse allo ingiro; da notare la singolarità di una moneta in bronzo, 
di medio modulo, saldata al coperchietto, ma talmente consunta da non poterla 
in verun modo classificare. Prossimo all'ingresso della 3* camera si raccolse un 
frammento di lastra marmorea (cm. 17 X 16), mancante dell'intera metà di sinistra, 
col seguente epitaffio: 

. ..S X P H C Ti 

. . . \ e M n T € 

^ - . . . K G z H e e e («"■) 

.. . PH K 

Proprio addossata alla parete rocciosa, prossima all'ingresso della camera, e 
pure alla profondità di m. 1,50. un'altra anfora identica alla precedente, con ossa cre- 
mato: in prossimità di essa, altre due frammentate, colle ossa sparse all' ingiro. Nella 
massa delle terre si ricuperarono due colli di fiaschetti vitrei, un vasetto fittile a 
pera alto cm. 5 Vi, una lucerna lenticolare, una scodelletta biansata di cm. 10, due 
balsamarì a fuso ed altri frammentini marmorei, di cui uno con poche lettere. Cosi 
si pervenne a sgombrare l'ingresso della 

III Camera, che apparve di forma molto irregolare, alta m. 1,90, con due ban- 
chine (alte cm. 45) lungo le pareti di Nord e di Ovest, sulle quali non so se in ori- 
gine fossero collocati dei cadaveri o delle olle ossuarie. 



SICILIA 



— 267 — 



SIRACUSA 



La camera, di cattivo taglio, senza loculi né intonaco, era stata radicalmente sac- 
cheggiata, vorrei dire scopata, così che non vi si raccolse una sola bricciola né di 
ossa, uè di tìttili. Invece di taglio più accurato e riccamente fornita di loculi era 
la attigua 

Camera TV, la quale di nuovo presenta tutti i caratteri del colombario; ne 
porgo la sezione alla fig. 9; spaziosa e di forma regolare, colle pareti accurata- 
mente intonacate, essa va considerata come un sepolcro distinto di una famiglia od 
associazione benestante. Davanti all'ingresso si stende un battuto artitìciale ; lungo 
due delle pareti e per metà di quella orientale corre una banchina, ed undici loculi 




^w^^^^^^^f% 



SEZ. C-H 
Fig. 9. 



si aprono su tre lati, uno solo in quella di mezzogiorno. Davanti all' ingresso una 
fossa di cm. 35 luugh. X cm. 30 largh. racchiudeva ancora una massa di ceneri e 
carboni con detriti di ossa umane ; così che parve, qui fosse un altro sepolcro a cre- 
mazione. Proprio nel vano della porta si trovarono due anfore, evidentemente rimosse 
dal posto originale, con entro copiose ossa cremate: una alta cm. 33 è identica a 
fig. 8 a, l'altra priva di anse, identica a fig. 8 è, ed alta cm. 28 racchiudeva i resti 
mortali di una donna, forse schiava, dal suggestivo nome di 'Hdovi), correntemente 
graffito in secco sulle spalle del vaso: 

H A O N H C 

È superfluo aggiungere che anche questa camera ha subito un repulisti generale. 
Sparsi sul suolo: un'anforetta alta cm. 20 con deboli resti di cremazione; altra in 
frantumi ; due coperchietti di olle. Sulla banchina di Nord una lucerna lenticolare, 
ed altra su quella di Ovest, assieme a frammenti di ossa umane incombuste. I loculi 
intonacati, e quasi tutti forniti di vaschetta, diedero scarso risultato: 

P) minuscolo, e destinato a ricevere una lucerna; 

2°) con resti di ossa cremate e due chiodi in ferro; 

3-8°) tutti con resti di cremazione; 



SIRACUSA 



— 268 — 



SICILIA 




9°) si distingueva dagli altri, perchè, unico, aveva una decorazione ricavata 
dalla roccia stessa, però in gran parte distrutta, che ho fatto riprodurre nella parte 
superstite alla fiy. 10; è cosa molto semplice, ma tuttavia eccezionale. Questo loculo, 
come i due seguenti IO"* ed 11° conservava tracce di cremazione. 

La V Camera è divisa dalla precedente per un sottile 
diaframma di roccia. All'ingresso un'anfora alta cm. 33 rac- 
chiudeva ossa di bambino. Esternamente, a sinistra dell'in- 
gresso, incastrata e murata in un masso, stava inclinata a 
leggìo, intatta al suo posto originario, una lastra rettangolare 
in candido e compatto calcare (cm. 43 X 26), sulla quale era 
scolpito a lettere robuste ma non buone il seguente epitaffio: 

€ I e P A Z 
XPHCTeKAl A 

M€NnTexAipe 
^ ezHcec iste) 

FiG. 10. eTH Me 

La struttura piuttosto strana del nome mi richiama Y Eìàvaqic di una lapidetta 
inedita di Siracusa (n. 83763) ; in forma più corretta e pura il nostro nome dovrebbe 
suonare 'léqa^. Credetti che la pietra tombale fosse stata incassata in un masso di 
roccia, ma attentamente esaminata e poscia saggiata, risultò invece che era un masso 
di fabbrica cementizia. Squarciatolo, si vide che sotto un grosso lastrone di calcare 
erano deposte un'olla ed una brocca con abbondanti avanzi della cremazione; tutto 
ciò è reso evidente dallo schizzo annesso, fig. 11. 

La camera rettangolare (m. 2,20 X 1,60), non intonacata, aveva lungo la parete 
di sinistra una banchina, e di sopra tre loculi. Il risultato dello scavo fu qui com- 
pletamente negativo. 

liimovendo le terre all'ingresso, all' ingiro della tomba di lerace, si ricupera- 
rono tre frammenti di lastra marmorea, che ricongiunti danno la metà sinistra 
(cm. 19X11) di un titolo di ottima età imperiale: 

S T E PI A N z^s 
H O S T 1 L I MS 
B erie 
M E venti 

Proseguendo lo sgombero della parete rocciosa a sinistra dell'ingresso, si trovò 
ancora attaccata ad essa con calce una lastra rettangolare (cm. 50 X 20) in pessimo 
calcare, sulla quale a buone lettere oblonghe era scolpito un titolo molto consunto, 
attesa la qualità della pietra e la lunga esposizione alle intemperie: 

V I X • ANN XXV 
TROPHIMVS CONTVBERN 

/// ////VI ///////// 



SICILIA 



— 269 — 



SIRACUSA 



È molto dubbio se la 2» parola del 2° rigo debba leggersi CONTVBERN 
ovvero CONIVGI BM. Questa lastra scritta proteggeva una cavità aperta nella 
roccia, nella quale si vide una rustica olla ovolare, alta era. 22, munita di coperchio 
conico e ripiena di ossa cremate (sezione a tìg. 15). 




• ^■<^. ' f- 'II, 1 ^' ) 3 "fi ' '. k ,///// 




FlG. 11 



Farmi che questo sepolcro si debba riferire ai buoni tempi imperiali, e dovrebbe 
segnare l'ultima fase di questo sepolcreto; quando i morti non capivano più nella 
stanza, si invasero gradatamente anche le pareti esterne di essa. 

Iniìne sempre fra le terre di colmata antistante alle camere sepolcrali si ricu- 
però, insieme con un grande bronzo di Traiano, l'angolo o meglio la metà destra di 
una tabelletta marmorea (era. 15X11) inscritta: 

? O V a X e ? \ l\ ^ 

Al ATA C5 

XQ^l C T A 25 KAl L> ) 
à^k^i TTeG'XAIPe 



SIRACUSA 



— 270 — 



SICILIA 



Camera VI (cfr. vedutina a fig. 12). La porta ne era chiusa mediante una 
maceria di pezzi in calcare cementati; però, con un attento esame, si vide che in 
questo muro era stata aperta da violatori una piccola breccia, poi riparata alla meglio. 
Il vano misura m. 2,30 X 2,32 X 1,75 alt., ed era colmo di finissima terra di filtra- 
zione, alta circa un metro, cioè fino all'altezza dei loculi, che in numero di 11 erano 
disposti in un solo ordine lungo le pareti. Nell'angolo SE galleggiava sopra la terra 
una coppa in « terra sigillata », la quale venne a trovarsi quasi davanti alla bocca 
del loculo 10, e sembra che dalle acque piovane, che in certe stagioni trasformavano 




Fig. 12. 



la cella in un laghetto, sia stata asportata da uno dei loculi. Essa conteneva un pul- 
viscolo di ossa non cremate, tra le quali se ne riconobbe qualcuna indubbiamente 
appartenente a bambino tenerissimo. Come questo raro pezzo sia sfuggito agli spo- 
gliatori, riesce inesplicabile; forse attesa la sua piccolezza, e forse perchè essi cer- 
cavano, di preferenza, metallo e marmo. 

Alla fig. 13 esibisco la imagine fotografica di questa coppa in creta giallo-sporca, 
con avanzi parziali di velatura bruna ad iridiscenze; essa misura in diametro mm. 150. 
in alt. mm. 83; all'esterno è tutta decorata di figurine a rilievo, di mediocre ese- 
cuzione, ottenute a stampo, le quali costituiscono piccole scene staccate, ma subor- 
dinate ad un concetto dionisiaco predominante. E poiché il nostro vaso è una replica 
perfetta di un esemplare del Museo Britannico, rinvenuto a Melos nel 1828, rimando 
alla accurata descrizione che ne è stata data ('), soltanto aggiungendo che si tratta 
di una 'processione trionfale di Dioniso, con figure di Menadi e Satiri, in vari e animati 
atteggiamenti. 

Il vaso appartiene a quella categoria della « terra sigillata » che prese il nome 
ormai corrente di coppe megaresi, designazione proposta la prima volta dal Benndorf. 



(') Wulters, Catalogne vases British Museum, voi. IV, pag. 251, tav. XV 



SICILIA 



— 271 — 



SIRACUSA 



ma oggi non più ritenuta esatta, in quanto l'area di diffusione e di scoperta di sif- 
fatti prodotti dell' industria figulina fa piuttosto pensare che essi sieno usciti da 
fabbriche di Samos ('). Codeste coppe chiamansi anche e. omeriche, attesi i soggetti 
di parecchie di esse. Certo è che appartengono alla decadenza dell'arte ellenistica e 






-■M< v$ 






FiG. 13. 



rappresentano le imitazioni ed i surrogati delle « caelaturae » in argento; derivano 
da artisti dell'Asia minore (donde la identificazione coi « vasa samia " di Plinio), 

e con la loro diffusione in occidente hanno con- 
tribuito, insieme con altre cause, al sorgere delle 
industrie italiane congeneri, tra le quali ebbe 
ben presto un posto eminente quella aretina. Cro- 
nologicamente, questo vaso coi suoi congeneri ci 
porta tra la fine del II secolo e l' inizio del I 
av. Cr. La Sicilia ha dato altro materiale con- 
simile, ed il Museo di Siracusa possiede una 
serie di frammenti inediti, meritevoli di una pub- 
blicazione « in extenso » . 

E poiché parlo di un ragguardevole prodotto 
dell'industria esotica, va qui ad essa aggiunto il 
boccaletto alto cm. 8, fig. 14, che si rinvenne 
rimovendo le terre davanti l' ingresso della ca- 
mera VI. La creta di un color rossigno cupo è spalmata di una velatura plumbea, 
che a tratti presenta aspetto e carattere di vera e propria invetriatura (ingl. glazur) 
di colore verde-cupo. E sopra di questa sono dipinti due calici alternati con tre 

(*) Robert, Homer. Bekker (1890) ; Birch-Walters, History ofancient pottery, voi. I, pp. 499 sgg., 
e voi, II, pag. 489; Drageiidorff, Bonner Jahrhucher, 1898, pag. 104; Pagerstecher, Die Kulenische- 
Reliefs Keramik (Berlin, 1909). 




Fig. 14. 



,„ „„„, — 272 SICILIA 

SIRACUSA ^'^ 

palmette o rami di colore bianco-matto. Ora, se la pittura a bianco opaco può ram- 
mentare alcune fabbriche italiote ed in particolare apule, la invetriatura del fondo 
è assolutamente estranea ad esse, come lo è il modo di stilizzare gli elementi ve- 
getali. Io ritengo che questo raro vasetto appartenga al tempo in cui la pittura va- 
scolare aveva o'ià dato in Italia gli estremi aneliti ed era sostituita dalla « terra 
sigillata " ; con tutta probabilità è anch'esso di origine orientale, e allo incirca coevo 
alla così detta coppa megarese. 

Riprendendo l'esame del contenuto della camera, pure al di sopra della linea 
d' invasione delle terre si raccolsero due boccali grezzi a bocca circolare (altezza 
cm. 26 e 27), di fattura locale, ed un terzo a bocca trilobata. In mezzo poi alla 
massa terrosa si riconobbero i seguenti altri vasellami : due scodelloni, colle anse a 
fune l'uno (tipo fig. 5), l'altro senza; un coperchietto da anfora; un'anfora ordinaria 
ridotta in frantumi, con avanzi di cremazione sul fondo, ed un boccaletto pure rotto. 
L'esame dei loculi ha poi dato i risultati seguenti: 

1°) senza pila: ossa di adulto non cremate, ammucchiate; 

z°) idem; 

3°) idem; 

4°) idem; 

5°) grande pila divisa da un tramezzo: ossa di due adulti increroati ; 

(3°) senza pila, idem; 

7°) piccolo, idem; 

8'^-ll°) idem. 

Dimodoché si arriva alla inattesa conclusione che il colombario, preparato esclu- 
sivamente per cremati, raccoglieva invece ossilegia di incombusti. Tutto ciò fa pen- 
sare che esso sia stato vuotato delle deposizioni originarie, e, in epoca assai più 
tarda, invaso da questi nuovi e miseri ospiti. 

A destra e sinistra dell'ingresso di questa VI camera si notarono due grandi 
massi panconi, che a tutta prima furono ritenuti di roccia; quello a sinistra era 
vero sedile in fabbrica, esteriormente intonacato ; quello di destra, molto piìi volumi- 
noso, era del paro in fabbrica pure intonacata, e nel fronte di levante portava ancora 
murata al suo posto una lapide calcare di cm. 31 X21, con la seguente epigrafe a 
lettere piccole ed abbastanza regolari : 

ZMYPNAZMYPNAIA 
XPHCTHKAIAMeM 
TTTOCeZ HCeN €T H 
(^ IZ 

Di questa fanciulla. Smirna di nome, smirnea di nascita, di 16 o 17 anni di età, io 
era fermamente convinto che avrei trovato le ossa intatte sotto il masso in mura- 
tura a cui aderiva il titolo. Esso conteneva di fatto un sepolcro a cappuccina formato 
di due sole tegoli^ il quale al vertice era messo in comunicazione coU'esterno me- 
diante un sottile tubo lìttile, lungo cm. 32, accuratamente chiuso alla bocca, aperta 



SICILIA 



— 273 — 



SIRACUSA 



nel piano superiore del pancone, da un tappo di pietra. Senonchè il piccolo cadavere 
col cranio a sud, di un -5-4 anni di età, non corrispondeva affatto all'età indicata dal 
titolo; esso aveva a lato del cranio una ampollina a collo lungo ed esile, la quale 
coi particolari del curiosissimo sepolcro vedesi alla fig. 15. La non corrispondenza del 
titolo col contenuto del sepolcro mi fa sospettare clie il cadavere di Smirna sia quello 
rinvenuto in nuda terra, al piede del blocco in muratura, in direzione E-0 con la 
testa a levante; esso era accompagnato da frammenti di un'ampolla vitrea analoga 




Fig. 15. 



alla precedente. Nel rimuovere poi le terre davanti al masso cementizio si raccolsero 
tre lucerne lenticolari ed una dello stesso tipo ma assai più grande (tipo fig. 4 a), 
un fiaschetto grezzo, cinque tazzine biansate, un grande bacino tronco-conico diametro 
cm. 31 \ 2, iin vasetto a fuso, ed alcuni frammenti di fiaschetti vitrei. 

Camera VII. Attigua alla precedente con la bocca vòlta a Nord, ermeticamente 
chiusa da una muratura, spessa cm. 25, di pietrame piccolo e medio cementato con 
calce durissima, ed intonacata sulla superficie esterna; nella parte centrale di questa 
porta murata erano stati inseriti due colli d anfora, che permettevano il passaggio 
dell'aria (fig. 16). Abbattuto lo sbarramento, apparve una cameretta minuscola, simile 
a quelle sicule, di m. 0,70 X 0,40 X 1,07 alt., per metà invasa di terra finissima. 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 36 



SIRACUSA 



— 274 — 



SICILIA 



■"' ' r v- > ^-'^'.X'^ 







entro la quale erano iraraerse verticalmente tre olle biansate, alte cm. 34, 35. 38, 
tutte munite di coperchio, tipo tìg. 8 a, ed ognuna contenente abbondante cremazione. 
Il o-ruppo di camere sepolcrali ora illustrato è per più rispetti istruttivo, co- 
mecché tutte fossero violate; esse appartengono a Siracusa romana, cioè sono dei 
due secoli av. l'era volgare, e solo qualche sepolcro tocca il primo dell' impero. Che 
una parte degli ipogei della contrada Grotticelli si spingesse dai tempi ellenistici 
attraverso i primi secoli romani, era stato altra volta da me più intuito che dimo- 
strato {Notizie, 1896, pag. 334). Tutte le camere, 
meno quella cristiana e lultima, hanno forma e ca- 
rattere di veri colombari, in prevalenza destinati ai 
cremati. E tale era il rito allora in gran voga anche 
a Siracusa, come lo dimostrano le consimili camere 
rupestri della stessa contrada, decorate di fronti ar- 
chitettoniche e in gran parte munite di loculi per 
olle. Non ostante la povertà del contenuto, i nostri 
ipogei colmano una lacuna, quella del periodo ro- 
mano, ancora poco conosciuto a Siracusa. 11 vaso 
cinerario di moda in questi due o tre primi secoli 
dopo il 212, era l'anfora vinaria ed olearia, poi la 
brocca ad alto collo, infine l'olla panciuta biansata; 
della brocca troveremo varie repliche nell' ipogeo di 
contrada Canalicchio, e molti esemplari ce ne aveva 
dati una necropoli di cremati in nuda terra della 
bassa Acradina, che scende fino ai tempi di Claudio I 
{Notizie^ 1891. pag. 395); aggiungansi esemplari- 
sporadici dalla contrada Taracati, contenenti talvolta, 
in mezzo alla cremazione, assi, spezzati a metà, di 
Sesto Pompeo. Non vi è pertanto dubbio che questa 
foggia di brocca ossuaria dati, a termini lati, dal 200 av. Cr. al 100 d. Cr. 

Particolare menzione richiedono i due sepolcri con tubi di aereazione, in quanto 
essi si connettono, a mio credere, non solo col principio di ventilare il sepolcro per 
meglio proteggerlo dall'umidità, ma anche, e forse più, a concetti animistici; ed 
alla possibilità di mantenere a lungo un contatto fra i vivi e i morti a loro cari. 
Si pensi, a tale riguardo, alle urnette cinerarie in marmo, romane, talvolta munite 
di forelliiii e di cribri, per passarvi, in determinate occasioni, acque profumate; ed 
ai sepolcri cristiani di santi o di persone venerate, muniti di analoghi fori per il 
passaggio dei «brandea»; eloquente l'esempio di Siracusa, divulgato in Notizie, 
1893. pag. 293. 

Con la cronologia da me stabilita per questi sepolcri risponde esattamente la loro 
povertà toctonica, esponente della rapidissima decadenza della città dopo la conquista 
romana; qui nessuna decorazione architettonica nei prospetti, ed anche nell'interno 
nessuna traccia di stucchi e colori, come negli ipogei, in circa sincroni, di Napoli, 
Taranto, di Rhegium, di Alessandria, di Eretria etc, nei quali il vano prende aspetto 



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KlG. 1«. 



SICILIA 



— 275 — SIRACUSA 



di una vera camera di abitazione, ravvivata da stucchi o pitture e con letti funebri 
del paro decorati vagamente. Qui la roccia è nuda, brulla, o, al più, mascherata da 
un rozzo intonaco. Ritengo, però, che alcuni altri ipogei della stessa coutrada, e risa- 
lenti fino al III secolo, presentassero in origine questa ricca decorazione interna ed 
esterna, di cui oggi essi conservano appena languidissime traccie. 

Il Macchioro, in uno studio originale e geniale ('), ha voluto dimostrare che il 
colombario ha anche un valore demografico « come indice di sovrapopolazione e di 
rincaro del suolo ". Questa tesi da lui sviluppata per Roma, è inapplicabile a Sira- 
cusa. L'uso del colombario qui interviene proprio quando la città, in due secoli, 
da almeno 150 mila abitanti (^) scende a poche migliaia, tanto che nel 733 Augusto 
è costretto a rinsanguarla con la deduzione di una colonia; e lo spopolamento portava 
di conseguenza anche il rinvilire del valore del suolo. I colombarii in Siracusa non 
altro indicano se non una moda funebre imposta dalle usanze correnti : ed è naturale 
che si cercasse un terreno roccioso acconcio alla loro installazione, quale era per 
eccellenza quello della regione Grotticelli. 

Questi ipogei ci hanno restituito, senza contare i frammenti minuscoli, 10 epitaffi, 
di cui 8 redatti in greco, 2 in latino ; è anche questa una prova novella che la città 
era rimasta greca, anche dopo la conquista del 212, e lo rimase ancora per molti 
secoli, come si deterge dai titoli cemeteriali cristiani, di cui solo il 10 Vo è redatto 
in lingua latina. Quanto al resto, il contenuto di questi titoli è così povero e sem- 
plice che non abbisogna di commento veruno ; si noti soltanto la tenacità con cui 
la formola di uso corrente, %Qì]axòg xaì afisfimoc, nata appunto in questo periodo, 
continua, attraverso i secoli imperiali, fino alla epigrafia cemeteriale cristiana. 

Questi colombari appartennero a famiglie od a sodalizi di modesta condizione; 
da quanto fu esposto, risulta che vanno collocati tra il II sec. av. Cr. ed il I d. Cr. 

B) Ipogeo in contrada Canalicchio. — La contrada di tal nome si trova al- 
l'estremità occidentale del Fusco, poco prima del bivio Belvedere-Floridia. Che essa 
contenesse degli ipogei scavati nel pancone tufaceo, era già noto; ma la opposizione 
sistematica del vecchio proprietario del fondo ci aveva sempre impedito qualsiasi 
tentativo di esplorazione metodica. Essendosi ora una parte di quel suolo trasformata 
in cava superficiale di pietra, accadde che nello scorso giugno i picconieri s' imbat- 
tessero in un ipogeo chiuso e non tocco, che con una diligenza lodevolissima essi si 
affrettarono a denunziare alla Soprintendenza. Nell'unito disegno se ne può vedere 
la pianta e le sezioni; l'ipogeo non aveva né porta, né scala, ma vi si accedeva 
per mezzo di un'apertura rettangolare, trovata chiusa da cinque lastroni, applicando 
una scala per raggiungere il fondo distante m. '■-, dal pelo della roccia. La forma, 
parecchio irregolare, ricorda,, nei lunghi corridoi laterali, i recessi dell' ipogeo Gallitto 
[Notule, 1892, pp. 354 sgg.); mancava stucco ad intonaco alle pareti, e l'opera, 

(') Ricerche demografiche interno ai colombarii (In Klio. 1908, pp. 282 e segg.). 
(•) Seguo i calcoli, forse eccessivivameiite rigidi, del Beloch, La popolazione antica della 
Sicilia, pag. 69. 



SIRACUSA 



276 — 



SICILIA 



nel suo insieme, appare ordinaria e semplice. Sul fondo della camera vi erano poco 
più di 10 cm. di terra di filtrazione, ed un attento esame di essa dimostrò che non 
racchiudeva traccia veruna di scheletri incombusti. L' ipogeo era destinato esclusi- 
vamente a ricevere cremati; in fatto, distribuiti in quattro gruppi apparvero 



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■ry^^m^.. 



FiG. 17. 



20 recipienti plumbei e fittili, ognuno contenente copiosi avanzi di cremazione. Essi 
erano disposti nel modo seguente, reso evidente anche nella pianta : sotto i copertoni 
ed air imbocco del recesso, 5 urnette plumbee; nell'angolo NO tre anfore; in quello 
SO due anfore; in quello SE un'anfora; nello spazio intermedio fra questi due gruppi, 
(•iii(|ii« brocclie (lìg. 18, 1-3), due stamnoi fìttili (tig. 18, 5) e due urne di piombo, 
rotte. 

Delle sei anfore, cinque erano di fabbrica locale (fig. 18,2), ed una rodia (tig. 18,1) ; 
quest'ultima si riconosce a colpo d'occhio, oltre che per la qualità della creta, sopra 



SICILIA 



— 277 — 



SIRACUSA 



tutto per la sagoma cai-atteristica dei manichi ; di più, essa è bollata in ambedue le 
anse; ma l'impressione è così stanca, che appena da un lato s'intravvede qualche 
lettera : 



E n 



Z / / / / OTO Y 
? 



da integrare con uno dei tanti nomi Osvà'joTov , KXsofi^Qlorov , KaQvsoó']oTov etc, 
che occorrono nelle grandi raccolte del Dumont {laser, céramiques de Grece) e del 




FiG. 18. 



Nilsson {Tlmhres amphoriques de Lindos). Tra le anfore indigene, una sola porta 
impressi sui manichi due bolli CJ mal riusciti: 



C VI2A 



2Aa 



Il nome del primo fabbricante è sconosciuto; il secondo è probabilmente da collegare 
con quel DASI(ms) di un'anfora trapanese edita iu C. I. L., X, 8051,12. Cronolo- 
gicamente, se l'anfora rodia sta nel II MI sec. av. C, quella romana, anche per la 
forma delle lettere, non scende oltre la fine della repubblica od i primi dell' impero. 
Tutte le anfore racchiudevano ossa cremate, e qualcuna aveva ancora il suo 
operculo saldato con calce viva. In mezzo alla cremazione di due di esse, si raccol- 
sero alcuni avanzi di oggettini, profondamente alterati dal fuoco, dei quali allego il 
disegno a figg. 19-20, 



SIRACUSA 



278 — 



SICILIA 



a) Avanzi di grosse scorze del fusto, e del frutto (squamine e pignoli) del- 
l'albero da pio-na [Pinus pinea Linn.); il frutto, noto agli antichi fin dai tempi ome- 
rici (M. si chiamava oxQÓ^dog e xwvog L'albero dovette essere allora frequente nella 




FiG. 19. 



campagna siracusana, mentre oggi vi è quasi interamente scomparso. Per opportuna 
coincidenza rammento come anche taluni sepolcri a cremazione della necropoli Lu- 
cifero di Locri mi abbiano dato mandorlo totalmente carbonizzate, le quali è da ritenere 




KiG. 20. 



fossero state aggiunte al rogo come materiale di rapida combustione, al modo stesso 
con cui esso viene oggi ancora usato su larga scaia dai fornai-panettieri della Sicilia. 
Olir.! a questi avanzi vegetali, si raccolse: un alabastron in finissimo alabastro, a 
pez/,1 e calcificato ; delle sottili lamelle di osso concotte, forse per impellicciatura di 
una cassetta; una strisciolina idem decorata al margine del corrimi-dietro, contorta 



(') Hehii, l'iaaie roUivatc ed animali domestici, pag. 165. 



SICILIA 



— 279 — 



SIRACUSA 



ed arricciata dal fuoco. Un cilindretto (cerniera?) idem. Il frammento, di una ma- 
scheretta di putto, idem. 

b) Anche questa ha dato alcuni pignoli nel loro involucro; di più, frammenti 
informi di laminette di ferro e di bron/.o (patera o montatura di cassetta?); fram- 
menti di striscioline in osso col corrimi-dietro. Un rocchetto di pastiglia bianca; un 
piattello (di mm. 98) di una pasta bianca dall'aspetto gessoso, di difficile determi- 
nazione, attesa la cottura, ma che deve essere a base di calce; la forma del vaso è 
ancora arcaica, rammentando tipi del VI sec. o dei primi del V (fig. 19). 

Delle sette cassette plumbee cinque erano intatte e due decomposte; quattro 
sono a forma elittica e tre rettangolari. Le dimensioni vanno, in lungh., da cm. 42 
a 50, in alt., da 19 a 30 '/«; se ne veggano i tipi a fig. 21. 




Fig. 21. 



Sopra uno dei coperchi elittici venne tracciata a lettere capillari la seguente 
epigrafe in semi-corsivo: 

N el KA€OHCeKOi/lAI AC 

Il patronimico, per quanto apparisca stranissimo nella forma, è di sicura lezione. 
Sul coperchio di questa umetta, e proprio sotto la linea scritta, era saldata una 
moneta di bronzo logoratissima ; escludo in modo assoluto che sia romana, ed in via 
ipotetica esprimo il dubbio che possa appartenere ai Mamertini. 

Sopra un altro coperchio quadrato si tracciò con un grosso chiodo un'altra breve 
epigrafe a grandi e brutte lettere: 

A E Y K I o Y 
n O M I O Y 



Il patronimico è graficamente dato nel modo qui indicato; ma evidentemente 
esso si risolve in UoXXiov. 

Ripassando il poco terriccio che copriva il fondo della stanza, con alcuni vasetti 
a fuso, una lucerna lenticolare tipo figulino ed altri frammentini insignificanti, si 
raccolse anche una piccola moneta un po' logora, che parmi corrisponda all'esemplare 
Head, Coifiage of Syracuse tav. XIV, 9, coniato dopo la conquista romana. 



— 280 — SICILIA 

SIRACUSA ^^^ 

Anche l'ipogeo di contrada Canalicciiio è sincrono a quelli dei Grotticelli; ini- 
ziato probabilmente nel IT sec. av. Gì-., si chiude o in quello stesso o nel succes- 
sivo. È un caso miracoloso per Siracusa, che esso sia andato immune da qualsiasi 
saccheggio. Urnette di piombo analoghe a quelle qui rinvenute, provengono da vari 
punti della città antica, ma in particolare dalla contrada Taracati, dove trovansi tal- 
volta entro sarcofagi rupestri, di pura età greca, poi vuotati ed adibiti a seriori 

deposizioni di età romana repubblicana ('). 

P. Orsi. 



(») Notizie. 1897, pag. 489; 1912, pag. 298. 



281 — SAINT-VINCENT 

REGIONE IX. ^^^ 



Anno 1915 — Fascicolo 8. 



Regione IX (TRANSPADANA). 

I. SAINT-VINCENT — Anelli preromani rinvenuti fra Saint-Vincent 

e Montjovet nella Valle d'Aosta. 

La strada nazionale tra Saint-Vincent e Montjovet ai piedi del piccolo villaggio di 
Champ de Vignes percorre uno stretto terrazzo interrompente lo scosceso fianco 
sinistro della valle della Dora Baltea. A destra di detta strada, per chi viene da 
Saint- Vincent, a m. 2,90 di profondità dal livello del suolo, sopra un banco di arena 
finissima, furono casualmente rinvenuti due anelli di bronzo, perfettamente uguali, 
ornanti ancora due frammenti di tibie. Giacevano, a quanto mi fu riferito, pochi cm. 
lontani l'uno dall'altro ed appartenevano evidentemente alla stessa persona. Pare che 
non si sia ritrovato nessun altro avanzo, né di cadavere, né di oggetti. 

Superiormente erano strati di materiale detritico della montagna, rimasti forse 
intatti fino a questi ultimi giorni. 

Dei due anelli, uno fu lasciato al proprietario del terreno, sig. Cretier ; l'altro, 
da me ritirato, fu consegnato alla Direzione del Museo di Torino. 

Constano entrambi di un cordone di bronzo uniformemente spesso 2 cm., i cui 
capi sono disgiunti e di poco scostati, liscio internamente, ed esternamente tondeg- 
giante ed ornato a stampo di doppie intaccature trasversali e di circoletti disposti un 
po' irregolarmente su tre facce, come risulta dalle annesse rappresentanze (fig. 1 e 2). 
Sono di forma leggermente ovale, misurando il loro diametro maggiore 8 cm., il mi- 
nore 7 cm. Pesano ognuno gr. 720. 

Questi anelli sono affini, per forma dimensioni ed ornamentazione, ad altri due 
ritrovati pure casualmente presso Aosta in una sepoltura, intatta, dal Montelius 
e da altri attribuita all'epoca gallica, non lungi dalla confluenza della Dora e del 
Buthier. Il cordone, tuttavia, di cui essi constano, va un po' assottigliandosi dalle 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. ^ 37 



SAINT-VINCENT 



— 282 — 



REGIONE IX. 



estremità verso il centro, ed è di rame « sans ancun alliage d'étain cu de zinc», 
Pare che servissero per ornare le braccia {'). 





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FlG. 1. 



Simili pure sono due braccialetti trovati in una tomba, nella quale si rinven- 
nero anche monete galliche, del sepolcreto di s. Bernardo presso Ornavasso (tav. n. 49). 




FiG. 2. 

Uno è intatto; dell'altro ci giunse solo un frammento. Sono di minori dimensioni, 
e possono forse essere attribuiti ad un periodo di maggior perfezione tecnica (-). 

Altri anelli consimili, creduti provenienti dalla vai d'Aosta, conservansi presso 
il Museo di Torino. 

F. Barocelli. 

('j Montolius. La civilisation primitive etc, I, pap:. H27, fig. a). 

(") Biiuiclictti, Sepolcreti di Ornavasso, in Atti della Soc. di arch. e belle arti per la prov. 
di Torino, VI). 



REGIONE IX. 



— 283 — 



CDVIO 



IL CUVIO — Anello ed armllle di bronco, scoperti nel territorio 
del Comune. 

Mesi addietro, seppi che a Ciivio erano stati casualmente rinvenuti alcuni bronzi 
antichi. Per mezzo del prefetto di Como, feci rintracciare il proprietario, e consegnare 
gli oggetti al r. ispettore cav. Luigi Riva, che li depositò provvisoriamente al Museo 
civico di quella cittadina, in attesa di una mia visita. Questa io compii in occasione di 
un giro fatto nel giugno scorso pel territorio di questa Soprintendenza, ed assodai 
che gli oggetti furono rinvenuti dal sig. Giuseppe Sartorio in un suo podere, entro 




Fio. 1. 

una cassa di pietra contenente ossa non combuste (tomba ad umazione). Constano di 
un anello alquanto schiacciato, del diametro esterno di mm. 37, int. mm. 31, peso 
gr. 9,5, in bronzo, e di quattro armille pure in bronzo, con ornati ottenuti per mezzo 
di fusione, dei quali, meglio che descrizioni, daranno idea le qui aggiunte riprodu- 
zioni da fotografia. Le quattro armille sono assai simili: una pesa gr. 121, ed ha 




Fio. 2, 

il diam. maggiore int. di mm. 57, est. mm. 71, alt. della fascia carenata mm. 15; 
un'altra pesa gr. 123,5 ed ha diam. maggiore int. di mm. 55, est. mm. 70, alt. 
mm. 17; la terza pesa gr. 122,5 e misura mm. 5() di diam. maggiore int., est. mm. 73, 
alt. mm. 17; l'ultima, del peso di gr. 114, ha un diametro maggiore int. di mm. 58, 
est. mm. 72, alt. mm. 17. 

A prima vista, giudicai tali armille affini a una nota serie di armille carenate 
spettanti alla fine dell'età del bronzo o al principio di quella del ferro. Ma il curioso 



GUBBIO - 284 - REGIONE VI. 



è che mentre l'anello mostra evidenti segni di lungo uso, le quattro armille non 
servirono mai. Esse sono troppo piccole perchè anche una bambina vi passi il polso, 
e inoltre hanno i margini taglienti, mostrando di essere state fuse a coppia, e quindi 
staccate con colpi di scalpello, poiché tali margini taglienti, e con tracce di un 
distacco violento, si trovano solo da una parte. Sarebbero perciò armille simboliche, 
da a<yo-iunc^ersi alla categoria di simili oggetti, che, anche in materia più vile, si fab- 
bricavano talora per le stipi e per tombe. 

Avendo poi fatto un viaggio di studi all'estero, nelle scorse vacanze universi- 
tarie, ho potuto verificare la esistenza di una serie di aimille della stessa arte di 
quelle di Ouvio, e specialmente provenienti dal Vallese, conservate nel Landesmuseum 
di Zurigo, mentre né al Museo di Milano, né, per quanto io sappia, in altri si ritro- 
vano le simili. Le provenienze sono principalmente Martigny, Ayent, Sitten (Sion) e 
Riddes. Tali armille sono assegnate all'età de La Tene, come dimostra il materiale 
delle tombe da cui provengono: ed in tal senso va modificato il mio precedente 
giudizio. Gli esemplari svizzeri sono però tutti di grandezza normale e non presen- 
tano margini taglienti ('). 

G. Patroni. 



Regione YI (UMBRIA). 

Hi. (ìlJBBIO — Scoperte di antichità presso la sianone ferroviaria. 

in un terreno di proprietà dei fratelli Arnaldo e Gustavo Spogli in Gubbio 
(vocabolo Madonna del Prato), e precisamente fra la strada della stazione ferroviaria 
e il torrente Camignano, a circa dieci metri dal binario, nel fare le fondamenta per 
una costruzione di uso industriale, vennero alla luce, nell'estate del 1912. alcune 
lapidi funerarie e alcuni altri oggetti. Essi sono stati ora depositati nel Museo co- 
munale di Gubbio. Ecco l'elenco delle lapidi e degli oggetti: 

1. Coperchio di urna cineraria in travertino a due spioventi (largh. m. 0,410, 
alt. m. 0,210. spess. m. 0,890). Su uno dei due spioventi leggesi l'iscrizione seguente 
le cui lettere misurano in altezza m. 0,045 : 

— r^CVTLV^GNF 

CLVRVFVS 
AMANTISSIMVS I 
V o n \M 

(') 111 occasione della correzione delle bozze di questa relazione, il presidente del Comitato 
per le Notule, on. Barnabei, ha avuto la cortesia di comunicarmi le bozze e le figure della nota 
clic |irccedo, trasmessa dal dott. Barocelli, intorno a un analogo trovamento della valle d'Aosta 
E per me evidente clie, tralasciando differenze accidentali (come la forma piti piatta della verghetta, 
il non essere state usate ecc.), le armille di Cuvio appartengono alla stessa arte di quelle di Saint 
Vincent e del gruppo del Vallese da me ricordato, mentre le altre analogie citate dal Barocelli 
mi seiiiijrano meno stringenti. Da ciò che io conosco mi pare si possa concludere che. pur avendo 
le famiglie galliche stabilite in Italia ornamenti piìi o meno simili a quelli che il Barocelli ed io 
ora coinunichiaiiio, esse nondimeno ricevevano gli oggetti così caratteristicamente ornati come quelli 
di Cuvio e di Saint Vincent da un centro di fabbricazione, situato di là dalle Alpi, nell'alta valle 
del hodano. onde per la valle del Toce alcuni esemplari raggiungevano il Lago Maggiore, altri per- 
venivano nella valle d'Aosta pel Gran S. Bernardo. 



REGIONE VI. — 285 — GUBBIO 

2. Cippo sepolcrale in palombino, formato da una lastra arrotondata in alto 
(alt. m. 1,240, largh. m. 0,360, spess. ni. 0,130). La parte interrata era di m. 0,700; 
la parte che sporgeva fuori dal terreno era di m. 0,540. A m. 0,100 dalla parte ri- 
curva della stele v'è un'iscrizione in una sola riga (largh. dell' iscriz. m. 0,990, 
alt. delle lettere m. 0,050): 

TPISENTICF 

3. Cippo sepolcrale in palombino, formato da un parallelepipedo tagliato in alto 
a due spioventi (alt. m. 0,720, largh. m. 0,320, spess. m. 0.210). Nella faccia ante- 
riore, lungo l'orlo dei due spioventi, v'è una linea incisa. Ai tre angoli di questo 
frontone sono incastrate tre grappe di ferro: quella al vertice conserva una specie di 
uncino, forse per appendervi qualche cosa. Le lettere dell'iscrizione sono alte m. 0,050 
nella prima fila, m. 0,040 nella seconda. 

OCTA VI AOL 
AEGIS 

4. Cippo sepolcrale in palombino, formato da una lastra tagliata a due spioventi 
nell'alto (alt. m. 0,850, largh. m. 0,10, spess, m, 0,100). Dentro questa specie di 
piccolo frontone, che era fiancheggiato da due pinnacoli, è scolpita a rilievo una 
rosetta. Al disotto, dentro una cornice, è la seguente iscrizione (alt. delle lettere, 
m. 0,030): 

AETHYMVS 

HELVIAES 

ANN- XX" 

5. Cippo sepolcrale in palombino, anepigrafe, arrotondato in alto (alt. m. 0,830, 
largh. m. 0,320, spess. m. 0,160). 

6. Urna cineraria in travertino, a corpo cilindrico, sezionato nella parte posteriore, 
e con coperchio emisferico. Il coperchio era fissato al corpo per mezzo di due grappe 
di ferro, Luna nella parte posteriore, l'altra nel lato sinistro (alt. del corpo m. 0.580. 
diam. m. 0,450; alt, del coperchio m, 0,250). L'urna fu trovata chiusa; ma non 
conteneva altro che terra. Doveva essere già stata frugata nell'antichità, perchè sul 
fianco destro una parte del corpo era distaccato. 

7. Urna cineraria con corpo rettangolare in pietra viva e coperchio a due spio- 
venti in travertino (alt. dell'urna m, 0,290, largh. m. 0,400, spess. m. 0,290; 
alt. del coperchio m, 0,200). Il corpo è scalpellato rozzamente; il coperchio è liscio. 
Il coperchio era tenuto fermo al corpo con due grappe di ferro sui lati. Dentro l'urna, 
che era intatta, si trovarono ossa combuste e una fialetta di vetro giallognolo a corpo 
sferico e collo cilindrico (alt. m. 0,045). 

8. Corpo di urna cineraria rettangolare (alt. m. 0,200, largh. m. 0,510. spess. 
m, 0,450), in palombino. Nell'interno è un incavo ellittico (diam. maggiore m. 0,360, 
diam. minore m. 0,270, profondità m. 0,110). All'estremità del diametro maggiore 
sono due grappe di ferro impiombate. All' intorno è scalpellata rozzamente. 



GUBBIO - 286 - . REGIONE VI. 



9. Frammento di un coperchio di urna cineraria in palombino a due spioventi 
con sezione nell'alto (alt. m. 0,120, largh. m. 0,260, spess. m. 0,240). Sul fianco 
è l'incavo delia grappa. 

10. Frammento di lastra di palombino che apparteneva forse ad una lapide 
sepolcrale (m. 0,210X0,190X0,040). Vi è scolpita rozzamente una cornice. 

11. Cassa sepolcrale di piombo, in frammenti (misura approssimativa: m. 1,700 
X 0,500X0,550). 

12. Olla di terracotta a corpo ovale e breve collo cilindrico con labbro obliquo, 
senza manichi (alt. m. 0,260. diam. della bocca m. 0.185). Conteneva ossa di animali, 
conchiglie (valve di pecten) e, forse, alcune ossa umane. 

l:}. Ziro di terracotta con chiusura a lastra di piombo, nella quale era incastrato 
un tubo di piombo (alt. dello ziro m. 0,500; diam. della bocca m. 0,330). Dentro lo 
ziro furono trovate terra e ossa. Il tubo ha un diam. di m. 0.050, e presenta alla 
base un cerchietto col quale si appoggiava alla lastra dello ziro. Il tubo pescava 
nello ziro per m. 0,140. La lunghezza del tubo è di m. 0,740; ma i e sono conservati 
altri nove frammenti per una lunghezza di m. 1,100. Alcuni dei frammenti hanno 
delle appendici che dovevano servire per fissare il tubo. 

14. Oinochoe di terracotta a corpo a tronco di cono, collo cilindrico a pareti 
concave e bocca circolare. D'età romana (alt. m. 0,210, diam. della bocca m. 0,055). 

15. Fialetta in terracotta del solito tipo romano, a corpo ovoidale e lungo collo 
(alt. m. 0,130, diam. massimo m. 0,060; la bocca manca). 

16. Altra simile, intera (alt. m. 0,090, diam. della bocca m. 0,020). 

17. Tazzina di terracotta nerastra, a sezione di sfera, su basso listello, con 
largo labbro orizzontale scanalato. Manca una parte del labbro (alt. m. 0,040; diam. 
m. 0.070). 

18. Piccolo manico di vaso in bronzo, piegato ad arco (lungh. m. 0,055). 

19. Archetto di verga di bronzo, simile al corpo di una fìbula (lungh. m. 0,040). 

20. Capocchia di chiodo in bronzo. 

21. Pezzo di bronzo rude. 

22. Piccolo pendaglio cuoriforme, di bronzo, attaccato ad un anello. 

23. Laminetta di bronzo a forma di foglia d'ulivo (0,040X0,020). 

24. Altro piccolo manico di bronzo (m. 0,050 X 0.015). 

25. Anello di verghetta di bronzo. 

26. Pendaglietto di bronzo, oviforme. 

27. Bastoncello di bronzo con tre torniture. 

28. Laminetta di bronzo con incisione e foro (m. 0,040 X 0,018). 

29. Frammento informe di bronzo. 

30-36. Sette monete di bronzo corrose e irriconoscibili : per lo spessore, una 
sembra repul)blicana, un'altra imperiale: in una terza sembra che vi sia un profilo 
fomiuiuile. 

37. Monetina d'argento di Onorio. Dr.): testa dell' imperatore di profilo a sinistra; 
iscr. IMP HONrw'ws PF AVG . ij) : edicola con statuetta, iscr. ROMAl ^ETER . 
Diam. m. 0,020. 



REGIONE VI. — 287 — GUBBIO 

88. Monetina di bronzo dei duchi di Urbino. 

39, Chiodo di ferro (lungh. ni. 0,500). Esso è andato disperso in una frana che 
è caduta sullo scavo dopo una pioggia. 

40-41. Due strigili di ferro. L'una è completa (lungh. in. 0,220) ; dell'altra è 
conservata solo una parte del cucchiaio. 

42-43. Due grandi lame di ferro: misure dell'una, m. 0,490 X 0,080; dell'altra, 
m. 0,040 X 0,080. 

44. Frammento di ferro ricurvo (lungh. 0,180). 

45. Ziro di terracotta, raccolto in frantumi: è andato disperso nel terreno. 

46. Piccolo manico di vaso etrusco-campano, verniciato di nero (lungh. m. 0,090). 

47. Manichette di argilla rossiccia, striato (lungh. m. 0,075). 

48. Grruppo di manichi di anfore. 

49. Piccolo mascherone in terracotta (m. 0,080 X 0,080). 

50. Frammento di lastra di terracotta per rivestimento di trabeazione : vi sono 
due rilievi ad arco e la coda di un animale marino (m. 0,095X0,118). 

51-58. Otto fialette romane di vetro, a corpo ovale o sferico, e collo cilindrico. 

59. Frammento di vetro giallo e azzurro. 

60. Due frammenti di un oggetto ricurvo, in osso, con scanalatura nell'orlo interno 
superiore (alt. m. 0,060). 

61. Lucerna fittile (lungh. m. 0,080) con corpo a sezione di sfera, breve labbro 
e beccuccio allungato; al disotto v' è l'iscrizione a rilievo: 

E 1 X 

Tutti questi oggetti sono stati trovati in un terreno di deposito lasciato dal 
torrente Camignano nei suoi straripamenti. 11 cippo n. 3 fu trovato a m. 1,10 dal 
piano di campagna ed era rovesciato. Il cippo n. 2 fu trovato a m. 2,10 sotto il 
piano: e anch'esso era rovesciato. Invece mi è stato riferito che l'olla con le ossa 
era ancora in posto, perchè stava in fila con altre due che sono andate in frantumi 
durante lo scavo. Esse erano a m. 1,70 dal piano di campagna. È da notare, tut- 
tavia, che sotto queste olle furono trovate tegole intere e frammenti di tegole, il 
che fa pensare che anche qui il terreno fosse stato rimosso. L'urna cineraria, cilindrica, 
fu trovata dietro la linea delle olle a m. 2,90 dal livello del suolo. Lo ziro, con 
la copertura di piombo, è stato trovato qualche centimetro al disopra del cippo n. 2. 
Non si può precisare il punto dove fu trovato il coperchio di urna n. 1. Le fialette 
di vetro sono state trovate sparse in mezzo al terreno. 

Sono inoltre tornati alla luce un piccolo monumento sepolcrale formato da 
parallelepipedi di pietra, e un altro monumento, forse anche esso sepolcrale, formato 
da una base su cui si innalzano tre file di pietra accuratamente lavorate. Questi due 
monumenti sono orientati tra di loro, e comprovano quello che si era già riconosciuto 
nell'antecedente ritrovamento di epigrafi e di urnette isolate: cioè che esisteva in 
quel sito una necropoli di Gubbio d'età romana. 



GOBBIO 



288 



REGIONE VI. 



Presento qui nna piccola pianta del luogo esplorato (fig. 1). 

Del monumento sepolcrale, completamente rimesso in luce, non si sono conservate 
che le pietre di basamento. Sono quattro pietre, disposte ad angolo retto, rozze nella 
faccia interna e nella esterna, lisce invece nel piano superiore. Le due pietre ad est e 
ad ovest formano testata; quelle a nord e a sud sono incastrate fra le altre due. 
La pietra ad est ha una lunghezza di m. 1,90, e una profondità di m. 0,36. Quella 
ad ovest è lunga m. 1,91, ed ha uno spessore di m. 0,300. Le misure di quella 
a nord sono m. 1.180 per m. 0,27; le misure di quella a sud sono m. 1,20 per 



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Terreno Spoo/i ^v)^ 

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Fig. 1. 



111. ().3(). Sotto le pietre più corte, cioè quelle a nord e a sud, ve ne sono altre due 
grandi, che formavano fondamento e che sporgevano al di fuori. Non mi fu possi- 
bile prendere l'altezza delle singole pietre perchè intorno vi era ancora accumulata 
della terra. Dentro il quadrato formato da queste quattro pietre, in mezzo al terreno 
furono trovati alcuni insigniticanti cocci romani e due altre grandi pietre che appar- 
tenevano alla parte superiore del monumento. Una delle pietre ha queste misure: 
lungh. MI. 0,91. alt. ra. 0,56, spessore m. 0.265; l'altra ha le misure seguenti: lungh. 
MI. 1.20. alt. \\\. 0,55, spessore m. 0,28. Queste due pietre avevano la superlicie liscia 
•'. quindi, costituivano la parte visibile del monumento. Nulla si può inferire, dai dati 
di scavo, sulla costituzione della parte superiore di esso. 

L altro monumento sepolcrale (fig. 2), quando fu da me veduto, era stato messo alla 
luce .solo in parte, perchè una sezione si trova nel terreno, adiacente, di Bagioli Attilio. 
RiSso è orientato rispetto al procedente, quasi che tra i due passasse una via sepol- 
crale. E formato anzitutto da un basamento a due ordini di pietre: quello inferiore 



REGIONE VI. 



— 289 — 



GUBBIO 



ha in alto una cornice la quale è stata in gran parte scalpellata; quello superiore 
ha un taglio retto e poi un taglio obliquo. Forse le pietre inferiori erano nascoste 
nel terreno tìn sotto la cornice. L'altezza delle pietre inferiori, senza la cornice, è di 
m. 0,19; il taglio retto delle pietre superiori è alto m. 0,085, il taglio obliquo è 
alto m. 0,16. Su questo basamento, sul tìanco, si eleva una grande pietra dritta; 
sulla faccia anteriore, alla distanza di m. 0,020 dall'orlo, poggiano tre ordini di pietre 
accuratamente levigate e connesse. La pietra dritta ha un'altezza di m. 0,67, una 
larghezza di m. 0,65 e uno spessore di m. 0,272. 




FiG. 2. 



Siccome parte del monumento era ancora incastrata nel terreno, non lio potuto 
vedere di quante pietre era costituito sulla fronte tanto il basamento quanto la parte 
superiore. Dello zoccolo con la cornice erano visibili tre pietre di cui, andando da 
sinistra verso destra, la prima ha una lunghezza di m. 0,86, la seconda di m. 0,67, 
la terza di m. 0,24 nella parte che era visibile. Della parte superiore dello zoccolo 
a faccia obliqua si vedevano ugualmente tre pietre, di cui, andando sempre da si- 
nistra verso destra, la prima ha una lunghezza di metri m. 0,60, la seconda di 
ra. 1,20, la terza di m. 0,30 nella parte visibile. Il più basso dei tre ordini di 
pietre che poggiano su questo basamento, è formato da quattro pietre : soltanto delle 
prime tre a sinistra ho potuto prendere le misure, perchè la quarta si cominciava 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 38 



ORVIETO ~ 290 — REGIONE VII. 



appena a scoprire in mezzo al terreno; e la loro lunghezza è, da sinistra verso destra, 
rispettivamente di m. 0,30, 0,88, 0,87. Del secondo ordine si vedevano tre pietre: la 
lun<^hezza della prima è di m. 0,875; della seconda m. 0,88; la terza, incassata 
ancora in parte nel terrexio, ho potuto misurare per m. 0,89. Del terzo ordine si 
vedevano soltanto due pietre, l'una lunga m. 1,020, l'altra lunga m. 0,915. 

Dato il fatto che il numero delle pietre va regolarmente diminuendo verso gli 
ordini superiori, si può congetturare che al disopra delle assise conservate ve ne fosse 
soltanto un'altra di più; ma, come nel caso dell'altro monumento, non si può dai 
dati di scavo indurre la forma del suo coronamento. Nel terreno di scavo sono stati 
trovati molti tegoli della misura di m. 0,65 X 0,50; ma è difficile che appartenessero 
all'elevato di questi monumenti sepolcrali. 



Da tutti questi dati resulta dunque chiaro che in questo luogo stendevasi una 
parte della necropoli àeW It/uvium romano. Altri oggetti infatti si ricorda che furono 
quivi trovati nei lavori della ferrovia; e da quei luoghi proviene, come mi ha riferito 
il dott. Pio Cenci, un altro cippo (alt. 0,550, larg. 0,500, prof. 0,130), che ora è 
nel Museo Comunale e reca la seguente iscrizione con lettere alte m. 0,045 : 

TVASSIVS 

I • 1 • 

FAVENTINVS 

SEVIR 

Alessandro Della Seta. 



Regione VII {ETRURIA). 

IV. ORVIP]TO — Trovamenti archeologici in via s. Leonardo. 

Durante i lavori per la sistemazione della fognatura urbana in via s. Leonardo, 
già s. Carlo, si scoprirono, con altri oggetti, numerosi frammenti di terrecotte poli- 
crome appartenenti alla decorazione architettonica di un tempio. 

Inviato dalla Soprintendenza degli scavi, in ritardo, sul posto, non ho potuto, 
essendo ormai terminato il lavoro e sistemato il terreno, vedere il luogo preciso del 
trovamento. Dalle informazioni dell' ispettore onorario dei monumenti e scavi di 
Orvieto, ingegnere comm. Franci, potei sapere che, in prossimità del luogo ove si rin- 
vennero le terrecotte, fu scoperto anche un pozzo. Questo come gli altri numerosi che 
SI trovano in Orvieto, aveva la forma di un otre, incavato inferiormente nel masso 
tufaceo; nella parte superiore, l'orificio cilindrico (diam. m. 3) era costituito da grandi 
lastroni semicircolari, sagomati, di pietra tufacea, alti circa m. 1,20. 

Vicino a tale pozzo si scoprirono le terrecotte policrome e, insieme, due basi 
lu nenfro, dello quali una inscritta, e numerosi frammenti di vasi rozzi senza deco- 



REGIONE VII. 



— 291 — 



ORVIETO 



razione, di tegoloni ecc. Tutto questo complesso di oggetti fa pensare all' esistenza, 
in quelle vicinanze, di qualche edificio ('). 

Ecco l'elenco descrittivo dei ritrovamenti: 

A) Ter recotte archile lloniche. — 1") Frammenti di figure fittili mo- 
dellate in alto rilievo ed a tutto rilievo, che dovevano decorare 1' aetoma del fron- 
tone di un tempietto. 




FlG. 1. 




a) (flg. 1). Torso di figura virile (alt. m. 0,34), modellato a stecco; le parti 
anatomiche sono rese con un'arte squisita e con perfetta conoscenza del nudo; si con- 
serva una parte del braccio sinistro ornato con un braccialetto a 
pendagli; attorno al braccio è ravvolto il mantello accuratamente 
panneggiato. 

Le parti nude sono dipinte in rosso, come di consueto nelle 
figure maschili. 

b) (fig. 2). Testa appartenente ad una figura muliebre (alt. 
m. 0,14), di perfetta conservazione. L'argilla è di fine impasto, e 
di color giallognolo; il volto è dipinto in bianco; le guance e le 
labbra sono di un delicato color roseo; fra le labbra leggermente 
semiaperte spiccano i denti bianchi; la pupilla e l'iride dell'occhio 

incise e dipinte in nero ; la linea dei sopraccigli è indicata in color bruno. I capelli, 
bipartiti sulla fronte ed ondulati sulla tempia, sono cinti da un alto e ricco diadema ; 
la figura porta inoltre, agli orecchi, dei ricchi pendagli. 

(*j Questi trovameiiti sono in relazione con quelli, illustrati brevemente dal Mancini, di 
Piazza del Popolo {Róm. Mitt. 1898, p. 192) e con altre scoperte passate presso il Palazzo Bracci, 
la Torre del Moro, il Palazzo Misciatelli (cfr. Gamurrini in Annali delVlnst. 1881, pp. 41, 53; 
Perali, Orvieto etrmca, pp. 20, 25). Per le terrecotte templari, rinvenute a Belvedere ed in altre 
località, che richiamano per la tecnica, lo stile e l'epoca le nostre, vedasi Deonna, Les statues de 
terre cuite dans Vantiquité pp. 141-149. 



Fig. 2. 



ORVIETO 



292 — 



REGIONE VII. 





FiG. 3. 



FiG. 4. 



c) (ftcr. 3). Testa barbata di Dionysos (?), frammentaria (alt. m. 0,16). 

È di fine lavoro, come la precedente. I capelli, bipartiti sulla fronte e raccolti a nodo 

dietro la nuca, sono cinti da un alto diadema; i baffi, spioventi, ricoprono il labbro 

superiore; la barba è leggermente ricciuta. Il viso è dipinto in 

POSSO chiaro; i capelli, gli occhi e la barba, in nero. 

d) (fig. 4). Parte anteriore della testa di figura barbata, 
frammentaria. I capelli sono bipartiti sulla fronte e leggermente 
ondulati sulla tempia; i baffi spioventi; la barba 
ricciuta. Il volto, il collo, le orecchie sono dipinti 
in rosso bruno; i capelli, gli occhi e la barba, in nero. 

e) Altri frammenti appartenenti a statue 
fittili che dovevano decorare il frontone (\). 

2^) Antepagmenta. — Antefisse con frammenti 
dei relativi inquadramenti ornamentali. 
a) (fig. 5). Testa muliebre in rilievo (Arianna ?), conservante una parte del busto 
e, superiormente, una parte dell'inquadramento ornamentale a girali (altezza m. 0,25). 

Il capo è ornato di un alto e ricco diadema; dei 
pendagli a rosetta con petali rossi, cerchiati in nero, 
pendono agli orecchi, ed il collo è adorno di una col- 
lana con bulle. I capelli, bipartiti sulla fronte ed ondu- 
lati, scendono sulle spalle. La policromia è mirabil- 
mente conservata: il viso, il collo e le orecchie sono 
dipinti in bianco ; le guance e le labbra in rosso ; gli 
occhi ed i sopraccigli disegnati da linee nere; l'iride 
è resa in color bruno, con un punto nero per la pu- 
pilla; i capelli sono di un color bruno-nero. 

/;) (fig. n. 6). Testa virile barbata in rilievo: 
Sileno. 

Air ingiro si scorgono le tracce dell'inquadramento 
ornamentale. Si conserva la testa e la parte inferiore 
con il piccolo busto panneggiato. La fronte, corrugata, 
è sormontata da un ricco diadema; ai lati spuntano 
lo orecchie caprine appuntite. Gli occhi sono sporgenti ; il mento è adorno da una 
barba a minuti riccioli; i baffi spioventi ricoprono il labbro superiore. Policromia: 
il viso, il collo, gli orecchi sono dipinti in color rosso-bruno; i capelli, gli occhi, la 
barba, in nero. 

Questi due tipi di antefisse orvietane sono perfettamente simili a quelli scoperti 

noi tempio di Talaraone (Scavi del 1892), che si conservano nel Museo archeologico 

di Firenze (cfr. Milani, // R. Museo archeologico di Firenze, 1912, I, pag. 259). 

e) Antefissa frammentaria di tipo diverso, inferiore, per stile e fattura, alle 

precedenti, con parte conservata del contorno ornamentale a rosette e girali. 

( ) I*er alcuni di questi frammenti, come pure per il frammento d, resta il dubbio se abbiano 
appartenuto a figure del frontone ovvero ad antefisse. ' 




Fig. 



REGIONE VII. 



293 — 



ORVIETO 



Figura muliebre con capigliatura a boccoli che incorniciano la fronte. La ter- 
racotta è di un impasto meno tìne e così la modellazione e lo stile; è scomparsa ogni 
traccia della policromia. 

3°) (fig. n. 7). Pezzo d'angolo di una cimasa di frontone. 

Lastra fìttile frammentaria con decorazione dipinta. 
Da essa si stacca in alto rilievo una figura di ^istrice con 
la parte inferiore del corpo spiraliforme e con il collo ed il 
muso sollevati, a tutto rilievo ; costituiva il pezzo angolare 
decorativo della cimasa del frontone (alt. m. 0,17, 0,30). 

4°) Antepaf/menta fittili con decorazione in rilievo : 
a) Placche in terracotta, di rivestimento, con orna- 
mentazioni rilevate e dipinte, divise in due zone di palmette 
e di fiori di loto circoscritti da girali. 

Si scoprirono circa 21 frammenti di questo tipo di 
fregio. 

l>) Placche fittili di rivestimento con decorazione 
dipinta in rosso ed in nero su fondo giallognolo: zona di 
palmette e di fiori di loto limitate da fasce rosse e brune. 

Si scoprirono circa 32 frammenti di questo tipo di fregio. 

5°) Furono scoperti, insieme con queste terrecotte policrome, numerosi frammenti 




Fig. 6. 




Fig. 7. 



di tegoloni ricurvi, parti posteriori di antefisse, tegoli rettangolari piatti con margini 
rialzati per la connessione. 

B) Ceramiche. — Frammenti di ceramiche rozze; una ciotolina di bucchero 
senza decorazione; frammenti di vasi verniciati in nero, dalle pareti sottili di fab- 
brica etrusco-campana; avanzi dell'orificio di ud enorme ziro in cotto, con rivesti- 
mento esterno di argilla. 



CESANO — 294 — REGIONE VII. 



C) Pietre lavorate: 

a) Base in nenfro, «li forma cubica sagomata, rotta in due pezzi (alt. m. 0,25), 
con cavità nella faccia superiore, di forma quadrangolare, destinata all' inseizione 
dell'oggetto a cui serviva di supporto. 

In basso, su tre lati della base, si legge la seguente iscrizione: 

Tale iscrizione sembra di carattere dedicatorio e mi induce a pensare che si 
tratti di una piccola base di qualche statuetta, ex-volo, quantunque la forma ricordi 
quella delle basi dei noti cippi funerari volsiniesi. 

Si avrebbe così nei due lati l'iscrizione col nome del dedicante: Ae Titi 
Vucinas turce {donim iledil) ('); nel terzo lato poi: Mi Pe-Ons {Pelitiius), si potrebbe 
pensare al nome dell'aitista, tanto piìi che le lettere sono più piccole e si trovano 
sopra un lato secondario. 

b) Frammento di un'altra base in nenfro, dell' identica sagoma della prece- 
dente ma di pili piccole dimensioni. 

A. Minto. 



V. CESANO (frazione del Comune di Campaii'naiio di Roma) — Tomba 
di età romana, scoperta nei lavori di manutenzione della via Cassia. 

Nel febbraio dello scorso anno, i cantonieri della via Cassia, uell'eseguire uno 
sterro in contrada Monte Lupoli, che è la collina più elevata tra quelle che circon- 
dano Cesano nel comune di Campagnano di Roma, a circa dieci metri dal punto ove 
diverge la mulattiera che conduce al paese, scoprirono una tomba romana, già deva- 
stata. Consisteva in una grande cassa scavata nel tufo, lunga m. 1,78, larga m. 0,99 
e profonda m. 0,50, orientata da ovest-nord-ovest a est-sud-est. Il soprastante agli 
scavi sig. Natale Malavolta, che visitò il luogo, potè assicurarsi che la tomba era 
per due dufunli. che giacevano in due infossamenti vicini e ciascuno aveva la testa 
posata sopra un cuscino, intagliato nella pietra. Le informazioni tutte concordano nel- 
l'all'ermarc che la cassa fu trovata piena di terra, nella quale erano ossa umane e 
frammenti di vasi tardi, di età romana. 

Dalla parte a ovest-nord-ovest la cassa era isolata da un ampio cavo, dove alla 
rinfusa liirono rinvenute ossa umane, un vasetto di terracotta ed una lastra marmorea, 
lunga ui. 0.50 e larga m. 0.28. circondata da una semplice cornice, intatta, ma 

(') In Ac si iivrrbbo il prriioino |clV. Fabrelti, C. 1. E., 22()0 (Vnlci); Kabretti, Jl (Mavzabotto)] 
clic il prof. Lalti's Mij.iioiie abbreviazione di Aule, iiiciitre il Deoclce (Etrsk. Furscli. IIIj vi Irove- 
rebbe la 2" e la 3« lettera di Gae. 



REGIONE I. 295 — OSTIA 

tutta corrosa dalla terra umida, sulla quale però leggesi in modo chiaro la seguente 
epigrafe : 

TVLLIA • LYRIS- FECIT 

SIBI ETL-COCCEIOASTO 
CONIVGI • SVO • ET- LIBERIS • EORVM 
LIBER.TIS • LIBERTABVSCÌVE 
SVIS-POSTERIS QV E • E O RV M 

È evidente che l" iscrizione fu gettata nel cavo con la terra di riempimento, 
dopo l'antica devastazione del sepolcro. 

G. Q. GlGLIOLI. 



Regione I (LATI UM ET CAMPANIA). 

LA TIUM. 

VI. OSTIA — Via delle corporazioni^ teatro., decumano. Scoperta 
di taberne repubblicane sotto l'area del tempio di Vulcano. Mura re- 
pubblicane. Scoperte varie. 

Via delle Corporasioni. — Sotto questa via fu fatto un taglio trasversale fino 
alla sabbia tra la casa dei dipinti e le prime taberne del teatro. È risultato anzi- 
tutto che essa ha subito più rialzamenti e clie prima era più larga, raggiungendo 
verso ovest l'area del primo teatro e verso est in origine prolunga vasi oltre la fac- 
ciata della casa, la cui fondazione ne taglia gli strati. Questa fondazione scende fino 
sotto la sabbia ed è preceduta, a m. 2,45, da un'altra ad ovest, del tutto simile e 
che scende alla stessa profondità. Sopra questa seconda fondazione si alza un muro 
laterizio, largo m. 0,45, che fu rasato al piano dei selci della strada quale ora si 
vede: esso reggeva forse un portico, poi sostituito dai marciapiedi. 

Gli strati, che rappresentavano successivi rialzamenti della via. sono sette, per 
un'altezza complessiva di m. 3,14. 

Il primo, sotto i selci, alto m. 0,73, era composto dei consueti scarichi misti. 

Il secondo, di m. 0,53, conteneva frammenti di tegoloui, anfore, vasi aretini ed 
altri diversi, di marmo, intonaco dipinto e tesselle di mosaico. 

Nel terzo, di m. 0,24, battuto fortemente, si raccolsero frammenti di intonaco 
dipinto, di calcinacci, di vasi aretini, di tufo, di vetro, tesselle di mosaico e pochi 
frammenti di tegoloni e di anfore. Tra questo strato e il seguente si rinvenne una 
anfora (forma 6; alt. m. 0,315, con la marca: T-HB). 

Nel quarto, di m. 0,46. si raccolsero frammenti di intonaco dipinto e calcinacci, 
e pochi frammenti di tegolone e di anfore, di vasi aretini, di marmo e travertino 
e tesselle di mosaico. 



OSTIA - 296 - REGIONE I. 



Nel quinto, di m. 0,43, sono frammenti di vasi campani, di anfore, di altri vasi, 
di tegoloni, di calcinacci, di tufo, scaglie di selci, tesselle di mosaico e tufi per 

opera reticolata. 

Nel sesto, di m. 0,35, sono frammenti di anfore, tegoloni, vasi aretini, intonaco 
dipinto, calcinacci, coppi, scaglie di selci e tufi per reticolato. 

Nel settimo, a contatto della sabbia, sono frammenti di vasi aretini, anfore di 
cui una con la marca: CEL, e altri vasi, travertino, intonaco, tufo, pochi calcinacci, 

pezzi di smalto. 

Non vi è traccia dello strato di breccia che si trova sotto il decumano, né di 
una massicciata. Si è notato un tratto di fogna che doveva passare sotto l'area del 
primo teatro. ^ 



Teatro. — Nel retrobottega della terza taberna, cominciando dall'angolo nord- 
ovest, nello strato d' incendio e sotto di questo, si è incontrato un grande scarico di 
frammenti e scaglie di marmo, di pezzi tagliati a forma geometrica e cosi via. Ma 




FlG. 1. 



specialmente notevole è la scoperta, oltre che di frammenti scultorii, di pezzi su 
cui sono disegnate o scolpite figure o parti di figura come se fossero serviti di mo- 
dello di esercizio di discenti. Tra questi pezzi, noto: Lastrina (m. 0,12X0,145; 
lig. I), in cui sono incisi i contorni di scultura. A sinistra è una figura muliebre 
seduta sopra un kalalhos rovesciato (?), di profilo verso destra, con le gambe in- 
crociate; a destra pare di poter riconoscere un'asta e parte di un animale. — Fram- 
mento di gamba (m. 0,30; fig. 2 «, A). In alto è stata rozzamente rilavorata per 
incominciare a cavarne una figura con due braccia piegate, di cui il destro stringe 
qualcosa. 

Tra gli altri frammenti marmorei qui rinvenuti, vanno citati: Torso di Nereide 
(m. 0,57; fig, 'ò a, b), la quale era evidentemente sdraiata su un animale marino, 



REGIONE 1. 



— 297 — 



OSTIA 





FiG. 2 a. 



FiG. 2b. 




FiG. 3 a 
Notizie Scavi 1913 — Voi. X, 



Fi6. 3 b. 



89 



OSTIA 



— 298 — 



REGIONE I. 



come dimostra l'attaccatura lungo la schiena. Ha i capelli sciolti, che scendono sul 
petto, sulle spalle, sul dorso, dove una treccia finisce a mo' di coda di pesce ; sulla 




FiG. 4. 



spalla sinistra traccia di velo. « È scolpito vigorosamente ed è pieno di pathos. 
La mossa ed il tipo somigliano molto a quella statuina di Menade, che il Treu 
credette di attribuire a Scopa, riconoscendovi la copia di un suo capolovoro, la Bac- 
cante in estasi (ved. Springer-Ricci, fig. 500). Se 
questa veramente riproduce una opera scopadea, 
sarebbe multo probabile che la Nereide ostiense ci 
desse una riproduzione tratta dal gran gruppo ma- 
rino fatto da Scopa, del quale ci parla Plinio 
{Nal. Jiist.y 26, 26). Certo la testa ha molto di 
scopadeo (Mariani). — Statuina dì filosofo seduto 
(m. 0,31 ; fig. 4), replica di una statua del Vaticano 
[Reiuach, Mépertoire^ li, 350, .5; Helbig, Fnlirer, 
2, 370]. — Torso muliebre seminudo (m. 0,16). 
La figura tiene avvolto al braccio sinistro piegato, 
e sotto l'ascella il manto che, passando dietro, 
doveva esser sorretto dall'altra mano forse sul da- 
vanti. Specie di Venere pudica o al bagno, tipo 
alessandrino. — Piccola erma di giallo (fig. 5), 
rappresentante un guerriero barbaro con barbula 
sulle guancie. — Altra ermetta coronata di edera 
(m. 0,165). — Altri frammenti di statue. — Frammento di bassorilievo (m. 0,10 
X 0,052 X 0,038) : vi si vede la parte destra di un amorino che stringe con la 




REGIONE I. — 299 — OSTIA 

destra un'asta appoggiata al petto. — Parte superiore di un'edicoletta, che aveva 
tutte quattro le facciate scolpite (m. 0,62X0,11X0,075). Lastre marmoree: 

1. (m. 0,13X0,09X0,04): 2. (m. 0,12X0,12 X 0,016), intera: 

ABC 

(?) we N S • F R V mentarius (?) 

^ ' ^ a E F 

e altri piccoli frammenti di iscrizioni sepolcrali. 

Una matrice di palombino (m. 0,185) ha due serie di impronte di tessera 
(m. 0,01) con le lettere: IV e con tutti i canaletti. 

Si raccolsero pure due lucerne fittili: una (forma 27) con busto muliebre a 
destra, l'altra (forma 30) con tre zone di punto sul margine; e infine un frammento 
di graticola in terracotta. 

Verso il lato est dello stesso retrobottega si rinvenne uno strato di scorie di 
fucina da fabbro. 

Intorno al teatro si raccolse un frammento di lastra marmorea (m. 0,38 X 0,30 
X 0,055) con le lettere: 

iMP... 

e una lucerna fittile (forma 15) con la rappresentanza C. I. Z., XV, 6196 b . 

* 

Decumano. — Nel tratto tra la via della Pistrina e il tempio di Vulcano, il 
selciato si rinvenne tutto sconvolto, già in antico, da chi ricercava come sembra pro- 
babile, il piombo della conduttura. E insieme con i selci ad un piano molto basso, 
poco sopra la sabbia, si rinvennero rocchi di grosse colonne di granito e grossi fram- 
menti di architrave marmorei, appartenenti ad un grande monumento. Di essi par- 
ticolarmente importante è uno (m. 1,48 X 0,69 X 0,74), che è stato ricavato da un 
cippo, di cui in parte si conserva l'iscrizione laterale! 

dedicai k-Vn- ID VS • SEPTEwzèr. 
ATTICOET-PRAETEXTA^O cos 

PER QSl.__ 

C -TANNONIO • SABB ATIO [sic) 

/ROGATIONE- E-IVLIO .. {sic) 

CVR 

A.EGRILIO LEONTIOCPO 

C-MVNDlOFELICE-CF(?) 

Poiché il cippo era stato dedicato dai quinquennali di un ignoto collegio nell'anno 
242 d. Cr., l'edificio cui questi architravi appartengono si deve supporre posteriore — 
e forse di molto — a questa data. 

Due pezzi (m. 1,52 X 0,72 X 0,44), che combaciano e che presentano tre faccie 
lavorate, danno tutto il complesso della trabeazione. Anche gli altri pezzi apparten- 
gono a cornice aggettata. 



OSTIA 



— 300 



REGIONE I. 



Negli scarichi si raccolse: 

Marmo. Testina di piccolo fanciullo (m. 0,055; fig. 6); ritratto romano. — 
Parte sinistra di testa di buon lavoro (m. 0,125 X 0,095). — Basetta circolare 
(m. 0,35 X 0,42; fig. 7), scorniciata in alto e in basso, e con tre incavi superiormente. 
Nel corpo cilindrico è un rilievo di due amorini volanti simmetrici, che sorreggono 
una conchiglia. — Lastre marmoree: 

1. (m. 0,095X0,18X0,42), corrosa: 

... iPHO 

. . . RV 

A A D R I A N . . . 




Fig. 6. 




2. (ra. 0,185 X 0,235 X 0,079) 
...cAES... 



3. (m. 0,15X0,11 X0,04) 
. . . 6?a E S . . . 



4. (uu 0,135 X 0,12) con parte di 
cornice sotto l' iscrizione : 

... pr AEFE ctus . . . 



5. (m. 0,19 X 0,26 X 0,045) 



. . d ECRETO 
E 



G. (m. 0,21 X 0,19X0,034) 



.... i\^ 

. . VI- IVD A. . . 
. . M • A S C A L O ?i 
. . .VMHVICS 
. . LIVM • NON . 
. . AM- PATR . . 



REGIONE I. — 301 — OSTIA 

7. (m. 0,225X0,125X0,03): 

TTINVC 

S TTINVCIVSFELI 

X LCLODIVSVICT 

L-CLODIVS • ERCLAN (sic) 

5 CIVLIVSCORI ^ 

X L- SEPTIMI VS K A R V S 

...ENIPPVS-IVM {sic) 

...HANVS T • TINVCIVS- RVFVS- IVN 

.. . VNATVS AVRELIVS ^-O VALERIANVS 

10 IVS T-TINVCIVS- EVANHVS-IVN (sic) 

S Q^FVFICVLENIVSSECVNDVS 

S TTINVCIVS SALVTI VS 

TTINVCIVS • EROS 

IVLIVS • ERMES (sic) 

15 ...TINVCIVS EROS 

.... NVCIVS • ALEXAhDRO (sic) 

LIVSBASILEVS-IVN 

IVS AD' 

Nella terza linea di quest'albo il nome Cfodius è scritto in lilura, 

8. (m. 0,11X0,19X0,045): 9. (m. 0,115X0,21X0,038): 

...MAG... ...Q^CtiFERPET 

..r TATIANVS 

10. (m. 0,10X0,16X0,04): 

...AEM... 
... I 1 

11. (m. 0,16X0,14X0,04), opistografa: 

a) M • - 

FAT b) 

LFA.... ... VSETl... 

SER 

12. (m. 0,13X0,16X0,035; 0,275 13. (m. 0,12X0,15X0,02): 
X 0,195): 

M 
. . . VIO-PECVLIA D M 

ALIM . . .TVLLIO GEO . . . 

NO patr O N O B E N e . . . 

CT- /VCERVN ^ . . 



QSTIA — ^02 — REGIONE I. 



14. (m. 0,26 X 0,13 X 0,045), cor- 15. (m. 0,155 X 0,09 X 0,038) 
rosa perchè adoperata in pavimento: 

v^ 

...OET-PIf... ...VIVS-C... 

^..OSTVLi... ...ATrO\.. 

...VIBVS^... F 

16. (m. 0,21 X 0,26 X 0,035) : 17. (m. 0,14 X 0,11 X 0,025) : 



. . L 

VGI 1 X 



liberi ABVS • POSTER ISQj^e 
. V ■ IN AG. . . 



R E D T O . 

/-\ n/i 

v/ i'i 



e altri frammenti di minore importanza, come uno su cui avanzano le grandi lettere 
rubricate : . . . RV . . . o altri corrosi moltissimo per attrito di piedi. 

E intine un frammento di sarcofago (m. 0,82 X 0,52 X 0,045), sul quale si vede 
un amorino che, volando verso d., regge una targa iscritta, di cui rimane: 



CA 

L . 

L L. . . 

BL 

O 



Sotto l'amorino, è un albero caduto. 

Terracotta. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 19, 22 «, 104, 495, 525 a. 589, 
702, ima, 811. 861, 876fl, 1035, 1298 (2 es.), 1422, 1434^*, 1510, 1591 a, 
2165 e 

a) CD CCALVISI /;) LZ] F A-]^ • "E L E S F-l O 

M A R pT 1 (cfr. C. I. L. XV, 2219) 

e) — ..EX-FIGL... 
AMP . . . 

Frammento di antetissa con la testa di Giove Ammone circondata di ricci. — 
Altra con maschera nascente da foglie e sormontata da palmetta, — Frammenti di 
tegoloni decorativi: uno con un amorino a d., che regge sulla spalla sin. due encarpi; 
e altri. — Mensoletta con foglie e fiori. — Frammento di anfora con la marca: 
THRoPlMl. — Lucerna (forma 31) con gallo a d. nel disco e palma sul margine. — 
Fondo di vaso aretino con la marca rettangolare: 

P COR/VI 

ANI/VI (cfr. C.I.L. XV, 5154) 



REGIONE I. — 303 — OSTIA 

Piombo. Parte di tubo (m. 0,31 X 0,06) con la marca: 
C • MARCIVS • FORTVNAT . . . 

Osso. Targlietta quadrilatera (m. 0,065X0.045), con foro; da una parte è 
graffito: VICTORIA. 

Accosto alla parete orientale della costruzione rotonda che sta di fronte al 
tempio di Vulcano, venne in luce un pozzo fatto con pezzi di tufo di m. 0,56 X 0,37. 



Area del tempio di Vulcano. — Innanzi al tempio si raccolse un'accetta di 
ferr.o o due frammenti di un'iscrizione a belle lettere: 

a) . . . MAVREL. . . b) ..."^-IIO... 

... IO.. . 

Sul lato orientale dell'area si sono sterrati tre ambienti. Il primo, cominciando 
da nord (m. 6,70 X 6,95), ha la porta larga m. 3,70. Presso la parete di fondo vi 
sono due basi (m. 1,40 X 1,45 X 0,20; 2,45 X 1.45 X 0,20). Il pavimento, lo zoccolo 
delle pareti e le due basi erano rivestiti di marmi colorati. Presso l'angolo nord- 
est sono tracce d' intonaco dipinto. Gli altri due ambienti sono simili. Nei muri di 
fondo si vedono archi di scarico. 

A sud di essi si è scoperta pure una scala. 

Innanzi a questi tre ambienti o taberne, che debbono appartenere all' edifìcio 
retrostante, ma senza comunicazione con questo, sotto il piano dell'area sono venute 
in luce costruzioni anteriori di più epoche, da filari di piccoli tufi piantati sulla 
sabbia; taberne — di tavole (?) — originarie, a muri di tufi bugnati (taberne 
posteriori?) e da altri più recenti, ma sempre anteriori al tempio. A me pare che 
si tratti sempre dell' istesso genere di edificio, di cui i tre ambienti su citati rap- 
presentano r ultima forma su una linea ritirata per dare spazio all'area. Non posso 
dire di più, prima che lo scavo non sia più progredito. 

A nord di queste rovine, quasi immediatamente sotto le lastre di marmo del 
portico dell'area, è venuta in luce la continuazione della via parallela al decumano 
a nord di questo, via che, costruito il tempio, fu fatta girare intorno ad esso. Ha i 
poligoni di selce e le crepidini: e, per il suo livello, è da connettersi con il rialza- 
mento della città, che oramai, per tanti indizi, mi pare potersi attribuire a Domiziano. 

Più a nord di questa via, sempre sotto le lastre dell'area, si scoprono altri 
avanzi di costruzioni anteriori alla costruzione dei portico e anche anteriori a quel 
rialzamento suddetto. 

Nel secondo degli ambienti su citati, si rinvenne una lastra marmorea (m. 0,41 
X 0,95X0,025) con l'iscrizione: 

A- EGRILI VS • PLARI A;2VS 

PRAEFAERARIMILI lariS- 
PC- PONTIF VOLK 



OSTIA 



— 304 — REGIONE 1. 



Questa iscrizione richiama subito alla mente l'epistilio mamioreo C. I. L. XIV, 72, 
che il Visconti dice appartenere forse al tempio di Vulcano : M. Acilius A. f. Voi. 
Priscus Egrilius Plarianus, praef. aerarli militar{is), pontif{ex) Volcani et aedium 
sacrar{um), p{atronus) c{oloniaé), clupeum argent{eum) cum macine aurea d{onum) 
(ì{edit) l{oco) dialo) d{ecreto) d{ecurionum). 

Gli Eofrilii Piariani — di cui ha trattato eccellentemente, in base al materiale 
che allora poteva avere a disposizione, C. L. Visconti nella sua Memoria pubblicata 
negli Atli della Pontificia Accademia romana di archeologia del 1868 — ebbero il 
cognome da Plaria Q. f. Vera ('). madre di A. Egrilio Plariano {C. L L.. XIV, 399): 
Plariae Q f. Verae, ftaminicae d\f\vae aiig{uslae), mairi A. Egrilii Piariani 
patria p{atrom) c{oloniae), co{n)s{ulis), dove può sorgere il dubbio se si tratti di 
un A. Egrilius Plarianus pater, per distinguerlo da un figlio dello stesso nome 
(cfr. Klebs, Prosopoi//:, 1, pag. 8, n. 62; Groag, in Pauly-Wissowa, Real-Encykl, s. v.), 
di un A. Egrilius Plarianus, padre di un patrono della colonia e console. Questa 
seconda opinione, che è quella del Visconti e del Dessau, mi sembra preferibile, 
perchè, dovendo supporre clie questo sia il primo Egrilio che porti il cognome Pla- 
riano, sarà da identificare con l'A. Egrilius A. f. Plarianus, decurialis scriba libra- 
rius {C. I. Z., XIV, 346) (^), di condizione tutt' altro che senatoria. 

Il console, quindi, deve essere il figlio. Quale? 

Noi troviamo un Q. Egrilius Plarianus, legato propretore del proconsole di 
Africa (M. Acilio Glabrione console del 152?) nel 159 (C. /. Z., Vili, 800, 1177, 
11026, 11030?). Esso è probabilmente Q. Egrilius... che fu console suffetto con un 
L. Aemilius... (Carus ? Frontinus?) secondo un' iscrizione dei magistri delle fonti in 
C. I. Z., VI, 30868, dove però si osserva che in tali iscrizioni del secondo secolo 
non sono mai nominati i suffetti; ma d'altronde no:i si conoscono Egrilii senatori 
del I secolo (cfr. Groag, loc. cit.). Potremo supporlo un figlio minore di A. Egrilio 
Plariano, non avendo il prenome Aulo consueto negli Egrilii, ma quello di Quinto. 
E forse del consolato di questo figlio si vanta il padre, perchè forse il solo figlio 
non uscito dalla famiglia ('). 

(') Fu per certo, come ha osservato il Visconti, parente di Arria L. f. Plaria Vera, moorlie 
•li un console M. Acilio Glabrione {C. I. L., XI, G333 di Pisauruni), una della notissima famio-lia 
dei Glabrioni, che possedevano nel territorio ostiense e di cui uno (il consolo del 91?) fu anche 
patrono della colonia (clr. Notizie, 1910, pag. 60). Da questa non va disgiunto L. Arrius Plarianus 
Anfidius Turbo pretore designato, patrono della colonia di Pisaurum (C. /. />., XI, 6332). Che questi 
stessi Ariii o altri Arrii possedessero nel territorio di Ostia, si può inferire dagli Arrii, per lo più 
liberti, ricordati nelle iscrizioni ostiensi. Un A. Egrilius Plarianus, che può essere proprio il figlio 
di Phiria Vera, fa il sepolcro a un L. Arrius Hermes vascularius (C. I. />.. XIV, 467). 

( ) Che sia lo stesso l'O. Aegrilius Plarianus, che a Parma fa seppellire la moglie Asicia 
Fn.ntina {C. I. L.,Xl, 1075?). 

(') Non va dimenticato che non è forse del tutto impossibile che anche questo, al pari dei 
Iratelli di cui parleremo, sia stato adottato da altri. Noi abbiamo un Q. Aelius Egrilius Evaretus 
philosophm, amicus Salvi luUani {C. I. L.. XII, 8159), la cui cittadinanza si dovrà al nostro 
(cfr. Borghesi, Horm. Jahrb., 1846. pag. 212; Friedlaender, Sitteng., IV, 8, pag. 335, 3), tenendo 
conto che Frontone scrisse a questo una lettera (I, 4, pag. 176, N) raccomandandogli il filosofo e 
re ore luhus Aquilmus e lodandolo perchè gravissimus et. sapientissimus vir... prò... prudentia intel- 
lujenttaiiue summa. Ma sarà preferibile supporre che il gentilizio Aelius provenga dall'imperatore. 



REGIONE 1. — 305 — OSTfA 

Un figlio di A. E^riliiis Plarianus sarà stato adottato da un Larcius Lepidus. 
Un A. Larcius Lepidus Plarianus è ricordato tra i puer'i patrimi et matrimi sena- 
torum fili ministri degli xirvali nel 145 {C. I. Z., VI, 32379) e questi potrebbe 
essere lo stesso... /. Larcius Lepidus \_Egrilius ?] Plarianus — se qui non sono 
indicate due persone — che figura al secondo posto nell'albo dei dendrofori di Ostia 
{C. I. L., XIV, 324), che va attribuito alla fine del secondo o al principio del terzo 
secolo d. Cr., essendovi ricordato un Ti. Claudius Abaseantus quinquennalis iterum, 
che pone un'iscrizione al figlio nell'anno 203. 

Piglio di Egrilio Planano è stato supposto dal Visconti, seguito dal Dessau, 
quello che adottato da un M. Acilius Priscus ('), si sarebbe chiamato M. Acilius 
A. f. Vot. Priscus Egrilius Plarianus secondo l'iscrizione 0- I- L., XIV, 72 su citata, 
la dedicazione di provenienza incerta C. I. //., 2212 {Dianae Nemorensi sacrum 
M. Acilius Priscus Egrilius Plarianus), l'albo suddetto dei dendrofori ostiensi 
{C. L Z., XIV, 281), dove tiene il primo posto tra i padroni [#. Acilius Pris'\cus 
Egril{ius) Plarianus, e la lapide rinvenuta ad Ostia anche non lontano dal tempio 
di Vulcano, C. L L., XIV, 156.. [matri ? sorori ? uxori 1 filio ?'] M. Acili\j] Prisci 
Egril[i'\ Plariani L. Vettius Felix e\f\ P. Novellius Atticu\j] . 

Poiché questi stessi Vettius Felix e Novellius Atticus hanno dedicato una base 
ad un personaggio dell'ordine senatorio, di cui manca il nome {C. 7. L., XIV, 155), 
il Visconti ha attribuito questa base all'Acilio Prisco: essa gli sarebbe stata dedi- 
cata prima che occupasse 1' ufficio di prefetto dell'erario militare, 1' ultimo ufficio ivi 
indicato essendo la legazione legionaria. La cosa è tanto piti probabile, in quanto 
che appunto, di solito, la prefettura dell'erario militare seguiva quella legazione. 

Senonchè, noi troviamo che in una delle due lapidi, che ricordano il prefetto 
dell'erario militare, è detto A. Egrilius Plarianus; nell'altra, M. Acilius Priscus Egrilius 
Plarianus, Poiché non vorremmo supporre, che l' istesso ufficio sia stato occupato da 
due persone diverse dell' istessa famiglia, e che il minore abbia imitato la dicitura 
di una dedicazione di un suo antenato, ci converrà di credere che l'adozione di Acilio 
Prisco sia avvenuta subito dopo occupato quell' ufficio, anche perchè appare intero 
il suo nome di adottato nell' iscrizione dedicata dai due amici, i quali pure dedicano 
probabilmente a lui una base, quando non era ancora prefetto. Né fra 1' una e l'altra 
base, dedicata dalle stesse persone, sarà trascorso molto tempo. 

È dato non molto importante in sé, ma notevole sempre per la storia della 
famiglia degli Egrilii, una delle più ricche, se non forse la piìi ricca, in Ostia, tenuto 
conto del grande numero di liberti che portano tale nome. 

Nei tre ambienti su citati si raccolsero mattoni con i bolli C. I. Z., XV, 589, 
954, 1094^, 1146, 1275, 1395 e 

□ . ..NI- ET-G- CO. . . 

{') Di parentela con gli Acilii Glabrioni è prova il nome \^Prisc\illa Anliana della figlia del 
console del 152 (C. /. Z.., XIV, 2484). Si vede che la ricchezza di Egrilio Planano, acquisita forse 
proprio da lui o col commercio o in altro modo, gli doveva rendere facile di far adottare i pr^prii 
figli da grandi famiglie. 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 40 



OSTIA 



— 306 — 



REGIONE I. 




FiG. 8. 



con le lettere incise dopo la cottura, e due frammenti di specchi di bronzo, di cui 
uno con zone di forellini airorlo. 

Tra le rovine suggellate dalle lastre di marmo del portico si rinvennero i se- 
guenti oggetti di terracotta: Frammenti di tegoloni decorativi con palmette e ricci. — 
Frammento di ciotola campana con grande testa muliebre a sinistra (tìg. 8). Simile 

con zona di astragali ( ? ) (fig. 9). — Vaso 
a vernice nerastra con basso piede e pancia 
semi-rotonda. — Vaso senza vernice simile 
a Holder, Formen, Vili, 1. — Ciotola a 
vernice rossa, che ha sotto il piede graffita 
la lettera r. — Lucerne: 1) Lucerna cir- 
colare in vernice marrone, che conserva sei 
rostri dei dodici che aveva; 2) parte di 
lucerna a vernice nera a forma di vaso con 
rostri da ambedue i lati: se ne conser- 
vano tre da uno e uno dall'altro; 3) (forma 2) con quattro zone di punti sul mar- 
gine e cinque circoletti sotto il fondo; 4) di forma simile alla Dressel 2; 5) (forma 6") 
a vernice rossa con tre sporgenze sul margine per sospenderla e la marca C. I. Z., 
XV, 6450; 6) (forma 9) a vernice marrone scuro, 
con aquila che volge la testa a destra; 7) fram 
mento a vernice marrone scura, C. I. L., XV, 
6377 e (36); 8) id. id., C. L /.., XV, 6721; 
9) con pancia cilindrica verticale e rostro della 
forma 3; 10) a pancia quasi rotonda, schiacciata; p^^ g 

1 1) frammento di disco con figura in rilievo di 

vecchio sileno (?) con bastone, che porge un cantaro ; 12) ansa lunata con testa di Diana. 
Qui vennero in luce pure le seguenti monete di bronzo : tre assi sestantarì illeg- 
gibili (grammi 37; 34,500; 33,050); asse sestantario con vittoria e P nel rovescio, 
gr. 44,650; asse sestantario con IVE su prua {CaecUius Metellus, Babelon 3) gr. 35,610; 
assi onciali illeggibili (gr. 28,800; 20,920; 20,600) ; asse onciale con WO su prua 
{C. Terentius Varrò. Babelon 4), di gr. 25,600. 

Quasi a contatto delle sabbie si raccolsero i seguenti oggetti di terracotta: 
Piattello quasi piano a vernice nera lucida, a piede leggermente cilindrico, con orlo 
spiovente in fuori, coppa leggermente concava con circoli concentrici, umbone nel 
mezzo e quattro palmette intorno a questo (m. 0,098 X 0,028). — Vaso a pareti 
leggere simile a Belin forme 18. — Lucerne: 1) a vernice nera (come forma 2) con 
ansette a sinistra e pancia quasi coniforme; 2) simile con ansa amelata; 3) con rostro 
circa della forma 2, corpo quasi cilindrico, disco concavo e foro nel centro; 4) con 
pancia sferica, un po' schiacciata, e rostro appena accennato ; 5) a vernice rossa, con 
quattro zone di punti sul margine. 

Entro la sabbia si rinvenne una ciotola ad orlo rientrante e basso piede 
(m. 0,058X0,026), che reca graflito sul fondo: Cl'OV (tìg. 10); e una lucerna a 
vernice castagno scura di forma simile alla 2, senza manico e a pareti rientranti. 




REGIONE I. 



— 307 



OSTIA 



Piccolo mercato. — Nello sterrare l'ultimo ambiente del lato sud, si scoprirono 
due fori fatti nella parete ovest, oltre i quali si vide la stessa intercapedine ciie si 




FiQ. 10. 



nota lungo il muro repubblicano di fronte agli uffici del misuratore con gli stessi 
pilastri. Incominciato lo scavo vennero in luce anche filari di blocchi di tufo delle 
supposte mura repubblicane, ma l'angolo che 
queste qui dovevano formare non è ancora sco- 
perto. 



Gli operai della nettezza rinvennero una 
testina di marmo, ritratto di ragazzo con capelli 
riccioluti (m. 0,17X0,15; tìg. 11); un fram- 
mento di lastra marmorea inscritta (m. 0,09 
X0,11 X0,02): 

...Mi.... 
. . .TREB. . . 
HERCV. . . 




FlG. 11. 



un fondo di vaso aretino con la marca entro piede: I H fi A e graffito sotto il fondo: X ; 
un frammento di antefissa con maschera; 4 mattoni con i bolli C. I. L., XV, 496, 
1094 Ti e 1105. 



D. Vagliehi. 



PIPERNO, POMPEI — 308 — REGIONE 1. 



VII. PIPERNO — Rinvenimento di due teste marmoree nell'agro 

privernate. 

Il reo-io ispettore onorario dei monumenti e scavi di Piperno, signor Giuseppe 
Jannicola, ha potuto ricuperare due teste marmoree di recente rinvenute nell' eseguire 
lavori agricoli nel territorio dell'antica Privernum. 

La prima di dette teste è di marmo greco ed alquanto corrosa dall'azione con- 
tinua dell'acqua: è maschile, ed ha i capelli ricciuti circondati da sottile tenia. 
È grande al naturale; e doveva far parte di un gruppo in altorilievo essendo inca- 
vata nell'occipite. Fu rinvenuta fra alcuni rottami di pietre e di sassi in località 
n Delibera » ove in antico sorgeva la ricchissima villa di Seiano. 

L'altra testa è muliebre e più piccola del naturale: è anch'essa di marmo greco 
ed ha sotto il collo la rastrematura per essere innestata nel tronco. Ha i capelli 
terminanti in groppo sulla nuca, ed è diademata. Si ignora il luogo preciso ove fu 
rinvenuta. 

G. Mancini. 



CAMPANIA. 

VIII. POMPEI — Continuanone dello scavo sulla via dell' Abbondanza. 

I» Zona — Scavo della via. 

Il lavoro di maggior mole eseguito durante il mese, è stato il disterro degli 
strati alti (terreno vegetale e cenere) di un ulteriore taglio di terre col quale pre- 
parasi per i mesi prossimi lo scoprimento di nuovi monumenti fiancheggianti la via, 
procedendo sempre verso oriente. Una nuova pianta topografica viene quindi per il 
momento rimandata, potendo ancora servire quella presentata il mese scorso. Nessuna 
osservazione di rilievo, oltre quelle già fatte nei precedenti rapporti. 

II» Zona. 

Reg. I, ins. VI, Con i progressi dello scavo, segnati nel rilievo topografico del 
mese scorso, si è determinata la necessità di riprendere e mandare a termine l'esplo- 
razione della casa n. 4 nella sua parte posteriore ; e qui dunque si è concentrato 
il lavoro, cominciando dalle terre alte. In mezzo ad altri ambienti rustici, quello 
che ci rappresenta un cospicuo trovamento è un cubicolo di 11 stile, a fondo rosso, 
di cinabro, a sostegno della cui alcòva sono due pilastri di verde antico, dipinti. 
Parete centrale e fregio, in gran parte finora ritornati in luce, esibiscono rare deco- 
razioni esprimenti pittoricamente bassorilievi monocromi, rossi, a motivi floreali e 



REGIONE I. — 309 — POMPKI 



geometrici coq bugne, anche a bassorilievo, figurate, rappresentanti soggetti ora mi- 
tologici, ora di genere, che sarà possibile descrivere in seguito, quando le pareti 
potranno essere accuratamente ripulite. 

Trovamenti, iscrizioni. 

(2 agosto). Reg. I, ins. VI. Presso il triclinio all'aperto, al disopra del cripto- 
portico, si è oggi raccolto un piccolo bronzo di Augusto (Cohen, n. 372). 

(6 id.). Reg. Ili, ins. I, n. 2. Sulla soglia, attinta nell'atto che veniva qui 
regolata la scarpata delle terre, si sono trovati un urceo di terracotta, monoansato, 
-alto m. 0,42 ; e un medio bronzo, molto consumato, di Claudio, come sembra. Un po' 
più a d., finalmente, una coppa di bronzo larga m. 0,07, di uso incerto. 

Reg. I, ins. VI. Presso il triclinio indicato il giorno 2, insieme con tre urcei 
di terracotta, rustici, panciuti, si sono rinvenute due anfore di terracotta; sui loro 
colli ripetesi un'unica iscrizione, tracciata col pennello in lettere nere (cfr. C. I. L. 
IV, 6132 6, 6983 a 6989: 

1. ev 2. ©Y 

Bl Bi 

(13 id.). Reg. II, ins. I, n. 4. Nelle terre aite, due monetine greche, di bronzo, 
difficili ad identificarsi per il loro pessimo stato di conservazione. A d. del vano 
d'ingresso n. 2 della stessa isola, sull'alto delio zoccolo nero, sopra apposita mano 
di calce, sono ritornati in luce due programmi raccomandanti i soliti candidati 
L. Popidio Ampliato e C. Calvenzio Sittio Magno: 

3. AMPLIATVM 4. C • C • S • M • li • vi r • 

A E D O V F 

(18 id.). Reg. II, ins. I, davanti al n. 4. Nello strato di cenere in alto, si 
è trovato uno scheletro umano, col quale si sono raccolte le seguenti monete: 
Cinque grandi bronzi, dei quali due di Galba col tipo della Victoria, e tre di Ve- 
spasiano col tipo della Pax. Quarantatre medii bronzi, così distribuiti: asse repub- 
blicano, consunto, irriconoscibile, uno; di Augusto, due, dei quali l'uno col nome 
del Illviro Asmius Gallus e l'altro col nome di Naevius Surdinus; di Tiberio, 
col tipo dell'ara e l'effigie di Augusto, due di Germanico Cesare (uno col f^ molto 
consunto); quattro di Claudio, con i tipi di Alhena promachos, Constantia (due) e 
Libertas; di Galba, tre (Annona-, ob cives seruatos\ e...?); di Vespasiano, venti 
lAequitas (2), Concordia (2), Felicitas pub/ica (6), Ara- Provident (1), Pax (1), 
Roma (1). Spes (2), Vesta {!), Victoria {3). Victoria Navalis (l)']; di Tito Cesare, 
quattro [Concordia {\), Felicitas (l). Spes? {2)^; di Domiziano Cesare, cinque [Ae- 
(/mtas (1), Spes (1), e Victoria Augusti (3)]. — Diciotto denarii di argento, dei 



BENEVENTO " ^10 — REGIONE II. 



quali uno solo imperiale, di Othone, col tipo della Victoria Othonis; dei restanti, 
repubblicani, è possibile riconoscere soltanto i seguenti : M. Anlonius III vir r.p. e : (3) ; 
M. Aemilius Scaurus (Babelon, n. 8), 1 ; T. Carisius (Bab., n. 10), 1; Mn. Cordius 
Rufus (Bab., n. 1), 1 ; P- Furius Crassipes (Bab., n. 19), 1 ; C. Vibius, C. f. Pansa 

(Bab. n. 2), 1. 

(26 accosto). Reg. Ili, ins. I. Sul pilastro fra i vaui nn. 4 e 5, sopra l'intonaco 
rustico, si è letto il programma, di colore nero, 

5. HOLCONIVMii viR[tr] 

Nel vano n. 5, nel quale le terre rimescolate attestano antiche esplorazioni ese- 
guitevi, si è trovato qualche insignificante avanzo delle ferramenta della porta, con- 
tenuto in blocchi di lapillo giallo, rappreso e cementato dal fuoco; e mostransi alcune 
anfore e parecchi vasi minori, rustici, di terracotta. 

M. Della Corte. 



Legione II {A PILI A). 

HIRPINI. 

IX. BENEVENTO — Base con /'sermone onoraria^ scoperta in lo- 
calità « Cellarulo » . 

In contrada Cellarulo^ in territorio di Benevento, alle spalle del nuovo tempio 
di Maria ss. delle Grazie, in un fondo rustico di proprietà già Mazzone, ed ora di 
Vincenzo Minocchia di Raffaele, veniva scoperto, tempo fa nel ricercare pietre per 
costruire un nuovo fabbricato colonico, un notevole piedistallo iscritto, di età romana. 
Il fondo Cellarulo, e gli altri contermini, cotrispondono al sito dell'anticliissima città, 
come si desume dai numerosi avanzi rimastivi, di fabbriche e di mosaici, e da altri 
particolari. Fra mezzo a quegli avanzi passava anche il braccio della via Latina che, 
dopo aver traversato il Calore sul ponte che si chiama oggi Ironie Fratto, da Roma, 
per Teano, conduceva a Benevento. 

Ora, nel sito più basso del fondo, a metri ottanta circa dalla sponda sinistra 
del suddetto tiume, e proprio di rincontro ai ruderi del cennato ponte Fratto, a 
profondità di circa mezzo metro dal suolo, apparve la parte superiore di un piedi- 
stallo che si riconobbe iscritto. Esso è di breccia calcarea silicea nostrale ed è alto, 
nel complesso, m. 1,22; largo, in testa, m. 0,54 nella rientranza, e m. 0,51 sul 
fronte, I profili della cornice sono, a cominciare dall'alto: una gola, un listello, una 
gola rovescia, e lo zoccolo. 

Sulla fronte dell'attichetto, sulla cimasa, è incisa, come non è raro, una prima 
linea iscritta, con un agnome del personaggio onorato; sulla faccia sinistra di chi 



REGIONE li. — 311 — BENEVENTO 



guarda, in alto, quasi sotto la cimasa, la datazione del cippo; e sul fianco orizzon- 
tale della testa del piedistallo vedonsi due grossi incastri, un tempo rettangolari, ed 
ora guasti, i quali dimostrano come una statua poggiasse col suo plinto sull'attichetto. 
L'iscrizione è la seguente: 

•ACESIHP.C 



L- STA lOL- FIL • STEL- 
SCRATEIO • MANI 
LIANOPRCERID- 

c^yi N Q^ 

FlLEQ_ROMANI-AR 
CHIATRIBENEVEEvT 
HIC • PRIMVS OBHO 
NOREM • CE RIAL I TAT 
TESSERIS • SPARSIS- IN 
AVRWIARGENTWIAES 
VESTEM • LENTIAMEN • CETE 
RAQ_POPVLODIVISlT- 
L- STAIVS • EVTYCHVS ■ AVVS 
ETTATIANAAVIA LD DD- 



Sul lato a sinistra di chi guarda, quasi sotto la cimasa, leggesi quest'altra iscri- 
zione riferibile all'anno 231 dell'era nostra, allorché avvenne la dedicazione del 
monumento, ricorrendovi i nomi dei consoli dell'anno medesimo: 

POMPEIANO ET 
PELINIANO-CoS 

Il personaggio menzionato è quello stesso dell'epigrafe C. I. L. IX, 1655, ine- 
sattamente pubblicato dal De Vita {Thesaurus AìiHijuitatum Beneventanarum^ XIIT, 
n. 14) e dal Garrucci {Le auliche iscrizioni ili Benevento, pag. 143). 

A. Meomartini. 



BENEVENTO — 312 — REGIONE II. 



Nota all'epigrafe sopra pubblicata. 

Il cippo di cui qui è parola trascritto dal solerte ispettore A. Meomartini, che 
unì al suo apoorafo un buon calco cartaceo, è importante per molti riguardi. Esso 
ci dà anzitutto più completo il nome del personaggio già noto dall'iscrizione C. I. L. 
IX, 1655 (')• Il cognomen, o (come più comunemente si suoi dire, usando una espres- 
sione dei grammatici di tarda età) Vagnomen Acesius, è uno di quegli appellativi 
individuali che. così frequenti in special modo negli ultimi secoli dell'impero, erano 
determinati da una qualsiasi condizione tìsica o intellettuale o professionale, o da 
una ragione di gratitudine o di affetto, o da altro motivo che, per lo più, completa- 
mente ci sfugge. Nel nostro caso, nondimeno, noi ci rendiamo perfettamente conto 
della sua ragion d'essere. L'iscrizione ci dice che il nostro Staio Maniliano era 
archiater Beneventi; e Acesius è appunto un nome di formazione greca che, come 
Acesias, e Acesis, ha origine comune con àxéofjiai che significa medicare (*). Esso 
risponde dunque perfettamente alla condizione professionale del personaggio onorato, 
il quale era, come noi diremmo oggi, medico condotto in Benevento (^), dove esisteva 
pure una fiorente corporazione di medici, od un collegium medicorum, menzionato nel 
titolo C. I. L. IX, 1618. 

La nostra iscrizione viene inoltre a darci una preziosa indicazione sull'età in 
cui i supremi magistrati di Benevento assunsero lo specialissimo titolo di praetores 
ceriales iure dicundo quinquennates ("*). Questa designazione — che, per Benevento, 
si riscontra anche nelle epigrafi C. I. L. IX, 1637, 1640, 1641, 1655 — era già dal 
Mommsen {C. f. L. TX. pag. 137) giudicata appartenere ad epoca tarda, e, più pre- 
cisamente, almeno al finire del li secolo d. Cr. Ora la datazione della nostra epi- 
grafe, che ci riporta al 231 dell'era volgare (^), mostra come il titolo fosse in pieno 
vigore nella prima metà del terzo secolo dell'Impero. Ma da che cosa esso fosse 

(') Vei]. sulla stessa epiirrafe (oltreché Orelli, n. ;i994), Agostino Gervasio, Sopra un'iscri- 
zione beneventana, in Rendiconto della R. Accademia di archeologia, lettere e belle arti di Napoli, 
aii. 1803. pp. :]7-42. 

{*) De Vit, Onomasticon, s. v. Acesias, Acesis, Acesius 

(•■') Su^li archiatri, sulla loro diffusione in Italia e sulle loro mansioni nei municipii, ved. 
Wellinann, s. v. àQxiaTQÓg in l'auly-Wissowa Real-EncycL, II, 1, pp. 464-466. Ofr. pure De Rug- 
giero, s. V. archiater in Diz. epiijr., I, pag. 641; Vercoutrc, La médecine publpjue dans Vantiquité 
grecque, in Rev. arch., ser. TI, toni. XXXIX (1880), pp. .321 e segg.; Puschniann, Gesch. der med. 
Unt., 102 e seg. 

(*) Questo titolo non si rinviene, per quel che abbiamo potuto verificare, in alcun altro luogo. 
Cfr. De Ruggiero, Diz. epigr., s. v. cerialis, aediles, Beneventum; Daremberg-Saglio, Dict. des 
antiquités, s. v. cerialia, praetor; Pauly, Real-Encycl, s. v. praetor, e Pauly-Wissowa, Real- 
Encycl. s. v. aediles; Forcellini, Lexicon, s. v. cerialis, cerealitas, praetor. 

(*) Liebenam, Fasti consulares imperii Romani von 30 u. C. bis 565 u. C, pag. 29, al- 
l'anno 231; Vaglieri, Consuies, in De Ruggiero, Diz. epi(/r.,U, 2, \>\). 974, 1007, 1050, 1060, 1105. 
I nomi dei consoli sono, più interamente Olaudiiis Pompeianus e T. Flavius Sallustius Paelignianus 
e CI sono noti da un gran numero di fonti epigrafiche e letterarie, per cui ved. specialmente Vaglieri, 
loc. citato. 



REGIONE II. — 313 — BENEVENTO 

originato, noi non sapremmo dire con sicurezza. Certo, niente affatto singolare è lo 
appellativo -praetor, che è comune a un numero piuttosto considerevole di muni- 
cipii (^), e che in Benevento si mostra tanto meno singolare in quanto noi vediamo 
apparire nella città quasi tutti i titoli delle magistrature romane (^); ma special- 
mente caratteristico è l'accoppiamento, al titolo di praetor, della qualifica di cerialis 
che finora, nelle designazioni di magistrature romane, non si era riscontrata unita 
altro che agli aediles i quali, come è noto, e per la cura annonae, e per l'ordi- 
namento dei ludi Ceriales, avevano attinenza con Cerere. Ora, per Benevento, certa 
cosa è che un'epigrafe ci reca menzione del numen Caereris {C L L. IX, 1545); 
ed è del pari sicuro che la favorevole posizione della città faceva di essa una specie 
di emporio (^) : ma ciò non crediamo sia elemento sicuro per alcun giudizio preciso 
circa la formazione del titolo stesso. 

Quanto alle sontuose liberalità cui diede luogo l'innalzamento del personaggio, 
menzionato dalla nostra base, alla massima magistratura municipale (questo honor^ 
nella nostra epigrafe, come in quella C. I. L. IX, 1Ó55, è indicato semplicemente col 
nome di cerealitas), riesce non meno notevole la iscrizione novellamente rinvenuta. È 
chiaro come in queste liberalità si faccia evidentemente allusione alle missilia ("*). 
Le missilia erano una costosa forma di largiliones. Consistevano in donativi che 
non andavano in porzioni determinate a persone designate (forma di largitio per 
divisio), ma che spettavano a tutti quelli che fossero riusciti ad impadronirsi di 
piccole tessere o di buoni gittati alla rinfusa da un luogo eminente in occasioni 
solenni (^), specialmente nei giuochi dell'Anfiteatro e, qualche volta, nelle proces- 
siones consolari. Era una largitio per sparsio. La tessera aveva la forma, la rap- 
presentanza dell'oggetto a cui si aveva diritto mediante la esibizione del buono; e 
quest'oggetto era non di rado di gran pregio: in sparsiones, di Nerone, sono ricor- 
dati fra i doni: tesserae frumentariae , veslis, aurum, argentum, gemmae, marga- 
ritae, tabulae pictae, mancipia, iumenta, atque eliam mansuetae ferae, novissime 
naves, insulae^ agri (^). 

(') Mommsen-Marquardt, Manuel des antiquités romaines (trad. frane), Organisation de 
l'empire, I, pp. 202-205; cfr. pag. 223. 

C) Per es.: consul, censor, interrea;, aedilis, quaestor. Cfr. Indici C. I. L., voi. IX. 

{^) A. Gervasio, loc. cit., pag. 41. 

(*) Phil. Fabia, Missilia, in Daremberg-Saglio, Dict. des antiq.. Ili, 2, pp. 1934-1938. 

(*) Cfr. ciò che per la sparsio avvenuta nel 33 a. Cr., durante la famosa edilità di Agrippa, 
ci racconta Dione Cassio (49, 43), e ciò che lo stesso Dione Cassio (59, 9) e Suetonio (Calig. 19), 
e Giuseppe Flavio (Ant. lud., 19, 1, 13) ci dicono per le sparsiones fatte da Caligola. Special- 
mente notevole per la determinazione del modo con cui queste specie di liberalità avevan luogo, è 
il passo di Dione Cassio t)6, 25, in cui si racconta la sparsio fatta da Tito in occasione della 
inaugurazione dell'Anfiteatro e delle Terme: atfaigui yàq ^ihva (hxqù uvm^ev ég tò &éaxQov ÌQQÌntsi, 
av/u^okoy e/opra rò jAèv èSùiSifi.ov xivòg tò (fé èaS^tog rò fé à^yvQot) axeiovg, àXXo j(Qvaoi) l'nnwy 
inoì^vyiuìv ^oaxrjfiàxmv àydgunóóojy, à àanùauvTÙg rivag Mei, TiQÒg roig Soxf]Qag àvrav àneveyxelv 
xai Xa^elv rò èni,yeyQafi(xévov. — Sulle tesserae adoperate nelle sparsiones, ved. Marquardt, J/awMf?/ 
des ant. rem., Le eulte, II, pag. 265 (cfr. 263 e seg.): Friedlànder, Sittengeschichte Roms, 8* ed. 
(1910), II, pag. 317, n. 2. 

(«) Suet., Ner. 11; cfr. Dio Cass. 61, 18. 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 41 



BENEVENTO ^1^ — REGIONE II. 



Ora, per ovviare all'enorme sperpero di danaro, cui queste largizioni munifiche 
davano incentivo, furono soppresse, nel 217 d, Cr., le larghezze dei pretori, tranne che 
durante le Floralia (Dio Cass. 78, 22) ; e più tardi fu addirittura proibita ogni 
specie di sparsio (Cod. Just.. 12, 3, 2). La nostra epigrafe beneventana ci mostra 
che almeno fino al 231 d. Cr., nelle città di provincia l'uso era tutt' altro che abolito. 
Quest'uso, a Benevento, era, come di solito, esplicato nei giuochi che, abitualmente, 
davano i nuovi magistrati nell'inizio della loro carica ('): ob honorem cerialitatis', 
e nel caso nostro i doni consistettero in oro, argento, bronzo monetato, e in vesti, 
in biancheria di lino, e in altri oggetti vari. A proposito delle quali ultime cose 
occorre anzi notare che la nostra epigrafe giova a modificare una lezione errata nella 
epigrafe C. I. L.IH, 1655, dove le parole VESTEM LENTIAM erano state 
dall'editore intese per vestem linteam, mentre esse vanno invece spiegate: veslem, 
lentiam{en). 

Finalmente, la base segnalata dal eh. ing. Meomartini porta un dato di piti 
alla conoscenza della famiglia del personaggio onorato nell'epigrafe. Noi conosce- 
vamo finora, oltre il L(ucio) Staio Scrateio Maniliano Acesio del nostro titolo, — 
menzionato già nell'iscrizione C. I. L. IX, 1655, senza l'agnome Acesius, — il padre 
di lui, L. Staio Rutilio Manilio {C. I. L. IX, 1655), e lo zio paterno Lucio Staio 
Erodoto, morto in tenera età [C. I. L. IX, 1971). Conosciamo ora anche il nonno 
paterno di lui, L. Staio Eutico, e la nonna Tatiana. Il vario tìuttuare dei cognomi 
nei personaggi appartenenti a queste tre generazioni, non può non dar subito all'occhio. 
Notiamo, intanto, che il nonno e lo zio hanno un cognome di origine greca : Eutychus 
Erodotus; mentre il padre, al suo gentilizio, aggiunge l'altro di Rutilius, già noto 
per numerosi titoli beneventani (^), e quello di Manilius. Nel nostro personaggio 
noi vediamo apparire un nuovo gentilizio, quello di Scraieius, che, in titoli beneven- 
tani, non è finora segnalato che in uno Scrateius Cadmus (C. I. L. IX, 1837), la cui 
iscrizione, per una coincidenza singolare, ci è ricordata, come la nostra base, e l'epi- 
grafe di L. Staio Erodoto, esistente nei pressi della chiesa di S. M. delle Grazie (•^). 

I nonni di Staio Maniliano Acesio erigono, con tutta probabilità, una statua al 
nipote, come fa suo padre; e potrebbe forsanche credersi, con una certa verisimi- 
glianza, che il nostro personaggio fosse stato, della sua famiglia, il primo a rag- 
giungere la magistratura somma in Benevento. Si spiegherebbe forse così la manìa, 
tutta da Jiomo novus del padre e dei nonni, di erigere statue, e la cura che si ha 
di far notare che il padre dell'onorato è un cavaliere romano: fll{ius) eq{uitis) 
Romani. 

Se la magistratura suprema di praetor cerialis si sia voluta significare anclie 
nelle tre iniziali H, P. C, che appariscono accanto all'agnome, nella prima linea 



(') Momnisen-Marquardt, op. cit., L'^organisation de Vempire, I, pp. 264 e segg. 

(•) C. I. L., IX, 1C45, 1654, 1681, 1789, 1853, 1933, 1948, 2017, *2061. 

(•) Meomartini, / monumenti e le opere d'arte della città di Benevento (Benevento, 1889), 
parj. 244; cfr. fotografia della località, in Meomartini, Benevento, in Collesione di monografie illu- 
strate, Italia artistica, 44 (Bergamo, 1909), pag. 20. 



REGIONE III. 



— 315 — 



PADULA 



iscritta, noi uon sapremmo indicare. Certo è nostro debito confessare che una spie- 
gazione sicura non ci è riuscito trovare, mentre, d'altra parte, una soluzione h{ono- 
rati) p{raetura) c{eriali) (') sarebbe cosa assolutamente singolare, e finora, credo, unica. 



S. AURIGEMMA. 



Regione III (LUCANIA ET BRUTTII). 

X. PADULA (Agro di) — Rinvenimento di un'olla cineraria e ve- 
stigia di un sepolcreto romano. 

A qualche centinaio di metri dalla stazione ferroviaria di Padula, e quasi sul 
punto d'incrocio della via provinciale Sassano-Padula con la grande arteria che, sulle 




traccio dell'antica via Popillia, attraversa nel suo bel mezzo il Vallo di Diano, fu 
segnalata fin dallo scorso anno, dal solerte ispettore locale A. Rotunno, la presenza 
di un sepolcreto romano con numerose traccio di tombe a tegoloni e residui di scarsa 
e povera suppellettile funebre. La zona del sepolcreto è in buona parte compresa in 
un terreno di proprietà del sig. A. Lamanna, delimitato dall'angolo d' intersezione 
delle due vie sopraricordate, ed in parte si estende ad altri campi limitrofi. Date le 
circostanze in cui sono avvenuti i singoli rinvenimenti, sempre cioè in occasione di 

(«) La soluzione che, prima, si presenta, delle lettere H-P-C -, sarebbe: h{aeredes) p[onen^ 
dum) c{uraverunt) ; ma non è da dire quanto fuor di proposito sarebbe una tale soluzione qui, n 
testa all'epigrafe, accanto all'agnome, e considerato sopratutto che il titolo non è punto fune- 
rario, e che fu posto dai nonni. 



REGGIO CALABRIA — 316 — REGIONE III. 



lavori ac^ricoli eseo-uiti in punti isolati e in epoche diverse, non è possibile di stabilire 
sin d'ora una delimitazione precisa del sepolcreto e, tanto meno, di valutarne l'entità 
e la speciale fisionomia. La località (contrada Starza-Sterpone) dista un 3 km. circa 
dall'abitato di Padula, e ancor più dalla sede dell'antica Coìisilinum\ la necropoli 
giace quasi nel mezzo della valle tanagrina presso quello che doveva essere il trac- 
ciato dell'antica via consolare Popillia: e nessun'altra spiegazione può darsi della sua 
presenza in tal luogo, se non che essa era la necropoli di uno dei numerosi pagi 
rurali formatisi nella valle allo sbocco delle vie che mettevano in comunicazione le 
città del monte con la grande via militare e commerciale da Capua a Reggio. 

Questa piccola e già sconvolta necropoli dell'agro consilino non avrebbe forse 
richiamato su di sé qualche attenzione, se con la ripresa dei lavori agricoli non fosse 
sopravvenuta, lo scorso gennaio, la scoperta della bella olla cineraria riprodotta nella 
nostra tigiira. Fu rinvenuta in una delle poche tombe trovate intatte nel terreno del 
sig. Lamanna: la tomba, a forma di cassa quadrata, era costituita da quattro tego- 
loni disposti verticalmente ai quattro lati, e da un tegolone orizzontale di chiusura. 
L'olla di uno speciale calcare locale, proveniente da cave di Padula, assai friabile 
e soggetto all' azione delle corrosioni atmosferiche, è d'una bella armonica com- 
posizione: decorata di baccellature nelle due sezioni emisferiche e intramezzata 
d'una bella decorazione di nastro a treccia, è sormontata da coperchio conico a 
s^iuame. È alta m. 0,51 ; è quasi interamente corrosa nella parte postica a quella rap- 
presentata dalla nostra figura, e conserva sulle anse le traccio delle impiombature 
del coperchio, divelte e spezzate al solito dalla credula ingordigia dei rinvenitori. 11 
motivo greco della decorazione a nastro, e il fine e sobrio rilievo delle baccellature, 
non può non attribuirsi, in questo che è un vero e schietto prodotto di arte locale, 
alle influenze ancor vive dell'arte delle ceramiche e dei bronzi importati e imitati 
in età pili antiche nella più interna regione della Lucania. 

L'olla è stata liberalmente donata dal sig. A. Lamanna al Museo Nazionale di 
Napoli. 

A. Maiuri. 



XI. REGGIO CALABRIA — Scavi in contrada Borruce. 

La scoperta fortuita di tombe, avvenuta nella contrada Borruce e segnalata nelle 
Notizie, 1909, pp. 314 segg., m' indusse ad intraprendere, nella primavera scorsa, 
scavi sistematici anche in quella regione, come già avevo fatto precedentemente nella 
parte opposta, sui Piani di Modena. 

Autorizzato dalla R. Soprintendenza archeologica per la Calabria e dal proprie- 
tario del terreno sig. barone Bartolo Sacco, a cui rendo qui vivi ringraziamenti, aprii 
a destra ed a sinistra della porta d'entrata agli attuali baraccamenti militari, ed a 
m. 20 distante da essa, due trincee lunghe m. 10, larghe m. 2,50, profonde m. 8. 

Nella trincea a destra non incontrai altro che un muro antico a secco, il quale 
correva da nord a sud, con lo spessore di m. 0,70, e cingeva forse il sepolcreto. 



REGIONE III. 



— 317 — 



REGGIO CALABRIA 



Nella trincea a sinistra m' imbattei invece in due tombe dell'epoca alla quale 
appartengono le altre ivi presso rinvenute (IV-III sec. av. Cr. ; più probabilmente, 
anzi al III: Orsi, Nolizie, 1909, pag. 317). La prima era una cameretta rettango- 
lare, con volta a botte precisa, di costruzione molto solida in mattoni quadri e, nella 
volta, a cuneo, perfettamente simile a quella che vedesi in Notizie, 1909, fig. 4. 
Era a m. 1,90 di profondità dal piano di campagna, e misurava in lungh. m. 1,10, 
in largh. m. 0,96, in alt. m. 1. L'altezza della volta era di m. 0,50, l'orientazione 
est-ovest, il cranio ad est. All'altezza dei piedi fu trovato un chiodo di ferro. 




La seconda tomba, distante m. 1,50 dalla prima, era una fossa in nudo terreno 
con poderoso coperchio di forma già nota per Reggio, composta di sei file di tegoloni 
a piovente, che l'una su l'altra rientrano di cm. 5, fino a congiungersi in alto. 
Su l'ultima fila furono trovati dei frammenti d'uno stamnos con coperchio, grezzo, 
e soltanto con fascette negli orli. 

Era a m. 1,25 dal piano di campagna, e misurava m. 2 in lunghezza, m. 1 in 
larghezza, m. 0,50 in altezza. L'orientamento era est-ovest; il cranio ad est. Alla 
altezza dei piedi furono rinvenuti i seguenti oggetti di argilla : due vasetti a fuso, 
sette alabastra e due pixides a forma di scodellina a calotta, con dentro resti di 
belletto bianco e rosso; e, di più, uno specchietto di bronzo (diam. cm. 6), ed una 
tavoletta di piombo, ossia una defixio, deposta non arrotolata. Di questa presento una 
riproduzione tratta da una fotografia favoritami, in maniera assai gentile e per cui 



BO^r^ .. — 318 — REGIONE III. 



riman<^o gratissimo. dall' illustre prof. Domenico Comparetti, al quale mi rivolsi per 
la lettura della tavoletta stessa: 

« È questa certamente una defÌMO — così mi scrive il chiarissimo prof. Com- 

» paretti ma mi pare appartenga alla categoria delle intenzionalmente scritte in 

a modo non intelligibile, cioè alla 5* categoria della raccolta del AVuensch. Neppure 
« se ne può dare una lettura completa e certa, troppe essendo le lettere incerte, 
« troppe anche le svanite per effetto dell'ossidazione o per altra causa ". 

Nella prima linea, soltanto, pare al medesimo senatore Comparetti si legga: 

" nADIOAMHAH, forse naQiw 'Af^/jÓt] ; del nome 'AfU]ài^g - egli soggiunge — 
abbiamo altri esempi". Nel resto, evidentemente, non si arriva a connettere nulla. 
Il rovescio contiene pure alcune righe di scrittura, assolutamente illegibili. 

Valga, in compenso, che tale scoperta sia avvenuta oggi, per la prima volta, 
nei sepolcreti di Reggio; il che prova come anche in questa città fossero in uso le 
tabelle di defissione ('). 

N. PUTORTÌ. 



XII. BOVA — Miniano con duplice iscridoìie rinvenuto in contrada 

Amigdala. 

Alcuni anni addietro, a poca distanza dalla marina di Bova, in contrada Amigdala, 
nel predio del notaio Tripepi, procedendosi alla piantagione degli aranci, fu scoperta, 
a m. 2 circa di profondità, una colonna milliare, che rimase sconosciuta ('). 

Su di essa richiamò la mia attenzione il prof. Eugenio Malgeri, che la aveva 
precedentemente vista; ed io, recatomi subito sul posto, la chiesi e gentilmente la 
ottenni in dono dal proprietario pel Museo di Reggio-Calabria. 

E di un calcare granitico locale, ed è frammentata all'estremità. In una di queste 
limane parte dell'echino, su cui un foro rettangolare indica che prima vi era infisso 
l'abaco. L'altezza è di m. 1,12; il diametro di m. 0,40. 

Vi si leggono le seguenti due iscrizioni in alto e in basso, contrapposte, le quali 
indicano come il milliario, adoperato sotto Massenzio, sia stato utilizzato poi sotto 
Valeutiniano e Valente (^). 

(') Per queste, ved. De Ruggiero, Dizion. epigr., Il, pj). 1558 sgg. : ivi anche la bibliografia. 

(') Per quella località si serba tuttora ricordo che passasse un'antica via detta consolare. 

(') Per tali inilliarii cfr. Daremberg e Saglio, Diclionnaire des antiquités, III, pag. 1899. 
Cfr. anche Hubner, Evempla scripturae epigraphicae, ])p. xlix. Per la classe cui appartengono tali 
iscrizioni, ved. Dessau, In&crìptiones lat. selectae, II, 1, pag. 430 segg.; per la forma delle let- 
tere, Hubner, op. cit., pag. 239, n. 700 (prima iscrizione), jmg. 243, n. 715 (seconda iscrizione, perù 
qui è più trascurata: l'A porta il taglio trasversale in un solo caso; inoltre, la lettera L sorpassa in 
altezza tutte le altre: Hubner op. cit., pag. lx). Le lettere della prima iscrizione furono, quando il 
milliario venne adoperato la seconda volta, abrase, piuttosto che coperte di cemento come avveniva 
in casi analoghi (Daremberg e Saglio, op. cit., III, pag. 1899); ma, data la durezza del calcare, 
esse non sparirono interamente. 



REGIONE III. — 319 — BOVA 



IMP CAF.S MA DD • NN 

VALMAXENTIVS INVICTISSIMIS 

P FINVICTVS IMPERATORIBVS 

AC PERPETVVS VaLeNTINIANO 

SEMPER AVG ETVaLeNTI 

AA GG BONO 
R P NATIS 

La presente è la quarta delle colonne miiliari scoperte tin adesso nell'estrema 
parte dei Bruttii ('). Esse indicano le vie che correvano a nord e sud di Regium, 
é che, come rilevasi dalle iscrizioni doppie che recano incise, furono restaurate nel 
Basso Impero, una volta dal Governo centrale, un'altra dai cittadini stessi {^). 

N. PuTORTr. 

{^)C.I.L.X, pp. 6956-6960; ib., 1019. Cfr. anche Morisani, J/amora Regina, pag. 251 seg., 
nota; Antiquitatum veterum Bruttiorum (ms.-copia dell'Arch. prov. di Pieggio-Cal.), diatriba IX, 
cap. X; Guarna-Logoteta, Il tempio di Iside e Serapide di Reggio, pag. 71 segg.; La Zagara, 
XIV (1889), 11. 9, pag. 139 seg,; Rivista storica calabrese, XII (1904), pag. 351; XIII (1905), 
pp. 20 segg. e 48 segg.; Spanò-Bolani, Storia di Reggio-Cai.^, l, pag. 539; Sinopoli-Battaglia, 
Columna in Calabria, pp. 23 e 36 segg. Il milliario indicato nel C. I. L. X, 6956-6958 rec.i, come 
il presente, due iscrizioni riferentisi agli imperatori Massenzio, Valentiniano e Valente; il che prova 
come le due vie a nord e a sud di Regium foss^To state restaurate contemporaneamente. D'esso mil- 
liario colgo qui l'occasione i^er dire che il luogo di rinvenimento è s. Domenica di Gallico, presso 
un colle detto s. Lorenzo, proprio alla distanza indicata nell'iscrizione, verso nord di Regium; non 
già s. Domenica di s. Lorenzo, su le alture a 52 km. a sud di Regium, come si potrebbe credere 
stando all'indicazione non tanto chiara del Corpus. V. Morisani, loc. cit. ; La Zagara, loc. cit. Mi 
viene poi da dubitare che su lo stesso milliario, oggi scomparso, la prima lettera appartenente al 
primo verso incompleto, nell'iscrizione rifcrcntesi a Massenzio (C. /. L. 6954), fosse V piuttosto 
che E . Giacche è probabile che lì fosse anche espressa l'abbreviazione di Caesar C A E S . , 
come nel milliario presente. 

(") Per le pietre miiliari recanti il nome dell'imperatore nel nominativo o nel dativo, a seconda 
che i lavori delle vie siano stati eseguiti dal Governo centrale o dalle città, v. Daremberg e Saglio, 
loc. cit. 

Per Bova rispondente al Decastadium dell'Itinerario di Antonino, ved. Romanelli, Ani. topo- 
grafia istorica del Regno di Napoli, pag. 306, nota. 

Devo aggiungere che su la presente colonna milliarc, a lato della seconda iscrizione, trovansi 
in caratteri più piccoli ed appena visibili le lettere B R P 1 1 {bono rei publicae natis). 



REGIONE Vili. — 321 — MARZAGLIA 



Anno IO 13 — Fascicolo 9. 



Regione Vili (CISPADANA). 

I. MARZAGLIA (frazione del comune di Modena). — Tomba barbarica. 

11 prof. comm. Naborre Campanini, direttore del Museo Chierici di Reggio 
Emilia, acquistò, nel dicembre 1911, vari oggetti appartenenti al corredo di una 
tomba barbarica, che fu rinvenuta casualmente a Marzaglia, sulla riva destra del tor- 
rente Secchia nel comune di Modena. Avendo avuto occasione di recarmi a Reggio, il 
prof. Campanini mi mostrò cortesemente l'acquisto fatto in vantaggio dell' Instituto 
da lui diretto; cos'i io potei non solo esaminare, ma anche trarre nota di questo 
corredo funebre. In seguito il prof Campanini inviò alla R. Sopraintendenza di 
Bologna fotografìe e disegni accurati dei vari oggetti, e su di essi ebbi l' incarico 
dal Sopraiutendente, prof. Ghirardini, di redigere una breve illustrazione. 

Oltre ad abbondanti residui dello scheletro, ecco l'elenco degli oggetti, deposti 
nel Museo di Reggio : 

Terracotta: 

1. Frammenti di vaso di terra rossastra, con semplice decorazione a cordone. 
Per la forma, mi parve che questi frammenti dovessero costituire un boccale simile 
ad alcuni rinvenuti nella ricca necropoli di Castel Trosino (^). 

Ferro: 

2. Umbone di scudo (diametro totale, m. 0,18; della calotta, m. 0,14; altezza 
m. 0,07). È r umbone caratteristico degli scudi barbarici coi cinque chiodi a larga 
capocchia, qui tutti di ferro, sulla tesa (^) (fig. 1). 

(*) Monumenti antichi dei Lincei, XII, fìg. 118 « fiir. 224. 

(^) Monumenti citati, fig. 59 (tomba Uj, fig. 123 (tomba n. 90) ; si cfr., per la necropoli di 
Testona, Atti della Società di archeologia e belle arti, Torino, IV, 1883, tav. II. 19-21; cito 
anche un esemplare danese (Forrer, Reallexikon der Altertumer, fig. 542). 

Notizie Scavi 1913 - Voi. X. 42 



MARZAGLIA 



— 322 



REGIONE Vili. 



3. Porzione dì spada a lama diritta e bitagliente e col 
codolo appiattito per la immanicatiira in legno (lung. m. 0,56; 
lunghezza del codolo m. 0,10). Adduco, per confronto, un esem- 
plare di Castel Trosino (0- Nella tomba di Marzaglia, come in 




FlG. 1. 

quelle di Castel Trosino e di Testona, si deve notare l'accop- 
piamento, che è regolare, dell'umbone e della spada (lìg. 2). 
4. Morso equino (lunghezza, m. 0,20 ; lunghezza dei mon- 
tanti m. 0,138). Come nelle due tombe n. 90 e n. 119 di 
Castel Trosino, pure qui, accanto agli oggetti sopra elencati, 
cioè all'umbone e alla spada, comparisce il morso, il quale è 




Fi6. 3. 

dello stesso tipo di quelli di Castel Trosino (^), cioè a sbarre 
snodate e con occhielli pei montanti ed anelli alle estremità; 
ma, mentre negli esemplari di Castel Trosino i montanti erano 
in legno, e però sono scomparsi, qui invece essi sono in ferro, 
a forma di verghetta assottigliautesi agli apici e con anello 
infisso nel mezzo (fig. 3). 



(') Proviene dalla tomba n. 90 {Monumenti citati, fif^. 137; misura 
m. 0,93); la tomba saddetta U ha pure dato un egual tipo di spada, il 
quale a Castel Trosino è rappresentato da altri tre esemplari; due spade, 
invece, della stessa necropoli, hanno il codolo a piramide quadrangolare, 
ed una terza (fig. 287) si assottiglia in punta ed ha due scanalature. Con- 
siderevole ò il numero delle spade da Testona: esse sono ventiquattro 
{Atti della Società ecc., 1883, pag. 26, tav. I, 1-4). 

(*) Monumenti citati, figg. 127 e 192. 



REGIONE Vili. 



— 323 — 



MARZAGLIA 



Bronzo: 

5. Frammentino di laminetta ripiegata e fornita di cresta (lungh. m. 0,027). 

6. Anella (diametro m. 0,035). 

7. Fibbia costituita da un grosso anello ellittico e da un puntale con larga pia- 
strina sulla snodatura, incisa da doppie lineette incrociate (lungh. ni. 0,036) (') (tig. 4). 

8. Placchetta rettangolare, assai logora, con bullette angolari (tig. 5): lunghezza 
m. 0,04; larghezza m. 0,035) C). 





FiG. 4. 



FiG. 5. 



Bronzo ageminato con argento: 

9. Lamina triangolare con bullette angolari e con decorazione inargentata a 
lineette, geometrica (lunghezza m. 0,007) (tig. 6). 

Questa laminetta è da porre in relazione con l'oggetto 
segnato al n. 7 (fìg. 4), per costituire in tal modo una fibbia 
da cintura; la lamina doveva essere infissa nel cuoio della 
cintura. 

La riunione di 7 con 9 dà appunto un oggetto, cioè 
uua fibbia, che non di rado si rinviene nelle necropoli bar- 
bariche. Rammento, come molto analoghe, le fibbie di Ci- 
vezzano (^), di Testona (^) ed una di Keszthely ('); altri 
esemplari consimili, da Chiusi, sono in oro (^). 

(') Si cfr., per il tipo, gli esemplari, pure bronzei, in Monumenti 
dei Lincei, tom. VII, 14, fìgg. 42, 66 e 103. 

(_'J Si cfr. per la necropoli di Testona, Atti della Società ecc., 
1883, tav. Ili, 9, 11; si aggiunga Lipp, Die Gràberfelder von Keszthely, 
nn. 132, 133, 155-157. 

(=>) Q&m-^ì. Archivio Trentino, \,18S6,ia,v. Ili elV ■,Jahreshefte 
des ósterr. arch. Institutes, Beiblatt, 1909, pag. 126, fig. 94. Sul- 
l'origine orientale di queste fibbie si veda Riegl, Mitteilungen der 
Zentral-Kommission, 1903, ])p. 121 e seg. 

(^) Atti della Società ecc., 1883, t. Ili, 6 e 10. 

Q) Lipp, op. cit., n. 153. 

(«) A. Venturi, Storia dell'arte italiana, II, fig. 61; più ricco è l'esemplare aureo di Witti- 
slingen (Forrer, Reallexicon, tav. 267, n. 3). 




Fig. 6. 



MARZAGLIA 



— 324 — 



REGIONE Vili. 



Anche il d. 8 doveva essere saldato alla stessa cintura; infatti a Civezzano, a 
Testona a Chiusi si sono rinvenute laminette consimili, accanto a fibbie del tipo or 
ora menzionato (0- 

Bronzo ageminato con oro: 

10. Tre placchette, ciascuna delle quali misura m. 0,054 per m. 0,019. Ognuna 
di queste placchette ha nella parte sottostante una incavatura rettangolare; in cia- 
scuno dei lati più brevi sono quattro fori riempiti da capocchie (fig. 7). 

Una placchetta esibisce, entro una cornice ornata a triangoletti. una decora- 
zione di fascette punteggiate ed intrecciate; due, invece, offrono, dentro la medesima 






Fig. 7. 



cornice, la rappresentazione, assai schematica, di due facce umane simmetricamente 
disposte, sì che ognuna tocca con la fronte uno dei lati minori della cornice. Dal 
mento si dipartono due linee curve con cerchiello interno; queste linee curve sono 
riunite da due fascette curveggianti ed intrecciate: infine, due cerchielli sono negli 
spazi triangolari tra le fascette e la cornice. 

La espressione del volto, ripeto, è veramente schematica, con la sagoma geome- 
tricamente ovale, con gli occhi di gufo, con la rigida e lunga linea arcuata della 
bocca. Si ha perciò in queste facce una testimonianza dell'intirizzimento espressivo 
che in quella età barbarica aveva pervaso l'arte figurativa, ridiventata bambina. 

La schematizzazione delle forme umane è ancora più spinta clie non sia sulle 
due figure infantili di guerrieri in un puntale argenteo di Castel Trosino (*). Al con- 



(') Si veda Campi in Jahreshefte des òsterr. arch. Institutes, 1909, Beiblatt, pag. 130. Cito, 
per analogia, le fibbie da cintura niellate in argento, burgundie-nierovingic, edite in Forrer, Real- 
lexikon, tav. 234. 

("J Monumenti ji'iiàii, fig. 71. 



REGIONE Vili. — 325 — GRIZZANA 

fronto, sono più umane le otto facce, opposte schematicamente come nelle due plac- 
chette di Marzaglia, della croce aurea detta di Gisulfo, del Museo di Cividale (/). 

Manifestamente anclie queste tre placchette dovevano essere saldate su cuoio, 
atteso il loro forte spessore e la loro grandezza che supera le varie pliicchette, sia 
di metallo prezioso (argento od oro) sia di metallo vile (bronzo e ferro) di Castel 
Trosino. Porse pure queste placchette appartenevano, come decorazione, alla cintura ; 
certo è che esse erano più di tre, ed è verosimile che si alternasse il tipo a facce 
umane con quello a decorazione d' intreccio. 

Per gli oggetti tombali che qui ho reso noti, alla serie numerosa delle località, 
che lianno offerto oggetti barbarici, si deve aggiungere Marzaglia ; esprimo adunque 
la fervida speranza che, ivi, ulteriori e scientifiche ricerche valgano a dare alla luce 
un importante e ricco sepolcreto. 

P. Ducati. 



II. GRIZZANA — Rinvenimento di tombe romane. 

Nel comune di Grizzana, posto sulle pendici dell'Appennino nella riva destra 
del Reno al di sopra di Vergato (prov. di Bologna), e precisamente nel podere di 
Mozzano, proprietà del signor Domenico Paccioli, nel settembre 1911, vennero alla 
luce, in uno stono per lavori agricoli, alcuni oggetti archeologici. Del rinvenimento 
fortuito diede regolare denunzia il predetto sig. Faccioli. il quale poi potè ricuperare 
dalle mani degli operai quasi tutti gli oggetti rinvenuti, e consegnarli alla Direzione 
del Museo Archeologico di Bologna. 

Dalle notizie fornite dal sig. Faccioli e da una relazione del restauratore del 
Museo, sig. Francesco Proni, che, a suo tempo, fu inviato sul luogo della scoperta, 
ho potuto dedurre che si tratta del rinvenimento di due tombe romane a m. 1,50 
di profondità e reciprocamente distanti un metro all' incirca. 

La prima tomba era costituita da un dolio, alto circa cm. 60, che, oltre alle 
ossa bruciate del defunto ed a piccoli vasetti ora smarriti, conteneva i seguenti 
oggetti, attualmente al Museo di Bologna: 

1) Scodella di terracotta; altezza cm. 4, diametro cm. 28. 

2) Asse (corroso) della gens Valeria, di Volusus Valerius Messa! la (circa 7 a. C). 
Si veda Grueber {^), II, pag. 100, n. 4666; Ili, tav. LXXI, 14 (ma la testa di 
Augusto è voltata a sinistra). 

3) Asse della gens Maedìia, di M. Maecilius Tullus (circa 5 av. Cr.). Si veda 
Grueber, II, pag. 106, n. 4687; III, tav. LXXII, 9. 

(') Zorzi, Notizie, Guida e Bibliografia dei RR. Museo, Archivio e Biblioteca di Cividale 
del Friuli, 1899, pag. 124- A. Venturi, op. cit., fig. 50, Allego anche, come analoga rappresenta- 
zione del volto umano di prospetto, ciò che è offerto d;i una fibbia di Keszthely (Lipp, op. cit., 
num. 179). 

(2) Coins of the roman repuhlic in the British Museum, London, 1910. 



GRIZZANA 



— 326 — 



REGIONE Vili. 



Più interessante è la seconda tomba, pure a cremazione; di essa facevano parte 
o-li oggetti seguenti, che sono stati assicurati al museo di Bologna: 

1) Secchio di bronzo; altezza cm. 23,50, diametro alla bocca cm. 21,5 (fig. 1). 




FlG. 1. 



Sul collo sono i residui di due coppie di imbullettature in ferro, con le quali 
erano lissate duo lamine provviste di occhielli per il manico mobile, come negli 
esemplari, consimili al nostro, di Nienbiittel (') e di Oldendorf (^j. 




Fio. 2 



2) Ciotola di vetio coloi' giallo bruno-dorato, con ornati a baccellature piuttosto 
piatto ed irregolari; altezza cm. 5,5; diametro cm. 11,5; spessore mui. 4 (fìg. 2). 

(') WilltTii, i\eue Untersuchungen iiber die Rómische Bronzeindustrie, 1907, tav. I, 3. 
("j Id., op. cit, tav. II, 2-4. 



REGIONE VII. — 327 — FIESOLE 

Manifestamente qui si ha un prodotto di vetro a stampa e non a soffio, la quale 
ultima tecnica, come è stato provato da vari rinvenimenti, deve avere avuto il suo 
inizio solo negli ultimi anni del sec. I av. Cr. ('). 

3) Denaro (corroso) della gens Cordelia, di Cn. [Corneliuf\ Biasio (circa 91 
av. Cr.). Si veda Grueber, li, pag. 204, nn. 620 e segg. ; III, tav. XCIV, 16 e 17. 

4) Quinario (corroso) della gens Rubria, di Z. Ruhrius Dossenus (circa 86 
av. Cr.). Si veda Grueber, I, pag. 312, n. 2459; III, tav. XXXVIII, 4. 

5) Denaro della gens Aemilia, di PauUus Aemi/ius Lepidus (circa 71 av. Cr.). 
Si veda Grueber, I, pag. 418, n. 3373 e seg. ; IH, tav. XLIII, 8. 

Il rinvenimento, in questa tomba, delle tre suddette monete, ha importanza cro- 
nologica, perchè fissa la esecuzione del secchio bronzeo e della ciotola vitrea nella 
prima metà del sec. I av. Cr. Ed invero, se la ciotola non palesa ancora la tecnica 
a soffio, il secchio rientra nella serie di recipienti bronzei che, elencati e studiati 
dal Willers (^), sono da questi ascritti a quello stadio di civiltà dei paesi della 
Europa centrale, contraddistinto con la denominazione di epoca tarda La Tene. 

P. Ducati. 



Regione VII (ETRVRIA). 

IH. FIESOLE — Scoperta di sepolcri a camera in via del Bar- 
gellino. 

Durante la ripresa degli scavi nella zona archeologica comunale di Fiesole, nel 
giugQO del 1910, una interessante scoperta fu fatta casualmente in fondo alla via 
del Bargellino, dalla parte di sud-est della città, versante verso il Mugnone, al di 
sotto della strada rotabile, detta via dell'Olmo, che da Borgunto mena alla mon- 
tagna. In questo stesso luogo della recente scoperta esisteva già, sotto la scarpata 
della predetta strada, nel terreno di proprietà Fancelli, una tomba a costruzione 
di grandi e belli blocchi di pietra serena, di pianta quadrangolare, preceduta da 
dromos ad ovest, e con un troncone di colonna liscia sostenuta da base rettangolare (') 
presso l'ingresso, la quale forse sosteneva in origine la volta, di cui per altro non 
vi è traccia se non nei rottami accumulati nel fondo. Intorno alla scoperta e al con- 
tenuto di detta tomba si hanno scarsi ricordi: una breve notizia sommaria ne pub- 
blicò il direttore del Civico Museo, prof. Demostene Macciò, nella rivista fiorentina 
Arte e Storia, anno I (1882), n. 26, p. 204, poco dopo la sua scoperta in seguito 
a certi lavori stradali ordinati in quel punto dal Comune; ma poiché non fu subito 
riconosciuta per una tomba, non si ebbe cura di esplorarla accuratamente, tenendo 
nota di tutto ciò che conteneva. Cfr. anche la descrizione che il Gamurrini diede 
della tomba Fancelli in Not. Se. 1886, pp. 220-21. Allo stato attuale non resta 
che parte della sola muratura esterna, costituente un'unica cella funeraria profonda 

(•) Ki.sa, Das Glas im Altertume, 1908, pp. 295 o seg. 

(') Op. cit., pag. 1 e segg. 

(») Alt. ITI. 1,88, diam. m. 0,40; base, alt. in. 0,28, largh. m. 0,5.5X0,59. 



fiesolb: - 328 - regione vii. 



m. 1 85 e ampia m. 2,25X1,90; i muri perimetrali, regolarissimi e robustissimi, 
furouo fondati direttamente sulla roccia di pietra serena che ivi affiora. La porta, ben 
conservata col suo architrave monolito, è m. 1,30 X 0,70; ed è ancora chiusa col suo 
lastrone originario di pietra serena, essendo i violatori penetrati per la volta franata. 

È difficile di determinare con precisione V epoca alla quale essa può risalire, 
mancando la documentazione della suppellettile funebre. Per la struttura trova ri- 
scontro nelle celle della celebre necropoli orvietana del Crocifisso del Tufo (^), pure 
avendo questa di Fiesole un'origine più recente, come si desume dalla uguaglianza 
e dalla perfetta squadratura dei massi (^) ; per il particolare poi della colonna, essa 
richiama il pilastro quadrato della ben nota tomba di Casal Marittimo nel Volter- 
rano ('0, ora ricostruita a Firenze nel giardino del nostro R. Museo Archeologico, 
sebbene nella tomba Fancelli la colonna suddetta dovesse avere solamente funzione 
statica. La scoperta delle vestigia di due altre tombe pure a camera vicinissime a 
questa, ma in un piano alquanto più alto, clie qui sotto espongo, hanno fornito ele- 
menti positivi per poter determinare in modo più vicino al vero la probabile crono- 
logia di tutte. 

Avanti però di trattare della recente scoperta che integra ed illumina la prima, 
ritengo utile di mostrare nella fig. 1 lo spaccato del terreno delle scoperte e della 
tomba Fancelli, quasi da tutti ignorata, sfuggendo essa, per il luogo recondito e fuor 
di mano in cui si trova, anche ai più diligenti ricercatori e studiosi degli avanzi 
monumentali di Fiesole. 

Per intendere bene il rapporto di questa tomba con le altre recentemente sco- 
perte, bisogna dare anche qualche ragguaglio intorno alla loro posizione in pianta 
e al luogo dove esse furono costruite. Tali notizie sono tanto più necessarie, in 
quanto poco ancora si sa della necropoli di Fiesole etrusca e romana, e la scoperta 
di via del Bargelliiio potrebbe fornire una sicura traccia a proseguire le indagini da 
quel lato. 

La via dell' Olmo e la via del Bargellino divergono nel luogo delle tombe, 
lasciando fra di esse un triangolo acuto di terreno coltivato, recinto da un muro nella 
parte bassa ed accessibile mediante un cancello (fig. 2). Siffatto campicello di forma 
triangolare risulta dal greppo tra l'una e l'altra strada alto circa m. 7, ed è com- 
posto in massima parte di un largo scarico di sassi e rifiuti d'ogni sorta buttati dalla 
sovrastante via dell'Olmo. Nello spazio adiacente all'ipotenusa del triangolo fu co- 
struita la tomba Fancelli, la quale è rivolta con l' ingresso verso occidente, e per 
questo in pianta risulta anormale all'andamento delle due strade e del muro. 

Un breve spazio di terreno a sinistra della proprietà Fancelli fu acquistato da 
un carraio di Fiesole, un tal Sbolci, per fabbricarvi la propria casa. La scoperta 

( ) l'er tacere di tiittu le altre tombe a costruzione (iissemiiiate per il territorio chiusino e 
volsiniese ecc., speciiiliiieiite quelle cliiusine peculiari con la porta di tufo o travertino (cfr. Not. Se, 
1008, pp. 317 s.?g.). 

(») Alt. m. 0,60-0,70; lungi,, da m. 1,25 a 2 circa. 

(•') Vedi la descrizione del Petersen in Róm. AfittheiL, 1808, pp. 400 ss^Sf. ; e per la funzione 
tectoiiica e sacrale del pilastro centrale, Milani, Studi e Materiali, II, pp. 82 sgg., fig. 208. 



REGIONE VII. 



— 329 — 



FIESOLE 




Fir.. 1. 




Vt. 



y^/ 



B a f ó e (Il n o 



FiG. 2. 



Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 



FIESOLE 



330 



REGIONE VII. 



ulteriore quindi si verificò in occasione dei lavori preparatori per codesta costruzione. 
Dovendo ridurre di alcuni metri la larghezza e lo spessore del greppo per creare lo 
spazio occorrente all'edificio, gli operai misero le mani negli strati più bassi e più 
antichi dello scarico, costituiti in prevalenza da sassi informi e rottami di laterizi 
romani fra i quali, verso la fine di aprile, si rinvennero due frammenti di umetta 
sepolcrale in pietra serena con il lato anteriore scolpito e tracce di piedi a zampa 

leonina (fig. 3). 

Della rappresentazione figurata a basso rilievo non restano pur troppo che poche 
tracce, in base alle quali non è possibile ricostruire tutta quanta la scena: avanzi 

anteriori di un carro e dei relativi cavalli, i 
piedi di una figura presso il carro e quasi per 
intero una seconda figura paludata che suona 
una grande tromba ricurva ('). Il finale supe- 
riore dell'urna era semplicemente scorniciato. 
Il particolare superstite di questo monumento 
non trova intanto riscontro in nessuna scena 
figurata delle urne note. Quella specie di lituo 
in cui soffia il personaggio di destra e lo stile 
della figura bastano però a farci avvertiti che 
ci troviamo davanti a un prodotto genuino di 
arte etrusca provinciale del sec. III-II av. Cr. 
E che si tratti di un lavoro locale è dimostrato 
anche dalla materia di cui è fatto, cioè dalla 
pietra serena fiesolana, che raramente fu im- 
piegata nelle urne cinerarie figurate. 

Eipresi i lavori di sterro, dopo un' inter- 
ruzione di un paio di mesi, e precisamente nel 
periodo degli scavi del Tempio presso via Duprè 
non solo si seppe della scoperta dei frammenti 
di urna, tenuta celata fino allora, ma si potè 
altresì sorvegliare convenientemente la prosecuzione del lavoro. 

Proseguendo lo scavo più vicino alla tomba Fancelli e in linea parallela quasi 
alla via del Bargellino, si scoprirono le vestigia di altre due tombe a camera, nonché 
altri pochi sepolcri di vario genere e tempo, praticati direttamente fra i rottami 
dello scarico e delle due tombe franate in antico, per la poca consistenza del terreno 
e la pressione dei materiali accumulati in quel luogo. Dato appunto tale instabile 
ammasso di pietre e di terriccio e l'andamento dello scavo per ridurre ed arretrare 
il greppo sotto via dell' Olmo, molto difficile e saltuaria riuscì l'esplorazione archeo- 
logica. 

Queste due tombe, come si vede sulla pianta (fig. 2), parallele fra di loro e 
con la via del Bargellino, erano al limite fra le proprietà Sbolci e Fancelli, attra- 




FiG. -i. 



(') Alt. delh figura m. 0,24; dimensioni complessivo dei frammenti m. 0,31X0,47X0,30. 



REGIONE VII. 



— 331 — 



FIESOLE 



versate nella parte anteriore dal muricciuolo che recinge da quel lato il terreno del 
sig. Fancelli. La loro orientazione apparve deviata verso sud; e lo spazio tra l'una 
e l'altra era di m. 2,50; il livello di fondazione sopra la roccia del colle era lo 
stesso per tutte e due (fig. 4). 

Della prima tomba anteriore (A), certamente devastata e totalmente franata in 
antico, non rimanevano più tracce della cella sepolcrale; restava solo intatta la por- 
ticina d' ingresso con gli stipiti di muricciuolo a secco e l'architrave monolito e 
displuviato (lungh. m. 1,50; alt. nel mezzo m. 0,35), e chiusa da un gran lastrone 
di pietra serena ('). Ugualmente distrutto era il dromos che precedeva la tomba e 




Fig. 4. 

che si estendeva nella proprietà Fancelli. Fra i rottami della camera sepolcrale vi 
furono praticati seppellimenti in due diversi periodi. 

Nello strato più alto, cioè a m. 1,30 al disopra della roccia e a m. 2,60 sotto 
il piano di campagna, fra lo scarico, furono riscontrate due tombe barbariche (VI- 
VII sec. d. Cr.) mezze disfatte, tanto che non fu possibile di ricavarne neanche le 
misure. La loro struttura tuttavia era simile alle molte altre del sepolcreto nel Tempio 
presso via Duprè in corso di esplorazione, cioè una fossa rettangolare rivestita da 
muricciuoli a secco e chiusa da lastroni di pietra. Da esse non si ricavarono che le 
ossa spettanti a due scheletri di individui adulti, e frammenti di rozze ceramiche 
dello stesso periodo deposte con i cadaveri. Sempre nell'area del primitivo sepolcro 
a camera, ma ad un livello alquanto più basso delle tombe barbariche, e a circa 
m. 2,40 dallo spigolo del muricciuolo destro del dromos supersiste della stessa 
tomba A, quasi a contatto con la roccia del colle si raccolsero pure vari frammenti 
di una grande olla romana con avanzi di ossa cremate, e i seguenti oggetti del cor- 
redo funebre : 



{') Questa porta (m. 1,25 X 0,-57) fu salvata e ricostruita nel recinto degli scavi comunali, 
presso il Teatro. 



— 332 — REGIONE VII. 

FIESOLE 



a) Piccolo balsamario di vetro iridescente, alt. m. 0,05. 

b) Un frammento di vasetto fittile d' impasto bianco. 
e) Vari frammenti di lucerne di impasto fine. 

d) Un frammento di una lucerna fittile finissima, con personaggio a rilievo, 
seduto ed appoggiato a un bastone intorno a cui è avvolta una serpe (Esculapio ?). 

La seconda tomba posteriore (B-fig. 4Ì fu trovata anch'essa distrutta per circa 
la metà: si conservavano solo la porta col principio del dromos e tutta la parete 
di destra. Tali elementi superstiti furono preziosi per illuminarci intorno alla strut- 
tura originaria ed all'epoca delle due tombe finitime. Di più, sulla parete conservata 
esistevano ancora due strette banchine rustiche sovrapposte, di muratura a secco e 
con lieve pendenza verso il monte, le quali costituiscono una particolarità notevolis- 
sima ed affatto nuova di siffatti sepolcri. 

Tanto <yli stipiti della porta, quanto la parete destra e le banchine apparvero 
di struttura simile agli avanzi della tomba A, cioè di conci di pietra serena disu- 
gualmente squadrati e di sassi informi e lastre per riempire le commessure. Nella 
parete di fondo, quasi del tutto demolita, erano stati invece impiegati grandi massi 
squadrati, dei quali due erano ancora iti situ, ma un po' spostati. Nel disfare la 
parete con le due banchine sovrapposte, parete che pericolava, il terreno contro il 
quale essa era appoggiata, apparve come un ammasso di piccoli sassi e terra di riem- 
pimento artificiale. La roccia al disotto del detto muro risultò segnata da una risega 
di fondazione ottenuta a colpi di scalpello. Anche l'architrave della porta, monolito 
e leggermente displuviato, era simile a quello della prima tomba. La chiusura (') 
e le dimensioni poi della porta unite alle caratteristiche costruttive, dimostrano con 
buon fondamento che le due tombe affini erano altresì simili e di uguali proporzioni. 
Non possiamo sapere però se anche la tomba A possedeva un duplice ordine di ban- 
chine sovrapposte. Anche la copertura doveva essere uguale per entrambe ; ma di essa 
rimaneva solo qualche traccia in quella posteriore: erano due grandi lastre rimaste 
ancora in silu, le quali per la loro inclinazione facevano supporre che la copertura 
del sepolcro fosse anche a doppio spiovente. Inoltre dall'esame dei vari strati sovrap- 
posti della terra di riporto dentro e al disopra della tomba, si rilevò che la volta 
affiorava quasi sul primitivo piano di campagna; la devastazione quindi dovette avve- 
nire in epoca assai lontana, lasciando però intatta la porticina col lastrone addossato. 

Presso la porta, dalla parte interna della cella, sparsi sul fondo formato dalla 
roccia del colle disuguale e scoscesa, si riscontrarono molti pezzi di olle cinerarie 
fittili d' impasto rozzo e nerastro, nonché avanzi di ossa cremate e inumate, prove- 
nienti con ogni probabilità dalle banchine distrutte, se non da rimaneggiamenti di 
tombe esterne ad inumazione con quelle interne di cremati. Anche sui tratti super- 
stiti delle banchine (^) si trovarono ossa cremate miste ad ossa di inumati: sulla 

(') Il histrono di pietra serena che chiudeva questa tomba fu pure trasjiortato nel recinto defili 
scavi comunali. 

(') Banchina inferiore: m. 2,jr> X 0,30 X alt. m. 0,13; banchina superiore: m. 2,37X0,34 
X iilt. m. 0,3k l'orta alt. ni. 1,25, largh. ni. 0,57, prof. m. 0,65. Altezza del muro sulla banchina 
superiore ra. 0,75. 



REGIONE VII. 



333 FIESOLE 



prima più bassa furono raccolti frammenti di ossa incombuste, di cinerari e di ossa 
sommariamente cremate; sull'altra sovrapposta, circa alla metà del lato più lungo, 
si riscontrarono il fondo di un cinerario e avanzi di ossa cremate con un sistema 
imperfetto. 

Tale sepolcro, sia per i materiali e la tecnica adoperata nella sua costruzione e 
sia per gli avanzi dei depositi funebri che vi furono trovati, si deve giudicare poste- 
riore alla tomba Fancelli, e precisamente del periodo etrusco-romano (sec. IIMI a. Cr.). 
Esso per altro non è meno interessante di quest'ultima, anzi sotto certi riguardi è 
assai più notevole, perchè costituisce un raro esempio della degenerazione della tra- 
dizionale tomba costruttiva a camera di tipo etrusco, in tempi piuttosto tardi. 

A tergo di detta tomba B, fra lo sterro, si rinvenne inoltre un'olla frammen- 
taria con avanzi di cremazione e una tazzina pure frammentaria, d' impasto tigulino 
giallognolo, biansata, alt. m. 0,05. Nello stesso punto si raccolse un vaso d'argilla 
fine giallognola in frammenti, della forma di una lekythos, alt. m. 0,22, che forse 
apparteneva anche allo stesso seppellimento. 

Oltre a ciò proseguendo i lavori di scavo in quelle vicinanze e precisamente a 
m. 4,50 verso sin. dalla porticina della tomba 5, e a m. 1,80 sul piano stradale, in 
una specie di loculo rettangolare ('), formato da sassi nella parete di sterro sotto 
la via dell'Olmo, si trovarono con pochi frammenti di ossa umane calcinate e spu 
gnose, specialmente craniali, i seguenti oggetti del corredo di un'altra tomba verosi- 
milmente contemporanea alle altre sopra descritte: 

a) Specie di bicchiere di terracotta a pareti sottili, alto m. 0,08, diam. bocca 
m. 0,08, risultante da una pseudosfera su cui è inserito per il vertice un largo cono 
(forma analoga a certi crateri messapici ad imbuto, di stile geometrico). 

b) Palerà pure di argilla liscia, framm., diam. circa m. 0,17. Essa serviva 

da coperchio al vaso a. 

e) Balsamario di terracotta pure a pareti molto sottili, framm., alto m. 0,28, 
con una sola ansa, col corpo sferico e col collo stretto ed alto, dall' imboccatura con- 
tornata da un breve orlo sporgente C). 

L'aggruppamento di tutti siffatti sepolcri in una ristretta zona di terreno, fa 
pensare che altri probabilmente del medesimo cemeterio etrusco-romano andarono 
distrutti in conseguenza dei lavori per la pubblica via del Bargellino. Non si può 
però escludere a prioin che esso non potesse svolgersi anche più a sin. della casa 
costruita dal sig. Sbolci, ed è appunto da questa parte dove bisognerebbe spingere 
le ricerche, in una zona di terreno mai esplorato, se si vuole cercare la necropoli 
dell'antica Fiesole, non solo quella più tarda del periodo etrusco-romano al quale 
appartengono le tombe venute in luce presso le proprietà Sbolci e Fancelli, ma forse 
anche quella primitiva contemporanea delle stele funebri tipiche del territorio fiesolano. 



E. Galli. 



(<) Metri 0,90 X 0.40 X 0,50. 

C) Tutti questi oggetti furono depositati nel Civico Museo di Fiesole. 



PITIGLIANO 



— 334 — REGIONE VII. 



IV. PITIGLIANO — Scoperta di ima tomba a camera a Naioli. 

In un terreno del signor Agostino Macchioni in contrada denominata Naioli, 
situata a sud-ovest di Pitigliano, sul versante orientale del fiume Fiora, durante i 
lavori di dissodamento del terreno, fu rinvenuta casualmente una tomba a camera 
scavata nel tufo lapideo. 

L' ispettore onorario degli scavi, prof. E. Baldini, che ha assistito a tale sco- 
perta, mi ha segnalato le sue diligenti osservazioni che riassumo con Teleuco delle 
suppellettili rinvenute, da me esaminate in un recente sopraluogo. 

La cella, di forma quadrilatera (m. 3,G0 X 4,20), era già stata esplorata in antico; 
e l'acqua, penetratavi uell' interno per inftltrazione, dato il forte pendìo, ba concorso 
alla distruzione della suppellettile funebre rimasta. La porta era murata da piccoli 
blocchi di tufo che. recentemente franarono per l'azione stessa dell'acqua verso l' in- 
terno della tomba. Sulla parete a destra dell'entrata si trova incavata una nicchia, 
entro la quale doveva essere deposto il cadavere; ma di esso non si rinvenne alcuna 
traccia. 

Per ottenere lo smaltimento dell'acqua, si è dovuto praticare uno scasso, abbas- 
sando il piano del dromos, leggermente in pendìo verso l' interno della tomba, al 
livello del piano della tomba stessa. 

Nella piantina in sezione e proiezione orizzontale, fornitami dal prof. Baldini, si 
può constatare l'ubicazione esatta della tomba ed avere una idea del lavoro com- 
piuto nell'esplorazione (cl'r. tìg. 1). 

Fatta eccezione di un frammento di armilla in bronzo e di un chicco di collana 
in pasta vitrea policromo, del corredo funebre, si rinvennero esclusivamente vasi cera- 
mici conservati sul fondo della tomba in mezzo allo strato melmoso. 

Questa suppellettile ceramica è composta di vasi d' impasto italico, con o senza 
decorazioni graffite, vasi di bucchero, vasi d'argilla grossolani, e vasi d'argilla tìgulina, 
d' imitazione o di fabbrica greca. 

Tra i vasi d' impasto si notano : 

Numerose olle di varie dimensioni (alt. m. 0,24 X 0,39), di forma ovoidale o 
globulare, talune fornite di anse a sezione cilindrica impostate verticalmente sul 
ventre e sul dorso, altre sprovviste d'anse, con ingubbiatura esterna di colore varia- 
bile dal rossiccio al bruno (cfr. Montelius, La civilnation 'primitive en Italie, II, 2, 
tav. 208, nn. 19, 22). Una di queste è ornata di un rilievo cordonato sul dorso 
(alt. m. 0,30). 

Altri vasi d'argilla non perfettamente depurata, ma di composizione più fine, a 
superficie color marrone: Tre olle (alt. m. 0,18), di cui una frammentaria, con piede 
a tronco di cono, collo cilindrico ed anse impostate orizzontalmente e leggermente 
rilevate sul dorso, ornate di decorazioni graffite sul collo a triangoli striati e, sul 
dorso, a linee semicircolari regolarmente intrecciate. Una di esse porta sul ventre, 
incise negli spazi intermedi fra le due anse, due figure schematiche di animale 
(volatili?); un'altra reca due palmette stilizzate (cfr. Noltsie, 1903, pag. 274, fig. 9). 



REGIONE VII. 



— 335 — 



PITIGLIANO 



Sopra una di queste olle si conserva il coperchio cilindrico con la parte terminale 
superiore leggermente conica e nel centro ornata da una rozza figurina di volatile 
che funziona da manico; anche il coperchio è decorato a zone graffite con denti di 
lupo e quadrilateri. 

Grande bacino d'impasto color bruno, a piccolo piede ed orlo alquanto rientrante. 
Sull'orlo SODO impostate a tutto rilievo quattro figure di cavalli, e, fra queste, sono 
interposte delle informi e schematiche teste di animale (alt. m. 0,12; diam. m. 0,35). 




FlG. 1 



Grande kantharos (alt. m. 0,30) ad alto piede, con doppie anse a sezione cilin- 
drica, intrecciate e superiormente fuse in un cuscinetto piatto; lo spazio intermedio 
fra le anse è ornato a triangoli e, sul dorso, a linee semicircolari intrecciate; negli 
spazi intermedi fra l'impostatura inferiore delle due anse sporgono due bitorzoli 
(cfr. Notule. 1893, pag. 274, fig. 8). 

Quattordici vasi attingitoi d'impasto di vario colore e differenti dimensioni, prov- 
visti di una ansa a sezione cilindrica od a nastro impostata verticalmente, ed ornati 
con la identica decorazione graffita delle ceramiche precedenti: sul collo cilindrico a 
triangoli e sul dorso a linee semicircolari regolarmente intrecciate (alt. m. 0,06-0,15). 

Notevole è un'olla sferoidale (alt. m. 0,25) d'argilla impura di color giallognolo 
ed alto piede a tronco di cono, con l'orlo cilindrico e relativo coperchio a forma di 
ciotola. Il ventre è ornato di una rozza decorazione dipinta di ramoscelli che ricor- 



PITIGLIANO 



— 33(5 



REGIONE VII. 



rono ad uo-uale distanza, con i fusti fra loro paralleli ed i rami laterali che si di- 
partono a spina di pesce; il tntto è reso con colore bianco latteo che spicca sul colore 

del fondo. 

Vi sono poi numerose ciotole con o senza piede, d'argilla impura, taluna con 
l'orJo rientrante; il colore varia dal giallo chiaro al rosso bruno. 
Di bucchero nero uscirono: 

Alcune oinochoai di forma ovoidale; altre di forma globulare, di diverse dimen- 
sioni (alt. m. 0,09-0,29), fornite di piccolo piede, con bocca trilobata (una soltanto, 
di dimensioni più piccole, è fornita di labbro circolare) ed ansa verticale a nastro. 
(Cfr. Montelius, II, 2, tav. 208, 17, 21; tav. 210, 7). 

Piccolo kyathos ad alto piede con ansa verticale a 
nastro, frammentaria. 

Calici ad alto piede dalle pareti ondulate o liscie 
(confronta Montelius, II, 2, tav. 208, 14). 

Ciotole con o senza piede ed orlo più o meno rien- 
trante. 

Di vasi d'argilla figulina d'importazione greca, il 
più notevole è una lekythos attica a figure nere. È di 
fine argilla color giallognolo ; ha una forma ovoidale, con 
piccolo piede, dorso appiattito, collo sottile, orlo legger- 
mente ad imbuto, ansa verticale a nastro. La parte in- 
feriore è verniciata in nero. Le zone riserbate alle figure 
sono sul dorso e sul ventre (cfr. fig. 2). 
Sul dorso: cane che insegue una lepre. 
Sul ventre: scena di monomachia di due guerrieri 
tra due figure muliebri (?) ammantate. Un guerriero 
armato si slancia verso destra, e con la spada sguainata 
sta per colpire il rivale, mentre cerca di ripararsi con lo 
scudo che porta sul braccio sinistro (elmo crestato, corta 
tunica, cnemides). L'avversario fugge verso destra e si 
piega volgendosi col capo all'assalitore, tenendo la spada abbassata e coprendosi con 
il suo scudo (elmo con alto lophos, corta tunica, cnemides). 

Lo stile della figurazione e la forma della lekythos richiamano alla fine del VI 
secolo. L'azioue dell'acqua e dei detriti calcari hanno danneggiato assai le figure nei 
contorni e nei tratti incisi. 

Altra lekythos attica a figure nere. È assai frammentaria, e, per il contatto con 
1 acqua ed i detriti, la vernice è scomparsa; e così nella scena figurata che adornava 
il ventre, si riconosce a mala pena la figura di un guerriero e la parte posteriore di 
un cavallo. 

Kylix d argilla, fornita di piede relativamente alto, con le anse rotte; l'ornamen- 
tazione è interamente scomparsa. 

Dal complesso della suppellettile ceramica, e soprattutto dalla presenza della 
lekythos attica a figure nere sopra ricordata, si può desumere, con abbastanza appros- 




FiG. 2. 



REGIONE VII. — 337 — PITIGLIANO 

situazione, l'epoca della tomba, che coincide con quella delle numerose tombe della 
necropoli pitiglianese scoperte sui fianchi rupestri della vallata del Meleta, e che può 
esser posta nella seconda metà del VI secolo av. Cr. (Cfr. Pellegrini in Not. Sca?)i, 
1903, p. 267 e sg.; J. Boehlau, in Jahrh. des archàol. Inst., XV [1900], p. 155 



Nuova tomba a camera alle " Cave del Gradone ,, nello stesso comune. 

A sud-est di Pitigliano, presso il ponte Leopoldino sul Meleta, nella località de- 
nominata « Le Cave del Gradone » , in proprietà Gasparri, fu scoperta una tomba a 
camera, incavata rozzamente nella roccia tufacea come tutte le tombe della necropoli 
pitiglianese. L' ispettore onorario, prof. E. Baldini, con la consueta diligenza, ha dato 
subito notizia di tale ritrovamento alla nostra Soprintendenza d'Etruria. 

La tomba è composta di due celle comunicanti fra loro per mezzo di una 
grande apertura ad arco, sorretto lateralmente da un pilastro, ricavato pure nel tufo. 
Le banchine, su cui poggiavano i cadaveri, sono due, di fronte all' ingresso. 

La tomba fu visitata in antico ; e gran parte del corredo funebre, soprattutto i 
bronzi e le oreficerie, deve esser stata sottratta, rimanendo solo qualche scarso avanzo 
a testimoniare la violazione passata. In essa tomba si ritrovarono : due chicchi d'oro 
di forma sferica, lisci, che facevano parte di un vezzo ; due armille di bronzo sodo 
a sezione cilindrica; un manico di pugnale in bronzo, di forma cilindrica, terminato 
a disco circolare, piatto; un pendaglietto di piombo in forma di tronco di cono; 
alcuni frammenti di vasi laminati in bronzo; un gruppo di oggetti informi di ferro 
ossidato, fra i quali è solo riconoscibile una punta di lancia a foglia di lauro con 
relativo cannone. 

La scarsità di oggetti metallici è compensata dalla ricca suppellettile ceramica. 
Uscirono infatti vasi d'argilla impura a superficie ora nera, ora rossa, ed altri più 
piccoli, di fine impasto a superficie marrone; vasi di bucchero; vasi d'argilla figulina 
d' importazione o d' imitazione greca. 

Alla prima categoria di fittili d'argilla impura appartengono numerosi poculi e 
pignattini rozzissimi, di fattura assai grossolana (altezza m. 0,09-0,17), che si trovano 
in abbondanza nelle tombe di questo periodo della stessa necropoli di Pitigliano 
(cfr. Notizie, 1902, pag. 496, fig. 1, n. 3). Oltre a questi, alcuni frammenti di ziri e 
di crateri a superficie rossastra o grigio-scura, ed una grossa anfora ovoidale dalle 
pareti ruvide, senza decorazione (alt. m. 0,32). Un'olla di forma globulare (altezza 
m. 0,32) con relativo coperchio a ciotola, ornato di linee incise concentriche, appar- 
tiene alla medesima categoria dei grossi vasi d'argilla grossolana, ma presenta una 
ingubbiatura esterna in rosso ed è lisciata a stecco; del medesimo tipo vi ha pure 
un'altra olla più piccola (altezza m. 0,13), a superficie color rosso-bruno. 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 44 



PITIGLIANO 



— 338 — REGIONE VII. 

Si notano poi altri vasi d'?rgilla non perfettamente depurata, ma di fattura più 
fine ed accurata, ad ingubbiatura di colore bruno marrone : fra essi, due oUette a corpo 
globulare (alt m. 0,15), piede imbutiforme, collo cilindrico, biansate, ornate di deco- 
razioni graffite a triangoli striati e di due figure schematiche di animali (volatili?) 
negli spazi interposti fra le due anse (cfr. Notizie, 1908, pag. 274, fig. 9). Una di 
queste piccole olle è fornita di coperchio, cilindrico alla base, a calotta nella parte 
superiore, sormontato da una colombina che funziona da manico (fig. 1, a). Un altro 
coperchio simile termina con un manico formato da tre protomi di animale, rozza- 
mente figurate. 

Due kautharoi ad anse intrecciate ed alto piede imbutiforme ornati pure di 
graffiti simili a quelli rinvenuti negli scavi della tomba Denci (Cfr. Notizie, 1903, 
pag. 274, fig. 8). Alcune coppe con orlo rientrante e basso piede, alte circa m. 0,07, 
e con diametro variabile da m. 0,10 a 0,16. Una fiaschetta di forma lenticolare, a 
superficie levigata color marrone, con solcatura nel margine a piccolo collo cilindrico 
(alt. m. 0,155). 

N'umerosi vasetti attingitoi d' impasto, pur con ingubbiatura, di color variabile 
dal rosso al marrone (alt. m. 0,07 - 0,15). 

I vasi di bucchero nero consistono in alcune ciotole con o senza piede, che si 
trovarono unite a quelle testé ricordate a superficie marrone, e ad altre d' impasto 
cinerognolo. Tra i buccheri più interessanti sono degni di nota: 

Tre oiiiochoai a ventre espanso e bocca larghissima trilobata (alt. m. 0,29-0,32), 
a piccolo piede ed ansa verticale che si allarga nell' impostatura all'orificio, termi- 
nando lateralmente in due rotelle. Sono ornate sul collo da linee incise concentriche 
e, nella parte superiore del ventre, da figure leonine incedenti, con le fauci spalancate, 
e da parti anteriori di cavalli in corsa. Dette figure, ripetute a stampo od alternate, 
sono distinte da rilievi fusiformi (fig. 1, b, e). 

Altre due oinochoai del medesimo tipo e di uguali dimensioni, pure di bucchero 
fine, dalle pareti sottili, prive di decorazione. 

Numerosi vasi attingitoi forniti di piccolo piede a tronco di cono, corpo globu- 
lare, collo cilindrico, provvisti d'ansa cilindrica od a nastro, impostata verticalmente, 
lisci od ornati, come gli altri a superficie marrone, di graffiti a triangoli, denti di 
lupo, lineette semicircolari intrecciate. 

Due attingitoi a corpo ovoidale, piccolo labbro sporgente ed ansa impostata oriz- 
zontalmente sul corpo. 

Tre kyathoi, di cui uno ad alto piede (alt. m. 0,06-0,10) con ansa verticale a nastro, 
che si solleva con elegante curvatura sull'orificio; in due di questi kyathoi l'ansa è 
ornata nella parte interna di due mascheroncini a stampo, in prossimità della curva- 
tura superiore e dell' impostatura all'orificio. 

Numerosi calici interi e frammentari, ad alto piede, alcuni con le pareti ondulate, 
altri ornati di baccellature ed altri infine lisci. 

Tra i vasi d'argilla figulina ricorderò anzitutto un'anfora ovoidale (alt. m. 0,30) 
di color giallognolo, ad alto collo, munita di due piccole anse impostate verticalmente 
sul dorso e sulla base del collo. È decorata a vernice rosso-bruna, con punteggiature 



REGIONE VII. 



— 339 — 



PITIGLIANO 



sulle spalle e fasce più o meno larghe sotto l' impostatura inferiore delle anse e sul 
ventre. 

Inoltre alcuni frammenti di aryballoi globulari e di piccole lekythoi con traccia 
di decorazione dipinta in stile geometrico. 

Tre piattini a margine lievemente rialzato ed ingrossato (diam. m. 0,12-0,14), 
con avanzi di decorazione in rosso-bruno a fascie e linee punteggiate. 

Di argilla chiara si trovarono poi tre piramidette forate nel senso della lun- 
ghezza, comunemente ritenute per pesi da telai (alt m. 0,08). 




a 

FlG. 1. 



Tra i vasi greci sono degni di particolare menzione: 

a) Una kylix attica a figure nere e bianche (stile Kleinmeister fig. 2 : altezza 
m. 0,11; diam. m. 0,21). È fornita di piede corto e tozzo, di pareti assai grosse; la 
vasca è profonda, con una rientranza vicina all'orlo; le anse, impostate orizzontalmente, 
sono assai slanciate. Nell'insieme la forma richiama il modello delle kylikes di Nico- 
sthenes e di Pamphaios, che più tardi fu caro anche a Duris ; al medesimo periodo 
ci richiamano pure i caratteri stilistici, con influenze ioniche, della composizione 
figurata. Tutta la parte interna è a vernice nera lucente ; la parte esterna, compreso 
il piede, è pure ricoperta di vernice nera lucente, ad eccezione di una stretta zona 
nella parte rientrante vicina all'orlo, riserbata alla scena figurata che corre tutta 
all' ingiro, al di sopra dell'impostatura delle anse. 



PITIGLIANO 



— 340 — 



REGIONE VII. 



Vi SODO rappresentati gruppi di figure maschili e femminili ignuda, in atteggia- 
menti erotici. Le parti nude delle donne sono rese in bianco; gli occhi sono incisi, 
a mandorla nelle figure muliebri, circolari in quelle maschili ; con tratti incisi sono 
resi pure il limite inferiore della capigliatura, alcuni contorni del viso e i partico- 
lari anatomici del corpo. 

b) Una lekythos attica a figure nere, mancante del collo ; il corpo è di forma 
ovoidale con piccolo piede a tronco di cono e dorso appiattito. Il piede e la parte 
inferiore del corpo son ricoperti di vernice nera lucente ; le scene figurate ricorrono sul 
dorso e nella parte superiore del ventre, e sono tra loro distinte da una zona a 
meandri; tutta la figurazione spicca sul colore rosso lucente del fondo. 




FiG. 2. 



Sul dorso: Scena di corsa: due uomini ignudi correnti in fila verso sinistra, 
alzando il braccio destro, fra due giudici ammantati. 

Sul ventre: Scena di partenza di un guerriero. 

Nel centro un giovane guerriero imberbe, vestito di corta tunica ed armato di 
lunga lancia, è montato sopra un cavallo in movimento verso destra. Ai lati, otto 
personag'^i virili imberbi, dei quali, quattro ammantati con scettro e quattro ignudi, 
simmetricamente disposti e fra loro alternati, sono rivolti verso il cavaliere partente: 
i personaggi ignudi protendono la mano in atto di saluto e di augurio. L' uccello 
volante dietro al guerriero indica che la scena si svolge all'aperto. Questo elemento 
ionico, caro ai pittori ceramisti corinzii, persiste anche nella ceramica attica a figure 
nere, del periodo più arcaico (cfr. Pottier, Vases antiques du Louvre, tav. 64 fig. 19). 
e) Altre due lekythoi a figure nere sul fondo colore giallognolo, assai frammen- 
tarie; rispetto alla forma, presentano il corpo ovoidale con il ventre espanso, le spalle 
piatte, il collo cilindrico leggermente imbutiforme presso l'orlo, con labbro ingrossato. 
Lo stile delle scene ligurate sul corpo è alquanto affrettato. Nella prima è rappre- 



REGIONE VII. — 341 — ALLERONA 

sentata una scena di palestra : uomini ignudi in corsa verso sinistra. Nella seconda, 
della quale si conservano alcuni frammenti solo del corpo, mancando completamente 
il collo ed il piede, è rappresentata una accolta di divinità. 

d) Oltre a questi vasi con scene figurate, si scoprirono due kylikes frammentario, 
ad alto piede, tutte a vernice nera lucente internamente ed esternamente, ad ec- 
cezione di una fascia, che corre tutto all' ingiro all'altezza delle anse, ornata di 
palmette in nero, con rialzi in bianco ed in violaceo che spiccano sul rosso del fondo. 

Questi prodotti ceramici d' importazione greca, mescolati a stoviglie d' impasto, 
ai vasi di bucchero e ad altre ceramiche d' argilla più o meno pura, di fabbrica 
italica, concorrono a determinare, con maggiore approssimazione, l'epoca della tomba 
che, come quelle studiate dal Pellegrini, scoperte un decennio fa, sotto alla città, 
nel podere Denci, e altre che saranno da me illustrate, rinvenute l'anno scorso sotto 
l'antico cimitero israelitico, appartengono alla seconda metà del VI secolo av. Cr. 

A. Minto. 



V. ALLERONA — Cippo miliario della via Traiana Nova. 

Della via fatta costruire dall'imperatore Traiano nel 108 d. Cr. in sostituzione 
della vecchia Cassia, e forse anche per abbreviare la distanza tra Roma e l'Etruria 
media e settentrionale si avevano, finora, solamente delle testimonianze indirette. I cu- 
ratores viarum Clodiae, Cassiae et Ciminae avevano qualche volta anche giurisdizione 
sulla via Traiana Nova^ che perciò non doveva essere molto lontana dalle altre ('). 
Il suo corso tuttavia era sconosciuto fino agli ultimi di febbraio dell'anno 1912, 
quando nel territorio di Allerona, nella località detta Monte Regole, sulla costa si- 
nistra del torrente Rivarcale, a notevole altezza, fu scoperto casualmente l' insigne 
cippo che è oggetto della presente Relazione (^). 

(*) Cfr. C.LL. Ili, 6813: Gallo Vecilio ecc., curatori viar. Clodiae | Cassiae Anniae Ciminae. 
Tra I ianae Novae. 
» -n V, 877: A. Platorio ecc., curai, viarum Cassiae] Clodiae. Ciminae. Novae \ 

Traianae (anno d. Cr. 124). 
» ') VI, 1356: L. Aurelio Gallo ecc., curatori, viar. \ Clodiae. Anniae. Cassiae \ 

Ciminae. et. Novae. Traianae. 
n >j IX, 5833: C. Oppio. Sabino ecc., cur. viar. \ Clodiae. Anniae. Cassiae | Ci- 

minae. trium Traianarum. Cfr. per quest'ultima indicazione ge- 
nerica, anche C.LL. II. 1532. 
(^) Della scojjerta si aflFrettarono a dar notizia quasi contemporaneamente gli egregi dottori 
Evaristo Moretti di Fienile sul giornale perugino La Democrazia del 18-19 marzo 1912. e Pericle 
Ferali di Orvieto sul periodico della sua città // Comune del 16 dello stesso mese. Cfr. anche gli 
articoli del Ferali e del Moretti in quest'ultimo giornale del 30 marzo. 



— 342 — REGIONE VII. 

ALLERONA "^^^ 



Si tratta di un cippo di travertino rastremato, con base quadrangolare, mono- 
lito ('), che reca intorno al fusto la seguente iscrizione bellamente incisa in lettere 
conservatissime : 

IMPCAES 

DIVI NERVAEF 
NERVATRAIANVS 

AVGGERMDAC1C__ 
PONTMAXTRIB-P-XII 
IMP- VI COS-V-PP- 

VIAM-NOVAM- TRAIAN 

AVOLSINISADFINES 

CLVSINORVMFECIT 

XIII 

Imp{erator) Caes{ar) \ divi Nervae f{iLius) \ Nerva Traianus \ Aug{usius) Ger- 
m{anicus) Dacic{us) \ pont{ifex) max{imus) trib[unicia) ■ p{oteslaté) • XII \ imp{era- 
tor) ■ VI co[n)s{ul)'V-'p{aler) ■ p{atriae) ■ \ viam ■ tiovam ■ 2raiaii{am) | a Volsinis • 
ad fines \ Clusinorum • fecit \ XIII (anno d. Cr. 108) 

Il terreno dove esso fu scoperto è di natura cretacea, con scarsa ed arida ve- 
getazione. Giaceva non completamente disteso, ma molto inclinato, in una fossa irre- 
golare poco profonda (^), sul margine di un viottolo che dalla casa colonica del podere 
mena giù al torrente. A ridosso della fossa e lungo il viottolo stesso, dalla parte 
del monte, corre un fossatello torrenziale di recente formazione. Dato il peso del mo- 
numento e la circostanza che il fondo melmoso della fossa tratteneva tenacemente la 
base della colonna, non credo che fu potuta rimuovere o comunque spostare prima 
della mia ispezione. Quando io la vidi, era inclinata tra est e nord-est, con la parte 
inscritta rivolta verso la valle. 

Da tale giacitura si desumono due circostanze importantissime per determinare 
la direzione dell'antica via: la colonna doveva giacere nel sito originario dove fu 
posta; cadendo in avanti, con ogni probabilità per un movimento dell' instabile suolo 
argilloso e in pendìo, rimase con l'iscrizione rivolta verso la strada, che perciò cor- 
risponderel)be presso a poco all'odierno viottolo, rialzato di m. 1,70 sul piano pri- 
mitivo romano. Le indagini che furono fatte sino a questa ed anche ad una maggiore 
profondità, non rilevarono per altro un vero e proprio lastricato stradale; ma una 
quantità di grossi ciottoli fluviali sparsi per tutta quella regione, potrebbero essere 
niente altro che le vestigia disgregate dell'antica via imperiale; se pure non si vuol 
pensare che questa strada, a causa delle salite molto ripide, non fosse allatto lastri- 
cata, ma consistesse solamente in una striscia di terreno battuto. Comunque, un altro 

(') Altc/,z;i «Ifl fiistu 111. 1,40; diam al sommoscapo in. 0,49; altezza della base m. 0,34; 
lun<,'li. ni, 0,60, lar-;li. ni. 0,54. 

(^) l'rofondità al piano della base, m. 1,70. 



REGIONE VII. 



— 343 



ALLERONA 



avanzo mouumentale esistente in quelle vicinanze non lascia dubbi sulla supposta dire- 
zione che essa doveva seguire. 

È un misero rudero del pilone destro del ponte romano che passava sul Rivar- 
cale proprio allo sbocco e in direzione del moderno viottolo. Non fu notato mai in 
passato, perchè nascosto sotto la rena del greto e la parte emergente rivestita e invasa 
da una densa vegetazione di spine e di giunchi. Si tratta di un muramento a calce- 
struzzo di piccoli ciottoli fluviali, che ha ben resistito finora, ma che è destinato a 
disgregarsi e a sparire. Intanto lo riproduco nella fig. 1. 

Credo che altri elementi positivi si potrebbero ancora raccogliere, percorrendo 
la via mulattiera che da quelle contrade va a Bolsena, e che forse segue ancora il 




Fig. 1. 

percorso dell'antica strada romana, calcolando il breve tempo che, a percorrerla, 
vi impiegano i contadini con le loro bestie. Ma, non essendo ancora stata compiuta 
codesta utile ricerca, bisogna contentarsi per il momento di fare solo qualche osser- 
vazione intorno al contenuto dell'epigrafe. 

Mentre si può ritenere come sicuro il punto di partenza di questa nuova via 
dalla Volsimi romana, corrispondente all'odierna città di Bolsena, non si può deter- 
minare con assoluta sicurezza la frase vaga ad lines Clusimrum, punto di arrivo. 
Il limite meridionale dell'antico ager dusùius, secondo i calcoli ben fondati del 
Bormann (•), doveva essere segnato dall'odierno paese e monte di Cetona; quindi la 
cifra del nostro cippo (XIII m. p.) e il luogo dove esso fu trovato debbono indicare presso 
a poco la metà di tutto il percorso, seguendo sempre, bene inteso, la via mulattiera. 

^Itinerarium Antonini (pp. 284 seg.) è l'unico che assegni sulla via Cassia 
una distanza precisa tra Vulsinis e Clusio in XXX miglia, distanza che ben si ac- 
corderebbe con le complessive 26 miglia della via Traiana Nova tra Bolsena e il 



0) C.I.L. XI, 1, pag. 372. 



ALLERONA - 344 - REGIONE VII. 



confine meridionale del territorio chiusino. Degli altri antichi itinerari, due ancora 
ricordano lo stesso percorso. 

L'Anonimus Ravemas {4, 36) ha : e la Tabula Peutingeriana : 



BVLSINIS 

PALLIA 
C LV S I O N 



VOLSINIS 
PALLIA FL- 

Vini 

CLVSIO 



Però tutte queste indicazioni si riferiscono alla vecchia Cassia, la quale aveva 
una fermata sul Paglia prima della confluenza nel Tevere, come mostra il tracciato 
della Peuliiigeriana. e per raggiungerla, lasciava a destra la rupe di Orvieto, sboc- 
cando presso il rudero del così detto Ponte Giulio ('), ancora esistente nell'antico e 
disseccato greto di questo fiume. Tale direzione è confermata altresì dalla presenza 
di un cippo miliario tutto logoro e solo in parte decifrabile, scoperto più di venti 
anni fa in un podere di quelle vicinanze sotto le Coste di Bardano dove esiste 
tuttora, il quale porta il nome dell'imperatore Gioviano (363-364 d. Or.) e la distanza 
da Roma in miglia LXXXVI (*). 

Il contonuto epigrafico del nostro cippo è invece molto chiaro ed esplicito: l'im- 
peratore Traiano fece costruire una nuova via che da lui prese il nome, da Bolsena 
fino al territorio chiusino. È quindi evidente che i suoi ingegneri si distaccarono dal 
corso della via Cassia, seguendo il nuovo tracciato più verso occidente. Forse il 
progetto di Traiano era ancora più grandioso, quello cioè di continuare la sostituzione 
della vecchia e logora via Cassia anche oltre il territorio chiusino, su per la Val 
di Chiana. Ma ciò che da lui non fu compiuto, fu fatto più tardi, in più modeste 
proporzioni però, dal suo successore e figliuolo Adriano, che, nel 123 d. Cr., viam 
Cassiam | vetustate collahsam \ a Clusinorum finibus \ Florentiam perduxit (^). 

Questa importante opera pubblica adrianea è ora meglio illuminata dal cippo 
di AUerona, il quale perciò va riguardato come il precedente di ben 15 anni avanti 
di un'impresa ritenuta indispensabile per le comunicazioni della media ed alta 
Etrurja, o che dovette far parte del programma amministrativo dei due grandi impe- 
ratori, Traiano e Adriano. 

L' icsigno cippo di AUerona, mirabile anche per la sua quasi perfetta conser- 
vazione, mercè l'interessamento del nostro Soprintendente prof. Milani, ha potuto 
raggiungere nel Museo di Firenze il cippo di Montepulciano che per così dire ne 
completa il significato: e sul posto del rinvenimento, nel podere Monte Regole del 
signor Piazzai Ottavio di Città della Pieve, verrà posto, a cura della Soprintendenza 
un ricordo duraturo, allo scopo di non far perdere l'importantissimo dato topografico. 

E. Galli. 

(') Fatto costruire o riadattare dal papa Giulio II nel 1506. 

(•) Questo cippo non fu ancora edito nel C I. L., ma venne pubblicato dal si£r. Venceslao 
Valentini nel friornalc orvietano // cittadino, del 4 marzo 1893. 

{") C. 1. L. XI, 2, n. 6(368: colonna miliaria in calcare esistente in Montepulciano fin dal 1566, 
ed ora nel Museo arclieoloffico di Firenze. La sua forma è simile a quella testé scoperta. 



REGIONE VI. — 345 — CESI 



Regione VI (UMBh'IA). 

VI. CESI — Scoperte nel territorio cU Carsulae. 

Nel dicembre dell'anno passato, tal Cardinali, contadino di Cesi, iniziò lavori 
di dissodamento davanti a una sua casa, sita in località Poggio Az/uano-s. Gregorio, 
700 m. circa dalla zona demaniale di Carsulae. Questa casa rustica, che il Cardinali 
comprò anni fa dal demanio, non è che un resto informe della chiesa medioevale di 
s. Giorgio, fabbricata in parte con pietre antiche, tra le quali è ancora un cippo 
alto m. 1,24 e lungo m. 0,58, già visto e giustamente trascritto dal Gamurrini 
{C.LL. XI, 4625). 

Nei nuovi lavori furono rinvenuti parecchi frammenti antichi, studiati e assicu- 
rati subito dal solerte ispettore onorario di Terni, prof. P. G. Possenti. Da una visita 
sul luogo potei constatare come nel breve spazio davanti alla casa del Cardinali, che 
sorge sopra un piccolo colle isolato, siano apparsi indubbi resti di un antico edifizio, 
finora non ben determinabile. A destra, ben conservata, è una cisterna, larga m. 2,50, 
lunga m. 3,00 e alta m. 4 circa, con volta spessa m. 0,95, aperta nel mezzo 
(m. 0,87 X 0,87) e tuttora ingombra del terriccio cadutovi. 

A pochi, metri da essa furono rinvenuti parecclii blocchi (una trentina) di pietra 
lavorata, che mostrano aver formato come una platea, all'angolo settentrionale della 
quale sono ancora infissi nel terreno due stipiti di una grande porta. Alcuni dei 
blocchi mostrano una cunetta per lo scolo delle acque; inoltre nella parte centrale 
di questa area, di ra. 20 X 20 circa, sono apparsi resti di una scala, ancora interrata. 
Il lavoro accurato di questi blocchi, mostra trattarsi di una costruzione di buona 
età imperiale. 

Anzi, per formare dalla parte orientale la piattaforma per questo edifizio, fu co- 
struito un grosso muro di sostegno, in parte apparso nei recenti lavori; ma già ri- 
coperto quando io visitai il luogo. 

Inoltre, quasi a fiore di terra, furono rinvenuti alcuni monumenti che, per lo 
stato loro frammentario, mostrano di esservi stati portati in tempi probabilmente 
medievali, quando fu fabbricata la chiesa di s. Giorgio. 

1. Sarcofago di marmo, di pianta ovale, lungo m. 2,11, largo m. 0,60, alto 
m. 0,04. Il vuoto interno è largo m. 0.44 e profondo m. 0,50; mostra dunque che 
le pareti sono spesse m. 0,03 e il fondo m. 0,14. E lavorato a scalpello e ben conser- 
vato, tranne superiormente a sinistra, dove è mancante, per una lunghezza di m. 0,70 
e un'altezza di m. 0,20. È scolpito solo anteriormente con la solita ornamentazione 
strigliata. A destra e a sinistra, all'estremità, sono due figure a bassorilievo: una 
maschile, a destra, avvolta in un semplice mantello, che lascia nudo il petto e la 
spalla destra, rappresentante un uomo barbato che muove rapidamente volgendo in- 
dietro lo sguardo. All'estremità opposta, invece, è una figura femminile col gesto abi- 
tuale dell'adorante, vestita di chitone, con un mantello avvolto ai fianchi. Presso di 

NoTiziB Scavi 1913 — Voi. X. 46 



^ggj — 346 — REGIONE VI. 



lei è in terra un fascio di pergamene. Il fondo è occupato da una tenda appesa ad 
una parete per le due estremità superiori. 

Al centro appare il medaglione col ritratto del defunto, di cui resta solo la parte 
inferiore. Pare che il morto fosse rappresentato con uu oggetto in mano, forse un 
ramo- ma è difficile accertare la cosa, dato lo stato tristissimo di conservazione. 

Subito sotto il medaglione, a sinistra, è un grosso ramo di olivo, che si riferisce 
alla piccola rappresentazione che occupa la parte inferiore di questa zona mediana 
del sarcofac^o. Vi si scorge un carro, tirato da due buoi, procedente verso sinistra, 
c^uidato da un uomo vestito di tunica e mantello, che tiene in mano un bastone 
alzato con il quale aizza le bestie. Questo uomo è in una linea più indietro dei buoi, 
dai quali è in buona parte coperto. Il carro consiste in un piano su cui, per mezzo di 
tre tronchi di leo^no, terminanti a punta, collegati da due altri tronchi posti traver- 
salmente, si è formata una specie di grande cesta. In essa è una sola grandissima 
otre di pelle, occupante tutta l'area del carro, come se fosse piena di olio. 

Trattasi dunque di una scenetta campestre, simboleggiante certo il commercio 
che fu esercitato dal defunto. 

L'opera d'arte è piuttosto accurata, sia nella parte ornamentale, sia nei basso- 
rilievi ; e mi pare possa attribuirsi alla metà circa del III sec. dell' impero. 

Insieme col sarcofago fu trovato un titoletto da colombario, proveniente, come il 
primo, da qualche sepolcro della via Flaminia, che passava a meno di 300 metri dal 
sito. È in esso su una piccola lastra di marmo e dice: 

T-OVIVSy... 
M ■ A 

11 nome Ovius è comune nell'Italia centrale (')• 
Inoltre potei osservare : 

1. Una testa leonina, di travertino, maggiore del vero, di cui resta solo la parte 
superiore del corpo; opera d'arte assai rozza, che panni riferibile al IV secolo inol- 
trato. 

2. Pilastrino scanalato, con imoscapo. 
8. Pilastrino d'angolo, con modanatura. 

4. Frammento di fregio con foglie d'alloro, finamente lavorate. 

5. Frammento di colonnetta di calcare, del diametro di m. 0,10. 

Tutta l'area è poi occupata da frammenti laterizi antichi e da pietre lavorate, 
cosicché sarebbe desideiabile un piccolo scavo che ci desse qualche dato intorno alla 
natura ed all'uso dell'edilìzio primitivo, su cui sorse poi nel medioevo la chiesetta 
di 8. Giorgio. 

G. Q. GlQLIOLI. 
(') Schnltze, Zur Geschichte lat. Eigenn., pag. 481. 



ROMA _ 347 — ROMA 

VII. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione VI. Nello sterro per la costruzione di un tjarage per automobili 
all'angolo est della piazza Barberini, sono stati messi in luce tre avanzi di pilastri 
in opera laterizia all' istesso livello dell'attuale piazza. Si succedono in direzione da 
nord-est a sud-ovest, cioè parallelamente alla linea della piazza Barberini, dalla 
quale distano m. 22. Due di detti pilastri, quelli cioè verso nord-est, misurano 
m. 1,54 di larghezza e m. 1,17 di profondità, e sono distanti fra loro m. 2,82; il 
terzo, verso sud-ovest, dista m. 1,34 dall'ultimo di quelli, ed è largo m. 2,40 e 
profondo m. 1,56. Questi pilastri sono stati costruiti contro un muro in opera retico- 
lata, con ricorso di mattoni, dello spessore di m. 0,45. 



Via Nomentana. Nell'eseguire i lavori di sterro per l'ampliamento del 
primo padiglione del nuovo edificio della Direzione Generale delle Ferrovie 
dello Stato, lungo il lato nord dell' ex-villa Patrizi, è stato scoperto un tratto di muro 
a cortina, dello spessore di m. 0,60, che, franatosi, ha lasciato vedere un resto di 
cunicolo a cappuccina coperto dai consueti tegoloni privi di marchio di fabbrica. La 
direzione tanto del muro quanto del cunicolo era da nord a sud. A circa 30 metri 
più a sud di quel cunicolo è stata scoperta una bocca di pozzo circolare, del diam. 
di m. 1,20, costruita in muratura ad opera reticolata. 11 pozzo non è stato ancora 
espurgato. 

Sempre per i detti lavori, nel completare il grande sterro della parte prospiciente 
la via Nomentana, a circa 60 metri sulla destra dell'odierna via, si rinvenne fra la 
terra una lastra marmorea scorniciata e fastigiata a mo' di stele (m. 0,49 X 0,29 X 
0,03), che reca la seguente iscrizione funebre: 

D M 

T-CAESIOAPRILI 
T- F- R O M I L I A 
ATESTE-COH-XII 
VRB- 7 C L A V D I 
MILANN-XIDXXXIII 
m'XiT- ANN XXXV 
.MENATIVS- RES 
titWTWS • H • F • C 

Il defunto, nativo della città di Ateste (Este). inscritta nella tribù Romilia, 
aveva militato per più di undici anni nella Xll coorte urbana. 



ROMA 



— 348 



ROMA 



Sempre nell'ex-villa Patrizi, dalla parte prospiciente la via Nomentana, negli 
sterri per la costruzione del nuovo Ministero dei Lavori Pubblici, è stato scoperto 
un avanzo di antico sepolcro a parallelepipedi di travertino. Ne rimane un solo lato, 




etri 



FlG. 1. 



con gli angoli di altri due lati. La fronte rimasta è alta m. 3,60, compresi la cornice 
ed il basamento; la larghezza è di m. 2,98; la cornice è alta m. 0,60, ed il basa- 
mento m. 0,8o. Il tutto posa sopra una tìla di parallelepipedi di tufo. Ciascun filare 
di travertino ò alto m. 0,61; la larghezza dei blocchi è varia. 

La tomba, prospiciente in antico la via Nomentana, era di stile dorico (fig. 1) 
con fregio a triglifi e metope, tre delle quali sono ornate con nascimenti di acanto 
rivolti in alto ed in basso da cui si svolgono foglie e fiori ; la quarta, con una teca 



ROMA 



_ 349 _ ROMA 



cista manicata, sollevata da tre peducci. Nel mezzo del fregio manca un blocco 
di travertino, sul quale forse era incisa l'iscrizione della tomba. Le metope degli 
altri due lati hanno scolpiti i bucranì vittati. 

Presso a questo avanzo di tomba si è scoperto un cinerario formato da un'anfora 
sfondata, murata entro una colletta in laterizio circolare con apertura in alto 
(m. 1,00 X 1,00). Sull'esterno del cinerario era murata, e racchiusa entro una corni- 
cetta di terracotta, una lastra marmorea in due pezzi (m. 0,45 X 0,85 x 0,03), con 
la seguente iscrizione: 

D . M 

AR RI AEP R IMIT 1 V AE 

LIBERTAE • DVLCIS 
SIMAE • VIX- ANN -VI • MX- D • II 

FECERVNT- 
SEX-ANINIVS-KARVS-ET 
ARRIARESTITVTA 
SIBlQVEETSVISPOSTERlSQ_ 
EORVM 

In una delle tante tombe a cappuccina quivi rinvenute, si è trovato un piccolo 
orecchino d'oro a foglia d'edera con ciondolino di pasta vitrea; in un'altra, una moneta 
di rame di medio modulo, irriconoscibile. Fra la terra si rinvennero poi alcune lastre 
marmoree iscritte, e cioè: 

i. Titoletto ansato (m. 0,32X0,20X0,02): 

D M 

FLAVIAE- EVHE 
MERIAE- CoN 
IVGI • B • M • F • 
P- CoRNELIVS 
HAPLVSETSIBI 

2. Frammento di lastra marmorea 3. Id. id. (m. 0,15 X 0,10 X 0,03): 

(m. 0,18X0,20X0,03): 

^ .mRPELLIVs... 

Q^?OM?Onius WETEKAnus,.. 



SENECIN... CONIVr/e 

FECIT 



Nell'esef'uire gli sterri per la costruzione della strada dalla via Nomentana alla 
via Salaria, compresa nei lavori di bonitìca dell'Agro Romano, e precisamente presso 
l'imbocco sulla via Nomentana al km. IV, è stata scoperta, alla profondità di circa 
m. 1,50 dal piano di campagna, una tomba in muratura con pavimento a mosaico 
a grandi tasselli bianchi e neri, entro la quale si è rinvenuto un sarcofago liscio in 



ROMA — 350 — ROMA 

travertino (ra. 2,10 X 0,45 X 0,57) con il consueto rialzo interno per l'appoggio della 
testa del defunto, e relativo coperchio pure in travertino. Si rinvenne poi una lastra 
marmorea in quattro pezzi (m. 0,22 X 0,23 X 0.03) con la seguente iscrizione 
funebre : 

D M 
ZOSI MENI 
{si') FIQVEVIXIT 
« N II M VII 
f/.IlII FÉ SEM 
jorONIA MV 
MATER 

A circa 100 metri oltre il ponte Nomentano, nella tenuta dei Prati Fiscali di 
proprietà del sig. Antonio Giuliani, sono stati intrapresi grandi lavori di sterro per 
ridurre piana la parte della tenuta compresa dalla doppia collina detta comunemente 
Monte Sacro. Gli sterri hanno messo in luce molti ruderi di antiche costruzioni 
appartenenti ad una villetta romana con murature ad opera reticolata ed a piccoli 
rettangoli squadrati di tufo, formanti vari ambienti, alcuni dei quali hanno il pavi- 
mento a mosaico in bianco e nero di disegno geometrico. Fra la terra si è rinvenuto 
molto materiale archeologico facente parte della decorazione della villa. È da rilevare 
una grande quantità di frammenti di fregi e di antetìsse fìttili, fra cui è da men- 
zionare : un frammento di antefìssa arcaicizzante con testa di Gorgone a volto piatto 
e sorridente fra nascimenti di acanto; un altro frammento di antefìssa con Vittoria 
alata su globo fra due cervi che corrono in direzioni opposte; un frammento di acro- 
terio con testa di Gorgone alata dall'espressione truce e con la lingua fuori della 
bocca; un frammento di fregio con suonatore di doppio flauto; un altro con figura 
muliebre in corsa col manto svolazzante. Si rinvennero inoltre due tavolette fìttili 
scorniciate di fregio, rotte in più pezzi, con il rilievo di una protome di divinità 
marina nel mezzo, con ai lati due eroti montati su delfini (m. 0,46 X 0,30) ; ima 
meridiana di marmo bianco (m. 0,30X0,10); un frammento di statua di marmo 
bianco (m. 0,30X0,10); un frammento di statua di marmo greco formato dalla 
gamba sinistra ripiegata unita, al tronco d'albero d'appoggio; un frammento di 
lucerna marmorea ornata di ghiande sul labbro, e di foglie di acanto nella parte 
inferiore. 

* 

In via Cupa, nella proprietà della ditta Marsaglia (già vigna Guerrini), facendosi 
un piccolo scavo per la formazione di una buca per la calce, fu rinvenuta, a pochis- 
sima profondità, una figura muliebre panneggiata in alto rilievo, su blocco di marmo 
lunense, grande al naturale, colla testa deturpata e resa quasi irriconoscibile per la 
corrosione cagionata dalle acque d'infiltrazione. 

G. Mancini. 



REaiONE I. 



— 351 — 



OSTIA 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 

Vili. OSTIA — Scoperte nel teatro e sul decumano. 

Teatro. — Nell'arco della porta nella parete di fondo della terza taberna, 
cominciando dall'angolo nord-est, porta fatta quando il teatro fu ampliato, nella calce 
tra un tegolone e l'altro era un grande bronzo di Commodo del 188 d. Cr. (Cohen^ 
153); l'epoca corrisponde appunto ai tegoloni ciie si sono notati in quell'amplia- 
mento. 

Nel retrobottega della terza taberna, contando dall'angolo nord-ovest, si è rac- 
colto: una bella testa di leone in giallo (m. 0,055 X 0,065); una parte di un braccio 
marmoreo non finito; un frammento di lastra di marmo con l'iscrizione: ... PF-N-P.. . 
un altro di iscrizione sepolcrale; e lo scapus di una stadera con tre uncini in corri- 
spondenza ai tre lati di esso e con i punti che segnavano il peso. 



Decumano. — Dagli scarichi lungo questa via, nel tratto tra la via della Pi- 
strina e il foro, si estrasse: 

Marmo. Parte anteriore di testa femminile 
(m. 0,195; fig. 1). « La mossa della testa voltata 
fortemente a destra sul collo, con gli occhi in alto, 
la bocca semiaperta, come spaventata, ricorda il 
motivo passionale delle teste scopadee ; così anche 
l'infossatura degli occhi e i piani larghi delle 
guancie. L'esecuzione però è mediocre e tarda. 
Potrebbe essere la testa di una Menade, d'una 
Niobide o simile " (Mariani). — Testa muliebre 
(m. 0,23 ; fig. 2 a, b). Anche questa ha una mossa 
energica, rivolta in alto sul collo, ed il tipo del 
IV sec. ; ma non è scopadeo. Potrebbe essere una 
Leda. — Statuetta di guerriero loricato (m. 0,80; 
fig. 3), interessante, sia per la mossa sia per l'at- 
tributo. L' incesso vivace denota forse l' impeto del- 
l'assalto alla città, di cui vedesi una porta sotto la sua gamba sin. (^). La ricca corazza 
e le vesti svolazzanti accennano allo stile dell'età degli Antonini tra Adriano e Settimio 
Severo. Interessanti anche i particolari della armatura. — Parte inferiore di statua 




Fig. 1. 



(•) È venuta poi in luce la mano sin., che stringe un'asta diritta. 



OSTIA 



— 352 — 



REGIONE I. 



iconica muliebre vestita di stola e palla, con scarpe ai piedi (m. 0,84). Replica di 





FiG. 2 a. 
UDO dei soliti tipi prassitelici. 




FiG. 2 b. 

Torace di statua virile con le braccia conservate 
fino al gomito (m. 0,25 ; fig. 4). La mossa 
di queste, molto discoste dal corpo, è 
molto vivace, e la figura sembra in atto di 
aggredire qualcuno a sinistra. È forse un 
combattente o un atleta; forse un discobolo. 
Fattura grossolana. — Parte inferiore di 
statuetta muliebre con stola e palla, col 
plinto semicircolare nella parte posteriore 
(m. 0,47). — Frammento di lastra ret- 
tangolare (m. 0,11 X 0,12 X 0,06) con cor- 
nice e una lucerna (forma 25) nell'angolo. 
Forse avanzo di insegna di taberna. — 
Vaso quasi cilindrico, un pò" rastremato alle 
estremità, con piccolissimo piede piatto. 
Ai lati ha due anse verticali con incavi 
orizzontali per posarvi la dita. È ornato di 
rami, foglie e bacche d'edera (m. 0,18 X 
0,265). — Lastre iscritte: 

1. (m. 0,48X0,27): 



<?«E S A 


r 


...ONINI. 




FR. 


^ ^ 



Fio. 3. 



REGIONE I. 



— 353 — 



2. (m. 0,31 X 0,18 X 0,025), opistografa: 
a) b) 

TR - 

..«VGVST... 



OSTIA 



POTV 
N» 



Q_y o • • • 

.prOC -OSTIAE 



alae . . . Ila VI AE • oo IN R aetia . 
NAEINR 




FiG. 4. 



3. (m. 0,27X0,34X0,03) 



LCAELIVSL-FILAm 
APRILIS-VALERIANms 
cvrator- navivm • kartha g ' 

ET • ARELIA ■ ELEVThERA • EIVS 

fecervnt • sibi • et 
LibLibert-posterisq_eorvm 



Il curatur navium karthaginiensiiim potrebbe essere il rappresentante, l'agente 
dei navicularii karthaginienses (ved. Notizie, 1912, pag. 436): egli è infatti un 
cartaginese, come dimostra la tribù Amenze. Il corpus curatorum navium marinarum 
{et navium amnatium) {C. I. Z. XIV, 363, 364 e 409) potrebbe essere le corpora- 
zione di tali agenti. 

4. (m. 0,21 X 0,265 X 0,03) : 

D ■ M 
Q^BAEBI O 
HERMAD10NI 

FEC1T-BAEBIA-HELPIS 
COIVGl-MERENTI 



Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 



46 



OSTIA 



— 354 — 



REGIONE I. 



5. (m. 0,11X0,155X0,02; 0,075X0,11): 
a) VI b) 



. . DEM 



6. (m. 0,155X0.095X0,04) 



D • M 

2 V L • M A R . . . 

CLA-M 

CELLA 

MAT 



7. (m. 0,33 X 0,47 X 0,032): 

D M 

QjQVINTlLIVS • EVTYCHES 
E T ■ Oy INTILIA- EVFEMIA 
SEVIBI • FECER VNT • SIBl • 

ET-LIBERT-LIBERTABVS Q_V E • P O S 
TERISQjEORVM-InFP-XXIIIn agpxxx- 



Una Quintilia Eufemia appare su tre iscrizioni ostiensi : in quella del sepolcro 
fatto dal padre Q. Qiiintilio Andronico, vivo, per sé, per la moglie Quintilia Callirhoe 
e la figlia Eufemia, i liberti e le lìherte (C. L L. XIV, 1528); sul sarcofago posto 
dal marito Quintilio Andronico, e da lei, a Quintilia Callirhoe (1527); su quello 
posto dal liberto e genero Q. Quintilio Zotico, e da lei, allo stesso Quintilio An- 
dronico (1526). Se è la stessa persona quella ricordata nella nostra lapide, è da 
ritenere che il suo secondo marito avesse fatto costruire un sepolcro separato per la 
propria famiglia, compresa la moglie, cui prima era stato destinato un posto nel 
sepolcro paterno. Il primo marito Quintilio Zotico può essere il quinquennale per- 
petuo del collegio dei dendrofori, ricordato nell'albo C. I. L. XIV, 281, circa dell'età 
severiana. 

8. (m. 0,48 X 0,28 X 0,025) : 

... CAB TAVT ... 



9. (m. 0,14X0,47X0,015; 0,165X0,12; 0,045X0,08; 0,115X0,065): 

a) V L 1 b) 

NNIA- . . . M 

... MARIT ... ED V... 



0) 



. ERE . 



d) ... X L I 
... DRI' 



10. (m. 0,175X0,115X0,028) 



... PORI ... 
... ESTi^ ... 



REGIONE I. 



— 555 — 



OSTIA 



11. (m. 0,19X0,062X0,018): 



... QVI .... 
. . MILIA"^ . . . 
. . BENE- . . . 
. . HABEi . . . 



12 



(m. 0,11 X0,22 X0,03): 



A 

. . E T • I N . . . 
. BERI -ET- CO 
QVE POSTER 
EI- PA 



e altre di minor conto. 

Terracotta. Mattoni con i bolli C I. L. XV, 19, 22 a, 40, 45, 69, 70, 115, 
202, 221, 319 (3 es.), 361 (2 es.), 362, 708, 728, 754 ^ 876, 903, 1024, 1033, 
1038, 1094 ^ 1208, 1244c, 1298 (2 es.), 1422, 1430, 1432, 1435, 2157, Notme 
1910, pag. 290, lina di Curiatius Cosanus e 



a) (cfr. Notule, 1912, pag. 324) {'): 
□ WMAtóq-qo 

e) O EX PRAE C ALB ARMINI (?) 
PAETIN 'E APR 

cos 



b) (^ . . . e • iB\81^A> ■ SECVND/t> 

d) (cfr. C.I.L. XV, 700): 

(^ POCI-ANTIOCIEXFIGILINI 
ABVRNI • C/t-DlClAN 



e) iZD a lettere incavate 
;;o NTIF 



/■) Q OP DASBEST 
PAETI . 



g) (cfr. Notùie, 1909, pag. 129) 



(^ <?X- PC-TT 
PAET'EAPRON 

eoD 



Frammenti di tegoloni decorativi. — Lucerna (forma 20) C I. L. XV, QUhb. 

Bronso. Dito pollice di statua, di grandezza quasi al naturale. — Lettera L 

(m. 0,065). — Chiavi, basette, borchie, anelli ecc. 

D. Vaglieri. 



(») Per ambedue i frammenti, ma specialmente per il nuovo, mi è nato il dubbio che si 
tratti di marca su dolio o anfora: sembra, però, che si tratti proprio di mattone. 



POMPEI 



— 356 — 



REGIONE I. 



Reg. I, ins. VI, n. 4. 



CAMPANIA. 

IX. POMPEI — Continuatone degli scavi sulla via delV Abbondanza. 

Scavo della via. 

I» Zona. — Le opere di assicurazione e di restauro, necessarie alla stabilità 
delle pareti esterne, scoperte nei mesi scorsi, hanno ritardato un po' in questa zona lo 

scoprimento di nuove facciate di edifici, per 
modo che una nuova pianta topografica, 
che faccia sèguito a quella fornita colla 
relazione dello scorso mese di luglio, si ri- 
manda al prossimo mese. Delle fronti delle 
isole opposte, prima della reg. II e prima 
della reg. Ili, sono finora ritornati in luce, 
rispettivamente, tre e cinque vani d'ingresso. 
11» Zona. — Reg. I, ins. VI, n. 4. Col 
rilievo topografico (fig. 1) che va a comple- 
tarsi con l'altro pubblicato in queste No- 
tizie^ 1913, pag. 29, si esibisce completa 
la pianta della metà posteriore della casa 
■■^■■■J iLJIi n. 4, ora scavata in tutte le sue parti. Che la 

I — . I m casa si trovasse tutta in corso di radicale tra- 

I ^ lJ I I I I sformazione, già apparve provato con lo scavo 

lJ^"i«iiir| [jj£ degli ambienti intorno all'atrio, le cui de- 

corazioni erano state solo in parte condotte 
a compimento. La parte posteriore, ora sco- 
perta, riconferma questa osservazione, pre- 
sentandosi in uno stato di quasi uniforme 
rusticità, aggravata da tumultuarie esplora- 
zioni praticatevi in tempo imprecisabile. 
Dei materiali apprestati pel rifacimento, 
sussistono, nella corte m (parete orientale), 
una grande catasta di blocchi di gesso da 
polverizzare per la manipolazione dei nuovi 
intonachi, un mucchio di pozzolana gialla e 
di gesso polverizzato nell'angolo nord-est 
dell'ambiente r, e poi ancora mucchi di gesso 
in tutte le camere circostanti. Nello stesso 
ambiente / , poi, incastrato fino all'orlo nel 
pavimento, in «, è un robusto mortaio di 
pietra vesuviana, profondo m. u,36, largo m. 0,55, adibito molto probabilmente alla 
polverizzazione del gesso, permanendovene una considerevole quantità nel fondo. 




Fl6. 1. 



REGIONE J. — 857 — POMPEI 



Sull'orlo del mortaio si sono rinvenuti dei cercliioni di ferro, i quali fasciavano, 
come pare, un grosso maglio o pistone di legno usato per frantumare la pietra sopra 
un blocco di ferro (incudine), che è tuttora solidamente attaccato al fondo del mortaio 
stesso. Nell'angusto recesso s si sono trovati carboni o travicelli carbonizzati, di 
legno. In /? è un pozzo, di destinazione ignota, il cui fondo si raggiunge a soli 
m. 1,70 di profondità, rustico nelle pareti, con parapetto verso occidente ed arco di 
protezione al disopra. Tracce delle decorazioni antiche permangono solo nel cubicolo q 
e nel grande salone p, i quali hanno anche i pavimenti a mosaico. Sono decorazioni 
di 11 stile, di straordinaria importanza, ma danneggiatissime, paragonabili nel loro 
insieme e nei loro particolari (salvo lo stato di conservazione incomparabilmente 
differente), alle pitture mirabili del salone e del cubicolo conterminedel fondo Gargiulo 
(cfr. Nottue^ 1910, pp. 139 seg., ambienti nn. 16 e 20). Le pareti vanno ora ripulendosi 
nelle loro parti superstiti, ed in tutto e nel salone 7;, sarà forse possibile scorgere i 
resti di quattro cinque figure colossali (qualcuna, sviluppata, raggiungerebbe più 
di tre metri di altezza), componenti una scena che certamente non è chiara per il 
momento. In / è la cucina con podio e fornello lungo la parete orientale, imposti 
sovra un'armatura orizzontale di travi: ivi stesso, la latrina nell'angolo sud-est. 
La corte m, finalmente, contiene nel mezzo un impluvio rettangolare, profondo m. 0,70, 
circondato da un duplice parapetto, il cui interstizio era piantato a fiori. 

Trovamenti e iscrizioni. 

(1 settembre). Reg. II, ins. I, n. 4. Nelle terre alte, sconvolte, al disopra del- 
l'architrave, si è raccolto un piccolo bronzo di Augusto (Babelon, lidia, n. 282). 

Reg. Ili, ins. I, n. 5. Nell'angolo sud-ovest dell'ambiente, al disopra dell'archi- 
trave, in mezzo a terre sconvolte, si è trovata una caldaia di bronzo a corpo emi- 
sferico, larga m. 0,32, munita di maniglia di ferro a ponte, girevole, e di coperchio 
circolare dipendente dall'orlo per mezzo di una corta catenella di bronzo. 

(2 id.). Reg. II, ins. I. Sulla parete esterna tra i vani 2 e 3, sovra apposite 
dealbationes, si sono scoperti i seguenti programmi elettorali. In alto : 

C-CALVENTIVM 

SITTIVM • MAGNVM- IIVIR-IDO^ (i) 

seguono piìi giù, allineati, 

/^D .. IVLIVM 



2. 



SECVNDVM 



V-B ^ ^- POLYBIVMAEDV-ASP 



e un poco più sotto, ancora, 

4. CIPOLYBIVM 

iiiiiiiniiiiuiii 

f'j In conformità del sistema tenuto nei precedenti Rapporti, allorché non è menzionato il 
colore del programma, va inteso che il colore è rosso. 



POMPEI 



358 — REGIONE I. 



Sotto il progr. 2, un altro, più antico, ne trasparisce a tratti: è dipinto in colore nero: 

5. C-LOLLIVMAED 

(12 settembre). EQg- H, ins. I. Negli strati alti, in materiale sconvolto, all'al- 
tezza del vano d. 4, una monetina greco-campana, di impossibile identificazione per il 
cattivo stato di conservazior.e. 

Reg. I, ins. VI, n. 4. Sopra il podio della cucina (/ nella tig. 1), e sopra il 
corrispondente treppiede di ferro, per nulla spostato, si è rinvenuto un vaso conico di 
bronzo, alto m. 0,19. dall'orlo allargato e rialzato, esternamente tutto ricoperto di 
nero-fumo. Alla estremità meridionale del podio stesso, e sopra l'apposito fornello in 
muratura, si è trovata una larga scodella affumicata, di terracotta rossa; all'estremità 
opposta, due basi rettangolari di bardiglio, ivi utilizzate per sostenere altro vasellame: 
fra queste e la pentola sul treppiede, già descritta, un vaso panciuto di bronzo, 
alto m. 0,17, a stretto collo e orlo allungato in versatolo, con ansa desinente in giù 
in fogliolina. 

lieg. II, ins. I. Sul pilastro a sin. del vano n. 8, al disopra dello zoccolo, è 
ritornato in luce il programma: 

6. GAVIVMRVFVM 

D • 1 • D- Cf 

e, al disopra di più antichi programmi in gran parte svaniti, l'altro: 

7. AMPLIATVM 

AED 

Sull'alto zoccolo laterizio corrispondente, fu tracciata con pietra rossa l'epigrafe: 

8. - 

cioè : Barba Barbaru{s) 



Sul pilastro a d. del vano n. 4, al di sopra dello zoccolo nero, sono due programmi, 
il primo dei quali raccomanda L. P{opiilium) S{ecundicm) L. /'{iiium): 

i>- LPSLF/^D 10. L-CElVM-SECVN[(/tóm...] 

Sullo zoccolo nero, in alto, a sin. di un disegno graffito, rappresentante un labirinto 
rettilineo, leggesi l'epigrafe, ugualmente graffita, 

11- Q^VARTlOVX 

cioè: Quartio va{le). Un M. Lucceias di tal cognomen ricorre frequente in bolli 



REGIONE I. 



359 POMPEI 



doliari della campagna a sud di Pompei: cfr. C. LL. X, 8047, \^-a-à più uno sco- 
perto posteriormente (0- 

(14 settembre). Reg. Ili, ins. I. Sul pilastro laterizio a d. del vano ii. 5, sovra 
apposita mano di calce, è un programma del candidato Q. P{ostumius) M{odestm) ; 
cfr. C. I. L. IV. iìidices, pag. 771, col. 3*: 

12. Q_- P • M ■ QviNCL 

Reg. II, ins. I, n. 3. Le terre rimescolate, che quasi uniformemente occupano 
i vani in corso di scavo, sono cessate qui in un considerevole tratto a sin., sopra 
la soglia, permettendo così di potere riscontrare a suo posto un pezzo dell' impronta 
del legno della porta, chiusa. 

(18 id.). Reg. I, ins. VI, n. 4. Continuandosi a liberare la cucina /, vi si sono 
rinvenuti questi altri oggetti sul pavimento di semplice terreno battuto: sotto la 
parete nord, una caldaia di bronzo col fondo a calotta e il corpo a tronco di cono, 
alta m. 0,16; e, di terracott.i, una pignatta ovoidale e un urceo panciuto, mono- 
ansato; nell'angolo sud-ovest, una pelvi di terracotta, anepigrafe; nell'angolo nord- 
ovest, due anfore tronche adoperate come fornelli. Nella corte m, accanto al grosso 
mucchio di blocchi di gesso, parecchie anfore, delle quali due iscritte: sul collo della 
prima sono segnate in rosso, con pennello, le lettere: 

13. T C À 

che ci nascondono un nome non altrimenti conosciuto; sul collo mozzo dell'altra, 
sopra avanzi illegibili di una epigrafe rossa, è tracciata col carbone l' iscrizione : 

14. BVII 

Sotto il muro settentrionale è adagiato un grosso peso di travertino bianco a tronco 
di sfera, mancante dell'ansa di ferro : nella sua superficie superiore esso reca incisa 
la notazione librale: 

15. J- 

Presso il peso descritto, una scure di ferro a martello, lunga ra. 0,18, con un pezzo 
del manico di legno tuttora conservato. 

(20 id.). Si è ultimata l'esplorazione della cucina l già indicata, raccogliendovi 
questi altri due oggetti: sotto la parete occidentale, una pelvis di bronzo, larga 
m. 0,34, le cui anse a ponte, distaccate, terminano, nei capi opposti, in altrettante 
teste di serpi ; sotto la parete settentrionale, una tazza conico-cilindrica di terracotta, 
biansata, alta m. 0,065, all'esterno decorata di foglioline allungate. 

Reg. II, ins. I, n. 4. Fra le terre rimescolate, si è oggi raccolta una borchia 
di bronzo rigonfia al centro, larga ra. 0,052. 

(21 id.). Reg. I, ins. VI, n. 4. Nell'ambiente r presso il mucchio di pozzolana 
e gesso, si è rinvenuto un semisse repubblicano, dalle impronte ricoperte di duris- 
sime concrezioni. Sull' intonaco laterizio della parete occidentale del salone p è ri- 

(■) Scavi del sig. Giacomo Matrone in contrada Messigno (anno 1904), tuttora inediti. 



POMPEI 



— 360 — REGIONE 1. 



tornato in luce un alfabeto latino le cui lettere misurano m. 0,05-0,08, lunghezza 
m. 0,54: 

15. ABCDIirGHIKLMNOPQJlTSVX 

(22 settembre). Reg. II, ins. I, n. 2. All'angolo nord-est di questa bottega si 
sono trovate due chiavi di ferro unite insieme, e simili a quella riprodotta in Notizie, 
1912, pag. 247. Con esse, un urceo panciuto, monoansato, e un pignattino ovoidale 
di terracotta rustica; e finalmente un'anfora sul cui collo leggesi, in piccole lettere 
nere, l'epigrafe: 

17. no rio 

KOPI N 

(23 id.). Reg. II, ins. I. Sullo zoccolo nero tra i vani nn. 1 e 2, molto in giìi, 
leggesi graffito: 

18. satvrnali 
GaphyrgLogvs... 
Locvs 

e, ivi stesso, iill'estremità sin., in alto, graffito ugualmente: 

19. NATVRAh 

(27 id.). Reg. IX, ins. XII, n. 1. Nello scavo eseguito nell'atrio, alla presenza 
dei signori partecipanti al Congresso della stampa, si sono raccolte, all'altezza del 
piano superiore, una pignatta di terracotta panciuta, raonoaiisata, alta m. 0,12, affu- 
micata e una caldaia di bronzo a tronco di cono, alta m. 0,16, ad orlo svasato. 

(29 id.). Heg. II, ins. I, n. 4. All'altezza dall'architrave, ma ad un metro di 
distanza da esso, nella via, si è rinvenuta una stampa ellittica da pasticceria, lunga 
m. 0,24, un po' scheggiata all'orlo. 

Sull'alto dello zoccolo nero a d. dell' ingresso n. 3 si sono scoperti, graffiti, due 
nomi: 

20. MENDAX 21. VII S TALI S 

Sullo stesso pilastro tra i vani nn. 4 e 5, al disopra dello zoccolo, è il programma: 

22. [ZMé?]RETlV[m] 

Q_VI N Q_ 

mentre sull'alto dello zoccolo, nero, oltre ad un programma evanescente 

23. [P]OPlDIVM 

A[érf] a 

si è scoperto, graffito, il nome C{o)rneìius: 

24. GrniiLivS 

M. Della Corte. 



REGIONE VI. 



361 — 



CESI 



Anno 1913 — Fascicolo IO. 



Regione VI (UMBRIA). 

I. CESI — Di una iscrizione funebre, rinvenuta nel territorio del 

comune. 

Nel territorio di Cesi, in vocabolo « Fontana dei Quadri » , proprietà Astolfi, fu rin- 
venuta tempo fa, a fiore di terra, tra alcuni resti di muratura, adoperata come materiale 
da costruzione, una lapide iscritta che, con la cooperazione del prof. Branzoni di Todi 
e del solerte ispettore onorario per Terni, prof Possenti, potei ottenere pel Museo 
Nazionale Romano. 

Nella località esiste una base di travertino con modinature(m. 1,10 X 1,70 X 0,50), 
parte forse del monumento sepolcrale. 

La immediata vicinanza di Carsulae ci rende poi sicuri che l'epigrafe debba 
classificarsi tra quelle di questa città. 

È incisa su una lastra di marmo, lunga m. 1,215, alta m. 0,68 con cornice 
fortemente modinata di m. 0,12, rotta in vari pezzi, tutti conservati, tranne l'angolo 
superiore sinistro, di nessuna importanza però per l'integrità del testo, che dice: 



10 



bEI?VSL>lLBLVCRiOSB'EPON/é.LF- PROCVLAE |VX- 
eTlSENOL-FPIETaTIVIXANNXVII-MIXDIE VII 
ETSPERATAE LIBERT NVTRICl- FILI • 



hÓcq.vi'cvmqve-legistiTvlorogocarmenamice 

PERLEGE-SICVITAE-COMiAODA-MVLTAFERAS- 
SENTIVSHIC-IACEO-PIETAS-COGNOMINE-DICTVS- 

PRAEREPTVSQVE PATRI FLORE- VI GENTE- MEO • 
ARTIBVSINGENVISSTVDIO-FORMATVSHONESTO- 

INTERET-AE Q_V ALES-GRATVS-AMORE-FVI- 
DVODEVIGINTl'- NATALES-nI • NVMERAREM- 

SVRRVPVITMENSES-TRES-MIHI-LVNASVOS- 



Notizie Scavi 1913. — Voi. X. 



47 



(,ggj — 362 — REGIONE VI. 



La lettura non presenta alcuna difficoltà: 

L(ucms) Sentius L{iicii et) C{aiae) lih{erlus) Lucrio, sibi et Pontiae L{ucii) 
f{iliae) Proculae ux{on) \ et L[ueio) Sentio L{ucii) [{ilio) Pietati-, vix{it) ann{is) 
XVII, m{ensibus) /X die[bus) VII; \ et Speratae libert{ae) nutrici fili \v{ivit) a 
sinistra dell'ultimo nome]. 

hoc quicumque legis titulo rogo Carmen amice 

perlege: sic vitae commoda multa feras ! 
Sentius Ilio iaceo Pietas cognomina dictus 

praereptusque patri flore vigente meo. 
artibus ingenuis studio formatus lionesto 

Inter et aequales gratus amore fui. 
duodeviginti natales ni numerarem 

surrupuit nienses tres mihi Luna suos. 

in fro{nte) p{edes) XIIII; in agr{o) p{edes) XII. 

Le lettere sono di varia altezza, di ram. 50 nella prima linea, 45 nella seconda 
e terza, 30 nella quarta, 26 nelle altre, tranne l'ultima, in cui raggiungono solo 
mm. 20; i punti diacritici sono triangolari: si notino gli apici quasi sempre esatti 
e usati spesso anche sulla lettera i. 

l caratteri ci consigliano a riferire questo monumento alla metà del I secolo del- 
l'Impero: e così pure la lingua, che ha parecchie parole di schietto sapore classico, 
quali il ili, il surrupuit, il perlege. Il nome Sentius, che è comune in Etruria e in 
Umbria, comparisce ora per la prima volta in un' iscrizione carsulana. Graziosa è la 
breve elegia, che non si discosta però dal solito schema di questi componimenti in 
lode dei defunti, specialmente di giovani, strappati alla vita nel fiore degli anni. 
È da notare soprattutto l'abilità con cui è fatto entrare nel verso il nome del 
giovanetto, Lucius Sentius Pietas, il cui cognome, generalmente femminile ('), sembra 
veramente convenirgli. 11 poeta non fa del resto che adattare concetti comuni, spesso 
ripetuti in altri carmi epigrafici, come si può constatare scorrendo soltanto la raccolta 
del Biicheler (^); ma lo fa in maniera corretta e garbata. Anche per la prosodia 
i versi sono buoni: solo stentato è riuscito il settimo, a cagione del numerale, che ha 
portato la sinizesi della prima lunga. La lingua, come già notammo, è pura, con 
passi che si ritrovano nei maggiori scrittori (^). Certo è che il nuovo carme ben 
viene ad accrescere la serie di queste graziose testimonianze dell' affettuosa pietà 
degli antichi. 

G. Q. GlGLIOLI. 

{') Se ne lianno, però, altri esempi anche per uomini, p. cs. a Salona [C L L. Ili, 8789, 9418). 

(') Biicheler, C. L.E., passim e specialmente i nn. 457, 465, 039, 1111, 1167, 1178 ecc. 

C) Così artes im/enuae, in Cicerone (p. es. Orat. 6; 32) Gli ultimi due versi si devono spie- 
gare nel senso che la Luna rubò a L. Sentius Pietas tre mesi di vita, affinchè non potesse festeg- 
giare il diciottesimo compleanno: egli infatti morì di 17 anni 9 mesi e 7 giorni. 



Q«Q _ ISCHIA DI CASTRO 

REGIONE VII. — ^O^ — 



Regione VII ( ET R URIA). 

II. ISCHIA DI CASTRO — Scavi m contrada Lacciim, ed oggetti 

quivi rinvenuti. 

Sui primi di giugno del corrente anno, alcuni pastori scoprirono casualmente nel 
territorio di Ischia di Castro una tomba antica, in località Lacelina, proprietà di 
Domenico Tiberi. Si parlò del rinvenimento di un gruppo di vasi greci dipinti, a figure 
nere e a figure rosse, tra i quali anzi si determinava unanfora con la rappresentazione 
della lotta di Apollo con Herakles per il tripode. Ma le più accurate ricerche della 
Direzione degli scavi per la Bassa Etruria e per l'Umbria, e dell'Autorità politica, 
non portarono a nessun risultato atfermativo. Il custode Domenico Marino, recatosi 
subito sul luogo, potè procedere al sequestro di alcuni fittili, conservati ancora dagli 
invenitori, tra i quali un'anfora attica a figure nere, ridotta in molti frammenti. 

Parve poi opportuno al direttore prof. Colini di procedere ad un' esplorazione 
sistematica della località; e vi fece condurre una breve campagna di scavo sotto la 
direzione del sottoscritto, per opera del valente soprastante Natale Malavolta. Gli 
scavi durarono dal 9 settembre al 8 ottobre, e diedero agio a qualche interessante 
osservazione, pur non riuscendo nell' intento principale sperato, di rinvenire altre 

tombe ricche di vasi. 

Il rilievo e i disegni furono eseguiti, con la nota abilità, dal sig. Odoardo Fer- 
retti, del Museo di Villa Giulia. 

* 

La località Lacetina, a ponente di Ischia, sulla via che porta a Cellere, è distante 
due chilometri circa dall'abitato e consiste in un poggio di roccia tufacea rossastra 
con grossi cristalli di leucite, limitato da un lato dalla strada e da un piccolo fosso, 
e dall'altro, a sud-est, dalla profonda valletta del fosso di Scacciavolpe. Da quella 
parte, dunque, la posizione era fortissima, mentre, anche dagli altri lati, era 
abbastanza limitata perchè potesse esser scelta per centro abitato. 

Una buona sorgente d'acqua zampilla a mezza costa, dalla parte del fosso di 

Scacciavolpe. 

A quale delle grandi città limitrofe fosse stato ascritto nell'antichità quel 
luogo, è difiìcile, per non dire impossibile, il determinare. Il Mommsen (') ad esempio, 
per alcune epigrafi della vicina Cellere, non sa decidersi tra Visentium, Tuscania e 
Vulci. A me pare, per altro, probabile, accettando l'opinione di lui, che ivi giungesse 
l'estremo lembo del territorio di Vulci, il cui luogo, pur distante parecchi chilometri, 
è visibile e non diviso da nessun ostacolo naturale. 

L'area dello scavo (fig. 1) misura circa m. 100 X 80 e fu esplorata in ogni sua 
parte, aprendo trincee che giungessero al vergine. Oltre alle tombe, alle abitazioni e 
ai pozzi, si potè constatare: 

(*j C. I. L., voi. IV, trattando di Vulci e di Visentium. 



ISCHIA DI CASTRO 



— 364 — 



REGIONE VII. 


















^' 






















50 metri 



FlQ. 1. 



REGIONE VII. 



— 365 — 



ISCHIA DI CASTRO 



1) l'esistenza di due opere di sistemazione idraulica della località, consistenti 
in una fogna al limite estremo occidentale, larga m. 0,60 e lunga m. 29,10, con de- 
clivio verso settentrione; e un'altra, specie di canale di scolo, all'estremità opposta, 
largo m. 1 e lungo circa m. 15, che portava le acque a mezzogiorno al fosso di 
Scacciavolpe ; 

2° che tutto il terreno, dalla parte che declina verso questo fosso, ebbe a 
soffrire di una forte opera di corrosione. 

Prova ne furono principalmente le volte della tomba T e dell'ambiente 20, come 
vedremo, che furono assottigliate verso la valle, tino a sparire del tutto nelle parti 








t Of, 



0511 tuo 



Tracce di tomba a cremazione 



Tomba a camera 

FiG. 2. 



estreme (^). Così pure dicasi delle pareti della casa n. 4. Con questo, molti particolari 
evidentemente andarono distrutti, tra i quali proI)abilmente i resti di qualche viottolo 
strada adatta a veicoli, di cui non riuscimmo a trovare vestigio alcuno. 

Occorre però anzitutto descrivere le varie parti dello scavo, in ordine di scoperta. 

I. Tomba a camera (fìg. 1, n. 1, quella già esplorata dai pastori), scavata nel 
tufo, orientata da sud-est a nord-ovest. Ci si entrava (tìg. 2) per un tramite lungo 
m. 5,85, leggermente convergente (da m. 1,08 a m. 0,90 di larghezza) e con pendìo 
verso la tomba, interrotto da quattro bassi scalini. In fondo era una porta di tufo 
(m. 0,60 X m. 0,75 X 0,22). 

La tomba, di forma rettangolare irregolare, misurava m. 2,53 e m. 2,35 nelle 
pareti destra e sinistra, m. 2,35 in quelle di fondo e m. 2,11 in quella di entrata. 
La volta, alta m. 2,05, era a forma di botte e, in parte, ancora conservata. Nessun 



(*) Vedine Io spaccato alla fig. 7. 



ISCHIA DI CASTRO 



366 



REGIONE VII. 



loculo nelle pareti; il fondo invece fu incavato in modo da lasciare una banchina 
della larghezza variante tra m. 0,45, m. 0,57, alta m. 0,33. Il cadavere dovette 
esser deposto nel centro di questa cavità, perchè là se ne rinvennero i resti. Intorno 




Fio. 3 a. 



dovettero essere i vasi, quelli cioè che si dicono dispersi, se pur mai ci furono, ed i 
seguenti : 

1) anfora attica a ligure nere (fig. 3a, 3//), alta m. 0,40 e del diam. alla bocca, 
di in. 0,19: con coperchio. Fu sequestrata ai pastori, rotta in molti frammenti; ma è 
certa la sua provenienza, essendosene rinvenuti in posto vari pezzi mancanti, nella 
esplorazione della tomba. Fu potuta ricomporre quasi interamente dal restauratore 
Del Vecchio. 



REGIONE VII. 



— 367 



ISCHIA DI CASTRO 



Adorna in basso da una doppia serie di ragcri e, al collo, da doppie palmette, con 
grandi anse trifide, appartiene a quel gruppo di vasi attici a figure nere, di tipo 
tardo, da porre in età non anteriore alla fine del VI secolo av. Cr. Il coperchio è 




FiG. 3 h. 



semplicemente adorno di cerchi concentrici neri, alternati con altri uguali rossi, ri- 
cavati lasciando scoperto il fondo. 

Le rappresentazioni dei due lati della pancia sono divise da un ornato di steli, 
terminanti in fiori di loto e in palmette. 

a). La scena ha al centro un albero, espresso schematicamente, ai piedi del 
quale sono tre bestie, uu cinghiale e due cerbiatto, una di queste con la testa rivolta in 



ISCHIA DI CASTRO - 368 - REGIONE VII. 



alto Sull'albero è appollaiato un uomo barbuto, con breve mantello e scarpe, che 
tiene nella destra una spada a forma di coltellaccio, con larga lama ed elsa a foggia di 
doppio uncino. Esso guarda, con aria pensosa, a destra, in basso, dove appariscono, con 
movimenti vivaci, due belve: un leone, con le fauci spalancate, e un lupo che si volge 
indietro ; tutt'e due in attitudine minacciosa. 

/;). Il centauro Chirone, nella sua forma più comune, con le gambe anteriori 
umane (M, è volto verso il gruppo ora descritto. Vestito di ampia clamide, coronata 
la testa, egli si mostra calmissimo: allarga le braccia in segno di meraviglia e come per 
invitare alla calma. Dietro a lui è un albero, identico a quello della faccia «), quasi 
per indicare l'unità del paesaggio. 

Mi pare dunque certo che i due lati del vaso vadano considerati nel loro insieme, 
e che nella piccola scena si debba scorgere un episodio della vita del pacifico 

Centauro. 

Collegarlo con un determinato fatto mitico, a me finora non è riuscito. Proba- 
bilmente il pittore ha voluto mettere in contrasto la paura ridicola di quell'uomo 
armato che fugge davanti alle bestie feroci, e la divina calma di Chirone inerme, non 
turbato da loro, anzi in atto di intervenire per dominarle e per dare il proprio aiuto 
all' uomo in pericolo. È la natura più intima di Chirone, vovv £%ovt àrÓQwv <fiXov {^), 
cacciatore e benefico, che qui si rivela; le bestie sotto l'albero sono a indicare la 
pacifica fauna dei boschi {^), spaventata dalle belve. Il leone era ormai troppo noto 
per mancare in ima scena tale, sia pure localizzata in Grecia. Lo stile del vaso è 
accurato; l'artista attico, in questa scena, che si discosta grandemente dalle comuni, 
ha saputo, con mezzi semplici, ben rappresentare la sua idea. Le varie parti della 
scena sono bea disposte sulla superficie e, se la necessità ha portato a dividerle 
nelle due sezioni, questo non ha certo nociuto alla compiutezza dell' insieme. 

Col vaso furono pure rinvenuti questi altri oggetti : 

2) olletta monoansata di bucchero color bigio, alta mm. 95 e col diametro 
superiore di mm. 85 ; 

3) id. biansata pure di bucchero bigio, alta mm. 95, diam. mm. 80 ; 

4) frammento di scarabeo di corniola. Vi è rappresentato un sileno nudo 
danzante, col tirso nella sinistra. Il lavoro accurato, la correttezza del disegno, l'as- 
senza della lavorazione « a perle » , permettono di attribuirlo al VI-V secolo ; 

5) secchia di bronzo laminato, con ansa centrale, ora mancante. Misura 
mm. 195 di apertura superiore. È conservata solo la parte alta, ma doveva misu- 
rare circa m. 0,50; 



(') Cfr. Baur, Centauri in micient art, 1913, nn. 243, 257, ecc. Il numero dei vasi attici a 
fifjure nere, c<mi centauri di questo tipo, è piccolo: il Baur ne menziona una trentina. Vedi pure 
Klflirniann, Sulla maniera di rappresentare i centauri, in Bull. Inst., 1876, pag. 140. 

(») Pind., Pyth., Ili, 7. Cfr. gli articoli Chiron in Pauly-Wissowa, R. E.; e in Roscher, Aus- 
fùkrl. Le.'; d. (/ricch. Mylh. 

(=■) Parlando, p. es., di Pholos, Senofonte ricorda, nell'Anabasi (V, 3), appunto cinghiali e cer- 
biatti come fauna caratteristica dell' Klide. 



REGIONE Vii. 



— -^69 



ISCHIA DI CASTRO 



P 



%.-- 




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^^.'W 



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6-7) due grossi piatti d' impasto rossastro, assai grossolano, a fondo piano 
e piede, alti mai. 100 e larghi mm. 253 circa. Dovettero servire come piano di 
posa per grossi dolii, di uno dei quali si è trovato un pezzo; 

8) alcuni frammenti di vasi attici, tra i quali un piede di kylix e il fondo 
di uno skyplios; pezzi di altri vasi locali e di spade di ferro. 

II. Altra tomha. — Alla distanza di m. 0,9o _^ _ ^ , _ ^-=^-~' 

dalla tomba n. 2 (fig. 1. n. 2). ne fu rinvenuta 
un'altra a cremazione (fig. 4), costituita di un 
pozzo rettangolare, scavato nel tufo, orientato da 
ponente ad occidente. Misurava m. 1,40X0,97 
ed era profondo m. 1,15, perchè nel piano si 
apriva una cavità inscritta, pure rettangolare, 
lunga m. 0,80 e larga m. 0,50, profonda m. 0,40. 
Perciò a m, 0,75 di profondità si mostrava una 
risega di m. 0,17. Su questa era un lastrone di 
tufo (m. 0,73 X 0.63 X 0,21) che suggellava il 
sepolcro. Nella cavità si rinvennero, sparsi sul 
piano, senza traccia di cinerario, i resti cremati 
del defunto, frammisti ai quali erano: 

1) piccola olla biansata, alta mm. 78; 

2) ciotola ansata, del diametro di mm. 97 ; 

3) piccolissimo kyathos, alto mm. 32; 
tutt" e tre di bucchero greve di color bigio ; 

4) frammenti di una coppa di lamina enea, 
fortemente ombelicata nel centro. È identica, 
nella forma, alle coppe con omphalos così carat- 
teristiche nella ceramica più tarda. 11 diametro 
è di circa mm. 150 ; 

5) frammenti di specchio di bronzo, rotondo, 
liscio, tranne una palmetta al punto di attacca- 
tura del manico, mancante. Diametro originario, 
circa mm. 120; 

6) frammenti di un'asticella di ferro. 

Abbiamo dunque una tomba di età più tarda, che, per il rito, non può datarsi 
anteriormente alla fine del V secolo av. Cr. 

Tracce di un'altra tomba (fig. 2 nella parte sinistra) identica a questa furono 
trovate subito dietro la prima tomba a camera. Era completamente vuota di suppel- 




FiG. 4. 



lettile, che però dovette essere analoga a quella dell'altra. 



III. A quaranta metri dal gruppo precedente (fig. 1, n. 3) fu rinvenuta la parte 
inferiore di una camera molto irregolare (fig. 5), scavata nel tufo, con bassissimo in- 
gresso esposto a ovest-sud-ovest e tracce di tre scalini. La parete d'ingresso, rettilinea, 
era lunga m. 2,50; m. 1,80 quella a sinistra, curve le altre. 

NoTiziB Scavi 1913 — Voi. X. 48 



ISCHIA DI CASTRO 



370 — 



REGIONE VII. 



Intorno era una banchina, e in quella di fondo due posti incavati a guisa di 
sedile un terzo nella parete di destra e un altro a sinistra dell' ingresso. Sul piano 
un canaletto di scolo portava a una cavità larga m. 0,39, lunga ni. 0,50 e profonda 
ra. 0,25. Là presso era un blocco di tufo (m. 0,53 X 0,50 X 0,48). 

Le pareti, ben lavorate fino a un naetro dal suolo, accennano superiormente a 
franamenti del tufo. 



11,1 ...'•NJI 




tPS^ 



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KiG. 5. 



Tra la terra erano molti nuclei di tufo, qualche frammento di tegola, un orlo 
di grande dolio e parecchi pezzi di rozze stoviglie. Molti pure i pezzi (piatti e cop- 
pette) di arte etrusco-campana, a vernice nera, del III o II secolo, in uno dei quali 
è graffito nell'interno: 



H^iiK 



e in due altri i segni numerali >K e + . 

Del probabile uso dell'ambiente vedremo in seguito. 



REGIONE VII. — 371 — ISCHIA DI CASTRO 

IV. Chiaro è invece l'uso come abitazione per questo ambiente (fig. 1, n. 4), 
con pianta' irregolare. Scavato nel tufo, misurava m. 4,18 X 4,07 X 4,00. Il quarto 
lato a nord-est, a linee spezzate, terminava con tre scalini, per i quali si discendeva 
neir interno. La profondità era varia, come si è già accennato, per la corrosione 
della superficie, da m. 0,70 a m. 0,15, Le pareti furono tagliate iu modo perfetta- 
mente verticale, senza alcuna possibilità di volta. Tra la terra di riempimento furono 
invece rinvenuti numerosi blocchi di tufo, alcuni dei quali portavano tracce di lavo- 
razione e in numero tale da far supporre l'esistenza di una maceria all'interno. Inoltre 
si trovarono molti frammenti di tegole, pezzi di qualche vaso di bucchero bigio e 
rottami di molte rozze stoviglie rosse o di grandi dolii, 

V, Presso il n. Ili si trovò un pozzo circolare (fig. 1, n, 5), scavato nel tufo, 
di m, 1,60 di diametro e di appena m. 0,70 di profondità, di forma ovoidale. Tra 
la terra che lo colmava, oltre a nuclei di tufo, erano frammenti di tegole e di 
stoviglie di terra rossa o a vernice nera. 

"VI. Parte inferiore di ambiente (fig. 1, n. 6), sempre scavato nel tufo, a forma 
di camera, molto irregolare e quasi circolare: misura superiormente m. 2,90 di dia- 
metro e, inferiormente, m. 2.10; con m. 1 di profondità. Ali" ingiro è una banchina 
irregolare, rilevata nel masso stesso. Nel riempimento erano nuclei di tufo, tegole, 
frammenti di stoviglie (piatti e olle) grezze, a vernice rossa o di tipo etrusco-campano 
un'oUetta di terra rossa e un rocchetto pure di terra. 

Per l'uso sorge il quesito come pel n. III. 

VII. Altro pozzo (fig, 1, n. 7) di forma molto irregolare (m. 1,70 X 1,60) e pro- 
fondo m. 0,60. 

Nella terra erano frammenti di stoviglie rosse o a vernice nera, identici a quelli 
del D. VI. 

VIII. Adiacente ad esso (fig. 1, n. 8) era un terzo pozzo, circolare questo, del 
diametro di m. 1,90 e profondo m, 0,70, Da un lato era un rivoletto irregolare, lungo 
m. 2,20 e largo m. 0,30, profondo m, 0,20, con pendenza verso l'interno. Tra la. 
terra i soliti rottami di tegole e stoviglie (ol lette e piatto) di terracotta rossa. 

IX. Assai pili importante un altro pozzo (fig. 1, n, 9), perfettamente circolare, 
oviforme, scavato nel tufo, per m. 1,70, col diametro superiormente di m, 1,45 e 
l'inferiore di m, 0,80. Tra la terra del fondo si rinvennero numerosi frammenti di 
tegole, di ziri, di olle di terra rossa e di piatti a vernice nera; ma verso la su- 
perficie, tutti dentro la cavità, erano molti pezzi di terra refrattaria. Con essi, al 
museo, si è potuto ricostruire per buona parte un grande foculo che era di forma 
circolare, tendente leggermente all'ovale, del diametro massimo di circa m. 0,75 e 
che doveva avere l'aspetto di una mezza botte. Purtroppo mancano quasi interamente 
le pareti verticali, che restano per circa 50 cm., nei punti meglio conservati; né, 



ISCHIA DI CASTRO 



— 372 — REGIONE VII. 



allo stato ancora imperfetto del restauro, è possibile di constatare se esistano tracce 
dell'apertura per introdurre il fuoco. La parte superiore è per un terzo liscia e per il 
resto bucata da molti fori del diametro di mm. 25 e distanti tra loro circa mm. 40, 
superiormente adorni di un anello rilevato. 

La parte interna, esposta alle vampe del fuoco, certo di carbone, è assai arros- 
sata e pulitissima; la superficie superiore è invece imbevuta come di sostanze nere 
e grasse, resti dell' uso. 

Trattasi dunque di un fornello mobile di un tipo primitivo, analogo a quelli, 
assai più antichi, scoperti dal Quagliati nella stazione della Punta del Tonno a 
Taranto C). 

Anche nelle nostre regioni se ne scoprirono frammenti, come, per esempio, nel- 
l'abitato di Satì'icum (Conca) ; ma non mi pare se ne sia mai rinvenuto un esem- 
plare in così discreto stato di conservazione. 

X. Ambiente (fig. 1, n. lOÌ assai irregolare, scavato nel tufo, di forma circolare, 
con due ingressi, uno a sud-ovest e l'altro a sud-sud-est; il diametro era di m. 2,40, 
e la profondità di circa m. 2. Nell'interno si trovarono le due chiudende di tufo e 
frammenti di tegole e di olle di rozza terra rossastra. 

XL Questo ambiente (fig. 1, n. 11) è invece la parte inferiore di una camera 
irregolare ipogea: un lato, il meridionale, rettilineo, misurava m. 2.90, e aveva a 
sinistra una sporgenza di m. 1 X 2,45 ; il lato a sinistra, pure rettilineo, era lungo 
m. 3,80; tutto il resto era curvilineo. Da una parte posava sul piano un blocco di 
tufo squadrato di m. 0,82 X 0,55 X 0,46. 

Nell'interno erano nuclei di tufo, tegole e stoviglie di terra rozza; olle e fram- 
menti di piatti d'impasto scuro. 

XII. Analogo un altro ambiente (fig. 1, n. 12), misurante, nella sua pianta 
irregolare, da un lato m. 4,80, dall'opposto m. 4,05, dai lati corti rispettivamente 
m. 3,30 e 2,48 ; per m. 1 di profondità. Nel lato a nord-est era un pilastro di tufo, 
sporgente m. 0,(53. Vi si entrava per alcuni scalini, di cui restano tracce. 

Nel piano, da una parte era una cunetta semilenticolare, del diametro di m. 0,95 
e profonda m. 0,08. Era una specie di focolare ? Non si può escludere, tanto più che 
si rinvennero tracce di carbone, insieme con nuclei di tufo, alcuni dei quali riqua- 
drati e coi soliti frammenti di tegole e di stoviglie, tra le quali un'olpe di bucchero 
bigio alta mm. 65, frammenti di grossi dolii a pareti robuste, di piatti di bucchero 
bigio, di coppe a vernice nera, di coperchi di olle di terra e di pezzi di un vaso 
dipinto di fabbrica italica decorato da strie, con due anse e un becco a forma di testa 
di uccello. 



(,') Notizie deijli scavi, lUOO, pai^. -438, fii,^ 7. 



REGIONE VII. 



— 373 



ISCHIA DI CASTRO 



XIII. Assai simile al a. IV è questa parte inferiore di una grande abitazione 
(tig. 1, n. 13) a forma quadrangolare (fig. (j) : misuiante lu. 8.46 da uno dei lati 
lunghi, m. 8,55 dall'opposto; m. 4,40 e m. 8,68 dai corti, con m. 1,15 di profondità. 
Essendo alla sommità del colle, nessun apparente segno di corrosione appariva alla 
superticie del suolo. 11 taglio delle pareti, perfettamente verticale, era netto e si scor- 
gevano ancora i resti delle picconate. Nella casa, orientata da sud-ovest a nord-est, 
si scendeva dalla parte di sud-ovest per quattro scalini, assai ben lavorati e scavati 
nel più breve dei lati corti. Tra la terra di riempimento erano nuclei di tufo in grande 
quantità, abbondanti frammenti di tegole e molti pezzi di rozze stoviglie di olle e 








■■ /.«ir " 



Fig. 6. 



coppe di terra rossa, di anfore e coppe di bucchero bigio, di piatti di terra rossa a 
fasce nere, su alto piede, di coppette a vernice nera, di un' olla di rozzissimo impasto. 
Manca la ceramica cosiddetta etrusco-campana. Si rinvenne pure in pezzi la parte 
inferiore di una delle solite macinelle di cereali, consistenti in una lastra di basalto 
duro, con grossa grana a occhi di pesce, su cui scorreva un altro pezzo della stessa 
pietra, di forma allungata e convessa. 

XIV. A una diecina di metri di distanza dall'abitazione suddetta era un altro 
pozzo (fig. 1, n. 14). del diametro di m. 1,70; ma profondo solo cm. 50. Nella terra 
di riempimento erano i soliti pezzi di tegole e di vasi di terra rossastra e anche 
di anfore vinarie di età romane. 



Dalla parte del fosso Scacciavolpe erano poi: 

XV. Fossa rettangolare (fig. 1 n. 6) larga m. 1.30, larga m. 1, profonda m. 0,90, 
era piena di terra con frammenti di tegole, grandi dolii, anfore vinarie e piatti a 
vernice nera. 



ISCHIA DI CASTRO 



— 374 — REGIONE VII 

XVr, Li presso era un ambiente (fig. 1, n. 16) pure assai singolare, con m. 4,25 
di liino-hezza massima, m. 3,50 di larghezza massima e m. 0,80 di profondità. Nel 
piano, da una parte era una cavità a sezione semilenticolare del diametro di m. 1,10 
e profondo m. 0,14. Nella terra frammenti di piatti di bucchero bigio, di piatti etrusco- 
campani e di grossi vasi di terra rossa. 

XVII. Gran cavo (fig. 1, n. 17) a pareti inclinate, del diametro di m. 6,30 e ter- 
minante nel fondo, in una camera di m. 3,20 X 3,10, profonda m. 1,65. Da una 
parte era una specie d'ingresso a piano inclinato. Tra le terre erano nuclei di tufo, 
abbondanti frammenti di tegole e le solite stoviglie di bucchero bigio, a vernice nera, 
di terra rozza, nonché di dolii e di macinello da cereale. 

XVIII. A destra dell'ambiente precedente (fig. 1, n. 18), fossa elittica, scavata 
nel tufo, misurante m. 1,67 di lunghezza e m. 0,57 di larghezza per m. 1,10 di pro- 
fondità. Interamente colma di nuclei di tufo, con frammenti di dolii, tegole di sto- 
viglie e di terra rossa. 

XIX. Parte inferiore di abitazione (fig. I, n. 19) scavata nel tufo, per m. 1,30, 
di pianta un po' irregolare, misurante m. 6,23 e 4,35 nei lati lunghi, e m. 3,40 
e m. 2,92 negli altri Le pareti scavate verticalmente, tranne quella a sinistra, un 
po' inclinata ia alto verso l'interno. Presso l'angolo formato con la parete di maggior 
lungliezza, era la scala a due rampanti, con i resti di tre scalini in ognuno, tutti 
scavati nello stesso masso. 

Tra la terra di riempimento, oltre a molti nuclei di tufo, alcuni dei quali squa- 
drati, erano frammenti di grandi dolii d' impasto rossastro, ingubbiati di rosso, e 
frammenti di stoviglie varie, di terra rossa e di ceramica etrusco-campana a vernice 
nera. 

XX. Il più grande degli ambienti scavati (fig. 1, n. 20). Vi si accede (fig. 7) 
per un dromos lungo m. 8,23, largo da m. 1,50 a m. 1.20, che all'estremità inferiore 
ha due porte, una sul fronte e una nella parete destra. Da questa si passa in due 
ambienti di pianta irregolare: dell'uno le diagonali misurano m. 5,30 e m. 4.86, 
mentre la massima diagonale dell'altro è di m. 4,86. I due vani di sinistra invece 
hanno rispettivamente m. 3,60 X 5,60 e ra. 3,40 X 3,45, venendo quindi il secondo 
ad avere una pianta quasi quadrata, come si vede, del resto, dalla figura. Il secondo 
vano di destra e il primo di sinistra conservavano poi al momento dello .scavo la volta, 
alta m. 1,72; negli altri vani, essa era stata asportata dalla corrosione. 

La grande quantità di terra che la colmava, conteneva pochi frammenti del tufo 
della volta e pochissimi di tegole, ma molti di grandi doli a pareti robuste e di 
stoviglie di terra rossastra, tra cui olle, piattelli e la porta superiore di un'oinochoe 
a larga bocca, di piatti di bucchero bigio, di vasi etrusco-campani (piatti e coppette) 
e tre di maciuelle di basalto, uno della lastra inferiore e duo pezzi superiori. 



REGIONE VII. 



— 375 



ISCHIA DI CASTRO 



Dalla descrizione delle varie parti dello scavo, è chiaro come queste si divi- 
dano in due gruppi: tombe, e ambienti ad uso di vivi. 

Al primo appartengono i nn. I e II e la tomba a cremazione presso il n. I ('). 

Di esso abbiamo già trattato sufficientemente: qui basti ricordare come, per i 
vasi scoperti, la tomba grande debba datarsi in età non anteriore alla fine del VI se- 
colo av. Cr.; mentre di qualche decennio più recenti devano essere gli altri sepolcri. 











■'^^ 



FiG. 7. 



Il materiale di scarico rinvenuto negli altri ambienti poi, tranne qualche fram- 
mento di vasi di bucchero bigio, la cui fabbricazione continuò assai tempo, e pochis- 
simi di vasi di queir impasto rozzissimo che durò così a lungo, consiste in una gran 
quantità di ceramica a vernice nera, detta etrusco-campana, caratteristica del IIMI 
secolo avanti Cristo. 



(») Qualcuno potrebbe, per la loro forma, pensare che anche il n. 15, come accennai, e forse 
il 18 fossero antiche tombe poi usate come pozzi; ma la cosa non mi pare di facile spiegazione, 
non essendo probabile in quell'età una profanazione di sepolcri. 



ISCHIA DI CASTRO — 376 — REGIONE VII. 



Di qnel tempo devono stimarsi le tegole di argilla figulina ben cotta, i molti 
frammenti di ceramiche grezze: forse un po' più recenti sono i frammenti delle anfore 
vinarie. Anche ammettendo dunque che le acque piovane e l'opera di coltivazione 
del suolo abbiano potuto qua e là spostare i resti e confonderli ('), non si può du- 
bitare, a mio parere, che la costruzione di questi ambienti risalga appunto a un 
tempo non molto anteriore al IH secolo av. Cristo. 

La località dunque fu abitata quando già da parecchio tempo erano stati chiusi i 
sepolcri : anzi quando probabilmente di essi si era già perduto anche il ricordo. 

Uno sguardo alla pianta (tìg. 1) mostra poi come tra un ambiente e l'altro fosse 
un notevole spazio di terreno: quindi noi dobbiamo ammettere che ogni casa avesse 
attigui il suo orticello e le aree per le bestie e le derrate. 

Di case, o meglio, di capanne, abbiamo tre chiari esempì nei nn. 4, 13 e 19, 
notevolissimo il secondo (fig. 6). Sono grandi ambienti, unici, lunghi sino a più di 
8 metri, scavati in parte nella roccia tufacea con pareti perfettamente verticali e 
accuratamente lavorate, incontrantisi a angoli acuti od ottusi, e nei quali si scende 
per una breve scaletta. 

Della parte emergente purtroppo nulla è rimasto, anche per le condizioni del 
luogo, dove, per l'azione delle acque, anche alla sommità del colle (casa n. XIII) 
lo strato di terra sul tufo era di pochi centimetri. Evidentemente doveva sorgere 
all' intorno un muro, a cui appartennero tutti quei massi di tufo, alcuni dei quali 
squadrati, che si rinvennero nell' interno. Su questo muro che dovette avere una 
altezza non maggiore di un metro (l'incavo della casa n. XIII è di m. 1,15; quello 
del n. XIX m. 1,30) per raggiungere l'altezza di una persona, dovette poggiare un 
vero tetto, come prova il grande numero dei rottami di tegole che si trovarono in 
tutti i cavi, tranne clie nelle tombe I e II, essendo poi sparsi anche su tutto il 
terreno circostante. Data la forma del tetto, ohe si può dedurre da molte tombe ben 
note (■), l'altezza dell'abitazione doveva risultare considerevole nella parte centrale. 
Di focolare nessuna traccia; il foculo rinvenuto nel pozzo IX mostra però come fossero 
portatili e quindi usabili, sia all' interno, sia all' esterno, delle abitazioni {^). 

Che queste potessero poi avere suddivisioni interne di legno, come pure della 
natura dei mobili, nulla possiamo atfermare. 

Qualcosa invece possiamo sapere dai resti rinvenuti, tra i quali, oltre alle pri- 
mitive macinello di pietra, sono grandi dolii di terra, per biada e olio; e tutta la 
serie di scodelle, olle, piatti e coppe di terra rozza, talvolta verniciate di nero o 
del tipo etrusco-campano, più alcune del tardo bucchero bigio, che già conoscevamo in 
migliaia di esemplari dalle suppellettili funebri delle tombe della regione e di quelle 
limitrofe. 



(•) Prova ne siano i resti di te^fole nel ii. 11 e nel n. 20, dove era la vòlta di tufo. 

(■) Anche nelle vicinanze dell'Aretina, di là dalla via di Cellere, è una tomba a camera, esplo- 
rata [iì\ antico, la cui vdta porta incavato un bell'esempio di tetto a due spioventi. 

( ) L ambiente XII di casa aiialog-a alle precedenti, ma assai rovinata, aveva forse anche un 
focolare scavato nell'interno 



REGIONE VII. — S77 — ISCHIA DI CASTRO 

Trattasi dunque chiaramente di abitazioni di contadini o pastori, di tipo assai 
semplice, non dissimili, del resto, da quelle di ^rrau parte dei contadini e pastori 
italiani di oggi. 

Esempi analoghi nell'antichità non mancano e si rinvennero a Corchiano, a 
Vignanello, nel territorio falisco e in molte città etnische, della maggior parte delle 
quali non abbiamo però, a quanto io sappia, relazioni o disegni. Il confronto prin- 
cipale si può fare con quelle rinvenute a Monte s. Angelo, pre.sso il lago di Mar- 
tignaiio, dal Barnabei. descritte nel IV volume dei Moaumenti dei Lincei {co\. 51 sgg.). 

Anche qui abbiamo abitazioni sperse per la campagna (') alcune sul posto di necro- 
poli assai più antiche, di forme quadrate e incavate in parte nel suolo. La datazione, 
per mezzo dei fìttili, è assai più antica, al VII o VI sec. av. Cr., come prova anche 
là maniera arcaica dei muri, con rivestimenti vegetali e i tetti di paglia (^). 

In alcune si trovarono i focolari incavati, con avanzi di cenere e carbone. Però 
non mancarono anche là esempì di abitazioni, forse più recenti, in cui erano resti 
di tufi squadrati dei muri di recinzione e delle quali i relatori affermavano che 
« l'area ottenuta pel mezzo del taglio non conteneva mai avanzi o segni i quali fa- 
cessero fede che ivi un focolare potesse essere stato acceso », tanto da formulare la 
ipotesi che la parte conservata fosse solo la più riposta della casa e che questa po- 
tesse protrarsi molto sul davanti, per mezzo di fabbriche o costruzioni di legno. Non 
discuto questa idea, non avendo il presente scavo portato nessun elemento prò o 
contro r ipotesi, nonostante abbia voluto espressamente indagarlo. 

Dal confronto si può quindi dedurre che le case del villaggetto presso Ischia 
di Castro sono di un tipo direttamente derivato da quello delle più recenti di Monte 
s. Angelo, nel quale le principali modificazioni furono l'esistenza di un vero tetto p) 
e la costruzione delle comode scale di accesso. 

Un altro utile parallelo può farsi con un ambiente (questo della stessa epoca 
dei nostri) scavato da E. Stefani a Civita Castellana (•*), dove la pianta, nonostante 
le pareti curvilinee, non differisce, nelle caratteristiche fondamentali da quella delle 
abitazioni di Ischia, di cui si è parlato. La differenza maggiore sta nella presenza 
di una volta formata dal tufo stesso in cui la camera è scavata. Ciò si verifica però 
anche in vari altri ambienti del nostro scavo, e anzitutto in quello n. XI. dove 
osservai chiare tracce di volta e la presenza di pareli curve, non differendo del resto 
dalle altre, se non per l'assenza di scalini di accesso. Più difficile è il caso del 
numero III (fig. 5) dove si osserva una vera banchina ali" ingiro, con incastri che 
paiono sedili, tanto che a primo aspetto pare una tomba, anche perchè a un metro 
dal suolo la parete liscia termina, e quindi è probabile che il tufo si sia là sfaldato, 
trascinato via dal crollo della vòlta. Pare dunque assai probabile che questa ci sia 

(') Op. citata, piante alle fio-g. 16 e li?. 

(^) Non cito qui le numerose capanne di Satricum (Concai, essendo assai antiche e di forma 
generalmente differente (Pinza, Mori., col. 1475). 

(') Ricordo che a Monte s. Angelo fu notata l'assenza assoluta di ogni frammento di tegole 
(col. 65, op. cit.). 

(*) Notizie scavi, 1909, pag. 195, fig 3. 

Notizie Scavi 1913 - Voi X. 49 



ISCHIA DI CASTRO 



— 378 — REGIONE VII. 



stata: nel qnal caso doveva essere assai bassa. La natura dei fìttili (in gran parte 
etrnseo-cainpaui) e la forma stessa dell'ambiente fanno tuttavia pensare piuttosto a 
camera per uso di viventi ('). Se poi queste camere ipogee fossero abitazioni, come 
non si può escludere, o, come è più probabile, servissero di magazzino agli abitanti 
delle vicine capanne, non possiamo stabilire. 

Di magazzino o anche di rifugio a bestie e a uomini dovette poi certo ser- 
vire quel complesso di ambienti ipogei del u. XX (fig. 7) che, pur sembrando a 
primo aspetto una grande tomba, per le macinelle, e pseudodolii e i fittili d'uso e, 
d'altra parte, per l'assenza di loculi, banchine o resti di cadavere, non può certo 
essere considerata tale. 

Cosi pure ad uso forse anche di stalla furono adibiti gli ambienti n. X e XVI, 
dove si poteva scendere per uà piano inclinato, mentre il n, XVII. che nello stato 
rovinoso in cui si trova è di assai difficile determi naziooe, potrebbe anche essere 
stata una cisterna per abbeverare le bestie. 

Restano da considerare i numerosi pozzi scavati nn. V. VII, Vili, IX, XIV, a 
cui si aggiungono i nn. XV e XVIII; tra i quali tutti primeggia il n. IX per di- 
mensioni e per l'accuratezza del lavoro. La loro natura è tale da escludere trattarsi 
di pozzi di acqua; pare più probabile, anche per la loio posizione nel più elevato 
e quindi più secco punto del colle, di considerarli invece come veri sii'ios per la 
conservazione del grano, die dovette essere anche allora uno dei principali prodotti 
della regione. Più difficile è spiegare il fatto di averli trovati colmi di rottami, alcuni 
dei quali, come il loculo del n. IX, vi furono espressamente gettati, la qnal cosa 
potrebbe forse ad alcuno far pensare che, se pure in un perindo posteriore, possano 
essere stati usati per ricevere i rifiuti delle abitazioni vicine. 

Si delinea quindi, sia pure incertamente, quali comporta lo stato miserando dei 
resti scavati, tutta una modesta vita di villaggio, con le case, 1 magazzini e i pozzi, 
che ci permettono di diradare ancora di un poco il velo misterioso cbe tuttora 
circonda la conoscenza dell'umile vita dei contadini e dei pastori della patria nostra, 
nelle antiche età. 

G. Q. GuìLioLi. 

{') .'Vssai simile è il ca.so del ii. VI, dove j)erò non è accenno di volta. 



REGIONE VII. — 879 — CAPRANICA DI SDTRI 



III. CAPRANICA DI SUTRI — Scavi in contrada Peciigliaro 

Poco prima di giungere alla stazione di Capranica. sulla sinistra della strada 
ferrata per ehi muove da Roma, è la contrada Pecugliaro costituita da un terreno 
seminativo die scende lentamente verso il Fosso dello Stallone. Un gruppo di rovine 
romane sull'orlo del Fosso, rialzandone le sponde con una specie di poggetto. impe- 
disce il detliisso delle acque, e talora, in inverno, trasforma il campo in acquitrino. 
I proprietari signori fratelli Speranza volendo bonificare e ridurre a cultura il ter- 
reno, chiesero di poter tagliare dei canali di drenaggio attraverso questi ruderi, 
licenza che non si poteva dar loro senza aver preventivamente esaminato l'impor- 
tanza dell'antico edifìcio. Per questa ragione si concesse ai signori Speranza facolttò, 
di condurre scavi ai quali prestò assistenza il custode Pietro Mellara. 

Si posero in luce parti di una villa, o meglio, di una grande fattoria romana dove, 
più che sfarzose superfluità, potevano notarsi largo uso di ogni sorta di agiatezza e 
comodità insieme con congruo sviluppo dato alla parte rustica. Gii avanzi sono assai 
male conservati: le mura, di raro, arrivano a mezzo metro di altezza; incrostazioni di 
marmi colorati, a giudicare dai rinvenimenti, dovevano essere rarissime o mancare 
affatto; invece si rinvennero alcuni frammenti d'intonaco dipinto, ma piccolissimi e 
non mai in situ. 

La villa aveva la sua fronte lungo una pubblica strada ampia e lastricata a 
poligoni di basalto; e si svolgeva piuttosto in fronte lungo la via, che non in agro 
tra la via e il fosso. Della via non si rinvennero tracce nella parte quest'anno sca- 
vata, ma se ne vedono allo scoperto tratti assai notevoli sul poggio di S. Elia a sud 
della bassura di Pecugliaro; e un gruppo di selcioni fu tagliato da un canale di scolo 
aperto, dai proprietari del terreno, a nord delle rovine ('). Quei due punti bastano a 
dimostrare che la via fronteggiava la villa. Dato lo stato rovinoso di conservazione, è 
diffìcile l'indovinare l'uso di ciascuno degli ambienti messo in luce, e superfluo perciò 
mi sembra descriverli accuratamente tutti. Più iitile riuscirà l'acclusa pianta rile- 
vata dal disegnatore del Museo Nazionale Romano, sig. Azeglio Berretti (fig. 1). 
La parte meridionale, meno elegante e grandiosa, non mancava di bagni. In « è 
una vasca a ferro di cavallo con pavimenti di lastre marmoree e di gesso alabastrino 
e pareti intonacate con coccio pesto a tenuta d'acqua: da un lato ha un'ampia scala 
di quattro gradini, forse destinata a sedere: dall'altro una piccola scaletta a due gra- 
dini. L'opera, o nella sua prima costruzione o in posteriori risarcimenti a cui deb- 
bono attribuirsi i due murelli rettilinei che tagliano fuori due piccoli spazi semicir- 
colari, fu frammentaria; nel rivestimento dei gradini da sedere entra, ad esempio, 
anche un pezzo di lastra marmorea scorniciata. Dalla piccola scaletta si poteva passare 

(') Si tratta di una via che riuniva la Cassia e la Clodia e di cui un tratto fu rilevato dal 
Dennis presso il Casale kgWoìd, [Cilies and cemeleriis,l,V!^?. 79; cfr. Anziani, Zes roifs rcmoincs 
de VÉtrurie Meridionale, in Mélanges de V Éc. Fran^., 1913, pag. 214). 



CAPRANICA DI SDTRI 



— 380 — 



REGIONE VII. 



in un'altra camera è che era fornita di suspensurae ; questa è peggio conservata del- 
l'altra, perchè mancano il pavimento e gran parte 
dei pilastrini di mattoni del vespaio. 

Segue verso nord un'ampia sala quadrata e 
che aveva un pavimento a mosaico conservato per 
metà. La parte conservata, di metri circa 4 X 
2,60, a tessere bianche e nere, rappresenta una 
divinità marina, Antitrite, seduta sul dorso di un 
mostro marino, col corpo nudo, e il velo rigonfio 
dal vento che le fa arco sul capo. Sopra la dea, 
due Eroti recano una tenia l' uno, l'altro uno 
specchio. Molti pesci circondano le tre ligure, ad 
esprimere l'elemento marino. Non è improbabile, 
che nell'altra metà del pavimento si contenesse 
Nettuno fra altri mostri marini. Il mosaico è a 
glandi tessere bianche e nere che non sempre 
hanno permesso all'artista di rendere bene i par- 
ticolari delle figure. Il soggetto è comunissimo; il 
disegno, non del tutto spregevole. Notevoli sono 
le dimensioni delle figure; l'Anfitrite misura, dai 
piedi alla sommità del velo, m. 1,60 di altezza. 
Più a ovest una camera quadra (t/), di 
m. 2,80 X 2,80 ha un pavimento a lastre di 
marmo e porta con gradino. Segue un altro am- 
biente {e) con piano inferiore al livello generale 
dell'abitazione e che sembra, all' intonaco di cui 
H - J è rivestito, destinato anche esso a tenuta d'acqua. 

Verso ovest, in /, è una stanzetta con canaletto 
di scolo per liquidi sul pavimento. Vi era forse 
qualche installazione di macchinario agricolo, 
come a dire di un tordi io {trapetum) la cui in- 
castellatura in legno è sparita senza lasciar tracce. 
Qui fu invece trovata parte di un rocchio di co- 
lonna scanalata di tufo, del diametro di m. 0,46. 
A fianco alla camera suddetta è un piccolo corri- 
doio con paviiuento in mosaico bianco assai gros- 
solano, a tessere bianche in forma di rettang)li 
molto allungati, quasi fossero state poste in senso 
orizzontale. A nord della vasca semi ellittica, 
che potremo chiamare frigidarium^ è una grande 
aula ruttangolare (j, con due pilastri a mattoni a metà delle pareti, forse destinati a 
reggere la vòlta. Addosso a uno dei pilastri crebbe poi un rozzo murello di tramezzo 
a pianta trapezoidale. Alle spalle di ^ è un altro ambiente h, con mosaico a tessere 




FlG. 1. 



REGIONE VII. 



— 381 — 



CAPRANICA DI SDTRI 




FiG. 2. 



bianche. La parte sinora descritta della villa pare fosse unita con l'altra, più a set- 
tentrione, solo mediante un corridoio, e una grande area k, forse un cortile o un giar- 
dino. Gli ambienti che seguono verso nord sono, a paragone dei precedenti, più ampii 
e di migliore costruzione a buon reticolato di tufo. Nell'ambiente l è una lunga e 
stretta vaschetta, e tutta la stanza è intonacata in coccio pesto a tenuta d'acqua; il 
corridoio m ha un pavimento in mosaico a sole tessere bianche, e alle pareti un gros- 
solano intonaco di cui resta solo lo zoccolo dipinto in rosso. La camera n, sensibil- 
mente quadrata, ha pavimento a mosaico bianco e nero 
con una serie di nodi di Salomone sormontati da raggi 
curvilinei (tig. 2). Segue la grande sala abs^idata o, quasi 
del tutto distrutta, la quale, costruita in mattoni, sembra 
essere di età diversa dal resto dell' editìcio, e sembra 
averne alterato la primitiva pianta. Delle due stanze ret- 
tangolari p e y, la seconda, con grande nicchia rettango- 
lare, ha conservato un piccolo tratto del pavimento a mo- 
saico con ornati vegetali a bianco e nero, di poverissima 
fattura. La sala absidata r ricevette a un certo momento 
l'inorganica aggiunta di un'altra sala a pareti curve s, 
sala che la presenza di suspemurae fa pensare possa aver servito come bagno caldo. 
La sala t ha pure un mosaico in parte conservato; nell'angolo sud-ovest è una ma- 
schera, ma di tanto rozza e ridicola fattura, che sembra esser opera di mano assai più 
imperita del mosaicista delle altre aule. 

Degli altri ambienti che seguono a nord e a nord-est, non restano, purtroppo, 
se non tracce delle mura di fondazione. In due punti si ritrovarono tratti di un'antica 
conduttura di piombo di cui le altre parti erano state già prima strappate da prece- 
denti ricercatori. L' uno dei due tratti, piegato ad angolo, reca in lettere retrograde la 

leggenda : 

2 V I a O J )q 

. . . I/I A 51 3 H 3 V 

l'altro ripete per tre volte in una sola linea l'intera iscrizione: 
P ■ CLODIVS • VENERANDVS • FEC • 

È questo uno dei non comuni esempì di un plumbarius che non rivela dal 
nome la propria condizione servile. 

I trovaraenti si ridussero a meschinissime cose: un medio bronzo di Domiziano (?) 
e un piccolo bronzo dei tìgli di Costantino, 1' uno e l'altro in pessimo stato di con- 
servazione; alcuni frammenti digrosso lastrone di vetro verdognolo con orlo arroton- 
dato; qualche frammento di vaso arretino. di anfore vinarie; pezzi di un grosso piatto di 
argilla verniciata in color rosso-pallido, con spirali e rami di palma a rilievo, tarda 
persistenza di quella ceramica arretina che giunge a toccar fino le età cristiane. 



R. Paribeni. 



MORLDPO — 382 — REGIONE VII. 



lY. MOllLUPO — Scavi nella località detta « U Muracelo ». 

La contrada Minaccio si svolge liiugo la via Flannaia a circa un chilometro 
dopo la stazione di Morliipo della linea tramviaria Roma-Civita Castellana. La via 
Flaminia, dopo detta stazione, sale piuttosto rapidamente per ud trecento metri ; poi 
torna lentamente a discendere: e questo declivio, di.^-cendente sulla destra della via 
per chi viene da Roma, è quello che ha nome di Muracelo. La regione ha avuto 
DeHauticliità un centro abitnto di una qualche importanza. Si vedono infatti per una 
certa estensione, per quanto ridotti a miserabili avanzi, resti di editici: e, poco sotto, 
vi si rinvenne una catacomba cristiana di cui ancora è aperto l'accesso C). E siccome 
l'ubicazione del luogo corrisponde al ventesimo miglio della via Flaminia, non è 
iaiprobabile che vi si debba cercare lattazione di Ad Vige^imum, ultima tappa sulla 
via Flaminia prima di giungere a Roma (-). Del tratto più vicino alle via è proprie- 
tario il sig. Filippo Uè Mattia, noto come abile e pertinace scavatore con o senza 
regolari permessi. L'il novembre 1911 il comandante la stazione dei reali carabinieri 
di Castelnuovo di Porto sorprendeva il De Mattia intento a scavi abusivi, e gli se- 
questrava una lastra Httile con rilievo, poco piima liuveiiiita. Lo scavatore, condan- 
nato a multa e a perdere per contisca l'oggetto, chiese allora ed ottenne regolare 
licenza di scavo. I lavori si eseguirono dal (3 agosto al 4 settembre 1912, con l'assi- 
stenza, per i due primi giorni, dell'ottimo soprastante Magliulo, poi del custode Do- 
menico Marino che redasse diligentemente il giornale di scavo. Apertesi durante il 
mese più trincee e fosse di saggio, si rinvennero numerosi avanzi di muri, diversi per 
costruzione e forse per epoche, ma tutti così mal con.servati, così frequentemente in- 
terrotti, rimaneggiati, parzialmente dii?trutti da precedenti lavorazioni, che vana im- 
presa sarebbe la paziente descrizione dei singoli avanzi posti in luce. Perchè da 
molti anni, nella stagione in cui i lavori agricoli sono meno urgenti, questo povero 
terreno è frugato per la ricerca di antichità; e se per gli anni più recenti si hanno 
memorie certe di uno scavo con regolare licenza eseguito nel 1905, di uno scavo 
clandestino nel febbraio 1909, dell'altro del 1864, che condusse alla scoperta della 
catacomba cristiana, si può immaginare che cosa sia avvenuto in precedenza da questo 
fatto: che il De Mattia, uoirio più che settantenne, confessa di aver preso passione 
per gii scavi dal padre suo che per tutta la vita cercò in questi suoi poderi un gran 
tempio dove gli. imperatori romani solevano venire prinja di partire per la guerra [sic). 
Il terreno pertanto è sconvolto e rimaneggiato oltre ogni dire; e, invero, anche di 
oggetti non si rinvenne quasi nulla. Ciò non ostante, mi pare che qualche cosa si 
possa asserire sul genere di monumenti che il poggio di Muraccio vide nell'antichità. 

\. In età repubblicana vi fu forse un tempietto. Possono darne indizio un muro 
a blocchi squadrati di tufo, il rilievo in terracotta sequestrato al De Mattia, e alcuni 

(') Cfr. I>e Itossi, in Bull. Crisi., 1883, pair. 119. e in Ann. IsL, 1883, pag. 979. C.J.L.,Xh 
pag. 589. 

l") Cfr. gli intenerarii di Yicarello, C. I. L., XI, 3231-32S1. 



RKGIONE VII. 



— IrJRS 



MORI.UPO 



frammenti di scultura in terracotta. Il iiiiiio di tufo, apparso per due brevi tratti sul 
versante settentrionale del pogejio. non ha rivestimento d'intonaco sui blocchi bene 
squadrati che lo costituiscono. Si distingue dal reticolato, e dai muri a piccole pietre 
e pezzi di mattone di altre costruzioni romane, ma non può risalire a molta antichità, 
perchè sotto il piano di fondazione si scoprirono vari frammenti di tegole (di un 
edificio anteriore?), una delle quali reca impresso a stampo CC-V- Il rilievo in 
terracotta è dei così detti rilievi Campana. È limitato in alto da cornice con ovoli, 
e in basso da una serio di palmette, e reca la scena dei Coribanti che muovendo in 





danza e percuotendo con le piccole spade i clipei rotondi, mascherano i vagiti del fan- 
ciullo Zeus e lo salvano dalla voracità di Chronos (')• H lavoro è di egregia fattura 
e di fresca conservazione; sulla superficie superiore degli scudi resta traccia della 
colorazione violacea. Potè appunto aver appartenuto al fregio di una costruzione 
sacra del I sec. av. Cr. Lo scavatore la rinvenne rovesciata e posta in opera con pezzi 
di tegole a ricoprire una cloachetta delle case romane posteriori. 

Delle sculture di terracotta, frequenti in special modo nei templi, si rinvennero 
una gamba destra e un piede destro. La prima, di argilla giallo-pallida, conservata 
da poco sopra il ginocchio al malleolo, nuda, egregiamente modellata, misura m. 0,33, 
sicché la statuetta relativa doveva essere a circa la metà del vero. Il piede, man- 
cante delle dita, è di altra figura più grande, a circa due terzi del vero; esso misura 
infatti, senza le dita, m. 0,18. A questo periodo si può attribuire un bronzetto di 
Velia (Testa d'Ercole barbato : i^ Civetta ad ali aperte YE.. .), un'oncia repubblicana 
di peso grave e un quinario di M. Porcius Cato pure rinvenuti nello scavo. 



(') Kekule, Antike Terrakotten, IV; Rolulen Winiicfeld, Architect. fìoem. Thonreliefs. tav. 25. 



TERRITORIO VEIENTE 



384 — REGIONE VII. 



II, In età imperiale si successero molte costruzioni. Più che ad una villa, data 
la estensione dei oruppi di rovine, e il loro modesto aspetto, sembrerebbe doversi 
pensare a un centro abitato, appunto alla marisio della stazione Ad Vigesiwum. 

A questo periodo debbono attribuirsi oltre a molto modesti frammenti di cornici 
in marmo e in stucco, alcuni stili d'osso, uno dei quali sormontato da un bustino 
femminile mancante della testa; tre anellini e una asticella di bronzo, due grani di 
collana in pasta vitrea; alcune monete di argento e di bronzo tutte pessimamente 
conservate, e cioè un asse di Tiberio, uno di Vespasiano o di Tito, due di Domi- 
ziano, uno di Traiano, uno di Commodo, un denaro di Severo Alessandro, due assi 
di Giordano Pio, uno di Giulia Mamea, cinque Antoniuiani di Gallieno, un asse di 
Otacilia (Cohen, 65) un piccolo bronzo di Diocleziano, altre poche monete affatto 
irriconoscibili. 

III. lUà cristiana. — Di questo periodo, rappresentato dalle vicinissime cata- 
combe, si rinvenne una fibuletta in bronzo (fig. al vero) con arco ornato da incrosta- 
zioni di madreperla, ardiglione girevole entro un anello, e corta staffa triangolare. 
La forma tozza, l' ingrossamento alla base dell'arco, la decorazione a punte di dia- 
)nante del sommo dell'arco stesso, la caratteristica dell'intarsio, non lasciano dubbio 
che l'oggetto debba ascriversi alla line del periodo imperiale o all'età barbarica. 
Esatto riscontro di forma non mi è però riuscito di ritrovare tra la suppellettile 
barbarica a me nota, sia dell'Italia, sia dei paesi germanici. 

R. Paribeni. 



V. TERRITORIO VEIENTE — Scoperte archeologiche al bivio della 
Cassia e della Clodia. 

Dal 29 gennaio al 21 febbraio del corrente anno furonu praticate alcune ricerche 
archeologiche al bivio della Cassia e della Clodia, ad 1 kui., circa, dalla Storta, nel 
terreno di proprietà del marchese Ferraioli, ceduto da oltre un decennio in affìtto 
a certo Pietro Seratìni, da Visso, che vi si stabilì colla sua famiglia, coltivando ad 
orto la pianeggiante e più elevata parto del terreno, e costruendo nel tratto più 
meridionale di esso una baracca per abitazione, un magazzino ed alcune capanne 
adibite ad usi diversi (fig. 1). 

Qualche anno, fa il Serafini ingrandì la sua baracca verso est, aggiungendovi un 
altro ambiente, e a breve distanza da quella iniziò lo scavo di una cantina (tig. 1, A). 
Questo lavoro di escavazione tagliò trasversalmente, per fortuita combinazione, uno 
dei bracci di un cimitero cristiano completamente interrato, che il Seratìni spurgò, 
arrestando il suo lavoro all'inizio di un secondo braccio che intersecavasi col primo 
quasi ad angolo retto e la cui stabilità lasciava molto a desiderare. 

Pare che la devastazione del cimitero risalisse ad epoca remota, e che, all' infuori 
di poche ossa e di alcuni frammenti di tegole dispersi sul piano dei loculi e lungo 




NoTiziB Soavi — Voi. X. 



TERRITORIO VEIENTE 



— 386 — 



REGIONE VII. 



la corsìa spurgata dal Serafini, nessun oggetto questi vi rinvenisse ('). Tale asser- 
zione è stata intieramente confermata da un ulteriore spurgo del braccio dirigentesi a 
nord clie io ritenni opportuno tentare, sfidando il pericolo di un probabile franamento. 

Il braccio a nord-est e sud-ovest della catacomba, rimesso in luce dal Serafini, 
non è rettilineo, ma leggermente incurvato e misura m. 8 circa di lunghezza, m. 0,80 
di larffJiezza e m. 1,77 di massima altezza (fig. 1,B); la parte del secondo braccio 
spurgata da noi, accenna invece ad essere retta, e misura complessivamente m. 5,50 
(fio-. 1,C). I loculi del cimitero hanno dimensioni diverse, e sono disposti su tre 
ordini, chiusi originariamente da tegole: un sepolcro soltanto pare avesse maggiore 
importanza degli altri, e questo era costituito da una nicchia quadrangolare (m. 1,78 
X 0,70) con loculo scavato sul piano di essa e con un incavo nella parete di fondo 
per accogliere probabilmente, come in casi analoghi, una lastra colla iscrizione se- 
polcrale (fig. 1, D). 

L'escavazione di tali corsie non fu fatta certamente a scopo cemeteriale: essa 
deve risalire ad un'epoca alquanto più antica, poiché quelle corsie furono indubbia- 
mente eseguite a scopo idraulico, essendo esse intieramente intonacate e provviste dei 
caratteristici cordoni propri delle conserve d'acqua (^). 

Non essendo pertanto il caso di procedere allo spurgo completo del sistema di 
cunicoli, perchè già esplorati in antico, si ritenne opportuno di eseguire a breve 
distanza da quelli rimessi in luce alcuni saggi per stabilire, se non altro, con 
una certa approssimazione, l'estensione di qualcuno dei bracci della catacomba (^). 

Uno di tali saggi (fig. 1, E), praticato quasi sul prolungamento del cunicolo C 
(fig. 1), a breve distanza dalla baracca, mise in luce due avanzi di muri costituenti 
l'angolo S-E di un antico ambiente che non era in nessun rapporto colla catacomba {*). 

Cj Sopra una delle tegole estratte dalla corsia, usata iu origine come chiudenda dei loculi, era 
impresso un bollo rettangolare, lungo circa 14 cni., colla seguente leggenda a lettere rilevate (fig. 2). 
Un bollo simile fu trovato airAnguillara neiranno 1884, ed è edito nel C. I. L. XI, nn. 6689, 150^. 
Successivamente mi è stato riferito che nella catacomba si rinvenne anche una lucerna fìttile, pare con 
iscrizione, la quale passò nelle mani del medico condotto di Isola Farnese, ora residente altrove. 




Fig. 2. 



(*) (JuniC'iii simili, probabilmente coevi, serviti anch'essi a scopo idraulico, sono tuttora visibili 
nella contrada hintanaccio, ad est della Cassia, a circa 200 m. dalla catacomba, ove pare esistesse 
un antico abitato, di limitata estensione, a giudicare dalla zona in cui affiorano alcuni frammenti 
di anfore ed abbondanti residui di materiale laterizio. 

(") liC ricerche da me dirette, furono sorvegliate con non comune solerzia ed abilità dal sopra- 
stante sig. Natale Malavolta. 

(*) Essendo risultati negativi i vari saggi eseguili allo scopo di poter deteruìinare l'estensione 
di almeno uno dei bi-acci della catacomba, vi si dovette rinunziare per poter convenientemente 
seguire la nuova scoperta. 



REGIONE VII. — 387 — TERRITORIO VEIENTE 



Allargato quel saggio ed estese le ricerche nei dintorni immediati della baracca, si 
vide trattarsi dei residui di un editìcio di carattere privato, di età tarda, parte 
sovrapposto parte addossato ad avanzi di muri prt-esistenti dai primi secoli dell' impero. 
Le differenti costruzioni sono state notate con segni speciali sulla pianta da me rile- 
vata e riprodotta nella tìg. 1, più volte citata. 

Data la nessuna importanza architettonica di tali costruzioni che fin dall'antichità 
erano state, per giunta, quasi totalmente rase al suolo, ed esclusa a priori l'idea di 
metterle allo scoperto per intiero, la nostra azione fu limitata all'apertura di poche 
trincee le quali, oltre all'averci permesso di delineare buona parte dei residui del 
fabbricato, ci hanno fornito una certa quantità di materiale archeologico, in grandis- 
sima parte monetario, raccolto fra il lieve spessore rimasto della rovina costituita 
quasi esclusivamente da avanzi di tegole, di coppi e di anfore vinarie. 

Dell'edificio più antico sono stati messi in luce alcuni muri grezzi di fonda- 
zione (tìg. 1, F) ed altri in elevazione a costruzione reticolata, qualche volta inter- 
rotta da pochi ricorsi di mattoni, nella pianta distinti con la lettera G. 

La vaschetta H, di m. 1 di lato, pure costruita a reticolato, ha invece il fondo 
e le pareti intonacati. In essa fu rinvenuto nn acroterio marmoreo (m. 0,36 X 0,26) 
con palmetta e volute a rilievo rozzamente lavorato. In rapporto colla vaschetta 
doveva essere un piccolo avanzo di pavimento a cocciopisto, spesso 5 cm., indicato 
colla lettera I, il cui livello trovasi a GO cm. più alto del fondo della vaschetta 
stessa. 

Le pareti di questo edificio dovevano essere originariamente decorate con affreschi 
di cui si raccolsero parecchi frammenti, alcuni inonocromi, altri policromi con deco- 
razione a fasce ed a motivi vegetali. Si rinvennero, inoltre, diversi avanzi di lastre 
di marmo bianco e colorato (porfido, granito, cipollino, ecc.), che molto probabilmente 
dovevano rivestirne lo zoccolo. 

Debbono riferirsi a questo edificio anche le seguenti monete di bronzo, rinvenute 
nel più basso strato della rovina (^) : 

a) Asse di Agrippa (Coh*. 3); 

b) Asse di Galba, (illeggib.) con al dr. grafiìto il n. XLII; 
e) Asse di Domiziano Cesare (illegg.); 

d) Sesterzio di Faustina figlia (illegg.); 

e) Asse di L. Vero (illeg.); 

f) Sesterzio di Commodo (Coh. 626); 

g) Antoniniaiio di Gallieno (Coh. 953). 



I muri dell'edificio più tardo sono costruiti parte in laterizio parte in tufo grezzo 
talvolta interrotto con filari di mattoni. Si conservano per una maggiore altezza il 

(') Debbo alla cortesia dell'esimia numismatica profs''^ L. Cesano addetta al Museo Nazionale 
R)mano, la classificazione delle monete che fu possibile decifrare, non ostante il loro scadentissimo 
stato di conservazione. 



TERRITORIO VEIENTE 



— 388 — 



BEGIONE VII. 



pilastro L (ra. 1,40), costruito evidentemente a rinforzo dell'angolo formato dai due 
muri preesistenti, e la testata di un altro muro indicato in pianta colla lettera M, 
conserv ato per un'altezza di circa 90 cm. 

Messo in opera presso l'estremità nord-est, del muro N , a metà del quale pare si 
aprisse una porta, si trovò un grande parallelepipedo di marmo bianco collocato in 
coltello (m. 1,02 X 0,59 X 0,22), che, rimosso, si trovò scritto nella faccia combaciante 
col muro. Trattasi probabilmente di uno dei lastroni del fregio di un monumento 
sepolcrale, uniti l'uno all'altro mediante grappe inserite alle due estremità dello 
spessore superiore. L'iscrizione, di un bellissimo carattere, è la seguente (fig. 3): 




FiG. 3. 



Il più importante trovamento mobile riferentesi a questo secondo edificio, è co- 
stituito da un gruzzolo di circa 1170 monete di bronzo (piccoli bronzi, mm. 16-18), 
e piccoli bronzi quinarii (mm. 11-12), di età postcostantiniana, e di moltissimi fram- 
menti delle stesse monete. Esse, quantunque rinvenute in disordine in punti diversi, 
tutti però a sud della baracca, dovevano senza dubbio appartenere ad un medesimo 
ripostiglio. 11 pessimo stato in cui sono giunte fino a noi le monete, non ha permesso 
di riconoscerne se non un minimo numero, poco più di un centinaio, sulle quali 
si sono potuti decifrare i nomi dei seguenti imperatori: 



a) Costantino 1 (un solo pezzo 
riconoscibile) ; 

b) Costantino II; 

e) Costanzo II (parecchi pezzi); 



d) Costante (id.) ; 

e) Delmazio (pochi pezzi); 
/') Crispo (id.); 

g) Costanzo Gallo (id.); 



REGIONE VII. — 389 — TERRITORIO VEIENTE 



h) Giuliano II (parecchi pezzi); ti) Magno Massimo (un pezzo); 

i) Valente; o) Onorio (395-423;; 

/e) Graziano (poclii pezzi); p) Arcadio (pochi pèzzi); 

/) Valentiniano I e li (molti pezzi); y) [Libio Severo (?) 461-465] ('). 
m) Teodosio I (pochi pezzi); 

Siamo quindi alla metà del V secolo d. Cr. Il gruppo, però, dev'essere più recente 
di forse 50 anni, data la scadentissima conservazione dei pezzi e la presenza di un 
certo numero di piccolissimi bronzi, in parte illeggibili, in parte senza traccia di 
conio il cui aspetto esterno farebbe persino pensare ai piccoli pezzi dei Goti. 
Gli altri trovamenti, classificati per materia, furono i seguenti: 
Velro. — a) Castone ovoidale di anello, in vetro chiaro (mm. 15 X 7), nella cui 
parte convessa è incisa la figura di Mercurio stringente colla d. il caduceo, colla sin. 
una borsa: uno scorpione è inoltre presso la sua gamba sinistra; 

b) tre pedine discoidali da giuoco: una di vetro chiaro, le altre di vetro 
turchino; 

e) frammenti appartenenti ad orli di bicchieri ed a bottigliette. 

Osso. — Frammenti di un cilindretto con estremità sagomata. 

Bronco. — a) Ornamento in forma di giglio tra due volute, posteriormente 
munito di due pernetti che dovevano servire a fissarlo: alt. mm. 40; 

/)) borch ietta discoidale ornata con quattro trafori arcuati, anch'essa munita 
di due perni: diam. mm. 30; 

e) piastrina quadrangolare, forata ai quattro angoli, misurante su ciascun lato 
mm. 83; 

d) due anellini filiformi. 

Piombo. — a) Frammenti di un'asticella; 

b) pezzo di una lastrina convessa; 

e) residui, informi, di fusione. 

Ferro. — a) Quattro anelli (diam. del maggiore mm. 60; del minore mm. 41); 

b) chiodo rotto nella punta, lungo mm. 120; 
e) gruppo di frammenti informi. 

Marmo. — Peso discoidale di marmo bianco, corroso alla superficie, leggermente 
cavo nella parte inferiore e superiormente munito di due grappe di ferro impiombate 
che dovevano far parte della maniglia tagliata, a quanto pare, intenzionalmente: 
diam. mass. mm. 320; spessore mm. 170. 

Terracotta. — a) Frammenti dell'orlo di un grande dolio con più bolli (l'uno, 
incompleto, nella parte superiore piana, su cui vedonsi due specie di olle, l'una 



e) È un bronzetto di gr. 0,90, con dritto iilcfjibile, e con al rovescio il monogramma, clie il 
Sabatier {Mon. byzant. I, pag. 87 n. 1 ; tav. II n, 1) attribuisce a Flavio Bicimero. 



TERRITORIO VEIENTE 



— 390 — 



REGIONE VII 



sferoidale, l'altra ovoidale, e parte di un altro vaso; gli altri impressi sullo spessore 
esterno dell'orlo, nel più completo dei quali è rappresentato un cratere su piede ad 
alte anse a volute) (tìg. 4); 




FiG. 4. 



b) idem, pure con due bolli impressi nella parte piana: l'uno rappresentante 
un poligono stellato, l'altro una iscrizione poco leggibile; 

e) sette frammenti di tegole col bollo (cfr. C. /. L. XV, 950) (fig. 5). 




FiG. 5. 



Tufo. — Basetta quadrangolare con gola rientrante (cm. 20 X 20 X 12 '/j di alt.). 



Nel punto indicalo in pianta colla lettera 0, a m. 1,65 circa di profondità, si 
e rinvenuto un sepolcro alla cappuccina coi resti di uno scheletro umano, presso il 
cui cranio era un blocco marmoreo (cm. 89X22 X 17) collocato per coltello come 
se avesse avuto l'ufficio di chiudere il sepolcro da quella parte. 

Quali rapporti corressero fra questo sepolcro e gli edifici descritti, è difficile, allo 
stato delle cose, poter stabilire. 

Dai dati di fatto esposti è lecito, però, argomentare che un edificio di limitate 
proporzioni, della buona età imperiale, sorgeva al bivio della Cassia e la Clodia, 
edificio al quale debbonsi forse riferire i cunicoli-cisterna più tardi usati come corsie 
cemeteriali. 



RBGIONE 1. _ 391 — OSTIA 



"È assai probabile altresì, che al bivio stesso, o nelle immediate vicinanze di 
esso, esistesse, nella stessa epoca, anche un sepolcro, la cui iscrizione venne posta in 
opera come materiale da costruzione nell'editìcio postcostantiniano che, a parere mio, 
deve essere messo in rapporto col piccolo cimitero suburbicario il quale doveva rac- 
cogliere le spoglie di coloro che dovettero abitare nella prossima contrada Paiiianaccio 
dove, come già fu detto, affiorano abbondanti avanzi di cocci e di laterizi tardi. 

Enrico Stefani. 



Regione I (LATIUM et CAMPANIA), 

LATIUM. 

VI. OSTIA — a) Scavi ìiella necropoli Ostiense. 

Nella tomba dei Combarisii {Ann. d. List., 1857, pag. 303) si raccolsero due 
frammenti di lastre marmoree, nelle quali restano soltanto pochissime lettere. 

Essendosi abbassato il livello dell'acqua, si sono riprese le ricerche nella tomba 
lungo la via Ostiense, della quale è stato rimesso in luce un altro piccolo tratto. 
Una sezione di selciato va dalla via all' ingresso della tomba in opera reticolata a 
selci: sotto di esso si è scoperto un tubo di piombo (diam. m. 0,07), che continua 
sotto la via, con l' iscrizione : 

EX OFF M OST EVTYCHET 

La tomba, che segue a questa, in reticolato di selci, è di due età, di cui la più 
antica è ad opera reticolata. Lungo la parete nord, che è intonacata e dipinta in 
rosso, si sono trovate due fosse l'una sull'altra; e altri muretti di fosse stavano 
anche altrove, ma in nessuno si rinvennero ossa, le quali invece si trovarono nella 
terra tra le fosse. Nel fondo di una di queste fu raccolto un frammento di embrice 
con la marca C. L /.., XV, 1127 (metà del 1 sec. d. Cr.). 

Sotto al muro suddetto, intonacato, fu rinvenuto uno scheletro di ragazzo, da 
nord a sud, coperto di embrici sesquipedali alla cappuccina, in uno dei quali è il 

bollo C. /. Z., XV, 804 a. 

Nella sabbia venne in luce uno scheletro in direzione da est ad ovest, anch'esso 

coperto con embrici alla cappuccina. 

La tomba superiore ha i muri a cortina laterizia fondati sui più antichi. Vi 
si è rinvenuta una sepoltura di pezzi di tufo informi, con tetto costituito da quattro 
embrici alla cappuccina, coperti di terra e, sopra questa, di uno strato di calce a 
pozzolana nera con pochi pezzi di tufo e tegoloni. All'estremità nord di essa era un 
tubo di terracotta (ra. 0,32 X 0,08) collocato verticalmente, come altrove. Entro erano 
le ossa di due bambini e, al di sopra di queste, a nord, quelle, combuste, di un adulto. 



Qgrj,,^ 302 — REGIONE 1 



Vi fu raccolto un balsamario di vetro e \m vasetto di terracotta (m. 0,097 ; diam. 
alla bocca m. 0,076) con pareti molto sottili, pancia ovoidale allungata, bocca molto 
larga, ansa orizzontale annlata, innestata sotto l'orlo, e con colore castagno sulla 
parte alta della pancia e graffiti a zone. 

In questa tomba si raccolsero fondi di vasi aretini con le marche C. I. L. XV, 
5297/"; 5007 s; 1)2 VOI (quest'ultimo con un'X graffita sotto il fondo); due fram- 
menti di tegoloni decorativi e una lucerna della forma 31. 

Ad est di questa tomba è uno spazio che era in origine una via la quale con- 
giungeva tra le tombe l'Ostiense con la via parallela poi soppressa. Si notarono sette 
strati più meno battuti: il primo è di scarico d'ogni genere; il secondo (m. 0,10) 
è composto di sabbia, di terra e qualche frammento fìttile; il terzo (m. 0,08) ha, 
sotto un piccolo strato di calce, terra con qualche frammento di anfore e quindi un 
altro strato di calce; il quarto (m. 0,07) è di pezzettini di tufo battuti; il quinto 
(m. 0,06) contiene pezzettini di mattoni, di anfore, di tufo e calcinacci; il sesto è 
composto di terra, sabbia con piccoli frammenti di tegole, tufi e calcinacci; il settimo 
contiene sabbia con frammentini di vasi, tegole, marmo, selci, tutto sotto uno strato 
di calce. Sotto è sabbia con qualche frammento di embrici, anfore e tufi. 

La parte sud di questo spazio fu occupata in epoca tarda da una tomba. 

Verso ovest furono fatte due fogne: una, la maggiore, coperta alla cappuccina 
e con volta; la minore coperta semplicemente alla cappuccina. Ambedue si scarica- 
vano nella fogna sotto il marciapiedi dell'Ostiense. 

Sempre verso ovest, a contatto della fondazione della prossima tomba (al cui 
angolo sta come paracarro una macina di lava leucitica) fu rinvenuta la metà su- 
periore di un'anfora rovesciata, che forse in origine conteneva delle ossa. A m 0,80 
sotto la sabbia si rinvenne un'olla cineraria col coperchio accanto ; in fondo ad essa 
erano ossa combuste, con tracce di bronzo; all'esterno si raccolsero un frammento 
d'osso su cui è rappresentata una testina muliebre con grosso nastro a fiocco, e un 
altro su cui pare sia la parte inferiore di una figura. 

Negli strati superiori si rinvenne: un frammento di lastra iscritta (m. 0,24 X 
0,20 X 0,04) : , . 

ve- PLAY 

VP^ 

due lucerne, di cui una (forma 19) con tracce di colore rosso presso il rostro, una 
face nel disco e marca poco riconoscibile, e un frammento del tegolone decorativo 
pubblicato in v. Rohden u. Winnefeld, tav. LXXXII. 

La tomba, che segue ad ovest, ha subito anche parecchie modificazioni. Il pavi- 
mento più antico sembra uno in opera signina con lastra di marmo giallo e fascioni 
di mosaico bianco-nero. Nel centro e ad ovest erano stati fatti dei buchi, forse per 
ricerche al di sotto. Approfondito un po' lo scavo, sotto il buco ad ovest si rinven- 
nero, a circa 25 cm., tracce di legno bruciato, frammenti di vasi ed embrici e qualche 
avanzo di osso lavorato. Avanzi di ossa combuste ammucchiate vennero in luce in 
una forma accanto alla parete nord. In un saggio accosto alla parete ovest, alla stessa 



REGIONE 1. — 393 — OSTIA 

profondità, si trovarono resti di ossa cremate e un'olla cineraria. Evidentemente, tutte 
le sepolture precedenti erano state devastate quando fu fatta la tomba in muratura. 

Sotto il muro occidentale fu rinvenuto uno scheletro con la testa a nord, e, dietro 
a questa, le ossicino ammucchiate di un bambino: il fondo di questa sepoltura era 
probabilmente di legno. Fu manomessa quando fu costruita la tomba sovrapposta. 
Intorno agli scheletri si raccolse una mela di terracotta (m. 0,095 X 0,07) e un vaso 
fittile a vernice nera (m. 0,06 X 0,095), di forma circa simile a Behn n. 378. 

Presso la parete ovest della tomba si rinvennero un embrice con la marca C. I. L. 
XV, 659 (?, e frammenti di due tegoloni decorativi, con i chiodi in ferro: uno è la 
parte destra del tegolone riprodotto in v. Rohden u. Winnefeld, Tonreliefs, tav. CIX 
(Bacco dondolato); l'altro la parte sinistra, più completa inferiormente, di quello 
pubblicato nella tav. XXVII, I (Nike che uccide il toro, cfr. Testo pag. 84). 

Nella necropoli, gli operai delle pulizie hanno raccolto un frammento di lastra 
marmorea (m. 0,17 X 0,10 X 0,025) con l'iscrizione: 



D 




... AE- 


h; ... 


... RILIVS... 


.ConWGl R... 


... ON 


•PA... 


... ir 





b) Terme. — Pubblico la pianta (fig. 1) della conserva d'acqua sotto la palestra 
{Notule, 1911, pp. 262, 343, 407; 1912, pag. 326; cfr. la pianta sopra pag. 12, 
fig. 2). Nella sezione AB si vede l'ambiente che conserva il rubinetto dello scarico 
della conserva {Notizie, 1911, pag. 452); in quella CD i contrafforti esterni contro 
la spinta dell'acqua {Notizie, 1912, pag. 387). 



e) Teatro. — Fu iniziato un saggio sotto l' ingresso principale del teatro, precisa- 
mente sulla linea interna del portico esterno dell'edificio, prima del suo ampliamento. 
A m. 0,35 sotto il pavimento presente di cocciopesto, venne in luce il muro in opera 
reticolata, il quale escluderebbe che nel teatro più antico qui sia stato un ingresso al- 
l'orchestra. Sulla facciata si sono notati due pilastri di pochi centimetri, che forse si 
ripetevano lungo tutto quel muro in corrispondenza con gli archi esterni. Innanzi a 
questo muro si scopri una fogna, che fu distrutta, quando, ampliato il teatro, fu 
costruita l'altra che corre lungo le pareti di fondo di tutte le taberne. Nella terra 
smossa per questo saggio si raccolse una spirale d'oro piegata a forma di anello 
ma non congiunta (diam. m. 0,019). 

Negli strati superiori del retrobottega della seconda taberna cominciando dal- 
l'angolo nord-ovest si raccolsero due frammenti di vasi in terracotta con materiale, 
che gentilmente l'ing. Vittorio Novarese ha esaminato. Così egli mi riferisce: 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 51 



OSTIA 



. — 894 — REGIONE I. 



« Si tratta certamente dei fondi di bottega di qualche fabbricante di vetri, o, 
« piuttosto, di quegli smalti che gli antichi facevano cosi bene. Uno è un crogiuolo, 
u nel quale la materia è uscita per qualche spaccatura non avvertita ed ha rivestito 
« l'esterno di grumi di sostanza vetrificata. L'altro è un fondo di crogiuolo in cui è 
« rimasta la schiuma, cioè la parte superiore bollosa di uno smalto fuso, sia che essa 
« sia stata versata prima in un recipiente a forma di coppa, per lasciare nel crogiuolo, 
«in cui era avvenuta la fusione, la parte di sostanza fusa in modo omogeneo; sia 
« che abilmente si sia versata dal crogiuolo originario la parte fusa dello smalto. 
« trattenendo con un cucchiaio la schiuma galleggiante. Questa schiuma, o smalto 
« bolloso, è colorata intensamente in azzurro ed in verde da rame, ma forse ci riserva 
« una bella sorpresa. Ne stiamo facendo in laboratorio l'analisi . . . Appunto per questa 
« difficoltà non siamo ancora riusciti a scoprire di che metallo si tratti. . . Quell'altra 
tf sostanza bianca filamentosa minerale, che a prima giunta pare amianto e che alla 
« indagine riconobbi per una varietà di carbonato di calce o calcite, nota sotto il 
« nome di spato satinato, o satin spar in inglese, da quanto si conosce, si trova soltanto 
« in Inghilterra (Derbyshire, Northumberland, Alston Moor, Cumberland), ed è pro- 
n babile che gli antichi di là pure la traessero. Serve tuttora per fare dei piccoli 
« lavori di ornamento e di molto modesta gioielleria, come perline, vezzi ecc. a buon 
« mercato. Siccome ciò che ella mi ha mandato non può essere lavorato, perchè le 
« fibre avevano perduto ogni coesione, è probabile che anche qui si tratti di scarto 
« di lavorazione, e che il materiale s' importasse grezzo dalla lontana Britannia per 
« essere lavorato ad Ostia » . 

Qui si raccolse pure, oltre ai consueti oggetti di bronzo : un frammento di lastra 
iscritta, ricavata da una cornice (m. 0,415X0,315): 

. . . ^w?^ lA- 3 . L" CALETyCH? 

MFECITDESVO 

ENNIAOL- MA 

AE • SVAE • ET 

- - NIO-AL-PYLADI 

IO PL- PRIMO 

Sotto lo strato di scarico si notò uno strato di sabbia triturata, mista a una 
sostanza nerastra, impastata con l'acqua: forse è il rifiuto di una sega di marmi. 
Entro questo strato si raccolse: 

Marmo. Testa magnifica di donna romana (m. 0,27; tìg. 2 «, b). « L'acconciatura 
a canestro è propria dui tempo di Traiano; ma gli occhi scolpiti secondo lo stile 
dell'epoca adrianea fanno pensare che il busto, scolpito in tempi posteriori, doveva 
rappresentare qualclie dama cospicua, forse un' imperatrice. Ciò conferma il tipo dal 
profilo nobile e dalla somiglianza con Traiano stesso « (Mariani). — Torso di statua 
di Satiro danzante del tipo di quello che scherza colla pantera». — Busto di divi- 
nità muliebre marina (?) uscente da fogliame (m. 0,15). — Testina di Venero di 
tipo ellenistico (m. 0,11. — Busto acefalo (m. 0,24 X 0,43). — Parte superiore di 



OSTTA COlON'AR9^\\NA 

CONSERVA O'ACOV^ 
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Fi0. 1. 



OSTIA 



— 396 — 



REGIONE 1. 



figurina abbozzata (m. 0,305). — Due frammenti di lastre iscritte, che ambedue 
rappresentano saggi di un principiante; uno (m. 0,092X0,15X0,02) dice: 

ABGD... 

RFGH^.. 

S 



Stucco. Testa (m. 0,075). Abbastanza ben modellata. Rappresenta forse un filo- 
sofo. Una piccola testa simile è tiqìY Antiquarium comunale al Celio. 




Fio. 2 a. 



Palombino. Matrice (m. 0,10 X 0,10) con sette forme di tessere quadrate, 
abbozzate (m- 0,01 X 0,01), con i relativi canaletti e due fori ai due angoli. 

Travertino. Peso di gr. 1360. 

Osso. Frammenti di lamine, alcune con battente, altre tagliate a forma geome- 
trica, altre con disegui. — Corno di abbondanza con grappolo d'uva, altre frutta, 
una pigna e una palma (m. 0,037 X 0,015). — Cucchiaio. — Ago crinale finiente 
in alto con testa muliebre. 

Terracotta. Tre piccole mascherette tragiche (m. 0,071 ; fig. 3). — Otto lucerne 
della forma Dressel 19, di cui una con busto di Diana, un'altra con lepre a d., e 
due con rosa. — Una lucerna della forma 30. 



REGIONE 1. 



— 397 — 



OSTIA 



Sotto questi strati eravene uno di scaglie di marino, alto fino a m. 0^0, come 
nel retrobottega vicino: prova, questa, che la taberna sotto il portico era anche qui un 
laboLrio e scuola di un marmorario, che raccoglieva nell'oscuro retrobottega i 

frammenti inutili. , , 

Si è completato lo scavo del retrobottega della terza taberna, la quale, come 
si è detto era anche un laboratorio di marmorario. Sopra l'ultimo strato, composto 
di minutissime scaglie di marmo e di frammenti di lastre a figure geometriche, si 

'''''l^lrmo. Lastra o gradino che doveva avere molte lettere disegnate con una 




Fia. 2 b. 

matita rossastra: si leggono ancora quelle ri^nodotte nelle fig. '■ '^^"^^l^^^ 
Venere abbozzata, rifinita solo nel petto (m. 0,18). - Pa^'te P^— ^^^ .*-^^^^^ 
muliebre con due tenie (m. 0,09). - Frammento di omllum (m. 14 X 0,23). da un 
Tato uni Menade, dall'altro un satiro, danzanti. - Frammento di lastra scanalata 
(m. 0,05X0,06), sul cui tergo è inciso: 

■avDD — 
cA-nopi^v.. 

. A- ^ c.f,.o rm 9^^X0 175X0,018), su cui fu rozzamente inciso: 
Frammento di lastra (m. u,^t) a u,i/^ ^^ "i /' 

...-CIV£ ... 



OSTIA 



— 398 — 



REGIONE 1. 



Terracotta. Piccola maschera tragica muliebre (m. 0,07). — Testina muliebre 
a vernice rossa (m. 0,055). — Frammento di pelvis con la marca rettangolare: 



CAERA... 



d) Area dei quatCro tempietti, — Innanzi al ninfeo si rinvenne un frammento 






j 




m 



FiG. 3. 



FiG. 4. 



di rocchio di colonne di travertino (diam. m. 0,63), con la iscrizione 

V S P F 

A D V 

altri due frammenti di rocchio con l'iscrizione: 

...QVINO 

... VGV 



dove nella prima linea è forse qmnq.\ nella terza una C o una S; altri due fram- 
menti di travertino: 



a) 



b) 



C V. 



or 



Tutti questi frammenti potrebbero appartenere ad un rocchio della colonna che 
sta nel centro del santuario di Giove Ottimo Massimo; 



REGIONE I. 



— 399 — 



OSTIA 



e) Decumano. Gli ambienti a destra e a sinistra nel tratto tra la così detta Piscina 
e la via delle Pistrine, di cui pubblico la pianta (lig. 5), sono scavati solo in parte. 

Cominciando da est, immediata- 
mente dopo la fontana già descritta, 
che si trova a sud della cosiddetta 
Piscina, incontriamo a destra un am- 
biente 15 che forse stava in rela- 
zione pure con gli annessi della fon- 
tana stessa. Ha le pareti a cortina 
laterizia (m. 0,55 sulla fronte, m. 0,44 
ai lati). Una grande porta (ra. 3,20, 
ridotta poi a m. 2,25), con soglia 
in travertino, dà sul decumano ; una 
(m. 3,38) dà negli ambienti annessi 
alla fontana, e fu ridotta a m. 1,40 
mercè un muro di costruzione irrego- 
lare e trascurata, e rialzata portandola 
al piano cui furono alzati i pavi- 
menti di quei vani suddetti. Una terza 
porta (m. 1,18) nella parete nord con- 
^ duce in un ambiente prossimo. Sotto 
^ il pavimento passa un fognolo con 
letto di embrici sesquipedali, che 
doveva portare l'acqua da qualche 
vasca sempre di quegli ambienti an- 
nessi alla fontana. 

Segue una taberna 14 (m. 2,70 
X 5,35) di simile costruzione, con 
porta (m. 3,20) nella parete sud, pa- 
vimento a cocciopesto. 

Del tutto eguale è l'ambiente che 
segue 13, con soglia in travertino. 

Più stretti (m. 2,80) sono invece 
il vano 12, la cui soglia in travertino 
è stata rialzata, e quello 11. 

La taberna 10 (m. 4,25) ha la 
parete orientale in reticolato con ri- 
corsi di mattoni (ra. 0,34); le altre 
due che si vedono, in cortina laterizia 
delle dimensioni dei precedenti. Il 
pavimento originario era in mosaico bianco con fascia nera. Lungo tutta la parete est 
è un sedile, al di sopra del quale quella conserva tracce d' intonaco bianco. Dopo 
la costruzione di questo sedile fu rialzato il pavimento, come si vede dalla soglia. 




Ili 





^r 



3' 



QgTIA — ^^^ — REGIONE I. 



Il corridoio 9 (m. 1,70) ha pavimento a tegoloni sesquipedali, e quattro porte, 
di cui una chiusa più tardi. 

L'ambiente 8 lia la porta con la consueta soglia in travertino e lo stipite sinistro 
formato di tre blocchi di travertino, nel terzo dei quali è conservato il canaletto 
verticale nel quale s'incastrava la porta e che altrove doveva stare nello stipite di 
locano. Il muro orientale, che in origine era di m. 0,59, fu più tardi ridotto a m. 0,34. 
La porta nella parete ovest fu aperta più tardi. 

Il vano 7, che sporge sulla via, ha la porta larga m. 1,50, con soglia in tra- 
vertino e mazzetta più grande a destra: la porta era a due battenti. Poco oltre la 
porta, neir interno, sporgono i tre blocchi di travertino accennati nell'ambiente vicino. 

A sin. è una scala, tarda, di cui la prima branca parte da nord, finendo ad un 
pianerottolo appoggiato alla parete sud, lungo la quale saliva la seconda branca; 
questa finiva ad un secondo pianerottolo appoggiato alla parete ovest, lungo la quale 
doveva salire la terza branca, che più non si vede, ma di cui è prova una latrina 
che stava sotto (m. 1,49 X 0,33 con porta di m. 0,55); questa aveva un sedile addos- 
sato alla parete sud, sotto la quale si trova il solito fognolo. 

In fondo a questo ambiente 7 e a quello 8 che precede, è una costruzione 
absidata, tarda, con muri a filari alternati di pezzi di tegoloni e di tufi appartenenti 
ad un'opera reticolata. Il pavimento, nell' interno, era di marmi colorati, tagliati a 
forma geometrica, mentre il pavimento del corridoio 7 doveva essere a lastre di 
marmo bianco. Le pareti, interna ed esterna, di quest'abside, conservano tracce di 
intonachi sovrapposti, mentre il muro ad ovest del corridoio 7 ha zoccolo di marmo 
bianco e le pareti ad intonaco grossolano. La fronte di questa costruzione tarda, 
adattata in ambienti preesistenti, doveva essere su una via o piazza a nord. 

Nel vano 6 (m. 4,40), che ha pavimento in cocciopesto, la parete orientale a 
cortina laterizia posa su una precedente a opera reticolata a grossi tasselli. Alla 
fronte sud di questa parete è addossato un pilastro (m. 0,60 X 0,57) che sta sulla via. 

Nella taberna 5 (ra. 4,10), la quale ha la porta con soglia in travertino rialzata 
e ristretta, le pareti sono in cortina laterizia su altre in reticolato; sull'opera late- 
rizia sta poi un altro tratto di parete in reticolato. Nella parete ovest è un tardo re- 
stauro con filari alternati di mattoni e tufi rettangolari, informi. Il pavimento era a 
coccio pesto. Un grosso pilastro nel mezzo, fatto quando il pavimento fu rialzato, e 
due anteriori innanzi alle pareti est ed ovest, dovevano sostenere il pavimento del 
piano superiore. I muri della taberna più antica scendono m. 1,12 sotto il pavimento; 
a questo livello si trova ancora un pezzo dell'antica soglia che era appoggiata allo 
stipite primitivo in tufi parallelepipedi. Questo livello si accorda con la strada a un 
piano più basso. 

La taberna 4 somiglia alla precedente: ha anch'essa i due pilastri innanzi alle 
pareti laterali. La parete est è ad opera reticolata; quella ovest ha, sotto, la primitiva 
parete in reticolato; sopra questa, sopra un fascione a cortina laterizia, altro reticolato 
con ricorsi di mattoni. La porta è stata rialzata e ristretta due volte. Lungo la parete 
ovest, con due muretti, si è ricavato un piccolo ambiente. Una scala, che comincia a 
livello più alto della strada attuale, fu costruita sulla via innanzi alla parete est. 



REGIONE I. — 401 — OSTIA 

della porta. La porta ad ovest fu aperta tardi. Sotto lo stipite sud-ovest dell'ingresso 
è un blocco di travertino. 

La taberna 3 (m. 5,00) è simile alla precedente. Ha un pilastro nel centro, 
porta e pavimento rialzato; della soglia primitiva restano avanzi. I muri originari 
sono in reticolato con ricorsi di mattoni: del rifacimento di quella orientale si è 
già detto ; quella occidentale è rifatta a cortina laterizia. Anche qui, ad ovest, è stato 
ricavato un ambiente; nella parete orientale di questo sono stati fatti degli archetti. 
Anclie innanzi al muro occidentale di questa taberna fu fatto sulla via un muro, 
forse anch'esso per sorreggere una scala. 

Simile è la taberna 2, anch'essa rialzata, con i muri a doppia costruzione. Ha 
una porta anche nella parete ovest, con soglia in travertino con solito canaletto. 

Seguiva un sottopassaggio 1, in parte chiuso da altra costruzione. Anche verso 
il decumano fu chiuso con un muro diagonale con due filari di tufi ed uno di mattoni 
alternati. A quella costruzione è stata addossata una vasca semicircolare. Sotto passa 
una fogna, posteriore al rialzamento, ma anteriore alle altre costruzioni. 

Passando ora al lato sinistro e partendo sempre da est incontriamo anzi tutto 
una scala 16 la cui porta ha la soglia in travertino 70 cm. più alta della strada 
attuale. Dietro la soglia è un pianerottolo con due porte, di cui quella orientale 
conduce in un corridoio con porta egualmente a 70 cm. sul livello della strada, nel 
quale è interrato un dolio. 

Anche i vani 17, 18 e 19, con il quale si chiude un fabbricato, hanno la porta 
rialzata sopra la strada, come anche gli ambienti che seguono. Dei quali pure, poco 
essendo stati scavati, poco si potrebbe dire. Soltanto noto che nell'ambiente 25, che 
ha pavimento a lastre di marmo, è una vasca addossata alla parete orientale, e innanzi 
alla sua porta sono tre selci di strada ; e nell'ambiente 27, addossato alla parete 
ovest, è un sedile (m. 0.30 X 0,52), a nord del quale, prospiciente sulla strada, si 
avanza un tratto di muro, fiancheggiato ad est da un pezzo di pavimento, muro e 
pavimento che dovevano occupare parte del marciapiedi, il quale era verso est a 
cm. 70, verso ovest a cm. 50 sopra la strada. 

Nel tratto del decumano tra via delle Pistrine e il Foro (fig. 6) sono venuti 
in luce due frammenti di lastre marmoree iscritte: 

1. (m. 0,23 X 0,20 X 0,03) con 2. (m. 0,08 X 0,095 X 0,038): 

lettere alte e brutte: 

AVRE ... Q_V 1 . . . 

...PRAEF... ...e -cop. . . 

. . . VRBISETI . . . ...M-VLP... 

e una cruUa di bronzo rappresentante Leda col cigno (fig. 7). 



f) Area del tempio di Vulcano. — Continuano le ricerche nel lato orientale di 
questa, dove le costruzioni sono di più specie e di più epoche. La più antica è rap- 
presentata da muri a piccoli blocchi (Inngh. m. 0,58; 0,69; 0,73; — largh. m. 0,43; 

Notizie Scavi 1913 — Voi. X. 62 



OSTIA 



— 402 — 



REGIONE I. 



alt. m. 0,26) di tufo nerasti'O verdognolo, collocati sulla sabbia; la seconda è a 
blocchi buo-nati, più grossi, di tufo più solido, rossastro, su fondazione a calce e tufi 
informi; le ultime, di muri a cortina laterizia o in reticolati con la fondazione alla 
medesima profondità di quello dei blocchi grossi di tufo, ma di epoca posteriore. 




FiG. 6. 

Negli strati superiori si raccolsero frammenti di vasi aretini con le marche C. I. L. 
XV, 4955;;, 5496 ^ (ornato) e C-W (cfr. C.LL. XV, 4955 rr), e tre frammenti di 
tegoloni decorativi, uno con tracce di colore azzurro con rami e foglie, un altro con 
tralci e grappoli d'uva, verso uno dei quali è tesa la mano di una figura; il terzo 
con grosso riccio colorato in rosso sopra uno strato di colore bianco. Nella sabbia, o 
quasi a contatto di essa, si raccolsero due ciotole e un piattello a vernice nera; un 



REGIONE I. — 403 — OSTIA 



frammento di altro piatello con onde nel margine e, nel centro, im pezzo di asta ; un 
piede con parte di vaso a vernice nera ornato di zone concentriche bianche e di 
foglie a puntini giallo-rossastri ; uu frammento di ciotola a vernice nera con quattro 
marche a ferro di cavallo; un altro vaso con tracce di vernice nell'interno del labbro, 
una lucerna (cfr. forma 2) a vernice nera. 

Lo scavo fu portato nell' interno delle taberne a cortina laterizia, il cui ingresso 
dava sotto il portico dell'area e che si trovano immediatamente ad est di quelle 
costruzioni. Approfondito lo scavo nell' interno della porta della taberna di mezzo, a 




FiG. 7. 

m. 0,35 dal pavimento a lastre di marmo se ne scoprì un altro ad opera spicata e, 
sotto questo, una fogna da sud-est a nord-ovest. A m. 0,40 sotto questo pavimento, fu 
scoperto un muro in direzione est-ovest, a tufi squadrati verdognoli in quattro file, 
delle quali la prima è un po' aggettata: è fondato sulla sabbia come i muri delle 
taberne più antiche, con cui è connesso. 

Sotto il pavimento ad opera spicata è uno scarico di calcinacci (m. 0,40), e, sotto 
questo, un grosso strato di argilla (m. 1,05) con pochi frammenti di terracotta a 
impasto fine, pezzi di legno carbonizzato e pochi frammenti di embrici; più sotto 
ancora, uno strato di tufi battuti (m. 0,18) che sembra il pavimento delle costruzioni 
più antiche. 

In questo stesso saggio fu scoperto un muro a grossi blocchi di tufo giallo-ros- 
siccio (m. 1,10 X 0,54) su una fondazione a masso con pezzi informi di tufo e poz- 
zolana rossa (m. 0,56), la quale a sua volta sta sopra un'altra fondazione trascurata, 
più larga, alta in media un metro ; questa fondazione raggiunge il piano della sabbia, 
come le taberne più vecchie. Tra la fondazione superiore e i blocchi di tufo sono, di 
tratto in tratto, a distanza eguale, dei buchi, quali sono anche nei muri eguali sotto 
l'area, dove dovevano stare le testate delle travi che reggevano il pavimento in legno. 



OSTIA 



— 404 — 



REGIONE I. 



Questo pavimento stava ad una certa distanza dallo strato di argilla ; questo spazio 
vuoto che serviva di vespaio, si riempi poi del legno infracidito, di cui si trovarono 
tracce e degli scarichi gettati quando fu fatto il pavimento in opera spicata. 

Nel centro delle taberne è un altro muro normale a quello che va da est ad 
ovest e che segna il limite dell'ambiente. 

Un altro saggio fu incominciato nell' interno 
della prima taberna a sud, innanzi alla porta. Sotto 
il pavimento si scoprì la continuazione del muro 
"s? - ^ ^^^^H a grossi blocchi di tufo, che è la parete di fondo 
"^^^"^WV-^^^B della seconda taberna sotto l'area: una porta met- 
teva in comunicazione l'ambiente esterno col po- 
steriore. Anch'esso ha i buchi per le travi del pa- 
vimento di cui si rinvennero tracce anche qui. 

Delle costruzioni del tempo del pavimento ad 
opera spicata restano un muro a nord della taberna 
e due fogne in direzione est-ovest. Quella verso sud 
(m. 0,65 X 0,60) è meglio conservata: ha copertura 
piana e pavimento di mattoni bipedali, e muri a 
cortina. Della fogna a nord poco rimane: si vede 
un tombino con pareti intonacate con calce bianca, 
il quale scaricava nella fogna sottostante. In questa, 
precisamente sotto il tombino si raccolse parte di 
una stuoia e un pezzo di corda, carbonizzati. 

Negli scarichi tra il pavimento superiore e quello 
Pjg g ad opera spicata si raccolsero pezzi di lastrine di 

marmo lavorate a giorno a disegno geometrico, al- 
cune riempite di lastrine di rosso antico, e altre tagliate a foglie, avanzi di una 
decorazione. 

Nell'intercapedine tra il piccolo Mercato e il lungo muro a grossi blocchi di 
tufo si rinvenne una statuiiia in terracotta molto rozza (tlg. 8) che rappresenta forse 
un facchino che porta un sacco e ha la corda avvolta intorno alla vita. Un frammento di 
statuetta simile, ved. sopra, a pag. 121, fìg. 2. 

* 

Fuori dell'area, ora demaniale, si raccolse un frammento di lastra iscritta 
(m. 0,145X0,35): 

G 

Q^IVIXi ... 
ME I VS I . . . 

VALER 

FI 

e mattoni con i bolli G. I. L. XV, 24, 326, 659c, 829, 116fl, e 1356. 

D. Vaglieri. 




REGIONE I. 



— 405 — 



VENAFRO 



CAMPANIA. 

VII. YENAFRO — Iscrinoni osche. 

Le iscrizioni osche inedite, raccolte in questo studio, sono il frutto di ricerche 
fatte nella Campania. Se al glottologo non offrono nuovo importante materiale lin- 
guistico, non rappresentano tuttavia un inutile contributo scientifico alla conoscenza 
della lingua e dei monumenti della civiltà osca. Una di esse proviene da una loca- 




FlG. 1. 



lità sino ad ora nuova ai rinvenimenti epigrafici e monumentali della civiltà osca 
(Venafro) ('); due altre da già noti centri del territorio osco (Cuma, Teano). 



Un nuovo e bello esemplare dei fondi di tazze calene con decorazione a rilievo, 
ci viene da un punzone a stampo rinvenuto recentemente fra un ricco deposito di 
terrecotte figurate e decorative, scoperto sulla più alta parte dell'odierno paese di 
Venafro (l'antica Vena/rum), in prossimità di un edifìcio antico, del quale appari- 
scono sino ad ora troppo scarse vestigia perchè se ne possa determinare la natura. 



(') Le monete attribuite dal Garruccì a Venafro {Monum. It. Ant., pag. 91 1, sono tutte di assai 
dubbia lettura e d'incerta identificazione (Conway, The italic dialects, I, pag. 146). 



VENAFRO — 406 — REGIONE I. 



Il punzone è di forma cilindrica, simile ad nn'arula votiva di terracotta, a superficie 
convessa nella parte da imprimere e assai logoro nella zona più esterna, a basso- 
rilievo, della decorazione. La nostra riproduzione è ricavata da un' impronta che non 
può riuscire del tutto perfetta a causa del lungo uso a cui la forma è stata sotto- 
posta. Il medaglione a rilievo che ne risulta (fig. 1), sensibilmente concavo, consta 
di una zona esterna di decorazione vegetale a due serie alternate sovrapposte di foglie 
lanceolate e foglie d'acanto ('), e di una zona centrale, circolare, contornata di per- 
line, da cui emerge ad altissimo rilievo la testa giovanile di Ercole. Questa è rivolta 
di due terzi a sinistra, ed è ricoperta della pelle del leone di cui appariscono la 
maschera e i riccioli della criniera disposti a raggiera intorno. Neil' impronta si per- 
dono i particolari della più profonda parte del rilievo centrale. Nel volto di fresca 
giovanile bellezza, dai tratti quasi satireschi, espressi con un sapiente risalto della 
modellatura, si ravvisa il giovane eroe, figura cara alla piccola arte ellenistica dei 
ceramisti e toreuti (-). 11 tipo artistico dell'Ercole, la tecnica dell'altorilievo, fa di 
questa impronta un esemplare assai vicino ai più squisiti modelli della toreutica 
ellenistica. Il diametro dell'impronta misura m. 0,075. 

Sull'orlo superiore del medaglione, disposta ad arco di cerchio negli spazi liberi 
della decorazione e a lettere capovolte rispetto alla figura rilevata, è l' iscrizione osca 
(fig- 2): 

e a a 11 iis ^^- C{aius) Ahius 

è '^ 

Fig. 2. 



Aahuft, corrispondente alla forma latina Ahius,, frequente soprattutto nelle iscri- 
zioni latine della Campania e del Sannio ('*), appare qui per la prima volta in forma 
indubbia e schiettamente osca: non si legge con altrettanta sicurezza altrove, come 
pur altri ha tentato di fare. Una tegola pompeiana dà C. Vaìiies: e poiché sembrò 
al Dressel di vedere un punto nello spazio tra il F e \a, il Pianta, supponendo una 
corruzione, congetturò arbitrariamente Ahies {*). Incertezze non minori presenta, per 

(') Per il tipo della decorazione a palinette stilizzate, vedi la tazza riprodotta in Pagenstecher, 
Calenischo Reliefkeramik, n. 133, fig. 39; e l'altro esemplare in un articolo d'appendice dello stesso 
A., in Jahrb. d. Arch. Inst., XXVII, pag. 148, fig. 2 (1912). 

(*J Nella ceramica calena a rilievo sono comuni i tipi dell'Ercole e di Omfale con il copricapo 
formato dalla pelle del leone (Pagenstecher, op. cit., un. 100, 258, 259); cfr. Jahrbuch d. Arch. Inst., 
l'tc. cit., pag. 162: per le rappresentanze su gemme e la difficoltà di distinguer sempre nettamente 
il tipo dell'Krcole giovane dal tipo di Omfale, ved. Ifoscher, Lexicon, III, 1, col. 896 e nota alla 
col. 895. 

(') Cfr. gli Indiws del C.I.L. IX e X, sotto il nome Ah.im e Aim. 
(*) Pianta, Gramm. oskisch-umbr. Dial, II, pag. 508, n. 95, e pag. 675. 



REGIONE I. 



407 VENAFRO 



il riconoscimento della forma Ahiis, la lettura di uno dei molti frammenti della 
defia^io cumana: Pianta n. 119 = Conway, n. lo7: 

framm. Ili, lin. 6: . . .h hiìs mar a . . . 

. . . sahiis . up f . . . . e) 

Una parziale revisione della laminetta mi porta per la lin. 6 ad escludere defi- 
nitivamente . . . hhiis e a dar per certo . . . ahiis supposto probabile dal Pianta e 
dal Conway; e, per la lin. 7, a dubitare fortemente del ... sahiis, dato per certo dal 
primo e ammesso dal secondo editore. Nell'uno e nell'altro luogo il supplemento 
più legittimo è, per me, . . . R~\ahiis lat. Raius, confortato, com' è, oltre che dalle tracce 
epigrafiche, dal ricorrere dello stesso nome in forma intera e indubbia nel frammento 
maggiore della stessa laminetta (V 4, 5, 6, 9) («). Cosicché il punzone di Venafro 
dà per il primo la conferma d'una forma onomastica osca, peraltro già postulata. 
Per la storia dell'uso locale del nome, è notevole di ritrovare, in un' iscrizione latina 
venafrana {C. I. L. X, 4992), una Ahia C. /'., e, ad Isernia (C. /. L. IX, 2699), un 
C. Àhius Castori il che, mentre testimonia della vitalità della famiglia Ahia nel 
territorio di Venafro e contiguo, rende sempre più probabile l'ipotesi che il punzone a 
stampo con il nome C. Ahiis ci richiami ad una fabbrica locale a Venafro, di ce- 
ramiche campane di tipo ellenistico. 

Né il nome del vasaio venafrano è il primo nome osco che ricorre nella serie 
dei fabbricanti di ceramiche a rilievo della Campania, poiché una vera famiglia di 
ceramisti osci ha rilevato il Weege dalle iscrizioni di tre tazze di tipo caleno di 
fabbrica teanese (^). Quale influenza abbia avuto Venafro nella produzione industriale 
delle ceramiche calene, è cosa che non possiamo ancor dire, prima almeno che lo scavo 
non abbia saggiato quella zona completamente sconosciuta; ma non è intanto senza 
importanza l'aver rinvenuto, in un centro sino ad ora ignoto alla produzione delle 
ceramiche campane, un punzone a stampo con il nome del proprietario e industriale 

della fabbrica. 

A. Maiuri. 

(') Nella Nota al testo (II, pag. 511), il Pianta non esclude la lettura ...ahiis... invece di 
...hhiis, e (II, pag. 619, n. 5) legge a lin. 7: ...s Ahiis- peraltro, altrove (II, pag. 620) ritiene 
certa a l'in, 6 la lettura ...hhiss, ed è costretto perciò ad escludere in quel passo la Mtm-a Ahiis. 
Il Conway. a sua volta fop. cit., I, pag. 136), propende a riconoscere un' a anziché un' À, e avanza 
l'ipotesi che a lin. 7, invece dell's abbiasi a leggere un ò. 

C) Quanto all'a, quel che avanza della barra mediana sensibilmente obliqua non lascia alcun 
dubbio che trattisi di a e non di A; e per lo s non scorgendosi nel frammento altro che il segno |> 
e esistendo negli altri luoghi dell'iscrizione tipi dell' r a forma > e D, non esito a riconoscere nel 
nostro caso un r a forma triangolare. Alla mia lettura si è avvicinato il Conway, avendo egli supposto 
come possibile un b (K) pers; ma dell'appendice caudata non vedo traccia alcuna sul frammento. 
Debbo qui aggiungere che queste ed altre incertezze rendono necessaria una ripubblicazione della 
defixio cumana, con un nuovo tentativo di ricomposizione dei frammenti di cui risulta. 

e) F. Weege, Fine oskische Tdjjferfamilie. in Banner Jahrbùcher, fase. 118 (1909) : cfr. Gàbrici 
in Mon. ani. d. Lincei, XX (1910) ci. 28 sgg., e Pagensteclier, Calenische Reliefkeramik. pp. 120 sg. 



TEANO 



— 408 — 



REGIONE 1. 



Vili. TEANO — Stele sepolcrale con iscruione osca. 

Nel fondo di Nicola Mottola, posto a nord-est dell'odierna Teano, di là dal 
fìumicello Saone, si notano, ammassati nelle macerie o dispersi sul terreno, molti 
frammenti di pietra tufacea, dei quali alcuni con tracce di decorazione rozzamente 
scolpita. Sono frammenti di stele sepolcrali della ampia e ricca necropoli osca teanese, 
che si estendeva anche da questa parte per un tratto che tuttora non ben conosciamo. 
Tra i molti frammenti anepigrafi, raccolsi un pezzo del cornicione d'una piccola stele 
(largh. m. 0,21 X 0,12 X 0,07) con le seguenti lettere (fig. 1). 

■ ^ I G Q V a • WM^. = . . . Burnus N{umeriVi filius) 




FlG. 1. 



Le lettere incavate a solchi regolari e profondi sotto la cornice del frontoncino 
conservano tracce evidenti di rubricazione: l'ultima lettera potrebbe essere anche 
un 141 : ma dalla larghezza dello spazio intercedente fra le due aste verticali e dalla 
forma del tratto obliquo, par quasi certo un 1/1 ; il solco mediano che attraversa la 
quarta lettera (ved. tìg. 1) non è che un falso solco epigrafico prodotto probabilmente 
da una scheggiatura. Mancando la scrittura a destra e a sinistra del frammento, è 
evidente che Burris sia il gentilizio che seguiva al prenome. 

Il trovar qui per la prima volta esemplificato in osco il nome latino Burrus 
= gr. nvQQog, fa porre di nuovo in campo l'agitata questione della ragione per cui 
un gruppo di voci improntate dal greco siano rese in latino con cambiamento della 
vocale tenue nella media corrispondente. Qual rapporto si può ora stabilire tra l'osco 
liurris, il lat. Burrus, il gr. nvqqog? 11 nuovo documento epigrafico sembra venire 
a conferma della nota teoria che il trapasso fonetico spiegava come avvenuto a traverso 
i suoni intermedi, meno sonori, delle consonanti sonore osche. Il fatto di trovar viva 
nell'uso onomastico osco la forma Burris^ rende più che legittima ora l'ipotesi che 
i nomi corrispondenti latini siano, come in molti altri casi, diretta e fedele deriva- 
zione da nomi di famiglie della gente osca della Campania. A Burris corrisponde- 



REGIONE I. 



— 409 CtJMA 



rebbe il lat. Burnus; e in questa stessa forma il nome latino ricorre in territorio 
osco ad Ercolano {C. I. L. X, 1403«2,ll). 

Altre iscrizioni osche in lettere rubricate su stele sepolcrali dello stesso tipo e 
dell'identica qualità di pietra tufacea, si rinvennero negli scavi d'una parte meglio 
conservata della necropoli di Teano {Monum. ani. d. Lincei, XX, pp. Hsgg., 1910). 



A, Maiuri. 



IX. OUMA — Altra stele sepolcrale con iscrmone osca. 

Nell'area della necropoli del già fondo Correale, in mezzo ad un cumulo di 
massi di tufo provenienti da tombe distrutte nei precedenti scavi o manomesse nei 
continui rimaneggiamenti del suolo a cui tutta l'area della necropoli cumana è stata 
per lungo tempo sottoposta, si raccolse, nel periodo dei recenti lavori di bonifica, la 
rozza stele inscritta riprodotta nella fig. 1. È un rozzo blocco di tufo irregolarmente 
squadrato, con la faccia anteriore inscritta, lavorata a spina di pesce, come per la 
maggior parte sono i blocchi delle tombe cumaue del periodo sannitico: un sem- 
plice solco lineare disegna alla sommità una specie di riquadratura, nel cui mezzo 
si aprono due fasce profondamente incavate, convergenti con il vertice in basso. 
Questo rozzo e semplice motivo di decorazione, assai sommariamente eseguito, non 
è tuttavia senza importanza a causa della scarsezza dei documenti che possediamo 
nell'arte osca dell'esecuzione della stele sepolcrale, accanto alla solida e bella co- 
struzione architettonica delle tombe. Disgraziatamente, le circostanze del rinvenimento 
non ci aiutano a stabilire a qual tomba o gruppo di tombe appartenesse la nostra 
stele. Gli strati della necropoli messi sino ad ora alla luce dallo splateamento del- 
l'area del fondo Correale negli ultimi lavori di bonifica, vanno riferiti al periodo 
della decadenza sannitica, determinato com' è dalla presenza della estrema produzione 
dei prodotti locali di ceramiche figurate e del fiorire della produzione successiva a 
vernice nera e di ceramiche grezze, cosicché l'epoca della nostra stele, rinvenuta nella 
zona suddetta, non può essere anteriore al IT secolo av. Cr. : per l'arte rozza della 
decorazione e la forma delle lettere, propenderei a datarla piuttosto alla fine che non 
al principio del secondo secolo. La stele misura ra. 0,89X0,61X0,31: l'altezza 
massima delle lettere è m. 0,115. 

Il largo e profondo incavo che deturpa la stele toglie la possibilità di leggere 
con sicurezza le poche lettere che in forma abbreviata davano un nuovo nome osco; 
nella 3^ lettera della linea superiore è incerto se debba riconoscersi una r diversa, 
per la forma della pancia ricurva, dalla v triangolare della linea inferiore o, non piuttosto 
un d (/l) con l'asticella obliqua molto bassa; della seconda linea ò ancora più incerto 
il ricostruire dalle due aste verticali una o due lettere, mancando la traccia di qual- 
siasi altro segno epigrafico intermedio. A sinistra delle lettere chiaramente visibili 
non c'è altra traccia certa di lettera. A titolo di supplemento dò la lettura: 

^ Kadi{us) Brit{tius) o Brit{tii filius) 
Radi I Brit = ^ ^^^^^^^ Britilii) o Bril{ii fili) 

58 

Notizie Scavi 1913. — Voi. X. 



CDMA 



— 410 — 



REGIONE I. 



La forma abbreviata con la desinenza teoaatica in i in luogo del nominativo in 
-iis i-is) o-eiiitivo in -ieU, è esemplificata a Clima (G. Siili . G.) e altrove 
{\^\\\\ ^ Asillius Asilln, e Blussii = /7/05.SÙ' ecc.) (')• H noiue Ksidius ricorre 
nell'epigrafia latina del Saimio e della Campania, e par nome di schietta derivazione 
italica: BritUus {Britius) o Bruttius, più frequente ancora in tutta l'Italia meri- 
dionale, è un derivato etnico. 



S^"**C^!^\'^*^ I 




Se nella terza lettera si ha da riconoscere una r anziché una d, avremmo la base 
abbreviata di un nome osco Rari, che potrebbe bene riavvicinarsi alle due glosse 
carisa (Plac. 27; Deuerl.), caria e carensis (ibid., pag. 25, 19), e al dubbio nome 
Cariemem che il Buecheler, in base alle stesse glosse e alla voce Karanler^ giusta- 
mente corresse da Cammensem (Paul, ex F. 58 M). 

La base semasiologica di questa famiglia di voci e dei nomi propri che se ne 
possono derivare, è nel significato della glossa caria (juam Oscorum lingua panem 
esse dicuat e nel valore burlesco del nome carisa == vetus lena yercallida, unde 
et in mimo fallaces ancillae ^cala e arisia y> appellantur (Gonway, op. cit., I, 
pp. 222 e 231). 

A. Maiuri. 



(') Conway, The italic dialects, I, n. 89, n. 77 B 14, n. 109. 



REGIONE I. 



411 — 



POMPEI 



X. POMPEI — Continuatone degli scavi sulla via dell' Abbondanza. 

I* Zona — Scavo della via. 

Col lavoro compiuto durante questo mese, si sono messe interamente in luce 
le fronti opposte delle isole I della reg. IT a sud, e I della reg. Ili a nord, come 
mostra l'unito rilievo topografico annunziato nel rapporto del mese scorso. Oltre le 



Reg. III. — Ins. I. 



3 



\^^ 



j 



4H 



4 5 



6 7 



Tnrr-nr i 



^^^. lì. — Ins. 1. 



notizie già fornite circa le facciate di queste due isole opposte, non vi sono da aggiun- 
gere particolari notevoli, essendo esse, nel tratto più orientale ultimamente scoperto, 
quasi interamente rustiche. 

II* Zona — Reg. I, ins. VI. 

Completato lo scavo della casa n. 4, si è qui spostata la ricerca nella casa 
n. 2 e nelle botteghe 1 e 3 che ne fiancheggiano l'ingresso sulla via. Gli edificii 
in parola, in gran parte rustici, sono per metà già ritornati in luce e verranno col 
rapporto del mese prossimo presentati in ima pianta topografica che ora riuscirebbe 
troppo incompleta. 

Oggetti raccolti e iscrizioni scoperte durante il mese. 

(2 ottobre). Reg. I, ins. VI, n. 2. Nell'atrio, a m. 3 dal pavimento presso la 
colonna nord-est dell'impluvio, si sono raccolte due boccette di vetro alte m. 0,07 
e m. 0,08. 



POMPEI — 412 — REGIONE I. 



Re^y. II, ins. I. A sinistra del vano n. 5, sopra apposita mano di calce distesa 
sul nudo opus isodomum della facciata, si è scoperto un interessante programma 
elettorale in colore nero: 

1. LPOPlDIVM-SECVNDW\ 

AEDO'LOLLIVSsYnHODVS-CLIENS-ROG-SCR- PAPI LIO 

(4 ottobre). Reg. TU, ins. I, n. 5. Dietro il muro di facciata, a m. 4 dall' in- 
gresso ed all'altezza del piano superiore, si sono raccolti i seguenti oggetti di bronzo : 
un cucchiaino a coppa circolare, lungo m. 0,12; una monetina dai tipi affatto irri- 
conoscibili; un piccolo campanello con tre cerchietti. Ivi stesso, sulla soglia, alla 
estremità sinistra, due anfore di terracotta, delle quali 1' una reca sul collo l' iscri- 
zione nera: 

2. eY 

BI 

e l'altra reca graffiti, prima della cottura, i segni seguenti : 

3. I IJ V S I (?) 

Reg. I, ins. VI, n. 4. Nel grande salone di II stile, sulla parete orientale , — 
estremità meridionale — si sono letti, graflìti, i seguenti appunti di contabilità: 

IIIIKIlll' IIIIIIIIIl' IIIIIIIIIl' IIIIIIIIIl' IlIIIIIIIl' 

iiiiiiiiii' IIIIIIIIIl' IIIIIIIIIl' IIIIIIIIIl' X 
S€X 

con i quali lo senptor volle stabilire la somma (= 106) di alcune cose che egli 
aveva enumerate e aggruppate in tante decine separate da apici : 

Nel cubicolo adiacente al salone, ed anch'esso di li stile, a fondo rosso, sulla 
parete orientale — estremità meridionale — si sono lette queste altre due iscrizioni 
graffite : 

5. FERREOLVS ANTHO 

SA_ 
e, in grosse lettere, 

6. VII K IVL 

VINACIA 

VIIN IT -f^-4-^ III 

(7 idem). Reg. II [, ins. [, n. 5. Nelle identiche condizioni di trovamento indi- 
cate il giorno 4, si è trovato un altro cucchiaino di bronzo, lungo m. 0,12, a coppa 
circolare ansa rastremata in punta, con un coperchietto di terracotta, largo 
metri 0,062. 



RBGIONE I. — 413 — POMPEI 



Reg. I, ins. VI, n. 2. Nell'atrio, a in. 2 dal pavimento, presso le colonne del- 
l' impluvio, un'altra boccetta lunga m. 0,08, un frammento di stretta cannula lungo 
m. 0,11 e un boccettino alto anch'esso m. 0,08. Nella casa n. 4 sono, in seguito 
alla ripulitura delle pareti, ritornate in luce altre iscrizioni graffite: nel salone, alla 
base della riquadratura rossa superstite della parete occidentale: 

7. Ili IDVS IVLIAS TR M CC 

e sulla stessa parete, in basso, sull'antico rappezzo d' intonaco di cocciopesto, la tirma 
(in forma di vascello a vela) : 

.8. VIINVSTVS 

Nel cubicolo rosso, un poco più a sin. delle iscr. nn. 5 e 6, queste altre due: 
9. MELICERTES 10. AVCTVS 

Altri segni si sono osservati sullo zoccolo, all'estremità settentrionale della stessa 
parete ; ma non se ne è potuto cavare alcun costrutto, per la pessima conservazione 
dell' intonaco. 

(8 ottobre). Reg. Ili, ins. I, n. 5. Sul pilastro laterizio a sin. dell'ingresso si 
è scoperto un programma di colore nero: 

11. IL. Cae^CìUWMuviK 

al quale ne segue, più giù, un altro: 

12. ALBVCIVM-AED 

DRP-OVF 

(10 idem). Reg. 1, ins. VI, n. 2. Nell'atrio, presso la parete nord: Bronco: una 
striglie lunga m 0,22. con l'arco a foglia lineare; un ago a stretta cruna, lungo 
m. 0,118. — Ferro: un treppiede ed una roncola. 

(11 idem). Reg. II, ins. I, u. 6. Davanti al pilastro sinistro di questo ingresso, 
a m. 4 di altezza dal marciapiede, nello strato di cenere, si è scoperto uno sche- 
letro umano, del quale nessuna impronta col gesso è stato possibile di ricavare. Un 
gruppo di curiosi ed interessanti oggetti di bronzo è stato raccolto con questo sche- 
letro, presso la gamba sinistra, oggetti che erano stretti insieme in un panno di 
leggero tessuto (del quale si sono viste le impronte) e che sembrano essere apparte- 
tenenti ad un medico. Eccone la descrizione: a) Astuccio cilindrico di m. 0,017 di 
diametro, lungo m. 0,185, contenente tre tasti lunghi m. 0,16 con una estremità a 
palettina lunga e l'altra a pallina di forma allungata, incisioni a spirale nel tratto 
medio di due di essi; b) lastrina di ardesia ad orli sfaccettati, di m. 0,18X0,077, 
nella cui superficie più larga si notano due profondi solchi prodotti da confricamento, 
mentre nella superficie più stretta vedonsi solo tre puntini incavati e allineati : essa 
è custodita in un fodero di lamina di bronzo che copre tutto, tranne la superficie mi- 



POMPEI 



— 414 — REGIONE 1. 

noie ed ha nel mezzo un piccolo lacus emisferico di m. 0,055 di diametro ; e) cas- 
settino rettangolare, largo m. 0,13 X 0,072, alto m. 0,021, a coperchio orizzontale 
scorsoio: mercè laminette di bronzo, l'interno è diviso in due primi scompartimenti 
liberi, nei quali erano conservati dei cilindretti verdicci e neri di una sostanza poco 
consistente, e fortemente smussati. L'altra metà della theca è suddivisa in tre scom- 
partimenti, munito ciascuno di proprio coperchietto a cerniera e di piccola ansetta 
mobile: anche qui, cilindretti smussati, di sostanze analoghe a quella già indicata. 
Per polverizzare e stemperare in acqua le dette sostanze, può forse pensarsi che ser- 
vissero la lastrina di ardesia ed il piccolo lacus della sua custodia. Che i cilindretti 
siano di sostanze medicamentose, potrà assodarlo un'analisi chimica : l' ipotesi che lo 
scheletro sia quello di un medico, è resa intanto maggiormente verosimile dall'alle- 
goria di una gemma ellittica che orna un anello di ferro infilato all'anulare sinistro 
dello scheletro stesso. 11 simbolo ivi inciso esibisce un leone incedente maestoso a 
sinistra, mentre dal suolo si aderge il fallo. 

Reg. 1, ins. VI, n. 3. Sopra una pelvi di terracotta, trovata nel retrobottega, 
è impressa due volte, accanto al versatolo, la marca in lettere rilevate: 

13. ... V L I V S 

...ER FECc 

cioè: iTi.iyilius — iPeriancT^er . fec{it). (Cfr. C. L L. X, 8048,20). 

(13-16 ottobre). Reg. I, ins VI, n. 3. Nel mezzo del retrobottega si sono rinve- 
nuti sul pavimento parecchi oggetti di bronzo: Un candelabro a fusto semplice, alto 
m. 1,19 e sostenuto da un piede artistico, nel quale le tre zampe feline si alternano 
con altrettante foglie di edera; una oinochoe biconica, ad orlo tondo, alta m. 0,19, 
con ansa desinente in giù in raascheretta comica ; uno specchio circolare, di m. 0,20 
di diametro; una patera larga m. 0,22, dal manico scannellato desinente in testa di 
ariete e con ansetta ad anello all'estremità opposta dell'orlo; una oinochoe a corpo 
sferico e orio trilobato, alta m. 0,15; un suppedaneo-tripode, circolare, alto m. 0,138, 
i cui tre piedi, a zampa felina, si alternano con motivi floreali traforati a giorno; 
una pelvi circolare, di m. 0,34 di diametro, dalle anse a ponte desinenti ai capi in 
protomi d'ippocampi; un calamaio cilindrico con coperchietto nel centro del disco 
superiore, alto ra. 0,053 e contenente molta polvere di atramente; avanzi di un cas- 
settino con chiusura a scatto e scudetto traforato a giorno per il lato anteriore; uno 
di serratura (m. 0,13X0.17) il cui corrente, lungo m. 0,124, è ancora connesso con 
la chiave di ferro lunga m. 0,22 : in esso scudo entrava l'asola di una bandella arti- 
colata a cerniera e mobile nel senso verticale, laonde è da ritenere essere apparte- 
nuti questi avanzi ad una cassa a coperchio orizzontale; due borchiette circolari con 
anelli striati da esse dipendenti, larghi m. 0,034; un correntino di piccola serratura, 
e avanzi di catenelle. Con questi bronzi, una bottiglia di vetro, panciuta, alta m. 0,165, 
e un boccettino alto m. 0.058.— Terracotta: un'anforetta rivestita di vernice vitrea 
gialla; una lucerna inonolychne di m. 0,12 di diametro, il cui disco esibisce in co- 
rona di foglioline cuoriformi la Triade seguente: Giove (centro), Giunone (sinistra) 



REGIONE I. — 415 — POMPEI 



e Fortuna (destra) ; una lucerna di m. 0,078 di diametro, monolychne, nel cui disco 
è impresso a rilievo un gobbo nudo, incedente a sinistra (una figura grottesca, dalla 
grossa pancia, grossa gobba e naso adunco, grossissimo), il quale protende la sinistra 
forse per presentare un attributo che non si vede, e porta la destra sull'anca. 

(13 ottobre). Reg. I, ins. VI, n. 3. Sempre nel retrobottega, ma sulla parete 
orientale, una stecca d'osso, larga m. 0,013, lunga m. 0,26, e un minuscolo pithos 
di terracotta, alto ra. 0,033, scheggiato all'orlo. 

Reg. Ili, ins. I, n. 6. A tergo della facciata, e al disopra dell'architrave, si è 
raccolto un anello di ferro nel cui castone è una pietra bianca, forse di cristallo di 
rocca. Questa reca incisa una figurina di tipo Apollineo, nuda, stante, col gomito 
sinistro appoggiato ad un tronco di colonna mentre con la sinistra regge un lembo 
del' manto che la copre in parte, e con la destra protende un ramo di alloro. Sul 
tronco di colonna, un tripode; la testa appare coperta di berretto circolare. 

(16 id.). Quasi ad immediato contatto con lo scheletro superiormente descritto, 
un altro scheletro umano si è rinvenuto e si è subito scavato essendone impossibile 
r impronta. 

Nessun oggetto recava con sé questo secondo infelice, all' infuori di una pala di 
ferro lunga m. 0,30, a punta rastremata, la quale, completata col relativo lungo ba- 
stone di legno, fu forse adibita dai due per avanzare con minore difficoltà sul lapillo 
già caduto. 

Rimosso questo secondo scheletro, si è scoperto tutto il fronte dell' ingresso n. 6 
(Reg. II, ins. I), ed ivi, sul pilastro destro, in alto, si è rimesso in luce un pro- 
gramma nel quale lo scriptor, per mancanza di spazio a destra, tracciò a sinistra 
il nome del rogator : 

14. MAXIM LPOPlD[zm] 
vSR(o^) AED 

un poco pili giù è un altro programma, di colore nero: 

15. CN-HELV1VM-SABINW\ 

AED DRPOV-F 

Segue, ancora più giù, il programma: 

16. SITTIVM-MAGNVM- i^viR 

QF 

attraverso il quale, uno antecedente ne trasparisce, in lettere nere: 

17. LOLLIVM /c-D Cf 

(21 idem). Reg. I, ins. VI, n. 2. Nell'androne si sono raccolti i seguenti oggetti: 
Bromo : una theca cilindrica di m. 0,074 di diametro, esternamente ornata di strie 
orizzontali, alla quale fa da coperchio un disco di bronzo nel quale si sovrappongono 



POMPEI — ^^^ — REGIONE I. 



tre lamine: l'iina di ferro, l'altra di piombo e la intermedia costituita da un disco 
di legno; tre medii bronzi di M. Agrippa L. f. Cos. III. — Terracotta: Una lucerna 
triangolare, monokchne, foggiata a testa di bue e con mezzaluna sull'ansa ad anello 
(lungh. m. 0,145); altra lucerna monolychne, circolare, con ansa ad anello, larga 
m. 0,12 con un giro di cerchielli impressi intorno al disco; un fritillo ovoidale a 
larga bocca e collo strozzato, alto m. 0,112; una scodella aretina ad orlo legger- 
mente ripiegato in dentro, larga m. 0,145; due orci panciuti, alti m. 0,137 e 0,20, 
e un coperchio rustico da anforetta conica. — Conchiglie : un guscio di cypraea lungo 
m. 0,073, e uno di tritone. 

(23 ottobre). Reg. I, ins. VI, n. 3. Seguitandosi lo scavo del vestibolo, si è oggi 
raccolta un'altra oinochoe di bronzo a recipiente ovoidale ed orlo tondo, alta m. 0,25 : 
l'ansa, desinente in giìi in mascheretta, si allarga in su in due bracci saldati all'orlo 
con una fogliolina eretta nel mezzo. 

Sopra una pelvi di terracotta giacente da tempo nella bottega n. 4 della stessa 
isola, si è letta la marca di fabbrica in lettere rilevate: 

^^- ''TIek^ (Cff. (7. /. £. X, 8048, 22). 

(25 id.). Di nuovo nel vestibolo della casa n. 2, al margine superiore dello 
zoccolo laterizio, verso l'atrio, si è scoperta oggi, tracciata col carbone, l' iscrizione : 

19. HABITO SVO 
LIA SAL 

Non è possibile di leggere la prima parte del nome della donna che indirizzava 
saluto al suo Uahitus. 

(28 id.). Ivi stesso, presso il vano di comunicazione con l'atrio, uno scudo di 
serratura di bronzo, rettangolare, munito di quattro chiodetti che lo fissavano al 
legno della porta, e connesso ancora col corrente in parte fuso e contorto dal fuoco 
di un incendio che qui dovette svilupparsi al momento della catastrofe. 

Sull'orlo della fornace degli Infectores, nell'isola opposta (Reg. IX, ins. X, 
n. 2) sono ora leggibili delle iscrizioni dipinte, che in primo tempo non apparivano. 
Al disopra dell'apparecchio del focolare (colore giallo): 

20. DOMINA 

SVM O 
/^Q_yA 

e, di seguito, verso la via: 

21. SAI CANO 

M. Della Corte. 



REGIONE II. — 417 — CRISPIANO 



Regione II (APULI A). 

CALABRIA. 

XI. CRISPIANO (frazione del comune di Taranto) — Tombe italiote 
scoperte in Monte san Pietro. 

Il giorno 13 novembre 1912 la Direzione del Museo Nazionale di Taranto 
acquistava da certo Paolo Convertino la suppellettile di due tombe, dal medesimo 
rinvenute durante i lavori agricoli in località Monte San Pietro presso Crispiano, 
grossa borgata a sedici chilometri da Taranto, sulle colline verso settentrione. Da 
dette tombe erano venuti fuori i seguenti oggetti : 

Tomba 1. — a) Pelike a figure rosse, aita m. 0,10. Sopra una faccia, figura 
muliebre in piedi, il volto di profilo a sin., la persona di fronte, vestita di chitone 
dorico cinto ai fianchi, tenendo colla d. un tirso e nella sin. una phiale. A d. sorgono 
dal terreno due girali fogliate; a sin. un'altra girale. In alto una phiale. Sull'altra 
faccia, figura virile nuda, procedente verso d. volgendo indietro il capo, con un drappo 
avvolto intorno al braccio d. e il dorso della mano appoggiato al fianco. Ai lati 
della figura, due girali (n. d'inv. ,5651). 

h) Lekythos ariballica a figure rosse, alta ra. 0,145; con figura muliebre 
vestita di chitone dorico con apoptygma, adorna di diadema orecchini e collana in 
color bianco applicato. Essa muove verso d., volgendo il capo indietro, con phiale 
e corona nelle mani. A d. un drappo ripiegato. Sulla faccia opposta, palmetta con 
viticci (n. d'inv. 5652). 

e) Piccola tazza biansata, verniciata di nero esternamente e internamente. 
Alt. m. 0,04; diam. della bocca m. 0,09 (n. d'inv. 5653). 

Tomba 2. — a) Oinochoe panciuta, con bocca trilobata, a figure rosse; alta 
ra. 0,145. Anteriormente, sulla pancia del vaso, figura di satiro imberbe, con corona 
punteggiata e bende bianche, il quale muove verso sin. guardando indietro, stringendo 
colla sin. un otre e tenendo nella d. una pallina bianca. A sin. un pilastrino con 
macchie nere. In alto una sphaira crociata e punteggiata (n. d'inv. 5654). 

b) Piccola oinochoe con bocca trilobata, a figure rosse; alt. m. 0.10. Ante- 
riormente, figura virile nuda, la quale avanza verso d. guardando indietro, con phiale 
e corona nelle mani. A d. un pilastrino; a sin. due girali fogliate. In alto, a d., 
sphaira crociata (n. d' inv. 5655). 

e) Piccola tazza biansata, verniciata di nero. Alt. m. 0,035 ; diam. della bocca, 
m. 0,085 (n. d'inv. 5656). 

Il giorno 1 dicembre furono acquistati dalla stessa persona, provenienti dalla 
stessa località e da una sola tomba, i seguenti oggetti: 

a) Lekythos a corpo ovoidale, a figure rosse (fig. 1); alta m. 0,21. Baston- 
celli neri alla base del collo. Anteriormente, sulla pancia del vaso, erote androgino 
a d., con cufiìa aperta sul capo, orecchini e bandoliera di perline bianche, braccia- 

NoTiziE Scavi 1913. — Voi. X. 54 



CKISPIANO 



— 418 — 



REGIONE II. 



letto e calzari in color bianco; tenendo nelle mani una corona e una phiale, stando 
di fronte a una stele. Dietro la figura, una pianticella. Nel campo, due phialai. 
Dalla parte opposta, palmetta con viticci (n. d'inv. 5659). 

b) Tazza biansata a figure rosse, con due teste muliebri fra le anse; di cui una 
coperta di cuffia. Applicazioni bianche. Alt. m. 0,07, diam. m. 0,12 (n. d' inv. 5660). 




Fio. 1. 



e) Oinochoe a bocca trilobata, a vernice nera, alta m. 0,115; con tralcio di 
grappoli bianchi o gialli intorno al collo (n. d'inv. 5661). 

d) Piccolo skyphos a figure rosse, in vernice brunastra; con civetta tra due 
rami d'alloro, due volte ripetuta tra le anse. Alt. m. 0,055, diam. m. 0,068 
(u. d'inv. 5662). 

e) Tazzetta biansata, a vernice nera, con civetta appena sbozzata, a contorni 
rossi, due volte ripetuta tra le anse. Alt. m. 0,03, diam. m. 0,065 (n. d' inv. 5663). 

/■) Piccola lekythos panciuta, in argilla chiara, alta m. 0,08 ; con sottile fascia 
giallastra intorno alla pancia (n. d'inv. 5664). 



REGIONE II. 



419 CRISPIANO 



g) Altra simile, di forma schiacciata, in argilla rossastra, alta m. 0,075 ; con 
la parte interna del bocchino in bruno e due fasce brime intorno alla pancia 

(n. d' inv. 5665). 

h) Specchio tondo in lamina di bronzo, con larga e breve appendice per 

manico. Diam. m. 0,13 (n. d' inv. 5666). 

i) Anellino digitale d'argento, con castone ovale, liscio. Diam. m. 0,018 

(n. d'inv. 5668). 

l) Anellino digitale di piombo, con castone ovale come sopra. Diam. m. 0,018 

(n. d'inv. 5667). 

m) Anello a tìlo tondo, di bronzo. Diam. m. 0,025 (n. d' inv. 5669). 

n) Minuscolo frammento di laminetta sottile di bronzo, con traccia di spirale 

sbalzata; lunga m. 0,02. 

o) Verghetta di bronzo, quadrangolare, spianata e rotondeggiante a un estre- 
mità; lunga m. 0,04. 

Sui primi dello stesso mese di dicembre, essendo stata questa Sopraintendenza 
informata dal proprietario stesso del terreno, che altre quattro tombe erano state 
segnalate nella località di Monte San Pietro, mi recai a Crispiano per dirigere per- 
sonalmente l'esplorazione di esse. 11 luogo dove era situata la necropoli, dista due 
chilometri circa dal paese, in un terreno di poco sopraelevato rispetto a questo; 
terreno pianeggiante, ora in via di essere coltivato a vigneto. Quivi era stata già rin- 
venuta, anteriormente alla mia visita, una diecina di tombe a inumazione, scavate 
nell'argilla tufacea, rivestite di lastroni di pietra càrparo. Di una parte di esse re- 
stava ancor visibile l'ubicazione, concepita secondo un ordine prestabilito. 1 lastrom 
erano stati estratti, e giacevano ammontichiati alla superficie del suolo. Presso i 
lastroni notai un embrice di terracotta, intiero, già adibito a copertura di tomba, 
lungo m 90, largo m. 0,30. Frammenti di altri embrici simili erano sparsi ali in- 
torno. Queste tombe erano risultate prive di suppellettile, eccettuate le tre tombe 
ultimamente scoperte, i cui oggetti sono stati di sopra partitamente descritti 

Si procede all'esplorazione delle tombe. La prima, orientata da nord a sud, era 
una piccola tomba di bambino, coperta da uno dei soliti embrici, frantumato ; lunga 
m 90 larga m. 0,36, profonda circa 20 cm. Nel cavo della fossa, praticata sem- 
plicemente nel tufo e completamente interrata, non fu rinvenuta traccia alcuna di 
ossa e soltanto avanzi di un vasettino di terracotta grezza. 

'La seconda tomba, aperta da ovest a est, aveva il coperchio fatto di due lastroni 
di pietra carparo insieme connessi, di grandezza pressoché uguale, non perfettamente 
squadrati e le pareti laterali costituite ciascuna da un lastrone della stessa pietra, 
col terreno naturale per fondo. Dimensioni dell' interno della tomba : m. 1,86X0,62. 
Lo scheletro, dalle ossa abbastanza bene conservate, era disteso colla testa a occi- 
dente Un piccolo vasetto in terra grezza, panciuto, dall'orlo svasato, a piede piatto, 
alto m 06, era presso l'ascella destra. All'angolo superiore sinistro del sarcofago, 
un unguentario in terra grezza, a corpo piriforme, alto m. 0,11; all'angolo superiore 
destro una oinochóe a bocca trilobata, con tracce di_vernice nera e di grappoli bianchi 
dipinti alla base del collo: alta m. 0,12. Presso la testa, una verghetta di ferro, 
lunga m. 0,05. 



CRISPIANO - 420 - REGIONE II. 



La terza tomba esplorata, identica alla precedente, era praticata parallelamente 
a quella con lo scheletro disposto nello stesso senso, meno bene conservato. Dimen- 
aioni interne della tomba: m. 1.82X0,47. Presso la scapola sinistra dello scheletro 
fu raccolta una lékijt/ios, dal bocchino verniciato di nero, decorata da fasce nere sulle 
spalle ed al piede, da bastoncelli neri alla base del collo, e da un reticolato di linee 
nere su fondo rosso, tutt' intorno al corpo: alta m. 0,155. Ai piedi dello scheletro 
una piccola oinochoe a vernice nera, decorata da bastoncelli alla base del collo e da 
un doppio tralcio di grappoletti bianchi e gialli ai due lati d' una fascia rossa oriz- 
zontale, sotto il collo del vaso: alta m. 0,12. 

La quarta tomba, infine, era disposta da sud a nord, in senso, cioè, perpendi- 
colare alle due precedenti, e parallela alla prima. Lo scheletro vi era deposto colla 
testa a mezzogiorno. La tomba, oltre il coperchio, presentava, fatti di due lastroni 
connessi insieme, i due lati lunghi. Dimensioni interne: m. 1,68 X 0,50, alla testata 
superiore; m. 1,08X0,46, alla testata inferiore. Nella tomba non fu trovata che 
una piccola lékijthos ariballica infracidita, presso la testa dello scheletro. 

La profondità delle tre tombe sopra descritte variava dai 40 ai 50 centimetri. 

In una seconda esplorazione, fatta, per nuove segnalazioni consimili, dal custode 
del Museo di Taranto Giovanni Villani, alla stessa necropoli, fu rilevata l'esistenza 
di altre tre tombe, dello stesso genere delle prime, ma affatto prive di suppellettile: 
tutte scavate ugualmente nel tufo, le prime due rivestite alle pareti laterali da la- 
stroni di pietra carparo, la terza priva di rivestimento, orientate da sud a nord, con 
la testa dello scheletro a sud. Le dimensioni interne delle tombe risultarono le 
seguenti : 

P tomba, m. 1,72X0,52; 
2^^ tomba, m. 1,71 X0,48; 
3» tomba, m. 1,80 X 0,70. 

La profondità fu misurata costantemente in m. 0,50. Entro la prima tomba, al posto 
della mano sinistra del defunto, fu rinvenuto un guscio d'uovo. 

Altre località nei dintorni di Crispiano, oltre quella di Monte san Pietro che è 
tinora, per la sua necropoli, la più importante fra tutte, avevano già dato luogo, e 
danno luogo di tanto in tanto, a trovamenti di tombe consimili, con i già noti tipi 
di suppellettile ceramica. 

Fin dall'anno 1899 furono acquistati dalla Direzione del museo di Taranto, pro- 
venienti da una tomba scoperta presso Crispiano, in località Castello, vocabolo Scra- 
sciosa, i seguenti vasi: 

a) Pelike a fìgg. rosse (tig. 2), alta m. 0,205. Ramo di lauro intorno al collo. 
Anteriormente, sopra una zona di meandro, una figura muliebre vestita di chitone 
dorico con kolpos, con himation intorno alla parte inferiore del corpo; orecchini, 
collana ed armille ai polsi; seduta su roccia. A lei di fronte un efebo nudo, con 
clamide sciolta, di cui un lembo riposa sull'avambraccio sin. e un altro lembo è 
tenuto colla mano d.; reggendo nella sin. una cassetta lavorata. Tra le due figure, 
una girale fogliata. — Sulla faccia opposta, compresi fra lo stesso ramo di lauro e 



REGIONE II. 



— 421 - 



CRI8PIAN0 



la zona di meandro, due efebi ammantati, di fronte, l'uno appoggiante la d. sopra 
un bastone (n. d' inv. 5691). 

b) Pelike a tigg. rosse, alta m. 0,27. Ramo di lauro intorno al collo. Ante- 
riormente, sopra fascia rossa intersecata da una linea nera, una figura muliebre seduta 
a d. su kathedra, vestita di chitone ionico con kolpos, e di himation, reggendo colla 
sin. una girale fogliata. A lei di fronte un efebo nudo, con calzari, poggiando il 
piede d. sopra un rialzo roccioso, il braccio d. sul ginocchio; con clamide avvolta 
intorno al braccio sin., appoggiato al fianco, e striglie nella destra. Ai lati della scena. 




Fio. 2. 



due girali fogliate. — Sull'altra faccia del vaso, due efebi ammantati, procedenti 
verso sin. ; l'uno con strigile in mano, volgendo indietro la testa, l'altro poggiando 
la d. sopra un nodoso bastone (n. d' inv. 5692). 

Un altro vaso, acquistato nell'ottobre 1907, proviene da Crispiano, contrada 
Caraccio; e cioè: 

Oinochoe a bocca trilobata, a figg. rosse, con applicazioni bianche; alta m. 0,185. 
Anteriormente, sul ventre, entro riquadro limitato in alto e in basso da zona di 
ovuli, una fanciulla in chitone dorico, seduta a sin., con phiale io una mano ; a lei 
di fronte un efebo nudo, con clamide ripiegata sul bastone, al quale s'appoggia col 
gomito, in atto di porgere alla fanciulla una corona (n. d' inv. 2366). 

Altri oggetti, facenti parte di suppellettile funebre, rinvenuti presso Crispiano, 
nel fondo Fanelli, e acquistati nel marzo 1908, sono i seguenti : 

a) Pelike a figg. rosse, alta m. 0,185. Zona di ovuli in alto e in basso sulle 
due facce. Sopra una faccia, figura muliebre in chitone dorico, con collana e brac- 
cialetti, procedente verso d. guardando indietro, tenendo colla sin. una girale fogliata. — 



CRISPIANO — 422 — REGIONE 11. 



Dall'altra parte, Dell'identica posizione, efebo ignudo rabdoforo, con striglie nella d. 
(n. d'inv. 2879). 

b) Specchio tondo di bronzo, con orlatura intorno. Diam. m. 0,145 (n. d'inv. 
2980). 

Provenienti da due tombe rinvenute in altra località, vocabolo Val lenza, sempre 
nei dintorni di Crispiano, e acquistati dal Museo di Taranto in data 23 dicembre 
1912, sono infine i seguenti vasi: 

Tomba I. — Oinochoe panciuta, a bocca trilobata, alta m. 0,145. Anterior- 
mente, entro riquadro limitato in alto da una fascia intersecata da una linea spez- 
zata, in basso da una zona di meandro, figura muliebre in chitone dorico con kolpos, 
munita di braccialetti ai polsi, in atto di muovere verso un giovane a lei di fronte, 
drappeggiato nell' himation, la d. appoggiata sopra una stele. Nel campo una sphaira 
crociata (n. d'inv. 5672). 

Tomba IL — a) Oinochoe a bocca trilobata, alta m. 0,175; con decorazione 
di ovuli e perline intorno al collo, parte graffite, parte applicate in color bianco, 
giallo e rosso, con tralcio di grappoli intorno alla pancia, eseguito in rosso e bianco 
(n. d'inv. 5673). 

b) Specie di oinochoe, a corpo cilindrico e piede piatto, in argilla grezza; 
alta m. 0,18 (n. d'inv. 5674). 

Il genere delle tombe scoperte nelle varie località intorno a Crispiano, e il 
tipo degli oggetti nelle tombe rinvenuti, formano un complesso unito e omogeneo, 
che non può a meno di rispecchiare, entro certi limiti, una stessa epoca e uno stesso 
indice di civiltà. Il tipo delle ceramiche istoriate e non istoriate, colà dominante, è 
identico a un tipo di ceramica di cui numerosi esemplari sono stati rinvenuti, oltre 
che in Crispiano, in più altri punti dell'agro tarantino, e il cui centro d' irradia- 
zione non potè ? meno di essere la stessa metropoli di Taranto, come risulta da 
abbondanti trovamenti del genere, verificatisi in Taranto stessa, specie nella vasta 
necropoli presso il R. Arsenale. Tenuto conto del carattere di questi vasi, dalle di- 
mensioni modeste e dal disegno per lo piìi assai rozzo e trascurato, come in parte 
apparirà evidente ad ognuno dalle due riproduzioni che accompagnano l'articolo, con 
motivi comunissimi e vieti, propri della tarda ceramica della Magna Grecia, si rileva 
che l'età cui possono appartenere le tombe, che li contenevano, non può andar oltre 
la fine del IV secolo. Per Crispiano, dunque, si tratta, a quanto pare, di un modesto 
villaggio il quale dovette certamente prosperare alle porto, per così dire, di Taranto, 
durante l'ultima fioritura della città ellenica, alla fine del IV e agl'inizi del III 
secolo av. Cr. 

G. Bkndinklli. 



REGIONE li. 



423 IGLESIAS 



SARDINIA. 

XII. IGLESIAS — Iscrkione greca di Grugua. 
L'iscrizione greca di Grugua presso Iglesias, scolpita in caratteri molto ineguali, 
pubblicata dal prof. Taramelli, con dichiarazione del prof. Halbherr, in Notizie degli 
Scavi, 1913, pagg. 89 sg. dice: 

Ttjv ccycc^rjv 'Af.iiav Jio- 
vvcfiog w^s réd^eixev fii]- 
réqu xal xvqiav xal Ovfi^iov 
^l'jùuGccv Cvv avTOì I'tì^. fi. 
5 cc^iag ov(rr]g %ò fivi]fieTov 
xaTsGxavaCsv. svipv%ei xv- 
Qia. ovóeìg àd^àvaxog. xavra. 

Il prof. Halbherr ha spiegato quell'acme ovarig come meglio si poteva, prendendo 
l'iscrizione qual' è. Egli però non ha osservato che l' iscrizione è metrica nelle prime 
tre righe, prosaica nel resto, e che il lapicida ha per oscitanza contaminato la parte 
metrica e la prosaica spostando parole e rimediando grossamente con lo scambiarne 
le desinenze. Abbiamo in principio due esametri, il secondo dei quali rimane tronco 
dopo il quarto piede per l'affrettata inserzione delle parole della 4^^ linea ^(raaav etc, 
che dovevano esser segnate dopo à^im' ovam\ complemento del secondo esametro. 
Spostate le parole, ne seguì che fosse messo all'accusativo ciò che doveva essere al 
genitivo, e viceversa : à^iag Qvar]g invece di celiar ov(fav, e C/^CaCar invece di C^ùaarjg. 
Restituendo dunque le parole al loro posto e al loro caso secondo il metro e la sin- 
tassi, abbiamo la iscrizione perfettamente corretta, costituita, come tante altre, da 
una prima parte metrica, una seconda in prosa, con formole di chiusa che non offrono 
nulla di nuovo: 

Tr]v àyad^riv ^Afiiav Jiovvffiog wóe xéd^sixsv 
firjTSQa xal xvgiav xnl (Tvfi^iov à^ica' ovCav. 

Cr]<Tcc(Tì]g <Tvv avtcó hr]. f.i. xò /.irrjfisTov xaTsaxsvaasv. 
svìpvxsi xvQia. ovòtlg àriàvaiog. xavxa. 

La scrittura AfiCav con un solo fi è richiesta dal metro. La buona Ammia, che 
il dedicante chiama «degna madre e signora e consorte", aveva sposato questo suo 
liberto Dionysio che ne ebbe figli e con essa visse 40 anni; in memoria di che, egli 
pose questo monumento a lei che fu, non solo la sua buona consorte e la buona 
madre dei suoi figli, ma anche e sempre la sua buona signora. 

D. COMPARETTI. 



■oc VETULONIA 

KKOIONE VII. *•*" 



Anno 1015 — Fasoioolo il. 

Regione VII (ETRIJRIA). 
I. VETDI-ONIA - a) Il circolo del monile d'argento e il circolo 

'"■ ofsLtiuXa Vet,.,o„ia „e,rapH,e e ,„a,,o .905 portarono a HsnltaU 

a-, JaLr,a importa... Avendone dato -^rrT'^Z^t!:^:^^ 
ln»i™ di Firenze questa inviò subito snl posto ! ispettore dott. Lmg. 1 einiei, 

faTrati" a lavori durante il periodo delle scoperte più notevoli e, daccoro e n 
il cav Isidoro Falchi, in base alle note di 4uesf„ltimo e al g.ornale d, scavo, ne 

'^ tt-d^esITerP^rra Guardia, sopra „n pendio denonrinato le Costiacce, 
io „„ trino e ign'"Rutilio Rendetti, dove non appariva alcun segno esterrore 
Ti til poltnra. "i sono scoperte due altre di quelle to,.l,e a c.rcol,.. le qual, 
d. antica sepo tuia. ' Yetulonia, ma ultimamente comparvero anche in 

ZZrr^:^:TT^:i^^ esegu,., d. pr,„ciped„„TommasoCorsini 

""^rr:^ 1";S::. - » P. or,enta,e dei Circoli, tatto con lastre 
di sasso vivo poste con leggiera inclinazione all' minor,, avente crea m. 18 d, d a 
di sasso VIVO, pob .8 rovistata, l'altra inviolata, 

1 1- „++; /.liP P stato eseguito con spande studio e procisione 
(•) I' laboriosissimo restauro "•«•; »^f ^/^ / ;: „ a „at,i e P. Zei, oltre a .arie al.re 

55 
Notizie Scavi 1913. — Voi. X. 



VETULONIA 



— 426 — 



REGIONE VII. 



sero due anelli di bronzo, varii frammenti di vasi d' impasto rossiccio, una bella coppa 
a corpo baccellato con due anse a nastro, di bucchero nero in frammenti, e i pezzi 
di un bacino a lamina di bronzo. 

Ma sotto la macera, a immediato contatto con essa e col fondo della buca stessa, 
si trovò, assai danneggiata dall'urto e dalla pressione dei sassi e dalla umidità della 
terra, una ricchissima suppellettile distribuita in più gruppi. 




FlG. 1. 

Il gruppo a nord-ovest (fìg. 1) comprendeva, oltre a molti frammenti di buc- 
chero, vari oggetti di bronzo: 

1) Un cinerario a lamina sbalzata con robusto piede traforato a triangoli, 
coperto da una ciotola liscia e contenente uno di quei coltelli a lama concavo-con- 
vessa, con manico massiccio, frequenti specialmente nelle necropoli felsinee (fig. 1 a 
sinistra); 

2) due spiedi; 

3) una fiasca discoidale a lamina sbalzata (fig. 2); 

4) una secchia; 

5) un lebete contenente cinque pàtere baccellate (fig. 1 a destra) e una pic- 
cola calotta sbalzata con figure di cervi, teste umane (^) e boUoncini (fig. :>), nella 
quale si conservavano ancora alcune nocciuole {corylus avellana). 

( ) Per un simile bacile di bronzo sbalzato cfr. l'esemplare prenestiiio della collezione Barbe- 
rini, ora nel Museo di Villa (Giulia illustrata dal Della Seta in Boll. d'Arte, III, 1909, pa.sr. 175, 
fig. 12 e pag. 180 e segg. 



REGIONE VII. 



— 427 - 



VETULONIA 



Presso il lebete erano: un altro oggetto irriconoscibile di legno, ornato con bor- 
cliiette di bronzo; varii pezzi di aste di ferro; un uovo di struzzo, in frammenti. 




FiG. 2 (1:4) 

Un secondo gruppo (tìg. 4), giacente non lungi dal lato ovest della buca, sulla 
linea mediana di essa, era composto pure di bellissimi bronzi : di alcune pàtere bac- 




FiG, 3 (1 : 4 sviluppo, 1 : 8 veci, intera). 

celiate, di un boccale con manico sormontato da una figura bovina, di un fibbione 
e di un magnifico incensiere a catena articolata e disco superiore ornato con fiori a 
cinque petali e con piccoli cani accovacciati (fig. 4, centro). 

Il terzo gruppo, che si trovava pure sulla linea mediana della buca, alquanto 
spostato dal centro verso il lato est, comprende un oggetto caratteristico e di grandìs- 



VETULONIA 



— 428 



REGIONE VII. 



Siili 



a importanza: si tratta di uno splendido monile costituito da cinque o più pendagli 




FiG. 4. 



di argento, foggiati ad anelli ellittici, intorno ai quali girano placchette, pure ellit- 
tiche, di avorio, e ornati con globetti di argento e pendolini di tìli d'argento avvolto 



r 



/<f^n W 'V\ 







5\ 







FiG. 5(1:3 circa). 



a formare una combinazione di quattro spirali divergenti (tig. 5). Pendagli ellittici, 
siujili a quelli sopra descritti, si sono trovati sparsi a Vetulonia stessa; e altri di 
oro, si ebbero, pure isolati, da diverse località etrusche, come Narce ('), Vulci (^), ecc. 

(') Karo, in Studii. e muLeriali di L. A. Milani, III, lav. I, 12. 
C) Moatelius, La cioilisation primitive en Italie, tuv. 262, I. 



REGIONE VII. — 429 — VKTULONIA 



Intorno alla collana di argento, ma specialmente a nord e ad est della buca, 
dove suole essere deposta la più preziosa suppellettile di siffatte tombe, giaceva, 
sopra uno strato di ambre foggiate in differenti forme, una quantità di altri oggetti : 
grandi pezzi di avorio, sci tibuline d'oro, due d'argento ad arco elastico (Hg. 6) e 
molte altre di bronzo o in forma di mignatta o ad arco semplice o ad arco rivestito 
di dischi d'ambra; varii spilli e anelli, e due coppe d'argento; catenelle di bronzo, 
chicchi di collana in vetro. 

Finalmente, (juasi nel mezzo del lato meridionale della buca, giacevano due arnesi 
di bronzo in forma di staffe, due morsi e varii scudetti con umbone a bastoncello 
cilindrico, pure in bronzo. Sparsi qua e là, specialmente lungo il lato nord, si rac- 
colsero pochi avanzi scheletrici. 





FiG. 6 (1:1). 

Circolo dei lebeti. — Il secondo circolo, a lastre di sasso vivo assai inclinate 
verso l'esterno, è anche più grandioso del primo, avendo oltre m. 21 di diametro. 
Nell'area da esso compresa non si è rinvenuta che una buca quasi centrale, orien- 
tata coi lati lunghi da est ad ovest, come l'altra e come quasi tutte le buche dei 
circoli vetuloniesi. 

Quasi superficialmente, appoggiati alla parete nord della buca, stavano due cer- 
ehioni di ruota in ferro. 

Approfondendo lo scavo in tutta la porzione centrale e orientale della buca, 
larga m. 4 e lunga più di m. 6, profonda m. 2,40, altro non si rinvenne che minu- 
tissimi frammenti di bronzo, di ambra e di lamina d'oro, i quali accennavano ad 
un'antica manomissione; ma lungo la parete occidentale, sotto la macera, si conser- 
vava ancora al suo posto un meraviglioso gruppo di bronzi (fig. 7). L'angolo sud- 
ovest era occupato da due grandi lebeti a forte lamina di bronzo, l' uno all' altro 
sovrapposti e rinserrati come in una rete di spiedi in bronzo posti diritti e di aste 
di ferro, le quali forse appartenevano ad un tripode, su cui uno dei lebeti poteva 
essere posato. 



VETDLONIA 



430 — 



REGIONE VII. 



Il lebete inferiore è più piccolo, liscio (diametro all'orlo m. 0,53); sull'altro, 
avente circa m. 0,65 di diametro alla bocca, sono inchiodate, in due punti simmetrici 
dell'orlo, due fio'are mostruose con testa di giovane figura virile, dal capo coperto di 
una folta parrucca, e con spalle e braccia pure umane, combinate con ali e coda di 
uccello; l'anello attaccato sul dorso serviva come maniglia. Fra le due maniglie erano 
inchiodate, tre da una parte e tre dall'altra, sei grandi teste di leono rivolte verso 
l'esterno, con bocca spalancata, fatte con lamina di bronzo lavorata a sbalzo, riem- 




FiG. 7. 



pite di una specie di mastice e aventi gli occhi riportati in smalto bianco con pu- 
pilla turchina cupa (fig. 8). 

Delle magnifiche teste di leone, soltanto due, abbastanza deperite, si conservavano 
al loro posto; le altre erano cadute entro il lebete, e, frammisti ad esse, si trova- 
vano diversi altri oggetti di bronzo: due grandi morsi da cavallo, varii dischi tra- 
forati (fig. 9), numerosi scudetti con umbone a bastoncello cilindrico, tre fibuline a 
globetti; inoltre, due fermagli di argento (fig. 10), un pendaglio con pietra rosso-cupo 
su cui vedosi incisa una specie di chimera (figg. 11 e 12)('), due fuseruole di 
terracotta. 

( ) l'er questo tipo primitivo di chimera si può confrontare la figurina d'oro e argento di 
Galestrina, edita dal Moiitolius, op. cit., tav. 367, 5. Il Milani ritiene che questa pietra incisa sia 
il più anticM esempio d'intaglio specificamente etrusco (sec. IX av. Cr.;. Cfr. Guida del R. Museo 
arch. di Firenze, 1, pp. 104, 200, 222; e U, pp. 27 e segg. 



REGIONE VII. 



— 431 — 



VETULONIA 








FiG. 8 (1:8). 




VErULONIA 



— 432 



REGIONE VII. 



Sul fondo del lebete si raccolsero pure molte ossa combuste, e, fuori del mede- 
simo, tra i quadrelli di bronzo acuminati, una figurina di capro in bronzo, che doveva 
essere innestata sopra un oggetto di ferro (fig. 13). 




FiG. 10 (1 : 2). 



Fig. Il (1 : 1). 




Fig. 12 (1 : 1). 




Fig. 1.3 (1:1). 



Vicino al lebete con testo di leone, pure non lungi dal lato occidentale della 
buca, presso Taugolo nordovest, ve ne era un altro simile (cfr. fig. 7), avente all'orlo 
superiore ni. 0,55 circa di diametro. In questo, però, al posto delle teste leonine si 
trovavano splendide teste di grifi, fatte parimenti a lamina di bronzo sbalzata, e le 



REGIONE VII. 



— 433 



VETDI,ONIA 



r 




FiG. 14 (1 : 7). 




FiG lo 



KOTIZIE SVAYI 1913. — Voi. X. 



56 



VETDLONIA 



— 434 — 



REGIONE VII. 



^\ 



mamghe ono anche p.u s.ngolan, in quanto il r^ostro alato è bifronte, con facce 

baibute alla fogg.a as.s.ra e col capo coperto da un unico ben-etto-parrucca. terminan e 

superiormente con un ap.ce ricurvo (figg. 14 e 15). Vani oggetti di bronzo eZl 

pure ammassati dentro e intorno al lebete dei grifi; 

dentro: a) avanzi di un ossuario a doppio tronco di cono! 

fatto di lamine imbullettate; /.) quattro morsi da cavallo- 

e) campanelle e fibbione (fìg. 16); d) un altro grande 

bacino di forte lamina;^) un piatto; /") un canddabro 

a più braccia (fìg. 17); sormontato da tre cinocefali (?), 
di cui uno ritto che impone le mani sulla testa degli' 
altri due, seduti di fianco (fig. 18). Intorno: altri avanzi 
di ossuarii enei, altre campanelle di bronzo e dischi tra- 
forati, due splendide cuspidi di lancia in bronzo (figure 19 
e 20) e due in ferro, di cui una grandissima. 



X 





I^'iG. 16 (1 : 2). 




'''io. 17 (I : 5). 



"K- 7) che, al pa,i"de lltf' "/"""■' "" i-'eressante oggetto in b.onzo (cf,-. 

l-at.,.a ,o,„iu di.uatt™ ™ ?r r"'""'"^ che poggia sopra un'iote- 

' "'ote a otto ragg,, le cui «alo sono congiunto por „,ezzo 



REGIONE VH. 



— 435 — 



VETDLONIA 



di aste formanti rettangolo con esse e ornate di anatrelle La lamina superiore 
(m. 0,98 X in. O.o") nel centro; m. 0,29 alle estremità) presenta, nel mezzo, ima 
cavità ciicolare a f^iiisa di bacino (diam. m. u, 2 lo,, all'orlo del quale è attaccato un 
robusto manico che gira superiormente, recamlo due bacinelle piccolissime. La lamina 
è tutta in giro ornata di anatrelle, e presenta da 
ciascuna parte tre insolcature convergenti verso la 
cavità centrale (fig. 21) Un oggetto simile a questo 
di Vetulonia proviene dalla tomba Regulini-Galassi 
di Cervetri (' ) ; un altro da Veio {^) ; un terzo da Pa- 
lestrina (già Barberini); un quarto da Narce, am- 
bedue nel Museo di Villa Giulia, e tutti sono ri- 
tenuti ù/'ucia profumi, servendo il bacino inferiore 
per mettere il fuoco, e quelli superiori gì' incensi. ij 

Ma, a parte la esattezza di tale interpretazione, la '< ■ 

quale non spiega la presenza dei solchi nella lamina ^ 




li 



t.ì 



Ì7 ■ i. 



FiG. 18 (1 : 1). 



Fig. 19 (1 -.4). 



FiG. 20 (1 :4). 



orizzontale, è certo che qui abbiamo da fare con un oggetto di uso rituale, il quale 
certamente si riconnette coi cosiddetti preseiUatoi frequenti nelle necropoli felsinee, 
fatti di una lamina orizzontale molto sottile, sostenuta da un piede conico, anziché da 
ruote, e recante piccoli recipienti ad ambo i lati della cavità (^). Specialmente im- 
porta notare come, non solo quell'oggetto, ma tutto l'insieme della suppellettile 
del grande circolo vetuloniese, in ispecie i lebeti di bronzo con le teste di grifi e di 

(*) jMoiitflius, op. cil., tiiv. S'SQ, 10, a. b. 
{■') Op. cit., tav. 352, 7. 
{') Op. cit., tav. 86, 5. 



VETOLONIA 



— 436 — 



REGIONE VII. 



leoni ci richiamino ai tesori della tomba Regulini-Galassi di Cervetri e alle 
tombe Bernardini e Barberini di Palestrina. 

Le teste di leone del piìi grande lebete vetuloniese, più ancora che a quelle 
dei lebeti in bronzo della tomba Regulini-Galassi di Cervetri (^), somigliano alla 
testa di lamina enea di Palestrina, data dal Montelius ('-) ; i mostri alati costituenti 
le maniglie dello stesso lebete di Vetulonia. e le teste di grifi dell'altro più piccolo, 
trovano perfetto riscontro nei mostri alati e nei grifi del lebete della tomba Bernar- 
dini di Preneste (^). Soltanto le teste di grifi trovati a Vetulonia sono di un'esecu- 
zione di gran lunga superiore a quella degli esemplari prenestini; e i mostri alati 
bifronti, che ornano le maniglie dello stesso lebete vetuloniese coi grifi, rappresen- 




FiG. 21. 



tano un tipo del tutto nuovo, cosicché questo monumento ha per noi un interesse 
veramente eccezionale e può dirsi il più bell'esemplare, che siasi finora ricuperato, d'un 
tal genere di prodotti artistico-industriali ('') ; il più bell'esemplare non solo tra quelli 
rinvenuti nell' Etruria propria e nel territorio prenestino, ma pure tra gli altri tor- 
nati in luce dagli scavi nei più grandi centri dell'Oriente ellenico, dal quale sem- 
brano derivati tali meravigliosi prodotti dell'arte del bronzo sbalzato e fuso. Mostri 
alati per attacco delle maniglie, protomi di leoni e di griti in bronzo laminato o 
massiccio e financo imitate in terracotta per decorazione di lebeti, si sono infatti 
trovati così a Van in Armenia, come in Grecia, nei santuari di Olimpia, di Delfi, 



(') Op. cit., tav. 335, 2, 8. 

(») Op. cit., tav. 364,8. 

(•■') Op. cit.. tav. 368,1,2; e Moti. delVUtituto, XI, tav. 11,10. 

( ) Il Milani rilevò T importanza e diede ragione del significato e dell'uso sacrale di questi 
insigni lebeti vutul'.niesi, in Italici sd Etruschi, pag. 13, tav. 7, e in J/us. arch. di Firenze, I, 
pp. 42, 221 i II, tav. LXXl. 



REGIONE VII. — 437 — VETULONIA 

dell'acropoli di Atene, e a Greta nella grotta di Giove sul monte Ida. Essi hanno 
un carattere decisamente orientale, che il lebete vetiiloniese dei griti mette ancor 
più in evidenza con l'acconciatura assira del mostro alato bifronte, onde non può 
esservi dubbio circa l'origine dei lebeti stessi e di molti altri oggetti preziosi delle 
ricchissime tombe di Vetulonia, di Gaere, di Veio. di Preneste. 

Sebbene parecchi di tali oggetti (come i lebeti, i piccoli carri detti hrucia-pro- 
fumi, ecc.) non siano stati trovati ovunque in tombe dello stesso tipo architettonico (^), 
tuttavia il fatto che, pure per simile suppellettile, la civiltà di Vetulonia, nel periodo 
etrusco di più manifesta influenza greco orientale, apparisce uniforme con quella dei varii 
centri della bassa Etruria e del territorio prossimo all' altra sponda del Tevere, può 
indurci a credere che, nei detti centri, siano stati uguali i tipi di sepolture. I circoli 
di pietre, entro i quali si occultavano tesori come quelli della tomba del Duce, del 
Littore, ecc., non sono forse proprio una specialità di Vetulonia; e già la su ricordata 
scoperta dei circoli della Marsiliana, i quali hanno fruttato la fìbula Corsini (^), oltre 
a tanti bronzi meravigliosi, ci fa pensare che simili tombe a circolo possano venire 
alla luce pure nelle altre necropoli dell' Etruria meridionale, allorché le ricerche 
intendano in particolare a scoprirne le tenuissime tracce. 

I. Falchi 
L. Pernier. 



b) Ricerche sul Poggio di S. Andrea. 

Per gentile concessione dell'Agenzia generale di Gasa Lorena, nel maggio 1911, 
si praticarono dei saggi di scavo sul Poggio di S. Andrea che si trova in vicinanza 
a quello della Guardia. 

Su detto poggio, il cav. Falchi non aveva potuto ancora estendere le sue ricer- 
che, essendo esso in gran parte occupato da un ricco uliveto, che uno scavo sistematico 
avrebbe potuto assai danneggiare. Ma anche solo dei saggi parziali poterono risol- 
vere il dubbio che il cav. Palchi, conoscitore profondo della ricca necropoli vetulo- 
niese, da lui scoperta e con tanta diligenza esplorata, aveva sempre avuto sul Poggio 
di S. Andrea : se cioè esso fosse costituito da un tumulo artificiale ovvero, come infatti 
risultò dopo le nostre ricerche, si trattasse di un vero e proprio poggio naturale. 

1 primi saggi furoQO iniziati sul crinale che collega a nord-ovest il Poggio di 
S. Andrea con quello della Guardia; ma purtroppo nelle trincee praticate fu tro- 
vata la roccia a poca profondità. Sulla cima del poggio si ebbero quasi subito i 
medesimi risultati. La parte superiore di esso è completamente spianata e la roccia 



(') Martha, L'art ctrusque, \)\). HO e seijt;. ; \>\k 106 e segg.; o Pinza, Kdm. MiLt , XXII, 1007, 
pp. 35 e segg. 

(*) Milani, La fibula Corsini., in Rendic. Acc. dei lyincei,XX.l, 1912, pp. 31-5 e segg., e nella 
Guida del R. Museo Archeologico di Firenze, pp. 64 e scgg.; 254 o segg. 



VETULONIA 



— 438 — REGIONE VII 



che affiora in qualche punto, compaiTe subito ai primi colpi del piccone, confermando 
le successive previsioni del cav. Falchi. Procedendo nelle indagini, lungo il ciglio di 
detta spianata, si vennero a scoprire le fondazioni di un muro di cinta che la cir- 
conda, seguendo la forma irregolarmente rettangolare della medesima. Detto muro fu 
posto a nudo in diversi punti per studiarne la struttura ; esso presenta una larghezza 
di m. 1,50, ed è conservato in qualche punto fino a m. 1,60 di altezza; è costituito 
di pietre informi di sasso morto, disposte in file parallele, abbastanza regolarmente, 
ma non presenta alcuna cementazione; però nella parte interna furono ritrovati in 
abbondanza blocchi di calce e di intonaco da far pensare ad una rivestitura da questo 
lato. 11 muro raggiunge le maggiori altezze nei lati sud-ovest e nord-est della spia- 
nata. Mentre nella parte centrale del poggio affiora la roccia, quivi invece, addossata 
al muro, si ritrovò una grande quantità di terreno di scarico, in modo che il muro 
stesso servì, in pari tempo, di sostruzione e di cinta e la spianata fu in questa parte 
artificialmente ridotta. In mezzo ai sassi ed ai blocchi di calce e di calcestruzzo 
si trovarono varii frammenti di vasi di epoca romana. Verso il lato nord-est poi, 
sotto a questo terreno di scarico, sul vergine, apparvero incavati nel masso dei poz- 
zetti per lo più circolari, profondi m. 0,60 e del diametro di m. 0,30-0,35, ripieni 
soltanto di terriccio. La prima ipotesi che si affacciò, fu quella di trovarci dinanzi 
ad una piccola necropoli a pozzetti, ipotesi avvalorata dalla breve distanza del poggio 
della Guardia, ma disgraziatamente non fu riscontrata dentro a tali pezzetti alcuna 
traccia né di ossuario, né di terra di rogo. 

A metà del pendìo sud e sud-ovest comparvero le fondazioni di un altro muro, 
simile a quello superiore, che sembra abbia circondato tutto il pendìo del poggio. 
Le ricerche verso il lato est a sud-est non si poterono compiere in causa della folta 
macchia che ha impedito di esplorare attentamente quella zona. 

Dai risultati ottenuti in tali saggi praticati, ormai si può escludere definitiva- 
mente la presenza di un tumulo nel Poggio di S. Andrea. Forse un tumulo esisteva 
anticamente in una parte del poggio, poiché si trovarono numerosi blocchi di sasso 
forte lavorati, sparsi qua e là sul pendìo del colle ad ovest ed a sud, ma ogni 
traccia di esso scomparve per le costruzioni posteriori; ed é da ritenersi che fin 
dall'epoca romana, la sommità sia stata artificialmente spianata, come risulta con 
evidenza nei lati nord-est e sud-ovest della medesima, forse per costituire un posto 
fortificato. Himaneggiamenti si praticarono forse anchu nell'epoca medioevale, poiché 
la stessa denominazione del poggio fa pensare che ivi sorgesse qualche monastero o 
santuario. 

Furono estese inoltre le ricerche sul lungo crinale sud-est, tutto roccioso, per cui 
SI scende gradualmente verso la pianura Grossetana. In vicinanza al poggio, fu esplo- 
rata una tomba a cassone, di forma rettangolare, perfettamente orientata (dimensioni: 
lungh. m. 2,45; largh. m. 1,55; alt. m. 0,75). rivestita nelle pareti da un muro di 
piccole pietre e divisa sul fondo in due riparti da una fila di sottili lastre piantate 
verticalmente sul vergine; era ricoperta da grandi lastroni di sasso ferrone, tutti 
miranti dai depredatori. Si rinvennero solamente pochi frammenti di ceramiche d' im- 
pasto cenerognolo ed altri frammenti di vasi a vernice nera di tipo etrusco-cam- 



REGIONE VI. — 439 — BASCHI 



pano. Più in giù, sopra lo stesso dorsale, fu esploiata una tomba a fossa, orientata 
perfettamente, lunga m. 4, larga m. 1,58 e profonda m. 1. Verso la parete occi- 
dentale si ritrovò il complesso della suppellettile funebre sotto grossi blocchi di 
pietre, tutta massacrata dal peso di queste; apparvero frammenti di vasi di bucchero 
(ciotole, calici, oinochoai) dei quali alcuni con ornamentazioni lineari incise, una 
fusaiola di terracotta di forma conica, numerosi fiainmenti di oggetti in ferro, assai 
corrosi (cuspidi, lance, pugnali), qualche frammento di vaso di bronzo ornato a bulle 
emisferiche ed altri piccoli oggetti frammentari pure di bronzo, di forma irricono- 
scibile. Un'altra tomba a fossa fu ritrovata sopra un piccolo rilievo di terreno, sullo 
stesso crinale, vicina all'ultima descritta, però completamente spogliata ; si tratta di 
una tomba del medesimo periodo, come si verificò da alcuni frammenti di buccheri 
apparsi, ma assai povera. 

Nei primi anni delle sue esplorazioni vetulouiesi, il cav. Falchi aveva fatte 
alcune indagini in questa zona; e le ricerche compiute ora vennero a confermare 
l'esistenza di una piccola necropoli di un periodo relativamente tardo, in cui le tombe 
furono tutte esplorate in tempi passati ed anche recenti clandestinamente saccheg- 
giate, barbaramente distrutte. 

A. Minto. 



Regione VI (UMBRIA). 



IL BASCHI — Scavo di, una tomba presso il torrente Le Maeee. 

Il 23 ottobre passato mi recai al cantiere della nqova via Baschi-Montecchio, 
presso il torrente Macee, nel territorio del primo dei due comuni. Si trattava di pro- 
cedere all'esplorazione di una tomba (apparsa presso le altre già pubblicate dal cava- 
liere E. Stefani nel fascicolo di aprile delle Notizie di quest'anno, pp. 113 sgg.) 
che l'ingegnere Zemiro Santini dell'Ufficio tecnico dell'Umbria, con lodevole zelo 
volle conservata nella sua integrità tino al mio arrivo. La tomba, in direzione da 
oriente ad occidente, era alla profondità di circa un metro dalla superficie del suolo, 
ed era formata da tegoloni disposti a tetto con doppio spiovente. 

Ne rinvenni due per parte, di dimensioni quasi uguali, essendo rispettivamente 
lunghi m. 0,58, 0,55, 0,57, 0,65; larghi anteriormente 0,44, 0,47, 0,44, 0,44, e 
lìosteriormente 0,65, 0,44, e gli altri due frammentati. 

Apparve però subito chiara l'esistenza di due altre tegole, verso occidente, perchè 
la lunghezza totale della tomba di m. 1,20 mostrava esserne andata distrutta una 
estremità, come confermò poi la mancanza delle ossa dal ginocchio in giù. 

Da questo lato mancava naturalmente del tutto la tegola di chiusura, esistente 
invece ancora a posto dall'altra parte (m. 0,58 X 0.44 X 0,38). Superiormente, allo 



BASCHI - 440 - «««^<>NE VI. 



incontro dei teo^oloni, la chiusura era rafforzata da frammenti di altri tegoloni 

simili. 

Scoperchiata la tomba, apparve piena di terra, tra la quale si trovò lo scheletro 
del defunto, col teschio perfettamente conservato. Trattasi di un adulto, morto in 
età non avanzata, come prova la dentatura completa. 

Il defunto fu posto con la faccia ad occidente e le tegole furono posate sul 
suo corpo, essendo nella parte inferiore, più lontane presso il petto, che presso le 
<rambe di lui. Nessuna traccia di suppellettile o di ornamenti personali, né alcun 
bollo sui tegoloni. Ciò nonostante l' identità di materiale e di forma con le tombe 
precedentemente scoperte nel luogo, sicuramente del principio del VI secolo d. Cr., 
ci permettono di assegnare la stessa data anche alla nostra. 

L' ing. Santini del resto ne rinvenne pure un'altra, dalla quale ricuperò quattro 
semplici anelli di bronzo, che ornavano i polsi del morto. 

Riesaminando poi con cura il materiale delle tombe precedentemente scavate, 
lio potuto rinvenire altri tre tegoloni con bolli impressi non ancora trovati e preci- 
samente un secondo esemplare del I dello Stefani (= C. I. L., XV, leOS//), un altro 
del li (= C. /. L., XVI 1669), ma senza il segno al termine della prima linea; 
e, di più, un frammento di un bollo piuttosto raro {^C. I. Z., XV, 1675) con lettere 
rozzissime : 

^reg. d. n. athaV^kKlCO 
felix r O M A Tb V 

con la data dunque della 5* indizione (P settembre 526-30 agosto 527). Questi 
tegoloni, come gli altri pubblicati dallo Stefani sono stati assegnati dal Consiglio 
superiore per le antichità al Museo archeologico di Perugia. 

Sono ormai chiari dunque gli indizi dell'esistenza in quel punto di un nucleo 
di tombe di età barbarica. 

Interrogando un vecchio del luogo potei sapere che, non lungi dal sepolcreto, in 
un terreno dove ora forse il villaggio, si rinvennero nei tempi andati statuine ed 
altri oggetti archeologici. Anche presso Le Macee, al confluente col Tevere, sono i 
resti di un muro, e, pare, di un pavimento a mosaico. 

G. Q. GiGLioi.i. 



ROMA —^441 — ROMA 

III. ROMA 

Nuove scoperte di antichità nella città e nel suburbio. 

Regione V. Nello sterro per la costruzione di una nuova casa sul piazzale di 
porta Maggiore, presso l'acquedotto Felice che ivi corre sopra le mura aureliane, è 
stato scoperto, per un tratto di oltre 30 metri, l'antico speco sotterraneo àoiVAnio 
vetus, del quale un altro tratto più breve fu riconosciuto allorché si aprirono i tre 
fornici attraverso le mura aureliane nello stesso piazzale di porta Maggiore. 11 tratto 
di acquedotto ora venuto in luce, è in tutto simile all'altro scoperto precedentemente 
(cfr. Notizie 1913, pag. 7). È stato visto ottimamente conservato. 



* 



Via Flaminia. Nell'eseguire gli sterri per gettare le fondazioni delle nuove 
case degli impiegati della Camera dei deputati, sulla sinistra della via Flaminia, 
sono stati rimessi in luce gli avanzi, in muratura di buona epoca, di una tomba di 
forma rettangolare, che in antico prospettava questa antica via. Si rinvennero in 
grande quantità blocchi squadrati di travertino, formanti il paramento esterno della 
tomba, ed anche soglie e stipiti di pietra calcare ed un resto di fregio, della stessa 
pietra, leggermente incurvato (m. 0,64 X 0,90 X 0.22), che a suo tempo formava 
uno degli angoli della trabeazione della tomba, È ornato riccamente di ovoli e nasci- 
menti di acanto, di mediocre fattura, quantunque molto appariscente. 

A m. 22, sulla sinistra della via Flaminia attuale, ed a m. 6,50 di profondità, 
si rinvennero fra la terra di scarico le seguenti iscrizioni funebri: 

1. Cippo di travertino (m. 0,43 X 2. Lastra marmorea (m. 0,32 X 

0,22X0,08): 0,13X0,02): 

FLAVIA 
C-RVTILEI lANVARm 

CFVEL VA Vili- M 

RVFI XXIIH-VI 

SOTE RI 
VERNA 

Via Latina. Facendosi degli sterri nella vigna già Ruspoli sulla sinistra 
della via Latina, alla distanza di m. 100 circa dalla porta omonima, negli scavi 
per la costruzione delle nuove case popolari per conto della Cooperativa Appia, sono 
state rimessi alla luce avanzi di antiche fabbriche in opera laterizia. 

Si riconobbero due ambienti comunicanti fra loro per mezzo di un vano largo 
m. 2,08. Il primo, verso la via Latina, aveva la pianta a forma di croce greca, i 
cui bracci misuravano m. 3,56 di larghezza e m. 1,30 di sporgenza. Questo vano 
era coperto con volta a crociera e conservava tracce del pavimento in opera tessel- 
lata a grosse tessere bianche. Il .secondo vano era di forma rettangolare, lungo m. 6,60, 

Notizie Svavi 1913. — Voi. X. 57 



ROMA 



— 442 — Roma 



largo m. 2,95 ; nel lato lungo, contro l' ingresso, aveva due nicchie laterali di forma 
semicircolare, del diametro di m. 0,88, ed una nicchia centrale, più grande, del dia- 
metro di m. 1.50. 

Nel lato ove era l'ingresso, si trovavano due nicchie laterali in corrispondenza 
delle due suddette, uguali ad esse. Nei due lati corti vi era in ciascuno una sola 
nicchia rettangolare, larga m. 1,05 e profonda m. 0,tJO. Anche questo vano doveva 
avere il pavimento a tesselli bianchi grossi; infatti se ne vide qualche traccia. 



A circa m. 100 dalla torre del Fiscale, sulla sinistra dell'antica via Latina, 
rimane tuttora in piedi un rudere di antica tomba costruita in laterizio ricoperto di 
stucchi, dei quali non resta che l'arricciatura. Si vedono ancora una nicchia rettan- 
orolare di centro, e due nicchie semicircolari di fianco, decorate con colonnine tnsca- 
niclie in laterizio stuccato ed architrave. Su di esse s' imposta la volta di tutto sesto, 
quasi del tutto crollata. 

Eseguendosi ora i lavori di sterro per la costruzione della nuova linea ferroviaria 
direttissima Roma- Napoli, che ivi fiancheggia l'acquedotto dell'acqua Felice, per poi 
attraversarlo, si è dovuta tagliare un'altra tomba che succedeva immediatamente alla 
suddetta sul fronte sioistro dell'antica via Latina. E poiché lo sterro eseguito per la 
posa dei binari non era sufficiente a mostrare la tomba nella sua integrità, sono 
stati eseguiti dei saggi di scavo a cura della Direzione degli Scavi di Roma. Si 
vide allora che sotto il piano del monumento sepolcrale erano stati costruiti, in pro- 
gresso di tempo, dei sepolcri a formae, lungo le pareti laterali e di fronte all'ingresso. 
Questo, rivolto verso sud-ovest, era largo m. 2,38 e doveva avere la soglia di marmo; 
anche il pavimento era formato da frammenti di lastre marmoree. 

Le sepolture erano in numero di quattro nei lati lunghi, e di tre nel lato eorto 
di fronte all'ingresso. Ciascuna forma era lunga m. 1,94 e larga m. 0,54, ed aveva 
cinque ordini di loculi sovrapposti, la cui altezza variava da m. 0,36 a m. 0,42. 

La largliezza interna del monumento era di m. 7,73, e la lunghezza di m. 10,36. 
Esso risultò completamente spogliato. 

Fra la terra di riporto si rinvenne una notevole quantità di insignificanti resti 

marmorei di decorazione. 

■* 

Via Noraentana. Nello sterro per la costruzione di un nuovo padiglione a 
nord del palazzo della Direzione generale delle ferrovie dello Stato, nella già villa 
Patrizi, sono stati scoperti degli avanzi di antichi edifici in opera reticolata, la cui 
forma e disposizione fa credere che dovevano in antico costituire botteghe esistenti 
sulla destra della via Nomentana. 

1 muri che formavano gli ambienti, avevano lo spessore di m. 1,04 e distavano 
fra di loro, l'uno dall'altro, rispettivamente m. 2,20, m. 2,52, m. 2,66. Si riconobbe 
anche una stanza lunga m. 4,95 e larga m. 3,18, coperta con volta a pietrame. 
Anche gli altri ambienti dovettero essere ricoperti con una simile volta, essendosene 
vedute le imposte. 



ROMA. — 443 — ROMA 

Durante gli stessi lavori, a circa 60 metri sulla destra della via Nomentana 
attuale, presso il luogo ove è stato scoperto il resto di tomba di stile dorico riferito 
in queste Notizie, 1913, pag. 347, alla profondità di tre metri dal piano di campa- 
gna, si rinvenne un cippo sepolcrale di marmo bianco scorniciato (m. 0,46 X 0,30 
X 0,29), con ai lati i consueti simboli della patera e dell'urceolo. Sul davanti si 
legge la seguente iscrizione: 

D M S 

TI • CLAVDIVS 

CASTO R 

VIXIT-ANNISXII 

5 MENSIBVS • Villi 

PACONIAIVCVNDA 

VIXIT-ANNISllI 

MENSIBVS XD- XX 

FECIT 

10 TI -CLAVDIVS 

AMABILlSFILIbSVIS 

Via Ostiense. Durante lo sterro per la costruzione del collettore di sinistra, 
oltrepassato di circa 100 metri il decimo chilometro della via Ostiense, nella località 
detta « Mezzo Cammino " , presso il luogo ove appunto il collettore imboccherà nel 
Tevere, sono venuti alla luce alcuni resti di antiche fabbriche, le quali, per la loro 
struttura, debbonsi attribuire alla fine dell'età repubblicana od al principio dell'Impero. 
Infatti sono costruite con parallelepipedi di tufo dello spessore di m. 0,45, sopra i 
quali sono spiccati i muri reticolati di buona fattura. Essi hanno la direzione da est 
ad ovest e formano un vano largo m. 5,40, con un piccolo ingresso largo m. 0,61. 
La lunghezza del vano non fu possibile misurare, data la limitazione dello sterro. 

Fra la terra si rinvenne un capitello di ordine dorico-tuscanico in tufo, con il 
principio della colonna formante un sol pezzo. Il diametro della colonna è di m, 0,44; 
l'abaco misura m. 0,56 di lato. 

Via Salaria. In via Isonzo, nel piccolo giardino annesso al villino del 
sig. Casciani, nel praticare un piccolo cavo per la costruzione di un fognolo è stato 
rinvenuto, quasi a fior di terra, un cippo sepolcrale di travertino, ancora ritto al suo 
posto (m. 1,10 X 0,45 X 0,20). Vi si legge la seguente iscrizione che trovavasi 
rivolta verso sud-est: 

C- AVT RONI 

C-LDEMETR I VS 

C ■ A V T R O N I 

C-LSVLLAES 

ASVLPICIVS 

ALPHALLAEIS 

A-SVLPICIVS 

A-L-ANTEPHANIS 

INFRP XII 

INAGRPXV 

G. Mancini, 



OSTIA 



— 444 — REGIONE I. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA) 

LATIUM. 

IV. OSTIA — Scadi nell'area delle tombe, nel Teatro e nell'area 
del tempio di Vulcano. Scoperte varie. 

Necropoli dell'Ostiense. — La tomba rettangolare (m. 14,25 X 8) immediata- 
mente ad est di quella repubblicana, che sta sul lato meridionale di questa via, 
arriva da questa fino alla via intermedia. Ha fondazioni massicce, in media alte 
tre metri, fatte in tre riprese con scaglie di lava e calce a pozzolana nera; la parte 
inferiore (m. 0,87 X 0,07) è stata fatta gettando scaglie di selci e malta entro una 
specie di cassa di tavole verticali, tagliate sotto a cuneo e incatenate superiormente 
con tavole orizzontali; l'intermedia (m. 1,53X0,14) è stata fatta ad opera a sacco 
in una cassa di tavole orizzontali, assicurate con travicelli verticali, e sporge con un 
aggetto dall'inferiore; la superiore (m. 0,68 X 0,17), con un aggetto di m. 0.06, 
è fatta a mano. La parte fuori terra era rivestita di grandi blocchi di travertino 
(m. 1,47X1,18X0,62), dei quali taluni sono ancora a posto. Per tutta l'altezza 
della tondazione, la tomba è piena di sabbia con frammenti di mattoni, embrici, 
marmi, tutì ed altro materiale. 

Essa è divisa in due parti da un muro in direzione est-ovest. Nella parte me- 
ridionale, sopra la riempitura sorge un nucleo (m. 6,20 X 6 X 1,80) in muratura di 
pezzi di tufo, pochi pezzi di mattone e lava basaltina e malta a pozzolana nera: 
esso è tutto diviso in forme per inumazioni da sud a nord, e rappresenta la parte 
inferiore del vero monumento, che doveva sorgere in alto. 

Nella parte settentrionale, sotto la sabbia, fu scoperta la fondazione di una tomba 
più antica, fatta con pozzolana rossa e pezzi informi di tufo. Qui è pure un'altra 
fondazione di un muro della tomba posteriore, in direzione est-ovest. 

Tra questa fondazione e il muro che divideva in due parti la tomba, si sono 
rinvenute due sepolture a inumazione, ambedue in direzione est-ovest, coperte di tego- 
loni bipedali. Nella bocca dello scheletro di una di esse si rinvenne un piccolo bronzo 
di Antonino Pio; sotto il cranio dello scheletro dell'altra tomba, un medio bronzo 
di Domiziano. 

La parte anteriore, settentrionale, della tomba, fu in alto trasformata più tardi, 
togliendo i travertini e aggiungendo dei muri a mattoni con arcosolii nell'interno, 
zoccolo con cornici all'esterno, e nel mezzo, delle formae. 

In un saggio nella sabbia ad ovest di questa tomba si raccolse un fondo di 
piattello (ra. 0,112 X 0,025) di terracotta rossiccia con parte di orlo e fondo concavo, 
dove sono quattro usto in nero a forma di croce con un punto nero tra di esse; 
Iorio, un po' bombato, con l'estremità ripiegata verticalmente, ha dei tratti neri; 
nella parte inferiore, una linea in circolo. 



REGIONE I. 



— 445 — 



OSTIA 



Ad oriente della tomba è uno spazio, occupato nella parte nord dalle basi di 
due tombe: l'una, orientale, posteriore a quella; l'altra, occidentale, anteriore. 

Quella ad est è a grossi bioechi di tufo con malta e tufetti, su una fondazione 
pure di tufetti e malta; tra questi sono delle piccole fosse rettangolari fatte di lava 
leucitica, tagliate nell' interno obliquamente, a scarpata. 

L'altra è fatta con blocchi di tufo tolti alla tomba anteriore. 




FlG. 1. 

Sotto le fondazioni di ambedue queste tombe, specialmente sotto quella più 
tarda, venne in luce uno scarico di pezzettini di mattoni e tegole rotte, in mezzo 
ai quali erano pezzi di legno carbonizzato e un frammento di urna cineraria: il 
tutto, forse, appartiene ad una tomba eguale a quella descritta nelle Notizie del 
corrente anno, pp. 71 sg. 

Nella sabbia, sotto queste tombe, si raccolsero molti frammenti di vasi campani 
a vernice nera, fra cui uno con le lettere graffite: ARI, uno con foglie argentate 
e un fondo con quattro palmette. 

Fra la terra, in questo tratto, si raccolse un mattone col bollo: 

(^ EX P CORNELIAN CLO// 

M CORNELI THALAM 
testa di Marte galeato 



OSTIA 



— 446 



REGIONE 1. 



un frammento di lastra iscritta (m. 0,11 X 0,21 X 0,025): 

^ro salWTE -ET . . . 
rED^'^u . . . 

e un frammento di sarcofago (m. 0,305X0,16; fig. 1), sul quale si vede in alto 
un uomo barbato, con tanica manicata a cinta, seduto verso destra, con la faccia 
rivolta a sinistra, col braccio sinistro disteso e col destro, che regge una clava, 
appoggiato ad una roccia; sotto rimangono le gambe coperte di una figura sdraiata 
verso sinistra. 



Via delle Corporazioni. — Dove questa si incontra con quella della FuUonica, 
vennero in luce due tubi di piombo (diam. m. 0,06), uno accosto all'altro, in dire- 
zione sud-nord; in uno si legge: 



a) IMP HADRIANO AVG 



b) y^ASENNlVS MVSAEVS 



nel tratto scoperto dell'altro non è alcuna leggenda. 



Teatro. — In un saggio sotto l'ingresso principale, a m. 1,14 sotto il pavimento, 
si scoprì la fondazione del miao del primo teatro dietro il portico e la fondazione 
di uno dei muri normali. Dai mucchi di rottami intorno al teatro si estrasse: 

Marmo. Due frammenti di un bassorilievo, su uno dei quali si vede la Lesta 
di un cavallo in corsa a d. con la guida senza morso, e nell'altro parte della testa 
di un altro cavallo. — Frammenti di lastre iscritte: 



1. (m. 0,08X0,18X0,03): 

m- ACIL. . . 
L- ANN . . . 



2. (m. 0,11 X 0,112X0,035): 

TA£ ^^>^ . • 

AANVneNAT . . . 

OMeMiceu) . . . 
IKKOMIaA" ... 



3. (m. 0.23 X 0,114 X 0,06), le prime tre lettore di un alfabeto non continuato. 

Terracotla. Mattoni con i bolli C. I. L. XV. 555, 876 a, 954, 2197 e a lettere 
incavate : 

C=l .. . X 3 I A . . . 
Fondi di vasi aretini con le marche C l. L. XV, 5277 (?), 5297 a, 5486 e altri 



REGIONE I. — 447 



OSTIA 



frammenti ornati. — Un frammento di vaso a vernice giallognola e macchie rosse, 
con festoni di rami e lìori, colonnine a spirale, più zone di foglie e forse parte di 
una figura. — Un frammento di lucerna con uno scorpione nel disco e la marca 
C. I. L. XV, 6285; un disco di lucerna con la parte superiore di una figura barbata, 
nuda, seduta, con un'asta nella sinistra e la destra poggiata sulla gamba, la testa 
con elmo di altra tìgura a sin., e parte della testa di lui'altra a destra. — Matrice 
di una piccola maschera (m. 0,052 X 0,027). 



Area innanzi ai nuatlro Tempietti. — Si continua lo studio stratigrafico, te- 
nendo accuratamente separato il materiale dei diversi strati. 



Decumano. — Sul lato destro di questa via, nel tratto tra la via delle Pistrine 
e il tempio di Vulcano, l'ambiente, a cui si accede per la larghissima porta, della 
quale si è parlato, si mostra come uno dei maggiori sinora qui visti. Ha doppia fila 
di pilastri isolati e un'altra doppia fila addossata alle pareti. Il pavimento originario 
doveva essere a mosaico bianco con fascia nera: sopra questo ne fu poi fatto un altro 
con lastre informi di marmo bianco. 



Area del tempio di Vulcano. — Nel tratto settentrionale del lato orientale 
sotto le fondazioni dei muri — eccetto la superiore, che reggeva il portico — si è 
notato un piano battuto di piccoli pezzettini di tufo, simile a quello sotto le taberne 
più a sud e a quello rinvenuto tra le capanne presso la porta. 

Sotto la fondazione di un muro a cortina laterizia, che corre da nord a sud. fu 
scoperto un grande dolio, mancante della bocca e del fondo : esso era collocato sopra 
un pozzo eguale a quello delle prossime taberne e a quello di fronte al tempio di 
Vulcano. Anche la parte superiore di questo pozzo era in terracotta; sotto è rivestito, 
come gli altri, a bioechi di tufo con le relative pedarole. Venne rispettato da chi 
edificò il muro soprastante. 

Nella sabbia e sopra il piano battuto di tufo si raccolsero i consueti frammenti 
di vasi a vernice nera. 



Palazzo imperiale. — Si raccolse un collo di anfora con la marca: (cfr. C. I. L. 
XV, 3390). 

ASVLL 
FELMC 

D. Vaglieri. 



ARPINO 



448 — REGIONE I. 



y. ARPINO — Ripostiglio di monete repubblicane. 

A quatti'o chilometri ad est di Arpiao, presso Monte Nero, è stata rinvenuta a 
poca profondità dal suolo unoUa, che fu spezzata, e di cui non mi fu dato di vedere 
neppure i frammenti Essa conteneva 97 monete repubblicane di bronzo, per la maggior 
parte assi, di non buona conservazione e in gran parte fruste, e una moneta di 
bronzo di Filippo IV (1628), evidentemente confusasi con le prime durante i lavori 
di escavazione. 

Ecco la descrizione delle monete: 

a) Monete prive del nome dei magistrati monetar?. 

Numero 

degli 

esemplari 

1. Moneta Campano-Romana (C^), del peso di gr. 5,5. F Testa di Minerva 

galeata, a destra; leggenda RO • • ; ^ Protome di cavallo a sinistra. 1 

2. Moneta Campano-Romana (C^), identica alla precedente, ma del peso 

di gr. 4 1 

3. Sextans (C*) gr. 21, cfr. Babelon, Description hist. et chronoU d. mon- 

naies de la répuhl. rom. I, 20. n. 20. 1 

4. » « « 25, » » I, 46, n. 18 1 

5. Triens i " 21, " " I, 51, n. 28 (senza simboli) ... 1 
G. As » » 43, « » I, 63, n. 49 1 

7. « (C) "33, " » I, 63, n. 49 1 

8. » (C^) "82, " " I, 63, n. 49 1 

9. » (C^) » 26, " » I, 50, n. 26 (simbolo: ferro di lancia 

orizzontale) ... 1 

10. »- " 1 25, « » I, 50, n. 26 (simbolo: vittoria alata, 

tenente una corona; 
davanti : punta di 
freccia) 2 

11. " » » 18, 1. 5. I, 50, n. 26 (indentica alle preced.). 1 

12. » (C^) » 25,5 » » I, 50, n. 26 (simbolo: farfalla su 

grappolo d'uva) . . 1 

13. " (C-') " 23, " " I, 50, n. 26 (simbolo: l'ancora). . 1 

h) Monete con il nome del magistrato monetario. 

Anno p Numero 

Nome del Tnagistrato monetario approssimativo ^ (ie<;li 

dell'emissione ° ' esemplari 

14. As (C^) Opeimius (Bab.. II, 269, n. 1) . . . . 224 a. Cr. 22 1 

15. " " L. Mamilms (Bab., II, 170. n. 1) ... 217 " 33 1 

16. » " C.TerentiusLucams(^2i\i..\\.AM.\\A\).2\A " 21 2 

17. " » Papirius Turdu& (Bab., II, 286, u. 1). . 214 « 20 1 



REGIONE I. — 4 19 — ARPINO 

-.» j Anno p Namero 

Nome del magistrato monetario approssimativo ^^^ degli 

dell'emissione ^'"' esemplari 

18. " » Opeimius (Bab., TI, 271, n. 7) . . . . 209 a. Cr. 23 2 

19. » » P. Cornelms Sula (Bab., I, 387, n. 2) . 200 " 19,5 1 

20. « (C«) /:. Saufeius (Bab., II, 421, n. 2) . . . 200 " 20 1 

21. ^ " C. Maianius (Bab., II, 166, n. 2) ... 194 " 11 1 

22. " (C^) P. Cornelius Biasio (Bab., I, 389, ii. 6). 189 " 18 1 

23. « « C. Anteslius Laheo (Bab.. I, 144, n. 4) . 174 " 20,5 2 

24. " » (?. Marcius Libo (Bab., II. 182, n. 2) . 174 " 23 1 

25. " « L. Sempronius Pitio (Bab., II, 431, n. 3). 174 « 26 2 

26. » (C^) L. Cornelius Cina (Bab., I, 391, d. 11). . 159 " 22 1 

e) Incerte. 

Semis (C^) Malienus [?] 234 " 17 1 

As . (C=^) M. Titinius [?] 209 » 31 1 

» » Z. Saufeius [?] 

L. Sempronius Pitio [?] 27 1 

Fruste. Assi 2 del peso di gr. 32, 1 di 30, 4 di 29. 3 di 28, 3 di 27, 5 di 25, 
3 di 24, 3 di 23, 6 di 22, 4 di 21, 5 di 20, 4 di 19, 5 di 18, 5 di 17, 1 di 16, 
2 di 15; semisse 1 del peso di gr. 15; assi 2 di 14; semisse 1 di 13; più tre 
monete di natura incerta e del peso rispettivo di gr. 12, 11 e 10. 

Complessivamente sono dunque 86 assi, 3 semissi, 1 triente, 2 sestanti, 2 mo- 
nete Campano-Romane e 3 monete di natura incerta. 

La leggenda RO*' nella prima delle monete Campano-Romane pare debba com- 
pletarsi ROMA, anziché ROMANO o ROMANOM ; di guisa che questa moneta appar- 
terrebbe alla serie di quelle la cui emissione si estende fra gli anni 317 e 211 circa. 
All'asse semilibrale risale il sestante, n. 4 ; successive riduzioni rappresentano gli 
altri pezzi, pochi dell'asse sestantario; la maggior parta posteriori alla Lex Flaminia 
del 217. Il pezzo più antico che porti il nome del magistrato monetario è quello di 
Opeimius del 224; volendo tener conto anche del semisse, la cui attribuzione a 
Matienus è dubbia, non si risale al di là del 234. Non si errerà di molto affermando 
che le monete più antiche di questo piccolo ripostiglio saranno state emesse verso 
il 250. La più recente moneta poi, fra quelle identificabili, è di L. Cornelius Cina 
del 159 ; né vi sono pezzi del sistema semiunciale, giacché non vanno certamente 
compresi fra questi i due assi del peso di gr. 14 (del resto cfr. las di C. Maianius 
del peso di gr. 11), ma del diametro di mm. 30. 

Considerando il erran numero di monete fruste e la mediocre conservazione di 
quasi tutte le altre, si potrà approssimativamente stabilire l'età del ripostiglio 
circa gli anni 130-120 a. Cr. 

G. PlERLEONI. 



NonziB Scavi 1913. — Voi. X. 58 



POMPEI 



450 — REGIONE I. 



CAMPANIA. 

VI. POMPEI — Continuatone dello scavo sulla via dell' Abbondanza. 
1* Zona — Scavo lungo la via. 

Oltre i monumenti indicati col rilievo topografico del mese scorso, la prosecu- 
zione dello scavo in questa zona non ha ancora permesso lo scoprimento di nuove 
facciate di editicii, essendosi dovuto investire un altro tratto di terre di considerevole 
ampiezza, nel quale si è lavorato alla rimozione degli strati superiori. Va menzionata 
intanto una importante opera dì restauro compiuta sul fronte dell' isola 1 della reg. II 
(lato meridionale della via: cfr. la pianta nel rapporto ultimo); è stata ivi ricostruita, 
con le tegole raccolte al loro posto, una tettoia che proteggeva il marciapiede davanti 
agli ingressi nn. 2 e 3. 

11» Zona — Reg. I, ins. VI. 

Procede qui regolarmente lo scavo della casa n. 2, della quale sono per ora ritor- 
nati interamente alla luce il vestibolo, l'atrio tetrastilo (colonne laterizie) e due 
soli ambienti intorno a quest'ultimo, dalle pareti uniformemente rustiche. S'inizia 
adesso lo scavo degli altri ambienti sull'atrio, e lo sgombro del peristilio. Per questo 
siamo obbligati a rimandare al mese prossimo la pianta topografica che comprenderà 
anche le botteghe nn. 1 e 3 già affatto sgombre. 

Oggetti raccolti, iscrizioni rimesse alla luce. 

(1 novembre). Reg. 1, ins VI, n. 1. Accosto alla parete orientale di questa bot- 
tega, nel tratto più meridionale, si sono raccolti parecchi oggetti, i quali, come sembra, 
erano conservati in un apposito armadio o cassa di legno i cui avanzi consistono in 
uno scudo di serratura con relativo corrente ed alcune lamine-guardaspigoli, ed 
inoltre sei cerniere cilindriche di osso, un cerchiello, largo m. 0,04, e un dischetto 
largo ra. 0,02, pure di osso. YìqìY iastrumentum qui trovato è in primo luogo note- 
vole un gruppo di oggetti tecnici, costituito da un piede romano perfettamente con- 
servato, ripiegato, mancante solo della linguetta destinata alla fissazione dei bracci 
spiegati (lunghezza di ciascun braccio: m. 0,147), e sette manichi di osso dalle lame 
quale di ferro, quale di legno, interamente mancanti, e lunghi da m. 0,045 a 0,055. 
Di essi, uno è all'estremità conformato a testa di ariete, un altro a clava e due a 
doppio cilindro con costola mediana rilevata; uno è leggermente conico, un altro è 
per metà a corpo triangolare, e l'ultimo è a due corpi cilindrici accostati. Analoghe 
a tali manichi di osso sono tre altre impugnature di bronzo raccolte in frammenti: 
la prima, a corpo rettangolare, risulta di piastrine di osso e di bronzo alternate; la 
seconda, della stessa forma, termina in un grazioso ornato floreale di bronzo, trafo- 
rato a giorno; la terza, a corpo tondo, risulta di tante sezioni sovrapposte, di legno 
e di bronzo, infilate ad un'anima di ferro. Un uncino di bronzo a due code, lungo 
m. 0,13o; un pendaglio a mezzaluna sormontato dal disco solare e desinente in palline 



REGIONE I. 



451 _ POMPEI 



nei corni; avanzi di uno scudo di serratura circolare. Una stecca d'osso lunga m. 0,15, 
mancante da un lato e con foro nel mezzo. 

Ferro. Oltre ad un pezzo di catenella e due chiavi, si sono raccolti uno scudo 
di serratura e una sega, un' incudine piramidale alta m. O.U, larga alla base m. 0,085, 
longitudinalmente forata e con intacco in croce nella base superiore, e un contrappeso 
di m. 0,056 di lato, risultante di una grossa piastra quadrata, forata al centro. Con 
i descritti oggetti si sono raccolti finalmente un grande bronzo di Nerone Druso 
(Cohen, n. 7) e un piccolo bronzo di Nerone (Cohen, n. 187). 

(3 novembre). Continuandosi l'esplorazione della bottega indicata, si è oggi 
trovato presso la soglia un frammento di grossa lastra marmorea opistografa, lungo 
m. 0,14: su l'una delle facce leggesi solamente una lettera, R.; sull'altra, con la 

stessa rusticità, vedonsi incise le lettere: P R 

R ■ 

(4 id.). Nel retrobottega, ambiente destro, presso la soglia del vano di comuni- 
cazione intermedio, una lucerna di bronzo lunga m. 0,163, monolychne, circolare, 
con coperchietto circolare sul foro del disco: sopra l'ansa ad anello si spande un 
motivo floreale, mancante del fiore mediano; e tre lucerne di terracotta pure mono- 
lychni: l'una ad ansa ad anello verticale ed a grosso rostro, lunga m. 0,11; la se- 
conda rossiccia, semplice, lunga m. 0.98; la terza, lunga m. 0,102, col bustino di 
Diana lucifera nel disco. Un urceo monoansato, da gaio, in terracotta, sul cui collo 
leggesi in piccole lettere nere: 

1. ^P 

(5 id.). Reo-. I, ins. VI, n. 2. Dagli strati alti del lato orientale dell'atrio pro- 
viene un puntemolò lungo m. 0,124, a corpo tondo, di bronzo, ben conservato. Nel 
vestibolo, nel mezzo, in alto, sullo zoccolo laterizio, si è letto graffito il nome: 

2. N € R O 

(6 id.). Reg. T. ins. VI. n. 1. Sul pavimento, nell'angolo nord-est si è trovata 
un'anforetta di bronzo a corpo sferico, alta m. 0,17, alquanto danneggiata. Le anse, 
di modello diverso, terminano in giù, entrambe in una testina silenica barbata. Nel 
retrobottega - ambiente destro - presso l'incavo per il letto si sono raccolti i 
secrueuti i'strumenti da muratore, in ferro: un paletto a coda bifida, lungo m. 0,36, 
a^veraa tonda; un martello con la coda a scalpello fortemente smussata, lungo 
m. 0,r9; un piccone a scalpello e martello, lungo m. 0,24, e una scure lunga m. 0,17. 
Ivi stesso, ada<riata sovra chiodi, nella parte bassa della parete orientale, una verga 
di ferro a coi^o tondo, lunga m. 1,62, adibita sicuramente per tenere insieme le 
tavole verticali della chiusura della bottega. 

Reg. Ili, ins. I, n. 6. Sul pilastro sinistro, in alto, sovra apposite mani di calce 
sono tornati in luce i programmi elettorali : 



POMPEI - 4^^2 - REGIONE 1. 



e più giù (colore nero): 

4 CASELLIVM 

AED • Cf 

Presso la soglia poi si è raccolto un frammento di tegola (lunga m. 0,32) sul 
quale vedesi dipinta a semplici contorni o con colore rosso la testa di un gladiatore 
(avanzo della tìgura intera), protetta di elmo cristato : al disopra se ne legge, come 

di consueto, il nome: 

5^ P R I M V S 

(8 novembre). Reg. I, ins. VI, n. 2. Presso l'architrave del cubicolo contiguo al 
subscalare, nel lato orientale dell'atrio, si è rinvenuto un capitello in bronzo, da 
candelabro, alto m. 0,082, dalla sagoma molto semplice. 

(10 id.). Ivi stesso, a m. 2 dal pavimento, una scodella di terra aretina, di 
m. 0,24 di diametro, con la marca impressa nel fondo: 



6. 



POV 

cno 



una coppa emisferica di m. 0,125 di diametro; due tazzine a largo cono ed orlo 
verticale, larghe m. 0,152 e 0,077, e un piattino largo m. 0,12. Ivi stesso ancora, 
presso la porta, un cardine di bronzo largo m. 0,05 e la corrispondente piastrella 
di m. 0,07 di lato, con un peso di travertino lungo m. 0,08, a tronco di cono a 
basi ellittiche, mancante dell'ansa di ferro. 

(11 id.). Reg. Ili, ins. I, n. 6. Sul pilastro laterizio a destra dell'ingresso, 
sono apparsi i seguenti programmi elettorali : 

Nel primo, in alto, vedesi per la prima volta raccomandato il nome di un can- 
didato Calvenzio Quieto, omonimo dell'augustale titolare della ben nota tomba monu- 
mentale fuori porta Ercolanese (^). 

^- calvenIiym^/"" 

Q^IETVM 

Il secondo, nelle righe 1* e 2*, nascosto dal precedente, va ad aggiungersi ai 
quattro già noti, nei quali M. Epidio Sabino si presenta al suffragio degli elettori 
talora, come qui, forte del consenso àeW Ordo decurionum, talora con l'appoggio del 
commissario imperiale T, Suedio Clemente (^): 

8. EPIDIVM- SABINVM 

II VIR • IVR • Die • O • V • F • TREBIVS ■ CLIENS • FACIT 

CONSENTIENTb ■ SANCTISSIIWÓ 

ORDINE 

(') Gfr. Mau, Pompei, its Ufe and art, [ìng. 422; o G. I.L., X, 1026. L'attuale candidato deve 
credersi un diretto discendente del j?ià noto Augustale. 

(*) Gfr. CI. L., IV, mi. 768, 791, 1059; e Notizie deqli scavi, 1911, pag. 428. Gfr. inoltre 
M. Della Gorto «Il l'omoiiuni di Pompei» in Rend, dei Lincei, voi. XXII, fase. VI, pp. 8-11. 



REGIONE 1. — 453 — POMPEI 

Segue, immediatamente più giù, il programma in colore nero: 
C-GAVIVM-RVFVM- 



9. r^ r-^ f, \T^\T T^K i~.TTi-TT», IIV-ID-OV'F 



ROG 

che ne nasconde un altro antecedente, pure di colore nero: 

^^- clollivm-fvscvm''^° 

illiinllii 

Segue, ancora più giù, un programma rosso nella prima riga e nero nella seconda: 

11. POPIDIVM-ADVLESCENTEM 

PRAEDICINIVS- ROG-AED 

Che V Adulescentem non sia un cof/nome/i di questo candidato Popidio, ma una 
sua qualità (= giovanissimo), risulta da altri programmi consimili (0- Col secondo 
rigo, rimesso alla luce con lo scrostare con molta cura una pennellata di calce 
deliberatamente condottavi sopra, l'onomastica pompeiana si arricchisce di un nuovo 
gentilizio, interessante per la sua etimologia; ed acquista nuova e maggiore consi- 
stenza r ipotesi che chi, nolente, si faceva figurare dagli scriptores come fautore di 
una certa candidatura, provvedeva o faceva provvedere subito alla cancellazione del 
suo nome dal programma. Nel caso nostro, Praedicinius volle subito dimostrare che 
egli non era tra i fautori del giovanissimo Popidio. 

Chiude la serie, in giù, il programma nero: 

12. Q^POSTVMIVV\ • QjMQ_ 

(12 novembre). Reg. I, ins. VI, n. 2. Nel secondo ambiente sul lato orientale del- 
l'atrio presso la finestra aperta sul vicolo orientale, si sono rinvenuti i seguenti oggetti : 
Cristallo : un grosso corrente di collana ovoidale ad otto spigoli rettangoli, lungo 
m. 0,026. — Bronso : un fìaschetto lenticulare di m. 0,20 di diametro, intorno al cui 
stretto versatolo sono saldate due ansette semplici, nastriformi; un'ansetta a ponte, 
alta m. 0,07, ancora connessa con un cerchietto nel quale era stretto il collo di un 
aryballo, forse di vetro, perduto. — Vetro : una bottiglia a lungo collo e corpo periforme, 
alta m. 0,143. — Gesso: una statuina molto corrosa, probabilmente di Venere, man- 
cante in più parti, alt. mass. m. 0,16. 

(14 id.). Ivi stesso, si è oggi raccolto un aryballo sferiforme di pastiglia gial- 
liccia, di m. 0,062 di diametro, alto m. 0,058, dal collo cilindrico largo m. 0,013. 
L'esterno, tutto a bassorilievo, esibisce sulla spalla una zona terminata da un cor- 
doncino e da un giro di palline, ripiena di tante foglioline allargate in punta e 
partenti dal collo. Il resto, mediante cinque colonnine scannellate sorgenti dalla base 
e raggiungenti il superiore cordoncino, è diviso in cinque spazii finiti in alto da un 
cordoncino ad arco fra colonna e colonna. Negli spazii così circoscritti, vedonsi : 

1) una pila circolare scannellata, sorretta da un piede modinato, tornito, nella 
cui vasca pare che stia bagnandosi una colomba; 

(*) Ofr. G. 1. L., IV, II. 968: « Popidiuin Secundum, Verecundum Adulescentem, aed ovf. » ; 
n. 1012; « Popidium Secundum, Egregium Adulescentem». 



POMPEI — "^^^ — REGIONE I. 



2) un Erote alato, nudo, incedente a destra, recando con la destra protesa 
un unguentario fusiforme; 

3) altro Erote incedente a sinistra reggendo con le due mani una cista ; 

4) altro simile incedente a destra, che stringe con le mani il collo di una 

anforetta ; 

5) altro simile, verso destra, stringente con le mani le corregge di una 

cassetta. 

Vetro : un" anforetta turchina, scheggiata all'orlo, senza anse e col piede a punta. 

Reo-. TI, ins. I, n. 6. Sul pilastro sinistro, sopra apposite dealbationes^ sono ri- 
tornati in luce i seguenti programmi elettorali: 

13. [^w]PLIATVM 

{aed] MAXiJWVSROG (^) 

segue, più giù (colore nero), 

14. ...CAECILIVM 

(18 novembre). Reg. I, ins. VI, n. 2. Nell'angolo nord-ovest dell'atrio: un pi- 
gnattino ovoidale biansato, ad orlo slargato, alto m. 0,09 ; e un fritillo a collo im- 
butiforme, alto m. 0,10, di terracotta. 

(19 id.)- Ivi stesso, fra mezzo ad altre anfore e stoviglie varie di terracotta, 
un'anfora cilindrica a corto collo, sul quale leggonsi due iscrizioni, la prima in pic- 
cole lettere nere e la seconda in grosse lettere rosse: 

\h-a) A ce 15-è) M-E-F (cfr. a /. Z. IV 2706). 

Sul collo di un'altra anfora a largo collo la cui spalla fu traforata per ridurre 
l'anfora a fornello, leggesi in nero: 

16. N € I K O Y 

(22 id.). Reg. I, ins. VI, n. 2. Nell'ambiente a sud del subscalare angolo nord-est: 
Bromo: uno specillo luugo m. 0,19 con una estremità a foglia lanceolata, piatta, e 
l'altra leggermente rigonfia; un ago saccaie lungo m. 0,14 e un piccolo tasto a corpo 
cilindrico e piccola espansione tonda, lungo m. 0,087 ; due borchiette circolari, larghe 
m. 0.04, con i relativi anelli striati. — Conchiglie : un guscio di tritonium, due valve 
madreporiche e due gusci di piccoli molluschi. — Terracotta: un bicchiere scannellato 
a pareto sottilissima, in frammenti; un pignattino ovoidale monoansato, alto m. 0,10; 
una scodella emisferica larga m. 0,18; e un fondo di scodella contenente lische di 
pesce. Con tali oggetti, un triente di L. Minucius T/iermus (Babelon, Minucia, n. 17); 
e, oltre ad un'anfora biconica alta m. 0.47 e un urceo monoansato alto in. 0,53, 
im anfora rotta, sul cui collo permane, tracciata in nero col pennello, l'epigrafe : 

'7- [/7]P0Ce€N0Y 

(') 1j;i presenza di ((uesto programma e quella del progr. ii. 13 del Rapporto del mese scorso 
rendono molto i)robal)ile che l'ingresso n. 6, reg. Il, ins. I, introducesse all'abitazione di un 
Maximus. 



REGIONE IV. — 455 — S. VITTORINO 



Esploratosi l'angolo opposto (nord-ovest), si sono rinvenuti questi altri oggetti di 
terracotta: due anforette {matellae?) alte m. 0,28 e m. 0,32; una pignatta ovoidale, 
alta m. 0,32; due urcei panciuti, monoansati, alti in. 0,17 e m. 0,26; una scodella 
rustica, emisferica; un fondo di pignatta contenente lische di pesce; resti di un bic- 
chiere rosso scannellato, e un vaso crateriforme, ovoidale, a larga bocca, alto m. 0,26. 

(25 novembre). Reg. I, ins. VI, n. 2. Nel tablino, a m. 1 dal pavimento, presso 
la parete orientale, si sono raccolte tre monete di bronzo, e cioè : un medio bronzo di 
M. Agrippa L. f (Cohen, ii. 3); un grande bronzo <li Vespasiano (cfr. Cohen, n. 473; 
il rovescio è identico, ma il dritto è dilferente); e un medio bronzo di Tito Cesare, 
che non ha riscontro fra i tipi registrati nel Cohen. 

(27 id ). Reg. Ili, ins. I, Sul marciapiede, all'angolo sud-ovest dell'isola, un 
piccolo bronzo di Caligola (Cohen, n. 6) e un medio bronzo di Claudio (Cohen, u. 14). 
Sulla parete del vicolo orientale, nel 1° tratto, è stampata due volte sulla nuda 
parete laterizia una mano destra tuffata nella calce bianca. 

(29 id ). Reg. I, ins. VI, n. 2. Sul pavimento del tablino, mezzo dupondio della 
fine della Repubblica (Giulio Cesare e Ottaviano ?) : l'altra metà era stata forse de- 
posta in un'olla crematoria. 

M. Della Corte. 



Regione TV (SAMNIUJf ItJT SABINA) 

SABINI. 

VII, S. VITTORINO (frazioue del coinime di Pizzoli) — Cippo in cal- 
care, con epigrafe votiva latina, r i no em ito nella località Torronclno. 

Nel territorio di s. Vittorino, e precisamente in un terreno dell'arcipretura di 
s. Paolo della Barete, nella contrada detta Torroncino ove, verso il 1888, si rin- 
venne r importante frammento lapidario recante un' iscrizione arcaica, relativa ad 
antichissimo acquedotto ('), addì 11 dello scorso mese di ottobre, dal colono Angelo- 
maria Ludovici è stato rinvenuto un plinto in calcare, alto m. 1,10, largo m. 0,52, 
e spesso m. 0,52, con cimasa e base scorniciate ed intagliate. In grandi e belle 
lettere, reca la seguente epigrafe : 

SANC . SILVA^/ 

SACR 
FESTVS • LABER 
CRISPINAC-T Wir) 

D D 

N. Persichettl 

(*) Cfr. Persichetti, Viaggio archeologico sulla via Salaria nel circondario di Cittaducale 
Roma, 1893, pp. 181 sgg. 



PIETRABBONDANTE — ^Sf, - tlEGIONE IV. 



SAMhUTES 

VIIT. PIP]TRABBONDANTK — Scani nelVarea di un tempio italico 

nell'antica Booianum Vetus. 

Grli scavi di Pietrabbondaute iniziati intorno al 1840, ripresi verso il 1857-58 
e nuovamente verso il 1870-71, furono rivolti da una parte alla scoperta di due 
importanti monumenti (il teatro e il tempio), dall'altra alla ricerca infruttuosa della 
necropoli sannitica di quell'antica capitale dei Sanniti Caraceni. La scoperta di un 
cospicuo numero di iscrizioni oscbe di carattere pubblico rinvenute per la maggior parte 
nell'area del tempio, fece convergere le maggiori curo verso quest'ultimo monumento. 
Ma disgraziatamente, sia per imperizia, sia a causa delle troppo frequenti interruzioni 
die si frapponevano alle diverse campagne di lavoro, lo scavo non venne mai ulti- 
mato in riguardo al tempio sannitico e al teatro e le relazioni che ne furon fatte nel 
Bullettifw archeologico napoletano e nel Giornale degli scavi di Pow.ipei, senza 
disegni, senza piante, non danno alcun resultato definitivo, né mettono in giusta luce 
l'importanza dei due monumenti rinvenuti nel cuore del Sannio. 

Cosicché dopo l' ultima relazione apparsa nel Giornale degli scavi di Pompei, 
fu pubblicata una Memoria negli Atti della R. Accademia dÀ Natoti da Carmelo 
Mancini, nella quale, impugnandosi le conclusioni del relatore ufficiale di quegli 
scavi, si sosteneva che il tempio sannitico non fosse già un tempio ma un altro 
edificio pubblico, una curia o una basilica. 

Avendo ottenuto nello scorso settembre di recarmi a Pietrabbondante per esa- 
minare lo stato delle rovine dei due monumenti, feci proposta alla Soprintendenza 
perché lo scavo fosse riaperto e completato e pubblicato con il necessario sussidio 
delle piante, disegni e fotogratie. vUtenuto che all'escavazione dei lavori presiedesse 
il più esperto scavatore dell'ufficio cav. Guido Scifoni, s' iniziò la campagna nella 
prima settimana del conente ottobre. Il frutto dello scavo fu superiore alla mia aspet- 
tativa. 

Il tempio appare di tipo schiettamente italico: il podio, formato da un largo 
basamento a cornici e basi sagomate, è quasi interamente conservato. Al tempio di 
tipo italico si è soprapposto uu tempio di tipo piìi tardo a cella allungata di modello 
forse ellenistico, per quanto si ricava dagli avanzi di terrecotte tigniate ed architetto- 
niche i quali vennero scoperti nei passati scavi e che tornano ad apparire anche 
nella odierna campagna. 

Resta da scoprire tutta la parte anteriore con la rampa e la gradinata di 
accesso: parte notevolissima questa, perchè, a quel che sino ad ora appare, il podio 
da cui si elevavano i muri della cella, formava innanzi due avancorpi tra i quali era 
la gradinata: caratteristiche queste, che si riscontrano nel famoso e discusso tempio 
Patturelli di Capua, e in altri templi di tipo italico. 

A. Maiuri. 



REGIONE VI. 



457 SPOLETO 



Anno 1913 — Fascicolo \'2. 



Rmio^E NI (UMBRIA). 

I. SPOLETO — Nuove esplor adoni nell'area della Casa romana, 

presso il palazzo comunale. 

I lavori di scavo della Casa romana, ai quali si diede mano, tempo fa (vedi: 
Notizie. 1913, pag. 1 sg.; p. 65 sg.), sono stati continuati ininterrottamente; ed ora si 
trovano pressoché al loro termine. Senza entrare in troppo minuti particolari che mi 
sembra spettino, piuttosto, ad una illustrazione generale di questo insigne monumento, 
alla quale attendo da tempo e che vedrà la luce non appena compiuti tutti i lavori 
in corso, dirò, intanto, degli ultimi risultati ottenuti e che hanno ampiamente con- 
fermate le previsioni accennate nei due precedenti miei rapporti. 

Per maggiore intelligenza di quanto dovrò esporre, in questo mio terzo rapporto, 
è utile ricordare che la Casa romana si estende in parte sotto la piazza del Muni- 
cipio e in parte sotto il palazzo comunale di Spoleto, e venne da me riscavata, per 
due terzi circa, fin dagli anni 1885-86 (vedi: Notizie, fase. 12, 1886); che quei due 
terzi allora rimessi in luce, vennero coperti di solide volte in muratura nel 1890, 
rimanendo accessibili, comodamente, per mezzo di una porta che si apre sulla Via 
di Visiale; che questa porta, costruita quasi sull'asse di simmetria della Casa ro- 
mana, occupa, presumibilmente, presso a poco, il sito dell'antico accesso. E non sarà 
inutile rammentare ancora che, nel 1885-1886, mi fu dato rimettere in luce Xainum 
tuscanicum con il pavimento decorato da un musaico a fondo nero seminato di dadi 
bianchi simmetrici, avente nel centro Y impluvium di pietra, ornato di cornici, mu- 
nito di orifizio di scarico per la fogna (fogna ancora esistente e in funzione; vedi: 
Notizie, 1898, pag. 6 sg.), e di orifizio per far defluire l'acqua in una cisterna 
scavata a tronco di cono e profonda m. 7, la cui bocca, coperta da operculum di pietra, 
si apre a capo dello impluvium. Lungo il lato destro à,\Y atrium fu riscavato un 
cuhiculum con musaico bianco e nero, a scomparto geometrico clathrato; 1 ala destra 
con musaico bianco e nero, a formelle tonde, con quadrati inscritti in esse, e una 

59 
Notizie Scavi 1913. — Voi. X. 



SPOLETO 



— 458 — REGIONE VI. 



larga fascia con una greca nella soglia. Il tablinum largo un poco meno àoiY atrium 
con musaico bianco e nero figurato a rosoni bianchi, a sei foglie, inscritti in esagoni 
di righe bianche, su fondo nero. Nell'angolo determinato dal lato sinistro dell'ala 
destra e dal lato destro del iabliiium^ una grande stanza con pavimento a mosaico, 
fondo bianco e righe nere con dadi rossi, a scomparto geometrico, uniforme, di qua- 
drati, rettangoli e rombi, certamente il tricìinium, ed uno stanzino con pavimento 
di rombi testacei. A questo punto si arrestarono i lavori di sterro del 1885-86. 

Rimaneva ancora a sgombrare tutto il lato sinistro della casa ; ma sopravvennero 
varie difficoltà, e l'opera restò interrotta, tanto più che dovendosi forare, in alcuni 
punti, le solidissime fondazioni del palazzo comunale, occorrevano mezzi straordinari. 

Nel 1890, però, quando si costruirono le volte per proteggere la parte della casa 
scoperta, io colsi l'opportunità favorevole e, per mezzo di due modesti saggi, potei 
dimostrare che la Casa romana, come del resto era naturale, si addentrava sotto il 
palazzo comunale e trovavasi. in quei punti, in condizioni di conservazione addirit- 
tura ottime, anche migliori della parte già scoperta, e che pure erano tanto buone 
da avere indotto Comune e Governo alla spesa non lieve della costruzione di 
quelle volte. 

E sarà anche utile rammentare nuovamente che, sorgendo la città di Spoleto 
sopra un poggio abbastanza scosceso, gli antichi costruttori della nostra Casa, per edi- 
ficarla tutta sopra uno stesso piano, dovettero, a monte, tagliare il suolo vergine fino 
a m. 3,20 circa di profondità, alzando a valle di qualche poco il livello; onde, nella 
Casa si doveva entrare per mezzo di alcuni gradini, se l' ingresso era veramente, 
come sembra presumibile e come sarebbe naturale, sulla via di Visiale. E dirò an- 
cora che il versante del colle di Spoleto, su cui sorge la nostra Casa, discendendo 
all' incirca da oriente ad occidente, il presumibile accesso aprivasi a valle verso po- 
nente, mentre il tablinum ed il triclinium e la stanza contigua, riscavata sui primi 
del corrente anno, avevano la parete di fondo, a monte, verso levante, e, quindi, il 
pavimento a m. 8,20 circa sotto il livello superiore del suolo vergine. 

La bellezza e la conservazione dei pavimenti di mosaico, l'antichità e la regola- 
rità dello scomparto planimetrico, i numerosi frammenti di finissimi stucchi e di 
pitture, nonché i numerosi interessanti oggetti rinvenuti (iscrizioni, pesi, monete, 
suppellettili, bronzi artistici, ecc.), rendevano necessario il completamento dello sterro 
di questa casa, che, nelle parti ancora nascoste, prometteva, da quanto si poteva ra- 
gionevolmenle arguire, una messe anche maggiore. Né va trascurato che il Bormann, 
fin dal 1891, nelle Archào/ogisch-epigraphische Mittheilungen, XV, interpretando 
una iscrizione da me rinvenuta, spezzata, nella cisterna di questa casa, aveva espressa 
la ragionevole opinione che la casa stessa avesse appartenuto alla madre dell' impe- 
ratore Vespasiano, la quale, come ne attesta Svetonio, trasse origine da un luogo posto 
sul confine tra Spoleto e Norcia. 

E fu, nello scorso anno, che tenuto conto appunto di tutto ciò, per una felice 
iniziativa di Corrado Ricci, direttore generale delle Antichità e Belle Arti, interve- 
nuto un accordo tra il Comune e il Governo, si potè dar mano agli sterri per com- 
pletare lo scavo di questa Casa romana. 



REGIONE VI. 



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SPOLETO 



È stata già data notizia sommaria {Notizie, 1913, pag. 1 sg.; 65 sg.) dei primi 
lavori che hanno rimesso in luce la stanza adiacente al lato sinistro del tablinum, in 
corrispondenza del tnclinium, riscavato tin dal 1885-86, nel lato opposto. Oggi sono 
in grado di dare una riproduzione del pavimento di quella stanza, mercè una fotogratia 
eseguita dal Gabinetto fotogratico del Ministero della P. I. (tig- 1). 

Questa grande stanza, con piccola parte de\ peristylium, che ad essa va annessa, 
per le esigenze della fabbrica soprastante moderna, venne ricoperta da un'ampia e 




FlG. 1. 

solida volta reale a mattoni, e così fu ristabilito l'ingresso a pianterreno del pa- 
lazzo Comunale del lato sud. 

Prima, però, di procedere a questa, dei resto indispensabile copertura, volli 
eseguire lo' sterro del vano susseguente a valle, corrispondente, secondo la pianta, 
aliala sinistra, di fronte all'ala destra già scavata nel 1885-86. E ciò. per vane 
ragioni, non ultima quella di assicurarmi della solidità assoluta del muro divisorio 
sul quale doveva impostare la costruenda volta reale, per coprire e proteggere la 
stanza già scavata sotto quella d' ingresso del palazzo comunale. 

Il nuovo scavo fu condotto senza notevoli incidenti, tranne la demolizione di alcuni 
vecchi condotti di scarico non più in uso, in uno dei quali si rinvenne, adoperato 



SPOLETO — ^^^ — REGIONE VI. 



come materiale da costruzione, un frammento di lastrone di marmo bianco (alto 
m. 16; largo m. 0,19; spesso m. 0,09) recante, in buone lettere, il frammento 
epigrafico : 



C ALVI J> ... 
CLAV ... 



Fra le terre furono inoltre ricuperati 46 rombi testacei ; 62 mattoncini ; 9 esa- 
goni testacei; 31 frammenti di marmi vari di rivestimento; 1 frammento di colon- 
netta ottagona di marmo; 1 angolo di cornice di marmo bianco con ovoli; 1 fram- 
mento di marmo bianco lavorato a guisa di braccio umano (?) ; 2 frammenti di cornici 
di marmo bianco; 1 pilastrino corniciato, con foro centrale, a base quadrata; 2 fram- 
menti di finissimo intonaco che rivestiva una colonna; una lucerna monolicne di 
terracotta a tinta corallina, rotta nel becco, con iscrizione a rilievo nel rovescio del 
piede: ASPREN AS; vari frammenti di vasellame di vetro; due cerniere di osso; 
vari pezzi di bronzo e di piombo; una grossa borchia di bronzo, molto ossidata; 
molti frammenti di vasellame in terracotta e di tegole bipedali ; intonachi a colori ; 
un frammento di antefissa in terracotta; vari frammenti di lucerne barbariche, una 
delle quali intiera. 

Tutti questi oggetti sono stati trovati alla rinfusa, senza ordine alcuno di stra- 
tificazione, essendo stato spesso sconvolto il terreno per le fabbriche sovrapposte, nel 
corso dei secoli, alla Casa romana, e l' ultima volta, sul finire del XVIII secolo, 
in modo addirittura radicale per gettare le fondamenta di questa parte del palazzo 
comunale, fondamenta che raggiunsero quelle romane e ad esse, anzi, si sovrappo- 
posero. Al qual proposito mi piace notare, che, in seguito a nuove ricerche, sono 
riuscito a rintracciare i piani originali del palazzo comunale di Spoleto, disegnati 
dall'architetto spoletino Pietro Ferrari, recanti la firma autografa dell'autore e la 
data 1782. Resta così stabilito che la costruzione di quest'ala del palazzo rimonta 
alla fine del XVIII secolo. 

Raggiunto il pavimento dell'ala sinistra della Casa romana, esso apparve in 
gran parte coperto di musaico bianco e nero, di disegno simile a quello dell'ala 
destra, ma con i colori disposti diversamente, in modo, però, da ottenere qui pure 
un effetto gradevolissimo. Anche qui, sul limitare, è una larga fascia ornata di una 
greca, con notevoli restauri barbarici (fig. 2). 

Mentre, però, l'ala destra misura m. 4,22 X 3,85, l'ala sinistra si estende per 
m. 4,25 di lunghezza e m. 2,65 di larghezza. Quanto alla minore larghezza, essa 
è determinata dallo spessore delle fondamenta del palazzo comunale, mentre la lun- 
ghezza è pressoché identica a quella dell'ala destra, poiché i tre centimetri di difte- 
renza non hanno un valore notevole. E, tanto più non l'hanno, in quanto, mentre la 
parete di fondo dell'ala di destra esiste ancora nella sua struttura originaria di bozze 
di pietra murato con argilla, la parete di fondo dell'ala di sinistra, invece, non 
esiste più, e può asserirsi che non è mai esistita, almeno nell'ultima distribuzione 
data dai suoi abitatori alla Casa; per il che resta confermata l'osservazione da me 



REGIONE VI. 



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SPOLETO 



fatta a proposito della stanza precedentemente scavata, che anch'essa, cioè, mancasse 
in origine della parete corrispondente a quella di fondo dell'ala sinistra. 

Infatti, dove sarebbe dovuta sorgere tale parete, si trova, invece, nel pavimento 
dell'ala, una fila di ben commesse pietre di calcare rosso, larga m. 0,60, evidente- 
mente un gradino, guasto anche, in parte, per il lungo attrito. Quest'ala, dunque, 
aveva le due sole pareti laterali, ed era aperta suW'atrium, come nel fondo, costi- 




Fi... 2. 



tuendo quasi un ampio corridoio che immetteva sicuramente, come vedremo, in un 
'peristylium costruito a lato della Casa romana. 

Ricorderà il lettore che, nello scavo della prima stanza, al di là del muretto 
barbarico, avanzo di una parete posticcia di riporto, a ni. 2,30, era comparsa una 
base di travertino con colonnetta sovrapposta, formata di mattoni triangolari a base 
curva. Orbene, anche al di là dell'ala, a m. 2, 34 dal gradino di pietra rossa sono 
comparse due basi di pietra con tronchi di colonna sovrapposti, identici per mate- 
riale, forma e dimensioni alla prima, distanti tra di loro m. 1,77 e, dalla prima, 
ra. 1;80. Queste tre colonne sorgono sopra uno stesso asse e formavano, certamente, 
parte di un lato del peristylium. 



SPOLETO — ^^^ — REGIONE VI. 



Costruito un solido arco di sostegno al muro di fondo del vano moderno, in 
cui è compresa l'ala sinisti-a e parte del peristylium, muro che, non se ne intende il 
perchè, non aveva raggiunta la profondità degli altri, si mise subito mano, come ho 
accennato a coprire con solide vòlte in muratura le due stanze già scavate, ristabi- 
lendo, così, la praticabilità dei vani superiori. E mentre si eseguiva questo impor- 
tante lavoro, continuarono gli scavi nell'area del peristylium e vennero abbattuti i 
blocchi di muratura medioevale, accennati nel rapporto precedente, che nessuna rela- 
zione avevano col fabbricato romano, né con quello moderno del palazzo comu- 
nale. E, giunto questo lavoro di sgombro a trenta centimetri circa dal piano ro- 
mano, mi imbattei in una qnantità straordinaria di frammenti di tegole bipedali, 
evidentemente la copertura del peristiiUum caduta e mai rimossa, sopra la quale 
erano stati «iettati i blocchi di fondazione medioevale. E, alla distanza di m. 1,85, 
ad auf^olo rotto dalla prima colonna, venne rimessa in luce, ancora in situ, un'altra 
base di pietra, identica alle prime. Avevamo, così, trovato l'angolo del perisiylium 
il cui muro di fondo, a monte, ossia a levante, è costituito dal muro originario, che 
serve di rivestimento e sostegno al suolo vergine tagliato, come ho detto, fino a 
m. 3,20 di profondità, per stabilire l'area su cui doveva sorgere la casa romana. 

Fra le terre, poi, vennero raccolti 86 mattoni triangolari a base curva avanzi 
delle colonne; 26 esagoni testacei; 15 rombi testacei; 84 mattoncini; 14 pezzi di 
marmi vari di rivestimento; una base di antefissa di terracotta ; molti frammenti di 
intonaco di vari colori ; un pezzo di marmo saccaroide di notevoli dimensioni (avanzo 
di una statua?); un pezzo di capitello di marmo a lunghe foglie acquatiche; e un 
travertino dello spessore di m. 0,30 per 0,78 di lunghezza e m. 0,87 di larghezza, 
con grande cornice angolare rientrante (avanzo della incorniciatura in pietra della 
piscina del peristyliitm?). 

Compiliti questi lavori, si è subito iniziato lo sterro della terza stanza, quella 
che dagli scandagli del 1890, sapevo già essere la più promettente. Qui lo sterro si 
presentava di minori proporzioni, non solo per le minori dimensioni della stanza, ma 
sì ancora per l'esistenza di un vano che serviva di ufficio alle guardie municipali, 
interposto tra il piano terreno del palazzo e il terrapieno. 

Demolito, anche qui, prima d'ogni altra cosa, il pavimento laterizio, si è appro- 
fondito lo sterro per m. 8,70 senza incontrare notevoli difficoltà, salvo la demolizione 
di una solida muratura bruttamente sporgente dalla parete di sinistra e poggiante 
sul pavimento romano. Pure in questa stanza si è dovuto provvedere al sostegno del 
muro di fondo, lasciato come l altro dell'ala sinistra a mezz'aria, costruendo un so- 
lido arco laterizio a tutto sesto. 

Sgombrate le terre dal limite sinistro deWatrium fino al muro di fondo della 
stanza, muro oggi, come ho detto, sostenuto da un arco, si è mostrato il pavimento 
di musaico, anch'esso bianco e nero, a figure geometriche, in una stanza che misura 
m. 3,58 per m. 8,84. Entro una ghirlanda quadrangolare di tessere nere, si disegna 
un quadrato di linee bianche e nere, nel quale è inscritto un ottagono formato inge- 
gnosamente di quadrati, rombi e triangoli, ottagono che si incentra in una rosa a 
otto foglie. Su due lati contigui di questa stanza si conservano i muri perimetrali 



REGIONE VI. 



463 



SPOLETO 



ne,- l'alteua di m. 0.60, e le pareti interne sono ancora rivestite di intonaco tinto 
d jaù con acce di decorazione pittorica. Nel centro di queste due paret, e eoe, 
Sa a dira e in quella di fronte a chi entra nella stanza delVa.n»m s, veg- 
gono ancora al loro posto, le rispettive soglie di pieti.. aventi ognuna a. lati due 
basi oer "li stipiti, clie erano forse di marmo, delle due porte (hg. ó) 

Ti di à della porta di fronte, il pavimento è di «n rozzo impasto di calce 
brecet atai duro, e si avvalla come a formare un irregolare bacino per raccogliere 




FiG. 3. 



r:p:a,Ts:;.::::r:rd:r:t:et, a;se paraUelo a queUo . simmetria 

della Casa. ^^ „„„ aveva comunicazione diretta 

Qnesta ^-''^'l^'^^l'^.^^^^nZi. quellato è continua e presenta anzi, 
con Yamum. poiché '^/^'^f'^. * iJ^^ 3„pp„„.e un lineasse verso VaMum (che 
in basso, una cornice ^'J'if;;'^;''^,."^;::^ secondo la ipotesi di Bormann?), era 
,„i fosse ,1 f ""•-"* ",™f^;trcome apparisce dai numerosi frammenti di flnis- 
lrs:rilrrr e^rtorazioni V* del.e pareti, raccolti tra la 



SPOLETO 



464 — REGIONE VI. 



teria. La decorazione pittorica rappresentava intrecci di righe rosse, verdi, violacee, 
SII fondo giallo, animali veri e fantastici, maschere, ecc. Gli stucchi che decoravano 
il soffitto a lacunari, ornati di gentili cornici e rosette, e nei quali veggonsi ancora 
le tracce di una attraente policromia, sostenuti da un fregio con mensole costituite 
da numerosissime mezze figure taurine, rappresentano pesci, corazze, elmi di svariate 
fogge, scudi, anch'essi assai svariati, figurine umane, ecc. E tutte le singole parti 
sono di una finezza meravigliosa, che apparirà ancor meglio quando, perfettamente 
liberi dall'acqua che li impregna, se ne tenterà, per quanto sia possibile, la rico- 
struzione. 

Si sono, inoltre, ricuperati in questa stanza: un frammento di marmo bianco 
nel quale è facile ravvisare parte del collo con la sua attaccatura al petto e della 
testa con pettinatura, di un busto muliebre ; 6 stili da scrivere di osso (uno soltanto 
intiero), e uno siilo da scrivere di bronzo; 16 frammenti di lastra di bronzo, tre 
dei quali fortemente dorati da un lato; un fondo di tazza arretina con impronta 
pedata nel centro, e la scritta R V F R ; una cerniera di osso (frammento) ; 2 bor- 
chiette di bronzo; 1 pezzo di labbro di un vaso di bronzo rotto in due frammenti; 
1 pezzo di bronzo informe; 1 lastrina di bronzo ornata di solchi paralleli, piegata a 
guisa di canaletto; un pezzo di piombo quadrangolare, e piegato; un pezzo di avorio, 
a sezione trasversa romboidale, lungo m. 0,095 ornato di cornice nei due lati lunghi 
superiori; 2 piccoli bronzi imperiali, e due medi bronzi imperiali, uno di Traiano e 
l'altro di Faustina iuniore. 

Quest' ultimo è notevole non soltanto per la sua buona conservazione, ma altresì 
perchè trovato a contatto originario col pavimento di musaico. Il che potrà avere la 
sua importanza nelle deduzioni sulla cronologia delle varie parti della nostra Casa, 
tanto in riguardo alla costruzione e all'abbellimento, quanto in riguardo alla sua 
distruzione. K. a questo proposito, non sarà inutile ricordare che tanto